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Appunti di Psicologia dinamica Appunti scolastici Premium

Appunti di psicologia dinamica basato su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Mazzeschi dell’università degli Studi di Perugia - Unipg, Facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in Filosofia e scienze e tecniche psicologiche. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Psicologia dinamica docente Prof. C. Mazzeschi

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ESTRATTO DOCUMENTO

fobia: spostamento+evitamento

o ossessivo: annullamento+ isolamento dell’affetto

o

• secondo questo modello il (primo) trauma che ha originato la prima rimozione ovvero il conflitto che

si può ripresentare successivamente in ogni momento della vita, è avvenuto nell’infanzia del

soggetto e ha a che fare con la sessualità

- inizialmente Freud infatti pensava che le donne isteriche avessero subito un abuso, reale (trauma

reale), una seduzione da parte del padre o di un adulto

- successivamente si rende conto, che tale trauma non è realmente avvenuto ma solo nella fantasia

del paziente

- la potenza di questa fantasia non è meno importante del trauma reale per produrre sintomi isterici.

• Se il soggetto è passato indenne al periodo Edipico, non svilupperà sintomi di tipo nevrotico

- la personalità (io) è ben costruito salda

• Se il periodo edipico ha comportato una cattiva gestione/risoluzione del conflitto edipico si

svilupperà una personalità con aspetti nevrotici

Secondo questo modello, i sintomi sono

1. Espressione in conflitto psichico

2. il modo migliore che il soggetto ha ‘’trovato’’ per risolvere e gestire nella sua economia psichica il suo

conflitto: vantaggio primario

3. hanno un valore simbolico nel senso che stanno al posto di qualcos’altro

1. La dove c’è un sintomo c’è un problema

4. hanno un valore comunicativo

1. Dicono che c’è un problema

5. il paziente invece di ricordare agisce attraverso i sintomi o attraverso più complessi comportamenti

sintomatici i suoi conflitti

6. hanno pure un vantaggio secondario (inteso come guadagno funzionale che una persona ricava nell’avere

una certa malattia) che rinforza e sostiene i sintomi stessi.

L’eredità di Freud

• con il termine modello freudiano si intende il modello motivazionale che ipotizza come origine della vita

psichica e del suo sviluppo la spinta dovuta alle pulsioni.

• Tale modello consente di comprendere ogni fatto psichico sulla base di diversi punti di vista (metapsicologia)

- genetica: da dove nasce, da dove si origina?

- economica: in termini di carica energetica (pulsione)

- dinamico: teoria del conflitto psichico (intropsichica)

- topografico/strutturale: collocazione nell’apparato psichico

• La teoria freudiana è il nucleo iniziale da cui sono nati i vari movimenti divergenti, di cui alcuni hanno

condotto a nuove tendenze all’interno del movimento psicoanalitico, mentre altre hanno apportato delle

scissioni

• Nel 1939 Freud muore

• Negli anni ’40 la psicoanalisi si sposta negli Stati Uniti e in Inghilterra

• Londra diventa la seconda capitale della psicoanalisi. È qui che inizia la diatriba teorica tra Anna Freud e

Melanie Klein nota come la Freud-Klein controversies

• Si costituiscono così tre gruppi:

1. GRUPPO A: seguaci di Anna Freud, Psicologia dell’io

2. GRUPPO B: seguaci di M. Klein, Psicologia delle relazioni oggettuali

®

3. GRUPPO INDIPENDENT: Winnicott.. Bowbly (per alcuni) la psicologia del sé

STORIA DEL MOVIMENTO PSICOANALITICO

Il succedersi e ampliarsi, a partire da Freud, di teorie diverse all’interno della psicoanalisi.

Modello Freudiano

Comprende gli aspetti fondamentali della teoria freudiana ed è condiviso dai ‘’freudiani classici’’.

Le sue caratteristiche fondamentali:

• la pulsione è alla base della vita psichica e del suo sviluppo 16

• le relazioni con l’oggetto derivano dall’investimento della pulsione

• lo sviluppo libidico avviene secondo uno sviluppo stadiale

• si propone di spiegare sia lo sviluppo normale che patologico

• ogni fatto clinico deve essere compreso dai punti di vista: genetico, dinamico, economico, topografico e

strutturale

• alla base della psicopatologia nevrotica c’è il conflitto edipico

• solo la nevrosi può essere curata con il metodo psicoanalitico, mentre la psicosi può essere compresa ma non

curata

i primi discepoli e le prime scissioni

®

1902 costruzione dell’associazione psicoanalitica internazionale. Aderirono Adler, Rank, Ferenczi, Abrham, Jung e il

primo circolo psicoanalitico comprendeva anche Steckel James

®

1908 Salisburgo. Primo congresso psicoanalitico, con approvazione ufficiale dell’associazione e fondazione della

rivista ‘’Jahrbunch der Psychinalyse’’

®

1908 Freud e Jung portano la psicoanalisi negli Stati uniti alle Clark Lectures presso la Clark University di Worcester

nel Massacchusetts.

