Sociologia della comunicazione
Definizione e modelli di comunicazione
Che cos'è la sociologia della comunicazione? McQuail (cap. 3) identifica 4 modelli:
- Modello della trasmissione: è mutuato in gran parte da contesti istituzionali tradizionali (scuola, religione, politica) ed è in realtà consono solo alle attività mediali che hanno finalità educative, informative e propagandistiche.
- Modello rituale o espressivo: riesce meglio degli altri a cogliere elementi che hanno a che fare con l'arte, il teatro e lo spettacolo e con i molti usi simbolici della comunicazione. Si applica anche al numeroso nuovo pubblico che partecipa ai format televisivi tipo “reality”.
- Modello della pubblicità/attenzione: rispecchia il fine dei mezzi di comunicazione di attirare il pubblico (alti indici di gradimento e forte penetrazione a fini di prestigio o di profitto). Esso copre un ampio settore dell'attività mediale che è coinvolto nella pubblicità o nelle pubbliche relazioni, direttamente o indirettamente.
- Modello della ricezione (codifica e decodifica dei testi): ci ricorda che l'apparente potere dei media di plasmare, esprimere o catturare è in parte illusorio perché alla fine è il pubblico a decidere.
La sociologia è nata abbastanza tardi e gli studi riguardanti la comunicazione sono ritornati ad essere molto attuali (pensiamo alle teorie di Lazarsfeld). Noi tratteremo la comunicazione mediata anche se è bene ricordare che esiste anche un tipo di comunicazione non mediata.
Digitalizzazione e media
È la digitalizzazione che rende il web un medium; la sociologia della comunicazione raggruppa un ambito enorme. La televisione, che è un medium di massa, ha modificato ad esempio il nostro rapporto con il potere; prima dell'avvento della televisione non potevamo vedere chi deteneva il potere, i politici che noi stessi votavamo, mentre ora attraverso il teleschermo sì. Tutto questo ha cambiato anche la nostra relazione con la realtà. I media e la digitalizzazione hanno infatti cambiato il nostro modo di vivere all'interno della società. Da tenere ben presente che la comunicazione è una cosa diversa rispetto all'informazione: i giornali fanno informazione mentre i politici fanno comunicazione.
Per quanto riguarda i 4 modelli di McQuail, il primo ed il quarto sono considerati come centrali. Il modello della trasmissione è quello più radicato nel senso comune. Es: I giornalisti sono soliti dire frasi del tipo: Renzi ha mandato un messaggio di rassicurazione agli italiani. Punto A → Renzi / Punto B → noi italiani. Il messaggio viene trasmesso e veicolato da A a B. Si passa da un modello di trasmissione ad un modello di codifica e decodifica dei testi e quindi ad un modello di ricezione (quarto modello). Questo passaggio non è per niente semplice ed immediato. Per ora possiamo dire che la comunicazione umana è una interazione tra un soggetto A e un soggetto B. Ovviamente per interazione intendiamo la relazione sociale che si instaura tra due o più personaggi. Noi elaboriamo le cose attraverso un codice di riferimento. Es: Il professore codifica il testo e noi lo decodifichiamo ma il risultato della decodifica è incerto (noi possiamo essere distratti o non capire quello che il professore ha detto). Ognuno decodifica a modo proprio le informazione (uno stesso concetto del professore può essere scritto in modo diverso, ognuno secondo una interpretazione personale, sui nostri appunti. L'importante è che il senso sia lo stesso).
Altri modelli di comunicazione
Gli altri due modelli di McQuail non definiscono un paradigma. Il modello rituale o espressivo fa riferimento alla comunicazione come aspetto intrinseco alla comunicazione sociale; l'espressività si riferisce a tutto ciò che ha a che fare con i simboli. Per quanto riguarda il modello della pubblicità/attenzione, il contenuto e il messaggio sono secondari, ciò che conta è attrarre e colpire l'attenzione del pubblico. Nei nuovi ecosistemi digitali quest'ultimo è il modello principale in quanto è presente dunque un passaggio precedente al contenuto.
Noi viviamo immersi da un sovraccarico informativo dove i due paradigmi principali rimangono quello della trasmissione e quello della ricezione in quanto al centro ci sono le persone. Sono gli individui i diretti interessati nel processo comunicativo: viene posto l'accento sugli attori sociali.
