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Appunti di sociologia economica

A cura di Alessandra Mazzotta

A.A.: 2018/2019

Prof.ssa: Simona Fallocco (con la collaborazione del Prof. Nicola Iannello)

Università: LUISS Guido Carli

Testo di riferimento: Trigilia C. (2002), Sociologia economica, Vol. I (Profilo storico), Il Mulino, Bologna

Che cosa è la sociologia economica

La sociologia economica si occupa di analizzare l'influenza delle variabili socioculturali istituzionali sui fenomeni economici. Per comprendere appieno questa definizione, dobbiamo prima chiarire il significato di istituzione e poi quello di variabili socioculturali, in cui rientrano: la socializzazione, la cultura sociale, gli agenti di socializzazione, i gruppi di appartenenza e di riferimento.

Istituzione

Modello di comportamento che si cristallizza nel tempo. Le istituzioni vanno distinte dalle organizzazioni sociali: con istituzioni si intende l'insieme dei modelli comportamentali e delle norme sociali che si cristallizzano nel tempo (ad esempio la religione); con organizzazione sociale si intende l'apparato organizzativo che è preposto alla direzione e all'orientamento dei modelli comportamentali (ad esempio la Chiesa).

Socializzazione

Fenomeno presente fin dalla nascita, cioè fin da quando l'individuo è immerso nella società. Consiste nel processo attraverso cui, durante tutto il corso della sua vita, l'individuo acquisisce e interiorizza modelli comportamentali, norme, valori, ecc., interagendo con i c.d. "agenti di socializzazione" in quelli che possiamo chiamare "gruppi di appartenenza" e "gruppi di riferimento". Questo processo dura tutta la vita, ma è più intenso durante la c.d. "socializzazione primaria", cioè all'inizio della vita. In particolare, il primo gruppo di appartenenza da cui si apprende è la famiglia. Le modalità attraverso cui si apprende e si interiorizza sono tre:

  • L'imitazione: i bambini apprendono imitando i comportamenti dei genitori, che sono un modello per i figli, sia nel bene che nel male;
  • Il gioco: si impara giocando;
  • La sanzione: sia positiva (premio) che negativa (punizione).

Cultura sociale

Insieme di credenze, valori e simboli che identificano un gruppo. A società diverse (nello spazio e nel tempo) corrispondono culture sociali diverse. Ciò che apprendiamo e interiorizziamo nel corso della nostra vita è la nostra cultura sociale. La prima cosa che apprendiamo è la lingua.

Agenti di socializzazione

Individui con cui veniamo a interagire nel corso della nostra vita. Ci sono agenti che hanno come compito specifico la socializzazione (es.: famiglia) e agenti che la hanno come obiettivo indiretto (es.: gruppo dei pari, cioè conoscenti, amici, ecc.). Oggi anche i mass media e i social network sono considerati, a ragione, agenti di socializzazione.

Gruppi di appartenenza

Gruppi che non si scelgono, ma ai quali si appartiene, come la famiglia, ma anche il sesso (anche se su questo oggi si dibatte, visto che c'è la possibilità di passare da un genere a un altro) e la razza (anche su questo oggi si dibatte, visto che siamo arrivati alla conclusione che siamo divisi in tante etnie, ma siamo tutti appartenenti a un'unica razza, quella umana).

Gruppi di riferimento

Gruppi che si scelgono, come ad esempio gli amici.

In conclusione, la sociologia economica si occupa di analizzare l'influenza di tutte queste variabili sopra citate sui fenomeni economici. Sociologia ed economia non possono essere due scienze indipendenti l'una dall'altra. I fenomeni economici in particolare devono essere analizzati alla luce delle variabili istituzionali e culturali (cioè del contesto socioculturale). A tal fine, invece di dire che l'economia si occupa dell'azione economica e la sociologia dell'azione sociale, è più utile dire che queste due scienze si occupano entrambe dell'azione umana.

