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proposizione subordinata, è sempre meglio lasciarla per ultima e provare a spiegare il

congiuntivo con le altre tre modalità)

IL PARTICIPIO

Dal latino participium, equivale al greco metochè e significa partecipare alla natura del nome e del

verbo, è una forma nominale del verbo (poiché si declina). Può avere funzione nominale e, quindi,

equivalere ad un sostantivo o un aggettivo, oppure funzione verbale quando è congiunto,

predicativo, o composto nel costrutto di ablativo assoluto. In latino abbiamo tre participi:

Presente; esprime un’azione contemporanea a quella del verbo principale. Ha diatesi attiva e

• lo possiedono tutti i verbi

Perfetto; esprime un’azione anteriore a quella del verbo principale. Ha diatesi passiva per i

• verbi attivi transitivi e diatesi attiva per i deponenti. Lo possiedono i verbi transitivi attivi e

deponenti.

Futuro; usato in perifrastica attiva, ovvero il participio futuro è affiancato al verbo sum

• opportunamente coniugato e il costrutto può avere valore intenzionale o di predestinazione o

di imminenza. Nel latino post classico è usato anche in funzione nominale. Ha diatesi attiva

e lo possiedono tutti

Analizziamo ora le tre funzioni verbali del participio ( per cui si intende solo quello presente o

perfetto, quello futuro è già stato analizzato sopra)

Predicativa: il participio funge da predicativo dell’oggetto o del soggetto, come un normale

• sostantivo.

Congiunto; il participio si dice congiunto quando sottintende una proposizione di tipo

• causale, temporale, avversativa, ipotetica, strumentale, modale, concessiva. Perciò, in base al

contesto, si individua la tipologia di proposizione sottesa e si traduce esprimendola o in

forma esplicita, cioè introducendola con le opportune congiunzioni, o con un gerundio in

forma implicita, forma possibile solo se c’è identità di soggetto.

Ablativo assoluto: troviamo un sostantivo o pronome in ablativo più il participio in ablativo.

• Esistono quattro tipologie di ablativo assoluto: 1. Sostantivo in ablativo+ participio presente:

esprime un’azione contemporanea a quella della reggente e si traduce o in forma esplicita

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con una proposizione dal valore causale, temporale, avversativo, ipotetico, concessivo o in

forma implicita con il gerundio presente attivo. 2. Sostantio in ablativo+ participio passato.

esprime un’azione anteriore a quella della reggente e si traduce o in forma esplicita con una

proposizione dal valore causale, temporale, avversativo, ipotetico, concessivo o in forma

implicita con il gerundio passato passivo. 3. Ablativo assoluto nominale: è costruito dalla

giustapposizione di due sostantivi, un sostantivo e un pronome, un sostantivo e

un’apposizione, un sostantivo e un attributo. Ne sono un esempio i sintagmi natura duce (su

spinta della natura), ignaris omnibus (all’insaputa di tutti), auctore marco (autore marco). 4.

participio perfetto neutro singolare da solo; sono dei sintagmi formulare del tipo augurato,

auspicato (presi gli auguri, presi gli auspici) che sottintendono il soggetto.

Nota bene

Il participio presente e il participio futuro possono assumere anche valore finale ed esprimere in

modo implicito la proposizione finale.

GERUNDIO E GERUNDIVO

Alla domanda che cos’è il gerundio, che cos’è il gerundivo e quali sono le loro differenze, è

opportuno rispondere in questo modo: il gerundio è un nome verbale (quindi si trova da solo), ha

diatesi attiva si declina solo in alcuni casi e costutisce la declinazione dell’infinito in funzione

nominale.

Amandi di amare

Amando ad amare

Ad amandum per amare

Amando con l’amare

Il gerundivo è un attributo verbale (quindi sta con un nome), ha la declinazione completa e si

declina con un aggettivo della prima classe uscente in us,a,um e ha diatesi passiva. Esprime l’idea

di necessità, doverosità, opportunità.

PASSAGGIO DAL GERUNDIO AL GERUNDIVO.

Quando troviamo un gerundio seguito da un accusativo è possibile trasferire il costrutto al

gerundivo, laddove il gerundio sia al caso genitivo o all’ablativo semplice (non introdotto da

nessuna preposizione). Il gerundio diventa gerundivo e assume il genere e numero del complemento

oggetto il quale assume poi il caso del gerundivo e, quindi, va a concordare appieno con esso.

La traduzione è sempre la medesima. Negli altri casi è obbligatorio il costrutto del gerundivo.

Es. tempus scribendi epistulam. Faccio il passaggio e diventa tempus epistulae scribendae

(gerundivo al posto del gerundio che prende genere e numero del compl oggetto che, poi, va a

concordare con il gerundivo assumendo il suo caso).

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Con un pronome o aggettivo neutro sostantivato si mantiene il costrutto del gerundio.