Freud nel tempo modifica e amplia le sue idee a partire dalle conoscenze che derivano dalla clinica, ma è allo stesso

tempo rigido rispetto alle teorie proposte da altri, con conseguenti esclusioni e scissioni.

Prime scissioni: Adler e Steckel nel 1911; Jung nel 1913.

ALFRED ADLER

Considera determinanti fondamentali del carattere, non la libido e il complesso di Edipo, ma l’aggressività e il

complesso di inferiorità.

Di idee socialiste, particolarmente interessato al rapporto tra individuo e contesto sociale.

Alla base di ogni nevrosi vi è una debolezza biologica, psicologica o sociale.

Nell’uomo vi è una tendenza ad iper-compensare le proprie deficienze attraverso l’aspirazione alla superiorità ed un

sé creativo che può condurre all’autorealizzazione. (equilibrio tra esigenze della comunità e dell’individuo).

La nevrosi è il prevalere del polo individuale a scapito della dimensione collettiva. Rinuncia al concetto di conflitto

psichico inconscio a favore di una conflittualità nel contesto sociale.

Esce dal movimento psicoanalitico nel 1911.

CARL GUSTAV JUNG

Per Jung la libido non si connette alla sessualità; è più in generale energia psichica.

Memorie represse, desideri respinti, esperienze infantili dimenticate = INCONSCIO PERSONALE. Esperienze ancestrali

dell’umanità, origine degli istinti, dei contenuti del pensiero, dei sentimenti= INCONSCIO COLLETTIVO. I suoi contenuti

sono gli ARCHETIPI (persona, ombra, anima e animus, vecchio saggio, grande madre), immagini universali e

impersonali.

L’io per Jung è il centro della coscienza. Il sé o io totale integra gli opposti.

La nevrosi non è causata da avvenimenti della prima infanzia, ma da un conflitto attuale tra natura e spirito, desideri

individuali e imposizioni sociali, sessualità e morale, in generale tra un complesso conscio ed uno inconscio.

Nella psicosi i complessi in conflitto si rendono autonomi l’uno dall’altro, la mente si frammenta in diverse aree

scollegate tra di loro, con perdita della realtà.

Anche le psicosi, almeno in parte, può venire curata secondo Jung con la psicoterapia.

Jung si allontana dal movimento psicoanalitico nel 1913, fonda la psicologia analitica.

KARL ABRAHAM

Discepolo e costruttore del pensiero di Freud.

Attraverso l’esperienza clinica approfondisce l’indagine: sulle più precoci fasi dello sviluppo infantile, suddividendo

ciascuna delle 3 fasi (orale, anale, fallica) in 2 stadi (precoce e tardivo); sulla formazione del carattere (carattere orale,

carattere genitale).

Scorge già nella fase orale un abbozzo di rapporto oggettuale con il seno e l’uscita dal narcisismo primario. Nello

stadio anale, c’è ambivalenza nei confronti dell’oggetto (trattenere-espellere). Stadio fallico, investimento parziale e

totale dell’oggetto. 17

Nella psicosi vi è una fissazione agli stadi più precoci dello sviluppo sessuale e manca l’investimento lidico. Nell’isteria,

l’investimento oggettuale è possibile. In entrambe l’origine è riconducibile a complessi sessuali rimossi.

Nella schizzofrenia, la regressione è allo stadio autoerotico. Ciò spiegherebbe sia il delirio di grandezza che quello di

persecuzione.

SANDOR FERENCZI

Ferenczi approfondisce lo studio dei meccanismi dell’introiezione (prevalente nella nevrosi) e della proiezione

(prevalente nella paranoia). L’io si forma attraverso una serie di introiezioni; la realtà esterna si struttura attraverso le

proiezioni.

Il trauma che sta a monte delle diverse psicopatologie è un evento reale.

La rottura con Freud avviene nel 1919, soprattutto a causa delle radicali modificazioni nella tecnica analitica. Ferenczi,

accanto alla passività dell’atteggiamento dell’analista, in casi eccezionali (quando l’analista ristagna, quando non si

nota alcun progresso) propone una tecnica attiva tesa ad aumentare l’angoscia, in due modi: aumentando la

frustazione imposta dalla regola dell’astinenza: costringendo il paziente ad eseguire atti da lui considerati spiacevoli

(quindi probabilmente connessi ad episodi rimossi). Inoltre, lavora con le fantasie indotte dall’analista (l’analista forza

il paziente a produrre fantasie).

Nel 1927-28, mette al centro della tecnica psicoanalitica l’empatia, lo stile materno e la tecnica del bacio (Freud in

accezione negativa). Indaga per primo l’importanza del controtransfert. L’analista diventa oggetto di osservazione.

OTTO RANK

La psicopatologia è legata ad un trauma reale.

Propone una terapia breve e estesa alla cura dei meno abbienti.

