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La filosofia secondo Hegel e critiche contemporanee

Hegel estromette l’India come pensiero filosofico e pensa che solo in Grecia si può trovare la filosofia. Questa posizione è importante da evocare perché nella filosofia occidentale si pensa che essa sia la filosofia. Bronckhorst insegna a Losanna. Per lui esistono due luoghi per la filosofia, ovvero India e Grecia. Sharfstein insegnava a Losanna la filosofia intesa come scuola filosofica. Ne esistono tre, ovvero Grecia, India e Cina.

I due autori producono una tradizione e le tradizioni filosofiche si trovano in due o tre luoghi, per essi non esiste la filosofia africana o australiana. Essa è specificata e non è qualunque forma di pensiero. Hegel è costretto a cambiare, ma solo in parte, la sua posizione. Egli costituisce una sorta di premessa esistenzialistica ed orientalistica. Ha essenzializzato il Vicino Oriente.

Schopenhauer e il pensiero indiano

Il principale obiettivo della vita, per Schopenhauer, è trovare un totale acquietamento come la rimozione della volontà. Proietta un’immagine distorta (non deliberatamente) del pensiero indiano. La conseguenza dell’impostazione schopenhaueriana vede nel Nirvana, inteso come nulla, il carattere comune del pensiero indiano. Si proietta sull’India l’idea su cui il pensiero è stato affascinato dal nulla. I loro pensieri sono distorti, ma questo influenza il nostro pensiero.

Droit e Schweitzer

Droit, nel "Il culto del nulla", denuncia il culto del nulla. Albert Schweitzer promuove il rispetto per la vita in tutte le sue forme. Nella sua autobiografia ci parla di quando, in un’imbarcazione che sta percorrendo un fiume, si rende conto di essere vita che vuol vivere, circondata da altra vita che vuole vivere. Scrisse "I grandi pensatori dell’India" (il prof ha scritto la prefazione), questo libro è una presa di congedo dal pensiero indiano, finisce per essere una condanna del pensiero indiano in quanto incapace di mostrare il rispetto della vita. Per lui l’India non può essere davvero il rispetto della vita perché in India la non violenza si basa sulla negazione della vita e del mondo, mentre il rispetto della vita che vorrebbe lui è l’affermazione della vita e del mondo.

Lui accetta il rovesciamento nietzschiano: non bisogna negare il mondo ma accettare la vita, occorre rispettare la vita per ciò che è, ma questo non c’è in India. In India la non violenza è una conseguenza della svalutazione dell’azione (non devo essere violento perché l’azione in generale è un male, agire comunque in India è considerato qualcosa di sbagliato, anche per fare del bene, si dovrebbe cercare la non-azione). La sua soluzione è che il vero fondamento della non violenza è una circolata tra mistica ed etica: non uccido per mangiare, mi identifico con quell’essere e con quell’identificazione nasce la non violenza. Viceversa, nasce la possibilità dell’identificazione e lui si richiama alla mistica paolina dell’unità degli esseri viventi in Cristo.

Ahimsa e risposte a Schweitzer

Ahimsa è la "non violenza" tipica di Gandhi e del Buddismo. Radhakrishnan va in Inghilterra e risponde a Schweitzer. In India è diffuso il presupposto di karman (=azione) e rinascita (non vuol dire necessariamente reincarnazione).

Che vuol dire karman? È ciò che governa il meccanismo della rinascita. Essa è dovuta alle azioni compiute nella vita precedente. Queste azioni determinano il fatto che si rinasca in un modo o in un altro. Il corpus vedico (testi più antichi dell’India) non ha l’idea di karman e rinascita e anzi, si cerca di godere la vita al massimo possibile tramite sacrifici ecc. Intorno al VI secolo a.C. anche nel corpus vedico penetra l’idea di karman e rinascita ed essa si trova nell’Upanisad (insieme di testi che ci testimoniano la fase pre-filosofica del pensiero indiano, oltre alla cultura che si esprime nel corpus vedico ci sono altre idee parallele che daranno vita a due forme di religione: Buddismo e Jainismo, nascono in maniera differenziata e parallela anch’essi intorno alla metà del primo millennio a.C., VI sec.).

