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Appunti diritto internazionale

Appunti personali presi durante le lezioni del primo semestre del corso di diritto internazionale, prof. Monica Spatti, A.A. 2017-2018. Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Spatti dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto internazionale docente Prof. M. Spatti

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Alessia Di Leo – Prof. Spatti – A.A. 2017-2018

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Si può dire che le autorità della Crimea hanno attuato il principio di

autodeterminazione dei popoli?

La Crimea non era sottomessa a una dominazione di tipo coloniale, non era

sottomessa a un’occupazione di tipo militare da parte dell’Ucraina e, inoltre, la

popolazione della Crimea sceglieva i suoi governanti per cui la Commissione di

Venezia verifica se possa ricorrere il quarto criterio necessario al principio

dell’autodeterminazione dei popoli, ovvero la secessione rimedio, che può aver

luogo nel caso in cui non vengano rispettati i diritti fondamentali egli individui che

abitano in quel luogo. La Commissione di Venezia conclude affermando che non esiste

la secessione rimedio all’interno del diritto internazionale, il quarto criterio non esiste.

Di conseguenza, la proposta di legge avanzata dai Russi era contraria al diritto

internazionale perché si sarebbe ammesso un trasferimento territoriale senza il

consenso dello Stato che avrebbe dovuto cedere il territorio. Le autorità della Crimea

non avevano nessun diritto di concludere il trattato con la Russia.

ALTRI SOGGETTI O ATTORI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

La Santa Sede: è un soggetto del diritto internazionale. Non si tratta dello

 stato Città del Vaticano ma della suprema autorità di governo della Chiesa

Cattolica e la suprema autorità politica di Città del Vaticano. La Santa Sede

conclude accordi internazionali, come trattati bilaterali (es: patti lateranensi) o

multilaterali (es: Convenzione di Vienna, Convenzione di Ginevra, Convenzione

di New York sui diritti del fanciullo, etc…). È anche un osservatore presso le

Nazioni Unite. Gode di immunità.

Il Sovrano Militare Ordine di Malta: ordine religioso dedito ad attività

 medico-assistenziali. In passato ha esercitato una sovranità di tipo territoriale

(su Rodi e Malta). È considerato un soggetto del diritto internazionale,

nonostante non eserciti più nessun tipo di sovranità territoriale. Gode di una

serie di prerogative tipiche degli Stati, il Gran Maestro è considerato come un

Capo di Stato. Viene riconosciuta l’inviolabilità della sede, la cui principale si

trova a Romale autorità italiane non possono esercitare attività di controllo su

questa sede. Gode dell’immunità di cui godono gli Stati.

Comitato Internazionale della Croce Rossa: la più importante ONG

 (associazioni di individui che perseguono obiettivi internazionali) con sede a

Ginevra. Ha il diritto di visitare i campi di prigionia e ha il diritto di essere

presente sul campo di battaglia per assistere i feriti. Ha diritto di non divulgare

le proprie informazioni (es: riguardo all’Olocausto). Alcune persone ritengono

che sia un soggetto del diritto internazionale, in considerazione delle

prerogative che gli sono riconosciute dal diritto internazionale umanitario.

Esistono degli accordi di sede: prevedono che lo Stato non eserciti la propria

sovranità nella sede dell’organizzazione (in questo caso, Svizzera). Inviolabilità

della valigia diplomatica: non possono aprire la valigia ai membri di questa

organizzazione.

Le ONG: organizzazioni non governative. Sono istituite da privati sulla base

 della legislazione del paese in cui vengono istituite. Sono soggetti del diritto

nazionale. Le ONG, una volta istituite, vogliono operare in altri Stati ma devono

sempre rispettare la legislazione dello Stato in cui vogliono operare. NON sono

soggetti del diritto internazionale perché non gli vengono riconosciuti obblighi o

diritti a livello internazionale. 31/10/17

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10 Gli individui: inizialmente il diritto internazionale non prevedeva obblighi o

 diritti nei confronti degli individui che erano solo oggetti del diritto

internazionale, non soggetti. Negli ultimi decenni si è sviluppato il diritto

internazionale a tutela dei diritti umani. Gli stati ratificano le convenzioni

internazionali che garantiscono dei diritti agli individui ma, allo stesso tempo,

prevedono degli obblighi nei confronti degli Stati. Gli individui non sono titolari

dei diritti delle convenzioni internazionali ma sono beneficiari. In Europa, se non

vengono rispettati i miei diritti individuali posso far ricorso alla Corte europea

dei diritti umani un individuo diventa soggetto del diritto internazionale nel

momento in cui può presentare ricorso a una corte internazionale per

preservare i propri diritti (non sempre è previsto negli altri continenti)

Per quanto riguarda gli obblighi, gli individui hanno l’obbligo di non commettere

crimini internazionali (genocidio, crimine di guerra, crimini contro l’umanità).

Esiste un organo che è la Corte Penale Internazionale che giudica individui

responsabili di crimini internazionali (solo se sono presenti determiniate

condizioni)

Imprese multinazionali: sono degli attori importanti del diritto internazionale.

