Capitolo 1 introduzione alla psicologia sociale
La psicologia sociale è lo studio scientifico del modo in cui le persone e i gruppi percepiscono e pensano gli altri, li influenzano e si pongono in relazione con loro. È quel tentativo di comprendere e spiegare come i pensieri e i comportamenti degli altri siano influenzati dalla presenza reale o immaginativa degli altri. Noi immaginiamo la nostra realtà. C'è un bisogno di spiegare i nostri comportamenti e altrui, di attribuire le cause, di ordinare, prevedere e controllare la realtà sociale. Lo sviluppo storico della psicologia sociale avviene mediante la psicologia delle folle (Le Bon 1885) e la psicologia dei popoli (Wundt 1900).
Psicologia delle folle
Le Bon presenta un’immagine negativa delle folle caratterizzate dalla presenza di irrazionalità. Il comportamento umano è sorretto da motivi inconsci comuni che portano la folla a sviluppare un’anima collettiva. Secondo Le Bon, alla base di questo fenomeno sono presenti 3 meccanismi fondamentali:
- Contagio mentale: paragone tra atti e sentimenti portando a confondersi con l’anima collettiva.
- Senso di potenza: si genera dal riunirsi e come conseguenza avviene la riduzione del senso di responsabilità e il concreto rapporto con la realtà.
- Suggestionabilità: annulla la volontà personale trasformando la persona in autonoma.
In questo contesto, Tarde (1890) parla delle leggi dell’imitazione in cui dietro ad ogni fatto sociale c’è una persona e il suo contesto di vita. L’imitazione è un vero motore del mondo. Alla base della vita sociale ci sarebbero 3 cause di ordine psicologico: il desiderio, l’invenzione e la relazione interpsicologica.
Psicologia dei popoli
La psicologia dei popoli sta a indicare una psicologia sociale comparata e storica che si occupa dei prodotti della cultura che derivano dall’interazione sociale. Wundt considerò distinte ma complementari la psicologia sperimentale (studia l’individuo con metodi sperimentali) e la psicologia sociale (studia i fenomeni collettivi non indagabili sperimentalmente). Questo approccio si basa su 3 assunti:
- L’essere umano ha una natura intrinsecamente sociale.
- La psicologia sociale non può prescindere dal rapporto con il contesto socio-culturale in cui si sviluppa.
- Oggetto della psicologia è lo studio del rapporto fra le persone e i prodotti della loro interazione che a loro volta influiscono sulle menti arricchendole.
Psicologia sociale in America
Triplett e Ringelmann si occupano delle prestazioni delle persone in presenza di altri individui. Il fenomeno studiato da Triplett prende nome di facilitazione sociale, mentre quello studiato da Ringelmann è noto come inerzia sociale. In questo periodo, uno dei più importanti ed influenti psicologi fu Lewin. Egli era convinto che la psicologia sociale non dovesse scegliere tra essere una scienza pura e una disciplina applicata, ma che dovesse essere entrambe. Inoltre, egli delineò gli orientamenti di gran parte della psicologia sociale ed è ritenuto il fondatore della moderna psicologia sociale.
Lewin propose una distinzione tra concezione aristotelica (si basa sull’assunto che gli eventi che si possono studiare scientificamente sono solo quelli che si ripetono con una certa frequenza e che consentono di dedurre leggi stabili ed elementi comuni) e concezione galileiana (non focalizza l’attenzione sugli elementi comuni o costanti, ma piuttosto sul rapporto che intercorre tra il loro verificarsi e la presenza nell’ambiente di determinate condizioni). Lewin parla della teoria di campo ovvero un metodo di analisi delle relazioni causali fra eventi e di produzione di costrutti scientifici per fornire una comprensione scientifica dei fatti sociali. Il campo viene definito come la totalità dei fatti coesistenti nella loro interdipendenza. Il campo è un sistema dinamico. La nota equazione di Lewin: C= f(PA), ossia il comportamento di una persona è funzione sia di elementi personali sia di elementi ambientali.
