Auguste Comte
Comte nasce a Montpellier, in Francia, nel 1798, da una famiglia cattolica e monarchica. Sarà anche il segretario di Saint-Simon ma il loro rapporto si rovinerà quando quest’ultimo si approprierà del primo importante lavoro di Comte: Sistema di politica positiva. In generale egli vive il contesto della rivoluzione francese ma pensa che la rivoluzione da dover attuare non sia politica, come avevano creduto gli illuministi: non basta tagliare la testa al re, occorre cambiare la testa alla gente, dunque la rivoluzione deve essere sociale e culturale.
Comte è uno dei protosociologi. Ha due anime: una illuminista (progresso) e una della restaurazione (ordine) → bandiera brasiliana. Nasce con lui il positivismo. Secondo lui la natura umana è caratterizzata da tre dimensioni: l’ordine sociale si ha quando i tre aspetti non sono in conflitto ed è la condizione essenziale affinché ci sia equilibrio e l’individuo possa realizzarsi. Egli nota ovviamente che tutto questo è compromesso dai tempi di cambiamento e rivoluzioni che sta vivendo, il che porta le tre dimensioni a non essere in armonia (la testa non è detto che sia in armonia con le braccia e con il cuore). Per questo motivo è importante il ruolo dell’intellettuale: egli deve essere un benefattore per l’umanità perché deve indicare a tutti quel futuro di progresso che ancora non tutti vedono, dato che è l’unico in grado di vedere il nuovo ordine sociale che avanza. Renderà dunque accessibile a tutti il suo sapere, un sapere scientifico che implica la formazione di una scienza sociale: la sociologia.
Le fasi della sociologia di Comte
Fase 1: L’umanità ha condotto e conduce tuttora una lunga lotta per spiegare e controllare la natura. Nella sua legge dei tre stadi Comte identifica le grandi tappe dell’evoluzione dell’umanità. Protagonista della storia non è l’uomo ma l’umanità che, passando da uno stadio all’altro, migliora e completa la sua capacità di spiegare e controllare la natura. Questo sapere fonda una scienza della società (sociologia) che è l’ultimo dei saperi a divenire scientifico dopo la fisica e la biologia, in quanto il suo oggetto di osservazione (uomo) è sempre complesso e sfuggente.
- Stadio teologico → a sua volta divisibile in tre fasi. La prima, l’animismo è quella in cui l’uomo proietta se stesso sulla natura; con il politeismo gli uomini cercano le cause di quello che avviene raffigurandole negli dei (ad esempio Poseidone è la causa dei fenomeni marini e così via…), il cui volere è comprensibile, spesso prevedibile e modificabile; nel monoteismo il dio è un solo, non ci sono più le volontà capricciose degli dei: c’è un cosmo ordinato che ha prodotto delle leggi. (Realtà spiegata su fatti fittizi e inventati, tipo i miti).
- Stadio metafisico → caratterizzato da un sapere critico nei confronti della teologia. Si tratta essenzialmente di una fase di transizione dallo stadio teologico a quello positivo. (Realtà spiegata tramite principi astratti e soggettivi).
- Stadio positivo → l’uomo si limita ad osservare i fenomeni e i collegamenti tra di essi sia in un determinato momento, sia in un tempo. Rinuncia a scoprire le cause dei fatti e si accontenta di stabilire le leggi che li comandano. Per Comte, i principali autori che hanno utilizzato questo metodo sono Bacone e Galileo.
Possiamo riassumere dicendo che le idee fondamentali del positivismo di Comte sono: le scienze sono destinate a superare e a sostituire, per via del progresso, la teologia e la metafisica; il vero sapere passa attraverso l’osservazione: la conoscenza di cose non osservabili non è possibile. Il positivismo si è imposto prima in matematica, fisica, chimica e poi in biologia, cioè prima nelle discipline meno complesse, quelle in cui l’oggetto di studio non era sfuggente (l’uomo è sfuggente, per questo la sociologia è l’ultima). (Realtà spiegata tramite dati empirici e leggi scientifiche). Il passaggio da uno stadio all’altro non si attua simultaneamente in tutte le discipline intellettuali.
