Come si potrebbe definire la politica?
Cos’è il concetto della politica? La politica è un’attività collettiva, un uomo solo non può fare politica, tuttavia porterà i valori della sua civiltà (politica - polis). La politica è un’attività in cui si prendono decisioni, decisioni vincolanti per tutti (potenzialmente). Tali decisioni regolano la collettività dei consociati.
David Easton e la teoria sistemica
David Easton (politologo americano), padre della teoria sistemica, diceva che la politica è quella particolare attività umana mediante la quale si prendono decisioni provvedimenti autoritativi (diverse da individuali) tramite cioè ci sono sanzioni combinate addette a coloro che non le rispettano. Non c’è regola se non c’è una ripetizione di comportamento e sanzione per coloro che non si adeguano. Nei sistemi liberal-democratici di solito il massimo di sanzione prevista è la privazione della libertà (IT), in altri una sanzione può essere la soppressione fisica (USA). Dire ciò è qualcosa che si può adattare a tutto, è una definizione banale, ma operativa.
Il concetto di democrazia
Cosa si può associare al concetto di democrazia? Il giudizio di valore positivo nei riguardi della democrazia è relativamente recente. "Governo del popolo" è un termine antico, ma sin dall’antichità è sempre stato visto come negativo. Platone criticava la democrazia in quanto non la riteneva una forma di governo poiché non permetteva la scelta di buoni leader. Invece che dire la verità al popolo, diranno ciò che il popolo vuole sentirsi dire. È una critica di merito. Nel Medioevo scompare la democrazia.
La rivoluzione illuminista
Riemerge con la grande rivoluzione illuminista nel corso del Settecento insieme agli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità. "Il contratto sociale", Rousseau (obiezione di metodo) scrisse in cui diceva che la democrazia è un’ottima forma di governo se soltanto fosse possibile. Per governarsi democraticamente gli uomini dovrebbero essere angeli, ma ciò non è possibile perché è contro la natura che il grande numero governi e il piccolo numero sia governato. La democrazia è la forma di governo più diffusa al mondo oggi.
Rousseau e la democrazia diretta
Cosa non aveva visto Rousseau? Rousseau aveva in mente il sistema delle polis classiche, piccole città che si governavano democraticamente (democrazia diretta). Le democrazie contemporanee nascono sulla base di altri presupposti, un matrimonio di interesse, la rappresentanza (agire in nome e per conto di qualcun altro).
Thomas Paine e la democrazia rappresentativa
Thomas Paine vive in politica attivamente e assiste sia alla rivoluzione americana che francese e mentre osserva quella americana capisce che sta nascendo qualcosa di nuovo, nessun filosofo aveva pensato alla democrazia rappresentativa prima che nascesse nella prassi. Il principio del governo popolare greco può diventare qualcosa d’altro sposandosi con la rappresentanza. Quel popolo conta perché può scegliere i propri rappresentanti e giudicarli, e eventualmente cambiarli. Viene introdotto il concetto di responsabilità. La democrazia dei giorni nostri è la democrazia rappresentativa e liberale.
La democrazia liberale
Cosa s’intende con liberale? Il fondamento del potere è la persona, è qualcosa che non può essere calpestato nel sistema politico. Anche chi governa è soggetto alla legge, legge che protegge l’esistenza di ognuno di noi.
L'idealtipo e la comprensione della democrazia
L'idealtipo è una concettualizzazione che contiene le regolarità storiche e contingenti di un fenomeno, le quali sono riconducibili a un modello attraverso il quale comprendere i tratti essenziali di un fenomeno e studiare poi comparativamente i casi storici concreti. La realtà non coincide con la sua rappresentazione. Max Weber, il "fondatore", diceva che il verbo più importante per un ricercatore è verstehen.
Joseph Schumpeter e la competizione tra élite
La democrazia è un metodo. Joseph Schumpeter diede una definizione quasi stilizzata, ma operativa di democrazia: "competizione tra élite che ha come oggetto il consenso popolare".
Il ruolo degli italiani nell'Ottocento
Perché gli italiani hanno un ruolo così importante nell’Ottocento? L’Italia conosce dal ’22 il fascismo, la scienza politica diventa una dottrina a favore dello Stato, quindi blocca la ricerca, che dovrebbe essere invece libera. Sartori dopo gli anni ’50 riprende in mano la situazione grazie a sussidi americani (metodi di ricerca).