Le manifestazioni dello spirito umano, quelle religiose ed artistiche, le nevrosi, le psicosi e le perseverazioni ruotano

intorno al trauma della nascita, vissuto al limite tra il biologico e lo psichico. Tutta la dinamica psichica è finalizzata al

superamento dell’angoscia originaria. L’intera esistenza consiste in una lunga serie di tentativi di recuperare e

riprodurre il paradiso perduto costituito dal grembo materno attraverso sostitutivi di varia natura, reali o fantastici. La

tendenza a ricercare il piacere della condizione primitiva della vita infrauterina e l’elaborazione dell’angoscia originaria

legata alla nascita si notano in una serie di comportamenti e di pensieri individuali, compresi sogni e i sintomi.

La psicoanalisi può essere rappresentata simbolicamente come una seconda nascita. L’obbiettivo è l’eliminazione

della coazione a riflettere il trauma della nascita e nell’orientare la libido verso l’adattamento.

MODELLO FREUDIANO

Comprende gli aspetti fondamentali della teoria freudiana ed è condiviso dai freudiani classici.

Le sue caratteristiche fondamentali:

• la pulsione è alla base della vita psichica e del suo sviluppo;

• le relazioni con l’oggetto derivano dall’investimento della pulsione;

• lo sviluppo libidico avviene secondo uno sviluppo stadiale;

• si propone di spiegare sia lo sviluppo normale che patologico;

• ogni fatto clinico deve essere compreso dai punti di vista: genetico, dinamico, economico, topografico e

strutturale;

• alla base della psicopatologia nevrotica c’è il conflitto edipico;

• solo la nevrosi può essere curata col metodo psicoanalitico, mentre la psicosi può essere compresa ma non

curata.

LA PSICOANALISI BRITANNICA E LE ‘’FREUD-KLEIN CONTROVERSIES’’

Ernest Jones: nel 1908 partecipa al primo congresso psicoanalitico ed incontra Freud; nel 1913 fonda la società

psicoanalitica britannica e all’interno di questa società, il gruppo o movimento definito indipendente; nel 1920

l’International Journal of Psychoanalysis.

Nel 1926 Melanie Klein si stabilisce a Londr ed Anna Freud pubblica il suo lavoro sull’analisi dei bambini. Le idee di

Freud da una parte e della Klein dall’altra, differiscono.

Negli anni quaranta a causa della persecuzione ebraica i Freud vanno a Londra e riprende la diatriba teorica tra Anna

Freud e Melanie Klein. Entrambe diventa capiscuola di due modi di intendere la psicoanalisi (per impianto teorico e

per pratica terapeutica).

Londra diventa la seconda capitale del movimento psicoanalitico europeo. 18

ANNA FREUD E MELANIE KLEIN (qualche cenno)

ANNA FREUD

• si concentra sull’età evolutiva e sull’analisi infantile;

• aderisce alle teorie motivazionali (pulsioni) e strutturale del padre;

• amplia gli aspetti relativi all’io e ai meccanismi di difesa;

• elabora un modello di apparato psichico che privilegia gli aspetti genetici e maturativi accanto a quelli

strutturali del modello freudiano del padre.

MELANIE KLEIN

• ritiene che tutte le motivazioni derivano dalle vicende legate alla ricerca e al mantenimento delle relazioni;

• nell’inconscio preesistono oggetti indipendenti dagli apporti percettivi del mondo esterno, legati alle fantasie

inconsce;

• non esiste periodo anogettuale e fin dalla nascita anche se in maniera abbozzata gli oggetti sono distinti

dall’io.

I tre gruppi: freudiani, kleiniani e indipendenti

Società psicoanalitica britannica. Per il training, il candidato poteva scegliere un supervisore tra gli analisti del:

• GRUPPO A- FREUDIANI

• GRUPPO B- KLEINIANI

Un supervisore doveva essere esterno alla diatriba, ovvero del gruppo intermedio (Middle Group) o gruppo degli

indipendenti, fondato da Donald W. Winnicott.

Il compromesso per la formazione (training), si è riflettuto anche sullo sviluppo teorico della società stessa.

La società psicoanalitica britannica mantiene a tutt’oggi i tre gruppi:

• Freudiani (A. Freud)

• Kleiniani (Klein, Fairbairn, Guntrip, Bion)

• Indipendenti (Winnicott, Bowbly)

LO SVILUPPO DELLA PSICOANALISI NEGLI STATI UNITI

®

1908 Freud e Jung portano la psicoanalisi negli Stati Uniti alle Clark Lectures.

Negli anni trenta numerosi psicoanalisti si trasferiscono negli USA.

Harry Stuck Sullivan, Karen Horney e Eric Fromm enfatizzano il ruolo dell’ambiente esterno e i fattori culturali in

contrasto con la teoria sessuale delle pulsioni. Sullivan ha dato inizio alla scuola della psicoanalisi interpersonale.

Heinz Hartmann sistematizza i contributi e le intuizioni di vari psicoanalisti europei, compreso Freud e dà un decisivo

contributo al costituirsi del complesso ed ampia la psicoanalisi americana fino agli anni settanta-ottanta.

Negli anni settanta nasce la psicologia del Sé con Heinz Kohut, modello che si svilupperà successivamente anche in

europa.