GERUNDIVO IN FUNZIONE PREDICATIVA

Con i verbi che significano dare, tramandare, affidare, concedere ecc.. il gerundivo assume

sfumatura predicativa. È esemplare la frase achilles corpus Hectoris sepeliendum priamo

dedit.Achille diede il corpo di ettore a priamo per seppellirlo.

Vediamo, quindi, come il gerundivo esprima lo scopo per cui si compie l’azione. Il verbo curo più il

gerundivo in funzione predicativa assume valore causativo, ovvero significa “ Faccio fare qualcosa

a qualcuno” . esempio; caesar pontem aedificandum curavit. Cesare fa costruire un ponte.

PERIFRASTICA PASSIVA:

Costrutto formato dal gerundivo più il verbo sum. Ne esistono due forme:

Personale: soggetto concordato con il gerundivo e verbo sum coniugato in base al soggetto.

• Es. caesar omnia uno tempore erant agenda. Da parte di cesare si dovevano fare tutte le cose

in un sol momento. Meglio rendere in italiano cesare doveva fare tutte le cose in un sol

momento.

Impersonale: non c’è soggetto e il gerundivo è fisso al neutro singolare, mentre il verbo sum

• è fisso alla terza persona singolare. Es. Tibi deliberandum est, da parte tua si deve deliberare,

meglio rendere in italiano, tu devi deliberare

La persona che deve fare qualcosa si esprime con il dativo d’agente. Se nella frase abbiamo già un

altro dativo su usa l’ablativo d’agente (a/ab+ablativo) per non far confusione.

La perifrastica, come ovvio, implica l’idea della doverosità, necessità e opportunità che, in

traduzione, deve essere resa con opportune locuzioni del tipo “ si deve”, “ è necessario”, “ occorre”,

“ bisogna”.

Nota bene: il gerundio e il gerundivo seguiti dalle posposizioni causa, gratia esprimono in modo

implicito la proposizione finale. Ad+ accusativo del gerundio o del gerundivo esprime anch’essa in

modo implicito la proposizione finale.

IMPERATIVO

MODI PER RENDERE L’IMPERATIVO NEGATIVO:

Congiuntivo esortativo preceduto da ne, per ordini non perentori

• Ne+ congiuntivo perfetto, uso letterario

• Imperativo presente preceduto da ne, uso poetico, arcaico

• Noli nolite+ infinito

• Cave cavete, vide videte + una completiva al congiuntivo introdotta da ne oppure un

• costrutto paratattico (completiva senza congiunzione, quindi senza ne).

INFINITO

L’infinito, in latino, si può anche trovare nelle proposizioni indipendenti nelle seguenti sfumature;

Storico: usato nelle narrazioni storiche per esprimere un processo durativo nel presente. Si

• traduce con l’imperfetto indicativo, e tutto ciò che ad esso si riferisce si trova al nominativo

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Esclamativo; si trova nelle esclamazioni e tutto ciò che ad esso si riferisce si trova

• all’accusativo.

Iussivo: esprime comandi blandi, come quelli delle ricette o dei cartelli stradali.

L’INFINITIVA

È il costrutto più frequente in cui è implicato l’infinito. Abbiamo un soggetto in accusativo sempre

espresso, più l’infinito:

Presente, se l’azione è contemporanea

• Perfetto, se l’azione è anteriore

• Futuro, se l’azione è posteriore.

Questo si definisce uso relativo del tempo dell’infinito.

Notazioni sulla posteriorità: se il verbo è privo di supino, quindi non può costruire l’infinito futuro,

si usa fore ut+ il congiuntivo presente o imperfetto.

Con possum, debeo, volo e le perifrastiche, siccome in sé hanno già una proiezione nel futuro, per

esprimere la posteriorità usano l’infinito presente.

Spero, promitto e iuro reggono sempre l’infinito futuro, mai il presente.

L’infinitiva traduce la proposizione soggettiva e oggettiva italiana. Un’infinitiva è definibile

soggettiva quando funge da soggetto ed è, quindi, introdotta da particolari categorie verbali:

Verbi impersonali o usati impersonalmente

• Locuzioni formate da un sostantivo neutro più il verbo sum, del tipo fama est, tempus est,

• mox est, lex est

Le oggettive fungono da complemento oggetto e sono introdotte da quattro categorie verbali:

Verba dicendi e declarandi: verbi che indicano il proposito di dire o dichiarare qualcosa

• (dico, adfirmo, scribo…)

Verba affectuum, ovvero i verbi di sentimento (gaudeo, fleo, dolo…)

• Verba sentendi, ovvero i verbi di percezione fisica (video, audio…) e mentale( puto,scio..)

• Verba voluntatis, ovvero verbi che esprimono una volontà (volo, cupio…) o un comando

• (iubeo) nota bene: iubeo regge l’infinitiva, impero regge la completiva volitiva introdotta da

ut.