Comunicazione come interazione
Ma che cos'è allora la comunicazione? È un caso particolare di relazione transitiva tra due punti terminali. → modello della trasmissione. C'è una fonte o sorgente e c'è un ricevente o destinatario. Tra i due avviene la relazione di trasmissione vs. le relazioni di scambio (informazione). Nel caso in cui fosse una relazione di scambio l'informazione non viene trasferita ma solo scambiata. La trasmissione avviene attraverso un canale (cioè il mezzo) e avviene grazie ad un codice che consente la codifica e la decodifica del messaggio. Ma che cos'è il codice? Un sistema di riferimento dei segni. È un elemento che complessifica il tutto; non è una cosa tecnica, ma un prodotto dell'interazione, ovvero un prodotto culturale. Il codice è una convenzione sociale; se non si condivide lo stesso codice primario e secondario la comunicazione non si compie, non va a buon fine.
E il canale che cos'è? Un mezzo di comunicazione (televisione, microfono, podcast).
Schema di Shannon e Weaver
Fonte → Ricevente
Informazione
Schema di Shannon e Weaver, 1949
Fonte dell'informazione → Trasmittente → Canale → Ricevente → Destinatario dell'informazione.
Questo è un modello matematico sulla comunicazione attraverso cui, con una concezione strettamente fisica dell'informazione, si è cercato di trovare la codificazione più efficiente di un messaggio telegrafico; questo modello è unicamente basato sul canale. Il problema di questo schema è che non tiene conto della dimensione sociale del processo comunicativo. Non c'è nessun processo, c'è solamente un veicolare. La dimensione sociale dovrebbe mettere in relazione/comunicazione due o più attori. C'è un processo quando c'è interazione.
Il modello semiotico-informazionale
Il modello semiotico-informazionale dei processi di significazione (Eco, Fabbri e altri, 1965)
Un processo comunicativo è determinato dalla dimensione sociale. Secondo questo modello, più complesso rispetto a quello visto in precedenza, bisogna sintonizzare i nostri codici e sottocodici con quelli del lettore/ascoltatore al fine di poter iniziare una vera e propria interazione. Ognuno ha i suoi codici e sottocodici. I codici sono gli aspetti di tipo linguistico, mentre i sottocodici riguardano tutto il background culturale che ognuno di noi si porta dietro come bagaglio quando entra all'interno di un processo di tipo comunicativo. Il sottocodice rappresenta un bagaglio culturale enorme. Possiamo dunque affermare che la comunicazione è un processo non solo di trasmissione ma anche di interazione. Sempre per quanto riguarda i codici, esistono codici tecnici e codici sociali/culturali.
Bisogna sintonizzare i codici e i sottocodici della fonte con quelli del ricevente al fine della riuscita dell'interazione. Ma come si trasformano le forse sociali di coloro che sono il pubblico? In realtà non si dovrebbe parlare di pubblico in quanti esistono tanti gruppi sociali diversi tra loro; bisognerebbe dunque parlare di più pubblici.
Che cos'è l'informazione?
Secondo la teoria matematica, l'informazione è l'opposto dell'incertezza, cioè uno stato di cose conseguente al diminuire della variabilità e quindi del numero di probabilità che un evento si realizzi. Verrebbe da dire: più mi informo e meno sono incerto. In realtà non è proprio così. Quando ci troviamo di fronte ad una enorme quantità di informazioni si crea solamente confusione nella nostra testa e la conoscenza non aumenta bensì si crea solamente una ridondanza di informazioni per cui l'incertezza non viene ridotta, anzi. È presente una soglia di guardia: oltre questa soglia non si riduce l'incertezza.
Nella teoria fisica la trasmissione è stata studiata come “passaggio di energia” tra corpi (i materiali conduttori).