Un modello misto (pulsionale e strutturale di Freud, delle relazioni oggettuali di Klein e Fairbairn, prospettiva evolutiva

della psicologia dell’io) è quella proposta da Otto Kerberg.

LO SVILUPPO DELLA PSICOANALISI IN ALTRI PAESI

Fino agli anni settanta-ottanta, a grandi linee:

• ®

Nord-Europa e Nord America primato della psicoanalisi strutturale

• ®

Sud America primato della teoria delle relazioni oggettuali

• ®

Francia importanza della figura di Jacques Lacan

• ®

Italia la società psicoanalitica italiana (SPI) viene fondata nel 1925. Nei primi anni del dopoguerra la figura

di maggior spicco è Cesare Musatti. Nel 1936 la SPI entra a far parte dell’International Psychoanalytical

Association (IPA). Nel 1992 alcuni membri della SPI tra cui Emilio Servadio fondano l’Associazione Italiana di

Psicoanalisi (A.I.Psi).

In Italia la psicoanalisi appare in continua espansione in tutte le regioni d’italia con una storia che si inserisce nei vari

movimenti culturali, politici, sociali, psicologici e psichiatrici. Oggi in italia esistono scuole di vari orientamenti (per

esempio: freudiano classico, adleriano, junghiano, psicologia dell’io, psicologia del Sé, kleiniano e bioniano,

relazionale, gruppoanalisi ecc..). 19

LA PSICOANALISI ATTUALE

Pine (1985) distingueva all’interno della psicoanalisi 4 psicologie:

• Delle pulsioni (i freudiani)

• Dell’io (Hartmann)

• Del Sé (Kohut)

• Delle relazioni oggettuali (kleiniani)

Un’altra distinzione potrebbe essere basata sui 3 gruppi britannici: freudiani (compresa la psicologia dell’io); kleiniani;

indipendenti (compresa la psicologia de Sé e la teoria dell’Attaccamento).

Oggi esistono molte teorie e modelli, miriadi di gruppi e sottogruppi, voci individuali. Ci sono controversie teoriche e

riguardanti la tecnica. Pericolo di una torre di Babele, ma allo stesso tempo rispetto della complessità della mente, del

funzionamento psicologico e delle differenze individuali.

Molti autori e molti lavori sono orientati all’integrazione tra modelli diversi.

L’ATTUALE CRISI DELLA PSICOANALISI

• Riprendiamo il mito numero 3: la psicoanalisi è passata di moda (Mitchell e Black, 1995)

Con l’avvenimento di altre forme di psicoterapia e degli psicofarmaci, l’orientamento verso trattamenti più

brevi, economici e orientati alla riduzione del sintomo più che alla modificazione degli aspetti strutturali della

personalità, la psicoanalisi ha perso il monopolio assoluto.

• INOLTRE:

le idee e i concetti freudiani sono rimasti ‘’non dimostrati’’;

La psicoanalisi è carente dal punto di vista metodologico;

Ciò che avviene nella stanza d’analisi non può essere osservato e ciò che osserva l’analista è soggetto

all’errore dell’osservatore (che è l’analista stesso).

‘’L’ATTUALE CRISI DELLA PSICOANALISI’’?

PERO’:

• Numerosissime forme di assistenza sociale e psicoterapie non psicoanalitiche (tarapia familiare, di coppia,

terapie cognitive e comportamentali, della Gestalt, psicoterapie psicodinamiche brevi) sono derivate o

influenzate dalla psicoanalisi classica e contemporanea.

• I concetti psicoanalitici di Fredu e di molti altri psicoanalisti, sono entrati nella cultura e nella società, a vari

livelli e in ambiti diversi (quotidiano, letterario, cinematografico, ecc);

• La psicologia dello sviluppo e l’osservazione diretta del bambino ha ‘’confermato’’ idee, concetti, modelli di

sviluppo nati in ambito psicoanalitico e psicodinamico ed ha portato alla nascita dell’Infant-reserch

(psicoanalisi, psicologia dello sviluppo, neuroscienze);

• Ciò che la psicoanalisi ‘’sa’’ sul funzionamento mentale (inconscio), stimola, guida, arricchisce ciò che può

essere studiato in altri ambiti (neuroscienze e Infant reserch) e la psicoanalisi a sua volta viene arricchita dalle

osservazioni e dale evidenze ottenute in altre discipline (neuroscienze e Infant-reserch)

• Esistono dati empirici a sostegno della psicoanalisi e delle psicoterapie psicodinamiche.

PSICOLOGIA DELL’IO

Gli psicologi dell’io possono essere ricondotti all’evoluzione del pensiero e dei lavori di alcuni autori fondamentali

quali: Anna Freud, A.Ropoport, E. Hartmann, M. Maheler, R. Spitz.

In generale l’interesse è rivolto agli aspetti motivazionali ed evolutivi dell’individuo, con una particolare rilevanza

all’istanza psichica logica (IO) ed all’adattamento dell’individuo alla realtà.

Aggiunto del punto di vista adattivo (adattativo)

L’accento si sposa verso le funzioni ‘’normali’’ della psiche, ampliando la conoscenza del funzionamento sia normale

sia patologico.