Il pensiero filosofico in India

Jaspers e il periodo assiale

Jaspers chiama "Era assiale" il momento in cui nascono le religioni. Jainismo, Buddhismo e gli shramana si contrappongono al periodo vedico e al Brahmanismo. Si contrapponevano perché non si riferivano ai Veda e si riferivano ad altre autorità spirituali come qualche maestro che aveva scoperto qualcosa di importante (come il Buddha: il risvegliato). Il Jainismo è attribuito a un asceta che è anteriore al Buddha e dà origine a un movimento religioso che è ancora oggi rappresentato da molte persone. Sono entrambi appartenenti a una corrente alternativa chiamata sramaniche (sciamano controllo sulle anime, suona il tamburo, si traveste da uccello, è denominato probabilmente a partire dagli sramana).

Insieme al Buddismo condivide l’idea del karman e della rinascita. È una forma arcaica e si basa sul rapporto tra un principio che passa da una vita all’altra e la vita stessa. Il Jainismo si caratterizza per una estrema e molto significativa adesione della non violenza: i Jaina non tollerano l’uccisione degli esseri viventi. Essi pensano che il cosmo sia diviso in due: parti viventi e parti non viventi: jiva (parola maschile) e ajiva. Il jiva è vivo e sono diversi. Il vivente si caratterizza tramite l’anima e cioè esiste un elemento eterno chiamato jiva che vive sempre che a causa delle azioni (karman) si ricopre di un peso; ogni volta che agiamo noi aggiungiamo una copertura, una crostazione importante sull’anima impedendo ad essa, che è leggera, di andare verso l’alto.

Il karman viene definito in questo modo: karman è il residuo dell’azione che lascia sulla jiva. Se noi continuiamo ad agire diventa pesante: in questo modo dopo la morte resta sulla terra e così si reincarna, la non-azione la rende più leggera (e questa per loro è la scelta migliore). Il samsara (catena di rinascite) è giudicato negativamente come il cadere continuo in una sorta di condizione di dipendenza e di negazione da parte di chi potrebbe avere qualcosa di più appagante, quindi la rinascita in questi contesti non è la soluzione alla morte, non è un bene rinascere. Rinascere è un fatto dovuto alla necessità di applicare e di perpetuarsi delle azioni precedenti in questa vita. La non violenza è una conseguenza del non agire (se non agisco non sono violento). Se si riesce ad alleggerire il jiva andrà nella cupola dei beati sopra al cosmo. Bisogna cercare di fermare il circolo delle rinascite, essa è un problema, occorre pensare ad eliminarlo: togliersi dal ciclo delle rinascite è il moksa (=l’atto del liberarsi). Un altro termine è Nirvana.

Esame e struttura del pensiero indiano

  • Esame: 26, 30 maggio o 26, 29 giugno. 10 minuti - riconoscimento testi 10 frasi, indovinarne almeno 7.. frase con 13 risposte e solo una è giusta. cose concettualmente e facilmente riconducibili ad un testo.
  • 1 ora - dopo 3 domande parte sugli aspetti filosofici della seconda metà del corso come ad esempio cos’è lo yoga o cos’è il dualismo tra natura e spirito nel samsara. 5 righe per risposta.
  • 5-6 minuti - brevissimo elaborato scritto di una pagina sui temi indicati nel programma di esame indicazione bibliografica.

Per un percorso etico, testi cinesi e indiani

"Tutti gli arhat e i bhagavat (hanno raggiunto la perfezione spirituale) del passato, del presente e del futuro, tutti così dicono, così dichiarano, così proclamano, così spiegano: non di fede uccidere né trattare con violenza né maltrattare né tormentare né scacciare alcuna creatura che respiri che esista che viva...". Essi vanno in giro nudi poiché per alcuni vestiti sono stati uccisi degli animali, usano la mascherina per non inghiottire insetti.

Brahmana: si diffonde l’idea del karman e della rinascita. Gli Upanisad sono il punto di partenza della preistoria.

