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Psicologia generale

Definizione e ambiti di studio

La psicologia è una scienza e le sue teorie sono definite attraverso dati tratti da esperimenti. Una delle scienze del comportamento, la psicologia generale studia empiricamente il comportamento individuale "normale" di animali e umani. Alcuni degli argomenti che la psicologia generale studia possono sembrare ovvi, ma non lo sono.

Es: per riuscire a guidare un’automobile, è necessario saper muovere i propri arti, saper coordinare i movimenti secondo le caratteristiche del veicolo, secondo gli stimoli esterni, ecc. Alcune di queste abilità sono innate, mentre altre richiedono di essere apprese. La psicologia generale cerca di capire come "funzionano" quelle innate e come si fa, per esempio, ad automatizzare un movimento appreso.

Caratteristiche emergenti e livelli di realtà

Il macro-organismo del traffico non può essere identificato come la somma dei comportamenti degli organismi individuali che lo compongono, ma presenta caratteristiche proprie, chiamate caratteristiche emergenti. (Es: l’ingorgo è una caratteristica emergente che deriva dal fatto di unire più macchine insieme). Le macrocaratteristiche emergenti influenzano i comportamenti individuali da cui esse stesse emergono, creando un sistema di causazione circolare.

Livelli di realtà:

  • Il comportamento del singolo (livello intermedio) è dato dalla presenza di più sottosistemi organici (livello più basso).
  • Il comportamento di più individui compone il comportamento della società (livello più alto).

Alcune proprietà di ogni livello sono emergenti, cioè si manifestano e possono essere studiate solo a quel livello (non possono essere osservate nelle sottocomponenti prese individualmente). Un sistema collettivo non può presentare caratteristiche emergenti in violazione dei criteri di funzionamento delle sue componenti.

Sistemi dinamici e complessità

I sistemi che presentano causalità circolare (forward/backward causation) sono detti sistemi dinamici. Alcuni sistemi dinamici sono detti complessi; alcuni sistemi dinamici possono esibire comportamenti caotici (comportamenti non programmabili). È impossibile che la psicologia faccia previsioni a lungo termine sul comportamento umano (gli umani sono sistemi dinamici complessi). L’unica cosa possibile è predire il comportamento, in media, di un gruppo di persone posto dinanzi a un compito relativamente semplice in un ambiente altrettanto semplice. La psicologia è una scienza statistica.

Metodologia della psicologia

La psicologia non è quindi una scienza soggettiva, bensì empirica e nomotetica (volta a cercare regole e principi generali in grado di "comprendere" e dare ordine a dati, fatti ed eventi). Il suo metodo non è quello di capire il "funzionamento" di ogni singola persona, ma quello di estrarre regole generali. Il metodo è un metodo sperimentale ipotetico-deduttivo. Le sue teorie sono accettabili solamente se possono essere dimostrate empiricamente.

Adattamento e rappresentazioni

Un uomo è un organismo strutturato in più parti, e a sua volta è parte di un organismo più grande, ed è in grado di adattarsi all’ambiente. Lo scopo dell’uomo è quello di autoconservarsi.

Molti comportamenti studiati dalla psicologia generale derivano dalla proprietà della specie umana di adattarsi all’ambiente e a varie situazioni differenti. Per essere in grado di adattarsi, un organismo deve potersi rendere conto del cambiamento dell’ambiente e deve essere in grado di rappresentare il mondo.

Rappresentazioni esterne: si sviluppano in reazione a un cambiamento dell’ambiente.

Rappresentazioni interne: schemi generali che permettono a un organismo di mettere in relazione le sue azioni (prevedere comportamenti conseguenti ad altri).

Organismi adattivi reattivi (es. robot, batteri): reagiscono a particolari informazioni derivanti dall’esterno, ma non hanno rappresentazioni dell’ambiente né rappresentazioni interne.

Organismi adattivi reattivi e anticipatori (es. uomo): presentano automatismi, ma anche rappresentazioni interne.

In alcuni esseri viventi, il cervello costruisce e mantiene rappresentazioni dell’ambiente per essere in grado di apprendere e adattarsi.