 Non vi sono, però, norme che prevedono diritti alle imprese multinazionali per

cui, da questo punto di vista, non possono essere considerate soggetti del

diritto internazionale. Non vi sono neanche convenzioni che prevedano obblighi

a questo tipo di imprese, per cui non possono essere considerate soggetti del

diritto internazionale anche se sono state sollevate molte questioni che

oft low che

spingono verso l’applicazione di obblighi. Vi sono, però, degli atti di s

non hanno valore vincolante che spiegano cosa potrebbero o non potrebbero

fare le imprese multinazionali, sollecitando così le imprese a comportarsi in

determinati modi ma senza essere vincolanti. I più importanti atti di soft low

sono le linee guida per le imprese internazionali adottate dall’OCSE

(Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). L’ONU ha creato

un Relatore Speciale per le Imprese multinazionali e i diritti umani, il quale cerca

di monitorare che le imprese multinazionali rispettino i diritti umani. Tra gli atti

del Relatore ci sono i principi guida molto simili alle linee guida dell’OCSE.

Nel caso in cui un’impresa multinazionale non tuteli i diritti umani si può

ricorrere a diverse opzioni:

Presentare ricorso al giudice del paese in cui si trova la sede dell’impresa

 madre. I vantaggi di questa opzione sono quelli di riferirsi a un giudice

che applica una legge in un paese avanzato che sicuramente prevede più

diritti rispetto alla legge di un paese più arretrato. I contro sono costituiti

principalmente dal costo elevato di un’azione legale di questo tipo e dalla

difficoltà nella raccolta di prove.

La via mediatica. È la strategia principale è consiste nella possibilità di

 lanciare delle campagne contro le multinazionali.

Presentare dei ricorsi ai sistemi internazionali di monitoraggio del rispetto

 delle varie convenzioni

Presentare ricorso a un punto di contatto internazionale che, infine,

 presenterà una dichiarazione affermando se la multinazionale abbia agito

correttamente o se abbia violato le linee guida OCSA.

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FONTI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

Una fonte è l’atto che produce diritto.

La Corte Internazionale di Giustizia applica:

Convenzioni internazionali: possono essere sia generali che speciali,

 stabiliscono norme espressamente riconosciute dagli Stati in lite.

Consuetudini internazionali: comportamento costante di un soggetto del diritto

 internazionale, accompagnato dalla convinzione che quel comportamento sia

conforme al diritto. Le consuetudini internazionali sono fonti di primo grado del

diritto internazionale. È l’unica fonte che si applica a tutti i soggetti del diritto, ha

portata generale. Il diritto consuetudinario è un diritto non scritto, a differenza delle

altre fonti, può risultare non sempre facile accettarne il contenuto. Concezione

dualistica della consuetudine: usus diuturnitas

Elemento materiale o o : si tratta del comportamento

 degli Stati. Affinché si abbia una consuetudine, la prassi deve essere

sufficientemente diffusa e costante nel tempo.

opinio juris sive necessitat:

Elemento psicologico o consiste nel fatto

 che gli stati siano convinti che quel tipo di comportamento sia obbligatorio.

Questo elemento ci permette d distinguere una norma consuetudinaria da un

mero uso. Vi è anche chi sostiene l’inutilità di questo secondo elemento,

ponendo l’importanza solo su quello materiale. I sostenitori della teoria

monistica affermano che nel momento della nascita della consuetudine, gli

Stati si comportano in quel modo senza evidenziare l’elemento psicologico,

perché sta nascendo e quindi non è ancora obbligatorio. Si tratta solo di

opinio necessitatis, socialmente doveroso, perché la consuetudine non è

ancora fatta.

Principi generali di diritto riconosciuti dalle nazioni civili

 Con riserva della disposizione dell’art.59, le decisioni giudiziarie e la

 dottrina degli autori più qualificati delle varie nazioni come mezzi

sussidiari per a determinazione delle norme giuridiche

Qui si trovano tre fonti del diritto internazionale. Vi è una quarta fonte che è l’insieme

degli atti delle organizzazioni internazionali.

Le fonti di primo grado sono le consuetudini internazionali, ossia quel comportamento

costante tenuto dai soggetti del diritto internazionale, accompagnato dalla

convinzione che questo comportamento sia conforme al diritto. E’ l’unica fonte che si

applica a tutti i soggetti del diritto internazionale, ha quindi una portata generale. Le

altre fonti del diritto internazionale non hanno portata generale. Si tratta di norme non

scritte, per tale motivo a volte è difficile accertare il contenuto di tali norme

consuetudinarie.

C’è chi si pone il problema di capire su quali Stati bisogna focalizzare l’attenzione per

comprendere se via sia effettivamente una norma di tipo consuetudinario.

Stato obbiettore: che valore ha il comportamento di uno Stato che si oppone a una

norma consuetudinaria? Bisogna distinguere tra due posizioni:

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1. Stato che si è sempre opposto, fin dalla nascita della norma, tendenzialmente è

tenuto a rispettarla. Però se gli altri stati hanno accettato fin dall’inizio il

comportamento diverso di quello Stato obiettore, si è creata una consuetudine

che svincola lo Stato da tale norma.

