Storia del libro e delle biblioteche
La storia delle biblioteche si lega al concetto stesso di biblioteca. Il termine "biblioteca", come tutti i termini dotti che non hanno un uso popolare ma che hanno una provenienza o dalla lingua latina o dalla lingua greca, deriva dal greco. "Teca" ha un campo semantico molto ampio in greco, e il suffisso indica oggi il luogo dove si conservano o si contengono determinate cose. La biblioteca è quindi il luogo dove etimologicamente si conservano i libri, e nasce come termine dotto, colto, non popolare. Le biblioteche variano storicamente in modo molto eclatante. Fin dall'inizio "biblioteca" ha due significati principali:
- Luogo fisico dove si trovano i libri (il contenente)
- Bibliografia, elenco di libri (il contenuto)
La storia delle biblioteche è lunga e si potrebbe far cominciare da un periodo molto antico, le tavolette in caratteri cuneiformi facevano parte forse di un archivio o di una biblioteca, di un deposito di memorie registrate. Nel momento in cui si pensa di registrare qualcosa e quindi si inventa l'alfabeto, e ciò che viene scritto viene conservato si crea o un archivio o una biblioteca. Quindi è oggetto di studio da parte di specialisti di vari periodi. Abbiamo una dicotomia tra l'età moderna e l'età medievale, perché oggi la biblioteca è intesa non più soltanto come un semplice deposito e luogo di conservazione dei libri, ma come un complesso di risorse organizzate per la soddisfazione di un'utenza. L'accento è posto sul fatto che la biblioteca ha un'utenza, è organizzata e gestita, strutturata al fine di fornire un servizio. Fa parte di quelle strutture e organizzazioni necessarie alla vita sociale e civile. Biblioteca come istituzione sociale e destinata al soddisfacimento di una necessità sociale, è un concetto piuttosto recente, che si può far risalire all'800. Negli anni precedenti la biblioteca non ha questo aspetto e questa valenza.
La storia della biblioteca è la storia dell'istituzione biblioteca in un determinato territorio in una determinata epoca. Ci sono alcuni studiosi che sostengono che la biblioteca intesa in senso moderno è una struttura organizzata, gestita al fine di soddisfare le esigenze di un pubblico in base a dei precisi criteri, che sono i criteri biblioteconomici. La biblioteconomia è la scienza che studia l'organizzazione delle biblioteche. Nella letteratura scientifica di settore, è prevalente l'etichetta "storia delle biblioteche", la storia della biblioteconomia è un'altra cosa ed è la storia della scienza biblioteconomica. La storia della biblioteca si usa soltanto in relazione di un singolo istituto (una singola biblioteca specifica). La storia delle biblioteche dà invece un percorso cronologico di evoluzione, non soltanto del concetto "biblioteca" ma anche della sua realizzazione fisica. Anche l'edificio muta nel corso del tempo, e questo è importante perché ha delle conseguenze sul libro, la conservazione, la gestione ecc. Quindi studiando il contenente studiamo anche il contenuto. Quindi la definizione è quella che viene usata più frequentemente anche nelle lingue straniere.
Le origini della storia delle biblioteche
La storia delle biblioteche nasce nel '700, così come nasce la storia dell'arte, l'etruscologia, l'archeologia ecc. C'è una prima storia delle biblioteche in una di quelle storie della letteratura, che anch'esse nascono in questo periodo. Le storie delle biblioteche rientrano nella storia della letteratura perché lo studioso della letteratura ha bisogno di sapere in quali biblioteche sono conservati i vari manoscritti. Quindi l'illustrazione delle biblioteche riguarda lo specifico dell'analisi della letteratura, dei testi che le biblioteche conservano. Nel '700 nasce anche lo studio dell'archivistica come scienza. Ludovico Antonio Muratori è un erudito del '700 che ha scritto opere di storia fondamentali, e ha fatto storia basandosi sull'uso intensivo delle fonti archivistiche, sul modello dei grandi archivisti e diplomatisti francesi. È il primo in Italia che fa storia, specialmente del medioevo, usando le fonti archivistiche. Da qui tutte le scienze umane prendono un avvio precedente da quello che avevano prima.
