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Restauro di edifici a Milano nel XIX secolo

Testo di Francesco Durelli, riguardante il restauro di alcuni edifici a Milano in "Il Politecnico", 1839 (è un periodico che ha l'obiettivo di informare una classe tecnica su quelle che sono le nuove tecnologie costruttive. C'è una doppia conduzione narrativa, anche dal mondo dell'arte. Questo periodico è diretto e rimane in vita finché vi è Carlo Cattaneo (1809-1869) che dirige il periodico). È scritto non da architetti o tecnici ma da gente che si occupa di restauro, per la maggior parte docenti della scuola di belle arti come ad esempio Francesco Durelli.

In questo periodico in cui parla Durelli si discute di restauro facendo commenti riguardo agli ultimi due decenni in cui sono stati fatti restauri a Milano. Si cerca di costruire una cultura del restauro, c'è la volontà di istruire una certa classe tecnica e c'è la definizione di cosa sia un monumento (all'interno di questo testo). Il monumento è ciò che documenta la nostra storia. È definito non diversamente da come lo potremmo vedere definito in molti dizionari del '700-'800.

Definizione di monumento

Il monumento è in generale qualcosa che ricorda. Monumento può essere quadro, statua o edificio architettonico e rappresenta il massimo livello raggiunto da una cultura artistica. Testimonia inoltre che qualcosa è avvenuto. L'Italia è per eccellenza il luogo del Grand Tour e il luogo in cui ci si reca per educarsi all'arte. Nella cultura umanistica si conservano le testimonianze che quel popolo ci ha lasciato ma anche gli edifici che quella cultura ci ha lasciato. È necessario per il presente conoscere il passato perché il futuro è l'esito del passato e i fatti si svolgono secondo una sequenza consequenziale. Sono una serie di fatti concatenati e l'ultimo dei quali è l'esito di tutti quelli che lo precedono.

Carlo Tenca e la tutela dei monumenti

Carlo Tenca ci lascia un testo che identifica una serie di monumenti che dovevano essere demoliti ma che così facendo eliminava ogni testimonianza storica delle mura medievali. Questo perché era pericoloso per il passaggio di carrozze e pedoni. L'idea di monumento cambia nel tempo. L'architetto che lavora sul restauro fa differenze per quanto riguarda il restauro architettonico e quello artistico. Carlo Tenca nel 1849 allude all'idea di atterrare gli archi di porta nuova per migliorare la percorribilità.

Per Giuseppe Sacchi gli archi di porta nuova erano da conservare perché considerati pubblico monumento (1856). Giuseppe Sacchi si occupava degli elementi pavesi e milanesi da conservare. Sacchi partecipa attualmente negli anni '50-'60 ai restauri milanesi anche nell'ambito delle campagne risorgimentali. Con la conservazione si vogliono esibire le idee patriottiste (cultura del restauro e nazionalismo, i monumenti sono riconosciuti come tali per nazioni ('56).

Direttive e proposte di conservazione

Tra il '49 e il '56 c'è una direttiva da Vienna recapitata all'accademia di belle arti e viene pubblicata sul "Giornale dell'ingegnere agronomo" (1852), questa non si concretizza ma proponeva di istituire la figura del conservatore come istituzione di governo (con un ufficio di tutela del patrimonio); doveva essere un ufficio per disciplinare l'attività di tutela. Milano in quegli anni viveva un periodo di assetto per quanto riguarda la figura presidenziale. Per esaminare il documento di Vienna viene organizzata una commissione. L'accademia di belle arti risponde che ha già ben chiaro e consapevole il loro patrimonio culturale.

Nella cultura del restauro ci si accorge quali vengono considerati monumenti e quali no in ragione del nazionalismo italiano. La cultura del restauro milanese va dagli anni '30 agli anni '60 fino a cogliere qualcosa di nuovo negli anni '70. Cercheremo di capire ora le persone prima citate e cosa fosse per loro il restauro.

Personaggi chiave e il restauro

Mongeri (1812-1883) era segretario presso l'accademia delle belle arti. Vive per tutto il periodo dell'800 (risorgimento). Lui scrive la colonna culturale del quotidiano milanese chiamato "La Perseveranza" (dal '63 all'88). Era il critico d'arte per eccellenza di Milano. Tutti questi articoli li troviamo nell'accademia delle belle arti. Lui è anche testimone di un discorso sul restauro di Milano ed è grazie a lui che possiamo attribuire i testi di Durelli a Durelli.

