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Appunti di Psicologia generale

Appunti di psicologia generale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Bricolo dell’università degli Studi di Milano Bicocca - Unimib, facoltà di psicologia, Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Psicologia generale docente Prof. E. Bricolo

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Suoni di intensità maggiore producono un aumento della frequenza di scarica

dei neuroni del nervo acustico.

Perdita dell’udito:

- Sordità di conduzione: il segnale non riesce a raggiungere la coclea, a

causa di ostruzione o di danni agli ossicini

- Sordità nervosa: danni alle cellule ciliate, alla membrana basilare, del

nervo uditivo ecc. Può essere indotta dal superamento della soglia del

dolore, dall’infezione della coclea, dalla malattia di Menier (troppa

pressione nella coclea), o dall’età. 25 ottobre

Psicofisica dell’udito

Proprietà fisiche Dimensioni percettive

Frequenza fondamentale Tono

Intensità Volume

Spettro Timbro

Tono, volume e timbro non si riferiscono alle caratteristiche del suono ma

all’esperienza mentale dell’ascoltatore.

Mantenendo invariato il tono ma cambiando il volume, si percepisce una

variazione di tono. Due note diverse con volumi differenti possono essere

percepite con lo stesso tono. La corrispondenza non è 1:1. La corrispondenza

percettiva si ha solo al variare di una sola proprietà, a parità delle altre

condizioni.

I suoni multipli di una frequenza fondamentale sono suoni armonici.

Il volume percepito varia in base alla frequenza; siamo più sensibili alle medie

frequenze.

La localizzazione del suono nello spazio non è codificata dalla posizione delle

cellule nella coclea, ma:

- Dalla separazione delle orecchie indizi binaurali di tempo

- Dalla presenza della testa (che attutisce un suono proveniente da un lato

prima che arrivi all’orecchio opposto) indizi binaurali di intensità

- Dalla forma dell’orecchio esterno (onde sonore diverse colpiscono il

padiglione auricolare in modi diversi) indizi monoaurali spettrali

Se la sorgente dell’onda è laterale rispetto all’ascoltatore, i timpani reagiscono

in modi diversi (un timpano è colpito da un massimo e l’altro da un minimo);

uno si introflette e l’altro si estroflette. Se invece la sorgente è frontale i

timpani reagiscono in modo uguale. (indizi binaurali di tempo)

I suoni prodotti nei punti esattamente di fronte e esattamente dietro la testa

impiegano lo stesso tempo ad arrivare ad entrambe le orecchie per

distinguerli si muove la testa. (indizi binaurali di intensità)

I suoni arrivano o direttamente al timpano o con un minimo ritardo a causa

della riflessione all’interno del padiglione auricolare, che ha lo scopo di

amplificare i suoni. Il ritardo dipende dall’altezza della sorgente sonora 

possibilità di avere informazioni su posizione verticale e anteriore/posteriore.

(indizi monoaurali spettrali)

L’informazione uditiva è rappresentata bilateralmente nel cervello. La

distruzione di un lato della corteccia quindi non causa sordità ma limita la

capacità di localizzazione dei suoni.

La psicofisica:

La psicofisica studia le differenze quantitative tra la percezione e la sensazione

(tra le caratteristiche fisiche di uno stimolo e l’esperienza sensoriale che ne

deriva).

Misura l’intensità minima necessaria perché uno stimolo venga percepito

(soglia assoluta) e la variazione in uno stimolo necessaria a produrre una

differenza appena percepibile nello stimolo, cioè la più piccola differenza

discriminabile tra i due stimoli (soglia differenziale).

Compito iniziale della psicofisica: determinare i valori minimi e massimi

percepibili dai diversi sistemi sensoriali (valori di soglia). Per un osservatore

ideale, la soglia è il punto in cui lo stimolo è appena distinguibile. Le persone

non hanno una soglia assoluta costante, pertanto non sono osservatori ideali.

valore di

Di conseguenza la soglia assoluta per un soggetto è definita con il

uno stimolo che ne permette in assoluto la percezione il 50% delle volte.

La soglia assoluta, per ogni senso, dipende da:

- Soggetto

- Stimolo

- Condizioni sperimentali

Anche per quanto riguarda la soglia differenziale è necessario dare una

scarto di valore

definizione probabilistica, in particolare essa è indicata come lo

che consente di percepire il 50% delle volte il cambiamento di intensità di uno

stimolo.

Il primo a preoccuparsi del problema della soglia differenziale fu Weber. Se si

presenta a un soggetto uno stimolo di intensità I e si cerca di scoprire la ΔI

necessaria perché il soggetto percepisca la variazione. ΔI = kl (k=costante di

Weber)

Il minore cambiamento in uno stimolo che si riesce a percepire è una

proporzione costante del livello di stimolazione (legge di Weber).

La legge di Weber non include esplicitamente la percezione; Weber quindi è

fallito nell’intento della psicofisica.

A questo proposito, Fechner partì da ipotesi sperimentali per ricavare una

relazione matematica tra percezione e fisica.

Metodi di Fechner per la misurazione delle soglie:

- Metodo dei limiti: vengono presentati due stimoli palesemente

differenti, e viene chiesto al soggetto se siano uguali. Tenendo fermo

quello di riferimento, si modifica l’altro abbassando la differenza tra i due

fino a giungere al punto in cui il soggetto non li distingue (si calcola sia la

scala ascendente e la scala discendente). Il processo viene ripetuto più

volte e poi viene calcolata la media tra i punti di transizione (questa è

l’uguaglianza soggettiva). La soglia differenziale è la metà dell’intervallo

tra medie intensità sopra e sotto il punto di uguaglianza oggettiva.

- Metodo degli stimoli costanti: vengono presentati un tot di suoni per

alcune diverse intensità (non in ordine) a distanza di alcuni secondi, e si

chiede al soggetto se li abbia sentiti. Si calcola la percentuale di volte in

cui il soggetto ha percepito lo stimolo di una determinata intensità. Si

costruisce un grafico interpolando la funzione, trovando quindi anche i

valori corrispondenti ai valori intermedi non misurati direttamente si

individua il valore corrispondente alla probabilità del 50%; quella è la

soglia assoluta. Quando si parla di soglia differenziale, il punto al 50% si

chiama punto di uguaglianza soggettiva, mentre per trovare la soglia

differenziale è necessario fare la differenza tra il valore dell’intensità al

25% e al 75% e dividerla per due.

- Metodo dell’aggiustamento: vengono presentati due suoni in

sequenza, e il soggetto deve aggiustare il secondo fino a farlo

corrispondere con il primo. Il punto di uguaglianza soggettiva corrisponde

alla media tra gli aggiustamenti, mentre la soglia differenziale si ottiene

calcolando la deviazione standard.

Ognuno di questi metodi è utilizzato per il calcolo della soglia differenziale,

della soglia assoluta e del punto di uguaglianza soggettivo. 27 ottobre

La soglia differenziale si misura in unità fisiche ma riflette un fenomeno

sensoriale.

Fechner intende trovare una legge che colleghi la percezione e la fisica.

Assunti della legge:

- Ogni Δ

I in una dimensione sensoriale è equivalente ad ogni altra rispetto

al contributo apportato alla grandezza della sensazione S

- Le Δ

S sono addizionabili

Per la legge di Fechner, la sensazione si accresce secondo il logaritmo

dell’intensità dello stimolo:

1 logl+ c

S = dove c è la costante di integrazione (che dipende dalla soglia

k

assoluta dello stimolo).