L'evoluzione delle biblioteche
Almeno fino a metà del '400 lo studioso tende a costruirsi la sua biblioteca, a disporre in prima persona privatamente gli strumenti del proprio lavoro e ricerca, anche per l'elaborazione dei propri testi. Uno snodo avviene con l'invenzione della stampa a caratteri mobili, perché la possibilità di disporre dei testi sarà più ampia rispetto alla fabbricazione del libro scritto a mano fino a quell'età.
Nel '700 ci sono questi studiosi che danno informazioni sulla storia delle biblioteche, ma restano confinate all'interno di trattatistiche più ampie. Tiraboschi, quando fa il suo capitolo sulla storia delle biblioteche in Italia, non può fare altro che fare un mosaico delle varie componenti regionali che lui ha ben presenti. Problema che si ripresenterà nel momento in cui avverrà l'unificazione dell'Italia e quindi le biblioteche degli antichi stati italiani diventeranno di proprietà dello stato.
Le fonti per la storia delle biblioteche
Come si fa la storia delle biblioteche, quali sono le fonti. Questa storia viene fatta meno con le biblioteche stesse, perché le biblioteche solo in anni molto recenti hanno sentito la necessità di conservare memoria della propria storia, ad esempio il proprio archivio. Abbiamo generalmente fonti archivistiche. Quello che in genere si ritrova negli archivi soprattutto delle età più antiche sono inventari di libri. È la fotografia istantanea di quella raccolta in quel momento, quindi non sappiamo nulla di come è arrivata a quel giorno e di quello che succede dopo. La maggior parte delle raccolte vengono vendute. In genere disponiamo di documenti che ci attestano una situazione a quella data della biblioteca. Il ricercatore poi ricerca anche documenti successivi che possano aiutare a ricostruire un percorso diacronico.
Rare sono le pubblicazioni relative alla storia delle biblioteche, le troviamo più spesso nelle storie o nelle storie della letteratura. Un'altra fonte molto importante e molto usata per la ricostruzione delle vicende delle biblioteche sono i resoconti di viaggio, le narrazioni di viaggio, soprattutto dal '500 in poi in cui c'è la moda del gran tour ovvero del viaggio in Italia. Coloro che vengono in Italia in genere tengono un diario, che poi vengono quasi sempre pubblicati. A seconda del personaggio che tiene il diario abbiamo delle informazioni più o meno estese sulla presenza di biblioteche in quella città e sulle loro collezioni.
Altre informazioni molto preziose sono le corrispondenze, i carteggi. Ci sono momenti storici particolarmente ricchi, come gli scambi epistolari degli umanisti fra di loro quando scoprono i codici, o le lettere degli eruditi del '700.
Tipologie di biblioteche
Abbiamo poi informazioni più specifiche per certe categorie di biblioteche. Ci sono varie tipologie di biblioteche, oggi si tende a fare una grande distinzione in due campi: le biblioteche pubbliche e private. Ci possono però essere biblioteche di natura privata ma aperte al pubblico perché ammette una certa tipologia di utenti, ad esempio le biblioteche religiose ecclesiastiche. Anche la legislazione regionale del '900 ammetteva la tipologia della biblioteca privata aperta al pubblico o ad uso pubblico, quindi anche un privato poteva ottenere finanziamenti regionali perché si impegnava a una certa apertura al pubblico. I due settori sono poi al loro interno molto articolati e variegati. Ci possono essere le biblioteche pubbliche governative o statali, che sono di numero limitato, si chiamano statali perché il loro bilancio è a carico del bilancio dello stato (domanda esame). Il costo della biblioteca è a totale carico del bilancio dello stato nazionale. Più diffuse sono invece le biblioteche comunali o civiche, che dipendono funzionalmente ed economicamente dal comune che ne è il proprietario.
Elementi che connotano una biblioteca
- Proprietà: Dobbiamo porci la domanda "a chi appartiene la biblioteca". Le due grosse categorie sono le pubbliche e le private. Anche nell'antica Roma c'erano biblioteche pubbliche e private. Il concetto di apertura al pubblico delle biblioteche è piuttosto antico, c'è sempre stata una richiesta da parte di categorie di utenti, ridotte nel passato più remoto e poi sempre più ampie, di accedere alla conoscenza, e la biblioteca è il deposito delle informazioni per eccellenza.
- Sede: L'edificio in cui si trova la biblioteca. Anche nelle biblioteche e archivi virtuali c'è comunque bisogno di un posto fisico in cui le informazioni devono stare.
