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Appunti di storia economica

La società preindustriale e le rivoluzioni industriali

Anno 1994
Francesco Balletta
Seconda edizione
Prof: Ennio De Simone

La popolazione

Dalla seconda metà del '700 allo scoppio della prima guerra mondiale in Europa, negli Stati Uniti d’America e in Giappone si sono verificati mutamenti economici e sociali di tale portata da essere definiti rivoluzione industriale. I primi ad applicare il termine rivoluzione ai fatti economici furono Engels e Marx.

La rivoluzione industriale si riferisce ai mutamenti che si ebbero nell’arco di alcuni decenni (da 40 a 70 anni) nella vita economica e sociale di uno o più stati. Essa riguarda le innovazioni della popolazione, in agricoltura, nelle industrie, nelle vie e mezzi di comunicazione, nel sistema monetario e bancario. Non è facile stabilire con precisione la data di avvio della rivoluzione industriale in un paese, ossia il momento del decollo, o del take off, dello sviluppo, poiché non tutti i suoi aspetti si manifestarono contemporaneamente.

Si può parlare di rivoluzione solo quando le innovazioni tecniche della produzione e dell’organizzazione delle aziende coinvolsero più settori dell’economia (agricoltura, industria, ecc.) ed ebbero una sufficiente diffusione. Per meglio illustrare il significato di rivoluzione industriale è opportuno trattare gli argomenti della popolazione, dei fattori della produzione e dell’organizzazione del lavoro.

Dal XIV al XVIII secolo la popolazione europea subì diversi cambiamenti: diminuì nel Trecento e nel Quattrocento, crebbe nel Cinquecento; la crescita rallentò nel secolo successivo e nel Settecento prima rallentò e poi rapido fu l’incremento. Prima del XVIII secolo vi era un’elevata natalità ed una altrettanto elevata mortalità causata dalle frequenti epidemie, guerre e carestie. La popolazione era divisa in due parti: i ricchi, prevalentemente aristocratici, erano poco numerosi; i poveri, in larga parte contadini, costituivano la maggioranza. I ricchi mangiavano a sazietà, avevano numerosi servi e lavoravano poco. I poveri lavoravano molto e soffrivano la fame.

Tra i meno poveri vi erano gli artigiani e gli esercenti le arti libere: medici, avvocati, farmacisti, banchieri, ecc. Il numero dei mendicanti variava in base all’andamento dei raccolti agricoli, alle epidemie, e in generale, in relazione alle condizioni economiche dei paesi in cui vivevano. La manodopera agricola e quella impiegata nell’artigianato percepiva compensi molto bassi, per la produttività del lavoro effettuato senza l’impiego di macchine e per l’abbondante offerta di braccia. Quanto più basso è il livello del reddito tanto più elevata è l’incidenza della spesa per l’alimentazione; il contadino spendeva il 60 per cento dei propri guadagni per l’alimentazione, mentre il ricco spendeva meno del 10 per cento. L’analfabetismo era diffuso.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rosa sonia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi del Sannio o del prof De Simone Ennio.
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