Inoltre, vengono affrontati i problemi dello sviluppo normale e dell’influenza dell’ambiente e delle prime relazioni

(studio dei bambini)

• Pur con delle differenze essi cercavano:

- la distinzione strutturale in ES, IO, SUPER-IO

- esistenza delle pulsioni 20

• ASPETTI DI NOVITA’

- esiste fin dalla nascita una zona dell’io libera dai conflitti e da influenze pulsionali (Hartmann)

- importanza del concetto di adattamento

- importanza dell’aspetto strutturale della personalità

- la personalità si struttura nel corso dello sviluppo psicosessuale e come afferma A. Freud, l’io è il ‘’prodotto’’

complesso dell’interazione tra l’ES, l’IO e l’ambiente (vedi linee evolutive)

• L’attuazione all’io comporta inoltre:

- un’attenzione prioritaria all’incidenza dei fattori ambientali nella strutturazione della personalità (per A.

Freud i genitori)

- una maggiore attenzione alla normalità rispetto alla patologia

- l’ampliamento della psicopatologia: non solo le psico-nevrosi ma anche le disarmonie evolutive (A. Freud) e

le psicosi (M. Mahler)

- guardare allo sviluppo (osservazione diretta del bambino)

Perché non bastava il modello topografico?

• Freud considera centrale il problema del conflitto mentale

• Inoltre, progredendo nella sua ricerca, si trova costretto a rivedere la sua teoria sull’angoscia:

• ®

L’angoscia è importante per comprendere la nevrosi l’angoscia è importante per comprendere il

funzionamento mentale dell’individuo

MODELLO STRUTTURALE

Approfondendo l’esame del sistema inconscio Freud si rese conto che i processi interni a questo sistema non si

potevano basare esclusivamente sull’esclusione (rimozione) di certi contenuti dalla coscienza ma anche i

contenuti/desideri/impulsi inconsci sono in conflitto con le difese.

Per questo propone un nuovo modello di funzionamento della mente: il MODELLO STRUTTURALE o TRIPARTITO.

ES® serbatoio dell’energia psichica, ricerca la gratificazione immediata del bisogno

IO® si consolida progressivamente nel corso dello sviluppo, è l’istanza di adattamento, l’agente esecutivo della

mente, attiva i meccanismi di difesa.

SUPE-IO® istanza morale, si sviluppa successivamente all’interiorizzazione delle norme genitoriali conseguentemente

alla dissoluzione del complesso edipico.

MECCANISMI DI DIFESA

Le caratteristiche principali delle difese sono:

• Possono essere tanto normali e adattive quanto patologiche

• Sono una funzione dell’io

• Sono solitamente inconsce

• Sono dinamiche e mutevoli, ma in stati patologici e nella formazione del carattere, possono confluire in sistemi rigidi e

fissi

• Le varie difese sono associate a stati psicologici diversi, per esempio nella nevrosi ossessiva lo spostamento

• Sono associate a vari livelli di sviluppo: alcune vengono considerate primitive, altre mature

Per comprendere il significato si deve valutare:

• Il grado in cui vengono utilizzate

• La persistenza nel loro uso

• La loro funzione nella mente

• Il significato dinamico

• L’integrità di altre funzioni, ecc..

Quindi i meccanismi di difesa

Sono funzioni dell’io, automatiche e inconsce che proteggono il soggetto dalle richieste istintuali dell’ES o da

un’esperienza pulsionale troppo intensa percepita come pericolo.

Sono utilizzati dal soggetto per tenere lontano dalla consapevolezza impulsi sessuali e aggressivi che comportano

troppa ansia. Entrano in gioco in condizioni normali influenzando in modo determinante il carattere e il

comportamento, diventano patologici quando sono troppo rigidi, non variegati e inefficaci.

Sono processi psichici, seguiti da una risposta comportamentale, che servono per affrontare le situazioni

potenzialmente stressanti o pericolose (oppure i conflitti fra istanze psichiche e/o con la realtà) e proteggere quindi

l’individuo in maniera automatica, dall’angoscia.

Pur avendo la funzione di proteggere l’individuo possono a loro volta diventare disfunzionali per l’equilibrio psichico.

21

La qualità e la quantità dei meccanismi di difesa dipendono dal processo complessivo di maturazione dell’individuo. Le

loro caratteristiche sono:

• Relativamente involontari e inconsci

• Strumento preferenziale per gestire pulsioni e affetti

• Sono reversibili

• Sono gerarchici (da un polo adattivo/maturo ad uno inadattivo/immaturo)

• Gli individui tendono a ‘’specializzarsi’’

® psicopatologia= rigidità MdD

esempi di meccanismi di difesa

• Annullamento

• ®

Conservazione specifico della psiconevrosi isterica

• ®

Diniego a volte confuso con la negazione. Non si nega la componente affettiva, ma la realtà dell’azione

• ®

Fissazione una quita dell’energia libidica si associa ad un’area dello sviluppo

• ®

Formazione reattiva trasforma un certo aspetto pulsionale nel suo opposto

• ®

Identificazione nel complesso edipico. Assumere dentro di se una parte di un oggetto e permettere di emarginare

l’angoscia edipica. È anche un meccanismo evolutivo

• Introiezione® è più profondo dell’identificazione. Io introietto in me l’oggetto. Mi porto dentro l’oggetto

• Isolamento

• ®

Somatizzazione produce dei sintomi molto più profondi inconsci che nella conversione.