La democrazia dei moderni
Schumpeter è il massimo esponente della concezione procedurale della democrazia, interpretata come la selezione dei capi senza spargimenti di sangue. Gara che ha per oggetto il voto popolare. Affinché funzioni, questa procedura deve diventare un bene comune.
Democrazia e legittimazione
La democrazia si fonda su meccanismi procedurali, le procedure vanno scelte, riconosciute e interpretate (processo di legittimazione), sono diversificate tra loro, andando a distinguere differenti tipi di democrazie in base agli assetti istituzionali. "Democracy is the only game in town", è legittimo quando al suo interno la più ampia maggioranza ritiene la democrazia l’unico sistema da preferire, quando le alternative sono marginali.
La carriera democratica
Il problema della carriera democratica è come preservarla quando questa convinzione non la si ha, quando le alternative prima marginali diventano più consistenti. Quando le regole della democrazia sono legittime significa che anche gli attori a essa relativi agiscono all’interno delle regole democratiche, riconoscendo il valore per pluralità.
Transizioni democratiche
Transizione - passaggi da un tipo di stato a un altro, vedremo che ci sono parecchi transizioni che vanno da sistemi non democratici, autoritari, verso sistemi democratici. Nel caso italiano vi sono due transizioni (una quella 1826-1922), e ciò ci fa capire che la democratizzazione non è un processo irreversibile. Nel 1922 arriva il fascismo in Italia, caratterizzando gli anni ’20 e ’30, in quasi tutta Europa, con processi di distruzione della democrazia, ma un tipo particolare di distruzione, che avviene spesso per mezzo di istituzioni democratiche.
Cioè, gli elementi che vogliono superare la democrazia per andare verso regimi autoritari o totalitari, utilizzano spesso gli strumenti che la stessa democrazia liberale ha costruito. Si fanno eleggere, si fanno votare, entrano in Parlamento acquisendo sempre più potere per smontare la democrazia pezzo per pezzo. Il corretto indirizzo delle procedure non garantisce riguardo alla sopravvivenza nel tempo della democrazia, se è vero che nessun governo democratico ha origine diversa rispetto a una corretta elezione democratica, ahimè non è vero l’inverso.
Riconciliazione post-guerra e ricostruzione democratica
Nella seconda metà del Novecento le democrazie uscite dai disastri delle guerre mondiali provano a ricostruire qualcosa apprendendo dagli errori fatti in precedenza. Com’è stato possibile che in Italia in poco tempo la democrazia venisse smontata con cotanta facilità? Emerge la natura fragile della costituzione che vigeva al tempo. Di conseguenza, è stato irrigidito il sistema di revisione costituzionale in molti paesi europei al fine di rendere più complicato modificare quelle che sono le norme fondamentali di un paese. Spesso accanto all’irrigidimento è stata creata una corte che vigilasse sulle leggi ordinarie e costituzionali e il loro rispetto.
Protezione della democrazia in Germania
Questo metodo di protezione della democrazia è tutto interno alle norme giuridiche. In Germania, e dove la crisi democratica è stata particolarmente sconvolgente, il dibattito costituzionale è stato altissimo e hanno addirittura inserito in costituzione un paragrafo in cui esplicitano che non si devono mai calpestare i diritti fondamentali. L’irrigidimento delle costituzioni non è sufficiente per preservare la democrazia, in quanto vi è sempre possibile una differente interpretazione delle regole.
La fragilità delle costituzioni
Non esiste nessuna formulazione delle procedure democratiche che le preservi dal cattivo utilizzo e nemmeno la produzione di costituzioni particolarmente raffinate, formulate poiché non vi è fiducia dei governanti nei confronti dei governati. Di fronte ai disastri del ‘900 le costituzioni si sono rivelate come fragili costruzioni del pensiero, non resistono all’urto dei drammi della storia.
I fondamenti della costituzione
Ma quali sono i fondamenti? La costituzione è frutto di compromessi, è frutto di litigi, è frutto di accordi per forze politiche che si combattono finché non arrivano a quel patto, scrivono una norma e quella non è solamente valida finché non esce dal testo scritto e diventa qualcosa di diffuso culturalmente, cultura politica, valore sociale, valori condivisi dai cittadini. Allora sì la costituzione ha valore, è legittimata quando i suoi valori sono parte della cultura diffusa dei cittadini.