Tipi di azione umana

  • Economica: non è un fine (es.: arricchimento), bensì un mezzo per raggiungere un fine. Tutte le azioni umane sono economiche, perché hanno degli obiettivi (utilitaristici o meno);
  • Sociale: azione di un individuo nei confronti di un altro individuo. Azione sociale = relazione, interazione. N.B.: affinché ci sia una vera e propria interazione, l'altro individuo deve tenere conto della nostra azione. Weber definisce l'azione umana sociale quando, in virtù del significato soggettivo che gli individui le attribuiscono, tale azione tiene conto del comportamento altrui e da questo è influenzata. Esempio: saluto una persona e questa persona risponde al mio saluto. L'altro capisce il significato del mio gesto perché siamo stati socializzati nello stesso ambito culturale, per cui abbiamo appreso e interiorizzato determinati modelli comportamentali che condividiamo, tali per cui, ad esempio, attribuiamo al gesto della mano che sventola il significato di saluto.
  • Politica: nel relazionarsi con altri individui, possono sorgere dinamiche di potere, in cui uno esercita potere sull'altro o sugli altri.

Lo scambio sociale

  • Secondo i filosofi contrattualisti, la società viene dopo l'uomo, come risultato di un patto tra gli individui. Obiezione: per stipulare un contratto, gli uomini devono comunicare attraverso una lingua, lingua che apprendono attraverso il fenomeno della socializzazione. L'uomo nasce dentro la società, è un animale sociale.
  • Fin da sempre, gli individui hanno dovuto fare i conti con due problemi:
    1. Scarsità di risorse/scarsità economica: l'uomo non ha mai avuto a disposizione tutte le risorse per poter soddisfare tutti i suoi bisogni. La risorsa più scarsa per l'uomo è il tempo.
    2. Ignoranza antropologica: per quanto un uomo si sforzi di conoscere, resterà sempre ignorante, nel senso che ci sarà sempre qualcosa che ignorerà. È il cosiddetto limite della conoscenza: le conoscenze umane sono limitate, imperfette, disperse (tra milioni di individui).

Tutto ciò costituisce la premessa per comprendere perché gli individui ricorrono allo scambio. Se avessimo risorse e conoscenze illimitate, non avremmo bisogno degli altri. E invece, avendo l'uomo dei limiti, deve per forza affidarsi ad altri per soddisfare i suoi bisogni. E questo vale da sempre. Attraverso lo scambio, gli individui soddisfano meglio le loro esigenze. È così che è nata la società. La società è il nome che noi diamo alla cooperazione sociale. Anche solo una "diade" (=due individui che, in quanto limitati, cooperano per soddisfare i loro bisogni) costituisce una società. Scambiare conoscenze e competenze è il modo migliore per soddisfare i propri bisogni.

Per poter scambiare, dobbiamo essere differenti. Ognuno di noi è diverso dagli altri e può offrire loro qualcosa che non hanno (divisione del lavoro). Se ci siamo evoluti è perché abbiamo cooperato. La società, come risultato della cooperazione umana, è stato un "prodotto spontaneo": un risultato non intenzionale raggiunto attraverso azioni intenzionali (infatti, tutte le azioni umane sono intenzionali, cioè mosse dal raggiungimento di un obiettivo).

Effetti non intenzionali

Azioni umane = intenzionali → Effetti intenzionali

Gli uomini volevano soddisfare i loro bisogni, e non intenzionalmente hanno finito per creare la società. (Un altro esempio di prodotto spontaneo è il traffico: la mia intenzione è quella di raggiungere la destinazione, e quindi prendo la macchina, ma non ho intenzione di creare il traffico.)

Le caratteristiche dello scambio

Lo scambio è: volontario, pacifico, reciprocamente vantaggioso, ateleologico.

  • Volontario: l'uomo l'ha voluto per soddisfare i suoi bisogni.
  • Pacifico: non è richiesto l'uso della forza, come, ad esempio, nel furto (altro mezzo possibile per soddisfare i propri bisogni).
  • Reciprocamente vantaggioso: lo scambio è un gioco a somma positiva, cioè da esso entrambe le parti guadagnano qualcosa. Se qualcuno ci perde dalla cooperazione, questa si interrompe, in qualsiasi tipo di relazione. Inoltre, per poter esserci uno scambio, entrambi gli individui devono ritenere che quello che stanno per scambiare è meno importante di quello che riceveranno in contraccambio (altrimenti, lo scambio non avrebbe, appunto, un vantaggio).
  • Ateleologico: lo scambio prescinde dalle finalità di chi scambia. In altre parole, quando interagiamo con altri individui per soddisfare un nostro bisogno, non deve essere percepita altra finalità che la soddisfazione di quel bisogno. Che vuol dire in termini più semplici? Secondo la teoria dei costi comparati di Ricardo, se, per esempio, per fare un kg di pane serve un'ora di tempo, tanto vale ricorrere allo scambio, che, quindi, non solo nella storia dell'umanità si è reso necessario, ma talvolta anche conveniente. Infatti, la cooperazione aggiunge vantaggi che non avremmo individualmente. Tornando all'esempio, decido di andare dal fornaio e procedere allo scambio. Il punto è che non hanno rilevanza le finalità per cui decido di procedere con lo scambio. Che importa al fornaio del perché io decido di comprare il pane? Che importa a me cosa farà il fornaio con i miei soldi? Meglio non saperlo, favorisce la cooperazione: se conoscessimo le finalità, potremmo non essere d'accordo e ciò sarebbe un deterrente allo scambio. Ad esempio, potrei non dare i miei soldi al fornaio se sapessi che li userebbe per comprarsi la droga.

