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Teoria e tecniche delle comunicazioni di massa

Concetto di comunicazione

Il concetto di comunicazione può essere definito in svariati modi, ma ad un primo livello possiamo definirlo come un trasferimento di informazioni codificate da un emittente ad un ricevente tramite un canale; tale situazione viene chiamata scambio comunicativo. Inoltre questo concetto deriva dal latino "communico = mettere in comune" e da "communicatio = partecipazione", cioè significa mettere in comune messaggi e informazioni con altre persone.

Ora passiamo ad esaminare le sei differenti definizioni del termine "comunicazione", le prime cinque sono inserite nel dizionario di sociologia di Luciano Gallino, mentre l’ultima è presa dal libro di Colin Cherry (1974):

  • "Si ha comunicazione ogni qualvolta una proprietà, una risorsa o uno stato viene trasmesso da un soggetto ad un altro.", questa definizione è considerata nell’ambito sociologico molto generica in quanto può riferirsi a fenomeni di vario tipo.
  • "Ogni comportamento di un essere vivente che ne influenza un altro è comunicazione.", ancora molto generalista e non fa distinzione fra la comunicazione umana e quella animale.
  • "Con riferimento esclusivo alle società umane, si definisce comunicazione qualsiasi scambio di valori sociali condotto secondo determinate regole.", in questo caso vediamo la comunicazione limitata alla società umana con regole ben definite.
  • "La comunicazione è costituita dal passaggio di informazioni da un soggetto ad un altro per mezzo di veicoli di varia natura.", questa definizione può essere interpretata in maniera più o meno restrittiva: sotto l’aspetto più limitativo vengono considerate solo quelle informazioni stabili nel tempo e codificate in modo intenzionale, mentre sotto l’aspetto più ampio vengono incluse tutte le tipologie informative che non implicano una codifica intenzionale.
  • "Si ha comunicazione soltanto quando due o più soggetti giungono a condividere i medesimi significati.", in questo caso viene sottolineato il concetto che affinché ci sia comunicazione ci deve anche essere interazione sociale.
  • "La comunicazione è la formazione di un’unità sociale a partire da individui singoli, mediante l’uso di un linguaggio o di segni o anche l’avere in comune elementi di comportamento, o modi di vita, grazie all’esistenza di insiemi di regole.", definizione più riduttiva della precedente in quanto ritiene che per ottenere comunicazione ci sia bisogno di condivisione di significati e di comportamenti per mezzo di sistemi di regole.

L’azione di comunicazione ha due poli principali: l’emittente/sorgente e il ricevente/destinatario, entrambi riescono ad attivare meccanismi di trasmissione/ricezione di messaggi e possono anche eseguire la codifica/decodifica delle informazioni.

Per codifica (encoding) intendiamo la trasformazione di un'idea in un testo/messaggio, ha infatti caratteristiche che guidano la fruizione del ricevente (marcatori: passaggi chiave/ cues: suggerimenti per la giusta codifica); mentre per decodifica (decoding) intendiamo la fruizione del messaggio da parte del destinatario. Quest’ultimo viene definito il processo interpretativo e avviene quando c’è un incontro tra il lettore e il testo, il quale può avvenire in due situazioni diverse: in una situazione di consumo quando la fruizione è considerata passiva, limitata all’interpretazione letterale del testo; oppure in una situazione di ricerca/costruzione del significato quando avviene una fruizione attiva dove il testo fa da guida ad una interpretazione connotativa.

Queste due azioni di encoding e decoding formano un doppio flusso di comunicazione, cioè un processo di comunicazione mediale composto dalle due fasi di costruzione e interpretazione del testo.

All’interno della comunicazione sono presenti altri elementi come il canale che è lo strumento fisico tramite cui avviene la trasmissione dei messaggi, il feedback che si riferisce alla risposta di ritorno fornita dal destinatario, il contesto che rappresenta la situazione ambientale entro cui avviene lo scambio di messaggi e il rumore che esprime le possibili interferenze nella trasmissione dei messaggi.

Tutto questo è situato all’interno del più generale processo di comunicazione, il quale inizia quando un emittente concepisce un messaggio, lo codifica e lo trasmette tramite un canale ad un ricevente.