Le infinitive posso anche assumere sfumatura epesegetica, ovvero possono spiegare un termine

lasciato indefinito e contenuto nella principale. Omnes id putant: caesarem probum ducem esse:

tutti pensano ciò, che cesare sia un saggio comandante. L’id è il termine che l’infinitiva spiega,

quindi ha sfumatura epesegetica.

IL FALSO CONDIZIONALE

In latino, come sappiamo, il condizionale non esiste. Però l’italiano lo prevede, quindi quando devo

tradurre possono esserci dei casi in cui devo usare il condizionale per rendere la traduzione più

attinente alla nostra lingua. Traduco l’indicativo latino con il condizionale quando sono di fronte a

verbi che indicano opportunità, necessità, doverosità, perifrastica passiva, verba voluntatis, verbi

che significano credere, pensare, ritenere solo al tempo passato. Traduco i presente con il

condizionale presente e i tempi passati con il condizionale passato. Attenzione: la sostituzione

indicativo, condizionale non è automatica! Devo valutare il contesto! Non sempre queste tipologie

verbali richiedono di essere tradotte con il condizionale. Appunto, solo il contesto potrà aiutare a

capire. 18

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NOTAZIONI SUI VERBI PARTICOLARI

SUM, ES, FUI, ESSE

Ha il tema del presente ( es,s) con diverso grado apofonico: es grado normale, s grado zero.

• Nell’imperfetto indicativo e nel futuro semplice indicativo si è verificato il rotacismo: es,

• eram anticamente si presentava come esam, poi la s intervocalica, per un processo definito

rotacismo, si è convertita in r.

Il congiuntivo presente conserva la i dell’antico ottativo

• Il tema del perfetto ha la radice indoeuropea fu- che indica il divenire

• Non ha il tema del supino, ma ha l’infinito futuro e il participio futuro che, eccezionalmente,

• derivano dal tema del perfetto

Manca di participio presente, participio perfetto (come ovvio, perché intransitivo), gerundio,

• gerundivo, supino attivo e passivo

È molto produttivo nei composti.

POSSUM, POTES, POTUI, POSSE

Il tema del presente deriva da potis/ pote più il verbo sum. Potis,e significa capace, potente

• (pot è, inoltre, radice indoeuropea). Pot seguito da una vocale resta invariato, come vediamo

in potest, mentre seguito da consonante si assimila e diventa una s, come vediamo in pot

+sum che dà possum.

Il tema del perfetto deriva da poteo, verbo che poi scompare

• Manca il participio perfetto, il participio futuro, l’infinito futuro, l’imperativo.

• Il participio presente ha solo valore attributivo, mai valore verbale

FERO, FERS,TULI, LATUM, FERRE

Il tema del presente è fer. Ci sono forma atematiche (es ferre, fers) e forme tematiche (es,

• ferimus)

In passato fero non aveva il perfetto, poi siccome il suo uso è aumentato si è ricorsi al

• suppletivismo, per cui si è andati a prendere il perfetto di tollo (sollevare) che, quindi,

coincide con tuli. Tollo, quindi, ha attinto ad un composto di fero, suffero, per recuperare il

suo perfetto che ha perso avendolo prestato a fero. Quindi sustuli diventa il perfetto di tollo.

A questo punto suffero è senza perfetto, e supplisce andando a prendere il perfetto di

sustineo, che è sustinui. A questo punto il ciclo si interrompe.

Per il tema del supino valgono le stesse cose dette sul tema del perfetto; fero attinge a tollo,

• tollo a suffero, suffero a sustineo.

L’infinito presente passivo è ferri per analogia con l’infinito presente attivo

VOLO,VIS, VOLUI, VELLE

Il tema del presente ha diverso grado apofonico; vel ha grado medio e si trova quando la

• L è di natura palatale (seguita da l oppure i), vol grado forte e si trova quando la L è di

natura velare (seguita dalle altre vocali). Vul è l’evoluzione del grado forte in sillaba

chiusa. 19

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Ci sono tre forme atematiche; vis, vult, velle. Vis è suppletivismo, perché la forma

• regolare vel è stata usata come congiunzione. Questo vis deriva dalla stessa radice

presente nel sostantivo invitus.

Tema del perfetto regolare

• Non c’è supino

• Volo ha due composti: ne+ volo che, non si sa di preciso come, dà nolo e magis+ volo

• che, sempre non si sa di preciso come, dà malo.

Solo nolo ha l’imperativo, malo non ha il participio presente e tutti e tre hanno la i

• dell’antico ottativo al congiuntivo presente

EO,IS, II (IVI), ITUM, IRE

Il tema del presente è duplice; E se seguito da vocale, I se seguito da consonante. La radice

• originaria è ei che seguita da vocale ha creato la semiconsonante iod che, in seguito, è caduta

lasciando solo la e. Ei seguito da consonante ha creato un dittongo che si è chiuso in i.