Psicologia sociale secondo Willem Doise
Doise sostiene che in psicologia sociale si possono individuare 4 livelli di spiegazione:
- Livello psicologico o intrapersonale: comprende come la persona organizza la sua percezione e valutazione del mondo sociale e come si comporta in esso.
- Livello interpersonale o intrasituazionale: comprende le dinamiche che si manifestano tra le persone considerate in maniera acontestuale, indipendentemente dalle loro posizioni sociali e dalla situazione specifica.
- Livello posizionale: comprende l’impatto delle differenze di ruolo o status delle persone sui processi psicosociali osservati.
- Livello ideologico: permette di comprendere come le credenze ideologiche universali portino a rappresentazioni mentali e sociali.
Psicologia sociale in Europa
- Tajfel teoria dell’identità sociale in cui i processi plasmano e a loro volta sono generati dai processi individuali.
- Moscovici concetto di minoranze attive e di rappresentazioni sociali.
Capitolo 2 metodi di ricerca per la psicologia sociale
Metodo scientifico: serie di regole convenzionali in cui avviene la stabilità dalla comunità scientifica con lo scopo di guidare la produzione di informazioni su un dato oggetto di studio e rendere confrontabili queste informazioni nella comunità scientifica.
Teoria: insieme integrato di principi che spiegano e predicono gli eventi osservati. Variabile: qualsiasi caratteristica del soggetto che può assumere valori differenti in un dato intervallo e che varia da individuo a individuo. Ipotesi: una proposizione testabile che descrive una relazione che potrebbe esistere tra gli eventi. Validità: migliore approssimazione disponibile alla verità o falsità delle proposizioni relative alle conclusioni tratte da una ricerca. Costrutto: prodotto di una riflessione scientifica, un’idea sviluppata per permettere la categorizzazione e la descrizione di alcuni comportamenti direttamente osservabili.
Ricerca sperimentale: gli studi che indagano le relazioni di causa-effetto su una o più variabili dipendenti manipolando uno o più fattori (VI) e controllando gli altri tenendoli costanti. Gli esperimenti si caratterizzano per la presenza di una o più VI manipolate dal ricercatore ed assegnandole cause alle varie condizioni sperimentali.
Ricerca sul campo: ricerca compiuta in un setting naturale di vita reale al di fuori del laboratorio.
Strumenti di ricerca
- Intervista: strumento di raccolta dei dati che consente di conoscere l’opinione delle persone relativamente a diverse tematiche. Un aspetto fondamentale riguarda la relazione che si instaura tra l’intervistatore e l’intervistato. Spesso vengono distinte in non-strutturate e semistrutturate.
- Questionario: strumento caratterizzato dal grado di strutturazione maggiore. Esso viene usato per misurare gli atteggiamenti, opinioni, i pensieri delle persone. I questionari sono composti da domande che vengono poste al soggetto in un ordine preciso e prestabilito e le risposte possono essere codificate o aperte.
- Osservazione
Etica della ricerca: salvaguardia del benessere fisico e psicologico dei partecipanti, la non conoscenza degli obiettivi della ricerca da parte dei partecipanti (inganno), riservatezza, consenso informato, debriefing.
Capitolo 3 il sé in un mondo sociale
Effetto spotlight: convinzione che gli altri prestino più attenzione al nostro aspetto e al nostro comportamento di quanto non facciano in realtà. Illusione di trasparenza: illusione che porta le persone a ritenere che le loro emozioni nascoste affiorino e possono essere facilmente lette dagli altri.
Sé: insieme del concetto del sé e dell’autostima. Il concetto del sé è composto da due elementi ovvero gli schemi del sé (processo che ci porta ad immagazzinare le informazioni rilevanti su di noi) e i sé possibili (quello che le persone vorrebbero essere in futuro). Effetto referenziale: tendenza ad elaborare in modo efficace e ricordare bene le informazioni relative a se stessi. Ruolo: insieme di norme che definisce come dovrebbero comportarsi le persone in una certa posizione sociale. Confronto sociale: valutazione delle proprie capacità ed opinioni mediante il confronto tra sé e gli altri. Individualismo: concetto che prevede l’assegnazione della priorità ai propri obiettivi rispetto a quelli del gruppo. Collettivismo: tendenza ad assegnare priorità agli obiettivi del proprio gruppo di appartenenza. Teoria dell’autopercezione: si traggono inferenze sulle caratteristiche personali, su aspetti del sé, dai propri comportamenti.
