Appunti di storia della lingua latina
Il corso si propone di fornire una visione il più completa possibile dell'evoluzione della lingua latina nel corso del tempo, dalle primissime attestazioni alla piena età imperiale. L'obiettivo è quello di cercare di concepire il latino esattamente quale lingua parlata da una specifica comunità linguistica nel corso di un certo periodo storico. Si metterà in risalto come la realtà linguistica latina sia molto più complessa di quella proposta dal normale insegnamento scolastico, incentrato prevalentemente sul latino classico, testimoniato dalle opere letterarie ufficiali. Quella che ne risulta è una visione "bidimensionale", parziale della lingua, in quanto non si dà conto delle variazioni cui questa va incontro nel corso del tempo (prospettiva diacronica), né delle variazioni a seconda della classe sociale del parlante (prospettiva diastratica), né delle variazioni a seconda del mezzo di comunicazione utilizzato (prospettiva diamesica), né, infine, delle variazioni che possono sussistere a seconda dell'area geografica di provenienza del parlante (prospettiva diatopica).
Autori antichi e il latino parlato
Ci sono autori antichi che possono aiutarci ad accedere a notizie ulteriori sulla lingua latina. Per esempio, ci aspettiamo che il latino di Plauto sia un latino arcaico, abbastanza semplice e quotidiano: la commedia latina deve risultare, infatti, più vicina al parlato, ricca di espressioni gergali o comunque di uso quotidiano. Allo stesso tempo, però, Plauto scrive in poesia, egli è un autore eminentemente lirico (al punto che diventerà modello per la lirica di Catullo). Uno degli strumenti comici più usati da Plauto è la para-tragedia, ovvero una forma parodica della tragedia. Dunque, anche un autore essenzialmente comico può presentare nelle sue opere elementi di poesia aulica.
Anche per quanto riguarda l'opera di Catullo, molti sono gli elementi che rimandano al parlato, ma il suo latino non è certo un'immagine fedele del latino parlato al suo tempo, essendo comunque la sua una produzione linguistica artificiale e studiata. Ancora, Livio Andronico è considerato il più antico autore latino, ma dovremmo specificare l'autore latino più antico a noi noto, non di certo il primo. Anche nelle sue opere, dunque, troviamo delle forme, delle espressioni linguistiche che rimandano ad un'epoca precedente all'autore stesso. Per questo motivo, si dice che il suo non è solo un latino arcaico, ma è anche un latino arcaizzante.
Petronio propone un latino ricco di "errori" normativi; egli mette insieme registri stilistici diversissimi, talvolta anche grecismi o solecismi, per ottenere un pastiche, uno specchio dei molteplici strati socioculturali della società a lui contemporanea.
Ci sono, poi, autori particolarmente multiformi. Pensiamo per esempio a Cicerone, il quale nelle lettere presenta un latino molto colloquiale, estremamente diverso rispetto al sermo articolato e retoricamente brillante delle sue orazioni pubbliche. Ancora, Agostino viene spesso usato come fonte per conoscere il latino popolare del V secolo d.C., quando di fatto egli utilizza un latino sicuramente tardo, ma non popolare (pensiamo, per esempio, ai suoi Sermones).
Fonti specifiche sull'evoluzione del latino
Rispetto agli autori canonici e al latino normativo dell'epoca classica (dunque, il periodo storico a cavallo I sec a.C. e I sec. d.C.) insegnato a scuola, ci sono altre fonti ancora più specifiche per capire, in maniera più diretta, l'evolversi del latino nel tempo:
- Le iscrizioni;
- I graffiti, che si possono vedere come delle "ombre" del latino dell'uso;
- Incisioni sulle lamine;
- Ostraka, ovvero cocci di vaso usati per scambiarsi rapidi messaggi;
- Scritte su papiri;
- Tavolette lignee.
Si tratta di fonti che per essere reperite necessitano della collaborazione di archeologia ed epigrafia, di cui la papirologia è un sottoinsieme.
Iscrizioni e graffiti
Alcune iscrizioni sono documenti di carattere ufficiale, fatti per dare informazioni specifiche e accertate dall'autorità vigente. Su questi troviamo un latino curiale, giuridico: una lingua sempre in "ritardo", distante dal latino parlato (quello che oggi spesso si indica con "burocratese") in quanto adotta un registro solenne, spesso retrogrado a livello lessicale e morfologico (ricordiamo che per la mentalità latina ciò che è antico è sempre buono, positivo, mentre il nuovo è visto sempre come fonte di pericolo, di errore).