Il tema del perfetto è i- , ivi è meno usato, specie nei composti

• Il tema del supino è i-

• Ci sono prevalentemente forme atematiche

• Non ha il passivo, ma solo il passivo impersonale

LE TIPOLOGIE VERBALI

INCOATIVI: verbi che indicano l’inizio del processo verbale. Si aggiunge al tema del presente il

suffisso –sco. Possiedono solo il tema del presente e seguono la terza coniugazione. Possono essere

deverbali, cioè derivare da verbi, o denominali,cioè derivare da nomi.

Esempio; rubio, rosseggio rubesco, comincio a rosseggiare

ITERATIVI: Indicano un’azione abituale, che si ripete. Si formano aggiungendo al tema del supino

–to,-so,-ito. Seguono la prima coniugazione. Es, specto, guardo intensamente

DESIDERATIVI; Indicano un forte desiderio, volontà, stupore. Se appartenenti alle terza

coniugazione aggiungo –isso, -esso alla radice del supino, se appartenenti alla quarta aggiungo –

urio.

CAUSATIVI: Per indicare che faccio fare qualcosa a qualcuno posso utilizzare diverse modalità: 1.

Alcuni verbi che hanno già in sé significato causativo, come il verbo facio e composti 2. Uso la

perifrasi composta da curo+gerundivo in funzione predicativa 3. Uso efficio ut, facio ut, induco ut,

seguiti, appunto, da una completiva al congiuntivo introdotta da ut 4. Uso afficio con l’ablativo

della cosa che voglio far fare 5. Facio seguito dal participio presente (uso comico e teatrale) 5. È

stato dimostrato che nell’arcaismo e nel parlato si usava facio+infinito.

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I VERBI DEPONENTI

Sono verbi di forma passiva, ma di significato attivo. Presentano nel paradigma la prima e seconda

persona del presente indicativo, la prima persona del perfetto indicativo (da cui posso ricavare il

supino) e l’infinito attivo. Sono presenti nelle quattro coniugazioni ari, eri, i, iri e nella

coniugazione mista –io.

Il loro significato è sempre attivo, tranne che nel gerundivo e nel supino in u.

Oltre che di significato attivo, sono anche di forma attiva nei seguenti casi:

Participio presente

• Participio futuro

• Infinito futuro

• Gerundio

• Supino in um

NOTA BENE:

il participio perfetto ha, quindi, valore attivo ed indica un’azione anteriore. Alcuni participi perfetti

sono usati anche con valore passivo e sono:

Adeptus

• Comitatus

• Confessus

• Mensus

• Expertus

• Meditatus

• Partitus

• Populatus

• Sortitus

Alcuni participi perfetti hanno anche valore di participio presente, quindi esprimono

contemporaneità, e sono:

I participi del semideponenti

• Arbitratus

• Secutus

• Usus

• Ratus

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I SEMIDEPONENTI

Sono verbi che ai tempi dell’infectum, derivati dal tema del presente, hanno forma attiva, in quelli

del perfectum, derivati dal tema del perfetto, hanno forma passiva, Il senso è sempre attivo. Sono

questi: Audeo, es, ausus sum, audere- osare

• Gaudeo,es, gavisus sum, err- godere

• Soleo, es, solitus sum. Ere- essere solito

• Fido, es,fisus sum, ere- fidarsi

• Confido, diffido: composti di fido- confidare, diffidare

• Fio, fis, factus sum, fieri- essere fatto, diventare, accadere

NOTA BENE:

il verbo revertor ( ritornare), composto di vertor, è un semideponente ma si comporta in modo

inverso ai precedenti: ai tempi dell’infectum ha forma passiva, ai tempi del perfectum forma attiva.

Il senso è sempre attivo. Paradigma: revertos, eris, reversi, revertum, reverteri

ANNOTAZIONE SU FIO

Il verbo fio presenta tre significati:

Essere fatto, come passivo di facio

• Diventare, con valore intransitivo

• Accadere, con valore impersonale.

I composti di facio con preverbi costituiti da preposizioni monosillabiche formano il passivo con –

ficior aggiunto alla radice. I composti di facio con preverbi bisillabici formano il passivo con –fio

aggiunto alla radice 22

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I DIFETTIVI

COEPI, COEPISTI, COEPTUM, COEPISSE

È un verbo a cui manca il sistema del presente. Se voglio esprimere in latino il concetto di

incominciare al presente uso incipio,is, cepi, ceptum, ere.

Il perfettodi coepi non è un perfetto logico!