Lo studio della comunicazione
Per quanto riguarda il paradigma dello studio della comunicazione, si è cominciato a studiare proprio dal modello della trasmissione, e pur permanendo l'idea che la comunicazione sia così, questo modello in realtà non è valido/vero. Si passa così al modello della ricezione, ma il passaggio risulta essere molto delicato. C'è comunicazione solamente quando c'è interazione tra due o più persone, altrimenti avremmo solo un semplice passaggio di informazioni da emittente a ricevente. Il medium è uno strumento fondamentale per mettere in relazione i diversi attori sociali e ciò che determina il passaggio da modello di trasmissione a quello della ricezione è il fatto che al centro ci sono gli individui, ci siamo noi. Questa è la cosa importante. Le relazioni vengono anche trasformate a seconda dell'uso che se ne fa dei media (il nostro sistema neurale è abituato a semplificazioni). Cambiare dunque paradigma significa che non è solo l'esposizione ai media che ci interessa; i media da soli, essendo tecnologia, senza di noi, non farebbero niente. Il medium diventa l'intermediario sociale tra un qualcosa/qualcuno ed un qualcos'altro/qualcun altro. Se cambiano i media, cambia di conseguenza la struttura mediale e cambiano così anche le relazioni sociali.
Se per trasmissione intendiamo il semplice mandare un messaggio a, la comunicazione è un'altra cosa, in quanto processo interattivo. Informazione: il contenuto della transazione.
Sovraccarico comunicativo: bombardamenti informativi/comunicazioni che ci rendono le idee ancora più confuse. In un contesto di sovraccarico comunicativo e informativo c'è il rischio dell'entropia. C'è una base di informazioni che non riusciamo più a gestire e tutto questo non ci permette di riconoscere la realtà. Entropia: condizione che contribuisce a stoppare la riduzione dell'incertezza. Molta incertezza infatti satura la possibilità di conoscere come stanno effettivamente le cose. Si passa così a semplificazioni che cercano di ridurre l'entropia. Se voglio capire veramente come stanno le cose e sono sottoposto ad un sovraccarico informativo, semplifico la realtà. Oggi se si vuole porre un limite all'informazione la si espande a dismisura, mentre all'inizio del '900 si utilizzava come strumento la censura che limitava la circolazione delle informazioni. Tutto questo per far sì che il pubblico si trovi posto davanti ad una situazione non chiara riguardo a quello che sta accadendo nel mondo, nella realtà nella quale si trova a vivere.
Interazione e codici
Come abbiamo visto gli impulsi diventano segnali solo se associati a processi di significazione (Es.: interazione tra il professore e noi che lo ascoltiamo in queste tre ore di lezione). Ogni codice implica necessariamente l'esistenza di due serie di elementi tra i quali deve stabilirsi una corrispondenza. Si ha corrispondenza quando ad esempio l'emittente ed il ricevente parlano la stessa lingua oppure quando il professore spiega cose che a noi studenti interessano in quanto scienziati sociali (e se il prof parlasse di lavatrici come ci comporteremmo? Andiamo via dall'aula perché non siamo interessati → non c'è corrispondenza). Tale corrispondenza è un aspetto convenzionale della comunicazione, perché essa è stabilita dall'uomo. Cultura: pratica quotidiana dell'esperienza. Nella comunicazione si parla di convenzione sociale. Siamo di fronte a realtà di tipo sociale e culturale.
Si passa dalla trasmissione all'interazione. I riceventi sono parte attiva → ricezione. Sono attivi nella costruzione di senso e di significato. Se un processo implica la significazione allora siamo tutti attivi. A e B sono parte attiva della stessa partita.
Un codice può esistere in base a due principi opposti:
- Rendere accessibile il massimo di informazione possibile
- Restringere l'accesso all'informazione ad un gruppo limitato di soggetti (crittografia).
Non puoi eliminare l'interazione del processo. Il problema fondamentale della comunicazione è che se il codice non è efficiente, allora i costi, i tempi della decodifica aumentano e il risultato rischioso... Il codice serve a condividere la comunicazione ad un numero più alto possibile di persone. Il codice è uno strumento come tutti gli altri. Se “azzecco” i codici è più probabile che la comunicazione vada a buon fine. Esistono ovviamente codici più efficienti di altri.
Esempi di codici
Esempio 1: Codice Morse: inventato con il telegrafo verso gli anni Trenta del XIX secolo. In questo caso ogni segno corrisponde ad una lettera: non ci si può sbagliare e neanche confondere.
Esempio 2: Foto di Robert Capa, fotografo ungherese, del miliziano colpito a morte durante la guerra civile spagnola. Ci sono più interpretazioni.