- Professionista: Il bibliotecario, colui che sa gestire la biblioteca. Secondo alcuni invece della storia delle biblioteche si dovrebbe fare la storia dei bibliotecari, per secoli si è trascurata la storia dei protagonisti delle biblioteche, coloro che hanno gestito e organizzato le biblioteche. Anche la storia del bibliotecariato (come nasce, quando nasce il bibliotecario, che statuto e competenze deve avere) è una storia importante che fa parte dell'ampia categoria delle biblioteche.
- Gestione: Tutto quel complesso di norme che devono essere osservate per la gestione della biblioteca. Una biblioteca non può essere semplicemente una teca, una custodia che contiene dei libri, ma essi devono essere scelti, organizzati, gestiti in maniera consapevole e soprattutto in maniera tale da soddisfare le esigenze informative dell'utente. Biblioteconomia e canoni bibliografici, quindi la bibliografia. Nella gestione ci rientra anche la parte economica, una biblioteca non può funzionare ed erogare i propri servizi senza un adeguato finanziamento.
- Contesto: La biblioteca è un'istituzione irrinunciabile come gli ospedali e i cimiteri, perché è un servizio per una comunità di riferimento, per un contesto socio-culturale, quello che rappresenta il bacino di utenza di una biblioteca. Si parla anche di un'utenza potenziale oltre a quella reale, quella reale è data dal numero di abitanti che esistono sul territorio che viene servito dalla biblioteca, "potenziale" sono tutti quelli che potenzialmente possono arrivare a richiedere servizi alla biblioteca.
- Collezione: Oggi è sempre più orientata e proiettata verso la dematerializzazione e la digitalizzazione, ci sono biblioteche native digitali.
Il IV-V-VI secolo
La storia delle biblioteche inizia dal punto focale che è quello della caduta dell'impero romano d'occidente (476 d.C.). L'antica Roma, anche quella più vicina alla fine dell'impero, quella ormai minata nel profondo della sua costituzione, disponeva non soltanto di biblioteche, perché tutta l'antichità disponeva di biblioteche e/o archivi. Le biblioteche nell'antica Roma erano pubbliche e private. All'interno dell'impero romano, che nella sua massima espansione arriva fino all'attuale Gran Bretagna e occupa tutto il bacino del Mediterraneo, aveva una fitta rete di collegamenti commerciali che collegavano tutte le realtà dell'impero con la capitale Roma. Queste rotte commerciali che potevano essere terrestri o marine, erano molto ampie ed erano aiutate dal fatto che tutto l'impero era percorribile attraverso le strade imperiali. Attraverso i commerci si veicolavano non soltanto le merci ma anche una particolare categoria di merce che è il libro. Esisteva una fitta rete di librerie all'interno dell'impero di Roma. Coloro che aprivano una libreria avevano un nome preciso, il negoziante di libri in età romana è lo stationarius. Era colui che presiedeva in ogni località alla creazione e diffusione del libro, e questo andava ad alimentare le biblioteche pubbliche e private. A questa altezza cronologica abbiamo anche a che fare con libri manoscritti, in una particolare forma di volumen, termine che viene dal verbo latino che vuol dire "arrotolare", erano dei rotoli, dei testi che venivano arrotolati.
Inizialmente erano rotoli in papiro, pianta lacustre che ha bisogno abbondantemente di acqua e che cresce spontanea lungo le rive del Nilo, quindi era una produzione quasi esclusivamente egiziana. In Sicilia anche c'è in una valle vicino a Siracusa una realtà papiracea autoctona, quindi in realtà non è esclusivo dell’Egitto, anche se questo viene dopo. Il testo veniva scritto su lunghi fogli di papiro che poi venivano arrotolati intorno a un bastone, cui pendeva un cartiglio che doveva dare informazione sul testo o i testi contenuti dentro. A un certo punto i faraoni d'Egitto, forti del monopolio del papiro, costringono le altre popolazioni a trovare un altro mezzo scrittoreo, e in particolare il re di Pergamo fa utilizzare delle pelli di ovini e caprini opportunamente conciate da utilizzare come supporti scrittorei. Quindi abbiamo volumi sia in papiro sia in pergamena/membranacea. La forma del libro che andava ad alimentare tutte le biblioteche del Mediterraneo erano volumi.