Fase 2: L’idea di Comte è quella di una società teologica e militare che muore a favore di una nuova società scientifica e industriale che invece sta per nascere. La società moderna è in crisi proprio perché c’è il conflitto tra una società nuova e una vecchia. Nella società teologica e militare le principali figure sono i sacerdoti e i militari, figure che saranno sostituite dagli scienziati e dagli industriali. Per quanto riguarda il punto di vista intellettuale, i sacerdoti saranno sostituiti dagli scienziati solo nel momento in cui il sapere scientifico soppianterà quello religioso (teologia → scienza); per quanto riguarda la dimensione pratica, affinché l’industriale sostituisca il militare, è necessario che il lavoro sostituisca la guerra (guerra → lavoro); cosa succede alla dimensione morale? Comte pensa che alla religione cattolica si sostituirà una nuova religione positiva, basata su una fede dimostrabile perché razionale, che deve essere il fondamento del nuovo ordine industriale.
All’interno della sociologia, distingue tra dinamica sociale e statica sociale. La statica riguarda le condizioni di esistenza di una società (ordine), mentre la dinamica quelle di movimento (progresso). Nella sua statica, egli sostiene che l’unità di base della società è la famiglia e non l’individuo, perché come abbiamo già visto, quest’ultimo non può essere oggetto di osservazione scientifica. La famiglia ha una natura morale e non intellettuale, perché è il luogo naturale dove si esprime la socievolezza dell’uomo; al contrario la società non è un’unione ma una cooperazione basata sulla divisione del lavoro e per questo motivo ha una natura intellettuale e dopo morale. Per tutti questi motivi, egli è contrario al dogma del libero mercato, del non intervento statale; è ostile anche a ogni sommossa sia popolare, operaia o democratica.
Herbert Spencer
Spencer è oggi un pensatore dimenticato. La sua opera ha conosciuto una parabola opposta a quella di un altro maestro del pensiero sociologico: Auguste Comte, il quale, rifiutato ed emarginato in vita dalla società intellettuale e dalle riviste scientifiche, fu invece esaltato dopo la propria morte. Certo, i limiti del pensiero di Spencer divennero evidenti già verso la fine dei suoi anni (mentre, nel pieno di questi esso fu alquanto rinomato, rendendo il suo autore uno dei principali protagonisti della vita intellettuale dell'Inghilterra vittoriana…. al pari, o quasi, dello stesso Darwin). Tuttavia, esso contiene anche notevoli motivi di interesse e considerevoli spunti di riflessione in merito alla natura del divenire storico all'interno delle società umane. Così come, del resto, non può non far riflettere il fatto che esso sia stato immediatamente apprezzato - ciò che non fu affatto casuale - soprattutto negli Stati Uniti, un paese in cui il capitalismo conobbe uno sviluppo particolarmente 'selvaggio', maturando di conseguenza un'etica di stampo radicalmente individualista e liberista (ai limiti, in sostanza, dell'amoralità…). I capisaldi della visione spenceriana furono difatti:
- L'idea della centralità assoluta della libera iniziativa privata,
- Quella che vede la società come la somma dei vantaggi individuali,
- Quella che considera la società industriale (basata sul commercio e sulla libera iniziativa personale) come il momento culminante dello sviluppo politico e culturale dell'umanità.
Egli sostanzialmente dice che come è possibile il progresso è possibile anche il regresso. Sembra una contraddizione ma in realtà rappresenta l’individualismo e l’entusiasmo dell’età vittoriana in Inghilterra: il governo non deve intervenire perché il singolo è capace da solo.
Alexis de Tocqueville
Tocqueville nasce nel 1805 in Normandia da una famiglia nobile. Diventerà magistrato a Versailles e poi otterrà l’incarico di studiare il sistema penitenziario americano, così starà in USA dove pubblicherà il primo libro della Democrazia in America. Da deputato si distingue per un progetto di legge di riforma delle carceri, per la sua lotta contro il razzismo e a sostegno dell’abolizione della schiavitù nelle colonie francesi, per l’attenzione rivolta ai problemi della colonizzazione in Algeria. Egli sottolinea più e più volte i rischi della democrazia. Anche se di famiglia aristocratica, è un convinto sostenitore della repubblica. La democrazia è l’essenza del mondo moderno (in particolare egli rimane colpito dalla democrazia americana), ma sottolinea l’ambivalenza: la democrazia, se osservata con realismo o disincanto può portare rispettivamente a vantaggi e svantaggi. Compito dello studioso, ma anche del politico, è quello di mettere in luce entrambi per perseguire i primi ed evitare i secondi.