Prologo della dispensa

  • Tema 1: Se si presuppone che inizialmente c’è l’essere qualunque trasformazione di quell’essere non è che una trasformazione identica. Come può nascere qualcosa di nuovo se non c’è l’intervento del non essere? (problema filosofico secondo il quale ci si chiede la nascita della novità.) si trova nell’Upanisad.
  • Tema 2: Questo essere è connesso con lo spirito? La nostra mente ha una connessione con l’essere? Lo spirito è separato da qualcosa che possiamo chiamare materia? C’è una separazione netta? Se si parla di faina sì, c’è la separazione assoluta. Il "sat" (essere) emette il calore che emette l’acqua: ciascuno si divide in tre parti.
  • Tema 3: La posizione dei pensatori è che la nostra coscienza si basi su una coscienza più profonda chiamata "sé" (atman: il sé profondo). Oltre a tutte le dipendenze c’è qualcosa che non dipende? Loro rispondono di sì ed esso è l’assoluto (=brahman). Esiste una realtà non dipendente (atman) e una dipendente (brahman): essi sono identici "il mio atman non è diverso dal tuo" soggettività ed oggettività non sono separati.
  • Tema 4: Enigma 2 uccelli che sono amici abbracciati allo stesso albero, uno mangia una bacca dolce e l’altro lo sta a guardare. Quello che guarda è la coscienza pura (atman, brahman) però la nostra esperienza non può essere spiegata solo dall’atman, serve altro, quindi una contrapposizione e negli enigmi vengono immaginate realtà che altrimenti non potrebbero essere pensate. Rappresentano la liberazione e la fruizione (mukti e bhukti). Liberarsi vuol dire accentuare la fruizione e portarla al suo massimo grado.

Padre e figlio che si stanno scontrando sul tema dell’essere e si pongono una domanda: "Come può essere presente il brahman in tutte le cose?" il padre dice di pensare al blocco di sale in acqua, prima lo vedi ma poi non lo vedi e tutta l’acqua sarà salata; sei inconsapevole che il sale si sia sciolto ma in tutti i punti l’acqua sarà salata: in ogni punto dell’universo troverai il brahman. Quindi il brahman è simultaneamente enorme e piccolo (dentro di noi e in tutto il cosmo).

Le Upanisad sono la parte finale del vedico. Il sacrificio è il modello spirituale, grazie a questo si otterrà un incontro con il mondo degli dèi che li ricompenserà.

Per un percorso etico tra culture

Il figlio (Naciketas) vede il padre che sacrifica tutte le sue cose alla divinità. Tra questi averi ci sono delle bacche e il ragazzo chiede "Io non sono parte dei tuoi averi? Non vuoi sacrificare anche me?" il padre risponde dopo la terza volta che il figlio insisteva. Il ragazzo è finito agli inferi da dio Yama e per tre giorni e tre notti resta lì senza nessuno perché il dio era impegnato; Yama si sente in colpa e quindi gli promette tre doni/desideri e il figlio approfitta e il primo desiderio è che il padre quando lo rivedrà non sarà arrabbiato con lui; il secondo rivela quale sacrificio lo manderebbe tra gli dèi felici; il terzo desiderio è quello di raccontargli il segreto di chi è morto e cosa succede dopo la morte e Yama capisce che lui sta chiedendo troppo (gli sta chiedendo davvero come si blocca la reincarnazione ecc.), Yama non risponde e gli ha detto che può chiedergli tutto quello che vuole ma il figlio rifiuta tutte le tentazioni e alla fine Yama racconta cosa succede dopo la morte (strumento per oltrepassare il samsara): bisogna raggiungere il livello dell’Atman.

Le Upanisad e la pratica meditativa

Le Upanisad lavorano per scomposizione: OM (mantra) viene scomposto:

  • Il fonema O in A ed → veglia.
  • U → sonno con sogni.
  • Il fonema M → sonno senza sogni.
  • Il quarto livello è il puntino sotto la M (mmmmmm) → oltre il sogno senza sogni non si sa cosa dire ma è ancora uno stato di coscienza; infinitezza che fa passare da uno stato di coscienza all’altro. Qui si trova l’Atman e il brahman.

Questa è una pratica meditativa che possiamo chiamare yogica: investe sia il corpo che la psiche.

Terza Valli

Il padrone del carro sta seduto e non fa niente, il carro sua volta è il corpo, il corpo è attaccato a dei sensi che sono i cavalli i quali scalpitano tra gli oggetti dei sensi (forze che vanno a cercare gli oggetti dei sensi), i cavalli sono dominati dalle briglie chiamate menti tenute da una auriga (seconda persona umana del testo) definito intelletto.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/17 Filosofie, religioni e storia dell'india e dell'asia centrale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eliinyan di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofie dell'India e dell'Asia Orientale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Marchignoli Saverio.
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