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Lingua e metrica latina livello B

Professoresse C. Riboldi, M. Agrillo, A. Casartelli
A.A. 2013/2014
Università Cattolica del Sacro Cuore, laurea in lettere moderne

Introduzione per lo studente

Questi appunti hanno l’obiettivo di illustrare i concetti più ostici della sintassi dei casi, del verbo e della frase come vengono spiegati a lezione. Le lezioni di lingua latina livello B si svolgono partendo dalla lettura di un testo letterario scelto dal docente, il quale legge un passo, lo traduce e lo commenta grammaticalmente. Riconosce, quindi, i costrutti sintattici, le preposizioni, le funzioni dei casi e le elenca all’alunno. Partendo dalle particolarità ritrovate nel testo enuncia la regola generale.

Questo è quello che si richiederà all’esame: si legge, si traduce correttamente (non copiare meccanicamente la traduzione a fronte!!! Rielaborare e saper costruire la frase), dopodiché il docente pone delle domande grammaticali in cui chiede di enunciare che complementi ci sono, come si costruiscono quei complementi, che proposizioni si trovano, come si costruiscono, a volte sono richiesti anche i paradigmi, che tipologia di verbo c’è, quali sono le sue particolarità. Se il testo è in poesia è richiesta la lettura metrica. La traduzione è importante, ma non come la grammatica: se non si ricorda un significato te lo dicono! Quello che conta è che si sappia enunciare correttamente le regole grammaticali e riconoscere i costrutti.

L’esame non è impossibile, però bisogna prepararsi al meglio. Un buon manuale, la propedeutica al latino universitario di Traina e gli appunti del corso sono gli strumenti indispensabili. Questi appunti, come detto, riportano le notazioni grammaticali che il docente ha effettuato. Per quanto riguarda il testo letterario e la traduzione cambiano di anno in anno, ma comunque il docente consiglia delle edizioni economiche con traduzione a fronte a cui far riferimento se impossibilitati a venire a lezione. Si consiglia di usare al massimo il libro, di sottolineare i costrutti, di usare i colori, di evidenziare le cose importanti per memorizzare al meglio.

Se il libro non è troppo pasticciato lo lasciano tenere anche all’esame, senza mettere di fronte un libro pulito. Tuttavia alcuni alunni hanno testimoniato che gli è stato cambiato il libro anche se non “pasticciato”. Non fate, quindi, affidamento sulle notazioni che scrivete a margine, né sui piccoli suggerimenti scritti a matita, poiché il libro potrebbe venire cambiato. Usate i colori e le notazioni solo per studiare.

Per quanto riguarda il manuale affidatevi ai consigli del docente, mostrategli quello di cui siete in possesso e chiedete conferma della sua validità. I migliori sono “Maiorum lingua” e “Sermo et humanitas” di Flocchini, Bacci. Teneteli sempre come miglior punto di riferimento e integrateli con gli appunti per verificare le divergenze. Per quanto riguarda la propedeutica leggetela studiando con attenzione i capitoli in cui si parla dei verbi anomali, dell’apofonia e della metrica.

Seminari e approfondimenti

Per la metrica è opportuno seguire il seminario della dottoressa Agrillo. Nel caso impossibilitati a seguirlo qui sono riportati i suoi appunti. L’importante è saper leggere, per l’esame di lingua. Per l’esame di letteratura, oltre a saper leggere, studiare anche la teoria perché potrebbe venir chiesto di scomporre un verso in sillabe e di costruire l’esametro o il pentametro. Per approfondire la metrica leggere il capitolo di Traina, e gli appunti di Milanese che la professoressa consiglia sempre a lezione o meglio quelli che Rivoltella pubblica sulla sua pagina personale.

Il seminario di Retorica, tenuto dalla dottoressa Casartelli, ha l’obiettivo di rafforzare la conoscenza delle figure retoriche che all’esame verrà richiesta. Si dovrà saper identificare le figure retoriche, citare la definizione e motivare la propria scelta. Occorre, quindi, studiare un apposito elenco di figure retoriche (come quello qui inserito) ed esercitarsi a trovarle nei testi letti.

Attenzione: i contenuti grammaticali appresi nel corso di latino livello A, o comunque che afferiscono alla sezione “morfologia del nome, del verbo, dell’aggettivo e del pronome” non vanno dimenticati. Ripassateli con cura, anche se raramente vengono chiesti, se non nelle loro particolarità. (pronomi indefiniti, pronomi determinativi, dimostrativi, particolarità declinazioni, verbi deponenti).

