1 di 41 Diritto costituzionale II
Prof Poggi
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Dal punto di vista del diritto costituzionale, i diritti sociali si affermano nel secondo dopoguerra.
Quasi tutte le costituzioni europee (più o meno analoghe alla nostra, soprattutto quelle che emergono come la nostra dopo la Seconda guerra mondiale) hanno come novità rilevante i diritti sociali. Questa non è un’affermazione che deve essere motivata più di tanto, perché se avete presente la struttura dello Statuto Albertino questo tipo di considerazione è assolutamente conseguente. Lo Statuto Albertino non conosce i diritti sociali, conosce e parla unicamente di diritti individuali, personali.
Quindi in sostanza i diritti sociali sono un’affermazione delle costituzioni del secondo dopoguerra, e in che cosa consiste quest’affermazione? Che, per la prima volta, a livello di diritto costituzionale, che è un piano separato da quello filosofico e storico perché dal punto di vista filosofico e storico i diritti sociali sono risalenti quanto quelli personali dell’individuo; dal punto di vista del diritto costituzionale no, questi diritti si affermano con le costituzioni del secondo dopoguerra.
Cosa vuol dire che si affermano? Vuol dire che per la prima volta nelle costituzioni, in una forma strutturata organica, a fianco di quelli che vengono considerati i diritti classici di libertà individuale si affianca una categoria di diritti che vengono denominati “diritti sociali”.
Fondamento costituzionale dei diritti sociali
Perché si strutturano in forma organica? Anzitutto perché il loro fondamento costituzionale si trova già nei principi fondamentali:
- Art. 1 - Il lavoro è uno dei fondamenti della Repubblica: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, il lavoro è un diritto sociale.
- Art. 2 - “La Repubblica riconosce e garantisce il diritto della persona di svolgere la sua persona all’interno delle formazioni sociali”. A questa persona consente di svolgere e di esplicitare la sua personalità, ma le chiede inderogabili doveri di solidarietà sociale, economica, politica. Altro fondamento, perché la persona nel momento in cui esplica la sua personalità in qualche misura esplicita tutte le sue libertà individuali. Ma la Costituzione repubblicana le chiede anche di assolvere dei doveri inderogabili, che sono di nuovo un fondamento dei diritti sociali.
- Art. 3.2 - È di nuovo un fondamento costituzionale dei diritti sociali. Che cos’è l’uguaglianza sostanziale se non l’affermazione di un diritto sociale? L’uguaglianza formale (I comma) è l’affermazione del diritto personale individuale, tutti siamo uguali davanti alla legge. Quindi è il diritto della persona di essere uguali davanti alla legge. La Repubblica rimuove gli ostacoli che non consentono lo svolgimento della persona in tutti i campi: questo è il fondamento dei diritti sociali.
Quindi vedete già che nei primi 3 articoli i principi fondamentali pongono dei tasselli assolutamente rilevanti per l’affermazione successiva dei diritti sociali. Ma quali sono questi diritti sociali? Dove li troviamo?
I diritti sociali nella Costituzione
- Art. 31.1 - “La Repubblica agevola con misure economiche la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose”. Perché diritto sociale? Perché la famiglia non è un diritto individuale, è un classico esempio di diritto sociale perché è un diritto che si struttura attraverso la relazionalità di più persone, mentre il diritto individuale sono io che esercito il mio diritto (libertà di circolazione, libertà personale, libertà di corrispondenza; sono io che agisco il mio diritto). Il diritto sociale si struttura sempre dentro una relazione fra più individui. La famiglia è una di queste esemplificazioni.
- Art. 32.1 - “La Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo” e qui abbiamo il diritto individuale “e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Quindi due aspetti di diritto sociale: uno la salute non è solo un diritto individuale, è anche un interesse di tutta la collettività. Cosa vuole dire? Che la collettività ha interesse a che tutti stiano bene, diritto sociale. E per questo garantisce cure gratuite agli indigenti, cosa vuol dire? Che se sei povero le cure sono gratuite, diritto sociale.