Il metodo scientifico ipotetico-deduttivo

Il metodo scientifico ipotetico-deduttivo si basa su degli assunti:

  • Il mondo segue le stesse regole elementari in ogni tempo e luogo.
  • È possibile svelarne il funzionamento attraverso l’osservazione sistematica e controllata.
  • Ogni evento fisico, deterministico o non deterministico che sia, può essere compreso entro un qualche sistema di leggi generali.

Di conseguenza, la psicologia generale ha l’obiettivo di scoprire le leggi per cui, attraverso cause, sia possibile prevedere uno o più comportamenti con un determinato grado di probabilità.

Fasi del metodo sperimentale

  • Identificazione del problema.
  • Tentativo di soluzione.
  • Ipotesi esplicativa.
  • Previsione.
  • Esperimenti.
  • Risultati.
  • Interpretazione dei risultati.
  • Previsione errata? Sì, ipotesi confutata, ritorno al punto 1. No, conferma dell’ipotesi.

Il processo di ricerca è ciclico, e in esso le teorie hanno la doppia funzione di spiegare dei fenomeni e di aiutare a identificare i problemi da risolvere. Le teorie scientifiche sono insiemi non contraddittori di ipotesi confutabili ma non confutate, e sono basate su costrutti teorici che consentono di formare leggi. Le leggi spiegano regolarità osservabili, sono tutte probabilistiche, mettono in relazione due o più eventi, stabiliscono i dettagli della relazione causale e fanno previsioni confutabili. Sono quindi modelli concettuali. (Non esiste teoria vera).

In presenza di due teorie diverse per uno stesso fenomeno, per stabilire quella più corretta si utilizzano le prove empiriche. Se due teorie fanno le stesse previsioni su una classe di fenomeni, anche prevedendo diverse leggi, sono scientificamente indistinguibili; si predilige quindi quella più "parsimoniosa" secondo il Rasoio di Ockham. Lo psicologo deve essere un buon teorico e un buon sperimentalista.

Approccio dello sperimentalista

Lo sperimentalista è uno scienziato che utilizza delle regole. Sono presenti delle variabili che regolano la causa, e delle altre variabili che spiegano il comportamento. A seconda dei soggetti dell’analisi possono essere utilizzati diversi metodi di ricerca. Gli esperimenti devono essere controllati e la ricerca psicologica sperimentale deve essere condotta con etica.

È necessario analizzare comportamenti in determinate situazioni. A questo scopo, gli eventi e i comportamenti devono essere caratterizzati da proprietà misurabili e che possono assumere diversi valori, che sono quindi delle variabili.

Misurazione e variabili

L’esperimento in psicologia è quindi l’analisi del rapporto tra più variabili. Le variabili sono definite in modo operazionale, cioè in base alle operazioni che occorre fare per misurarne il valore.

Esistono delle variabili dette variabili inosservabili (es. grado di felicità, di concentrazione), che possono essere definite operativamente, cioè con l’utilizzo di variabili secondarie (es. questionari LOT per "misurare" il grado di ottimismo, utile per capire la relazione tra ottimismo e velocità di recupero dopo un intervento. È importante riconoscere che l’ottimismo non è stato misurato direttamente, ma attraverso uno strumento secondario, ovvero il questionario. È quindi necessario avere più versioni diverse delle variabili secondarie, per aumentare la probabilità di avere un risultato attendibile).

Esistono variabili quantitative o continue (che variano lungo un continuum, es: il tempo in secondi, il peso in kg) e variabili qualitative o discrete o categoriche (possono assumere un solo valore entro una gamma finita, es: pesante o leggero, veloce o lento).

Livelli di misurazione

Livelli di misurazione delle variabili quantitative:

  • Variabili d’intervallo: hanno un’unità di misura ma l’origine della scala è variabile e ci sono valori negativi. È possibile quantificare la differenza tra diversi valori (es. temperatura).
  • Variabili di rapporto: hanno un’unità di misura ma l’origine della scala è fissa ed esiste uno zero assoluto (es. tempo di reazione).

Livelli di misurazione delle variabili qualitative:

  • Variabili nominali: assumono valori diversi ma è impossibile creare una scala di tipo matematico (es. sesso, colore dei capelli).
  • Variabili ordinali: hanno valori diversi e presentano una relazione asimmetrica d’ordine (es. ottimo, buono, distinto).

