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Il sonno

Perché si dorme

Il sonno è un atto fondamentale per l’essere umano, basta pensare che rappresenta mediamente un terzo della sua vita. Si tratta di una condizione nella quale l’individuo si isola in vario grado dagli stimoli ambientali ed è posto pertanto in uno stato di coscienza alterata. Dormiamo per una media di otto ore al giorno, durante le quali organismo, mente e psiche lavorano in sinergia per garantire un equilibrio omeostatico e psicofisico. Infatti, si stabiliscono una serie di equilibri quali: bilanciamento del metabolismo del glucosio; eliminazione più efficace delle tossine e produzione maggiore di anticorpi rispetto allo stato di veglia; mantenimento del metabolismo del cervello e consolidamento e rafforzamento della memoria.

Le fasi del sonno

Nelle prime fasi del sonno vengono stabiliti importantissimi meccanismi difensivi, sia dal punto di vista organico, che psichico, che neuro-cognitivo: è per questo motivo che il neonato nel primo sviluppo necessita di numerose ore di sonno durante il giorno. Nel corso del ciclo di vita, gli equilibri possono essere sfalsati, pertanto è buona abitudine cercare di mantenere un ritmo circadiano il più regolare possibile, al fine di evitare l'insorgere di disturbi del sonno che a lungo andare potrebbero compromettere il corretto mantenimento delle funzioni cognitive.

Registrando e analizzando i tracciati dell’elettroencefalogramma di un individuo che dorme, è stato possibile individuare diverse fasi del sonno, distinguibili sulla base della diversità delle onde elettriche prodotte dall’attività dei neuroni corticali e sottocorticali. Il sonno è caratterizzato quindi da diversi stadi (le fasi non REM) seguiti dalla fase REM:

  • La fase zero o veglia rilassata: si registrano le onde alfa, ad alta frequenza, irregolari e di modesta ampiezza.
  • La fase uno (o fase di sonno leggero, o dormiveglia) è caratterizzata da una riduzione dell’ampiezza delle onde.
  • La fase due (o fase di sonno medio) è caratterizzata dal fatto che si iniziano a distinguere due gruppi di onde particolari: i fusi del sonno e le onde a punta sporadiche.
  • La fase tre (o fase di sonno profondo e sincronizzato) è caratterizzata da onde ampie e caratteristiche, che diventano molto irregolari e numerose. L’individuo è addormentato profondamente e per destarlo è necessario un intervento piuttosto energico.
  • La fase quattro (fase di sonno molto profondo o fase di sonno profondo sincronizzato a onde lente) è la più profonda e si caratterizza per la comparsa di onde lente e irregolari, le onde delta. Il soggetto appare sempre più immobile e tranquillo, con gli occhi ben chiusi e fermi sotto le palpebre, con un respiro lento e regolare. Il tono muscolare è progressivamente più basso, i muscoli si presentano rilassati e ipotonici. Rallenta anche il battito del cuore, che passa da una media di 75-80 pulsazioni al minuto a circa 60-70.

Man mano che si susseguono le diverse fasi, il soggetto appare sempre più inerte e risulta sempre più difficile svegliarlo, perché è progressivamente meno reattivo agli stimoli esterni. Nella quarta fase inoltre si verificano alcune condizioni neurofisiologiche come la nascita della sinaptogenesi.

Mentre si dorme si ha l’impressione di rivivere delle situazioni e degli episodi che rimandano al proprio vissuto, o delle sensazioni particolari come ad esempio quella di cadere nel vuoto: questi fenomeni prendono il nome di mioclonie notturne e comportano un’alterazione dell’EEG. Sono fondamentali, in quanto si tratta di modi in cui il sistema nervoso centrale sano e integro contribuisce a dare controllo ed equilibrio. Infatti, si verificano quando un soggetto vive o sta per vivere un periodo particolarmente intenso della sua vita: il sistema nervoso centrale cerca di compensare con le mioclonie per evitare di andare aldilà dello stress neurofisiologico, che potrebbe portare a dei danni particolarmente gravi se ripetuto nel tempo. Per questo motivo si sconsiglia di utilizzare dispositivi elettronici prima di andare a dormire: il cervello riceve una quantità troppo grande di stimoli, al punto da non riuscire a compensarli durante il sonno.