2. Anche un nuovo Stato è tenuto a rispetto delle norme consuetudinarie, pur non

avendo partecipato alla formazione di questo 14/11/17

Può capitare che si formino delle consuetudini particolari che, anziché essere

generali quindi applicate a tutti gli Stati, vengono applicate solo a una parte di essi. Un

esempio può essere quello delle consuetudini regionali. desaparecidos.

Asilo diplomatico: esempio dell’America latina ai tempi dei Riguarda

la possibilità di chiedere e ottenere asilo non sul territorio dello Stato ma presso la sua

ambasciata. Es: ambasciata dell’Ecuador in Argentina, quella sede diplomatica si trova

in territorio argentino, nonostante l’autorità diplomatica venga esercitata dall’Ecuador.

Questa è una norma di diritto consuetudinario regionale che riguarda solo i paesi

dell’America latina.

Un altro tipo di consuetudine particolare sono le consuetudini modificatrici o

integratrici dei trattati internazionali. Può succedere che si formi una

consuetudine che modifica quanto contenuto in un trattato. In particolare ciò accade in

merito ai trattati istitutivi delle organizzazioni internazionali. Es: Vi è una norma che

riguarda le questioni non procedurali del Consiglio di Sicurezza e prevede che, gli atti

non procedurali, per poter essere deliberati, necessitano di un voto favorevole da

parte dei membri permanenti, si è formata una consuetudine particolare che afferma

che basta che i membri permanenti si astengano per far passare la delibera.

Il diritto internazionale consuetudinario è flessibile, per questo è possibile che vengano

ius cogens

modificate alcune norme. Lo o diritto imperativo è una branca

particolare del diritto internazionale consuetudinario che non può essere modificato.

Si cerca da decenni di codificare il diritto internazionale consuetudinario, mettere per

iscritto il diritto, questo compito spetta all’assemblea generale delle Nazioni Unite. La

Commissione di diritto internazionale è un organo a cui è stato delegato il compito di

codificare il diritto, è un organo collegiale di individui composta da 34 esperti di diritto

internazionale i quali non rappresentano gli stati di cittadinanza, vengono nominati

dall’assemblea generale a scrutinio segreto ogni 5 anni in base a una lista di candidati.

La codifica avviene attraverso lo studio dei vari diritti degli Stati, le leggi nazionali,

della convenzione, della sentenza.

La Convenzione di Vienna del 1968 vincola solo gli Stati che decidono di ratificarla. Gli

stati che ratificano gli accordi di codificazione sono obbligati ad osservarlo.

Da diversi decenni si sta tentando di codificare il diritto internazionale

consuetudinario, questo compito spetta all’assemblea generale secondo l’art. 13, par.

1, della Carta delle Nazioni Unite. Essa agisce a tal fine attraverso un organo

sussidiario chiamato “Commissione di diritto internazionale”, organo collegiale di

individui (34 esperti di diritto internazionale) nominati dall’Assemblea Generale a

scrutinio segreto ogni 5 anni, sulla base di una lista di candidati predisposti dagli Stati.

Per poterle codificare, i suddetti membri vanno a ricostruire la prassi degli Stati

attraverso l’analisi delle leggi nazionali, delle sentenze nazionali, degli accordi

internazionali, unitamente naturalmente alla verifica dell’elemento psicologico.

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La Commissione di diritto internazionale ha adottato vari accordi di codificazione sotto

forma di convenzioni internazionali (es: Convenzione sul diritto dei trattati) che però in

teoria sarebbero vincolanti solo per gli Stati che le ratificano. Tuttavia, corrispondendo

il contenuto al diritto consuetudinario internazionale, tutti gli Stati sono di fatto tenuti

a rispettare non la Convenzione in sé, bensì le norme in essa contenute (talvolta però

alcune norme al loro interno non sono pienamente norme consuetudinarie, questo

perché il compito della Commissione è anche quello di aiutare a progredire il diritto

internazionale).

Il diritto consuetudinario è per definizione mutevole, il contenuto degli accordi di

codificazione dunque sono soggetti ad invecchiamento, in virtù di questo perciò gli

Stati sono tenuti al rispetto del diritto internazionale consuetudinario nella sua forma

più evoluta e recente.

A decidere di cosa deve occuparsi la Commissione è l’Assemblea Generale, che le

sottopone di volta in volta un certo gruppo di temi. La commissione poi elabora dei

progetti di articoli, ovvero dei progetti di convenzioni, che starà all’assemblea

scegliere se lasciarli o meno allo stadio di progetti sulla base di scelte politiche.

15/11/17

FONTI DI SECONDO GRADO DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

Trattati, accordi, patti, convenzioni: diritto internazionale pattizio. La loro

pacta sunt servanda.

vincolatività dipende da una fonte di primo grado, la norma I

trattati possono essere unilaterali (tra due stati) e multilaterali (tra più stati).

Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, firmata nel 1969 e entrata in vigore

nel 1980 e ratificata da 114 Stati. È rappresentativa del diritto internazionale

consuetudinario. Si applica solo ai trattati conclusi tra Stati dopo la sua entrata in

vigore (1980).

Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati tra Stati e organizzazioni

internazionali e fra organizzazioni internazionali, è stata firmata nel 1986 ma

non è ancora entrata in vigore per cui non è ancora vincolante. Individua le modalità

mediante le quali è possibile concludere un trattato internazionale:

Procedimento in forma solenne: consta in 4 fasi.

 Negoziazione: i negoziatori vengono definiti plenipotenziali e devono

 dimostrare di aver ricevuto i pieni poteri di negoziazione. I pieni poteri sono

conferiti dal potere esecutivo. Ci sono soggetti che non devono dimostrare di

avere i poteri di negoziare (Capi di Stato, Capi di governo, Ministri degli Esteri).

Anche i capi delle missioni diplomatiche non devono dimostrare di aver ricevuto

dallo Stato i pieni poteri di negoziazione. Questa fase si conclude con l’adozione

del testo. Esso può essere adottato tramite approvazione dei 2/3 dei presenti

votanti, ma non è escluso che in un certo contesto i plenipotenziali non

decidano di pretendere una diversa maggioranza. Si va via via affermando la

consensus

regola del secondo cui, alla fine della conferenza, il Presidente

chiederà se vi sono obiezioni: qualora non vi fossero, esso è automaticamente

adottato.

Firma: gli Stati possono apporre la loro firma o parafatura. La firma apposta

 dai plenipotenziali ha valore di autenticazione del testo. La firma ha anche altri

due effetti minori: gli stati che firmano il trattato s’impegnano a non

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14 compromettere l’oggetto e lo scopo del trattato. Inoltre, le parti possono

decidere di attribuire al trattato un valore provvisorio.

Ratifica: lo stato si impegna a rispettare il trattato nei confronti degli altri

 soggetti che lo hanno firmato e ratificato. Ogni stato ha un proprio

procedimento per ratificare il trattato. Per quanto riguarda l’Italia, la ratifica è

disciplinata dalla Costituzione: la decisione di ratificare proviene dal governo, la

ratifica viene effettuata dal Capo dello Stato. Interviene anche il Parlamento, Se

il trattato è di natura politica, o comporta variazioni del territorio nazionale, o

comporta oneri alle finanze o modificazioni di leggi o regolamenti giurisdizionali,

il Presidente della Repubblica non può ratificare un trattato se prima non vi è

l’autorizzazione da parte di entrambe le Camere.

Scambi o deposito delle ratifiche; al termine del processo di ratifica, gli Stati

 si cambieranno le rispettive ratifiche e il trattato entrerà, così, in vigore. Nel

caso dei trattati multilaterali può avvenire lo scambio delle ratifiche o, più

probabilmente, l deposito delle ratifiche. Viene individuato un soggetto

depositario. Un trattato multilaterale entra in vigore quando si raggiunge un

determinato numero di ratifiche, numero che varia da trattato a trattato.

Secondo la Convenzione di Vienna, i trattati dovrebbero essere anche registrati presso

le Nazioni Unite. Non tutti i trattati, però, vengono registrati: è altrettanto frequente

che un trattato sia valido anche senza registrazione. Se, però, non avviene la

registrazione, benché sia valido, esso non potrà essere invocato davanti alla Corte

Internazionale di Giustizia nel caso in cui sorgano controverse. Si vuole evitare così il

fenomeno dei trattati segreti.

Procedimento in forma semplificata: per le seguenti materie elencate

 nell’art.80, quindi natura politica, che comportino una variazione del territorio

nazionale, che comportino oneri alle finanze, modificazioni di legge o regolamenti

giurisdizionali, non è mai possibile utilizzare il procedimento in forma semplificata.

Negoziazione: stessa forma e valore del procedimento in forma solenne

 Firma: non ha solo valore di autenticazione del testo, con essa lo Stato si

 vincola al rispetto del trattato. Questo procedimento non può applicarsi nei

casi in cui sia necessaria l’autorizzazione da parte delle camere. Talvolta

questo principio è stato rispettato, ad esempio nell’ingresso all’Onu, così

come per la concessione agli Usa di basi militari. Un trattato di questo tipo,

concluso cioè comportando una violazione della Costituzione, può avere

effetti sia sul piano interno che internazionale: sul piano interno il Parlamento

ha sempre assecondato la decisione del Governo in quanto il suo consenso è

comunque necessario per il recepimento tramite legge parlamentare e la

conseguente applicazione sul piano interno, sul piano internazionale invece,

secondo l’art. 46 della Convenzione di Vienna, il trattato è comunque valido

a meno che la violazione non sia manifesta anche alla controparte e riguardi

norme interne fondamentali.