La legge di Fechner è un principio che descrive la relazione fra la grandezza

della stimolazione e quella della sensazione da questa creata. In particolare la

legge di Fechner dice che la dimensione della sensazione soggettiva cresce in

maniera proporzionale al logaritmo dell’intensità della stimolazione.

Secondo Fechner, essendo impossibile fornire un giudizio sulle nostre

sensazioni, non era possibile dimostrare sperimentalmente la sua teoria.

Secondo Stevens, invece, è possibile impiegare metodi di rilevazione diretta

quali la stima di grandezza (dare un punteggio ad ogni stimolo) e la produzione

di grandezza (produrre uno stimolo uguale a quello presentato).

Stevens così facendo dimostra che Fechner aveva parzialmente ragione per

alcuni sensi la curva prodotta dai risultati ottenuti si avvicina molto alla

logaritmica della legge, ma in altri casi si ha quasi una retta o un’esponenziale.

È quindi necessario creare una legge che contenga le tre forme possibili:

PSI = N dove PSI è il giudizio sensoriale, I l’intensità di stimolazione e k la

k I

costante di Weber.

Per N > 1 si ha una curva esponenziale

Per N = 1 si ha una retta

Per N < 1 si ha una curva logaritmica

La teoria della detenzione del segnale

Si ha un esperimento in cui si chiede al soggetto di dare una risposta

bidirezionale (sì, no), identificando un particolare segnale all’interno di quello

presentato. Si misurerebbe quindi la percentuale di risposte corrette.

È un problema perché si inserisce il criterio del soggetto, che agisce a seconda

di quello che “gli conviene”. È necessario trovare un altro metodo per

estrapolare le percentuali annullando il problema si utilizza la teoria della

detenzione del segnale:

si fa un esperimento, in alcune prove lo stimolo è presente e in altre è assente.

Il partecipante deve indicare se lo stimolo sia presente o meno. Si calcola

quindi il vero positivo, l’omissione (lo stimolo è presente ma la risposta del

soggetto è negativa), il rifiuto corretto e il falso allarme.

matrice di confusione.

Questi quattro valori costituiscono la

VERO FALSO

POSITIV ALLAR

O ME

RIFIUT

OMISSIO O

NE CORRE

TTO

SI

RISPOSTA NOO

Rilevamento perfetto: risposte corrette

Nessun rilevamento (1): risposta sempre “visto”

Nessun rilevamento (2): risposta sempre “non visto”

Nessun rilevamento (3): 50 e 50

Nessun rilevamento (4): valori riga uguale. “Visto” nel 30% delle prove

indipendentemente da cosa è presentato

la teoria della detenzione del segnale calcola due valori:

- D’ misura della sensibilità del sistema

- legato al criterio soggettivo implicato nel compito, consistente

ß

nell’avere un atteggiamento più d’azzardo o più conservativo. 30 ottobre

I sensi chimici – il gusto e l’olfatto

Sono sensi chimici in quanto si basano su recettori che sono sensibili a

sostanze chimiche. Gli organi di senso sono le papille sulla lingua e le cellule

all’interno del naso. Sono posti in organi che hanno anche altre funzioni.

Veicolano informazioni utili alla sopravvivenza (fame specifica).

Fisiologia dell’olfatto:

le sensazioni olfattive sono dette odori. Non tutte le sostanze chimiche sono

degli odoranti; le molecole per essere percepite devono essere volatili,

piccolissime e idrofobiche. Alcune sostanze che hanno queste caratteristiche

comunque non sono odoranti.

Nell’epitelio olfattivo ci sono più tipi di cellule tra cui:

- Neuroni olfattivi sensoriali: piccoli neuroni con ciglia che sporgono dal

muco che copre l’epitelio nasale, che sono i recettori olfattivi. Nell’uomo

sono 20 milioni.

servono 7-8 molecole di odorante per attivare i recettori.

Le cellule recettoriali olfattive non sono protette da nessuna struttura e sono

connesse direttamente al cervello.

Servono 500 ms perché un odore venga registrato (SENSAZIONE) e altri 500

perché si possa percepirlo in modo cosciente (PERCEZIONE).

Una molecola non viene riconosciuta in toto ma ciascuno dei suoi gruppi

funzionali viene riconosciuto da un recettore diverso. A uno stadio successivo i

segnali dei recettori vengono integrati e emerge l’identità della molecola.

Teorie della percezione olfattiva

Teoria del pattern della forma:

- i vari odori sono determinati dalla

corrispondenza di forma tra i recettori e gli odoranti. Il pattern specifico di

attivazione dei recettori determina quale odore viene percepito.

Teoria delle vibrazioni:

- a causa della struttura ogni molecola ha una

frequenza di vibrazione e questa determina l’odore della sostanza.

Molecole che vibrano allo stesso modo hanno lo stesso odore.

I geni che codificano per i recettori olfattivi sono circa 1000 ma il 60%-70% non

codifica davvero; grazie alla teoria del pattern è però possibile codificare un

grandissimo numero di odori.

A seconda dell’intensità dell’odore, cambiano i recettori che rispondono ad

esso.

Un altro codice potrebbe riguardare le sequenze di attivazione dei recettori.

odore puro

Un è costituito da un singolo odorante, ma la maggior parte di quelli

che percepiamo sono miscele di odori. Le miscele di odori sono analizzate

tramite due possibili modalità:

- Analisi

- Sintesi

L’olfatto è sostanzialmente sintetico ma la modalità analitica si può allenare

con l’esperienza.

La perdita dell’olfatto (anosmia o cecità agli odori) può provocare deficit:

- Al senso del gusto

- Alla capacità di prendere coscienza di determinati pericoli (es. fuga di gas

o diagnosi precoce di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer o il

Parkinson). sistema limbico,

Le informazioni olfattive vengono analizzate nel adibito anche

alla codifica delle emozioni.

Gli umani hanno scarsa abilità nell’immaginazione olfattiva, ed è anche molto

raro che si sognino degli odori.

Adattamento: la sensazione degli odori è un cambiamento a livello dei

recettori, e dopo una prolungata esposizione ad un determinato odore il

sistema si adatta e smette di rispondere. Anche il processo di adattamento è

mediato a livello recettoriale. Il processo richiede un’esposizione di circa 15-20

minuti ma può essere anche più rapido.

L’effetto del cross adattamento fa in modo che l’esposizione a un determinato

odore A può farci adattare anche a un odore B. Il processo può essere resettato

da pochi minuti di non stimolazione.

Abituazione cognitiva: dopo una lunga esposizione ad un odore, diminuisce

drasticamente la capacità di percepire quell’odore. Per annullare l’effetto

dell’abituazione cognitiva sono necessarie settimane di non esposizione. Tre

possibili meccanismi coinvolti nell’abituazione cognitiva:

- I recettori potrebbero allungare il loro tempo di riciclo dopo una continua

esposizione

- Le molecole potrebbero essere assorbite nel flusso sanguigno

- Fattori cognitivi emozionali potrebbero giocare un ruolo importante

Fisiologia del gusto:

Quando il cibo viene ingerito, i componenti vengono disgregati dalla

masticazione e ridotti a molecole che sono poi disciolte dalla saliva. I recettori

del gusto sono le papille, nelle quali il segnale viene trasformato e mandato al

cervello attraverso i nervi cranici.

