Esempi di domande in esame
- Descrivi la metodologia di studio (anamnesi, diagnosi, ...).
- Ragioni del restauro e criteri.
- Differenze tra Viollet-le-Duc e Ruskin.
- Passaggio dal restauro scientifico al restauro critico.
- 4 foto di restauri di cui riconoscere chi e in che fase del restauro (Colosseo con Valadier, ...).
- Cronologia delle carte del restauro e dire in quale carta si distingue conservazione e restauro. Spiegare.
- Analizzare la qualità muraria di una muratura (con foto e spaccato).
- Riconoscere degradi e cause in 8 foto.
- Riconoscere i metodi di indagini in 8 foto.
- Classificazione delle indagini e spiegazione dei martinetti piatti.
- Cause del degrado del legno.
- Differenze e similitudini tra dendrocronologia e mensiocronologia.
- Individuare la stratigrafia e costruire la matrice di Harris per una foto.
- Spiegare 2 tecniche d’intervento per murature, una reversibile e una no (a scelta).
- Fare esempi di come applicare interventi con materiali compositi.
Il restauro contemporaneo
Criteri o requisiti per gli interventi di restauro (critico-conservativo)
Questi criteri rappresentano la conclusione a cui sono arrivate le teorie del restauro al giorno d’oggi. In essi la sicurezza strutturale è implicita e non deve prevalere sui seguenti criteri:
- Minimo intervento (invasività): si deve mantenere l’edificio in efficienza, in modo che esso non abbia bisogno di un intervento. Se però sono necessari degli interventi, occorre evitare sostituzioni non necessarie;
- Reversibilità (rimovibilità, riparabilità e sostituibilità): l’intervento deve permettere lavori successivi;
- Compatibilità meccanica e chimico-fisica (funzionale ed estetica): la struttura deve avere un comportamento globale (non locale. Esempio: non è ammissibile l’uso di solai non collaboranti nella struttura storica);
- Durabilità;
- Conservazione dell’autenticità (distinguibilità): è il concetto più importante, ma difficile da definire. “L’autenticità non è il maggior pregio dei monumenti, ma è la condizione di ogni pregio che essi possano avere” (G. Boni);
- Attualità espressiva (autenticità e distinguibilità): si deve lasciar traccia dei lavori realizzati, in modo che le fasi storiche degli interventi stratificati nel tempo siano distinguibili, ciò anche in favore degli interventi futuri, per i quali i restauratori potranno distinguere le opere successive alla costruzione.
A differenza di Cina o Giappone, in Italia non si ricostruiscono gli edifici compromessi, ma si mantiene in efficienza l’edificio originario con la sua condizione.
Metodologia di studio
Per restaurare bisogna capire ciò di cui ha bisogno l’edificio in oggetto e ciò si può apprendere solo a partire dallo studio della sua storia. Un metodo di lavoro possibile è il seguente (con un grado di incertezza in tutte le fasi):
- Anamnesi: analisi storico-critica del manufatto (anche danni e interventi pregressi);
- Rilievo geometrico architettonico: descrizione dello stato di fatto, a partire dal quale si tracciano tutte le indagini successive;
- Diagnosi: rilievo critico e quadro fessurativo: si studiano le condizioni della struttura portante, soprattutto in vista dei terremoti;
- Analisi del degrado e dei dissesti (di materiali e struttura);
- Ispezioni sul manufatto;
- Indagini e verifiche sperimentali (attraverso metodi più o meno distruttivi);
- Analisi del comportamento: attraverso simulazioni analitiche e numeriche (quindi modelli numerici), si determinano i criteri di resistenza e deformabilità;
- Terapia: progetto degli interventi e del programma di manutenzione: si operano delle scelte sulla base di ciò che si conosce, probabilmente senza arrivare a una soluzione definitiva;
- Esecuzione degli interventi e controllo in situ: si fa un controllo della qualità dei lavori;
- Prognosi: verifica dell’efficacia degli interventi (loro durabilità);
- Attuazione del piano di manutenzione (monitoraggio), che avrà necessariamente un limite temporale.
Le ragioni del restauro
Le ragioni per compiere il restauro sono:
- Accrescere la qualità dell'esistente, piuttosto che realizzare il nuovo (ovvero nuove opere), che risulta sovradimensionato già in molte aree;
- Proteggere i monumenti, quali oggetto di perpetuazione della storia di un popolo;
- Fruire l'arte e l'architettura, quali elementi di bellezza, spiritualità ed educazione.