L’art.46 della Convenzione di Vienna afferma che, in caso di violazione delle norme

interne, il trattato è valido su piano internazionale poiché si tiene conto della buona

fede delle controparti. È invalido solo se la violazione è evidente a tutte le controparti

del trattato.

Regioni Italiane

Le regioni avevano iniziato a concludere accordi internazionali. La Corte Istituzionale

ha sempre affermato che le regioni italiane non possono concludere trattati

internazionali né con Stati né con altri soggetti istituzionali, perché la Costituzione

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italiana non lo prevede. Dal 2001, è stata riconosciuta alle regioni italiane la possibilità

di concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei

casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato (solo per quanto riguarda materie

tecnico-amministrative). 21/11/17

Può accadere un problema di conflitto tra trattati.

Può accadere che alcuni stati concludano un trattato e poi, dopo un po’, alcuni di

questi stati concludano un trattato che contraddice il trattato precedente. Come si

risolve questa situazione?

La Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati risolve il problema attraverso l’Art. 30:

Innanzitutto, può essere lo stesso trattato successivo che definisce la questione,

ovvero può essere esplicitamente scritto nel secondo trattato che esso prevalga su

quello precedente o, al contrario, può contenere una clausola di subordinazione nella

quale viene specificato che, nel caso in cui sorga un conflitto con il trattato

precedente, prevale il primo. Quindi il problema può essere risolto dagli stessi trattati

ma questo può avvenire solo se vi è coincidenza delle parti, ovvero quando tutti gli

stati che aderiscono al primo trattato coincidono con quelli che aderiscono al secondo.

Se non vi sono specifiche clausole, nel caso di coincidenza delle parti, prevale il

trattato più recente.

Nel caso in cui, invece, sorga un conflitto tra trattati ma non vi sia coincidenza delle

parti, nelle relazioni tra uno Stato parte di entrambi i trattati e uno Stato parte di solo

uno dei due, il trattato del quale entrambi gli Stati sono parti regola i reciproci diritti ed

obblighi.

Lo Stato può applicare una riserva al trattato, che significa che, in quanto Stato, può

escludere o modificare l’effetto giuridico di alcune disposizioni del trattato nella loro

applicazione. Esclude alcune norme del trattato. L’istituto della riserva serve per

incentivare la partecipazione del maggior numero di Stati possibili ai trattati, perché

permette di escludere delle clausole, mantenendo l’integrità del trattato.

Le riserve possono essere di diversi tipologie:

Eccettuative: lo stato elimina alcune norme del trattato

 Modificative: lo stato modifica alcune norme del trattato, ma senza eliminarle

 Interpretative: lo stato chiarisce come deve essere interpretata una norma

Prima del 1951, secondo la prassi europea gli Stati non potevano applicare riserve, a

meno che queste non fossero previste dai testi dei trattati. Secondo il sistema

panamericano, invece, gli Stati potevano applicare riserve in qualsiasi caso e gli altri

Stati che aderivano al trattato avevano il diritto di protestare. In caso di protesta, il

trattato non entrava in vigore tra lo stato riservante (che applicava la riserva) e lo

stato obiettore.

Convenzione del 1948 che impone agli Stati di non effettuare genocidi e di sanzionare

coloro che li effettuassero. In questa Convenzione non veniva specificata nessun tipo

di possibilità di riserva. Russia e altri Stati erano intenzionati a ratificarla ma volevano

escludere una norma. Cosa fecero? Fecero pressione sull’assemblea generale delle

Nazioni Unite che si rivolse alla Corte Internazionale di Giustizia chiedendo un parere

in merito alla possibilità della Russia e degli altri Stati di poter applicare una riserva

alla Convenzione. La CIG avrebbe dovuto dare un parere in merito alla scelta di

adempiere alla prassi europea o a quella panamericana. La CIG dice che è molto

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importante il principio di integrità dei trattati, ma finisce per ammettere la possibilità

di applicare riserve purché esse non siano contrarie all’oggetto e allo scopo del

trattato, per cui riprende la prassi panamericana. Gli altri Stati che avevano già firmato

il trattato potevano obiettare.

L’Art. 19 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati disciplina il diritto della

riserva. È possibile applicare riserve ai trattati a meno che non siano contrarie

all’oggetto e fine del trattato. Gli altri stati che aderiscono al trattato possono

obiettare entro 12 mesi. 22/11

Le riserve nei trattati a tutela dei diritti umani

Quando uno Stato oppone una riserva a un trattato a tutela dei diritti umani, qualora

vi fosse un organo competente che dichiari inammissibile la riserva poiché contraria

all’oggetto e allo scopo del trattato, lo Stato è comunque parte di esso, a differenza di

tutti gli altri casi in cui invece è inapplicato nei rapporti con quello Stato. I trattati più

recenti a tutela dei diritti umani tendenzialmente non prevedono la possibilità di

opporre riserve, laddove invece in passato vi sono stati casi di convenzioni ratificate

da svariati Stati che però opposero tutta una serie di riserve ancora oggi valide perché

legittime all’epoca della sottoscrizione.

