Sociologia
(Prof. Marchisio, appunti basati principalmente sulle lezioni. Fanno riferimento ai libri “Sociologia – i concetti di base”, Bagnasco; “La religione nella società degli individui”, Marchisio).
Introduzione
Esiste un patrimonio di conoscenze sociologiche che è legato alle esperienze personali di ognuno; gli individui nella società sono in grado di adottare modelli di comportamento, condividere credenze, idee ecc. Questo sapere comune diffuso ha dei limiti: è confinato nel tempo dell’esperienza quotidiana, lo spazio sociale a conoscenza che non è estremamente allargato ed inoltre è influenzato dal “sentito dire”, il senso comune, un insieme di credenze e idee. La differenza del sapere sociologico è quello di saper “mettere ordine”, organizzare una serie di conoscenze, con metodi di osservazione della realtà che sono rigorosi.
Definizione di sociologia
= Sociologia = studio scientifico della società. La definizione dell’oggetto di analisi è problematico; ci sono diversi significati che vengono attribuiti al termine società. È necessario anche saper distinguere cosa è scientifico e cosa non lo è. Rispetto ad una scienza esatta (fisica), l’oggetto di studio della sociologia è la società, che è una realtà storica* (e non un qualcosa di esterno) ed è anche un prodotto della sociologia** (la stessa riflessione sociologica contribuisce a dare forma al proprio oggetto, ma è anche la società moderna in quanto oggetto a determinare la ricerca sociologica, vi è quindi una grande affinità tra l’oggetto e la disciplina); mutamento continuo della società.
*la società di cui “parla” la sociologia è una forma particolare, che per i sociologi ha un’epoca su cui si è presentata, la Rivoluzione Industriale (metà del ‘700), epoca di grande mutamento che è individuato dai sociologi classici nella modernità; oltre alla Riv. Industriale, la Rivoluzione Francese (sul piano politico), e la rivoluzione scientifica; queste rivoluzioni incidono immediatamente sulla vita delle persone -> mondo che sta entrando nell’epoca moderna. Quindi, la sociologia indica come oggetto quella società che inizia nella metà del ‘700 in Europa, la società moderna che è fatta di un certo tipo di relazione sociale, diversa dal passato.
**Circolarità riflessiva tra la scienza e il suo oggetto; società moderna problematica in quanto vengono meno i “pilastri tradizionali” delle società pre-moderne. Modernità come processo distruttivo dell’ordine sociale precedente (per i diversi cambiamenti sociali politici ed economici).
Transizione da società tradizionale a moderna
Perché si è passati da una società tradizionale ad una moderna? -> domanda che fa nascere in Europa l’interesse di ricerca di questi problemi sociologici. Allo stesso tempo, alcuni concetti/teorie entrano a far parte della conoscenza sociologica comune, del modo comune di pensare e perciò possono influenzare decisioni e modi di agire.
Devianza -> nella riflessione sociologica, è il modo per indicare un certo tipo di fenomeno sociale che in passato veniva definito in altri modi (peccato, crimine ecc.). La sociologia inizia a definire dei fenomeni, e quelle definizioni si trasformano in un oggetto reale per poter poi essere analizzato sociologicamente. Che tipo di sapere scientifico produce la sociologia? Non c’è un’unica risposta.
Immaginazione sociologica
Contesto di osservazione: società Americana degli anni ’50. Mills nel ’59 scrive che la Sociologia e i sociologi devono essere dei produttori di immaginazione sociologica -> è una particolare qualità della mente che tutti più o meno possediamo, chi la possiede è capace di fare un certo ordine nell’ambiente sociale che lo circonda, saper intuire qual è la struttura delle relazioni sociali in cui siamo inseriti. I Sociologi dovrebbero produrre un tipo di immaginazione sociologica convincente. Per Mills, Sociologia come produttore sistematico di immaginazione sociologica.
Quesiti principali della sociologia
La sociologia ha principalmente due quesiti a cui cerca di rispondere:
- Come è possibile la società?
- Il secondo quesito è legato al mutamento sociale -> in che modo si è passati dalla società antica alla società moderna? Come avvengono i processi di modernizzazione e come si può interpretare il mutamento radicale della società europea tra il 19° e il 20° secolo?
