Viticoltura
Professor Novello
L’esame vale 8 CFU e sarà orale con scritto intermedio (esonero).
Si occupa anche della Magistrale (Presidente).
Si occupa di Internazionalizzazione e spesso non potrà esserci.
Ultimo giorno di lezione sarà il 31 Maggio
Si occupa anche del “Master vinicola” che si svolge in diversi paesi.
Il master a livello internazionale è la nostra magistrale, mentre in Italia è una
specializzazione che si fa post-Laurea o post-Magistrale e dunque sono
molto diversi; il Master vinicola è di tipo europeo.
Ci sarà la possibilità di frequentare una scuola estiva sulla viticoltura
biologica, quando uscirà il bando sceglieranno 6 studenti.
Il mondo vitivinicolo è ormai un mondo globale, le aziende ormai devono
esportare ed è dunque necessario sapere l’inglese.
La Summer school si ripeterà per 3 anni in Germania, Spagna e a Torino.
Si faranno esercitazioni in vigneto.
Per ciò che riguarda gli esami: devo prima sostenere i due esami di fisiologia.
Per facilitare ci ha messo due prove scritte che considera come esoneri, uno
a metà ed uno a fine Maggio. Essi possono essere dati anche senza aver dato
Fisiologia.
L’esonero è composto di 6 domande aperte da 5 punti l’una.
Il primo esonero sarà su una parte, il secondo prevederà una prima parte ed
una seconda parte in modo che chi non ha dato la prima possa recuperare.
Con gli esoneri non è obbligatorio l’orale e possono essere rifiutati.
Prima degli esami lui è disposto ad eventuali incontri per risolvere eventuali
dubbi.
Ha alcuni argomenti che ritiene fondamentali (3 o 4).
A fine insegnamento vorrebbe fare qualche ora di ripasso generale.
Le diapositive le metterà volta per volta.
“i testi servono e non, dipende dagli appunti che, se presi bene, bastano”
altrimenti consiglia diversi testi che è utile avere perché tolgono facilmente
i dubbi:
• Eynard; Dalmasso: Viticoltura moderna
• Palliotti; Poni: Manuale di Viticoltura
• Winkler: General Viticulture “per me è fondamentale, essendo del 75
manca di qualcosa però è perfetto per le basi”
Consiglia anche alcune riviste:
• Rivista di viticoltura ed enologia
• Vitis
• American Journal of Enology and Viticulture
• Australian Journal of grape wine research
• South African Journal of Enology and Viticulture
Queste 2 si trovano anche su internet
• Oeno-one open access
• Nazionali: VQ, Frutticoltura, MilleVigne.
Database:
• www.vitis-vea.de
Ipse dixit:
• Il seme germina, la gemma germoglia.
Lezione del 5 Marzo
Il corso non è Enologia, ma Viticoltura ed Enologia.
L’idea di tutti è quella di fare l’enologo, ma ci va l’uva buona e dunque serve
un buon viticoltore.
Oggi alle aziende interessa di più la persona che va in vigneto.
Sapere di viticoltura vuol dire conoscere le basi, la vite, ma soprattutto
capire dei concetti.
Perciò quel che gli importa è saper ragionare, saper collegare gli argomenti.
“Tutto sommato non è complicato se si ha un’adeguata preparazione”.
Noi andremo a vedere:
• Basi biologiche
• Principi di coltivazione della vite (che vedremo meglio con la
in gestione del vigneto, l’anno prossimo)
Professoressa Guidoni
• Viticoltura nel mondo
• Studio dell’origine
• Diversificazione varietale
• Miglioramento genetico (di cui si dice sia uno dei più grandi esperti)
Il rapporto con l’ambiente: effetti del cambio climatico
•
• Propagazione
• Vivaismo, è importante saper impiantare bene i nuovi vigneti
• Inquadramento delle specie (le altre specie hanno importanti ruoli ad
esempio per il miglioramento genetico e per quanto riguarda i porta
innesti)
• Il ciclo biologico della vite
• Il terreno
• Ecofisiologia viticola in particolare riguardo l’acqua che sta
diventando un bene raro: ci sarà sempre meno acqua per l’agricoltura
• Ampelografia che una volta era un insegnamento e riguarda la
classificazione dei vitigni sul piano della morfologia esterna (germogli,
foglie, acini ecc)
• Biotecnologie
Per quanto riguarda le esercitazioni vedremo qualcosa su:
• Potenziali
• Fotosintesi
“Manca un insegnamento di agronomia e di coltura erborea: il primo
aiuterebbe a capire i problemi legati al terreno (funzioni di esso,
fertilizzazione, levigazione ecc..) di cui noi parleremo in parte, ma non più
di tanto. L’altro insegnamento è la coltura erborea perché la vite è una
coltura erborea perciò conoscendone le basi sarebbe più semplice
comprendere alcuni concetti”.