- Art. 34.2 - “L’istruzione inferiore impartita per almeno otto anni è obbligatoria e gratuita”. L’istruzione inferiore sono i primi 8 anni, quindi se si considera che si parte da 6, si finisce a 14. Difatti la nostra legislazione prevede che a 15 anni si possa essere titolari di contratti di lavoro.
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La capacità nel mondo del lavoro non coincide con la capacità legale, 18 anni, ma è precedente perché già a 15 anni si possono stipulare autonomamente dei contratti di lavoro, senza bisogno che i genitori esercitino la tutela. Questo perché la nostra istruzione inferiore è obbligatoria e gratuita per 8 anni. Altro diritto sociale. Perché è un diritto sociale? Perché io questo diritto lo posso esercitare solo ed esclusivamente se lo Stato pone in essere una serie di condizioni, altrimenti individualmente non potrei esercitarlo. Io non posso esercitare il diritto all’istruzione solo perché lo voglio, ma perché lo Stato deve mettere in campo una serie di strutture.
- Art. 34.3 - “I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”. Anche questo è un diritto sociale. Vuol dire che per 8 anni c’è l’istruzione obbligatoria e gratuita, dopo, se sei capace e meritevole, ma sei privo di mezzi, la Repubblica ti garantisce di raggiungere i più alti livelli di studio. Come? Attraverso la garanzia del diritto allo studio.
- Art. 35.2 - “La Repubblica cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori”, la c.d. “formazione personale in itinere”. Vuol dire che la Repubblica deve non solo garantire l’accesso al lavoro, ma deve garantire che chi lavora possa elevare e mantenere costante la sua professionalità. I corsi di formazione professionale sono anche per chi lavora già. Vi accorgerete, se farete una libera professione, che la formazione professionale in itinere è obbligatoria, nel senso che ogni anno dovete dare la dimostrazione di aver curato la formazione professionale. Ma questo non potete farlo da soli se lo volete, lo potete fare nel momento in cui lo Stato mette a disposizione una serie di strutture che vi consentono di farlo. Il diritto sociale è un diritto relazionale, non è mai un diritto individuale; non c’è perché lo voglio io, c’è perché lo Stato mette a disposizione una serie di strutture e si concepisce sempre dentro tutta una relazionalità.
- Art. 35.1 - “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni”.
- Art. 37 - I diritti dei minori e delle donne nell’ambito del lavoro. Minori e donne vengono considerate persone svantaggiate nel mondo del lavoro, e quindi la Repubblica deve mettere in campo delle misure che siano di vantaggio. Questi sono diritti sociali; non esistono perché uno li vuole, esistono nella misura in cui lo Stato li fa esistere.
- Art. 38.1 - Il diritto all’assistenza sociale per le persone e i cittadini che la Costituzione considera inabili al lavoro. La Costituzione dice che lavorare è un diritto e anche un dovere, ma se uno non può lavorare? Se uno non può lavorare perché è inabile, cioè ha una condizione psico-fisica che non gli consente di lavorare oppure non può lavorare perché non c’è il lavoro, perché non lo trova. “La Repubblica deve con forme di assistenza sociale”, sono delle misure di diritti sociali, cioè un diritto che si esercita nella misura in cui lo Stato mette a disposizione una serie di strumenti.
- Art. 38.2 - Il diritto alla previdenza sociale, che è un’altra cosa rispetto all’assistenza. L’assistenza sociale scatta quando il cittadino è inabile al lavoro o non ha il lavoro, la previdenza sociale (le pensioni) sono di vario genere e di vario tipo, sono pensioni di anzianità ma sono anche pensioni sociali. Quindi, il diritto all’assistenza sociale e il diritto alla provvidenza sociale.
- Art. 38.3 - “Gli inabili e i minorati”, quindi le persone disabili, non solo hanno diritto ad avere un’assistenza sociale - perché se tu gli dai solo l’assistenza sociale in qualche modo rimarchi che sono diversi -, ma anche “hanno diritto all’educazione ed all’avviamento professionale”. Cioè devono poter dimostrare che possono essere utili alla società, che possono far qualcosa.