I PERFETTI LOGICI

Sono quei verbi che al perfetto si traducono con il presente indicativo, poiché indicano un’azione

passata che ha ancora conseguenze nel presente. Tra questi ricordiamo:

Memini- ricordare

• Odi-odiare

• Novi- conoscere

• Cognovi- conoscere

• Didici.- apprendere

• Decrevi- stabilire

• Consuevi – essere abituali

Memini e odi sono difettivi del sistema del presente, gli altri no. In base al contesto cognomi, didici,

decrevi e consuevi possono essere perfetti logici o meno.

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NOTAZIONI SU ALCUNI SOSTANTIVI

DOMUS,US

Sostantivo della quarta declinazione che subisce eteroclassia, ovvero viene contaminato dalla

seconda declinazione per cui, in alcuni casi, assume le desinenze della seconda accanto a quelle

della quarta declinazione. Possiede, infatti, un raro dativo in o, l’ablativo singolare che si alterna tra

o/u, il genitivo plurale uo/orum e l’accusativo plurale os/us.

Possiede il locativo.

DEUS,I

Manca del vocativo, a cui si supplisce con dive ( vocativo dell’aggettivo divus). A volte si usa deus

secondo la regola che il vocativo è uguale al nominativo, uso se vogliamo improprio perché nella

seconda declinazione il vocativo è diverso dal nominativo. Qualcuno ha pensato che il vocativo non

esiste perché i romani sono politeisti e si rivolgono alle divinità al plurale. Questa ipotesi non regge

in quanto dea,ae ha il vocativo. Si pensa che il vocativo sia scomparso per motivi fonetici, poiché

sarebbe stato Dee, per cui la doppia e si sarebbe contratta in un’unica e lunga che avrebbe portato a

confondere il vocativo con la preposizione de.

Il sostantivo presenta alternanze al nominativo plurale di, dii, dei e all’ablativo, dativo plurali,

deis,diis,dis

Virus, vulgus, pelagus sono neutri, anche se escono in us. Non hanno il plurale, eccetto virus che ha

venena maè un suppletivismo.

DIFETTIVI:

Sostantivi di cui permane solo una forma cristallizzata in un unico caso:

Sponte (spontaneamente), mane ( di mattino), forte (per caso). Difettivi cristallizzati

• all’ablativo

Intar è un difettivo che vuole essere seguito dal genitivo e crea una locuzione traducibile con

• “ come”

Frugi (per bene), difettivo cristallizzato al dativo

• Fas/ nefas ( lecito, illecito) potis,e ( potente, capace), sono difettivi cristallizzati

• all’accusativo/ nominativo.

Venum (in vendita) , pessum (in rovina), sono difettivi cristallizzati all’accusativo.

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NOTAZIONI SUI PRONOMI INDEFINITI

È importante conoscere le sottili sfumature di significato che assumono i pronomi indefiniti:

QUIS, QUID: indica il massimo grado di indeterminazione.

ALIQUIS, ALIQUID; Indica qualcuno o qualcosa che esiste ma di cui non voglio precisare le

caratteristiche. Si usa in frasi positive

QUISQUAM: Indica qualcuno che non c’è. Si usa in frasi negative

QUIDAM, QUAEDAM, QUIDDAM, corrisponde un po’ al nostro articolo indeterminativo, si

traduce con “ un tale”, “ un certo”. Indica senza specificare.

PER UNO STUDIO PIù APPROFONDITO ( CONSIGLIATO)

PRONOMI- aggettivi INDEFINITI

PRIMO GRUPPO: “ qualcuno, qualcosa”

pronome quis quis/ aggettivo qui quae quod: indefinito della pura possibilità, ipoteticità. è il

massimo grado di indeterminazione ( corrispondono all’italiano “ si dice che qualcuno pensa…”)

pronome aliquis, aliquid/ aggettivo aliqui aliqua aliquod: indefinito usato nelle frasi positive,

afferma l’esistenza di qualcuno ma non lo individua ( expectabam aliquem meorum: aspettavo

qualcuno dei miei)

pronome quisquam quidquam/ aggettivo ullus-aum; usati in frasi negative, indicano la non esistenza

di qualcuno o di qualcosa ( corrispondono all’italiano “ nessuno” : in me mora non erit ulla- in me

non ci sarà nessun indugio)

pronome quidam, quaedam, quodam/ aggettivo quidam quaedam quiddam: individua ma non

specifica ( corrisponde all’articola indeterminativo un tale, un certo)

SECONDO GRUPPO: CORRISPONDENTI ALL’ITALIANO “ CHIUNQUE”

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- pronome quivis quaevis quidvis/ aggettivo quivis quaevis quodvis ( letteralmente chiunque tu

voglia)

- pronome quilibet quaelibet quidlibet/ agg. quilibet quaelibet quodlibet ( letteralmente chiunque ti

piaccia)