Mongeri nel '54 è docente nella scuola di belle arti fino al '59 perché poi vi è la guerra. Dopo il '59 è a casa. Boito critica Mongeri. Mongeri viene allontanato dopo gli anni '60. È testimone dell'evolversi della cultura del restauro verso qualcos'altro segnato da Boito. Con Mongeri c'è la parte artistica che riguarda il restauro e si nutre degli elementi che escono dall'accademia delle belle arti, perché nell'accademia delle belle arti vi sono gli artisti e si ritiene che si debba far fare a loro il restauro. Viene istituito un museo all'interno dell'accademia delle belle arti. È un luogo dove si raccolgono quegli oggetti necessari alla didattica. Si concretizza a Milano l'idea di avere un museo archeologico e uno artistico.

Giuseppe Bossi e Francesco Durelli

Giuseppe Bossi (1777-1815) è stato anch'egli segretario dell'accademia di belle arti e aveva comprato e poi donato alla pinacoteca di Brera il dipinto dello sposalizio. Francesco Durelli afferma: "perché il restauro o il completamento non diventi opera di guasto è necessario che si conservi al monumento il suo carattere proprio e nativo". Siamo nel 1839, ancora la facciata del duomo non avrà la facciata come molte altre chiese in Italia. Quindi ci sono indicazioni di come conservare l'edificio ma anche completarlo, per fare ciò bisogna essere eruditi nella storia dell'arte relativa a quel tipo di edificio.

Carlo Maciachini e il suo contributo

Carlo Maciachini (1818-1899) è un personaggio che ha un suo peso nella cultura eclettica, progetta il cimitero monumentale di Milano. Di formazione è un architetto e lo diventa dopo che già praticava la professione. Aveva già padronanza degli stili e degli ornati. La cultura eclettica attinge dall'attività artistica delle opere precedenti per creare la nuova opera. Pietro Selvatico dice che il progettista deve essere in grado di progettare tutti gli stili e in tutte le epoche. In coincidenza di alcune circostanze si può utilizzare lo stile analogo.

L'eclettismo è un'assimilazione del grande bagaglio degli antichi per cui ci si possa servire creativamente (e non una mera copia). Il cimitero assolve benissimo la struttura funzionale e anche dal punto di vista delle visuali prospettiche interne. Il problema urbanistico non esisteva ancora (egli parte dal particolare costruttivo e arriva al progetto intero). Maciachini si occupa anche di restauro come ad esempio la chiesa di San Simpliciano a Milano. L'edificio aveva annesso un complesso claustrale. Ha un'impronta tardo romanica gotica negli alzati. Il rilievo di Maciachini è ricco di note e di dati che aveva annotato sul disegno.

Rileva nella facciata che lo schema delle aperture della chiesa (con tetto a capanna) secondo i dettami dell'impostazione romanica, con un'impostazione a tre navate sul quale si colgono elementi di decoro intorno alle finestre che rimandano al gotico. Maciachini comprende l'originalità che sta nell'incrocio delle falde (la trifora più in alto nella facciata). Altre aperture invece sono state cambiate come ad esempio l'apertura delle navate laterali, per permettere ai fedeli di accedere meglio alla chiesa. Si accantona il finestrone centrale di cui non si trovano le tracce. Degli stipiti fanno immaginare l'originaria disposizione delle aperture. Nel restauro si vuole ridare alla facciata il suo carattere originario.

Sul modello della trifora, aiutato dagli indizi trovati nell'edificio apre finestre che si crede riportassero all'originalità dell'edificio. È guidato dallo stile dell'edificio e dal rilievo materiale. Il progetto è criticato da due enti: La critica non è tanto inconsulta, c'è un'eccezione che riguarda gli elementi che sono contrafforti intorno ai portoni laterali. Infatti si pensava che la basilica avesse un esonartece (portico) (dagli scavi era emerso che vi erano delle fondazioni che facevano presumere ci fosse un portico). La commissione di ornato alla fine si arena sulle condizioni finanziarie e rifiuta il progetto. Non si sa quindi se è per la questione finanziaria o perché non andava bene il progetto.