Lo scambio economico

All'interno della categoria "scambio sociale", troviamo il particolare tipo di scambio "scambio economico", con le stesse quattro caratteristiche dello scambio e con una variabile in più: è uno scambio di beni contro moneta. Analizzeremo ora questa variabile (il denaro) dal punto di vista sociologico, e quindi come istituzione sociale. Il denaro come mezzo che mette in relazione degli individui che intendono scambiare dei beni tra di loro.

Simmel, in Filosofia del denaro (un compendio di sociologia), ne esplica le funzioni: mezzo di scambio, unità di misura, residenza temporanea di potere d'acquisto.

  • Mezzo di scambio: il denaro è il mezzo di scambio per eccellenza, nel senso che è l'unico bene che può essere scambiato con tutti gli altri beni.
  • Unità di misura: il denaro è il mezzo attraverso cui do valore ai beni [es.: questo tavolo vale 50 euro (e perciò è un bene, altrimenti sarebbe solo una cosa, cioè qualcosa a cui nessuno attribuisce un valore)].

Teorie del valore dei beni

In base a cosa si determina il valore di un bene?

  • Teoria del valore/lavoro (Marx): per Marx, il valore di un bene era dato dalla quantità di lavoro necessaria a produrlo (valore bene = costi di produzione). In altri termini diceva la stessa cosa anche Adam Smith.
  • Questa teoria ha resistito per anni, finché, tra la fine dell'800 e l'inizio del '900, si è affermato il marginalismo (Carl Menger, Leon Walras). Secondo questa scuola, il valore di un bene è dato dalla sua domanda, o meglio dalla soddisfazione che ne ricavano i consumatori. La teoria marginalista è chiamata anche soggettivistica del valore, in quanto lega il valore dei beni alla soggettività dei consumatori (che, a seconda della loro soddisfazione, lo fanno aumentare o diminuire).

[Esempio del tavolo]:

  • Per la teoria del valore/lavoro, costa 10 ore di lavoro, cioè circa € 200.
  • Per la teoria marginalista, il tavolo ha un prezzo a seconda di quanto è richiesto (a seconda della domanda) legge della domanda e dell'offerta: se la domanda di un bene aumenta, aumenta anche il suo prezzo; se la domanda di un bene diminuisce, diminuisce anche il suo prezzo.
  • Residenza temporanea di potere d'acquisto: posso accumulare il denaro per usarlo in futuro. Non si richiede pertanto la necessità di effettuare lo scambio bene/moneta nello stesso tempo. Ciò ha permesso di superare il baratto e la doppia coincidenza dei bisogni, secondo cui il mio bisogno si soddisfa se si soddisfa anche il bisogno di chi scambia con me (e, come si intuisce, ci può volere del tempo).

Proprietà del denaro

  • Neutralità: prescinde dalle persone attraverso cui passa.
  • Astrattezza: prescinde dalle finalità dei soggetti con cui si scambia.

Queste due proprietà hanno consentito di aumentare il volume degli scambi e quindi delle relazioni sociali. Più relazioni sociali, più evoluzione della società. Il denaro è uno straordinario strumento di libertà, nel senso che dà all'uomo la libertà di individuare i progetti da perseguire e di non dipendere da altri individui per realizzarli. Hayek diceva: “Chi controlla i mezzi, controlla anche i fini”.

Secondo Simmel, il denaro è un mezzo, e quindi uno strumento di progresso. Il problema sorge se diventa esso stesso il fine: a quel punto, diventa non uno strumento di libertà, ma di potere; diventa lo strumento attraverso cui chi detiene i mezzi li utilizza per determinare i fini altrui. È questo il pericolo insito nel denaro. Basti pensare al concetto di alienazione in Marx.