Talvolta vi sono organi ritenuti competenti per valutare la legittimità di una riserva, nel

caso europeo è la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ma non sempre.

Competenza interna a formulare riserve

Nell’ordinamento italiano, l’organo competente ad apporre riserva è il Parlamento,

tuttavia è accaduto più volte che l’Esecutivo, ottenuta l’autorizzazione alla ratifica dal

Legislativo, apponga riserve in un secondo momento (Convenzione europea dei diritti

dell’uomo – rientro in patria dei cittadini italiani ad eccezione dei discendenti maschi di

Casa Savoia).

In linea teorica ciò non sarebbe possibile, tuttavia è accettato nella prassi in quanto il

Governo è legittimato anche a non ratificare un trattato nonostante abbia già ottenuto

il consenso delle camere, è dunque legittimo che questo possa apporre anche delle

riserve non previste nell’autorizzazione, in queste circostanze però le riserve possono

essere solo eccettuative. Le riserve modificative ed interpretative, infatti, si ritiene non

possano essere apposte dal Governo, poiché significherebbe vincolare il Paese a

rispettare norme verso cui il Parlamento non ha dato autorizzazione, proprio per

questo motivo non è mai accaduto, così come non è mai accaduto che l’Esecutivo

rifiutasse di apporre riserve autorizzate dal Parlamento.

L’interpretazione dei trattati

Art, 31, 32, 33 della Convenzione di Vienna. È importante che vi siano dei criteri che

specifichino come devono essere interpretate. Quali regole si applicano?

A. Art. 31, regola generale per l’interpretazione: Un trattato deve essere

interpretato in buona e in base al senso comune da attribuire ai termini del

trattato del loro contesto ed alla luce del suo oggetto e del suo scopo. Si è

discusso molto se utilizzare il metodo soggettivo, che attribuisce importanza

all’intenzione delle parti, o quello oggettivo, che sostiene la necessità di

interpretare il testo e le sue parole, senza soffermarsi sull’intenzione delle parti.

Si decide di utilizzare il metodo oggettivo.

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Un trattato inizia sempre con un preambolo, con funzione di introdurre il trattato,

spiegare alcuni termini. Non vengono introdotti obblighi. Serve, insieme agli allegati, a

chiarire il contenuto del testo.

Nell’interpretazione bisogna considerare soprattutto l’oggetto e lo scopo del

trattato.

Possono essere stipulati dei trattati di interpretazione, in cui viene chiarito come deve

essere interpretato il trattato precedente.

Il metodo oggettivo si compone di 3 sottocriteri:

Testuale: considera il significato delle parole contenute nel testo.

 Sistematico: l’interpretazione del trattato avviene analizzando il preambolo, gli

 allegati o ulteriori trattati interpretativi. Analizza il contesto.

Teleologico: prevale l’interpretazione dell’oggetto e dello scopo del trattato.

Il primo metodo da adottare è il metodo oggettivo, nel caso esso non basti viene

utilizzato anche quello soggettivo che consiste nel ricostruire l’intenzione delle parti.

B. Art.32, mezzi complementari di interpretazione: si può ricorre ai mezzi

complementari di interpretazione in due ipotesi:

1. Per confermare l’interpretazione che è già emersa applicando i criteri previsti

nell’art.31

2. Nel caso in cui non si riesca ad interpretare il trattato né applicando il

metodo oggettivo né quello soggettivo, per cui si ricorre ai mezzi

complementari di interpretazione.

Per mezzi complementari di interpretazione si fa riferimento a: Lavori preparatori,

che consistono in discussioni in merito a determinati articoli oppure alle circostanze

nelle quali è stato scritto un trattato

Nell’interpretazione di un trattato si pone il problema relativo alla redazione in diverse

lingue dei trattati, per cui alcune parole possono avere sfumature diverse.

C. Di ciò si occupa l’Art.33

1. Nel momento in cui viene redatto un trattato bilaterale tra due Stati, esso

verrà scritto in entrambe le lingue autentiche dei due Stati. Nel caso in cui vi

siano problemi di interpretazione del trattato, verranno considerati entrambi

i testi nelle due lingue diverse.

2. Nel caso di trattati multilaterali, invece, si decidono 2 o 3 lingue autentiche

in cui scrivere il trattato. La traduzione di un trattato in una lingua diversa da

una di quelle nelle quali il testo è stato autenticato non sarà ritenuta testo

autentico qualora il trattato non lo preveda o le parti non abbiano così

convenuto.

3. Si presume che i termini e le espressioni di un trattato abbiano lo stesso

senso nei vari testi autentici.

4. Ad eccezione del caso in cui un determinato testo prevalga in conformità del

paragrafo 1, quando il confronto tra i testi autentici renda evidente una

differenza di significato che l’applicazione deli articoli 31 e 32 non permette

di eliminare, verrà adottato il significato che, tenuto conto dell’oggetto e

dello scopo del trattato, concili nel migliore dei modi i testi in questione.