La lingua, la faringe, il palato e l’epiglottide contengono recettori gustativi.

Diverse regioni della lingua analizzano di preferenza diversi sapori (amaro,

acido, salato, dolce). Le persone hanno numeri di papille gustative diverse.

Le informazioni vengono trasportate tramite tre vie principali nella medulla e

nel talamo per poi giungere alla corteccia insulare e poi a quella frontale.

I quattro gusti di base

- Salato: i sali sono composti da un catione e un anione (NaCl). L’abilità di

percepire il salato può variare con regimi alimentari specifici, e così il

gradimento (bambini cresciuti con diete povere di sodio sviluppano una

preferenza per i cibi salati, poiché l’organismo ne ha bisogno). Il sodio ha

la capacità di regolare i liquidi all’interno dell’organismo.

- Aspro: gli acidi hanno un’alta concentrazione di ioni H+. È fondamentale

essere in grado di evitare alte concentrazioni di sostanze acide poiché

esse possono causare danni all’organismo.

- Amaro: sono presenti quasi 30 diversi recettori per l’amaro ma non è

possibile distinguere fra diversi sapori di amaro. È importante poterlo

percepire perché il gusto amaro è tipico di molte sostanze velenose. La

sensibilità all’amaro nelle donne è influenzata da livelli ormonali;

aumenta durante la gravidanza per proteggere il bambino e diminuisce

durante la menopausa.

- Dolce: il glucosio è la principale fonte di energia di quasi tutti gli animali.

Non è possibile distinguere tra i diversi tipi di dolce, ma è possibile

identificarne l’intensità. Sono stati identificati dolcificanti artificiali che

addolciscono senza apporti calorici.

Lo speciale caso dell’umami: i produttori di MSG (sale monosodico dell’acido

glutammatico) hanno dichiarato che questo provocava la quinta sensazione di

base, l’umami. Questo servirebbe per segnalare la presenza di proteine nei cibi

e quindi sarebbe molto utile a fini riproduttivi. È stata poi scoperta la presenza

di un recettore per il glutammato.

Adattamento: un’applicazione di certe stimolazioni riduce la risposta percettiva

a questa classe di stimoli. Un caso di cross adattamento è il sapore più acido

del solito che prende una bevanda come la limonata dopo aver mangiato

qualcosa di dolce. Il dolce ha infatti adattato i recettori per la qualità gustativa

dolce e allora la bevanda appare più aspra.

C’è una differenza tra gusto e sapore.

La sensazione del sapore è infatti data dalla combinazione tra gusto e olfatto.

Brain imaging: il cervello elabora gli odori in modo diverso a seconda che

provengano dal naso o dalla bocca.

Il colore ha un effetto potente sull’aroma percepito e sul giudizio di qualità

dell’alimento. 3 novembre

La percezione:

La percezione è un processo cognitivo attraverso cui, partendo dalle

stimolazioni sensoriali si ottengono informazioni sull’ambiente e si guidano le

azioni.

La codifica del senso globale della scena è molto rapido; il tempo di reazione è

di circa 20 ms.

La catena psicofisica ha lo scopo di costruire il percetto ed è costituita da tre

elementi:

lo stimolo distale, lo stimolo prossimale e il percetto.

Lo stimolo prossimale è la rappresentazione sensoriale dell’energia prodotta

dallo stimolo distale. Il percetto è la rappresentazione mentale dello stimolo

distale, creata utilizzando le informazioni fornite dallo stimolo prossimale.

Lo stimolo prossimale non possiede però tutte le informazioni dello stimolo

distale; ad esempio con la vista si perde la tridimensionalità. Inoltre si creano

diverse immagini per uno stesso oggetto, e viceversa la stessa immagine

indeterminazione ottica.

potrebbe essere fornita da diversi oggetti. Per

poter interagire è necessario ricostruire la realtà nel modo più efficace

possibile.

Da qui il problema dell’ottica inversa. La percezione è un processo inverso

rispetto a quello della creazione dell’immagine, con lo scopo di recuperare le

informazioni dello stimolo distale. Si compie un’inferenza, cioè si sceglie la

combinazione che sembra ottimale nelle varie situazioni.

La percezione è attiva, nel senso che l’uomo ha la capacità di muoversi rispetto

all’oggetto quando non riesce ad ottenerne un’immagine necessariamente

dettagliata.

Gibson

L’idea di che la percezione sia attiva ha delle conseguenze: implica che

il sistema sia programmato a compiere le azioni migliori da svolgere nelle varie

situazioni.

Percezione della profondità:

il sistema è in grado di ricostruire la terza dimensione per avere un’adeguata

rappresentazione dello spazio circostante.

Le immagini hanno alcune caratteristiche comuni che possono fornire indizi

sulla tridimensionalità. Gli indizi sono di tre categorie:

- Indizi extraretinici/oculomotori: funzionano solo per distanze corte.

vergenza

La degli occhi varia (crociata o non crociata) a seconda che si

fissino su oggetti vicini o lontani. il sistema visivo utilizza quindi il sistema

afferente per trarre informazioni sulla profondità. Questo meccanismo

funziona per oggetti fino ai 6 metri di distanza, poiché superata questa

distanza gli occhi sono paralleli. L’occhio attua anche un preciso livello di

accomodazione (modificazione della lente) per focalizzare un oggetto.

L’accomodazione varia con la profondità. La modificazione della lente è

attuata dai muscoli ciliari. Anche questo processo non funziona oltre ai 6

metri di distanza, poiché i muscoli ciliati sono perfettamente rilassati.

- Indizi monoculari: indizi utilizzati per stimare la profondità, sia in

ambiente naturale che in un’immagine. La prospettiva lineare implica che

linee parallele nella realtà convergono nelle immagini, e più esse si

avvicinano maggiore è la distanza dall’osservatore. Si associano quindi

posizioni bidimensionali diverse nell’immagine a posizioni tridimensionali

diverse nello spazio. Il fenomeno dell’occlusione comporta che quando

sono presenti oggetti davanti ad altri, si deduca che quelli che stanno

davanti siano più vicini di quelli nascosti. L’occlusione permette di

completare e riconoscere gli oggetti. Quando si ha l’impressione che un

oggetto non sia opaco ma trasparente, cambia la percezione dell’oggetto

nascosto. Un altro indizio significativo è lo sfuocamento atmosferico (o

prospettiva aerea), che fa in modo che gli oggetti più lontani siano

maggiormente sfuocati. Il gradiente di dimensione fa in modo che la

dimensione di un’immagine dipenda sia dalla sua dimensione che dalla

distanza dall’osservatore. Questo è evidente quando si parla di una

distribuzione regolare e ripetitiva (gradiente di tessitura). La tessitura è

più densa in un oggetto lontano che in uno vicino. Se non c’è un

gradiente di densità nessuna profondità viene percepita. Altezza: oggetti

a distanze diverse proiettano altezze diverse sulla retina. Grandezza

familiare: in assenza di altre informazioni la conoscenza delle dimensioni

normali di un oggetto tende ad influenzare l’interpretazione della

distanza. Costanza di grandezza: il sistema deve riuscire a calcolare la

dimensione di un oggetto indipendentemente da dove è posizionato

rispetto a me. Grandezza relativa: si valuta la grandezza di un oggetto

rispetto ad un altro facendo una stima della distanza. Ombre e contorni: il

sistema visivo parte dall’ipotesi che la luce venga dall’alto. La forma di

una superficie (concava o convessa) e quindi la distribuzione della

profondità sulla superficie è influenzata dall’ombreggiatura. 6 novembre

indizi (monoculari) cinetici:

parallasse di movimento: muovendo gli occhi da un lato all’altro gli

oggetti vicini si spostano di più di quelli lontani (es. quando si è sul treno

le montagne sullo sfondo si muovono più lentamente degli alberi in primo

piano).