Nella tradizione storiografica, una delle concause della caduta dell'impero romano è stata la diffusione della religione cristiana. Gli studiosi di storia del libro e delle biblioteche sanno che la diffusione della religione cristiana comporta un cambiamento nella forma fisica del libro. Tutti i fenomeni storici sono fenomeni di lunga durata. Si ha un cambiamento della forma fisica del libro. Questo pare che sia nato in Palestina, in particolare nella città di Cesarea, dove viveva e operava un filosofo, Eusebio di Cesarea. Studi recenti dimostrano che nelle officine scrittoree di Cesarea si comincia, per ragioni testuali all'inizio, a utilizzare una nuova forma che non è più il rotolo di papiro o di pelle, ma un rettangolo più o meno simile a quello che conosciamo oggi. Gli studiosi sostengono che questo cambiamento favorì anche la diffusione della religione cristiana, che nasce in Asia Minore, in Palestina, e lentamente si diffonde fino alla capitale dell'impero, Roma. Questa nuova religione orientale è in realtà osteggiata perché ha come sua caratteristica quella di vivere nascostamente, era una religione che si diffondeva in maniera occulta. Religione che si basa su una parola scritta, cioè sul nuovo testamento. La parola e i testi che fondano la religione dovevano essere trasportati dall'Asia minore verso Roma, quindi un rotolo di papiro era molto più evidente e riconoscibile se si cercava di introdurre segretamente a Roma, perché era una forma che qualunque doganiere era abituato a conoscere come portatore di testo, mentre il nuovo formato (codice) era sconosciuto a coloro che erano preposti al controllo della circolazione libraria. Il controllo sulla produzione libraria c'è sempre stato e sempre ci sarà, le forme saranno diverse ma il controllo di ciò che si scrive e si diffonde c'è sempre stato. Quindi il formato nuovo che veniva usato per veicolare il nuovo messaggio cristiano ha due grandi vantaggi, quello di non essere facilmente riconoscibile come oggetto portatore di testo, e quello di essere più comodo da trasportare.
Quindi quando l'impero romano comincia a entrare in crisi, sulle vie del commercio librario che è veicolato insieme alle altre merci, oltre ai rotoli di papiro e pergamena si comincia a veicolare, prima clandestinamente e poi in maniera sempre più evidente, anche il testo cristiano. Questi due formati convivono per molto tempo ma poi quello vincente e che sopravvive è quello del codice. La parte occidentale dell'impero a un certo punto collassa, e si comincia ad avere l'arrivo delle popolazioni che i greci chiamavano barbari, i quali hanno due atteggiamenti diversi, come era successo per i romani che hanno conquistato la Grecia e che ne sono anche conquistati. I barbari in genere a loro volta vengono conquistati o si adeguano facilmente al fascino che ancora all'inizio subiscono della cultura romana. Altri invece, come i vandali, arrivano a saccheggiare la città di Roma. Gli imperatori d'Oriente tendenzialmente tendono a riconoscere l'autorità del nuovo venuto, anzi l'imperatore d'Oriente utilizza Teodorico, il re degli ostrogoti, come suo braccio armato per la riconquista dell'impero d’occidente. La capitale dell’impero non è più Roma ma viene spostata a Ravenna.
L'Europa occidentale è percorsa da invasori a loro volta premuti da altre popolazioni, che cercavano bottino e terre su cui insediarsi e quindi di formare i cosiddetti regni romano barbarici. Questa presenza continua rende insicure e in molti punti impercorribili le strade romane, e c'è una cesura profonda tra Roma che rimane comunque il centro e il punto di riferimento culturale, ma è evidente che quel continuo flusso in cui si muovevano i libri che andavano a implementare le biblioteche dell'impero, si interrompe.
Questo ce lo dimostra anche la lingua, c’è un fenomeno per cui le aree laterali dell’impero sono più conservative della lingua. Se un fenomeno linguistico nasceva a Roma, lentamente si propagava in tutto l'impero. In latino la parola per guerra era "bellum", e in Tunisia sotto l'impero romano per dire guerra si diceva sempre ma il termine non è sopravvissuto se non in termini colti coniati ex novo (es. belligerante). In una lingua neolatina come lo spagnolo, "bello" si dice "hermoso", mentre il latino prosegue con "formosus".
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti Storia delle Biblioteche
-
Appunti Storia delle Biblioteche
-
Appunti lezioni Storia delle biblioteche
-
Riassunto esame Storia e Istituzioni musulmane, Prof. Tinti Paolo, libro consigliato Storia delle biblioteche: dall…