Impact bias: sovravalutazione dell’intensità e della durata delle emozioni suscitate da eventi. Autostima: giudizio complessivo che una persona dà di sé avendo percezione dei propri valori. Guide del sé: canoni personali verso cui si vuole tendere a conformarsi. Autoefficacia: percezione della propria efficacia. Autoconsapevolezza: lo stato di intensificata coscienza di sé durante il quale ci si misura con i canoni interiori. Locus of control: la misura in cui le persone percepiscono i risultati ottenuti come internamente controllabili mediante il loro impegno e le loro azioni o esternamente governati dal caso o da forze esterne. Self-serving bias: tendenza a percepire se stessi in modo eccessivamente positivo e favorevole per il sé.
Ottimismo irrealistico: predispone un approccio positivo alla vita. Pessimismo difensivo: valore legato all’anticipazione dei problemi e al controllo dell’ansia da parte della persona motivata a compiere azioni efficaci. Effetto del falso consenso: tendenza a sovravalutare la diffusione delle proprie opinioni e dei propri cambiamenti indesiderati. Effetto della falsa unicità: tendenza a sottovalutare la diffusione delle proprie capacità e dei propri comportamenti desiderati o di successo. Group-serving bias: giudizio che tende a favorire il proprio gruppo; tendenza sistematica ad attribuire i fallimenti del proprio gruppo (ingroup) e i successi del gruppo esterno (outgroup) a fattori esterni. I successi dell’ingroup e fallimenti dell’outgroup vengono attribuiti a fattori interni. Autosabotaggio: proteggere la propria immagine di sé con comportamenti controproducenti che creano una scusa pronta in vista di un possibile insuccesso futuro. Autopercezione: motivazione ad esprimersi e comportarsi in modo da creare negli altri un’immagine favorevole. Autoespressione: motivazione a scegliere dei comportamenti che riflettono ed esprimono il proprio concetto di sé.
Automonitoraggio: caratteristica della personalità definita come il grado di sensibilità alle richieste delle situazioni sociali che porta a regolare le proprie performance allo scopo di formare un’impressione desiderata.
Capitolo 4 la percezione sociale
La percezione sociale è l’insieme di processi che vengono usati dalle persone per formarsi una rappresentazione cognitiva degli altri e per capirli. La rappresentazione cognitiva è un corpo di conoscenze che si accumula nella memoria. I processi di percezione sociale si basano sull’osservazione degli elementi della percezione stessa. Tali elementi sono: persona o gruppo sociale, situazione, comportamento.
L’effetto di innescamento (priming) il nostro sistema di memoria è una rete di associazioni e il priming è il risveglio o l’attivazione di certe associazioni. Il processo iniziale di formazione delle impressioni richiede pochi sforzi cognitivi ed è basato su caratteristiche fisiche o sulla comunicazione non verbale.
Modelli di formazione delle impressioni
- Modello configurazionale di Asch: sostiene che si percepiscono le persone come unità psicologiche e le loro informazioni vengono racchiuse in un nucleo unificante. Le informazioni raccolte sugli individui si costruiscono sulla base dei tratti centrali (quei tratti che influenzano maggiormente sulle impressioni delle persone). Per assimilare queste informazioni ci può essere l’effetto primacy (tratti forniti per primi influiscono maggiormente sulle impressioni) oppure l’effetto recency (tratti forniti per ultimi sono quelli che influenzano le nostre impressioni).
- Modello algebrico di Anderson: le impressioni complesse si formano sulla base di un’integrazione algebrica: elementi positivi e negativi si sommano per ricavarne un’impressione positiva o negativa. Questo modello è retto dalla teoria implicita di persona in cui le persone sembrano pensare che la maggior parte dei tratti positivi siano correlati gli uni agli altri e che i tratti negativi formino un gruppo a sé stante.