Origini

Non c'è una data precisa in cui nasce il denaro. Per risalire alle sue origini, partiamo dalla sua etimologia. Denaro in latino si dice pecunia, che deriva a sua volta dal termine pecus (=pecora). All'inizio dei tempi, gli uomini scambiavano attraverso il baratto, che aveva il limite, come già accennato, della doppia coincidenza dei bisogni. Allora, gli uomini primitivi, limitati, come ormai sappiamo, in risorse e conoscenze (al tempo stesso grande sfida e fortuna dell'umanità), si sono messi alla ricerca di una soluzione: un bene che potesse essere scambiato con tutti gli altri. E l'hanno trovato, inizialmente, proprio nella pecora. Così, l'uomo ha iniziato a usare come mezzo di scambio per eccellenza parti di pecora (es.: pelli). Ma sussistevano ancora dei problemi: gli animali erano difficilmente trasportabili; erano marcescibili; ecc. Bisognava trovare un sostituto della pecus: sale, conchiglie, ecc. Man mano, si è arrivati ai metalli (monete), passando per la carta (banconote), fino alla plastica (carte di credito). Il materiale fisico cambia, la funzione (quella di mezzo di scambio) resta. Pian piano, ci stiamo incamminando oggi verso l'assenza di materialità (gran parte delle transazioni, infatti, sono ormai online).

In conclusione, nessuno ha creato a tavolino la moneta. Essa rientra in quei beni materiali sorti non intenzionalmente: è un risultato non intenzionale di azioni umane intenzionali. Quando agiamo intenzionalmente (cioè per soddisfare i nostri bisogni) e interagiamo così con altri, possiamo finire per creare non intenzionalmente delle istituzioni sociali, così come è successo per il linguaggio, per la società e per, appunto, la moneta.

Nascita e sviluppi della sociologia economica

La sociologia economica nasce quando appaiono sulla scena alcuni importantissimi sociologi che sono considerati a cavallo tra la sociologia e l'economia, a partire soprattutto dalla seconda metà dell'800 e soprattutto in Germania: Simmel, Weber, Sombart.

Secondo molti, la sociologia economica nasce ancora prima di quella generale (che vede la luce nell'800 con Comte, fondatore della scuola positivista). Sembra un controsenso: la sociologia economica, in quanto branca della sociologia generale, dovrebbe essere considerata successiva. Ma, secondo alcuni autori, appunto, la nascita della sociologia economica va retrogradata a prima di Comte e va collocata alla fine del '700 (ovviamente, si parla in tal caso di una proto-sociologia).

Secondo Guido Carli, “la sociologia o è economica o non è”. Questo vuol dire che esiste, fin dalle origini della sociologia, una compenetrazione tra gli studi della società e quelli della dimensione economica dell'uomo. E infatti, i primi a porsi questioni sulla società furono gli economisti. Basti pensare ad Adam Smith, ma anche ad altri autori del c.d. "illuminismo scozzese" (es.: Hume).

Per Smith, la società non è altro che il nome che noi diamo alla cooperazione sociale, e quindi agli scambi tra gli individui. La sua definizione tiene conto, quindi, sia della dimensione economica (scambio) che di quella sociale (interazione).

Nel corso del tempo, questa correlazione tra economia e sociologia è andata perdendosi, perché:

  • Da un lato, i successori di Smith hanno imboccato la strada dell'utilitarismo, che sempre più cercherà di svincolare l'economia dalla sociologia. Infatti, secondo gli utilitaristi, l'economia deve essere una scienza che prescinde dal contesto socioculturale (scienza universale).
  • Dall'altro, anche la sociologia, come l'economia, imbocca una strada diversa: la strada di Comte e del positivismo, secondo cui bisogna studiare la società non come frutto della cooperazione sociale, ma come una realtà sui generis separata dagli individui, creata dagli individui.

Approfondimenti

Approfondiamo questo punto. In particolare, mettiamo in evidenza il legame tra sociologia ed economia partendo da un presupposto: la sociologia è una scienza che, ai primi dell'800, nasce come studio scientifico della società. Il fondatore è ritenuto Comte, che è anche il fondatore del positivismo (dal latino positum, posto).

L'idea alla base del positivismo è che la realtà sociale è posta, appunto, fuori: è esterna rispetto agli individui stessi. Da una parte ci sono gli individui, dall'altra c'è la società.

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandra180697 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università internazionale degli studi sociali Guido Carli - (LUISS) di Roma o del prof Fallocco Simona.
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