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Tecnica professionale: basi e fiscalità differita

Lezione del 22 febbraio 2019

Scritture rettificative di assestamento

Vi sono 4 categorie:

  • Rettifiche di imputazione: quote da imputare (ratei attivi/passivi) non vi è ancora stata la rilevazione contabile.
  • Rettifiche di storno: costi o ricavi già rilevati contabilmente che non sono in tutto o in parte di competenza dell’esercizio (risconti attivi/passivi).
    • Distinto risconti
    • Indistinto capitalizzazioni e rimanenze
  • Rettifiche di valore di elementi patrimoniali attivi: ammortamenti, rivalutazioni, svalutazioni.
  • Accantonamenti per rischi e oneri

Scritture rettificative di chiusura dei conti

In questa seconda fase chiudiamo i conti con saldo dare in avere e viceversa, con questa scrittura del conto economico epilogativo chiudiamo tutti i conti di costo e ricavo e li ribaltiamo all’interno del mega-conto “conto economico epilogativo”.

Calcolo del saldo “conto economico epilogativo”

Da ciò emerge o la perdita o l’utile d’esercizio che porta alla chiusura del conto economico epilogativo.

Chiusura generale dei conti

Si fa il calcolo totale del conto e si vanno a chiudere i singoli conti. Subito dopo si riporterà in vita la contabilità nell’anno contabile successivo.

Riaprire la contabilità

Svolgere 4 fasi:

  • Apertura generale dei conti: ricreo i conti delle attività e i conti delle passività rispettivamente in dare e in avere.
  • Epilogo rettifiche iniziali di magazzino ai conti variazione rimanenze comporta di andare a chiudere il conto di stato patrimoniale (conto che è stato aperto nella prima fase) per rinviarle nel conto economico.
  • Epilogo risconti attivi/passivi ai conti di costo/ricavo si trasferisce nel conto economico il cost/ricavo che è stato rinviato.
  • Chiusura conti numerari transitori al verificarsi della manifestazione numeraria contabilizzazione dei documenti definitivi relativa alle quote di costi/ricavi (ratei) o ai costi/ricavi (partite da liquidare).

Partite da liquidare

Perviene una fattura per 1000,00 euro di competenza dell’esercizio precedente che era stata accertata in sede di chiusura per 800,00 euro.

31/12/anno n acquisti a fatture da ricevere 800

01/01/anno n+1 diversi a fornitore 1000 fatture da ricevere 800 sopravvenienza attiva 200

Pagamento delle imposte sul reddito (saldo) con il modello F24 in via telematica: 16/06/anno n debiti tributari a banca

Utilizzo dei fondi

  • TFR;
  • Svalutazione crediti;
  • Altri fondi.

Il TFR può:

  • Essere gestito direttamente in azienda questo movimento di costo non è monetario, perché non vi è un’uscita di denaro.
  • Devoluto a fondi esterni o alla tesoreria INPS in questo caso vi è un’uscita monetaria. Vi sono dei casi in cui l’azienda è obbligata a versarlo a enti esterni o alla tesoreria INPS oppure può essere il dipendente stesso a richiederlo.

Il TFR è un’imposta sostitutiva sulla rivalutazione. Si prende la retribuzione annua e la si divide per 13.5, questo perché alcuni lavoratori ricevono lo stipendio per 13 mesi e altri per 14 mesi (tredicesima e quattordicesima). A questa divisione si aggiunge la rivalutazione del TFR al primo di gennaio (su quello stock di denaro, l’ammontare accumulato ogni anno presso l’azienda viene riconosciuta una rivalutazione, una sorta di interesse). Questa rivalutazione si calcola al tasso fisso di 1.5% + 75% sul TRF al 31/12 della valutazione dell’inflazione. ′ = ( ) + 1/13,5 31′ 1 = 1,5 % + 75% ′12

Il TFR nel momento in cui il lavoratore se ne va dall’azienda, questa somma di denaro accumulata negli anni ha una duplice formazione:

  • Somma delle quote accantonate ogni anno l’erario le tasserà quando il dipendente la riscatterà.
  • Somma di tutte le rivalutazioni avvenute ogni anno somma dei rendimenti che per il dipendente è un provento finanziario, allora l’erario assoggetta a tassazione subito, anno per anno, il provento finanziario.