Vi sono alcuni temi centrali che caratterizzano la Sociologia, e che ancora oggi sono al centro dell’attenzione: Tema/paradigma dell’ordine sociale (come le società moderne mantengono nel tempo l’ordine sociale tra le parti che la compongono – individui, gruppi ecc. – e alcuni sociologi si sono occupati di quei meccanismi che permettono tale ordine sociale); Tema/paradigma del conflitto (altri autori mettono al centro della loro attenzione la questione del rovesciamento dell’ordine per il cambiamento). Alcuni autori ritengono la condizione di vita normale nella società moderna sia l’ordine, altri ritengono che la condizione normale non sia l’ordine ma il conflitto, continui tentativi di ricostruire l’ordine mediante lotte per interessi differenti, in cui sono coinvolti individui, gruppi e classi.
Tipico rappresentante del tema dell’ordine è Durkheim; Tipico rappresentante del tema del conflitto è Marx, visto come sociologo e non come economista.
Kuhn, uno storico della scienza americano, ha proposto di chiamare “paradigmi scientifici” quegli assunti di base di natura teorica e metodologica sui quali una comunità di scienziati in un determinato campo sviluppa un consenso storicamente accettato da tutti (o quasi) i suoi membri. Quando ciò accade -> scienza normale, mentre nelle rivoluzioni scientifiche emerge un nuovo paradigma che, se ha successo, è destinato a sostituire quello precedente. Nelle scienze sociali questo modello è difficilmente applicabile, vi sono una serie di paradigmi in competizione fra di loro, e quando uno di essi prevale, prevale solo parzialmente o temporalmente. Ciò è valido in generale per le scienze sociali ma principalmente per la Sociologia.
Metà anni ’50 -> Funzionalismo, scuola Americana di pensiero, emerge un paradigma –il funzionalismo- condiviso all’interno della Sociologia, fino agli anni ’60. Nella Sociologia contemporanea, è possibile individuare diversi paradigmi divergenti fra di loro; è una scienza pluriparadigmatica. Presenza di un duplice paradigma che marca la Sociologia sin dalle origini: Paradigma della struttura e paradigma dell’azione.
Per Elias, “la società non ha solo la funzione di eguagliare e di tipicizzare ma anche di individualizzare”: la società determina l’individualità dei suoi membri, ha il compito di individualizzare mentre gli individui formano la società con le loro azioni quotidiane la società moderna, a causa del suo carattere di mutamento intenso e di estrema differenziazione, la formazione storico-sociale che favorisce maggiormente l’individualizzazione, e la modernità concepisce i suoi membri come degli individui.
Interpretazione della modernità
La questione di interpretare la modernità può essere ricondotta allo studio di 4 autori classici della Sociologia (che partono tutti dalla visione della società in precedenza per individuare i cambiamenti):
- Marx e la critica al capitalismo (società moderna che si afferma con una struttura economica differente dal passato);
- Durkheim, società moderna che va interpretata ragionando sul tipo di integrazione sociale che la caratterizza -> le relazioni tra gli individui nella modernità -> solidarietà sociale;
- Weber, si concentra su due dimensioni che hanno a che fare con la dimensione culturale: processi di razionalizzazione, che investe le società Europee, e il processo di intellettualizzazione (Simmel).
Durkheim (1858 – 1917)
Positivista, precursore del Funzionalismo. Sociologia scienza che deve occuparsi di fatti sociali, che possono essere studiati con un metodo scientifico rigoroso, simile a quello delle scienze naturali. Tali fatti sociali sono elementi della vita sociale che determinano le azioni individuali, perché hanno due caratteristiche: hanno un carattere esterno alle coscienze individuali e hanno un grande potere di coercizione sugli individui. La preoccupazione di Durkheim è quella di definire una disciplina differenziandola dalle altre, come dalla psicologia; Il sociologo non deve occuparsi della dimensione motivazionale dell’agire degli individui, è il compito di altre scienze. Per fondare la disciplina, Durkheim propone questa visione, che la società moderna ha una propria logica e autonomia, un campo di relazioni e scambi che si governa da sé: realtà del tutto autonoma. Si cerca di ignorare la soggettività, le azioni dei singoli individui. Da Durkheim quindi la società è pensata come una realtà a sé stante, e ogni fatto sociale si spiega attraverso altri fatti sociali -> rapporto di causalità tra questi fatti.