Diritti sociali e diritti individuali
Ora, fatto questo elenco, per capire quanto un diritto sociale si differenzia da un diritto individuale, mettiamone due a confronto. Prendiamo uno di questi diritti sociali e prendiamo uno di quelli che la Costituzione ci individua come diritto individuale personale.
Allora prendiamo come esempio di quest’ultima categoria (esempio di diritto individuale personale) l’art. 13: “La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà se non per atto motivato dall’attività giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà”. Questo è il più classico dei diritti individuali personali.
Cosa vuol dire? Per esercitare questo diritto non c’è bisogno che lo Stato faccia alcunché, deve solo astenersi dall’invadere la sfera della mia personale libertà. Per garantire la mia libertà personale lo Stato non deve fare niente, deve solo astenersi dall’invadere la sfera della mia personale libertà.
Per garantire la libertà personale lo Stato non deve fare niente, non deve mettere a disposizione nessuna struttura, nessuna misura economica; deve solo astenersi dal violare la mia sfera di libertà personale [Poggi fa un esempio: se fuori un agente ci ferma e ci chiede di seguirlo in questura, la prima cosa che gli si chiede è perché e di farsi mostrare un mandato]. Questo è un esempio classico di come lo Stato, quando invade la libertà personale di qualcuno, mette in essere qualcosa; ma per garantire la libertà personale non deve fare niente, la libertà personale si agisce da sola. E anzi lo Stato, quando agisce, lo fa per limitarla.
Quindi, nel caso della libertà personale, quello che si chiede allo Stato è di astenersi, di non entrare nella mia sfera di libertà. È la stessa regola delle intercettazioni telefoniche: la libertà delle comunicazioni c’è, ma nel momento in cui qualcuno intercetta vuol dire che lo Stato sta entrando nella libertà personale di qualcuno. La struttura del diritto sociale è completamente opposta.
Riprendiamo una delle norme che abbiamo visto, 31.1: “La Repubblica agevola con misure economiche la formazione della famiglia”. Qui la struttura è chiarissima; vuol dire che non necessariamente se io voglio mi posso fare una famiglia, posso farlo se ho già in natura determinate condizioni (un lavoro, una casa ecc. ecc.). Queste solo per alcuni esistono in natura, non per tutti, e allora perché questo è un diritto sociale? Perché lo Stato non si deve astenersi, qui gli è richiesto di intervenire affinché io possa esercitare quel diritto, perché se lo Stato non interviene, quando ci sono determinate condizioni, io quel diritto non posso esercitarlo.
Facciamo un altro esempio: il diritto all’istruzione, lasciando stare quella inferiore obbligatoria. Anche qui non solo perché io lo voglio posso andare al liceo e poi all’università, ci sono alcuni che lo potranno fare perché in natura sono dotati di determinati mezzi, altri no. Per questi altri, se lo Stato non interviene, costoro non possono esercitare il loro diritto, che invece gli altri possono esercitare. Quindi il diritto sociale richiede l’intervento dello Stato, dove il diritto individuale chiede invece allo Stato di astenersi. È una struttura completamente opposta.
La nascita dello Stato sociale
Quindi perché nascono i diritti sociali e perché vengono costituzionalizzati in quel periodo storico? Per tentare - perché non è detto che l’intervento dello Stato sia risolutivo - di assottigliare le differenze di natura, principalmente quelle sociali ed economiche che esistono tra coloro che appartengono ad una determinata società politica. Quindi è un tentativo di renderle più sottili, non di farle sparire perché quasi mai si riesce a farle sparire.
Il che si basa sul dato incontrovertibile che l’uguaglianza in natura non esiste. Quindi lo Stato prende atto dell’esistenza delle differenze di natura e cerca di limitarne l’influenza negativa rispetto allo sviluppo della personalità dei suoi consociati. Queste differenze esistono in natura e sono tantissime: uomo-donna, in quali settori questa differenza può influire negativamente sullo sviluppo della personalità della donna? Nel mondo del lavoro.