Altro restauro che fa Maciachini: Restauro della facciata della chiesa di San Marco a Milano (1872). Anche qui si mantengono le porte laterali. Esiste un legame storico e artistico tra le due chiese. Gli elementi dell'ornato della chiesa di Santa Maria in strada vengono utilizzati anche per San Marco, questo perché si era trovato che fosse l'opera dello stesso architetto. Il progetto è criticato dalla storiografia, perché è difficile capire in tutto il laterizio la parte originale. Questo restauro avviene leggermente dopo quello di San Simpliciano.

Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc e la modernità nel restauro

Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc (1814-1879), architetto francese, è presentato come un architetto goffo, fa parte della cultura architettonica francese della seconda metà dell'800. Negli anni '30 si affaccia al mondo del restauro. Si riconosce una modernità nel personaggio. È avvicinato al mondo del restauro da Prost Merimé e Virèt. Queste sono due figure che avevano preso la carica di ispettore ai monumenti francesi. In Italia questa cosa non accadeva ancora. Le spinte generative che portano al restauro della chiesa di Saint Denis sono determinanti, e ci lavorano i due personaggi sopracitati. Gli esordi di V. Le Duc nel restauro sono sostenuti da Merimé e Virèt e dalle sue grandi conoscenze tecniche.

A V. Le Duc viene assegnato il restauro della chiesa della Madeleine. È un personaggio che si distinguerà grazie a una serie di restauri straordinari. V. Le Duc fu anche un conoscitore della storia dell'architettura. Questa conoscenza indica al restauratore quali sono le caratteristiche dell'edificio. Per V. Le Duc l'architettura è fatta sia di forme che di materia. V. Le Duc lascia anche parecchi scritti sul restauro. Indaga l'architettura gotica non come esponente dell'eclettismo storicista. L'architettura gotica è architettura razionale. Capisce come funziona l'edificio, capisce il suo meccanismo e così lui sa come regolarlo.

V. Le Duc dà la seconda definizione di restauro. Insegna architettura all'accademia delle belle arti di Parigi e forma molti architetti. Viene poi allontanato dall'accademia (1850) in seguito a una discussione tra classicisti e goticisti. Restaura molti edifici (come ad esempio Notre Dame, Madeleine,...). Negli anni '30 V. Le Duc riconosce la nascita dell'attività di restauro. La rivalutazione dell'architettura gotica è responsabile della creazione di un'identità patria (cultura nazionale). Napoleone III finanzia il restauro di molte chiese. V. Le Duc crea un monumentale vocabolario dell'architettura e all'interno di questo dà una definizione di restauro (il primo a farla è stato Quatremère de Quincy).

Egli afferma in primo luogo che il termine restauro è qualcosa di nuovo; ritiene mutato il modo con cui la nostra epoca si rapporta con il passato. Il monumento assume una funzione didattica perché fornisce l'edificio, il monumento come esempio.

Definizione di restauro secondo V. Le Duc

Il principio guida è che ogni edificio o parte di esso deve essere restaurato nello stile che gli è proprio, non solo come forma ma anche nella struttura. Per restaurarlo con quello stile però deve conoscere quello stile. V. Le Duc cerca di capire l'essenza cromatica dell'edificio, la sua struttura, il colore e il deperimento dei materiali, indaga le geometrie, le tessiture murarie. Necessita di capire anche qual è il principio costruttivo, cioè lo stile utilizzato che gli fa capire chi ha fatto quel monumento. Si deve arrivare a una sorta di confidenza con l'edificio. Il problema è che su la maggior parte degli edifici sono intervenuti più architetti e più stili diversi quindi. Si tende alla coerenza di stile anche per singole parti (non solo all'insieme).

Nell'edificio può riscontrarsi un errore (come nella Madeleine). Ricostruisce il campanile e il tetto, ma l'aspetto più interessante riguarda le volte che non erano strutturate perfettamente e quindi sono state restaurate. Non si tratta di riparare la...

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/19 Restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher barber-polimi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Laboratorio di restauro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Grisoni Michela.
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