Preliminari e basilari consigli di grammatica

  • Studiare in modo intenso la grammatica, basandosi su questi appunti, sul manuale e sulla propedeutica
  • Solo dopo aver studiato la grammatica, leggere il testo latino assegnato
  • Tradurre il testo nel modo più letterale possibile, ma dando senso a quanto si dice
  • Identificare i costrutti grammaticali, i complementi e i verbi
  • Saper enunciare correttamente e in modo chiaro le regole grammaticali
  • Leggere correttamente in metrica, senza bloccarsi se ci sono incertezze
  • Non aver dimenticato le nozioni di morfologia de nome, de verbo e dell’aggettivo

La sintassi dei casi

Il nominativo

Il costrutto del doppio nominativo prevede la giustapposizione di un predicativo del soggetto al soggetto stesso. Entrambi sono espressi al caso nominativo. Il costrutto è retto da particolari categorie verbali:

  • Verbi copulativi (tra cui il verbo sum)
  • Verbi che significano sembrare, parere, nascere, morire, divenire, diventare
  • Verbi appellativi, elettivi, estimativi, effettivi in diatesi passiva

Qualche esempio:

Caesar consul appellantur: Cesare è nominato console
Caesar probus dux putantur; Cesare è ritenuto un saggio comandante
Videor bonum: sembro buono

Costrutti del verbo videor, eris, visus sum, eri
Il verbo videor figura essere il passivo del verbo video, che significa vedere, quindi al passivo essere visto, o meglio sembrare. Questo verbo si costruisce nei seguenti modi:

  • Costrutto del doppio nominativo, vedi sopra
  • Costrutto personale: abbiamo un soggetto espresso in nominativo, il verbo videor coniugato in relazione al soggetto e l’infinito retto dal suddetto verbo. La persona a cui sembra si esprime in dativo

Esempio: Videris mihi beatus esse. Letteralmente si tradurrebbe "tu a me sembri essere felice". Ovviamente, questa traduzione non regge in italiano, in quanto noi usiamo il verbo sembrare solo in modo impersonale. Quindi bisogna tradurre rispettando il costrutto italiano, perciò diventa “mi sembra che tu sia felice”.

  • Costrutto apparentemente impersonale: abbiamo il soggetto al caso accusativo seguito da un infinito, e il verbo videor fisso alla terza persona singolare. Ovviamente il costrutto di infinito più accusativo che segue il verbo videor funge da soggetto di esso (infinitiva soggettiva), per questo il costrutto è solo all’apparenza impersonale. Esempio: Videtur te beatum esse. Sembra che tu sia felice
  • Costrutto assolutamente impersonale: il verbo videor è usato in espressioni incidentali del tipo ut videtur, ut videntur che si traducono con le locuzioni “come sembra, come sembrate, come pare, come parete”. In questo caso il verbo è privo di soggetto, quindi è davvero impersonale.

Alcune categorie verbali vogliono il costrutto personale, come videor. Questi sono:

  • I verba narrandi in forma passiva (dicor, narror)
  • Verba iubendi e proibenti in forma passiva (iubeor, vetor, prohibeor)
  • Verba putandi in forma passiva (putor, credor)

I verba narrandi e putandi nei tempi composti vogliono la costruzione impersonale.

L'accusativo

Il caso accusativo è, principalmente, il caso del complemento oggetto. Come sappiamo, i verbi transitivi sono gli unici a poter reggere il complemento oggetto. In latino alcuni verbi che in italiano sono intransitivi sono transitivi e viceversa. Sostanzialmente è bene ricordare:

  • I verbi di sentimento (doleo, gaudeo, fleo) sono usati sia in modo transitivo, per esempio dolere aliqua re, sia in modo intransitivo, per esempio dolere de aliqua re (ablativo di argomento), dolere aliqua re (ablativo di causa)
  • I composti dei verbi eo e venio a cui sono anteposte le preposizioni ad, in, ob, trans, ante, circum in latino sono transitivi.
  • Il composto alloquor (ad + loquior, parlare, interloquire) del verbo deponente loquor (parlare) in latino è transitivo.

L’accusativo dell’oggetto interno
È uso tipicamente poetico giustapporre a un verbo intransitivo un sostantivo al caso accusativo, che funge da oggetto, che abbia la medesima radice del verbo, oppure un significato assai simile. Sono tipici i sintagmi vivere vitam (vivere la vita), somniare somnium (sognare un sogno), currere stadium (correre intorno allo stadio).