Sviluppa il suo pensiero psicologico sul come è possibile la società -> Tema: l’ordine sociale. Bisogna guardare per l’autore il fondamento morale della società, in quanto ogni società ha un nucleo fondativo di ideali, valori e rappresentazioni collettive e norme morali condivise. Durkheim ipotizza l’esistenza di una coscienza collettiva -> società tradizionali pre-moderne tutte caratterizzate dalla presenza di un forte nucleo condiviso. Quando parla di società pre-moderne, fa riferimento alle società primordiali, formulando ipotesi sui dati etnografici a disposizione, convincendosi che nelle società più semplici il meccanismo di coesione sociale sia molto forte. La somma delle singole coscienze individuali di un gruppo ha una sua realtà propria.
La società in cui vive Durkheim è la società francese della 3° repubblica. Come si tiene insieme una società moderna industriale, politicamente nuova? Lui è convinto che anche nelle società moderne bisogna trovare quel nucleo condiviso di prospettive di carattere normativo-morale. Difficoltà enormi, impossibilità di una coscienza collettiva -> Anomia, scarsa condivisione di nuclei normativi e morali, condizione di incertezza. Tenterà di proporre soluzioni all’Anomia. Il paradigma di riferimento di Durkheim è il paradigma della struttura; la struttura delle istituzioni è determinante, che sono date storicamente ad una società.
La prima ricerca sociologica di Durkheim è quella del suicidio: intende analizzare uno dei comportamenti più individualistici, e dimostra come il suicidio è anche un fatto sociale (ricorda: al Sociologo non interessa la motivazione individuale). Le norme morali sono dei “fatti sociali”, in quanto la loro esistenza non si spiega a partire dalle coscienze ed alle azioni individuali; l’idea è che la norma morale proponga ai singoli individui modi di agire, sentire, percepire, pensare, e perciò questi fatti sociali sembrano pervadere interamente la coscienza e la vita dei singoli individui, esercitano costantemente una pressione -> individuazione di fatti che sono esterni, oggettivi, in cui la dimensione soggettiva è ininfluente, con un forte potere di coercizione di cui si può essere più o meno consapevoli -> principio da cui parte Durkheim. (1895) Tali norme nascono dalle relazioni tra gli individui, quindi sono un prodotto degli individui, ma una volta prodotte sono indipendenti, subiscono un processo di oggettivazione.
Solidarietà meccanica e organica
Da questi fatti sociali dipendono tipi di solidarietà differenti: Solidarietà meccanica e organica. Innanzitutto, Durkheim distingue:
- Società semplici, quelle primordiali, primitive, segmentarie, caratterizzata per una scarsa divisione del lavoro, che significa una carenza di definizione plurale di ruoli attribuiti ai singoli individui, modelli di produzione economica molto semplici, ogni individuo è tenuto a saper fare più cose. Questo tipo di società produce Solidarietà meccanica, basata sulla condivisione di una serie di idee per lo più a sfondo religioso, arrivando ad ipotizzare che possa esistere una coscienza collettiva all’interno di queste comunità, molto più forti delle coscienze individuali; senso di identità di gruppo talmente forte che ogni individuo è fortemente integrato con gli altri.
- Società complessa, quella industriale di fine ‘800, in cui la divisione del lavoro è strettamente alta; ciò che la rivoluzione Industriale introduce è una continua specializzazione di ruoli e di mansioni attribuiti ai singoli individui, sempre più numerosi e sempre più specializzati. Non può più essere una solidarietà di tipo morale, ma si trasforma in solidarietà organica -> nelle società complesse, proprio come negli organismi viventi, i singoli organi funzionano con una relazione di inter-dipendenza e di cooperazione che deve essere garantita per funzionare bene (gli organi della società sono i gruppi, le classi, le istituzioni ecc.). La condizione normale nella società complessa è un difficile equilibrio fra tutte queste parti, tutto deve funzionare in maniera adeguata per far sì che la società duri a lungo (educazione, interiorizzazione per le nuove generazioni).