Dopo qualche minuto nella fase quattro, si verificano delle rapide modificazioni nel tracciato dell’elettroencefalogramma: le onde diventano più veloci, piccole e irregolari, simili a quelle caratteristiche della fase uno. Il soggetto non è più immobile, si muove incessantemente con piccole scosse brusche e si agita, il suo volto non è più rilassato ma espressivo. Osservando gli occhi al di sotto delle palpebre si può constatare che si spostano rapidamente da una parte all’altra come se lo sguardo stesse seguendo un oggetto in movimento: per questo motivo questa fase del sonno è detta REM, acronimo dall’inglese Rapid Eyes Movements.

Il sonno è molto profondo, ma nonostante ciò il soggetto reagisce agli stimoli esterni facendo delle smorfie o addirittura parlando. Durante la fase REM avviene la maggiore espressione dell’attività di immagazzinamento dei ricordi e del rilascio dei contenuti onirici da parte dell’organismo e della mente: si verifica il sogno. È un’attività fondamentale perché è un modo che l’organismo mette in atto per espellere le angosce, le preoccupazioni, gli impulsi e i desideri che si accumulano durante il giorno. Gli occhi si spostano perché il soggetto segue delle immagini, che vanno a costituire il sogno.

La fase REM è una conseguenza degli altri stadi precedenti del sonno ed è la fase in cui si verifica in termini cognitivi e psichici l’attività di ristoro dell’organismo, che non può giungere a compimento se si dorme in uno stato di veglia. Per capire se il sistema nervoso si trova in fase REM si utilizza la misurazione del tono muscolare, che in questa fase si attenua, raggiungendo una diminuzione del 20%.

Il centro di controllo del sonno è situato nella fossa cranica posteriore, dove si trovano il cervelletto e il tronco dell’encefalo: se una persona subisce un trauma a livello di quest’area non sarà più in grado di risvegliarsi dal coma. Il sonno quindi non è solo ‘’non veglia’’, ma contribuisce a una serie di capacità importanti dell’individuo, pertanto risulta assolutamente necessario per la sua sopravvivenza.

Infatti, il medico che deve eseguire una diagnosi si informa anche sul ritmo sonno-veglia del paziente, perché la ritiene un’informazione importante per carpire un’eventuale patologia organica o psichica. Esistono dei ritmi di funzionamento dell’organismo, i ritmi circadiani, che hanno cadenza quotidiana e interessano molti parametri di funzionamento fisiologico dell’organismo, compreso il ritmo sonno-veglia. Quasi tutte le funzioni corporee mostrano delle variazioni periodiche, con un periodo medio di circa ventiquattro ore.

Il corpo agisce e adempie alle sue funzioni come se fosse dotato di un orologio interno, che nonostante sia endogeno risulta anche fortemente influenzato dagli stimoli ambientali, come l’alternarsi del giorno e della notte: questo è un modo per adattarsi alle variazioni dell’ambiente in cui viviamo. Questo orologio quindi è in grado di regolare velocità, cadenza ed efficacia della maggior parte delle funzioni corporee. Risulta particolarmente evidente quando si verificano delle condizioni che portano a un’alterazione, ad esempio, quando si cambiano molti fusi orari in poco tempo possono insorgere dei disturbi dovuti a uno sfalsamento del ritmo circadiano (il famoso jet lag), cosa che può accadere anche nel caso in cui si conduce uno stile di vita irregolare.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher benedetta0408 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienze umane e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Roma Unicatt o del prof Chieffo Daniela.
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