Storia della vite e della viticoltura
Nella storia ci sono le basi per la viticoltura attuale, in questo risiede
l’importanza dell’argomento.
La citazione di Sergio Roda spiega l’importanza della storia “conoscere le
premesse per interpretare il presente”
La vite è una specie estremamente antica: alcune specie risalgono a 100
milioni di anni fa.
Ciò significa che c’è stata un’evoluzione che ha portato alla vitis vinifera
silvestris.
Dopo l’ultima glaciazione diventa importante.
È la vite selvatica (silvas deriva dal greco e significa Bosco) da cui
un processo di “ingentilimento” si arrivò alla
attraverso vitis vinifera sativa
circa 10’000 anni fa.
La viticoltura dunque ha “solo” 10’000 anni.
La vitis è una delle prime angiosperme ad aver colonizzato la terra.
I fossili si trovano in tutto il mondo perché le specie si sono spostate quando
la superficie era ancora chiamata Pangea.
La vitis vinifera Silvestris è autoctona, mentre la Sativa è alloctona dell’Asia.
La prima è originaria del Caucaso e si trova ancora oggi (sempre di meno
perché preferisce zone non antropizzate).
Prima della viticoltura esisteva solo la Silvestris che si trovava nei boschi in
zone umide crescendo sugli alberi per arrivare alla luce.
Produceva grappoli piccoli raccolti dai cacciatori.
Il problema è che duravano poche settimane e allora in qualche modo
avevano cominciato a conoscere la fermentazione che permetteva di
conservare la fonte di cibo attraverso la trasformazione in bevande nutrienti.
nasce l’agricoltura vera e propria (V millennio
Quando nascono i villaggi
A.C.): sono state trovate in Iran delle giare che contenevano dei cristalli di
tartrato (presente solo nella vite) che sono evidenza di avvenuta
fermentazione.
Si trovò anche resina di Pistacia Atlantica: aveva uno scopo conservativo.
Comincia piano piano la viticoltura.
Come sia avvenuto questo passaggio non lo sappiamo, una teoria, detta degli
immondezzai, sostiene che dopo la formazione dei villaggi si è dovuto
creare una zona per i rifiuti organici nei quali ovviamente ci finivano anche
dei vinaccioli che germinavano molto bene e dunque da queste piantine
cominciarono a vederci dei miglioramenti rispetto alle viti selvatiche dei
boschi.
Da questo concetto potrebbe essere partito l’addomesticamento.
La Silvestris è molto adattabile a terreni fertili.
Inoltre c’è elevata eterosi: prendendo 100 semi fratelli troviamo 100
piantine completamente diverse; significa che c’è una forte variabilità
genetica.
É molto importante questo fatto perché se c’è variabilità c’è possibilità
di selezione.
Inoltre la vite genera un’enorme quantità di semi ed ha una elevata capacità
moltiplicativa (da un tralcio si ricava una nuova piantina).
Molti vitigni che abbiamo adesso molto probabilmente sono nati in questo
modo.
Tutte le prime culture iniziano a trattare di uva e di vino.
L’addomesticazione avviene quando nasce l’agricoltura, in particolare dove
si comincia ad arare (nella mezzaluna fertile, Mesopotamia). Dopo di che la
viticoltura si sposta insieme alle popolazioni da Est verso Ovest verso Tracia,
Grecia ed Italia.
In Italia arriva ca 3000 anni fa. Al Sud anche prima.
La coltura diventa parte della cultura (viene raffigurata la vinificazione sulle
tombe).
Nella coltivazione ci sono diverse influenze:
• Greca: siamo in ambiente caldo con poca acqua e la vite era coltivata
bassa, ad alberello. Si trova in tutta l’area mediterranea ed in Italia fino
a Pompei e poi si ritrova in Piemonte, Liguria, Spagna e Francia.
Piante piccole che consumano poca acqua.
La sua evoluzione è la spalliera.
