Appunti di storia della lingua italiana
Introduzione alla disciplina
È una disciplina che si occupa dello studio della lingua italiana e dei suoi dialetti. È relativamente giovane come cattedra, il primo corso si tenne a Firenze nel 1938 dal docente Bruno Migliorini. Nel '39 venne istituita alla Sapienza la cattedra di storia della lingua con Alfredo Schiaffini. Altri importanti linguisti e insegnanti della materia sono stati Folena a Padova e Maurizio Vitale nel '57 a Milano. Oggi è presente in tutte le più importanti università.
Nel 1944 furono introdotti i Settori Scientifici Disciplinari (SSD) e con essi quello di Linguistica Italiana della quale fanno parte storia della lingua e tutte le materie affini, come dialettologia italiana, grammatica italiana, lessicografia, etc.
Il primo storico della lingua italiana è stato Dante Alighieri, che nei primi anni del '300, pur con un metodo istintivo e ascientifico, con il “De vulgari eloquentia” affrontò temi storico linguistici ben fuori dal suo tempo. "Ascientifico e istintivo" perché, da uomo medievale, Dante scrive usando come fonte affidabile la Bibbia dove, per esempio, l'esistenza di tante lingue è giustificata dalla confusione babelica. Nonostante ciò, fu il primo a intuire che tra il francese, l'italiano e il provenzale ci fosse una parentela, anche se non la identificò nel latino, lingua che per lui era una creazione artificiale dei dotti. Nonostante ciò, il "De vulgari" influì ben poco sul pensiero dell'epoca sullo studio della lingua dato che cadde nell'oblio e fu riscoperto solo all'inizio del XVI secolo.
Solo durante la fine '800, con lo svilupparsi di un'attenzione globale sulla nascita delle lingue romanze (italiano, francese, rumeno, portoghese, spagnolo, catalano...) inizia lo studio scientifico della storia delle lingue.
Teorie linguistiche nel Quattrocento
Durante la prima metà del Quattrocento gli umanisti si interrogarono sulla situazione linguistica al tempo della Roma antica, invece di seguire le speculazioni di Dante sulla nascita dell'italiano. Si ebbero due teorie principali:
- Flavio Biondo, grande studioso delle antichità romane, riteneva che all'epoca della Roma antica si parlasse una sola lingua, il latino, che venne poi corrotta per cause esterne, come la venuta dei barbari (principalmente i longobardi, più rozzi dei goti) e da questa contaminazione sarebbe nato l'italiano.
- Leonardo Bruni, umanista fiorentino, convinto che il latino al tempo di Roma non fosse una lingua omogenea, ma esistesse un "latino alto" parlato dai colti e un "latino basso" parlato dal popolo, e da quest'ultimo si sarebbe sviluppato l'italiano.
Come possiamo notare, nella storia la trasformazione delle lingue è stata sempre considerata un fenomeno negativo, una maledizione, da parte di Dio secondo Dante e una maledizione "laica" dagli umanisti.
Teorie linguistiche nel Cinquecento
Nel '500 Pier Francesco Giambullari sostenne che il toscano era discendente diretto dell'etrusco, che a sua volta si identificava con l'aramaico, antica lingua della Palestina. Questa teoria non ha avuto molto credito, ma rimane importante in quanto mette in luce la consapevolezza dell'autore sul fatto che la civiltà etrusca fosse ben diversa da quella romana. Nel 1552, Giambullari scrive la prima grammatica della lingua fiorentina redatta da un toscano: De la lingua che si parla e si scrive in Firenze. In essa stabilisce alcune regole che si affermeranno nell'italiano odierno: come, ad esempio, l'eliminazione dell'h etimologica (es. habbiamo), la quale assume la funzione esclusiva di distinguere gli omografi (anno/hanno), o la preferenza per la grafia /zi/ per /ti/ (gratia > grazia).
Un'importantissima teoria, molto simile a quella odierna, fu quella di Lodovico Castelvetro, che per primo usò la definizione di "lingua latina vulgare" come latino popolare, che non differiva nella grammatica dal latino vero e proprio, ma aveva un lessico diverso, poi sopravvissuto nell'italiano. Inoltre, Castelvetro attribuiva una funzione determinante agli imperatori di nascita straniera e alle loro corti (quindi prima delle invasioni barbariche), poiché essi usavano le forme del latino popolare, che fu in seguito ulteriormente deteriorato dall'influenza dei longobardi e dei goti. Fu il primo a dimostrare scientificamente, nelle sue Giunte alle Prose della volgar lingua di Pietro Bembo (1549-1563 ca.) come la lingua italiana derivasse dal latino. Pose le basi storiche della grammatica normativa.