L’impresa al 16/12 dell’anno in chiusura (quando non sa l’importo preciso della rivalutazione) deve versare un acconto sulla tassa relativa alla rivalutazione.

Utilizzo fondo svalutazione crediti

Incasso di un credito dell’esercizio precedente dal valore nominale di 2000,00 euro e incasso di 1500 euro a titolo definitivo.

Caso in cui non avevo svalutato il credito in passato:

Caso in cui avevo svalutato il credito in passato per 500:

Utilizzo fondi rischi di garanzia

Destinazione dell’utile e la copertura delle perdite

  • Destinazione dell’utile: distribuzione dei soci, remunerazione degli amministratori, incremento delle riserve del patrimonio netto (in questo caso l’utile resta in azienda, autofinanziamento in senso stretto, autofinanziamento). Riserva legale: a questa riserva va accantonato il 5% dell’utile ogni anno fino al raggiungimento del 20% del capitale sociale.
  • Pagamento degli azionisti: è su base trimestrale entro il giorno 16 del mese successivo alla chiusura del trimestre. Sulla distribuzione di utile dall’1/1/2018 tutte le volte che si paga un dividendo ad una persona fisica residente in Italia vi è la ritenuta del 26% indifferentemente che si parli di partecipazioni qualificate o non qualificate, il legislatore ha previsto un periodo transitorio per gli utili derivanti da prima del 2018 fino al 2021 avranno ancora il regime vecchio.

Copertura della perdita dell’esercizio

  • Perdita che viene rinviata
  • Copertura con utilizzo delle riserve
  • Riduzione del capitale sociale
  • Versamento soci in c/copertura perdite

Lezione 27 febbraio 2019

La dismissione dei beni ammortizzabili

Cessione a titolo oneroso: la vendita di un impianto. Dal punto di vista contabile sarebbe più giusto effettuare anche un ammortamento di periodo visto che l’impianto non è stato venduto a inizio esercizio. Supponiamo che questo ammortamento di periodo sia di 500. Con la prima modalità ho una plusvalenza minore perché non ho effettuato l’ammortamento negli ultimi mesi di proprietà dell’impianto. Con il secondo metodo ho un valore della produzione (A) più alto. Se dovessi calcolare l’EBITDA (reddito operativo prima delle imposte vengono due risultati differenti nonostante l’utile/perdita alla fine risulti uguale. Di fronte a scelte contabili bisogna saper leggere nelle righe.

Perdita fornitura del bene

  • L’impianto era totalmente ammortizzato
  • L’impianto non era totalmente ammortizzato

Distruzione volontaria

Secondo specifiche procedure previste dalla normativa fiscale:

  • Distruzione volontaria: dal punto di vista contabile ci comportiamo esattamente come nella perdita fortuita.
  • Cessione dei beni come rottame: l’impresa prede questi beni e la cede ad un soggetto che acquisisce quei beni come rottami, per distruggerli. Da un punto di vista fiscale effettuo una cessione che ricalca la modalità della cessione a titolo oneroso. La cessione del bene come rottame comporta che noi emettiamo una fattura nei confronti di chi acquisisce questi beni. Dal punto di vista fiscale è un’operazione particolare dal punto di vista dell’iva, si applica il “reverse charge” o inversione contabile. Questo meccanismo prevede che il soggetto debitore dell’IVA non è chi effettua la cessione ma il soggetto cessionario, ovvero colui che riceve. Il soggetto che acquista: Il meccanismo dell’inversione contabile serve ad evitare le frodi e evitare rischi per l’erario. Questo metodo è stato esteso al settore dell’edilizia, settore della vendita a imprese di apparecchiature elettroniche, settore dei rottami. Oggi con la fatturazione elettronica l’erario viene subito a sapere l’iva a credito o a debito che portano le fatture elettroniche.

La fiscalità differita

Il problema delle “imposte differite” sorge nel bilancio d’esercizio quando si verifica una differenza tra:

  • Il risultato prima delle imposte, rilevato nel conto economico redatto con le norme del Codice Civile;
  • Il reddito imponibile ai fini fiscali, o base imponibile per il calcolo dell’IRES.