A seconda delle categorie di variabili, è possibile effettuare determinati calcoli piuttosto che altri. È necessario che la misura sia buona, e perché lo sia deve soddisfare i criteri di validità (intelligenza basata sul QI e non sul colore dei capelli), affidabilità (se i risultati sono coerenti in condizioni simili) e sensibilità (se i risultati sono differenti in differenti situazioni).

Errori di misurazione

Gli errori di misurazione possono essere:

  • Casuali: intrinsechi a qualsiasi misurazione, comportano con la stessa probabilità incrementi o diminuzioni dei valori reali. È possibile limitarne gli effetti con metodi statistici.
  • Sistematici: sono errori di direzione e entità costanti, associati talvolta solamente a determinati valori della variabile.

Strategie di ricerca

Le strategie di ricerca sono:

  • Ricerche descrittive.
  • Ricerche correlazionali.
  • Ricerche sperimentali.

I diversi approcci dipendono dal problema che interessa studiare. La ricerca descrittiva viene fatta nel momento in cui non si sa esattamente come funziona un sistema in una determinata situazione. È necessario osservare la situazione per lungo tempo di modo da comprenderne i meccanismi. Questa strategia non permette di identificare i fattori di causa delle variazioni di un determinato comportamento, ma solo di ipotizzarli e di confermare la validità delle ipotesi tramite esperimenti. Esistono situazioni in cui la ricerca descrittiva è obbligata per motivi etici, ovvero quando i fenomeni interessati non possono essere studiati in laboratorio (uso di sostanze, comportamento sessuale).

Un altro tipo di ricerca descrittiva è lo studio del caso singolo.

La ricerca di correlazione viene utilizzata quando lo sperimentatore è già in possesso di due variabili e intende verificare se esse sono correlate. È quindi possibile individuare relazioni tra variabili, ma non rapporti causa-effetto. Non è possibile imporre una delle variabili, né stabilire quale di esse influenza l’altra. Si può misurare la forza di un’associazione, espressa dal coefficiente di correlazione (varia da -1 a 1). (Se il coefficiente di correlazione è 1, le variabili sono positivamente correlate, quindi all’aumentare dell’una aumenta anche l’altra. Se il coefficiente assume valore 0, la correlazione è nulla. Al valore -1 si ha una correlazione negativa, all’aumentare di un valore l’altro diminuisce) es. correlazione negativa tra il fattore ansia e il fattore risultato dell’esame.

Non è possibile dire quale fattore influenzi l’altro: è possibile che l’ansia comprometta la riuscita dell’esame, ma è anche possibile che l’ansia derivi dalla scarsa preparazione all’esame. In sostanza, non si può inferire una relazione causa-effetto tra le due variabili analizzate, non è dato sapere quale variabile influenzi l’altra, ed è possibile che esista una terza variabile non correlata che però influenza la correlazione tra le prime due (correlazione spuria).

Ricerca sperimentale

La ricerca sperimentale si utilizza per saggiare l’ipotesi di una relazione causa-effetto tra due variabili: indipendente (manipolata dallo sperimentatore) e dipendente (misurata). Si ha quindi un’osservazione attenta. Le variabili indipendenti possono essere più di una. Il metodo sperimentale ha ambito di applicazione limitato nella psicologia poiché spesso è difficile stabilire quale sia la variabile dipendente e quale quella indipendente, ma è il metodo elettivo della psicologia generale.

Ogni variabile indipendente deve assumere almeno due valori definiti dallo sperimentatore, chiamati livelli della variabile. Se l’assegnazione di livelli differenti alla variabile indipendente può derivare anche da variazioni nel contesto sperimentale, è impossibile stabilire una correlazione tra le due variabili. È quindi necessario assegnare livelli differenti della VI a due contesti pressoché uguali. Se i due livelli danno diversi risultati, allora la variabile indipendente influenza realmente la variabile dipendente.

Al contrario, se i due livelli danno risultati identici o simili la manipolazione non ha avuto effetto perché:

  • La variabile indipendente scelta non è decisiva nel fenomeno.
  • L’aspetto del fenomeno scelto come variabile non è una variabile.
  • L’esperimento contiene un errore di progettazione o di esecuzione.