Per fare restauro bisogna innanzitutto comprendere:
- Cosa restaurare: selezionare l'esistente, cioè gli edifici degni di essere restaurati;
- Come restaurare: scegliere le azioni da attuare per l'opera in questione: riparare, consolidare, ricostruire, riprogettare, restaurare e conservare;
- Scegliere i mezzi e le tecniche adeguate: antichi, moderni, tecniche e materiali;
- Scegliere i criteri e i limiti da imporsi: imitazione, stile, innovazione, invenzione, funzione, falsificazione e storia.
Restauro: nascita e sviluppo
Nella lingua italiana si distinguono 2 termini:
- Restaurare: ricominciare, ricostruire, rifare;
- Instaurare: restituire, rinnovare, ristabilire.
Quindi, il concetto di “restauro” è variegato e poliedrico, dipende dal gusto e dall’attitudine critica di ogni epoca, e segue le sorti della complessità del binomio passato-presente e della sua evoluzione nella storia.
Oggetto del restauro
Gli oggetti del restauro sono:
- La preesistenza (sia essa il monumento o la città storica): indica il passaggio da monumento isolato a città storica fino all'intero territorio antropizzato;
- Materia, forma e immagine: sono termini inscindibili e solidali di una stessa realtà. La materia della preesistenza costituisce forma che genera un'immagine (“forma di un corpo percepita dai sensi”) e la rende monumento;
- Monumento: deriva da monumentum/monere (ricordo/ricordare), ossia testimonianza, esperienza rievocata. Nel caso dell'architettura il monumento è una testimonianza costituita da manufatti edilizi o dai loro resti, il cui valore è riconosciuto da una cultura per assicurare la continuità e lo sviluppo di una comunità (Unesco, 1979). In origine, il monumento era riferito a strutture che commemoravano un personaggio storico o un evento/avvenimento. Per estensione oggi si riferisce anche all'insieme delle costruzioni storiche di una città o un Paese, ai luoghi naturali e al Paesaggio.
Rapporto con la storia
Importanza della storia
La storia è molto importante.
- Histor: che ha visto, testimone;
- Istoria: descrizione, narrazione, ovvero indagine e ricerca.
La ricerca storica rappresenta il primo passo dell'attività restaurativa, fondamentale per l'individuazione delle ragioni per cui intervenire e i modi possibili, in relazione ad opportuni criteri di studio e agli obiettivi. È rigorosa: bisogna usare e conoscere i lessici antichi, utilizzando il disegno come ausilio e strumento di lettura per chiarire gli aspetti che sfuggono al mezzo letterario. Inoltre, il monumento “serve” alla storia per legittimarla.
Relatività della storia
La storia è fondamentale al restauratore per individuare le ragioni e le modalità d’intervento, ma occorre mantenere un atteggiamento critico rispetto a essa: la storia è una scienza mutevole basata sul continuo giudizio umano contestualizzato alla cultura del tempo, alle facoltà selettive di chi ricerca e giudica e alla selezione degli storici e del tempo (M.P. Sette, 2001). La storia è un “terreno in movimento” che fornisce risposte in continua e possibile trasformazione, che sono, quindi, non univoche, ma suscettibili di smentite e superamenti (storiografia: storia scritta e riscritta).
Utilità e utilizzo della storia
Da sola, la storia non può dare risposte assolute, ma serve ad indirizzare il restauro, a individuare i presupposti, le causalità e i criteri di riferimento, a cui lega le operazioni successive. È necessario che ogni intervento sia basato sul rigore di una mentalità e occorre fare affidamento anche all’informazione scientifica, di cui la storia è parte nel modo più completo possibile, ma non in senso assoluto. Quindi, bisogna dare importanza all'affidabilità delle fonti e alle indagini scientifiche, in riferimento all'impostazione di una o più rigorose metodologie di studio.