Oltre a queste regole, enunciate nella Convenzione di Vienna, si possono utilizzare

altre norme di interpretazione dei trattati, come per esempio:

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18 favor debitoris,

I principi generali di diritto: principio del risale

 all’ordinamento giuridico dei romani. Prevede che, nel dubbio, deve prevalere

l’interpretazione che favorisce il debitore. Ulteriore principio è quello del

contram preferentem, prevede che nel dubbio si interpreta a favore del

convenuto, ovvero l’attore.

Principio di ragionevolezza

 Principio dell’analogia: se per il caso da interpretare non c’è una norma

 posso applicare una norma che è prevista per un caso simile.

Interpretazione evolutiva: esempio della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo,

 che ha più volte spiegato che la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che

è uno strumento vivente, debba essere interpretata in maniera evolutiva,

considerando come la società si è evoluta nel tempo.

Interpretazione dei trattati delle organizzazioni internazionali:

Teoria dei poteri impliciti: risale all’ordinamento nazionale degli USA.

 Secondo questa teoria, gli Stati hanno dei poteri anche se non sono

esplicitamente espressi nelle carte, lo stato federale prevede dei poteri impliciti

per poter svolgere determinati compiti. Le Organizzazioni Internazionali sono

caratterizzate dal fatto che la maggior parte delle loro funzioni siano scritte, ma

godono anche implicitamente di funzioni non scritte.

Principio di attribuzione: stabilisce che le Organizzazioni Internazionali

 abbiano solo le funzioni stabilite nel testo del trattato istitutivo.

A chi spetta interpretare i trattati nel caso in cui vi sia un dubbio interpretativo? Può

essere il trattato stesso a individuare quale sia l’organo con il compito di interpretarlo.

Nel caso contrario, il dubbio interpretativo deve essere risolto dagli Stati, alla luce dei

criteri che abbiamo enunciato prima (Art. 31, 32, 33) 28/11/17

INVALIDITA’ ED ESTINZIONE DEI TRATTATI

Un trattato può essere considerato invalido nelle condizioni previste dall’Art.46 della

Convenzione di Vienna

In caso sorga una causa di invalidità il trattato risulterà improduttivo di effetti giuridici

sin dall’inizio se, invece, si verifica una causa di estinzione il trattato cessa di produrre

effetti giuridici a partire dal momento in cui si verifica la causa.

Cause di invalidità:

1. La violazione di norme interne riguardo la competenza stipulare non

determina l’invalidità del trattato a meno che si tratti di una violazione di norme

interne di importanza fondamentale o a meno che la violazione sia manifesta.

Se ricorrono queste due condizioni la violazione di norme interne riguardo la

competenza stipulare rende il trattato non valido.

2. Errore: È causa di invalidità di trattato solo se si tratta di:

Errore di fatto, nel caso in cui verta su un fatto

 Errore essenziale, nel caso in cui lo Stato decida di vincolarsi al trattato

 per via di quell’errore (senza sapere che sia un errore)

Errore non scusabile

Alessia Di Leo – Prof. Spatti – A.A. 2017-2018

19

3. Dolo: accade quando uno Stato è costretto a concludere un trattato dalla

condotta fraudolenta (trattato di Uccialli tra Etiopia e Italia, 1989)

4. Violenza: può essere esercitata nei confronti del rappresentante di uno Stato al

fine di spingerlo a concludere un trattato, questo provoca invalidità. La violenza

può essere pure esercitata nei confronti di uno Stato, nel caso in cui il consenso

espresso dallo Stato sia stato forzato da minacce o con l’uso della forza in

violazione dei principi di diritto internazionale. La violenza può essere sia

armata sia politico-economica.

5. Trattati di pace: Nel caso di violenza esercitata sui pleni potenziari/negoziatori

o sullo Stato stesso in termini di violenza armata, politica ed economica (artt.

51-52). Nel caso dei trattati di Pace i contraenti si trovano in condizioni

evidentemente impari in quanto vi è una parte vinta e una vincitrice,

nonostante ciò però vengono considerati validi poiché si fondano sul principio

che la parte vinta lo stia stipulando per rientrare nell’alveo della cooperazione

internazionale.

6. Contrarietà a norme imperative: norme che prevalgono rispetto a tutte le

altre norme internazionali, sono inderogabili. Gli stati non possono concludere

un trattato contrario a norme di ius cogens. Questa è una causa di invalidità

assoluta, come la violenza. Infatti, in questi casi il trattato è invalido in toto

(tutto). Se invece ci si trova di fronte a un’invalidità relativa, può darsi che

venga ritenuta invalida solo quella specifica norma e non tutto il trattato.