In tale situazione, infatti, le imposte “correnti” o “imposte dovute”, cioè le imposte che devono essere versate in sede di dichiarazione dei redditi ed iscritte nella voce n. 20 del conto economico (Imposte sul reddito d’esercizio, correnti, differite e anticipate), non coincidono con le “imposte di competenza”, cioè con le imposte determinate applicando l’aliquota vigente d’imposta al risultato prima delle imposte iscritto nel bilancio d’esercizio. Quando parliamo di imposte differite stiamo parlando di un tema contabile. Non sempre le imposte calcolate secondo le regole fiscali vanno sempre d’accordo con la competenza economica. La base imponibile fiscale non è uguale all’utile ante imposte presente sul conto economico. Le imposte che si calcolano nella dichiarazione dei redditi e che vanno versate all’erario (si chiamano: imposte correnti, imposte dovute, imposte liquidate, ecc.) non coincidono con le imposte di competenza.

Le differenze tra il risultato prima delle imposte e il reddito imponibile possono essere:

  • Permanenti: Le differenze permanenti sono le differenze tra il risultato prima delle imposte ed il reddito imponibile che sorgono in un determinato esercizio e che non hanno alcun effetto negli esercizi successivi. Sono quelle differenze tra il risultato prima delle imposte e il reddito imponibile in più o in meno e non hanno effetto negli anni successivi, sono definitive, si chiudono in quella situazione specifica. Tali differenze sono rappresentate da:
    • Costi fiscalmente non deducibili nel conto economico ci sono dei costi per l’utilizzo di autovetture che vengono utilizzate ad esempio dai commerciali per andare dai clienti. L’azienda sostiene dei costi che vanno rilevati contabilmente, per il fisco all’80% non esistono. Questa variazione aumenta il reddito imponibile.
    • Ricavi non imponibili, ad esempio determinati contributi erogati da enti pubblici, proventi finanziari.

Tali differenze non originano alcuna anticipazione o posticipazione d’imposta, in quanto non hanno alcun riflesso nei futuri esercizi. Tali differenze non danno origine ad alcuna correzione contabile dell’importo delle “imposte correnti o dovute” iscritte nel conto economico. Quando vi sono delle differenze permanenti, l’utile di bilancio differisce dal reddito imponibile, ma non riflessi nei futuri esercizi. Non mi creano quindi altre problematiche, di imposte differite. NO IMPOSTE DIFFERITE.

  • Temporali: È molto frequente che si siano differenze di natura provvisoria, temporale, cioè differenze che spostano solo nel tempo l’imposta dovuta o l’imposta da recuperare, di solito a favore dell’erario. Queste differenze sono destinate a essere riassorbite nel calcolo del reddito imponibile futuro e non quello attuale. L’effetto di una variazione temporanea oggi ad esempio può essere zero, ma verrà poi recuperata nel domani. Una differenza temporale si genera quando a competenza civilistica di una componente reddituale differisce da quella fiscale, ossia quando un costo (o ricavo) viene ammesso in deduzione (o assoggettato a tassazione) in un esercizio diverso da quello in cui viene iscritto nel conto economico civilistico. Per sua natura, una differenza temporale determina una variazione di segno opposto nei redditi imponibili dei successivi esercizi. Queste differenze si creano quando la competenza civilistica di una componente reddituale differisce da quella fiscale. Questa differenza deve trovare rilevazione nell’ambito del conto economico per competenza. Una differenza temporale può essere:
    • Deducibile nei successivi esercizi: quando comporta una riduzione dei redditi imponibili futuri a fronte di un aumento del reddito imponibile attuale (es. i costi a deducibilità differita o ricavi tassati anticipatamente). Imposte differite attive nell’anno in cui nascono hanno un segno + perché devono bilanciare le imposte pagate che saranno più alte. Vengono spesso chiamate imposte anticipate.
    • Tassabile nei successivi esercizi: quando comporta un incremento dei redditi imponibili futuri a fronte di una riduzione del reddito imponibile attuale (es. ricavi ad imponibilità differita o costi dedotti anticipatamente). Imposte differite passive vengono chiamate imposte differite.