Yves Chevrier e la cultura politica
Yves Chevrier: un oggetto di ordine politico che sostituisce o aggiunge le costrizioni interiorizzate a quelle esterne, questo oggetto è in stretta relazione con le istituzioni, costituisce la loro memoria sociale, il loro serbatoio di sostegni e di risorse che rafforzano o sostituiscono la forza pura, il cui uso reale o virtuale non può che assicurare parzialmente la regolazione dell’ordine politico; tale oggetto di ordine politico è quanto si può indicare come cultura politica.
Istituzioni e forza
Esistono le istituzioni, le istituzioni si basano sull’effettività dell’uso della forza, ma nessuno stato si regge solo sull’uso della forza. Questa fase, questo elemento non riconducibile alle norme scritte, appartiene a un’altra dimensione, quella della cultura politica. Non solo ciò che c’è scritto nelle costituzioni, quelle riguardano il diritto, nella scienza politica si studiano anche i valori e i comportamenti dei cittadini nei confronti di queste norme.
Neo-istituzionalismo e la scienza politica
Neo-istituzionalismo: il primo paradigma esistente nella scienza politica. Paradigma: un insieme di concezioni, metodi, ricerche, risultati che definiscono un modo di vedere il mondo, che distinguono una comunità disciplinare.
I primi politologi e l'approccio istituzionalista
I primi politologi professionisti di fine ‘800 sono solitamente istituzionalisti. Come si distinguevano, studiano le istituzioni scientificamente, allora dai giuristi? La scienza politica era molto simile al diritto pubblico, ma lei studiava a livelli più realistici.
La scienza politica e le guerre mondiali
Con le due guerre mondiali e con la morte della democrazia negli anni ’20 e ’30, rimanendo confinata al mondo anglosassone seppur sotto attacco, con quell’esperienza, la scienza politica che nasce successivamente non ha più solo il canone istituzionalista come riferimento, si rende conto che studiare le istituzioni più funzionali, è si un aspetto forte e importante del politologo, ma è solo una parte, per riuscire a comprendere come funzione un sistema democratico bisogna studiare tutto quello che si diceva prima, le istituzioni nel loro contesto reale e politico. Splendide istituzioni di fronte a un popolo che le rifiuta non funziona, allora si afferma che per comprendere come funziona un sistema politico io devo studiare le istituzioni nel loro contesto reale, culturale, storico. La qualità dei cittadini nasce da una qualità della nazione.
La ricerca comparata negli anni '50
Una prima grossa ricerca comparata viene impostata nel corso degli anni ’50 negli Stati Uniti, perché nei paesi europei la scienza politica non c’era più. Questa ricerca inizia nel 1958 e termina nel 1963, dedicata ai temi della democrazia, sono due politologi che la impostano (Almond e Verba), oggetto è la cultura politica.
Almond e Verba: stabilità della democrazia
Il punto di partenza è il quesito di ricerca: che cosa rende stabile la democrazia? Non sono le istituzioni, altrimenti tutti i paesi europei già democratici lo sarebbero rimasti. Almond e Verba sono convinti che la stabilità di un regime sia data dalla relazione tra la struttura e la cultura politica, cioè, ogni regime è stabile se è sorretto da una cultura compatibile con lo stato, un regime tipo lo stato assoluto del ‘600 è stabile se di fronte ha dei sudditi obbedienti, non attivi. Una democrazia avrebbe bisogno di una cultura politica intrisa di valori democratici e vanno ad analizzare attraverso questionari la cultura politica in cinque paesi aventi tradizioni democratiche tra loro differenti: Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania (dell’Ovest), Messico. Poi però, durante la ricerca uno di questi paesi viene tolto di mezzo in quanto non idoneo a fornire un campione credibile e rappresentativo, la Francia, facendo subentrare così l’Italia. C’è un collasso istituzionale, c’è un cambio da un tipo di democrazia a un altro tipo di democrazia, da parlamentare a semi-presidenziale su spinta del generale Charles De Gaulle, che fece appello all’opinione pubblica, inaugurando così la Quinta Repubblica. Per questo motivo va tolta dall’analisi perché sta subendo un cambiamento epocale che sta sconvolgendo i cittadini e allora i cittadini potrebbero dare risposte troppo influenzate dall’attualità politica che stanno vivendo. L’Italia non uscirà benissimo da questa ricerca.