Nel caso di invalidità assoluta, l’intero trattato è considerato invalido (indivisibilità del

trattato), anche se l’invalidità è limitata a una sola norma viziata, nel caso di invalidità

relativa invece può darsi che venga meno solo la specifica norma viziata. Quando poi

si verifica la circostanza in cui uno Stato, pur essendo a conoscenza di una forma di

invalidità relativa, ha continuato a mostrarsi acquiescente nei confronti del trattato,

non può più invocare l’invalidità del trattato. Inoltre, vi è una differente azionabilità a

seconda delle circostanze, nel caso di invalidità relativa solo lo Stato vittima della

violazione può appellarsi all’invalidità, nel caso invece di invalidità assoluta tutti i

contraenti possono farlo. Quando vi è poi violazione di una norma di Ius cogens, non

solo viene meno il trattato, ma vengono meno tutti gli atti a cui è stata data

attuazione in virtù del suddetto trattato, anche se prodotti in buona fede. 29/11/17

CAUSE DI ESTINZIONE DEI TRATTATI

Contrarietà a norme imperative

 Violazione del trattato: Art.60 della Convenzione di Vienna stabilisce che la

 violazione, da parte di uno ei contraenti, di un trattato può comportare

l’estinzione del trattato a patto che si tratti di una violazione sostanziale di un

trattato. Nel caso di trattati bilaterali, se una parte compie una violazione

sostanziale (essenziale) del trattato, l’altra parte può invocare questa violazione

come motivo per porre termine al trattato e sospenderlo. Nel caso di trattati

multilaterali, se uno degli Stati viola il trattato ci sono 3 diversi ipotesi:

a) Gli altri Stati, se tutti consenzienti, possono decidere nel senso della

sospensione o estinzione del trattato

b) Se lo Stato A viola un trattato e, da questa violazione, lo Stato B risulta

essere particolarmente danneggiato, lo Stato B può decidere di sospendere o

ritenere estinto il trattato solo nei rapporti con lo Stato A, che ha commesso

la violazione. Il trattato continuerà ad applicarsi nelle relazioni tra lo Stato B

e gli altri Stati.

Alessia Di Leo – Prof. Spatti – A.A. 2017-2018

20 c) Se lo Stato A commette una violazione, ma gli Stati B e C non si accordano

riguardo la sospensione del trattato, può accadere che lo Stato C decida di

estinguere o sospendere il trattato, esso sarà sospeso o estinto solo tra lo

Stato C e lo Stato A che ha commesso la violazione, mentre continuerà ad

applicarsi tra lo Stato A e lo Stato B. Questo è possibile solo se si tratta di

una violazione che va a modificare la possibilità per gli altri Stati di

adempiere al trattato.

Gli altri Stati hanno la possibilità di sospendere o estinguere i trattati nel caso in cui

vengano violati da un altro Stato solo nel caso in cui non si tratti di trattati in materia

di diritti umani.

Impossibilità sopravvenuta di esecuzione a un trattato: un trattato

 può ritenersi sospeso nel periodo necessario a far tornare la situazione

adeguata per permettere l’esecuzione del trattato. ES: una legge riguardo a

un fiume non potrà essere applicata nel momento in cui il fiume è

prosciugato.

Mutamento fondamentale delle circostanze: Esempio: La carta delle

 Nazioni Unite non prevede la possibilità di recedere per gli Stati, tuttavia può

essere applicata questa regolanel caso in cui le Nazioni Unite dovessero

mutare e prendere una strada totalmente diversa da quella che stanno

conducendo è possibile che uno Stato receda.

La guerra influenza l’eventuale sospensione dei trattati?

I trattati devono potersi applicare anche in tempo di guerra, nel limite del possibile

ovviamente. ES: un trattato economico continuerà ad esistere durante la guerra, però

di fatto l’evento bellico potrebbe ostacolarne l’applicazione.

Anche i trattati a tutela dei diritti umani devono esser applicati durante i periodi di

guerra ma, in casi speciali, sono previste delle possibili deroghe.

Conseguenze dell’estinzione e della sospensione dei trattati:

In caso di estinzione del trattato le parti vengono liberate dall’obbligo di esecuzione

del trattato. Durante la sospensione del trattato le parti devono fare in modo di non

compromettere che il trattato verrà di nuovo applicato quando cesserà la causa di

sospensione.

Procedura per far valere l’invalidità, l’estinzione e la sospensione

La Convenzione di Vienna definisce anche la procedura con cui i trattati vengono resi

invalidi, estinti o sospesi.

Nel momento in cui uno Stato vuole far valere l’invalidità, estinzione o sospensione del

trattato deve notificare la sua intenzione alle altre parti. A questo punto scatta un

periodo di 3 mesi, se entro questo periodo gli altri Stati non obiettano verrà accettata

la richiesta. Se, invece, uno o più Stati obiettano scatterà l’obbligo di applicare l’Art.

33 della Carta delle Nazioni Unite che impone agli Stati, nel caso in cui sorgano delle

controversie, di trovare una soluzione pacifica della soluzione. Nel caso in cui

l’applicazione dell’Art.33 non vada a buon fine, scatta l’obbligo per le parti di giungere

a un accordo comune facendo ricorso al Segretario Generale delle Nazioni Unite.

Questo vale per tutte le cause fatta eccezione per le norme di ius cogens, in cui deve

intervenire la Corte Internazionale di Giustizia.


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aleppia

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aleppia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Spatti Monica.

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