SECONDO GRUPPO PARTE DUE: GLI INDEFINITI RELATIVI

sono pronomi infefiniti che possono introdurre una prop. relativa

- quicumque, quaecumque, quodcumque: chiunque, qualsiasi cosa

- quisquis, quidquid, chiunque, qualsiasi cosa

sono usati con valore di aggettivo nelle espressioni quocumque modo, quocumque tempore,

quacumque ratione, quocumque loco ( in qualsiasi modo, tempo, circostanza, luogo)

TERZO GRUPPO; CORRISPONDENTI ALL’ITALIANO OGNI/ CIASCUNO ( INDEFINITI

DISTRIBUTIVI)

- pronome quisque, quidque/ aggettivo quisque quaeque quodque: corrisponde a ciascuno, ognuno

usato non a inizio frase

- pron. unusquisque unumquidque/ aggett. unusquisque unaquaeque unumquodque;

corrispondenti a ciascuno, ognuno a inizio di frase

QUARTO GRUPPO: INDEFINITI DUALI ( COMPOSTI DI UTER)

- UTER,A,UM ( pronome e aggettivo) ; quale dei due

- neuter,a,um ( pron e agg), nessuno dei due

- uterque,a,um ( pron e agg) l’uno e l’altro, entrambi

QUINTO GRUPPO; INDEFINITI NEGATIVI

- pronome; nemo nihil ( nessuno e niente)

- aggettivo nullus,a,um ( nessuno niente)

attenzione: in latino la doppia negazione afferma, quindi non nemo vuol dire qualcuno, per cui se

voglio mettere una congiunzione e farla seguire da un pronome indefinito che voglia negare

l’esistenza di qualcuno devo scrivere; nec quisquam!

SESTO GRUPPO; ALTRI INDEFINITI

- alter,a,um ( pron agg) l’altro tra due

- alius,a,ud ( pron agg) l’altro tra molti

- ceteri,ae,a ( pron agg) i restanti, gli altri

- omnis,omne ( pron agg) ogni

- totus,a,um ( pron agg) , tutto

- plerique, pleraeque, pleraque- la maggior parte ( pron agg)

- tantus,a,um- tanto, usato in correlazione con quantus,a,um

- talis,e- tale , di tale quantità usato in correlazione con qualis,e

- tot- tanto relativo alla quantità numerica, usato in correlazione con quot

COME STUDIARE GLI INDEFINITI! 26

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- memorizzare i nominativi e capire che sono composti da una parte variablie ( che deriva dal

pronome quis quid o da qui quae quod) e una invariabile!!

- sapere i loro significati e le loro sfumature, i più diffusi sono quelli del primo gruppo, del quarto,

del quinto e del sesto ( anche se quelli del sesto sono già stati visti nelle unità precedenti) .

- sul dizionario si trovano la nominativo e ci sono tutti i loro significati con esempi (ciò non vuol

dire che non vanno saputi, la loro ricerca rallenta l’andamento della versione e, spesso, la loro

mancata comprensione è indice di errore).

NOTA BENE: DIFFERENZA TRA IDEM E IPSE:

Idem pone sullo stesso piano due entità, e si dice abbia una sfumatura attributiva.

Ipse sottolinea un’entità e la contrappone all’altra. Si dice abbia sfumatura predicativa.

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LA SINTASSI DEL PERIODO

Non è un argomento peculiare, poiché viene ripreso nel corso di lingua che afferisce al secondo

anno di letteratura latina, tuttavia vengono richieste le nozioni di base, nonché il saper identificare

che tipologia di proposizione abbiamo di fronte in un testo e saperla tradurre.

LE TIPOLOGIE DI PROPOSIZIONI

Le proposizioni si dividono in tre famiglie:

Completive; completano il senso del verbo della principale

• Circostanziali; aggiungono informazioni supplementari rispetto alla principale

• Attributive; sono le relative proprie che, nella frase, hanno la stessa funzione degli aggettivi

• in funzione attributiva.

Alcune di queste ammettono l’opzione indicativo, congiuntivo. Di volta in volta verrà specificato

quali. Di seguito si riporta un’analisi esauriente delle proposizioni che appartengono alle suddette

tre famiglie.

CONSECUTIO CONGIUNTIVO

I tempi del congiuntivo, quando sono usati in modo relativo, cioè con valore di contemporaneità,

posteriorità o anteriorità, sono inseriti nella frase in base al tempo della proposizione principale.

Osserviamo lo schema per capire meglio:

tempo d e l l a anteriorità contemporaneità Posteriorità

reggente

Tempo principale Cong perfetto Cong presente Participio futuro

(presente, futuro) +congiuntivo presente

del verbo sum

Tempo storico Cong piuccheperfetto Cong imperfetto Participio futuro

+congiuntivo

imperfetto del verbo

sum

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COMPLETIVE

VOLITIVA

Indica un desiderio, un ordine, una volontà. Si costruisce con ut, negazione ne, più congiuntivo

secondo la consecutio della contemporaneità; congiuntivo presente con i tempi semplici,

congiuntivo imperfetto con quelli storici. È introdotta da alcune categorie verbali:

Verbi che significano chiedere, ritenere, domandare, interrogare (oro,rogo, interrogo,

• posco..)