Storia del restauro
Fasi del restauro
Nella storia del restauro si possono individuare 3 grandi fasi:
- Il restauro prima del restauro: è un eterno presente
- 1° fase: un’opera del passato si rende utile ad esigenze rappresentative e pratiche della contemporaneità, con scarsa attenzione alla conservazione. È il complesso di operazioni volte ad aggiornare i manufatti alle esigenze socio-economiche e politico-religiose contemporanee armonizzate al gusto del tempo. Quindi, gli interventi sono finalizzati all’efficienza: oggi questo modo di procedere si chiama recupero (ma si opera secondo criteri e metodi allora assenti);
- Il restauro moderno: è una coscienza storica
- 2° fase: l’azione è finalizzata a ricondurre un manufatto alle sue condizioni d’origine, supponendo di conoscerle perfettamente. Si riconosceva il valore simbolico dell’opera e, quindi, si cercava di recuperarlo col ripristino dell’aspetto e del significato dell’opera, alterato dal tempo e dall’uomo. Questo modo di procedere iniziò grazie allo sviluppo delle prime teorie del restauro, tra fine 1700 e inizio 1800. Oggi si definisce ripristino, anziché restauro;
- Il restauro contemporaneo
- 3° fase: oggi la tendenza predominante consiste in un insieme di operazioni finalizzate ad assicurare la conservazione dell'opera, intesa come testimonianza e trasmissione dei valori al futuro.
"Il restauro prima del restauro"
Il concetto di restauro, in questa fase, è vicino a ciò che oggi intendiamo per recupero, anche se in assenza di criteri e metodi. In questo periodo:
- Si distrugge per necessità di riuso, adeguandosi a funzioni che stravolgono la prima destinazione;
- Si riutilizzano i materiali e si modifica l'esistente: non si ricercano i valori passati (delle età trascorse) per riportarli in vita e conservarli;
- Manca una coscienza storico-artistica/critica e, se c'è, è solo frutto di un’esperienza empirica accidentale.
Nascita e sviluppo
Il restauro, inteso come complesso di azioni volte a rimettere in efficienza il manufatto, è sempre esistito. Dall’antichità fino al 18° secolo si opera in continuità col presente innestando sulle preesistenze secondo la maniera contemporanea (al massimo si riutilizzano i materiali) rendendole contemporanee attraverso l'inserimento di concetti e pratiche del tempo. Il manufatto è al servizio del presente e ne rafforza gli ideali. Ciò giustifica operazioni quali: distruzioni, ricostruzioni, nuove creazioni, trasformazioni a scopo religioso, politico, militare, funzionali (adeguamento a funzioni diverse da quella di partenza) o anche solo estetiche, sia su parti che sull’intera opera.
L’opera appartiene a un “eterno presente”: si opera con continuità tra passato e presente, restando aperta a nuovi svolgimenti (non è evento storico concluso, non riconosce la storia e i suoi valori). In questo periodo non vi è uno sforzo per riportare alla luce i valori propri di età trascorse, uniche e irriproducibili, relative a un preciso momento storico. Il restauro è inteso come rifacimento e nuova creazione: si fonde il nuovo con l'antico per dar vita a opere originali, vere “reinvenzioni intenzionali” secondo la “maniera moderna”. Il restauratore, che compie il lavoro, è l'artista.
Esempi di questa prima fase sono le ristrutturazioni delle antiche fabbriche tradotte alle tendenze e alle necessità del presente (tipico di fine 1500). Rappresentano felici combinazioni artistiche e tecniche, in linea col gusto prevalente del periodo. Esempi di questo modo di operare si possono trovare nell’antico Egitto: nel Tempio di Abu Simbel si intervenne sulle statue in facciata. Altri sono gli aggiornamenti al presente consistenti in modifiche apportate negli edifici di culto:
- Impianti modificati a navata unica con segmentazione delle navate laterali, colonne inglobate in pilastri e zone lasciate aperte per altari privilegiati;
- Rielaborazioni mediante le regole moderne del Rinascimento: proporzione e convenienza tra le parti geometriche;
- Richiami simbolici alla croce in posizione baricentrica.
Alcuni esempi del passato sono:
- Decreto di Chio del 322 a.C.: prevede l’opportunità di provvedere alla pulitura periodica di una statua;
- Plinio (Naturalis Historia, 1° secolo a.C.) e Vitruvio (De architectura, 1° secolo d.C.): i greci e i romani prestavano attenzione ai materiali da impiegare per l'esecuzione delle loro opere (durabilità);
- Protezione delle sculture in legno con oli essenziali: Artemide Efesia venne trattata con olio di nardo iniettato anche all'interno attraverso fori appositamente praticati;
- Affreschi: distacchi da supporti danneggiati (tecnica “a massello”, utilizzata fino al 18° secolo);
- Dipinti e sculture: la pulitura avviene strofinando la superficie con cenere per togliere polvere e grasso;
- Carattere devozionale degli interventi nel periodo Antico (esempio: il cambio di funzionalità da templi a chiese o moschee);
- Atti di devastazione e danneggiamento in virtù delle motivazioni devozionali: nel 754 il sarcofago contenente le spoglie di Santa Petronilla, la figlia spirituale di S. Pietro, venne trasferito dalle catacombe della basilica vaticana. Riscoperto alla fine del 1500, nel 18° secolo furono tolte le reliquie della santa e l'arca, ridotta in pezzi, venne impiegata nella pavimentazione della nuova fabbrica.