• nell’Italia rimanente esiste l’influenza etrusca. Avevano un
Etrusca:
altro concetto di vite: era maritata con un albero vivo: cresceva
insieme ad un altro albero. Perché? Non c’era il problema acqua però
aveva bisogno di sostegno che venne dato da piante vite. Molto
probabilmente c’è anche un altro aspetto: potrebbero avere
addomesticato viti selvatiche locali che tendevano ad accrescersi e ad
arrampicarsi (detto già prima). Ci sono prove? I Lambruschi sono
varietà molto vigorose, il vino di vite selvatica è detto Lambruschino
perché è tannico come i lambruschi= c’è affinità tra i due vini.
Nelle civiltà esistevano delle regole come ad esempio aggiungere dell’acqua
perché nelle anfore diventavano gelatinosi, venivano aggiunti miele o spezie
per aggiustare dei difetti, inoltre il numero di bicchieri dipendeva
dall’attività da svolgere.
I Romani
Erano bravi ad assimilare le culture dei popoli che sottomettevano inoltre
pagavano i soldati dando dei pezzi di terra alla fine della guerra. Essi si
portavano anche la vite diffondendola in giro per l’Impero.
Del periodo romano è importante l’editto di Diomeziano (92 D.C.) che
vietava nuovi impianti ed estirpo del 50% degli impianti e rinnovamento
dell’altro 50%. C’era troppo vino e poco grano (pane), 2000 anni dopo
l’Europa ha fatto la stessa cosa.
I Romani hanno imparato dai Galli l’impiego delle botti di legno (usate da
quei barbari per la birra).
Post Roma
Fino al 1000 fu un periodo buio, ma dopo qualcosa cambia e c’è una ripresa.
La viticoltura segue questo andamento.
Essa sopravvive al periodo buio perché fa parte della vite cristiana ed entra
nella vita quotidiana dei monasteri.
Dopo il 1000 esce dai monasteri e diventa una bevanda diffusa tant’è vero
che ci furono editti anti - ubriachezza.
Durante il Rinascimento si assiste ad un risveglio culturale molto forte e ciò
comporta numerosi dipinti di elementi vitivinicoli.
I medici incaricarono un artista di fare una legenda dei vitigni presenti
all’epoca: Inoltre rifiorirono anche i
commerci/viaggi e così fu trasportata
anche la vite che arriva in America,
Messico, Perù, Cile, Argentina, America
del Nord, Sud Africa.
Fino al 1800 esisteva un’economia di
autoconsumo: si produceva per
consumare e l’agricoltura era promiscua:
stesso terreno, più colture.
C’è un’immagine del 1950 in Toscana in cui si vede una vite su acero con
grano ed ulivi.
Dal 1000 al 1800 non è cambiato come veniva sfruttata la vite, ma
semplicemente dove.
Dal 1800 a oggi c’è una evoluzione
C’è uno scambio molto più veloce (in Usa in 15gg) ovvero non c’è più la
“quarantena” (se un parassita sta su una barca 3 mesi muore, se ci sta 15
giorni no) dei parassiti.
Oggi infatti c’è grande paura di importare nuovi parassiti.
Così ci siamo importati dei parassiti come l’Oidio (1850) in alcune serre di
Londra nelle quali erano state importate delle viti americane.
Oidio poi bloccato con lo zolfo però prima grandi timori.
Le specie americane erano tolleranti.
Il secondo guaio fu la Peronospora che arrivò a Bordeaux nel 1878.
La Peronospora è un endoparassita e non può essere curato molto facilmente
se non con solfato di rame.
Il guaio più grosso è arrivato nel 1854 con la Fillossera che ha due cicli:
uno radicale ed uno fogliare ed in particolare quello radicale causava la
morte della pianta.
Ha causata disastri enormi in Europa.
È arrivata in Francia a Bordeaux.
Ha causato danni commerciali enormi in Sud Francia ed hanno iniziato a
comprare vino dall’Italia.
Nel 1910 la Fillossera è arrivata anche in Italia.
Nel frattempo si è pensato di costruire ibridi resistenti alla fillossera che
erano detti ibridi produttori diretti (IPD).
Tuttavia gli ibridi non si adattavano ai terreni calcarei, inoltre i prodotti non
hanno il gusto europeo, ma il gusto Foxy ovvero di fragola.
In Italia questi Ibridi esistevano fino al 1950 finché non sono stati banditi
perché producevano maggior quantità di alcol metilico.
Nel 1912 si è suggerito l’uso dell’innesto: le specie americane ibridate sono
resistenti alla Fillossera, la parte epigea della vite europea è resistente alla
Fillossera= vite europea innestata su specie americana.