Verbi che significano permettere, concedere (permitto, concedo)

• Verbi che significano esortare, incalzare, spingere, ammonire (hortor, moneo, persuadeo,

• suadeo)

Verba imperandi (impero)

• Verba voluntatis (volo,nolo, malo, cupio)

• Verbi che vogliono dire ottenere, conseguire ( conseguo, adipiscor…)

• Verba cavendi e curandi (curo, caveo)

COMPLETIVE DI FATTO

Sono proposizioni che esprimono una circostanza di fatto rispetto alla reggente e completano il suo

significato. Si esprimono con ut, negazione ut non, più il congiuntivo secondo la consecutio di

anteriorità e contemporaneità. Sono introdotte da particolari categorie verbali:

Verbi enunciativi del tipo accidit ut, fit ut, evenit ut, fieri potest ut ( accade che, succede che,

• avviene che, può accadere che)

Espressioni composte da un sostantivo più il verbo sum: mos est, lex est, tempus est.

DICHIARATIVE

Servono a dichiarare ed esplicitare quanto nella reggente è espresso in modo generico e vago,

spesso da un pronome neutro. Sono composte da quod+ indicativo, quando la spiegazione è

considerata oggettiva. Ammettono l’opzione del congiuntivo per dare sfumatura obliqua o

eventuale. Sono introdotte da:

Verbi enunciativi elencati nelle completive di fatto ma affiancati da un aggettivo o un

• avverbio

Vervi di lode, di biasiamo, di condanna

• Verbi che indicano omissione, aggiunta

COMPLETIVE CON I VERBA TIMENDI 29

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I verbi che indicano timore, o le espressioni di timore (timeo, timor est, metus est…) sono seguiti da

ut, oppure ne non +congiuntivo secondo la consecutio di anteriorità e contemporaneità quando

temo non accada qualcosa che voglio che succeda, mentre uso ne+congiuntivo la consecutio di

anteriorità e contemporaneità quando temo accada qualcosa che non voglio che succeda.

Nota bene: timeo e vereor +infinito vogliono dire “ esitare”

COMPLETIVE CON I VERBA DUBITANDI

I verbi che indicano dubbio, esitazione ( dubito, non dubito, dubium non est) si costruiscono

facendogli seguire una proposizione completiva introdotta da quin +congiuntivo secondo la

consecutio dell’anteriorità, contemporaneità e posteriorità.

Nota bene: non dubito+infinito si traduce come “ non esitare”

INTERROGATIVE INDIRETTE

Sono proposizioni che esprimo in modo indiretto una richiesta, una domanda. Sono rette d averbi

che significano chiedere, domandare, dire, pensare, sapere… Il tempo richiesto è il congiuntivo

secondo la consecutio di contemporaneità, anteriorità e posteriorità. Si usa, invece, l’indicativo

nelle interrogative dirette

Sono introdotte da:

Pronomi interrogativi (quis,quid, utrum)

• Aggettivi interrogativi (qui, quae, quod)

• Avverbi interrogativi (cur, quando, quomodo)

• Particelle interrogative (-ne quando non so la risposta, num se la risposta è negativa, nonne

• se la risposta è positiva)

Quando dipendono da verbi che esprimono un dubbio o un’incertezza sono introdotte da an,

• o an non per attenuare l’affermazione (si traduce con forse, magari)

Le interrogative indirette disgiuntive, ovvero quelle che marcano l’opposizione tra due

• elementi la cui scelta di uno esclude l’altro, sono introdotte da utrum….. an, -ne…… an,

oppure il primo termine non è introdotto mentre il secondo è marcato dalla presenza di an,

oppure del –ne enclitico.

INFINITIVE

Vedi il capitolo sull’infinito.

VERBA IMPEDENDI E RECUSANDI

Dopo verdi di impedimento, ostacolo si pone una completiva introdotta da quin o quominus se la

principale è negativa e da quonimus o ne se la principale è positiva. Si usa il congiuntivo alla

consecutio della contemporaneità. 30

Pagina

CIRCOSTANZIALI

CAUSALI

Sono le proposizioni che esprimono il motivo per cui si fa qualcosa, o per cui è accaduto, accade,

accadrà qualcosa. Si esprimo in vari modi:

Quia, quod, quotiamo + indicativo se la causa è oggettiva. Ammettono l’opzione del

• congiuntivo obliquo o eventuale

Cum, a volte preceduto da quippe, +congiuntivo, per conferire sfumatura temporale e

• avversativa

Quando, quandoquidem, siquidem, ut, uti introducono la causale per dare sfumatura