Età Romana (8° a.C. – 5° secolo)
Sono frequenti: le demolizioni, le ricostruzioni e i riadattamenti di intere opere all’evoluzione del concetto di “dignità” delle preesistenze o, in particolare, all'instaurarsi di nuovi culti. Un edificio costruito in età romana e che fu più volte trasformato è la chiesa di Santa Pudenziana a Roma (esempio di domus ecclesiae): da impianto termale del 2° secolo divenne casa romana e, nel 4° secolo, basilica a 3 navate; nell’8° secolo venne realizzato il campanile romanico; nel 1588 venne compiuto l’impianto a navata unica (le navate laterali vennero sostituite con cappelle); nel 1870 venne rifatta la facciata; in un intervento di fine 1500 si perse parte di un mosaico rappresentante gli apostoli (è un esempio di assenza di coscienza storica). La primitiva struttura pertinente alle terme Timotine subirono un prolungamento e il pavimento presenta indicazioni delle strutture termali. Durante il restauro del 1588 (con Francesco da Volterra):
- Le colonne vennero racchiuse in nuovi sostegni murari e venne demolito un portico;
- L’impianto divenne a navata unica: le navate laterali vennero inglobate in cappelle;
- La conca dell’abside venne tagliata per realizzare la cupola;
- L’antico mosaico del 4° secolo, raffigurante “Cristo in Trono circondato dagli apostoli e dalle SS. Pudenziana e Prassede”, venne mutilato di 2 apostoli.
Il Pantheon di Roma
Nel passaggio da Paganesimo a Cristianesimo molti templi diventano chiese:
- Il Pantheon di Roma (“tempio di tutti gli dei” dedicato alle divinità di tutte le religioni): fondato nel 27 a.C. da Agrippa, subì diverse trasformazioni di riuso, restauro e de-restauro: il primo Pantheon (27-25 a.C.) di Marco Agrippa, dalla forma rettangolare, venne distrutto da un incendio (89) venne restaurato da Domiziano e Traiano e poi ridistrutto.
- Il Pantheon Adrianeo (125), con dedicazione ad Agrippa, venne rifatto completamente da Adriano (120), ri-restaurato da Antonino Pio (138) e trasformato nel tempio di Settimio Severo e Caracalla (202, iscrizione meno visibile):
- Fu il primo caso di tempio pagano trasposto al culto cristiano (inizio 7° secolo Santa Maria ad Martyres): ciò lo rende l’unico edificio dell'antica Roma ad essere rimasto praticamente intatto e ininterrottamente in uso per scopo religioso fin dalla sua fondazione;
- Nel 1625 le statue bronzee e la copertura bronzea della travatura lignea del pronao vennero asportata per l'edificazione del baldacchino di S. Pietro da parte di Bernini e per la realizzazione di 80 cannoni di Castel Sant'Angelo;
- I campanili ad opera del Bernini, “orecchie d'asino”, vennero rimossi nel 19° secolo;
- Venne usato come tomba nel Rinascimento per personalità famose, come Raffaello Sanzio, Arcangelo Corelli, Vittorio Emanuele II e la famiglia monarchica;
- Venne detto anche “la Rotonda” ed è l'esempio meglio conservato dell'architettura monumentale romana: ha influenzato molti architetti italiani e americani dal Rinascimento, da Palladio fino al Neoclassicismo del 19° secolo;
- Il Partenone diventa chiesa dedicata alla Vergine Maria nel 662 d.C., come molti altri templi.
Diffusione delle conquiste musulmane
Viceversa, col diffondersi delle conquiste musulmane (arabe e turche), molte chiese diventano moschee: ciò si verifica nel 1500 per Aghia Sofia a Istanbul, consacrata da Costantino nel 325 alla Divina Saggezza.
In alcuni rari casi, si opera per la protezione e pulitura di manufatti, come sculture, affreschi e dipinti.
Dall'Età Classica al Medioevo
In questo periodo sono numerose le reinvenzioni intenzionali sulle opere antiche (esempio: statue mon...).
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