Un esempio può essere dato dalle leggi delle XII tavole - che Cicerone definiva carmen necessarium, ad indicare una "formula di riuso" che tutti i bambini dovevano imparare a memoria, senza spesso capirne il vero significato: i testi di tali leggi, sebbene scritti nel I sec a.C, presentano forme diverse, tendenzialmente arcaiche rispetto al latino classico.
Le iscrizioni più antiche sono:
- Fibula prenestina: risalente al VII sec a.C, poi per un certo periodo la si riteneva falsa; in tempi più recenti si ritiene possibile che la fibula sia autentica. Se è così, essa è il manufatto più antico che riporta una scritta in latino: "manios med fefhaked numasioi". Troviamo qui una grafia etrusca; un perfetto raddoppiato (fhefhak- al posto del perfetto ad alternanza apofonica feci); antico dativo in -oi; acc. con deittica, ovvero che indica qualcuno o qualcosa.
- Lapis niger o cippo del foro, così chiamato perché era coperto da lastre di marmo nero e conterrebbe una maledizione per coloro che passano attraverso un certo recinto. Probabilmente si riferisce alla leggenda di Romolo e Remo. Si pensa che sia un monumento risalente alla prima metà del VI sec a.C, scritto secondo una scrittura "bustrofedica". Vi troviamo alcune forme arcaiche come quoi = cui; esed = esset o erit; sakros = sacer (la radice della parola non sembra essere originaria dell'indoeuropeo); recei (no distinzione grafica per velare sorda e velare sonora) = regi (dativo di rex); iouestod (dittongo ancora non chiuso e con d finale di ablativo che ancora non è caduta) = iusto.
- Vaso di Dueno, nome questo che indica la forma arcaica dell'aggettivo bonus. Si pensa risalga alla seconda metà del VI secolo a.C, composto in scriptio continua da destra verso sinistra. La scritta forse è una formula di buono o cattivo augurio. Varie forme arcaiche: uirco = uirgo; deiuos = deus; iouesat = iurat; med = me; mitat = mittat.
- Elogia Scipionum, III-II sec a.C: iscrizioni funerarie in saturni che lodano gli Scipioni sui sarcofagi contenenti la loro salma, ciascuna con dei titoli indicanti il nome e le onorificenze dei personaggi. Tra i titoli e i testi delle iscrizioni ci sono varie differenze, dovute spesso ad una discrepanza cronologica della stesura delle due parti dell'iscrizione.
- Senatusconsultum de Bacchanalibus, 186 a.C: legge che proibisce il culto di Bacco, perché potenzialmente sovversivo. Sapendo la data, gli studiosi capiscono che il latino in cui è stata scritta tale legge è molto più antico rispetto al latino usato effettivamente in quel tempo: no lingua arcaica, bensì arcaizzante, per conferire al documento una maggiore solennità agli occhi degli uomini del tempo.
Documenti di latino volgare
Altri documenti che ci danno testimonianza di latino volgare. Tutti risalgono all'era cristiana, tra I e II sec d.C:
- Graffiti (quelli meglio conservati provengono da Pompei): per esempio, "pupa que bela is, tibi me misit qui tuus es: uale". Rivolgendosi alla donna si usa il termine "bambola" [dal termine latino pupula deriva in italiano pupilla in quanto nella pupilla dell'occhio è possibile vedere una piccola immagine riflessa di ciò che si vede]. Per esprimere la bellezza della ragazza si utilizza l'aggettivo bela e non bella in quanto questo deriva dall'aggettivo bonus come suo diminutivo. Non si vuole sottolineare la bellezza della persona, ma il fatto che la ragazza è amata dal suo ragazzo. Notiamo, poi, la forma is invece che es—> confusione tipica del latino popolare tra i ed e breve oppure itacismo alla Magno greca. Altro esempio: "Aprodite ìssa" = "lei è bella come Afrodite". Ìssa = ipsa, la formula permane ancora oggi in alcuni dialetti meridionali. Inoltre non è segnata la spirantizzazione della p in f nel nome della dea dell'amore.