Teorie linguistiche nel Seicento
Nel '600, Celso Cittadini, senese, tendeva a escludere le invasioni barbariche tra le cause dello sviluppo della lingua italiana. A lui si deve anche lo studio dell'evoluzione della lingua latina attraverso i documenti epigrafici, dove, attraverso una serie di "errori" o devianze linguistiche, è possibile rintracciare le fasi arcaiche del latino. Da Cittadini, inoltre, i mutamenti della lingua latina non vengono visti come una corruzione negativa ma una semplice "alterazione".
Evoluzione linguistica nel XVIII secolo
Nel XVIII secolo, Ludovico Antonio Muratori cerca di trovare il corrispettivo italiano di quello che per la lingua francese e tedesca è il Giuramento di Strasburgo, pervenuto fino a noi grazie al cronista medievale Nitardo che affermava fosse in lingua "romana", ovvero "l'atto di nascita" dell'italiano. In un periodo in cui il latino non era più considerato una lingua viva, ma non esistevano ancora le lingue moderne, la "lingua romana" era una sorta di idioma intermedio tra il latino e le lingue moderne.
Sono dette lingue romanze quelle parlate nell'area detta Romania, che discendono dal latino volgare e presentano, ancora oggi, alcune somiglianze. Per esempio, la parola italiana "mare", che deriva dal latino mare, maris, nelle lingue romanze ha avuto i seguenti esiti:
- Francese → mer
- Spagnolo → mar
- Rumeno → mare
- Portoghese → mar
Divisione della storia linguistica
La storia linguistica si divide in:
- Interna → Coincide con la grammatica storica e si riferisce alla dinamica evolutiva degli istituti linguistici descritti da fonetica, morfologia e sintassi che dipendono dalla naturale mutabilità delle lingue oppure del sistema linguistico. Ci permette di costruire, partendo dal latino, la storia dell'esito, ovvero delle lingue vive oggi.
- Esterna → Comprende l'insieme dei fattori di ordine fisico, storico, antropologico o culturale che hanno condizionato l'evoluzione della lingua.
Osserviamo il seguente confronto:
- Dante (Inferno I)
Nel mezzo del cammin di nostra vita
Mi ritrovai per una selva oscura
Ché la diritta via era smarrita - Machiavelli (Il Principe)
Che el principe pensi, come in parte di sopra è detto, di fuggire quelle cose che lo faccino odioso o contennendo; e qualunque volta egli fuggirà questo, arà adempiuto le parte sua e non troverrà nelle altre infamie periculo alcuno.
In questo piccolo passaggio possiamo notare come sono presenti molte somiglianze con l'italiano moderno, per esempio: nostra vita, mezzo, oscura, etc. Nonostante Machiavelli scrisse due secoli dopo Dante e in prosa è evidente come il linguaggio del primo sia molto più simile al nostro italiano. "Contennendo" ha il significato di disprezzabile e viene dal gerundivo CONTENDENDUM, CONTENTUM latino.
Machiavelli, infatti, scrive in un periodo in cui era in atto un significativo cambiamento demografico che stravolse la Toscana del suo tempo in seguito a epidemie, carestie ed eventi bellici. Queste circostanze portarono a Firenze molta gente di contado, che parlava una lingua diversa. La popolazione del contado fiorentino, che nel 1338 comprendeva 165.000 abitanti, risulta ridotta a 88.600 unità nei rilevamenti catastali del 1365. In seguito all'espansione territoriale della Signoria nelle campagne lucchesi, la popolazione si dimezza tra il 1331 e 1386 e a Prato nel periodo 1300-1427 è stata calcolata una diminuzione del 62.5% degli abitanti del contado.
In seguito, grazie alle correnti migratorie e alla crescita naturale, la popolazione di Firenze compie un balzo dalle 41.000 unità del 1352 alle 70.000 del 1362, con un tasso di incremento demografico fra i più alti di tutta la sua storia medievale.