Teorie sugli studi dei processi comunicativi

Ci sono nove modelli/teorie che caratterizzano le analisi e gli studi dei processi comunicativi, e sono:

  • Modello della comunicazione di Lasswell o Modello delle 5W: fu elaborato nel 1948 dal sociologo americano Harold Lasswell e rappresenta uno schema descrittivo dell’atto comunicativo diviso in cinque punti/domande che trovano altrettanti oggetti di studio nella scienza della comunicazione. Lo schema è il seguente:
    • CHI DICE? (Who) Emittenti
    • CHE COSA? (say What) Messaggi
    • TRAMITE QUALE CANALE? (Which channel) Mezzi tecnici
    • A CHI? (to Whom) Audience
    • CON QUALE EFFETTO? (What effects) Effetti dei media
    Prestare attenzione a "chi dice" significa collocarsi nell’area di studio dell’emittenza, infatti il focus principale di questo modello è sull’emittente e sull’intenzionalità della comunicazione in cui l’audience gestisce solo l’effetto, non vengono quindi presi in considerazione il feedback e il contesto. I limiti di questa teoria sottolineano l’indipendenza e l’asimmetria dei ruoli di emittente e ricevente, in quanto il primo viene sempre rappresentato con un ruolo attivo ed è l’unico a prendere l’iniziativa di cominciare un processo comunicativo, mentre il ricevente viene investito passivamente dagli effetti della comunicazione senza alcuna possibilità di replica. Questo ci mostra, erroneamente, la comunicazione come un processo a senso unico.
  • Teoria dell’informazione di Shannon e Weaver: modello matematico elaborato dai due ingegneri Claude Shannon e Warren Weaver nel 1949, i quali studiarono questo modello tecnico per la trasmissione dei segnali che prescinde dal contenuto, concentrandosi sui criteri di efficienza della trasmissione e che non crea rumore. Così come per la teoria del proiettile magico (1920), questa teoria di Shannon e Weaver applicata ai media tralascia completamente l’analisi del destinatario e si focalizza interamente su come viaggia il segnale. Il modello è composto da diversi elementi:
    • messaggio segnale segnale ricevuto messaggio ricevuto
    • SORGENTE → CODIFICATORE → CANALE → DECODIFICATORE → DESTINATARIO
    • ↑ rumore
    L’obiettivo di questo modello è quello di studiare le strategie migliori affinché il messaggio arrivi sano e salvo al destinatario. La teoria prevede tre ordini di problemi legati all’analisi della comunicazione:
    • Livello A: problemi tecnici per la corretta trasmissione tecnica della comunicazione;
    • Livello B: problemi semantici per la corretta comprensione del messaggio;
    • Livello C: problemi inerenti l’efficacia in termini di ricezione e comprensione da parte del ricevente.
    Secondo Shannon e Weaver la quantità di informazione è una misura dell’effetto sorpresa del messaggio, nel senso che quando accade un avvenimento prevedibile (come il sorgere del sole) questo non crea nessuna informazione, mentre quando succede un avvenimento imprevisto (come un’inondazione) questo provoca un effetto sorpresa ed un conseguente elevato livello di informazioni. Perciò è corretto dire che la quantità di informazione è direttamente proporzionale all’effetto sorpresa, meno è probabile qualcosa e più il livello di informazione è alto. Questa visione è identificabile nei concetti di ridondanza (messaggio prevedibile con poca informazione) e di entropia (messaggio imprevedibile con tanta informazione).
  • Modello della comunicazione di Gerbner: modello della comunicazione sviluppato da George Gerbner nel 1956, il quale prende il modello di Shannon e Weaver e aggiunge l’analisi del significato e i processi di costruzione del significato in un processo di comunicazione. Questo modello analizza quindi il processo comunicativo collocato nel contesto delle comunicazioni di massa. Il modello si sviluppa così:
    • percepito da genera convertita
    • evento (E) → soggetto (M) → percezione (E1) → messaggio/segnale con contenuto E e forma (S)
    • scelta canale → interazione con ricevente (M2) → messaggio crea significato (SE1)