- Indizi binoculari: l’indizio binoculare è il sistema che sfrutta la presenza

dei due occhi. Si riesce così a misurare con precisione la distanza degli

oggetti dal punto di fissazione. Questo è possibile perché la visione

produce due immagini della realtà, lievemente spostate l’una rispetto

(disparità retinica).

all’altra

Correlogrammi di Bela Julez: si basano sulla stereopsi e sulla capacità del

sistema di estrarre una correlazione tra gli elementi dell’immagine

La percezione degli oggetti

scuola della Gestalt: focalizzata sull’analisi dell’organizzazione della percezione

visiva. Tre aspetti chiave della teoria della Gestalt

- Organizzazione figura/sfondo: il primo passo è suddividere la figura dallo

sfondo (non c’è percezione simultanea).

- Il tutto è più della somma delle parti

- Legge della Pregnanza: tra le tante possibili organizzazioni geometriche

che si possono ottenere ce n’è una che possiede la forma migliore, più

semplice, più stabile. Leggi dell’organizzazione percettiva:

1. Vicinanza

2. Similarità

3. Destino comune

4. Continuità

5. Chiusura

Teoria delle caratteristiche: il problema del riconoscimento è stato affrontato

per la prima volta quando è diventato necessario applicare il processo al

funzionamento dei computer.

Cosa rende una ‘A’ una A è il gruppo univoco di caratteristiche definenti.

Modello Pandemonium: varie classi o strati diversi di detettori.

- Detettori di caratteristiche: identificano aspetti base dello stimolo

(per quanto riguarda le lettere, ad esempio, linee oblique, rette ecc)

- Strato cognitivo: rispondono quando particolari configurazioni di

queste caratteristiche sono presenti

- Ciascun tipo di detettore risponde più fortemente quando il suo stimolo è

presente, e quindi lo strato decisionale seleziona l’uscita dello strato

cognitivo che risponde più fortemente. 8 novembre

La percezione del movimento

Il movimento attira particolarmente l’attenzione. La percezione del movimento

è un problema perché l’immagine sulla retina è sempre in movimento; il

sistema deve quindi cercare di rappresentarsi un’immagine del mondo che sia

ferma, costante.

Il movimento è un evento spaziotemporale definito come un cambiamento

della posizione spaziale nel tempo

Dimensione più potente dello stimolo visivo

 Particolarmente efficace nella cattura dell’attenzione

 Segnala proprietà dinamiche dell’oggetto quali direzione e velocità

 Segnala proprietà spaziali quali posizione e distanza

È anche un indizio di tridimensionalità percettivamente vengono unificati i

punti che si muovono nella stessa direzione e anche la struttura

tridimensionale di un oggetto viene ricostruita tramite il suo movimento.

Il movimento definisce l’esistenza del tempo psicologico.

Non si percepisce il movimento di un oggetto ogni volta che si muove sulla

retina. Primi studi del 1912 di Max Wertheimer sul movimento stroboscopico

(Cambiamenti discreti e successivi delle posizioni dello stimolo, che

inducono la percezione di un movimento continuo. Movimento

percepito che ha luogo in assenza di movimento nel mondo fisico e di

con l’aumentare dell’intervallo

movimento a livello dei recettori):

temporale dell’ISI (intervallo tra gli stimoli) si passa da

- La percezione di due oggetti simultanei

- La percezione di un unico oggetto in movimento

- La percezione di due oggetti in successione

Problema della corrispondenza: in presenza di tre luci in successione si accende

quella di mezzo, e in seguito le due laterali. Quale delle due luci laterali

corrisponde alla luce centrale che si è spostata? La risposta non può essere

nota a priori, quindi il sistema utilizza i principi di unificazione percettiva.

Problema dell’apertura: il sistema non percepisce il movimento di un oggetto in

modo globale ma in parti distinte, e deve ricomporlo.

Movimento, causalità fisica e qualità espressive

Si associano al movimento anche altre qualità che non siano la posizione e la

velocità, come ad esempio la paura. Quando due oggetti si muovono l’uno

rispetto all’altro con determinate velocità, si attribuiscono loro qualità

espressive.

Le costanze percettive

Le costanze percettive sono i fenomeni per cui nonostante le variazioni sulla

retina, l’immagine dello stimolo distale deve rimanere costante.

Costanza di posizione:

 Costanza di forma e di grandezza:

 Esperimento di Holway e Boring: volevano capire come venisse calcolata

la costanza di grandezza: lo stesso oggetto a distanze diverse proietta

immagini diverse ma noi lo percepiamo uguale. Soggetto è davanti a uno

schermo sul quale viene proiettato un oggetto, deve guardare lo stimolo

e guardare un altro stimolo che ha di fianco (su uno schermo a varie

distanze), e deve dire se gli oggetti sono uguali o diversi. Per stimare la

posizione dell’oggetto lui deve stimare la profondità. ci sono varie

distanze dello stimolo n.2, la grandezza proiettata è uguale, lui può

cambiare la grandezza dell’immagine fin quando non le ritiene uguali.

situazioni:

1. osservazione binoculare: normale

2. monoculare: non ha la profondità

3. occhio in uno spioncino: perde ancora di più la profondità

4. tende per eliminare l’ombreggiatura.

Risultati: nei casi 1e 2 si ha una buona stima, nei casi 3 e 4 stimiamo in base

all’area occupata sulla retina e quindi la stima risulta falsata.

Il sistema per calcolare le distanze percettive usa una serie di informazioni di

contorno per associare la reale dimensione dell’oggetto.

La costanza di grandezza dipende dalla percezione della distanza (illusione di

ponzo).

Costanza del colore superficiale:

 Sono molto importanti le informazioni di contorno, anche per la costanza

di colore. Dobbiamo stimare la luce ambientale e capire che lunghezze

d’onda ci sono e correggere l’azione dei neuroni, che non sarà mai

Luminanza: Riflettanza:

uguale. luce colpisce gli oggetti e viene riflessa.

fotometro

quantità di luce riflessa. Il calcola questi dati. Abbiamo uno

stimolo prossimale, un cubo fatto di due cubi scuri e due chiari: oggetto

distale. Quello che noi vediamo è l’oggetto illuminato da una luce che

proviene dall’alto: la parte superiore diventa più chiara e sotto un po' più

scura. L’occhio vede la combinazione di informazione fisica dell’oggetto

distale e deformazione dell’illuminazione. Il sistema deve estrarre una

percezione il più corrispondente possibile all’oggetto distale. Se si

basasse solo sull’informazione dei fotorecettori, i colori del cubetto scuro

illuminato sarebbe uguale al colore del cubetto chiaro non illuminato, ma

il sistema deve calcolare anche l’illuminazione, correggendo l’attività.

costanza di chiarezza.