La Fillossera è ancora un problema? Si lo è, esiste e sta diventando
pericolosa anche per le foglie di vitis vinifera europea.
Attualmente moltissimi germogli sono stati attaccati dalla Fillossera.
Gli ibridi non sono resistenti a Fillossera.
Se comincia ad attaccare i nostri vigneti diventa un problema.
In California il portainnesto AxR1 ha sangue di vitis vinifera ed è dunque
stato attaccata dalla fillossera.
Viticoltura moderna
Nasce per risolvere dei problemi patologici molto importanti come
Fillossera, Oidio, Peronospora.
La vite diventa una coltura specializzata, non è più promiscua.
Nascono così i vigneti per necessità di fare trattamenti specializzati contro
Peronospora e Oidio.
Poi devo innestare quindi nascono i vivai appositi.
Nasce il vivaismo viticolo.
Fare l’innestatore è una pratica antichissima è difficile.
La vite è una pianta longeva (100 anni).
Invece la pianta con portainnesto dura al massimo 40 anni.
Il futuro? Chi lo sa!
Sostiene che sarà della viticoltura di precisione che comincia con impianti
a laser, vigneti perfettamente geometrici, gestione remota con satelliti, droni
ecc..
Tutto per rendere più uniforme la produzione o mantenere la variabilità
separata.
Il fatto che la viticoltura stia andando verso la meccanizzazione ha il
rovescio della medaglia: se riduce i costi ed i tempi (maturazione sempre
più veloce per i cambiamenti climatici) essa necessita della pianura.
Ciò significa che si sposterà sempre di più verso la pianura e comporterà
frane, dissesto idrogeologico perché è fondamentale coltivare in collina per
la stabilità della stessa.
Viticoltura di precisione
“L’applicazione di strumenti innovativi per gestire la variabilità nel vigneto”
Il concetto base è la variabilità in quanto non esistono vigneti uniformi, ma
variabili perché, ad esempio, la composizione del suolo varia da metro cubo
a metro cubo.
Se io metto 5000 piante in un ettaro, avrò piante più vigorose e altre in cui
le viti sono meno vigorose in dipendenza dal terreno.
La produzione a sua volta non potrà essere uniforme.
Pertanto tutti i vigneti hanno una loro variabilità.
La viticoltura di precisione controlla questa variabilità riducendola per
uniformare, oppure aumentandola per sfruttarla.
È importante però conoscere bene la variabilità per poterla gestire e sfruttare.
Discorso più futuribile è quello del controllo remoto con satelliti, droni che
ci consentono di conoscere la variabilità di un terreno.
Conoscendola posso gestire la variabilità cercando di uniformare la
produzione o differenziarla per ottimizzare la variabilità.
Per esempio sfruttando la concimazione rateo variabile cioè che varia la
quantità distribuita in base al terreno in cui si trova: avendo un terreno
sabbioso ed uno argilloso concimo di più dove la pianta è più debole
(sabbioso) e viceversa.
Alcune macchine sono in grado di farlo da sole! Immettendo i dati attraverso
il computer riguardo la variabilità del suolo.
Anche l’intensità di sfogliatura può essere a rateo variabile ed operata da
macchine, ma anche la vendemmia con vendemmiatrici a doppio serbatoio.
Esistono dei sensori locali (non-remoti), nella foto uno magnetico che
consente, attraversando il filare, di mappare la tipologia di suolo.
Avendo le mappe però devo assicurarne la bontà andando a fare una verifica
in loco.
La viticoltura di precisione va usata azienda per azienda non va
generalizzata. Devo fare in modo che i miei dati siano verificati e verificabili
al suolo sia che riguardi zuccheri nelle uve sia quantità di acqua sia
riguardanti il terreno.
Si fanno dei carotaggi per produrre una mappa il più reale possibile.
Possono anche esserci dei sensori fissi per temperatura, vento umidità ecc..
essi mandano dati all’unità centrale che mi dice poi cosa devo fare.
Quando io ho questi risultati però non è matematica la soluzione, ma bisogna
fare dei ragionamenti ed essere tecnicamente forti!
Cosa fare lo sa solo il tecnico.
Sensori remoti
• Le immagini dei satelliti possono essere free (poco precisi) o a
pagamento (ogni pixel quadrato di terreno 10x10).
Il problema del satelliti è che se ci sono le nuvole non funziona.
Però coprono aree molto vaste. Il costo è di 500 euro a foto e si fa ogni 10
giorni.
• Un altro sistema è l’aere
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