  • Modello ABX di NewComb: modello ideato da Theodore Newcomb nel 1953 in cui ci viene presentato uno schema triangolare con ai vertici A e B (soggetti che comunicano, sono contemporaneamente emittenti e riceventi grazie alla bidirezionalità della comunicazione) e X (situazione sociale che influenza l’atto comunicativo), questi elementi sono interdipendenti perciò se cambia uno cambiano poi tutti. Questo fu il primo modello che prende il processo di comunicazione e lo colloca all’interno della società, questo perché Newcomb credeva che la comunicazione avesse il compito di mantenere l’equilibrio nel sistema sociale.
  • Modello della comunicazione di Westley e MacLean: questo modello fu progettato da Bruce Westley e Malcolm MacLean nel 1957, i quali presero il modello di Newcomb e ci aggiunsero la funzione comunicativa redazionale (C), cioè il processo decisionale su cosa e come comunicare. In questo caso i soggetti A e B si allontanano tra loro, ma il soggetto emittente A si avvicina a C e diventano determinanti, nel mentre B diventa l’audience meno influente.
  • Modello della comunicazione dei Riley: John e Matilda Riley nel 1959 elaborarono questo modello della comunicazione che vede il processo comunicativo inserito totalmente nel sistema sociale di cui ne è parte integrante. Il modello prevede tre ordini sociali che influenzano il processo di invio, ricezione e scambio tra emittente e ricevente:
    • Gruppo primario;
    • Struttura sociale più grande;
    • Sistema sociale nel suo insieme.
    Tutti questi elementi sono in una interazione dinamica dove i messaggi fluiscono in molte direzioni. Sia l’emittente E che il ricevente R sono influenzati dall’ordine sociale in cui sono inseriti. Quindi in questo modello il pubblico non è isolato ma è costituito da riceventi in relazione fra loro.
  • Modello della comunicazione di Schramm: Wilbur Schramm prese il modello di Shannon e Weaver e lo implementò concentrandosi sulla descrizione della complessità e della variabilità del processo di comunicazione. Infatti il focus del modello è sulla rilevanza sociale delle comunicazioni di massa e sul concetto di interdipendenza del ciclo comunicativo. All’interno del modello è centrale il concetto di esperienze in comune per eseguire la codifica/decodifica del messaggio. Il modello quindi passa da lineare a circolare, grazie al processo di feedback, e si focalizza sempre più sul campo di esperienza in comune fra l’emittente e il destinatario, elemento che consente l’attivazione dell’esperienza comunicativa. Sempre grazie al feedback, entrambi i poli sono sia emittenti che destinatari e attivano quindi processi di codifica e decodifica dei messaggi creando così il nuovo modello circolare.
  • Modello della comunicazione SMCR di Berlo: David Berlo, nel 1960, creò il modello SMCR partendo proprio dall’acronimo delle iniziali degli elementi che lo compongono: Sorgente, Messaggio, Canale e Ricevente. Il focus è mirato sull’importanza della cultura e del sistema sociale in cui si svolge la comunicazione, e la riuscita del processo comunicativo dipende dall’interazione tra le abilità del mittente e quelle del ricevente.
  • Modello di Jakobson: Nel 1956 il linguista Roman Jakobson individua degli elementi che si trovano in ogni comunicazione linguistica, come: emittente, destinatario, canale, messaggio, codice e contesto. Ad ognuno di questi elementi corrisponde una diversa funzione del linguaggio:
    • Emittente - Funzione emotiva: riguarda la capacità di comunicare emozioni, sentimenti e il proprio status che l’emittente pone nel messaggio che codifica;
    • Canale - Funzione fatica: si riferisce al mantenimento della relazione tra emittente e destinatario, quindi quando si pone l’attenzione sul funzionamento del canale utilizzato;
    • Messaggio - Funzione poetica: si realizza quando la comunicazione ha come oggetto il messaggio, quindi si pone l’attenzione sull’aspetto fonico delle parole o sui vocaboli usati;
    • Codice - Funzione metalinguistica: si realizza quando la comunicazione ha come oggetto il codice usato, quindi quando all’interno del messaggio ci sono elementi che definiscono/ridefiniscono il codice stesso;
    • Contesto - Funzione referenziale: mira verso il contesto generale, perciò quando il messaggio rimanda all’universo delle cose di cui parla;
    • Destinatario - Funzione conativa: riguarda l’effetto del messaggio sul destinatario, cioè quando l’emittente cerca di influire sul destinatario (propaganda/persuasione).