Deve estrarre la Il sistema, basandosi su ipotesi di

partenza, estrae l’informazione dei fotorecettori e calcola la costanza del

colore. In condizioni normali il sistema sa fare queste associazioni molto

bene, in condizioni particolari il sistema può venire imbrogliato: ci

possono essere interpretazioni errate che non vengono interpretate

fattori figurali.

correttamente a seconda dei

- Illusioni di bianchezza: il sistema è fatto in modo che si usi il campo

recettivo dei gangli per aumentare i contrasti, quindi due quadrati

identici possono apparire diversi.L’organizzazione centro-periferia dei

gangli aumenta i contrasti, fa sembrare più chiaro un oggetto su contorno

scuro e viceversa. Anello di Koffka: i principi della Gestalt ci fanno

concepire come simili oggetti di colori diversi se suggeriscono continuità.

Il sistema deve utilizzare correzioni per poter estrarre la costanza di

bianchezza, le stesse intensità possono sembrare diverse a seconda del

contorno e della loro posizione nell’ambiente.

Le costanze non sono perfette. Ci sono situazioni in cui stimoli distali identici ci

forniscono immagini differenti.

Per calcolare le costanze percettive il sistema deve utilizzare, oltre alle

immagini degli oggetti sulla retina, una serie di informazioni di contorno.

L’attenzione

Processo complesso che aiuta la percezione e l’interazione con l’ambiente

perché ci aiuta a selezionare alcune informazioni e ad elaborare solo quelle.

È una modalità di selezione.

L’approccio usato per lo studio dell’attenzione è l’approccio

dell’elaborazione dell’attenzione: c’è uno stimolo ambientale, il quale

viene elaborato e portato in memoria e arriva alla coscienza, e da qui

emettiamo una risposta o salviamo l’informazione nella memoria a lungo

termine.

Selezione : l’attenzione selettiva è stata studiata usando i paradigmi

dell’ascolto dicotico.

C’è l’idea che ci sia un filtro attentivo. Ci si chiede se la selezione sia precoce

o tardiva.

Teoria dell’attenuazione o del filtro attenuato: il filtro resta nello stesso

 posto e fa passare parte dell’informazione.

Modello del filtro tardivo.

Priming:

Priming negativo:

Effetto di interferenza a livello della risposta: l’informazione rilevante e

irrilevante vengono elaborate e influenzano il risultato, la selezione è quindi

tardiva.

Effetto Stroop: caratteristica non rilevante dello stimolo ha effetto sulla

 rapidità della risposta fornita sulla base di una caratteristica rilevante. Ho

risposte più immediate quando le caratteristiche sono coerenti, se sono

incoerenti una caratteristica non rilevante può rallentare il processo.

(Interferenza delle parole sulla denominazione del colore ma non viceversa,

la via della lettura è più forte)

Effetto Navon: lettere in maiuscolo formate da lettere più piccole, ci sono

 sia stimoli congruenti che incongruenti (una H fatta di H, una H fatta di S).

Si osserva il tempo di reazione del soggetto quando gli viene chiesta la

denominazione della lettera grande o piccola. Il risultato è che facendo la

denominazione globale le risposte hanno la stessa velocità, mentre quando

si risponde alle lettere piccole, il tempo legato a stimoli incongruenti è più

lento, perché viene elaborata anche l’informazione globale e non solo la

parziale.

Effetto Simon: ci sono dei rettangoli in cui ci sono in maniera casuale un

 quadrato o un cerchio, con la mano sinistra devo premere se c’è un

quadrato e con la destra se c’è un cerchio. Quando la figura compare

coerentemente con la mano con cui devo premere sono più veloce. La

caratteristica non rilevante, ovvero la sua posizione spaziale, interferisce

con la caratteristica rilevante: la forma geometrica.

Queste dimostrazioni sono tutte a favore della selezione tardiva.

I sostenitori della selezione precoce dicono che sono situazioni tali per cui le

informazioni rilevante e irrilevante coincidono nello stesso spazio, quindi non è

possibile discriminarli.

Attenzione spaziale

L’attenzione è un processo di selezione, un ambito di studio è come

selezioniamo utilizzando lo spazio.

Paradigma di Posner

Attenzione diffusa : quando non so dove aspettarmi qualcosa, so che

 deve succede ma non so dove, quindi diffondo l’attenzione a tutto il

campo visivo.

Attenzione focale : selezioniamo una parte delle informazioni che ci

 vengono presentate, metto a fuoco una sola parte di informazioni.

La posizione nell’ambiente è uno dei modi più efficaci di guidare l’attenzione,

dicendo al sistema dove focalizzare l’attenzione.

L’attenzione è orientata quasi sempre in modo esplicito, ma può essere fatto

anche in modo implicito (“guardare con la coda dell’occhio”), non muovo gli

occhi ma sposto la capacità di calcolo dell’informazione in un altro luogo.

La dimostrazione che l’attenzione esiste è data dal fatto che se sono al buio e

mi viene detto di premere un tasto quando si accende una luce, se

l’attenzione è diffusa avrò una certa velocità, se è focalizzata su un punto sarò

più veloce, se sappiamo dove è localizzata la luce siamo più pronti, anche se

l’attenzione è implicita.

La grandezza del fuoco attentivo è variabile, e all’aumentare della sua

grandezza diminuisce l’efficienza dell’elaborazione.

In alcune situazioni l’attenzione viene attratta involontariamente, più di tutto

dal movimento.

Esperimento di attenzione spaziale: esperimento in cui si modula in modo

implicito l’attenzione. Valuto la risposta dei soggetti rispetto allo stimolo che

compare.

Vengono definite alcune posizioni in cui può apparire lo stimolo, si misura

‘storicamente’ il tempo di reazione.

NB: Se sto fissando un punto sono più veloce rispetto al momento in cui lo

stimolo si trova in un altro punto del campo visivo e non nella fovea: questo è

dovuto alla percezione, non all’attenzione.

Paradigma di Posner:

Viene presentata una schermata con un punto di fissazione centrale, devo

prestare attenzione al target, è uno stimolo piccolo. Alla presentazione del

target devo premere un tasto. Per farmi spostare l’attenzione sul punto in cui

apparirà il target appare una freccia, la quale indica il posto giusto solo l’80%

delle volte. Quando è giusto si dice trial validi, quando non lo sono trial

invalidi. Ci sono le prove neutre quando appare la freccia bidirezionale.

Ci deve essere una più alta percentuale di prove valide.

La variabile dipendente è il tempo di reazione. La variabile indipendente è a

tre livelli: valido, invalido, neutro.

I risultati sono che le prove neutre ci danno il tempo di reazione normale, nelle

prove valide impieghiamo meno tempo che in quelle invalide.

Effetto do validità del cue: differenza tra valide e invalide

 Benefici attentivi: differenza tra neutre e valide

 Costi attentivi: differenza tra invalide e neutre

Attenzione nascosta/attenzione palese

volontario,

Cue centrale: orientamento attenzione consapevole e

 controllata, fissa. Richiede interpretazione. Può essere interrotto.

L’orientamento volontario può essere mantenuto in quella posizione

quanto vogliamo. automatico,

Cue periferico: orientamento spostiamo l’attenzione contro

 la nostra volontà. l’attenzione è attratta inconsapevolmente. L’oggetto è

qualcosa di improvviso, non posso evitarlo né interromperlo. Vince

sempre l’automatico sul centrale, è un modo del sistema di proteggersi

da eventi improvvisi.