- Ci sono anche casi in cui si vuole usare un registro anche aulico: è possibile trovare graffiti che riportano citazioni o meglio echi/allusioni poetiche: "fullones ululamque cano, non arma virumque" = " io canto i tintori e la civetta, non le armi e gli eroi". Questo graffito testimonia la diffusione dell'Eneide anche negli strati sociali più bassi. ulula è il simbolo di Minerva, protettrice dei tintori.
Ostraka e tavolette lignee
Altri supporti per avere testimonianza di un latino più quotidiano, volgare sono:
- Ostraka: Lettere di Rustio Barbaro a Pompeo, provenienti dall'Egitto e risalenti al I-II sec. d.C. Dichiarazione di amicizia, in apparenza dal tono molto solenne, inserita in una richiesta di spedizione di merce (nello specifico della verdura). Opto deos = opto per deos; que = quae; scribes = scribis (confusione tra i ed e brevi nella seconda persona indicativo); habio = habeo (e breve; de unum ventrem accusativo invece che ablativo: utilizzo dell'accusativo come caso universale, tipico del parlato; la formula di saluto iniziale è standardizzata/cristallizzata, usata in maniera meccanica.
- Tabellae defixionum: pratica magica che consisteva nello scrivere su di una lamina di piombo (materiale questo che richiamava le realtà infere) un particolare tipo di testo, per scagliare maledizioni o ottenere l'amore di una persona, della quale si indicava il nome. Dopo avere scritto il testo si arrotolava la tabella e, possibilmente, la si gettava sotto il sarcofago di un morto di morte violenta. In quanto testi sacri, queste tabelle ci danno informazioni stilistiche proprie del latino sacrale o religioso. Sono tutte databili tra il II e il III secolo dopo Cristo
- Esempio 1: l'inizio è abbastanza corretto, secondo una formula di invocazione alla divinità standard; Iulia Faustilla = accusativo senza la propria desinenza; celerius = uso del comparativo in luogo del grado semplice con valore rafforzativo/intensivo: tendenza del parlato a sottolineare con molta forza una certa espressione; abias = habeas : perdita dell'aspirazione con trasformazione di e in i davanti a vocale breve.
- Esempio 2: in alcune parti troviamo forme addirittura arcaiche, in quanto l'uso di un latino arcaico aveva una funzione magica: la patina arcaica dà sempre maggior valore al testo. Accanto a questi ci sono anche esempi di forme volgari, di latino tardo: sermonare invece del deponente sermonari. Numerose sono le ripetizioni proprie di qualsiasi testo sacro/religioso. Item: formula usata per aggiungere nuove preghiere a quelle precedenti scritte nella stessa tabella. Frequente caduta della m dell'accusativo propria del latino parlato.
- Esempio 3: cumulo sinonimico insieme con asindeto; volontà di essere il più precisi possibile, invocando un gran numero di divinità e indicando il nome esatto della persona che si vuole attaccare. Diversi genitivi alla greca; caucadio = caucadius; vostrum=vestrum; Nimfas = Nimphas (scorretta trascrizione grafica, spesso associata ad una scorretta pronuncia).
- Tavolette di legno: sottili tavolette di corteccia non incise ma sovrascritto con inchiostro: Tavolette di Vindolanda, un avamposto romano in Scozia, poco lontano dal vallo di Adriano. Qui sono state trovate migliaia di lettere risalenti al I-II sec d.C.
- Esempio: invito di Claudia Severa alla sorella Sulpicia Lepidina (le donne acquisivano il nome del marito al momento del matrimonio, passando dalla tutela del padre o di un fratello a quella del marito) alla propria festa di compleanno. Uso abbastanza diffuso di paratassi (assenza di congiunzioni), con un registro stilistico tendenzialmente formale, controllato. Elemento tipico della lingua dell'uso in questo testo è, invece, il pleonasmo.
Papiri
- Papiri: Lettere del soldato Claudio Terenziano al padre Claudio Tiberiano. I due si scrivono alternativamente in greco e in latino, senza una sostanziale varietà di contenuti o di finalità: latino e greco sono essenzialmente intercambiabili per padre e figlio. Siamo in Egitto, intorno al 115 d.C.