Euristiche strategia di pensiero che permette giudizi veloci ed efficienti, strategie o “scorciatoie” di pensiero semplificate che permettono alle persone di giungere rapidamente a giudizi sociali. Il ricorso alle euristiche è più probabile in situazioni in cui le persone devono impegnarsi nell’elaborazione di giudizi complessi in presenza di fattori che diminuiscono l’accuratezza dei processi cognitivi. Esistono 4 tipologie di euristiche:
- Euristica della rappresentatività: giudizi istantanei per decidere se qualcuno o qualcosa si adatta a una categoria. È usata per decidere se un certo elemento appartiene a una determinata categoria. Il criterio utilizzato per decidere è quello della rilevanza o somiglianza.
- Euristica della disponibilità: giudizi rapidi sulla probabilità degli eventi. È usata per valutare la frequenza o probabilità di un determinato evento: si basa sulla facilità e rapidità con cui vengono in mente esempi che fanno riferimento alla categoria del giudizio in questione. La stima di frequenza di un evento può essere influenzata da tendenze sistematiche utilizzate nella ricerca di informazioni, particolare “immaginabilità” di un particolare evento e riferimento al sé. L’effetto del falso consenso può essere spiegato attraverso l’euristica della disponibilità.
- Euristica dell’ancoraggio e adattamento: tende ad ancorarsi a un punto di riferimento inizialmente fornitoci o stabile e poi ad adattare la risposta a quel punto di riferimento. Quando ci si trova a dover emettere giudizi in situazione di incertezza, solitamente si riduce l’ambiguità ancorandosi a un punto di riferimento stabile, si operano progressivi aggiustamenti e, infine, si prende la decisione finale. L’euristica dell’ancoraggio e dell’accomodamento può influire sui giudizi sociali. In situazioni di incertezza, per emettere un giudizio tendono ad “ancorarsi” a una conoscenza nota ed “accomodarlo” sulla base di informazioni pertinenti. I propri tratti, le proprie credenze ed i propri comportamenti rappresentano spesso punti di ancoraggio per il giudizio sociale.
- Euristica della simulazione o pensiero controfattuale: una variante dell’euristica della disponibilità e viene utilizzata nella costruzione di scenari ipotetici quando immaginiamo come avrebbero potuto svilupparsi alcuni eventi o come avrebbero potuto svilupparsi in alternativa a come si sono verificati. Il pensiero controfattuale viene impiegato quando si riesce a figurarsi facilmente un esito alternativo.
Il pensiero illusorio è la conseguenza delle strategie della nostra mente per semplificare un’informazione complessa. Quando ci si aspetta di trovare relazioni significative, si associano eventi casuali percependo una correlazione illusoria. Tale correlazione è prodotta da:
- Associazione di significati: in base alla quale due variabili sono associate perché la persona si aspetta che lo siano, le sue credenze la portano a ritenere che lo siano.
- Distintività condivisa: vengono associate due variabili che condividono alcune caratteristiche inusuali.
La tendenza a percepire eventi casuali come correlati alimenta l’illusione del controllo ovvero l’idea che eventi casuali siano soggetti alla nostra influenza. Il processo in cui si usano le informazioni che si hanno per trarre un’inferenza sulle cause di un comportamento o di un evento è detto attribuzione. La teoria dell’attribuzione analizza il modo di spiegare il comportamento degli altri.
Heider ci parla del modello di individuo come scienziato ingenuo in cui come uno scienziato, l’individuo, dotato di capacità logico-razionali, raccoglie i dati necessari alla conoscenza di un certo oggetto e giunge a conclusioni logiche. Studi sui processi attribuzionali: l’individuo, motivato a spiegare le cause di un evento sociale per prevedere e controllare la realtà, se libero da pressioni temporali valuta con cura l’evidenza derivante da fattori situazionali e da fattori disposizionali. Esempio: la persona X si è comportata in modo aggressivo perché la situazione induceva questo tipo di comportamento o perché “è” una persona aggressiva.
La teoria dell’inferenza corrispondente di Jones e Davis sostiene che le persone tendano a inferire che le azioni di una persona corrispondano ai suoi tratti di personalità.
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