Tocqueville è il maestro del metodo comparativo. Nel suo approccio ad esempio la democrazia, o qualsiasi altra forma di organizzazione sociale, non costituisce un modello astratto, indipendente dalle contingenze storiche e sociali. Diventa fondamentale la comparazione tra tutte le realtà attinenti, diverse per genere, al fine di capirne le diversità. In Francia la democrazia ha caratteristiche diverse rispetto a quella in America perché sono diverse le esperienze storiche dei due paesi: per questo è bene il confronto, per capire come funzionano.
Nonostante sia stato raramente considerato un sociologo, egli lo è in senso pieno. Quando analizza la democrazia, non la considera solo un regime politico, ma una forma di organizzazione sociale. Anche negli strumenti usati è un sociologo: interviste, indagini, analisi di dati statistici.
Per quanto riguarda la sua analisi sulla democrazia, egli scrive: “mentre tutte le nazioni europee erano devastate dalla guerra o lacerate dalle discordie interne, il popolo americano restava in pace; quasi tutta l’Europa era sconvolta da rivoluzioni, l’America no”. In questa breve citazione sono racchiusi tutti i motivi per cui a Tocqueville piace il sistema americano: la democrazia riesce a garantire la pace, la repubblica, i diritti (in particolare la proprietà privata) e riesce ad allontanare le rivoluzioni, l’anarchia e il dispotismo. Per questo motivo la democrazia è il regime a cui guardare con più interesse, anche se con un occhio sempre attento e critico. Occorre dire che la caratteristica essenziale della democrazia è l’uguaglianza, ma non necessariamente la libertà. L’uguaglianza non significa che tutti sono uguali economicamente né intellettualmente, ma sono uguali nelle loro opportunità: una società democratica è quella dove non esistono gerarchie codificate, naturali definitive, perché ogni posizione della società deve essere potenzialmente accessibile a tutti. L’uguaglianza ha perciò a che vedere con la struttura sociale prima che con la struttura politica.
In suo testo emerge che le società aristocratiche sono gerarchiche. Ognuno è incasellato in un posto fisso entro una gerarchia sociale che può essere raffigurata come una grande catena, dagli anelli legati: la mobilità sociale è minima, nessun contadino diventerà mai nobile e viceversa. C’è anche una stabilità territoriale: gli uomini non si muovono, non viaggiano.
Le società democratiche invece sono egualitarie e individualiste; l’essenza della democrazia sta proprio nella rottura della catena, cioè nella messa in discussione definitiva dei ruoli gerarchici: quando la catena si rompe, otteniamo anelli tutti uguali, posti potenzialmente sullo stesso piano. La piramide sociale crolla → tutto ciò non avviene di colpo ma è il risultato di un lungo processo di trasformazione sociale che coincide con l’avvento e l’affermazione della modernità. Proprio qui emerge la differenza tra l’esperienza americana e quella europea: in America questo cambiamento non esiste, perché la società americana nasce già democratica. Ecco così che si giustifica il mito del self-made man dove non esistono gerarchie ma ognuno ha il suo destino nelle proprie mani, dato che la mobilità sociale è massima e i ruoli non sono mai definitivi.
In Europa la transizione dall’aristocrazia alla democrazia è segnata da un conflitto profondo e lacerante tra le classi, che implica la rivoluzione. Riassumendo: l’America nasce democratica, l’Europa al contrario può diventare democratica attraverso un radicale conflitto sociale che, abituando gli uomini alla partecipazione, li rende cittadini.
Tocqueville vede due enormi pericoli che possono rallentare il processo di democratizzazione: la mancanza di lungimiranza politica che costringe gli attori sociali alla tattica giorno per giorno; l’aspirazione rivoluzionaria.