• temporale o avversativa o ipotetica. Ammetono l’indicativo con opzione del congiuntivo

obliquo o eventuale

Possono essere espresse anche dalla relativa impropria

• In modo implicito è espressa dall’ablativo assoluto e dal participio congiunto

TEMPORALI

Esprimono il momento temporale in cui avviene, è avvenuta o avverrò l’azione. In genere il modo

usato è l’indicativo, anche se ammettono l’opzione del congiuntivo per conferire valore eventuale o

obliquo. In base alla congiunzione da cui sono introdotte la sfumatura temporale varia:

Cum+indicativo si traduce con “ Quando”

• Cum inversum: nella proposizione principale troviamo avverbi del tipo iam, vix e

• susseguentemente una subordinata introdotta da cum, spesso accompagnato da repente

(all’improvviso), in quanto si introduce un cambiamento improvviso, un evento inatteso.

Siccome non è la principale che porta l’informazione più importante, ma la subordinata si

chiama cum inversum, perché si inverte la normale costruzione sintattica.

Quotiens+ indicativo, congiuntivo. Tradurre con “ tutte le volte che”

• Cum primum, simul ac, ubi, ubi primun, ut. Indicano un’azione che precede quella della

• principale. Si traducono con appena, non appena. Vogliono l’indicativo o il congiuntivo

Dum + indicativo presente, introduce una temporale da tradurre con “ mentre”, poiché indica

• un’azione contemporanea.

Dum+altri tempi indicativo, esprime un processo parallelo a quello della principale, tradurre

• con “ finchè”

Temporale introdotte da antequam: indicano un’azione che segue, che ha seguito o che

• seguirà quella della principale. Tradurre con “ prima che”. Si usa l’indicativo alternato al

congiuntivo. Spesso i tempi sono usati con valore proprio, oltre che relativo

Temporale introdotte da priusquam: indicano un’azione che precede, che ha preceduto o che

• precederà quella della principale. Tradurre con “ dopo che”. Si usa l’indicativo alternato al

congiuntivo. Spesso i tempi sono usati con valore proprio, oltre che relativo

In modo implicito è espressa dall’ablativo assoluto e dal participio congiunto

NARRATIVE 31

Pagina

Le narrative corrispondono al cosiddetto cum narrativo, ovvero quel costrutto che ha

contemporaneamente valore causale e temporale. In base al contesto si accentua l’uno oppure

l’altro. Si traducono con “ poiché”, “ per il fatto che” “ quando”, oppure con il gerundio. Il modo

usato è sempre il congiuntivo seguendo la consecutio della contemporaneità, anteriorità e

posteriorità

CONSECUTIVE

Sono proposizioni che introducono la conseguenza di un’azione espressa nella principale. Sono

introdotte da ut, negazione ut non, e vogliono il congiuntivo usato con valore proprio, quindi si usa

il presente se la conseguenza è nel presente, l’imperfetto se la conseguenza è nel passato ma ha

ripercussioni sul presente, il perfetto se la conseguenza è nel passato senza ripercussioni sul

presente. In italiano si traduce con l’indicativo mantenendo lo stesso tempo del congiuntivo. Nella

reggente ci sono avverbi, aggettivi, pronomi correlati all’ut che la introduce: ita, sic, tam, tantus,

adeo, is,ae,id, talis, tot.

Possono essere introdotte dalla relativa impropria

CONCESSIVE

Indicano circostanze nonostante le quali accade qualcosa. Si traducono con sebbene, nonostante,

quantunque, anche se. In latino, in genere, nella reggente c’è l’avverbio tamen (tuttavia) e sono

introdotte da:

Quamquam, etsi, tametsi +indicativo: indicano una circostanza che si pone come oggettiva,

• come dato di fatto

Quamvis, licet, cum, etiamsi + congiuntivo esprimono una concessione ipotetica, eventuale

• o soggettiva (quamvis, per quanto voglia)

In modo implicito è espressa dall’ablativo assoluto e dal participio congiunto

• Possono essere espresse anche dalla relativa impropria

FINALI

Indicano il fine di un’azione. Possono essere espresse in svariati modi:

In modo esplicito sono introdotte da ut, negazione ne, + congiuntivo secondo la consecutio

• della contemporaneità

Quando c’è un comparativo l’ut è sostituito dal quo

• Relativa impropria con valore finale

• Gerundio o gerundivo+causa, gratia

• Ad+accusativo del gerundio, gerundivo

• Participio presente

• Participio futuro

• Supino in um con i verbi di movimento

AVVERSATIVE

Indicano un concetto che si contrappone a quello che si afferma nella reggente. Generalmente c’è il

cum+ congiuntivo da tradurre con mentre, ma, al contrario. Solo il contesto ci aiuterà a capire,

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Corso di laurea: Corso di laurea in lettere (BRESCIA - MILANO)
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ary93msc di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Grammatica latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Riboldi Chiara.

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