Il nostro italiano prosegue quello che viene detto "fiorentino aureo", ovvero quello di Dante, non quello di Machiavelli, detto "fiorentino argenteo", influenzato da tutti questi mutamenti che avvennero nel suo tempo. Questa circostanza è strettamente legata al caso italiano, dove il forte attaccamento ai classici ha reso, ad oggi, di più facile lettura un trattato del 1300 rispetto ad uno di due secoli più recente. In Francia, per esempio, l'evoluzione linguistica ha seguito la linea naturale.
Condizionamenti di linguistica esterna
Nel Cinquecento, Machiavelli era "autorizzato" a scrivere la consonante nasale più simile alla consonante che veniva pronunciata, per esempio "in parte" scritto come "im parte", "troverrà" è una formula di futuro non etimologica che, in quel periodo, in toscano si riproduce per analogia dal futuro "verrà", successivamente perso dalla norma, "periculo" è un latinismo, in quanto mantiene la /u/ di periculumn.
Condizionamenti di linguistica interna
"El", articolo invece di "il", arriva a Firenze dalla Toscana meridionale e orientale. "Faccino" è un congiuntivo analogico secondo alcuni verbi di prima coniugazione, come amino → faccino. "Arà" è una forma di futuro con dileguo della labiodentale, una forma che arriva a Firenze dalla Toscana occidentale. Analogamente per "le parte". "Sua", invece, è una forma possessiva, frutto di un'innovazione autoctona del fiorentino non giustificabile etimologicamente.
Possiamo notare come la linguistica interna e quella esterna si intersechino e risultino essere inseparabili.
I principali ambiti di indagine della storia della lingua italiana
- Tutte le forme di comunicazione scritta, in italiano o nei volgari italiani, avvenute dal medioevo a oggi.
- Tutte le forme di comunicazione orale in italiano o nei dialetti.
- Diffusione e percezione di queste componenti all'estero e i rapporti di scambio con le altre lingue.
Le parole in lettere capitali sono parole latine, per specificare il significato di una parola si mette tra apici semplici ' ', < vuol dire "proviene da". La parola "volgare" deriva dal latino vulgarem, con il significato di ordinario, comune a tutti, da vulgus, popolo. Con volgari medievali italiani si indicano tutte le varietà linguistiche diverse dal latino scritte in Italia nel Medioevo e nel primo Rinascimento. Inizialmente il fiorentino era un qualunque volgare italiano, ma la sua egemonia crebbe nel XIV secolo e si rafforzò nel XVI, fino ad essere preferito agli altri volgari.
Non bisogna confondere "italiano" con "volgare". "Volgare" si riferisce alle lingue parlate da tutti, popolani e aristocratici, dotti e letterati, ignoranti, religiosi e laici, in tutte le situazioni informali della vita quotidiana. La grammatica storica è uno strumento che mette a confronto fasi della lingua cronologicamente diverse e permette di analizzare lo sviluppo della fonetica, della morfologia e della sintassi della lingua a partire dalla sua formazione dal latino.
Il volgare era la lingua spontanea, appresa a casa dalla madre per via naturale, mentre il latino, o grammatical (com'era chiamato nel Medioevo), era usato nella comunicazione formale solo dai dotti e letterati. Così come "volgare" non è sinonimo di "italiano", "varietà volgari" non è sinonimo di "dialetti". Si può parlare di dialetti, infatti, solo se esiste un unico codice condiviso, una lingua nazionale, da cui differenziarli. Non si può parlare di dialetti dalle Origini fino al Quattrocento, quando nasce l'italiano.
L'italiano è un codice linguistico condiviso sul territorio italiano e lingua ufficiale di altri stati come Malta, San Marino, Città del Vaticano, Canton Ticino, etc. Ma nella Costituzione italiana non esiste un punto in cui la lingua italiana è definita come "lingua ufficiale". Esiste solo un DPR nello statuto di autonomia della regione autonoma del Trentino-Alto Adige che dichiara l'italiano lingua ufficiale di Stato. Si può dire che l'italiano è, solo indirettamente, lingua ufficiale.
Nel 2007 alcuni studiosi proposero una modifica dell'art. 12 della Costituzione in modo tale da ufficializzare l'italiano come lingua di Stato, ma la proposta non fu accettata in Senato. Subito uscirono articoli riguardanti il fatto che l'italiano era diventato lingua ufficiale anche se, in realtà, non fu mai ufficializzato. La prima messa in italiano si tenne il 7 marzo 1965.