Abes = habes; in imbolucum = in involucro: frequenti oscillazioni tra v e b, uso del caso accusativo come caso universale, al posto dell'ablativo; singlare formula di cui sappiamo davvero poco: sincope della u, forse ha valore numerale (un mantello) o può essere un particolare capo di abbigliamento.
Riflessioni metaletterarie e grammatici latini
Altro strumento fondamentale per avere informazioni in più sul latino sono le riflessioni metaletterarie di intellettuali e grammatici latini, a partire dallo studio dei testi letterari: da quando il latino diventa lingua ufficiale del Mediterraneo e dell'Italia intera (dal II sec a.C.) e c'è una produzione letteraria latina sostanziosa e affermata, si inizia a riflettere sulla lingua stessa, attraverso le scuole di grammatica soprattutto: volontà da parte di Roma di acquisire controllo capillare sui territori da lei dominati non solo attraverso le armi ma anche attraverso le scuole. Due principali scuole di pensiero:
- Scuola di Alessandria, che propone un'impostazione analogista nello studio della lingua, nella convinzione che la lingua sia una convenzione e dunque deve essere regolata dalla norma grammaticale;
- Scuola Pergamena, ispirata dal pensiero degli Stoici, per cui invece la lingua è correlata alla natura dell'uomo. Viene proposto un modello anomalista: a regolare la lingua deve essere l'uso dei parlanti e non la norma.
A Roma importano questo elemento di riflessione diversi personaggi:
- Elio Stilone (II-I a.C.);
- Varrone Reatino (116-27 a.C.), autore del De lingua latina. Varrone è per noi il primo latino a studiare la propria lingua in prospettiva diacronica. Nel fare ciò, egli concilia le teorie anomalista e analogista a seconda che studi il latino dal punto di vista sincronico o diacronico. Varrone, poi, crea la nomenclatura grammaticale, ottenuta attraverso un calco semantico dal greco;
- Remmio Palémone (I d.C.), maestro di Quintiliano. È autore di una ars per noi andata perduta, ma fortunatamente ripresa da un altro grammatico di IV secolo, Flavio Sosipatro Carisio: egli è il primo che suddivide il verbo latino nelle quattro coniugazioni latine, mostrando interesse per l'elemento della flessione delle parole;
- Elio Donato (IV sec d.C.): famoso anche per il suo lavoro di commento a diversi autori latini, egli struttura il suo studio dividendo le varie parti del discorso, secondo quel modo classificatorio ancora oggi in uso. Conosciamo una Ars Minor ed una Ars Maior dove Donato parla anche di interpunzione, di prosometria e dei principali tipi di errori: i barbarismi (errore di natura lessicale) e i solecismi (errore di natura sintattica);
- Prisciano (VI sec d.C.): Institutio de arte grammatica una summa del pensiero grammaticale antico, dove si propone la suddivisione ancora oggi usata dai linguisti tra fonetica, morfologia e sintassi. Numerosissime sono le citazioni di Prisciano tanto di autori antichi quanto di autori a lui contemporanei.
Lessicografi
- De verborum significatu di Verrio Flacco (età augustea): un dizionario incentrato sul lessico di autori arcaici. Si tratta di un glossario, epitomato, poi, da Festo (II sec d.C.). A sua volta il testo di Festo (mutilo) è stato epitomato da Paolo Diacono (VIII sec d.C.);
- Nonio (III-IV sec) autore di De compendiosa doctrina, una enciclopedia che dà però largo spazio all'analisi del lessico, del vocabolario latino;
- Isidoro (VII sec d.C.) autore delle Origines, in cui si spiega il significato delle varie parole.
Glossari
- Greco-latini (dizionari bilingui), molto frequenti nelle aree di confine, in cui il latino era affiancato dal greco:
- Hermeneumata Pseudodositheana (III sec d.C.): dialoghi riportati;
- Hermeneumata Montepessulana (IX sec d.C.).
- Latini:
- Glossario di Reichenau (VII-X sec d.C.): permette di avere un'idea dell'evoluzione del latino in epoca tarda.
- Antibarbari:
- Appendix Probi (VI-VII sec d.C.): elenco in cui si affiancano ai barbarismi le forme corrette, classiche delle parole.
- Differentiae verborum, strumenti della tarda antichità, talvolta anche di epoca medievale, utilizzati da coloro che non hanno più molta dimestichezza con il latino.
Dal protoindoeuropeo al protoromanzo
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