La cultura politica secondo Almond e Verba
Almond e Verba pensano che la cultura politica che vanno a analizzare in questi cinque paesi sia da definire come l’insieme degli orientamenti psicologici dei membri di una società nei confronti della politica, per cui la cultura politica di una nazione era particolare di istituzione e di modelli di orientamento riguardo oggetti politici in riferimento della nazione stessa. Nei cinque diversi paesi, secondo Almond e Verba, i cittadini possono essere divisi in tre gruppi: i civici, i sudditi, i parrochials (provinciali). Le variabili che utilizzano per classificare i cittadini sono due: la conoscenza, la partecipazione. I cittadini civici sono quelli che si informano e partecipano, i cittadini sudditi sono informati ma non partecipano, i parrochials non sono né informati né partecipano.
Manca una categoria, quelli che partecipano senza sapere nulla, come si spiega? Con la data, sono gli anni ’50, si ha la convinzione che quanto più si è informati, più si partecipa. La democrazia ha tante più possibilità di durare quanti sono i cittadini civici a prevalere. La cultura politica più adatta per sostenere la democrazia è la civicness.
La differenza tra cultura politica e cultura civica
Qual è la differenza tra la cultura politica e la cultura civica? Cultura civica è fatta da cittadini informati partecipanti a favore della democrazia, la cultura politica è un termine moralmente e politicamente neutro, può applicarsi a qualsiasi gruppo umano, a tutto. I paesi più ricchi di cultura civica erano Gran Bretagna e Stati Uniti.
Contraddizioni della ricerca di Almond e Verba
Quali sono le contraddizioni e dubbi che nascono da questa ricerca? È semplicistico ridurre tale popolazione a solo tre categorie. Viene introdotto il termine di subcultura: cultura parziale. È il sondaggio uno strumento idoneo per indagare la cultura politica di un paese? La risposta è aperta ma può essere anche negativa, è una cosa indispensabile, ma quello non fotografa la cultura politica di un paese, bensì fotografa l’opinione pubblica. Differenza tra opinione e cultura, la prima è superficiale, la seconda è più intrinseca e profonda.
Il nesso fra struttura politica e cultura civica
Questa ricerca era stata basata sulla convinzione del nesso fra struttura politica e cultura civica. Bisogna sempre "indovare", cioè dare un contesto nel tempo e nello spazio per comprendere la società intorno all’istituzione stessa. Abbiamo parlato del concetto di politica che loro utilizzano, ed è un concetto che riprende fondamentalmente la psicologia sociale, ha una base fortemente individualistica. Secondo Almond e Verba la cultura politica è quell’insieme di atteggiamenti individuali, sentimenti individuali, nei confronti della politica. L’unità base della ricerca è micro, è la singola realtà umana dell’individuo.
Le critiche al comportamentismo
Questo tipo di approccio è facilitato, negli anni ’50, dalla presenza di comportamentismo, cioè da un approccio scientifico che studia soprattutto il comportamento individuale favorito dalla tecnica allora nuova oggi abbastanza consolidata che è la tecnica dei sondaggi.
Questo tipo di tecnica, da cui si deriva anche quel tipo di definizione di cultura politica, sono state tutte due oggetto di critica, critiche di merito e critiche di metodo, tra loro molto collegate. Si è pensato appunto che il metodo dei sondaggi, in questo tipo di analisi quantitativa su campioni abbastanza estesi ma comunque geograficamente casuali nel paese, sia qualcosa che dà una buona chiave di lettura relativa all’opinione, con la sua superficialità, con la sua caratteristica di essere una bomba, mentre invece può lasciare qualche elemento di insoddisfazione per quanto riguarda gli aspetti più profondi della cultura.
Giovanni Sartori e la differenza tra estensione e intensione
Nella scienza politica, in particolare Giovanni Sartori, chiama questo tipo di differenza quella che c’è tra estensione e intensione, si fa una ricerca di carattere superficiale in questo modo estendendo. Si può anche restringere il campo per andare più in profondità. Sulla base delle critiche sul lavoro di Almond e Verba è stato pensato un modo diverso di guardare la cultura politica, magari non postulando affatto l’omogeneità nazionale della cultura politica stessa. Già nella ricerca di Almond e Verba veniva fuori un risultato,
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