• ®

Negazione viene negato o un pensiero fatto. Viene negato il valore affettivo all’atto

• ®

Regressione va a braccetto con la fissazione

• ®

Idealizzazione eccessivo apporto ad un oggetto

• ®

Proiezione un po’ opposto dell’introiezione. Io qui butto fuori all’esterno. Qualcosa che è mio ma che mi disturba lo

butto fuori

• Rimozione

• ®

Scissione inizialmente lo stesso significato di rimozione. Né parlerà poi M. Klein. I contenuti mentali/idee ecc..

vengono tenute separate (nel bambino buono e cattivo..), quando questi contenuti si avvicinano c’è l’angoscia.

• Spostamento

• ®

Sublimazione la persona affronta conflitti emotivi e fonti di stress incalanando più che inibendo, sentimenti o

impulsi. Esempi sono lo sport e giochi utilizzanti per incoulare impulsi di collera o la creazione artistica che esprime

sentimenti conflittuali.

• ®

Intellettualizzazione la persona affronta conflitti emotivi e fonti di stress rifugiandosi in attività intellettuali,

esercitando cos’ un controllo su contenuti affettivi e riducendo la tensione.

L’intellettualizzazione rappresenta un tentativo di elaborare mentalmente il conflitto interno attraverso il pensiero,

una specie di azione di prova.

Ne sono un esempio le lunghe conversazioni filosofiche ed esistenziali dell’adolescente.

ANNA FREUD (1895-1982)

• A. Freud specifica e mette in ordine i meccanismi di difesa citati dal padre e ne introduce di nuovi, tra cui

identificazione con l’aggressore e l’altruismo meccanismi che hanno la peculiarità di essere rivolti verso l’esterno.

• La Freud porta avanti lo spostamento di interesse per l’ambiente esterno iniziato con il modello strutturale i

meccanismi di difesa, infatti, divengono non solo risposte ai pericoli del mondo interno, ma anche del mondo esterno

altruismo® arrendersi ai propri impulsi in favore degli impulsi e dei desideri degli altri.

- Si manifesta sotto la veste di vivere attraverso un’altra persona esemplificata dalla governante che sacrifica i suoi

propri desideri aiutando ed incoraggiando i membri della famiglia per cui lavora per gratificare i propri stessi desideri:

ottiene gratificazione, potremmo dire per prossimità.

®

Identificazione con l’aggressore meccanismo tramite il quale il bambino assumendo nel gioco il ruolo e le

caratteristiche di un adulto sentito come aggressore o imitando la sua aggressione, si trasforma da minacciato in

minacciante. La trasformazione del soggetto in un oggetto temuto tramuta la paura in sicurezza. Introiettando alcuni

caratteri dell’oggetto ansiogeno assimila un’esperienza angosciante che ha provato.

- è un meccanismo alla base anche del super-io. Così il bimbo che giocando scuote la testa in segno di ‘’no’’,

indentificandosi con l’aggressore, con la madre dice ‘’no’’ 22

- tale meccanismo è in relazione con la formazione dei precursori superlogici.

MARGARET MAHLER (1879-1986)

Importanza dei suoi contributi per il tentativo di ampliare le ipotesi psicoanalitiche sulla base dell’osservazione diretta

del bambino.

I labori iniziali riguardano le psicosi infantili, ma il suo primo intento principale è quello di sviluppare una teorizzazione

di un cammino evolutivo da uno stato iniziale, concepito come di non differenziazione dal mondo esterno, fino alla

realizzazione di un sé separato e autonomo; le psicosi divengono il punto di partenza per conoscere come si forma

l’identità e il senso di sé, come si articola il ‘’processo di separazione-individuale’’;

il processo di separazione individuale

Parte dal postulato che nascita biologica e psicologia non coincidono:

®

- nascita biologica è un evento eclatante e osservabile;

®

- nascita psicologica è un lento e continuo processo intrapsichico che inizia da uno stato di autismo normale, passa

per uno stato simbiotico e giunge ad una fase di separazione-individuazione; quest’ultima costituisce la nascita

psicologica dell’individuo:

- separazione: indica l’emergere da una funzione simbiotica del bambino con la madre;

- individuazione: indica l’assunzione di proprie caratteristiche individuali.

®

Costruzioni di identità per diventare chi sono io devo partire dal sapere che sono (=sentire un senso del sé)

Il processo di separazione-individuazione

• due fasi precedenti (precursori del processo)

- fase autistica normale

- fase simbiotica normale

®

(normale lavoro sui bambini psicotici e vado a cercare la normalità)

• PROCESSO DI SEPARAZIONE-INDIVIDUAZIONE (il bambino ci entra solo se ha superato la fase autistica normale e la

fase simbiotica normale)

• Sottofase della differenziazione

• Sottofase della sperimentazione

• Sottofase del riavvicinamento

• Fase della costanza dell’oggetto libidico.