I principali costrutti del caso accusativo

Il doppio accusativo

Il doppio accusativo prevede la giustapposizione al soggetto di un complemento predicativo dell’oggetto. Esso è retto dai verbi appellativi, elettivi, estimativi, elettivi alla diatesi attiva. Per esempio Cives Marcum consulem nominant. I cittadini nominano Marco console.

Il doppio accusativo può anche essere retto dai verbi di movimento, in particolare da quelli costruiti con le preposizioni circum e trans. Esempio: Caesar copiam trans Rhenum ducit.

Costrutti del verbo doceo (insegnare)

  • Docere aliquem aliquid (insegnare qualcosa a qualcuno): è il costrutto più usato che prevede l’uso del doppio accusativo
  • Docere aliquem de aliqua re (informare qualcuno di qualcosa); con l’ablativo di argomento il verbo doceo assume il significato di “informare”
  • Al passivo, siccome non diciamo “io sono insegnato di qualcosa”, si sostituisce il verbo disco con imbuor, erudior, instituor (sono imbevuto, sono erudito, sono istruito), oppure “giro la frase” e uso il verbo disco (imparare). Magister docet philosophiam Caesari (il maestro insegna la filosofia a Cesare), al passivo diventa Caesar philosophiam discet. Cesare impara la filosofia.
  • I participi doctus ed edoctus (dotto, istruito) reggono l’ablativo di limitazione, oppure l’accusativo del pronome neutro.

Costrutti del verbo celo (nascondere)

  • Celare aliquem aliquis (nascondere qualcosa a qualcuno). Costrutto del doppio accusativo.
  • Al passivo la persona a cui è nascosto qualcosa diventa il soggetto, quindi dirò celatus sum de aliqua re (io sono tenuto all’oscuro di qualcosa). Se voglio che la cosa che è celata sia soggetto devo usare il verbo latet.

Costrutto dei verbi posco, reposco, flagito (chiedo, reclamo, chiedo con insistenza)

Sono verbi che reggono il costrutto del doppio accusativo. La persona spesso si costruisce con a/ab più l’ablativo.

Costrutto di oro, rogo interrogo (prego, chiedo con una preghiera, interrogo)

Vogliono il doppio accusativo solamente quando la cosa è indicata con un pronome neutro. Altrimenti si costruiscono con la proposizione volitiva. Il verbo rogo regge anche il de + ablativo della cosa che viene chiesta. Il doppio accusativo è sempre usato nella formula fissa rogare aliquem sententiam (chiedere il parere di qualcuno), formula tipica del linguaggio tecnico politico. L’accusativo sententiam permane anche al passivo; rogatus sum sententiam.

Costrutti di peto (chiedere per ottenere)

  • Petere aliquid a aliquo. (Chiedere qualcosa a qualcuno): accusativo della cosa e a/b + ablativo della persona
  • Petere urbem; assalire la città
  • Petere hostem: assalire il nemico
  • Petere magistratum; aspirare a qualche magistratura

Costrutti di quaero (chiedere per sapere)

  • Quaero aliquid e/ex aliqui (chiedere a qualcuno qualcosa): accusativo della cosa, e/ex + ablativo della persona
  • Quaero + accusativo: quando è seguito da accusativo il verbo significa “cercare”.

Accusativo alla greca

L’accusativo viene utilizzato in funzione limitativa, ovvero specifica limitatamente a chi e a chi cosa vale l’azione espressa da un aggettivo o da un verbo, in genere un participio. È molto usato per quanto riguarda le qualità fisiche.

Esempio: turbata longos capillos: scompigliata relativamente ai lunghi capelli.

I verbi impersonali e l’accusativo

  • Alcuni verbi relativamente impersonali sono costruiti con l’oggetto in accusativo. Questi verbi sono: me delectat, me placet, me iuvat, me decet, me dedecet, me fallit, me latet, me fugit. Si pensa che anticamente questi verbi fossero personali, per cui esistevano costrutti del tipo paenitatia me capit (la penitenza mi prende); in seguito il sostantivo è sparito e un verbo del medesimo significato l’ha sostituito.
  • I verbi relativamente impersonali miseret (provare compassione), paenitet (pentirsi), piget (rincrescersi), pudet (vergognarsi), tarde (annoiarsi) si costruiscono con il genitivo della cosa (se è un sostantivo), oppure l’accusativo se è un pronome neutro, oppure l’infinito, l’infinitiva, una causale introdotta da quod, l’interrogativa indiretta (raro). La persona è in accusativo.