Se la differenza temporale tra presentazione del cue e presentazione del

target: l’orientamento automatico è più veloce nello spostare l’attenzione

rispetto a quello volontario.

L’orientamento automatico ha un’inversione dell’effetto, ovvero

l’attenzione viene distolta dopo poco tempo (500 ms) in una direzione

opposta. (effetto di inibizione di ritorno)

Ma questi sono due meccanismi diversi o è lo stesso che viene attivato in un

caso consapevolmente e nell’altro inconsapevolmente? Dati recenti hanno

dimostrato che sono diversi, poiché uno è più veloce, e gli effetti periferici e

centrali sono additivi.

La ricerca visiva

Come facciamo a selezionare un oggetto in mezzo a molti altri?

Teoria dell’integrazione delle caratteristiche: il paradigma della ricerca visiva è

formato da una schermata con uno o più oggetti, viene chiesto se ci sia un

determinato oggetto e devo rispondere sì o no. La probabilità che sia presente

è al 50%. Tutti gli altri stimoli che non siano l’oggetto richiesto sono detti

distrattori. Target+distrattori: dimensione dell’insieme degli elementi. Il

compito può essere facile o difficile e dipende dalla differenza tra target e

distrattori. 17 novembre

Se il tempo di presentazione è limitato si misura l’accuratezza, mentre se il

tempo di presentazione continua fino alla formulazione della risposta si misura

il tempo di reazione.

Secondo una ricerca di Anne Treisman, nel caso in cui il compito sia facile

(presenza di un’unica caratteristica che distingua target e distrattori), il tempo

di reazione è uguale sia che siano presenti distrattori sia che non ce ne siano.

Se invece il compito è difficile (più caratteristiche), il tempo di reazione

aumenta all’aumentare dei distrattori. parallela

Quindi la ricerca di un singolo attributo è – il sistema analizza tutti gli

stimoli contemporaneamente. Quando invece è necessario combinare gli

serialità.

attributi è necessario analizzare un soggetto per volta –

Questo è dovuto al fatto che nel secondo caso è necessario l’uso

dell’attenzione, mentre nel primo no.

Teoria della ricerca delle caratteristiche (FIT) – Treisman (1980): spiega vari

aspetti dei processi di ricerca visiva e di attenzione fornendo inoltre una

spiegazione classica del binding problem. Le caratteristiche sensoriali di base

sono codificate in parallelo da moduli specializzati.

L’elaborazione degli oggetti avviene tramite due stadi:

- Stadio preattentivo: elabora in parallelo gli attributi degli oggetti

- Stadio attentivo: combina le caratteristiche in un percetto

Nel momento in cui si deve fornire una risposta circa la presenza o meno di un

target in mezzo a distrattori, negarne la presenza richiede più tempo rispetto

ad affermarla, poiché nel primo caso è necessario analizzare uno a uno tutti gli

oggetti.

Congiunzioni illusorie:

se il tempo di presentazione viene ridotto, viene a mancare l’analisi seriale per

mancanza di tempo.

Attenzione basata sugli oggetti

Prove a favore dell’attenzione spaziale:

compito: leggere la lettera centrale di una sequenza di 5; se la lettera centrale

è una H o una K spingere una leva in una direzione, se è una S spingere

nell’altra direzione.

KKHKK SSHSS

Nel caso in cui lo stimolo sia abbastanza grande da permettermi di focalizzare

lo sguardo solo sulla lettera centrale, i tempi di reazione sono uguali per le due

serie.

Se lo stimolo è invece piccolo, il tempo di reazione per la prima serie è minore

di quello per la seconda poiché H e K richiedono una stessa risposta, mentre S

e H due risposte differenti.

L’attenzione distribuita

L’attenzione selettiva: cosa succede quando l’attenzione deve focalizzarsi su

una sola fonte di stimolazione.

Si parla di attenzione distribuita o divisa quando l’attenzione si focalizza su più

compiti contemporaneamente.

Paradigma del doppio compito: non c’è accordo sui meccanismi sottostanti

l’attenzione divisa, e diverse sono le teorie proposte per spiegare

l’interferenza:

- Un singolo processore centrale (Kahneman, 1973)

- Più processori a capacità limitata (Wickens, 1980, 1984)

Tuttavia molte delle azioni che svolgiamo quotidianamente non richiedono

attenzione per essere svolte. A riguardo, Schneider e Shiffrin nel 1977 stilano

una lista delle caratteristiche di un processo automatico:

Svolto senza la consapevolezza del soggetto

 Non richiede un controllo attento

 Svolto in maniera più rapida rispetto ai compiti controllati

 Costo: anche quando le condizioni ambientali cambiano, non sono

 modificabili, se non nel lungo periodo e dopo molte esperienze

Al contrario, un processo controllato:

Ha luogo sotto il controllo consapevole del soggetto

 Richiede attenzione e pianificazione

 Può essere svolto bene solo se viene svolto singolarmente (un processo

 per volta)

Ha esecuzione più lenta

 Può essere modificato nel breve periodo per adattarsi all’ambiente

L’idea iniziale di S. e S. era una divisione dicotomica tra processi controllati e

processi automatici. In realtà, esiste una gradualità intermedia.

Cosa permette che un processo sia messo in atto in modo automatico o

controllato?

La gran parte dei processi richiedono inizialmente un qualche controllo da parte

dell’attenzione e sono consapevoli. In seguito alla pratica e all’esercizio

possono essere appresi e quindi svolti automaticamente senza il ruolo

dell’attenzione. 20 novembre

Attenzione e consapevolezza

in generale, si è consapevoli solo degli stimoli a cui si presta attenzione.

Cecità al cambiamento: se l’attenzione non è posata sull’area in cui avviene il

cambiamento, questo non è percepito

Cecità da disattenzione: prestando attenzione ad un oggetto non ci si rende

conto della presenza di altri stimoli circostanti

Esistono alcune informazioni che influenzano la percezione e la coscienza

anche se non sono selezionate consapevolmente.

priming subliminale

Paradigma: uno stimolo viene presentato per un tempo

molto breve, alternato ad una maschera per non permetterne l’elaborazione

cosciente. È possibile farlo anche con l’udito, con l’ascolto dicotico.

La memoria:

La memoria immagazzina informazioni, di modo da permettere di non dover

ricominciare da capo ogni volta che viene presentato uno stimolo.

Tre stadi

Codifica (fonologica/iconica): da un suono o da un’immagine viene

 rappresentata l’informazione in un codice neurale. Da un segnale esterno

si passa a un segnale interno.

Mantenimento: mantenimento del concetto appreso precedentemente

 Recupero: possibilità di recuperare il concetto appreso in un momento

 successivo

Esiste una varietà di compiti utilizzati per studiare le proprietà della memoria.

- Una prima categoria di test distingue tra compiti di richiamo (ricordare

una lista di parole), di riconoscimento (riconoscere, tra un elenco di

parole, quelle precedentemente presentate in un’altra lista) e di

riapprendimento (apprendimento di una lista già precedentemente

memorizzata)

- Una seconda categoria distingue tra compiti di memoria esplicita (il

soggetto deve imparare una lista di parole e ripeterle successivamente) e

di memoria implicita (viene dato al soggetto un indizio per aiutarlo ad

estrarre le informazioni che aveva precedentemente dovuto

memorizzare).