Fasi del processo di separazione-individuale

• Fase autistico normale® prime settimane del neonato in cui sembra formare come un sistema chiuso, interessato

solo alla soddisfazione dei suoi bisogni, agisce secondo il principio dell’appagamento allucinatorio del desiderio. Vi è

una relativa assenza d’investimento degli stimoli esterni. Grazie alle cure materne raggiunge una maggiore

consapevolezza dell’ambiente, con uno spostamento della libido dall’interno del corpo verso la sua periferia.

Importanza dei rapporti oggettuali. È strutturalista, da importanza all’io ma anche alle relazioni oggettuali.

• ®

Fase simbiotica normale inizia a 3-4 settimane, il bambino mostra maggiore sensibilità agli stimoli esterni, una

confusa consapevolezza della madre come oggetto esterno. Compare il sorriso di Spitz. Ma il bambino non percepisce

la differenza tra lui e la madre: si comporta come se fossero unità onnipotente, un sistema unitario. Mentre la fase

autistica è senza oggetti la fase simbiotica è pre-oggettuale, entrambe comunque rientrano nel narcisismo primario di

Freud. L’investimento libidico è infatti diretto vero una unità duale, che include sia l’oggetto (madre) sia il sé. Non è

possibile avere una relazione oggettuale poiché non c’è differenziazione tra sé e oggetto.

SOTTOFASI DEL PROCESSO DI SEPARAZIONE-INDIVIDUALE

• Sotto fase della differenziazione® tra i 4 e i 5 mesi fino ai 10 mesi, è segnalata dall’aumento di prontezza del

bambino, lo sguardo diretto verso l’esterno e la madre come punto di riferimento. Comincia con il processo di

incubazione: dalla fusione del corpo materno ad una più attiva esplorazione (tira i capelli, il naso e le orecchie della

madre, allontanare il proprio corpo da lei per potersi guardare intorno ecc..). poi esplora oltre l’orbita madre-figlio:

esplora il mondo esterno e controlla a ritroso la madre, stabilendo così la differenza tra madre e l’altro. Vi è la prima

distinzione sensoriale tra sé ed il mondo esterno, e tra gli oggetti esterni tra loro. Il bambino sviluppa la propria

immagine del corpo, differenziando se stesso dalla madre. Compare l’angoscia dell’estraneo.

• La sotto fase della sperimentazione, 10 mesi, suddividibile in 2 sotto fasi:

a) acquisizione capacità di camminare carponi: il bambino si lancia nel mondo invaso da un senso di onnipotenza per

l’acquisizione delle nuove capacità (es. gattonare): nonostante si allontani dalla madre continua a viversi da un punto

23

di vista psichico come se fosse ancora una sola persona, con lei con cui condivide l’onnipotenza. La madre viene

utilizzata come una cosa base a cui rivolgersi per il ‘’rifornimento emotivo’’.

b) acquisizione stazione eretta: vera e propria nascita psicologica: l’orizzonte si allarga enormemente, è il culmine del

narcisismo e dell’amore oggettuale. Il bambino trova piacere nelle acquisizioni del proprio corpo, vi è onnipotenza per

la scoperta e lo sviluppo delle proprie capacità. Ancora non riconosce la madre come separata, ma la tratta come

‘’cosa base’’; questa sotto fase richiede che la madre sia in grado di rinunciare al possesso del corpo del figlio di

incoraggiare la crescita: la capacità di sincronizzare deve essere in sintonia con il ritmo di maturazione e di sviluppo del

bambino.

• Sotto fase del riavvicinamento® 15-24 mesi. Il bambino vive uno squilibrio psichico cruciale: lo sviluppo psicologico si

mette al pari con l maturazione fisica, con la conseguente consapevolezza che è proprio la mobilità a dimostrare la

separatezza psichica dell’unione simbiotica con la madre. Il bambino inizialmente impavido, può ricercare la madre

attraverso l’azione ed il contatto visivo. Il bambino si rende conto che in realtà è molto piccolo in un mondo molto

grande: vi è perdita sia dell’ideale senso di sé, sia la ricomparsa di angoscia di separazione. Al bisogno di ricevere aiuto

dall’esterno si accompagna la necessità di consolidare la separazione e l’individuazione, dando luogo ad un

atteggiamento ambivalente. Il bambino teme sia la perdita dell’amore materno come conseguenza della separazione,

sia di essere risucchiato nella sua orbita simbiotica, come conseguenza del bisogno che ha di lei.

• Fase della costanza dell’oggetto libidico® anche se non è una sotto fase come le precedenti, poiché non inizia e non si

conclude in un’epoca precisa, essa comincia a partire dal 3 anno e dovrebbe stabilizzarsi alla fine di tale anno. Ha 2

compiti organizzati intorno ai co-protagonisti di ogni relazione oggettuale: la formazione di un concetto stabile del sé

e quella di un concetto stabile dell’altro.