E allora lo Stato non tenta di assottigliare quelle differenze, cioè cerca di renderle meno evidenti, per esempio con tutta la legislazione sulla maternità: se non ci fosse la donna dovrebbe lavorare fino al nono mese di gravidanza e anche nei giorni in cui partorisce. E allora cosa fa la legislazione dello Stato? Attraverso l’astensione del lavoro obbligatorio nel lavoro della pre-maternità e post-maternità per un certo periodo di tempo tenta di assottigliare la differenza.
Oppure persona disabile-persona abile: è evidente che, a seconda anche del tipo di disabilità, questa disabilità può avere influenze molto negative in tutti i mondi (circolare liberamente, accedere all’istruzione, al mondo del lavoro, alla vita relazionale). Allora cosa fa lo Stato attraverso la predisposizione dei diritti sociali? Tenta di assottigliare quella differenza.
Quindi, per esempio, per consentire che anche i disabili possano accedere all’istruzione, deve mettere in campo una serie di strutture, banalmente gli scivoli per entrare fisicamente a tutta una serie di misure (persone che le accompagnano, persone di sostegno). Quand’è che tenta di assottigliare? Ogni volta che c’è una differenza di natura; le differenze di natura sono tantissime perché gli uomini non nascono uguali.
E questo solo gli Stati sociali, che storicamente non sono stati tutti gli Stati: basta ricordare che nel 1948 c’era il 60% di analfabetismo perché il diritto all’istruzione non era garantito, come c’era il 2% della popolazione che votava perché quel tipo di Stato non se ne faceva carico. Solo gli Stati sociali, cioè quelli del secondo dopoguerra, cominciano a farsi carico di questi problemi, e il motivo per cui cominciano a farsi carico di questi problemi perché c’è un fatto storico, la nascita dei partiti politici.
Sono l’origine della nascita dello Stato sociale, in quanto hanno portato una dinamica di rottura nella società elitaria del 1800. Quindi gli Stati sociali non sono altro che il parto dei partiti politici. Nello Statuto Albertino non c’è una norma analoga all’art. 3 Cost., non esiste il concetto di uguaglianza sostanziale, ma solo quella di uguaglianza formale; è un mondo che comincia ad esistere solo con la Costituzione repubblicana perché sono nati nel frattempo, fra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, i partiti politici, è arrivato il suffragio universale (in Italia gli uomini nel 1913, le donne nel 1946).
È esattamente questo tipo di dinamica che produce le costituzioni sociali, anche perché la maggioranza di coloro che erano esclusi dal godimento dei diritti, nel momento in cui cominciano a votare, ovviamente vogliono entrare nel godimento di questi diritti.
Quindi lo Stato ottocentesco conosce solo i diritti individuali, lo Stato sociale, che storicamente nasce con le costituzioni del secondo dopoguerra, introduce l’idea del diritto sociale. Perché tra lo Stato ottocentesco e lo Stato novecentesco c’è la cesura del partito politico: questo è quello che determina tutti gli svolgimenti che noi possiamo vedere successivamente.
Quindi avete capito che la cesura fondamentale è fra lo Stato ottocentesco e lo Stato novecentesco. Quali sono i caratteri dello Stato liberale ottocentesco che rendevano impossibile (non improbabile, ma impossibile) che lo Stato si facesse carico dei diritti sociali?
Anzitutto nasce fra la fine del ‘700 e inizio 1800 del secolo scorso e si instaura in maniera molto trasversale, qui non c’è cesura tra paesi continentali e paesi non continentali: lo Stato ottocentesco si instaura nella stessa misura negli Stati Uniti, come in Inghilterra, come in Francia, come in Italia. Perché? Perché è una concezione dello Stato e della società, e quindi essendo una concezione parte dagli uomini, e siccome gli uomini hanno lo stesso modo di pensare ovunque si instaura anche in modelli di Stati molto diversi fra di loro (nello Stato federale statunitense, come nello Stato superaccentrato francese, come pure in quello italiano).
Allora quali sono questi caratteri dello Stato liberale che rendevano impossibile catalogarlo come uno Stato che avesse in qualche misura l’idea dello Stato sociale?
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