- Un esempio di memoria implicita è la memoria procedurale; viene

imparata una sequenza di movimenti che rimangono in memoria (es:

andare in bicicletta)

La rievocazione si divide in:

Rievocazione libera: il soggetto può ricordare in modo spontaneo

 Rievocazione seriale: il soggetto deve rispettare l'ordine di presentazione

 Rievocazione guidata: lo sperimentatore fornisce al soggetto dei

 suggerimenti

Tendenzialmente è più facile riconoscere che rievocare, tranne nel momento in

cui il contesto determina la modalità di codifica dell’item fenomeno della

specificità di codifica

Alla base degli studi di psicologia e di neuroscienze cognitive c’è l’assunto che

codifica, immagazzinamento e

la memoria si basi su tre processi fondamentali:

recupero.

La codifica ha due sotto-stadi: acquisizione e consolidamento.

L’acquisizione immette i dati in ingresso in un registro (buffer)

 sensoriale. Il consolidamento crea una rappresentazione stabile nel

tempo.

L’immagazzinamento, risultato dell’acquisizione e del consolidamento,

 crea e mantiene i dati in records permanenti.

Il recupero utilizza l’informazione immagazzinata per creare una

 rappresentazione conscia o per eseguire un comportamento appreso,

come un atto motorio.

Esiste una varietà di categorizzazioni dei fenomeni mnestici. La più affermata è

quella che divide i magazzini di memoria in base alla loro durata.

la memoria sensoriale, la

Questa divisione prevede tre magazzini di memoria:

memoria a breve termine e la memoria a lungo termine.

La memoria sensoriale (anche chiamata iconica) è attiva da qualche

 millisecondo a pochi secondi dallo stimolo

La memoria a breve termine o immediata è attiva in un periodo da pochi

 secondi a qualche minuto dallo stimolo

La memoria a lungo termine si misura in giorni o in minuti. Non si è

 coscienti di ciò che è presente nella memoria a lungo termine finché non

se ne trasporta il contenuto nella memoria a breve termine.

La memoria sensoriale ha un magazzino specifico per ogni senso; quelli più

utilizzati sono quelli della memoria iconica (visiva) ed ecoica (uditiva).

La memoria sensoriale visiva: Il compito standard per sondare questo tipo di

memoria consiste nella presentazione visiva rapida di matrici di simboli. Ai

soggetti viene poi richiesto di rievocare i simboli presentati a vari intervalli

dalla loro scomparsa. La matrice veniva visualizzata molto rapidamente (50

msec) per consentire un unico sguardo senza scansioni attive. I soggetti, se

veniva richiesto un resoconto totale, ricordavano in media 4 simboli. In questa

versione dell’esperimento i soggetti ritenevano però di aver visto chiaramente

tutte le lettere, ma che la rievocazione delle prime lettere da loro ricordate

cancellasse in qualche modo il ricordo di quelle successive. G. Sperling (1960)

modificò in modo fondamentale questo compito richiedendo ai soggetti il

cosiddetto resoconto parziale. In questa versione del compito la matrice

veniva presentata interamente, ma il soggetto doveva riportarne un’unica riga,

indicata da un segnale specifico presentato a diversi intervalli, da -0,1 secondi

dalla comparsa della matrice fino a 1 secondo dalla sua scomparsa. Ciò

avrebbe eliminato l’interferenza della rievocazione.

Questo dimostra che la memoria sensoriale, per un periodo molto breve di

tempo, ha capacità illimitata. Non si è in grado di selezionare per intero

l’informazione per mandarla alla memoria a breve termine, ma per circa 200

ms è presente per intero. Lo stesso vale per la memoria ecoica, che se per un

tempo più lungo.

La memoria a breve termine: L’informazione non viene passata interamente

alla memoria a breve termine, ma viene ridotta concetto della memoria a

imbuto. L’imbuto è bidirezionale.

La memoria a breve termine è un magazzino a capienza limitata e a tempo

limitato. Per mantenere un’informazione è quindi necessaria la reiterazione.

Esperimento di Miller (test di spam di memoria): vengono presentate delle serie

numeriche e quelli ricordati sono 7 +/- 2.

Miller ha osservato che i limiti della capacità della memoria a breve termine

possono essere limitati ricodificando l’informazione di chunks (insiemi di items

appresi e immagazzinati nella memoria a lungo termine come unità). La

memoria a breve termine è lo spazio virtuale in cui le informazioni provenienti

tanto dai sensi e dalla memoria a lungo termine si integrano, e forniscono la

base per l’operato di tutti gli altri processi cognitivi idea di memoria di

lavoro. Il “restringimento dell’imbuto” dipende dal tipo e dalla quantità di

elaborazione cui vengono sottoposte le informazioni.

La memoria a breve termine è sempre coinvolta nei processi cognitivi più

complessi. paradigma del doppio compito

Esperimento di studio della memoria di lavoro:

per stabilire se la memoria a breve termine, intesa come carico di span, avesse

o meno un ruolo importante nei compiti cognitivi complessi. In quattro

esperimenti:

- Compito 1: ritenzione di cifre

- Compito 2: compito di ragionamento. Verifiche di frasi (attive, passive,

affermative o negative). 22 novembre

risultato dell’esperimento: all’aumentare della complessità del compito di

ragionamento, risulta più complicato svolgere l’esercizio. Dimostra che compiti

di ragionamento e di mantenimento vengono svolti nello stesso modulo, e

quindi interferiscono l’uno sull’altro.

Alternativa al modello di base: ruolo chiave alla memoria di lavoro. La memoria

di lavoro seleziona le informazioni necessarie da estrarre dalla MLT e da portare

nella MBT.

Piuttosto che un semplice contenitore di informazione a breve durata, la

memoria di lavoro avrebbe un ruolo attivo.

Si distinguono una serie di componenti della memoria di lavoro (Baddeley,

1986):

sistema adibito alla elaborazione e al mantenimento dell’informazione

linguistica-fonologica (loop articolatorio).

Sistema responsabile dell’elaborazione e del mantenimento dell’informazione

visuo-spaziale (taccuino visuo-spaziale).

I due magazzini sono controllati da un sistema a capacità limitata che decide le

informazioni che stanno nella memoria di lavoro, l’esecutivo centrale.

binding

Aggiunta più recente: buffer episodico. Qui avviene il processo di tra

informazioni provenienti da sensi diversi.

Componenti della memoria di lavoro

Loop Articolato fonologico: il suo funzionamento serve per impedire il

 decadimento della traccia mnestica per circa 30 secondi. Il ciclo di

reiterazione impiega circa due secondi per compiere un ripasso, per cui la

quantità di materiale che può essere reiterato non deve superare la

lunghezza temporale di due secondi. È influenzato negativamente dalla

soppressione articolatoria, per cui la ripetizione di materiale privo di

senso dovrebbe impedire il funzionamento della reiterazione. Il fatto che

sia articolatoria è chiarito da due effetti quali l’effetto della lunghezza

della parola (è più semplice ricordare parole brevi piuttosto che parole

lunghe. Il loop può infatti memorizzare solo quantità limitate di materiale)

e l’effetto della somiglianza fonologica (liste di parole simili o

formate dagli stessi fonemi sono più difficili da ricordare poiché creano

confusione. Ciò indica l’importanza del codice fonologico. Il modo

nonparole

migliore per misurare le capacità del loop è la ripetizione di – si

toglie così l’informazione lessicale e semantica, non coinvolgendo altri

processi controllati dall’esecutivo centrale).

comprendere un testo non significa solo mantenere delle informazioni,

ma considerare le relazioni tra parole che si susseguono, costruire una

coerente rappresentazione del discorso e integrare informazioni nuove

con quelle già incontrate. consapevolezza:

C’è una relazione tra memoria fonologica e chi ha più

consapevolezza fonologica è più in grado di memorizzare.