Disegni sperimentali fattoriali

Lo sperimentatore manipola più variabili indipendenti contemporaneamente (fattori). Le variabili indipendenti devono essere manipolate in modo indipendente l’una dall’altra; devono esistere condizioni sperimentali separate per ogni possibile combinazione dei livelli delle variabili indipendenti studiate. Quando questo è possibile, il disegno è ortogonale. È possibile in questo modo determinare se una o entrambe le variabili influenzano il comportamento, e in che modo. Quando non è possibile fare un disegno ortogonale si usano disegni a variabili innestate.

Quasi-esperimenti: nei quasi-esperimenti alcuni fattori sono manipolati dalla natura fisica o sociale. Una volta stabilite le variabili e i livelli si identifica il paradigma sperimentale, ovvero si definiscono tutti i dettagli della ricerca (condizione ceteris paribus = tutte le altre caratteristiche che possono influenzare il risultato delle variabili indipendenti, devono restare il più possibile costanti).

Validità e controllo

È importante verificare diversi tipi di validità:

  • Validità interna: solo la variabile indipendente deve causare variazioni nella variabile dipendente. Non considerare le cosiddette variabili confuse è un errore sperimentale. La variazione della VD può infatti dipendere dalla variabile confusa, non presa in considerazione dallo sperimentatore.
  • Validità di costrutto: concerne la relazione tra la teoria e i risultati. Sono presenti altre teorie che spiegano allo stesso modo i risultati ottenuti? Si è scelta correttamente la misura della variabile? È necessario svolgere più esperimenti per rafforzare i risultati.
  • Validità esterna: riguarda l’estensione dei risultati di una ricerca ad altre situazioni. Le leggi dedotte dall’esperimento devono quindi essere applicabili anche a situazioni temporali e spaziali differenti. Solo in questo modo è infatti possibile stilare delle leggi generali sul comportamento. È quindi necessario avere un campione di partecipanti ampio e rappresentativo rispetto alla popolazione d’interesse (partecipanti scelti a caso per evitare differenze tra i gruppi).
  • Validità statistica: quanto è probabile che la variazione della variabile dipendente derivi dal caso e non agli effetti della variabile indipendente? Per verificarlo viene usata la statistica inferenziale. Per aumentare la validità statistica è possibile incrementare il numero di partecipanti e di osservazioni.

Aumentando il grado di controllo sperimentale si riducono le minacce alla validità.

Esperimenti tra soggetti (o gruppi di soggetti) consistono nell’attribuzione dei diversi valori della VI a soggetti o gruppi diversi. È presente però un possibile problema di validità costituito da eventuali variabili per cui i soggetti appartenenti ai gruppi differiscono. Questo potrebbe avere effetti sulla VD. Per evitarlo, si ricorre al pareggiamento: gli individui sottoposti all’esperimento vengono divisi in coppie, all’interno di cui i due componenti presentano uguale livello della variabile da pareggiare. Successivamente, ogni componente della coppia verrà attribuito a un gruppo, così da creare gruppi perfettamente equivalenti.

Per ridurre la variabilità dovuta alle differenze tra i soggetti appartenenti ai gruppi è anche possibile avvalersi di disegni sperimentali entro i soggetti. A ogni partecipante sono presentate tutte le condizioni, e ciascuno diventa il controllo di se stesso (ogni soggetto è testato per ogni livello della variabile indipendente).

Quando una variabile non è di interesse per l’esperimento ma ne può influenzare i risultati, è detta variabile di disturbo.

Effetti delle aspettative

Svolgendo un esperimento, lo sperimentatore deve tener conto di 4 possibili effetti inattesi, gli effetti delle aspettative (il soggetto può avere delle aspettative, e quindi agire sapendo di essere osservato e cercando di soddisfare lo sperimentatore. Si risolve con l’esperimento cieco, ovvero non si comunica al soggetto ciò che si sta misurando):

  • Effetto Hawthorne: esempio in una fabbrica, aumentando la luminosità, aumenta la produttività.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher margheritammc di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Bricolo Emanuela.
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