Problema: coscienza collettiva difficile da realizzare nelle società complesse, che presentano spesso problemi di ANOMIA, mancanza di condivisione delle norme morali – incertezza, indebolimento autorevolezza dei modelli di agire, sentire e di pensare; Società moderna fondamentalmente anomica. Le gravi crisi anomiche delle società possono essere paragonate a delle malattie per l’organismo, che possono comunque sia essere curate; il mutamento, i grandi cambiamenti, crisi politiche, economiche e le guerre nella sua visione non sono altro che momenti contingenti che devono essere affrontati come tali. Queste considerazioni le troviamo nell’opera di Durkheim “La divisione sociale del lavoro”, che offre molti spunti per la riflessione sull’individualismo: in primo luogo, Durkheim critica una certa forma di individualismo, quello contrattualista e utilitario, rifiutando l’idea che la coesione del sistema si regga sul vantaggio reciproco che le parti ottengono durante i vari scambi; in secondo luogo, l’autore elenca quali sono i caratteri dell’individualismo.
Per Durkheim, la divisione del lavoro è destinata a diventare sempre più una delle basi fondamentali dell’ordine sociale. Durkheim intende individuare in primo luogo la funzione che la divisione del lavoro svolge nell’età moderna; poi, stabilire le cause e le condizioni e infine classificare le forme anormali che la divisione presenta. Come in biologia, anche in questo caso Durkheim è convinto che studiare il lato patologico favorisca una miglior comprensione degli aspetti fisiologici del fenomeno. Per Durkheim, la divisione del lavoro crea solidarietà e ha carattere morale, in quanto i bisogni di ordine, armonia e solidarietà sociale sono bisogni morali.
Ricerca sul suicidio di Durkheim (1897)
Prima ricerca empirica di Sociologia. Questa ricerca è una sfida ambiziosa: dimostrazione empirica (sulla base dei dati statistici a sua disposizione e loro interpretazione) su dati già esistenti della validità della sua impostazione di Sociologia, impegnandosi a spiegare un comportamento che riguarda apparentemente il singolo individuo. Ipotesi: anche il gesto estremo dell’individuo che si sottrae alla coesione sociale è riconducibile a spiegazioni di carattere sociologico; suicidio come fatto sociale. Oggetto della ricerca: sposta l’attenzione dal suicidio di singoli individui al tasso di suicidi di una data società, in quanto al Sociologo non interessa la storia/motivazione del singolo individuo, ma invece può dare convincenti interpretazioni dell’andamento generale del fenomeno, all’interno di contesti generali differenti.
Durkheim cerca correlazioni positive leggendo le serie di dati sui suicidi in diverse nazioni, e scopre che, disgregando i dati, chi appartiene a confessioni di tipo protestante presenta tassi di suicidio costantemente maggiori di quelli presenti tra i membri di altre confessioni (cattolicesimo, ebraismo), e la proporzione tra questi dati rimane costante negli anni. (nb: la qualità del dato sul suicidio è molto problematica). Come si può spiegare tale connessione? Durkheim prende in esame la dottrina, esamina tutti i testi, e scopre che la condanna morale al suicidio è costante in tutte le religioni da lui analizzate; dunque, la relazione non è di carattere religioso, ma riguarda il particolare tipo di integrazione sociale tra i membri del gruppo religioso che è di diverso grado: più si è individualisti nel vivere anche la fede e meno è rilevante la vita comunitaria; la religione protestante fornisce un grado di integrazione sociale che è minore rispetto alle altre confessioni. Quindi: il grado di integrazione sociale spiega l’andamento variabile del numero dei suicidi, e tale punto fa iniziare a Durkheim un approfondimento per verificare se la sua ipotesi è corretta: verifica se esiste un rapporto analogo tra grado di integrazione in altri settori della società e tassi di suicidio, che tendono ad aumentare nel caso di persone singole/non sposate, in particolare uomini non sposati, e diminuiscono in situazioni famigliari (coppia o famiglia; più aumenta il numero dei figli, più diminuisce la tendenza al suicidio idea che l’integrazione nel gruppo famigliare funzioni come fr.
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