Democrazia e religione
Che rapporto c’è tra democrazia e religione? Tocqueville condivide l’idea illuminista secondo cui con il diffondersi dell’uomo moderno e abbandonando il passato, ci si libera anche della fede? Assolutamente no: la fede non sparisce, anzi, la democrazia ha bisogno della religione; infatti egli sostiene che: “dubito che l’uomo possa mai sopportare contemporaneamente una completa indipendenza religiosa e una totale libertà politica”.
Infine dobbiamo parlare del mantenimento della democrazia: questo sistema sociale è immune da pericoli? No: anche l’America è a rischio, perché i problemi possono nascere dalla tensione che si crea tra uguaglianza e libertà. Abbiamo già detto che la democrazia coincide con l’uguaglianza ma non per forza con la libertà: come è possibile la libertà, allora è possibile anche il dispotismo democratico.
Quali sono i rischi dell’uguaglianza? → Non si tratta però di ritornare a una società aristocratica, quanto piuttosto di far scaturire la libertà dalla democrazia. Se ciò non avvenisse, il rischio sarebbe quello di un nuovo dispotismo, più terribile di ogni dispotismo passato perché senza freni.
Il dispotismo è il prodotto dell’indifferenza, dell’egualitarismo e della concentrazione del potere: in una parola è il prodotto della fine della libertà e dei diritti. Per Tocqueville bisogna distinguere tra tirannide e arbitrio. Ci può essere una tirannide non arbitraria, che si esercita con la legge (fascismo – nazismo); l’arbitrio può essere esercitato anche nell’interesse dei governati dunque non è tirannico. Ecco perché la tirannide è tipica dei secoli democratici ed egualitari, mentre l’arbitrio di quelli aristocratici e gerarchici.
Come gli americani salvano la democrazia
- Religione → fornisce l’humus generale dell’intera collettività, quell’insieme di valori in cui essa crede anche al di là delle divisioni che caratterizzano la società civile; costituisce dunque un limite al potere sovrano. Non a caso la moneta americana, il massimo simbolo dell’interesse economico, porta stampato il motto “in God we trust”. Dunque il dispotismo per lui è impossibile in una società dove è presente la religione perché religione e dispotismo svolgono la stessa funzione anche se in modi diversi.
- Partecipazione e associazionismo → attraverso le associazioni è possibile articolare un sistema di diversità (culturali, economiche, religiose) che rende l’uguaglianza compatibile con la libertà.
- Ruolo dei giornali e dell’opinione pubblica → fondamentale è il ruolo dei giornali, dell’opinione pubblica, di quelli che oggi chiameremmo i mass media.
Egli comunque nota un’altra sostanziale differenza tra la Francia e l’America, cioè il fatto che USA è caratterizzata dal federalismo (che porta sia alla sicurezza del centro, sia delle località piccole) mentre la Francia ha un forte accentramento amministrativo (che separa i cittadini, controllati da un unico centro).
Tocqueville attenziona molto il problema della questione razziale in USA, che ha sicuramente condizionato la diffusione della democrazia. Le minoranze etniche sono state tenute fuori da ogni aspetto sociale e politico… ma nonostante questo, diventerà uno dei principali sostenitori della conquista francese in Algeria, il che sembra un paradosso: sostiene che è una sfortunata necessità quella di dover conquistare l’Algeria, per vincere il conflitto con l’Islam.
Karl Marx
Marx nasce nel 1818 in Renania da una famiglia ebraica; si laurea in filosofia e si dedica al giornalismo politico, scrivendo due importanti saggi: Introduzione alla critica della filosofia del diritto di Hegel e La questione ebraica. A Parigi incontra per la prima volta Engels, con cui ha l’incarico di scrivere nel 1848 il Manifesto del Partito Comunista. Successivamente scriverà anche altre opere tra cui Il Capitale.
Il marxismo, così come si sviluppa negli anni dopo la sua morte, è frutto più dell’azione di Engels che dello stesso Marx. Buona parte del successo delle sue dottrine risiede nel fatto che per la prima nella volta nella storia, egli ha dato una base scientifica all’utopia comunista, all’idea di una società nuova e giusta. Nessun pensatore in questo campo ha cambiato la storia quanto Marx: le sue dottrine sono state alla base di diversi partiti, regimi, movimenti (URSS – Cina – Vietnam – Cambogia).
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