Il genitivo

Costrutti verbali retti dal genitivo

Interest, refert (importa, sta a cuore)

Sono verbi impersonali costruiti con la persona a cui importa in genitivo. Se la persona è espressa da un pronome personale si usa il corrispettivo pronome possessivo all’ablativo femminile singolare (mea, tua, nostra, vestra), per la terza persona si usa sua se riflessivo, altrimenti eorum/eius. Questo deriva dalla grammatica storica per cui anticamente trovavamo il costrutto mea res fert, ovvero “il mio interesse porta”. La s di res è caduta, re si è congiunto a fers, quindi troviamo il femminile poiché anticamente concordava con res. Troviamo il genitivo perché il costrutto si presentava anche così anticamente; consulis re fert “l’interesse del console (genitivo) porta…”

La cosa si trova espressa o in accusativo (se è un pronome neutro), o con un infinito, o con un’infinitiva, o con una completiva introdotta da ut o ne più il congiuntivo, oppure da un’interrogativa indiretta.

I verbi di memoria
  • Memini, reminiscor, obliviscor (ricordare, rimembrare, dimenticare) sono seguiti dal genitivo della cosa o della persona che ricordo, anche espressi con l’ablativo di argomento (de + ablativo) o con l’accusativo (se in presenza di pronome neutro)
  • L’espressione mihi venit in mentem si costruisce in modo personale se la cosa non è un pronome neutro, altrimenti mantiene la costruzione impersonale con il genitivo della cosa o persona che mi vengono in mente
  • Se devo dire “faccio ricordare qualcosa a qualcuno” in latino uso i verbi moneo, commoneo, commonefacio costruiti con l’accusativo della persona a cui faccio ricordare, e il genitivo, o de + abl o accusativo della cosa che faccio ricordare.
Altri verbi che reggono il genitivo
  • Verbi che esprimono l’idea di dominio, in particolare il verbo potior nell’espressione potior rerum, che si traduce come “mi impadronisco del potere”.
  • Verbi di privazione (careo, egeo, indigeo) vogliono il genitivo della cosa o persona che mi manca.
  • Verbi di accusa o condanna. Per esprimere la colpa per cui si è stati condannati si usa il genitivo, tranne che in alcune espressioni come de repetundis (di concussione), de maiestate (di reato di lesa maestà), de veneficis (di avvelenamento), de ambitu (di broglio elettorale), de vi (di violenza). Per esprimere la pena a cui si è stati condannati si usa il genitivo se la pena non è precisa, l’ablativo se, al contrario, lo è. La pena di morte può essere espressa in entrambi i modi indifferentamente; damnare capite, capitis.
Il genitivo regge aggettivi o participi che indicano:
  • Desiderio, passione, abbondanza, privazione, partecipazione, esclusione, competenza, incompetenza, somiglianza, dissomiglianza (sostituibile con il dativo laddove la somiglianza non sia genetica, biologica)

Il genitivo di possesso

Per esprime il possesso di qualcosa si può utilizzare il caso genitivo, specie se il possesso riguarda realtà fisiche oppure concerne un possesso di tipo legale. Per esempio villa caesaris magna est. (La casa è un possesso legale).

Il possesso si esprime anche con il caso dativo affiancato al verbo sum (che in italiano si traduce con il verbo avere). Il dativo si usa per indicare il possesso di qualità astratte, di un costume, di un’usanza, di un vizio, di una virtù; insomma concerne di più l’ambito dell’astrazione.

Anche l’aggettivo in funzione attributiva può esprimere il possesso, per esempio domus pompeiana magna est.

Il genitivo di qualità

  • Il genitivo esprime le qualità permanenti (spesso morali)
  • L’ablativo esprime le qualità transitorie (spesso fisiche)

Il dativo

Dativo di possesso (vedi genitivo di possesso)

Dativo di somiglianza (vedi genitivo)

Il dativo retto dai verbi

Alcuni verbi, che in italiano sono transitivi, in latino sono intransitivi e richiedono la reggenza del dativo che funge da complemento obbligatorio. Ne elenchiamo qualcuno:

  • I composti del verbo sum (esclusi possum e absum che regge l’ablativo di allontanamento)
  • Verbi che indicano amicizia/ostilità: faveo, placeo, granulo, benedico, maledico, invideo
  • Verbi che indicano atteggiamenti verso gli altri: fido, confido, diffido, suado, persuadeo, consulo e caveo (nel significato di provvedere a)
  • Nubeo
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ary93msc di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Grammatica latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Riboldi Chiara.
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