Per verificare la relazione tra la comprensione di ciò che si legge e la

capacità di ricordare, si utilizza il reading/listening span test:

doppio compito: viene chiesto al soggetto di stabilire se una serie di frasi

abbiano o meno un senso, e dopo averle analizzate tutte in sequenza si

chiede di ricordare l’ultima parola di ogni frase. Questo test coglie le

associazioni tra la memoria fonologica e compiti complessi di

apprendimento e ragionamento. Un’inefficienza dei meccanismi inibitori

aumenterebbe il numero di intrusioni nella memoria di lavoro portando

ad un sovraccarico e conseguentemente ad una scarsa prestazione in

compiti cognitivi.

Di conseguenza, i soggetti che sono cattivi lettori (hanno problemi di

comprensione e non di decodifica) mostrano prestazioni deficitarie: fanno

errori di intrusione e ricordano numeri limitati di parole.

È quindi indispensabile il ruolo del Sistema Esecutivo Centrale, che

seleziona le informazioni che entrano nei magazzini sussidiari e sono

quindi elaborate attraverso l’attivazione delle informazioni rilevanti e

l’inibizione di quelle poco rilevanti per il compito da svolgere.

Taccuino visuospaziale: è suddiviso in componente spaziale e

 componente visiva. La componente spaziale è un magazzino di

informazioni spaziali dinamiche attivo, mentre la componente visiva è un

magazzino di informazioni visive statiche passivo e temporaneo.

sia la componente visiva che quella spaziale sembrano avere capacità e

durata limitate. I pattern visuospaziali complessi sono memorizzati più

difficilmente di quelli semplici (una figura simmetrica è più facile da

ricordare di una asimmetrica). Compiti che impegnano i soggetti in un

compito visuospaziale concorrente (per esempio chiedendo di spingere i

tasti o muovere le braccia seguendo un target in movimento) danneggia

l’immagazzinamento visuospaziale a breve termine.

È possibile vivere qualcosa di simile a un’esperienza sensoriale senza che

l’oggetto sia presente – si utilizzano infatti le informazioni immagazzinate

per creare immagini mentali simili a quelle sensoriali. È necessario

distinguere tra immaginazione (creare situazioni con la fantasia) e

imagery (essere in grado di riprodurre nella mente una rappresentazione

con determinate caratteristiche visive e spaziali e soggetta a

manipolazione cognitiva). Due diversi approcci:

- L’imagery è corrispondente a un processo percettivo, visione di alto

livello, in quanto si lavora direttamente sul percetto. (Kosslyn, 1980,

1994)

- La generazione dell’immagine è spiegabile da un processo di

elaborazione cognitiva (Logie, 1995; Cornoldi, Vecchi, 2003).

Approccio nordamericano: Numerose ricerche hanno dimostrato come

percezione e imagery si basino, di fatto, su processi analoghi, e

coinvolgano, almeno parzialmente, gli stessi circuiti cerebrali. L’imagery

può essere considerata una sorta di visione di alto livello, come se

visualizzassimo qualcosa con l’occhio della mente. Fare uno scanning di

un’immagine mentale è come misurare distanze nel mondo fisico (isola di

Kosslyn).

Metodo – i giudizi di grandezza: è molto più semplice dare un giudizio

sulla differenza tra due oggetti molto diversi piuttosto che tra due oggetti

simili. I tempi di reazioni sono simili quando si guarda un’immagine vera

e quando si chiede di immaginarla; i processi utilizzati sono quindi gli

stessi. Metodo – rotazione di immagini: quando ai soggetti vengono

presentati due oggetti uguali ma uno ruotato rispetto all’altro, il soggetto

impiega più tempo a stabilire se siano uguali o meno se la rotazione ha

un angolo elevato. Viene operata mentalmente una rotazione visiva.

Approccio europeo: L’immagine che “vediamo” viene costruita sulla

base di tutta una serie di computazioni, non una seconda “visione” di alto

livello ma un processo di memoria di lavoro vero e proprio. L’imagery è

quindi una rappresentazione mentale di natura visuospaziale, risultato di

processi di ragionamento e di elaborazione più complessi della sola

percezione. 24 novembre

una persona congenitamente cieca è in grado di generare delle immagini

mentali, di orientarsi, di ricordare posizioni spaziali.

Esecutivo centrale: problema di identificare la natura e la tipologia dei

 processi di controllo che caratterizzano la memoria di lavoro. Sono state

identificate tre principali componenti dell’esecutivo centrale.

- inibition di contenuti irrilevanti

- shifting dell’attenzione da un soggetto a un altro

- updating dei contenuti della memoria. Compito di aggiornamento:

ricordare gli ultimi n elementi di una serie presentata. Raggiunta la

lunghezza n che si richiede di mantenere in memoria, ogni nuovo

elemento richiederà un aggiornamento della sequenza in favore

dell’ultimo elemento e a discapito del primo.

Le tre componenti dell’esecutivo centrale sono distinte ma non

indipendenti. È ipotizzata l’esistenza di un sottostante fattore unitario.

Modelli recenti di memoria di lavoro

La memoria di lavoro come un sistema attentivo. Merito di estendere lo studio

trait d’union

dell’attenzione alle rappresentazioni mentali e di cercare un tra

due vaste aree di studio della psicologia generale. La memoria di lavoro è stata

quindi ripensata come un sistema che attiva alcune rappresentazioni

selezionate, rendendole disponibili come input per i processi cognitivi.

Modello di Oberauer (2002 ): tre componenti contenute l’una nell’altra che

costituiscono diversi stati delle rappresentazioni mentali:

- Una porzione attiva delle memorie a lungo termine

- La regione di accesso diretto

- Il focus of attention

Inizialmente una rappresentazione viene attivata nelle MLT: l’attivazione

blanda, non consapevole. Una rappresentazione mentale vera e propria ma di

informazioni multiple viene recuperata nella regione di accesso diretto. Il terzo

livello consiste nell’accedere a un elemento che diventa input dell’azione

cognitiva ed entra a pieno titolo nel focus of attention. Il controllo delle

informazioni irrilevanti è fondamentale nel modello.

Modello time-based resource-sharing: quando è necessario un compito di

ragionamento, si mantiene un’informazione nella memoria di lavoro e poi essa

viene elaborata. Elaborazione e mantenimento competono per le stesse risorse

attentive, avvenendo entrambe nella memoria di lavoro. Elaborazione e

mantenimento si articolano in step intermedi consecutivi che possono aver

luogo solo uno alla volta, in modo seriale: “collo di bottiglia” attentivo. La

focalizzazione dell’attenzione su informazioni le attiva ma se si sposta decade

automaticamente nel tempo.

Le rappresentazioni degli item da ricordare sbiadiscono nel tempo mentre è in

corso l’elaborazione ma possono essere rinfrescate ricollocando su di esse il


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher margheritammc di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Bricolo Emanuela.

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