Esempi di differenze nel conto economico

  • In un conto economico dove ci sono solo variazione permanente la voce imposte di competenza è la percentuale fiscale applicata all’utile d’esercizio.
  • Non ci sono differenze imponibili. Utile ante-imposte 1.000 IRES 24% 240 Imposte correnti = imposte di competenza Conto economico: L’aliquota effettiva è del 24%
  • Presenza di differenze permanenti. Utile ante imposte diverso dal reddito imponibile (esempio delle sanzioni fiscali) Imposte correnti = imposte di competenza Conto economico: L’aliquota effettiva in questo caso sarebbe del 28,8%
  • Esempio solo con le differenze permanenti: Dentro ai costi ci sono 50 di costi non deducibili permanenti 500 + 50 = 550 IRES = 132 → all’imposta corrente.
  • Presenza di differenze temporanee: Utile ante imposte diverso dal reddito imponibile Imposta corrente diversa dall’imposta di competenza Aliquota teorica = aliquota effettiva in assenza di differenze permanenti Anno 1 100 sono di costi per compensi a favore degli amministratori, se non sono ancora stati corrisposti, perché spesso gli amministratori lo incassano i primi mesi dell'anno successivo.

Lezione del 1 marzo 2019

Le imposte di competenza contengono:

  • Imposte correnti (-);
  • Imposte anticipate (+);
  • Imposte differite (-).

Scritture contabili relative alle imposte correnti anticipate e differite

  • Imposte correnti: Caso tipico: interessi attivi l’impresa subisce una ritenuta a titolo di acconto. Vi sono due metodi di contabilizzazione:
    • Prima modalità di contabilizzazione: Versamento acconti nell’anno Ritenute subite Rileviamo il nostro debito Rileviamo lo scomputo ritenute subite
    • Seconda modalità di contabilizzazione: quella più utilizzata, essa prevede che quando si versano gli acconti esso rappresenta un credito verso l’erario. Versamento Ritenute subite come nella modalità 1 Rilevazione imposte correnti 1200 Scomputo degli acconti e delle ritenute subite I due metodi danno lo stesso risultato finale: i debiti tributari si chiudono con 200 e l’IRES si chiude con 1200. Il secondo percorso è quello più utilizzato nella pratica.

Come faccio a capire quale metodo si sta utilizzando? Nel primo bilancio di verifica o mi trovo gli acconti a conto economico oppure me li trovo tra i crediti. Nel primo metodo gli acconti sono stati messi a conto acconti, mentre nel secondo troverò la voce “erario conto acconti IRES” cioè un credito.

  • Rilevazione imposte anticipate
    • Imposte anticipate nell’esercizi
    • Utilizzo le imposte anticipate rilevate in precedenti esercizi

Calcolo del reddito d’impresa DPR 917/1986 testo unico sulle imposte sui redditi T.U.I.R IRES imposta sul reddito delle società. Essa viene tratta in ambito di:

  • Art 72 161 titolo II IRES
  • Art 162 184 titolo III disposizioni generali:
    • Art 164 trattamento della fiscalità degli autoveicoli
    • Capo III 170/177 operazioni straordinarie.

Base imponibile si applica l’imposta sul reddito complessivo netto (art 75 Periodo d’imposta (Art 76) esercizio di gestione della società Aliquota d’imposta (art 77) Aliquota del 24% Scomputo acconti (art. 79) dall’imposta si scomputano gli acconti versati e le ritenute subite Reddito complessivo (art. 81) reddito complessivo e base imponibile. Art 83 dice come si determina il reddito complessivo. Art. 84 affronta il riporto delle perdite. Quando un’impresa ha un reddito negativo si trova in situazione di perdita fiscale, nell’anno successivo si potrà ridurre il reddito per l’anno prima, devono essere perdite fiscali, cioè che emergono dall’aspetto fiscale. Ci sono aziende che possono essere in perdita dal punto di vista economico, ma essere in utile dal punto di vista fiscale. Risultato di bilancio è diverso da risultato fiscale. Art 85 definisce cosa sono per il fisco i ricavi: Costituiscono ricavi:

  • Corrispettivi, cessioni di beni/prestazione di servizi la cui prod
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MorenaD di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecnica professionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Braja Eugenio.
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