Concetto di massa

Dopo aver analizzato approfonditamente il concetto di comunicazione e le diverse teorie su di essa, passiamo ora a parlare del concetto di massa. La massa viene definita come un’aggregazione dove l’individualità sparisce, c’è quindi un’opposizione tra l’individuo e la massa, la quale crea omogeneizzazione.

Questa forma aggregativa ha portato, tra la fine dell’800 e l’inizio del 900, alla nascita della società di massa. I fattori determinanti per la sua nascita sono:

  • Forte aumento demografico dovuto al miglioramento dello stile di vita e delle condizioni igieniche;
  • Concentrazione della popolazione nelle metropoli in quanto luoghi di produttività e intrattenimento;
  • Diffusione della scuola anche tra i ceti meno abbienti;
  • Accesso universale al voto;
  • Produzione industriale standardizzata col modello di Taylor;
  • Nascita dei sistemi di comunicazione di massa (mass media).

Proprio quest'ultimo punto fece nascere diverse prime impressioni sulla comunicazione di massa, evidenziando ulteriormente l’aspetto omologante, passivizzante, manipolatorio e centralizzante degli all’ora nascenti mass media; queste considerazioni facevano sì che venne diffusa l’idea che i mass media si rivolgessero ad un pubblico atomizzato, indifferenziato e ampio. Questa connotazione negativa fece nascere il pensiero che i mass media stessero annullando la distinzione fra la cultura alta e la cultura bassa, creando così una nuova cultura popolare.

Successivamente iniziarono a diffondersi diverse interpretazioni sul fenomeno della nascente società di massa, tra cui:

  • "L’individuo non è più lui medesimo, ma un automa che la volontà non può più guidare. Ciò che più ci colpisce di una massa psicologica è che gli individui che la compongono acquistano una sorta di anima collettiva per il solo fatto di trasformarsi in massa. Tale anima li fa sentire, pensare e agire in un modo del tutto diverso da come ciascuno di loro - isolatamente - sentirebbe, penserebbe e agirebbe. (...) Ci si ingannerebbe, d’altro lato, sulla psicologia delle folle, se si credesse che vi predominino gli istinti rivoluzionari. Solo le loro violenze ci illudono su questo punto. Ma le esplosioni rivoltose e distruttrici son sempre molto effimere. L’influsso prevalente dell’inconscio che si identifica con quello di eredità secolari, rende le folle estremamente conservatrici. Abbandonate a sé stesse esse si stancano presto dai loro disordini e si dirigono d’istinto verso la servitù. (...) La storia delle rivoluzioni popolari è quasi incomprensibile se non ci si rende conto degli istinti profondamente conservatori delle folle. Esse vogliono certo cambiare il nome delle loro istituzioni, e giungono talvolta a compiere violente rivoluzioni per ottenere tali cambiamenti; ma la sostanza di queste istituzioni corrisponde ai bisogni ereditari della razza ed esse son come costrette a ritornarvi sempre. La loro incessante mobilità non opera che sulle cose superficiali. In realtà, esse hanno degli istinti conservatori irriducibili, e, come tutti i primitivi, un rispetto feticista per le tradizioni, un orrore incosciente per le novità capaci di modificare le loro condizioni d’esistenza. (...) La personalità cosciente tende a svanire; predominio della personalità inconscia, orientamento per via di suggestione e di contagio di sentimenti ed idee tendenti in uno stesso senso, tendenza a trasformare immediatamente in atti le idee suggerite – tali sono i principali caratteri dell’individuo in massa. L’individuo non è più lui medesimo, ma un automa che la volontà non può più guidare."

L’interpretazione di Gustave Le Bon (1895) analizza il fenomeno della folla con un approccio psicologico, evidenziando come essa fa perdere all’individuo la propria capacità di controllo razionale degli eventi diventano così un soggetto facilmente manipolabile, un automa senza la capacità di scegliere liberamente. Le Bon sottolinea anche la contrapposizione nel comportamento degli individui quando essi operano singolarmente e quando sono in gruppo, la loro razionalità individuale da un lato e il comportamento spersonalizzato dall’altro. Inoltre viene fatta luce sul comportamento strettamente conservatore e resistente delle folle, incapaci di cambiamenti radicali, senza tendenze rivoluzionarie e ostili alle novità.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federicazanchetta289 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e tecniche delle comunicazioni di massa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Guglielmo Marconi di Roma o del prof Morreale Domenico.
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