Catacomba di Commodilla
Roma, Via delle Sette Chiese, VI/VII sec. – IX sec. – Anonimo
Una delle più antiche testimonianze italiane di scritture in una varietà volgare è l'iscrizione ritrovata sulla cornice di un affresco nella Catacomba di Commodilla. Il luogo doveva avere inizialmente una funzione cimiteriale, ma in un secondo momento divenne meta di pellegrinaggio per coloro che si recavano a rendere omaggio alle reliquie dei santi Felice e Adaùto, lì conservate fino al IX secolo. Il graffito è stato inciso nella cornice colorata di un affresco raffigurante la Madonna col bambino e i due santi, probabilmente da un pellegrino di passaggio o da un prete.
NONDICEREILLESECRITAABBOCE
NON DICERE ILLE SECRITA A BBOCE
NON PRONUNCIARE AD ALTA VOCE COSE SEGRETE
L'affresco è stato datato attorno al VI-VII secolo, quindi è evidente come questa data costituisca un termine post quem; è oltretutto probabile che sia stata fatta prima che i corpi dei due santi fossero spostati e il luogo venisse abbandonato così che la metà del IX secolo costituisce un termine ante quem. Per datare un'iscrizione si hanno varie strade:
- Indagine paleografica
- Caratteristiche della scrittura: coesistenza di caratteri onciali (come i trattini ornamentali della L) e capitali romani, databili tra VIII e prima metà del X secolo, ma secondo vari indizi la scrittura è trattenuta all'interno del IX secolo.
- Indagine storica
- La basilica era luogo di pellegrinaggio per la presenza delle reliquie che vennero spostate nell'846, per paura che fossero saccheggiate, dato che a San Paolo fuori le mura vi erano stati dei furti. Il pellegrino-autore sarà andato quando le reliquie erano ancora lì.
- Considerazioni sulla storia della liturgia
- Nella prima età carolingia si diffonde a Roma la lettura silenziosa o a bassa voce di una parte del canone della messa (le secrete).
Commento linguistico
Non dicere è un proibitivo formato da non + infinito, mentre in latino l'imperativo negativo si formava con ne + perfetto congiuntivo, come ne feceris, che già indirizzava all'esito romanzo, inoltre la forma dicere colloca il parlante in area laziale in quanto ricorda il romanesco antico, anche se la si ritrova in vari dialetti dell'italiano e in altre lingue romanze, come il francese antico e il rumeno.
Secrita veniva letto secreta perché la /i/ è solo una grafia per /é/ da /Ē/, com'è documentato anche in altri documenti medievali dello stesso periodo e della stessa area. Anche la mancata sonorizzazione della velare in secreta è una caratteristica del romanesco antico. Ille, inoltre, ha ormai la funzione di articolo e non più di dimostrativo come in latino.
A bboce deve essere stato scritto in due tempi perché la seconda /b/ è stata aggiunta, dallo stesso autore o da altri, in un secondo momento per mettere in evidenza l'intensità del suono consonantico. Nel latino classico voce ha la labiodentale (VOCEM), mentre la forma dell'iscrizione presenta il fenomeno del betacismo, segno che i parlanti iniziavano a confondere /b/ e /v/ e iniziano a trascrivere usando la consonante avvertono come più vicina a quella pronunciata. Il fenomeno del betacismo è molto antico ed è rintracciabile anche in un'iscrizione lapidaria nella stessa area della Catacomba di Commodilla databile tra il 350 e il 399. Qui, infatti, si legge BIXIT al posto di VIXIT:
Anche il raddoppiamento fonosintattico è un fenomeno molto antico visibile nell'iscrizione di Commodilla (a bboce) e vivo ancora oggi, ma tipico solo del parlato. A livello linguistico il raddoppiamento fonosintattico è espressione di un'assimilazione regressiva in fonosintassi, ovvero all'interno della frase, e in questo caso il risultato è che la /v/ attira a sé la consonante che la precede (AD VOCEM).
Assimilazione consonantica e raddoppiamento fonosintattico
Un'assimilazione consonantica può essere regressiva o progressiva, la prima è caratteristica di quasi tutte le varietà linguistiche italiane:
- ADVENTUM > avvento
- PICTURAM > pittura
- FACTUM > fatto
In questo caso i nessi consonantici, nel passaggio da latino a volgare, vengono assimilati regressivamente, cioè la seconda consonante assimila la prima. L'assimilazione progressiva, invece, non è presente in toscano, ovvero in italiano.
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