I due esempi a confronto: i due esempi sono agli antipodi in quanto con il codice Morse non possiamo inventare e connotare una interpretazione. Le cose stanno così punto. Con l'immagine/la fotografia di Capa si attiva invece un processo di significazione. La foto è uno scatto; ci sono più possibili interpretazioni di quello scatto e di oggettivo c'è ben poco se non nulla. L'immagine è polisemica. Sono io che la faccio significare quella realtà dandone una interpretazione che costruisco nella mia testa. Il primo esempio è dunque perfettamente efficiente, mentre il secondo esempio no. Non è questione di sapere qual è meglio. L'oggetto in sé nella foto può non significare nulla ma allo stesso tempo può anche significare tutto. I media hanno una logica che è normativa. I codici sono macchine complesse. Più apri il testo a codici e più aumenti le interpretazioni possibili. Anche le parole sono aperte a processi di significazione; puoi dire non intendendo sì, e poi dire sì (in maniera ironica) intendendo no. Ogni parola, come diceva Baudelaire, evoca universi.
Problemi nella comunicazione
Se nella comunicazione tra macchine questi problemi vanno attribuiti a cause meccaniche, nella comunicazione umana è soprattutto una questione di codici culturali e di autonomia interpretativa del destinatario. Più in dettaglio le cause possono essere:
- Disturbi e rumori nell'ambiente
- Assenza di codice primario
- Forme di disattenzione e ambiguità (incomprensione)
- Assenza di un codice secondario condiviso. Ovvero assenza della condivisione di un sottocodice. I sottocodici sono molto importanti per la selezione dei media. I media ridefiniscono i codici e i sottocodici ma ognuno di noi ha già un proprio background culturale che ci aiuta a selezionare e a fare determinate scelte.
Ne consegue il paradosso della decodifica aberrante o divergente (Eco e Fabbri, 1978). Per divergente intendiamo l'interpretare le cose in modo diverso. Il modello di Eco e Fabbri è ancora però un modello di trasmissione. Non c'è ancora interazione ma solamente sintonia tra fonte e ricevente. Non c'è dunque ancora il cambio di paradigma. Il cambio si avrà con la sociologia che declinerà la comunicazione in termini di processo interattivo.
Ipotesi sulla comunicazione
Due ipotesi.
Ipotesi deficitaria:
- Incomprensione (rifiuto) del messaggio per totale carenza di codice
- Incomprensione del messaggio per disparità dei codici
Ipotesi deficitaria:
- Incomprensione del messaggio per interferenze circostanziali
- Rifiuto del messaggio per delegittimazione dell'emittente (Per esempio: Tg4 di Emilio Fede/riunione di condominio → scontro tra codici).
Ecco allora il cambio di paradigma dello studio della comunicazione → il destinatario è un soggetto attivo e relativamente autonomo nella ricezione e interpretazione dei messaggi. Quanto detto a proposito della connotazione obbliga ad un cambio di paradigma nello studio dei media: si abbandona il paradigma della trasmissione per passare a quello della interazione o ricezione. Dobbiamo gestire noi la nostra autonomia rispetto al testo: nella lettura del testo ogni individuo è e deve essere quindi autonomo. Bisogna infatti assumere la propria parte all'interno di processi come questi per far sì che l'interazione si verifichi.
I media sono parte della società nella quale viviamo; spesso vengono attribuite ai media delle prerogative che in realtà sono individuali e soggettive (es: film porno in rete: siamo noi che andiamo a vederlo e se nessuno li vedesse questi film verrebbero eliminati). All'interno della società noi siamo dei veri e propri attori e siamo sempre noi a produrre contenuti che noi stessi consumiamo (pensiamo a Facebook: noi carichiamo dei post e leggiamo quelli dei nostri amici che a loro volta leggono i nostri).
Le forme sociali della comunicazione
- Comunicazione interpersonale: relazione comunicativa “faccia a faccia” studiata da psicologia e microsociologia. È una forma sociale fondamentale. Non vi è relazione tra le persone se non c'è un'interazione tra esse.
- Comunicazione di massa: è rivolta a grandi numeri di persone ma non è necessariamente una comunicazione mediata (Per es. le grandi cerimonie religiose, dell'antichità, gli spettacoli al Colosseo, le assemblee nell'agorà, le olimpiadi). È il periodo della grande televisione.
- Comunicazione mediale: avviene attraverso i mezzi di comunicazione: stampa, radio, cinema, Tv. La comunicazione mediale può essere di massa oppure no.
- Comunicazione a rete: si sviluppa in seguito alla digitalizzazione e alla diffusione dei media.
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