La costanza dell’oggetto libidico richiede la costanza dell’oggetto di Piaget

Mentre per quest’ultimo riguarda il rapporto con le cose inanimate e la costanza indica che le cose continuano ad

esistere nella sua mente anche se non sono concretamente presenti, la costanza dell’oggetto libidico presuppone

l’unificazione delle rappresentazioni buone e cattive dell’oggetto, insieme con la fusione delle pulsioni libidiche e

aggressive di cui esse sono investite.

Margaret Mahler

• Fa risalire l’esperienza interpersonale ad un periodo dello sviluppo anteriore rispetto ai predecessori del

modello pulsionale;

• Enfatizza il successivo svolgersi di queste esperienze e delle relazioni oggettuali su cui si fondano: ridefinisce

la natura dell’attaccamento umano, ciò che è in gioco non è la natura della gratificazione pulsionale, ma una

totalità di tenerezza, sicurezza, piacere, sperimentata in una relazione piena con un’altra persona.

• Sviluppa il concetto di Sé, pur condividendo la concettualizzazione del Sé come una vera rappresentazione,

aggiunge che la sua costituzione costituisce un segno di riferimento di una crescita emotiva riuscita e dipende

da specifiche esperienze interpersonali e di maturazione. Il processo di separazione individuale è un aspetto

di questo sviluppo: ciò che diviene separato e individuato è una persona globale, un sé, risultandone un

coerente senso di identità.

Il concetto di trauma è da sempre al centro della riflessione psicoanalitica

• La psicoanalisi nasce sul trauma e a dispetto dello spostamento teorico dal trauma reale alle fantasie

traumatiche, l’idea che al fondo della sofferenza vi sia stato uno stato traumatico, episodico o cumulativo,

non viene messa in discussione da nessuno.

• La tendenza implicita in ogni clinico è quella di un ampliamento semantico del termine trauma per cui ogni

esperienza patogena, episodica o continuativa, viene considerata traumatica: il concetto di trauma psichico

viene così al tempo stesso compresso o esteso sino ad includere qualunque esperienza nociva che

interferisce con lo sviluppo.

Un’altra tendenza sempre più condivisa è l’imporsi di modelli e concezioni eziologiche centrate prevalentemente

sul fallimento materno precoce.

• La teoria del trauma è diventata consustanziale alla teoria delle cure materne deficitarie (nelle sue varie

declinazioni), come se tutta la questione dello sviluppo e della causazione psichica fosse riconducibile e

riducibile all’unica dimensione dell’unità madre-bambino.

• Secondo questo modello, il neonato si trova fisiologicamente in una condizione di non-integrazione; è la

funzione materna (attraverso le figure dell’holding- Winnicott, del container- Bion, della reverie- Bion) a

promuore l’integrazione, mettendo al riparo da angosce ritenute come matrici di possibili (future) angosce

psicotiche. 24

• Ne consegue che sono i fallimenti delle cure materne a trasformare la non-integrazione caotica, fondamento

di ogni possibile sviluppo abnorme.

HEINZ HARTMAN

(Vienna 1894- New York 1970)

La prospettiva teorica di Hartmann si propone di costituire la psicoanalisi non come teoria del conflitto

psicologico generale e ad estendere l’oggetto di studio dall’adattamento dell’individuo alla realtà.

Mette in dubbio la visione della psicoanalisi classica della personalità come campo di battaglia in cui i temi

riguardano:

• Un conflitto interno;

• Lo sviluppo come lotta tra richieste interne ed esterne;

• Ruolo motivazionale centrale dei bisogni interni;

• La rimozione come principale meccanismo di difesa, che fa permanere inconsci i desideri incompatibili.

Mette in rilievo aspetti non difensivi dell’Io, struttura in parte estranea all’area conflittuale tra Es e mondo

esterno.

L’Io diviene in grado di interagire con il mondo esterno senza subire influenze interne dall’Es: certe capacità

dell’Io sono ‘’sfere dell’io libere da conflitto’’ funzioni che emergono naturalmente in un ambiente adeguato. Tali

capacità comprendono: la percezione, il linguaggio, la comprensione dell’oggetto ed il pensiero.

• Il legame tra Io e realtà inizia prima dell’influenza della frustazione, i canali verso l’esterno sono presenti

ab initio l’impatto del mondo esterno è immediato alla nascita.

• Tale impatto è assicurato dall’integrazione biologicamente determinata dall’Io ed il suo ambiente.

- l’uomo nasce con alcune capacità di adattamento già presenti ed altre che saranno l’esito della

maturazione, le capacità di adattamento dell’Io provengono da una matrice indifferente, su cui esercita

un’influenza diretta il mondo esterno.

• Il bambino arriva al mondo con le potenzialità dell’Io già presenti dentro di sé, in attesa che le condizioni

ambientali ‘’medie prevedibili’’ ne inneschino la crescita.

Da dove traggono energia queste funzioni?

L’Io attinge energia da due fonti: le pulsioni libidiche e aggressive attraverso la NEUTRALIZZAZIONE.

Processo attraverso cui l’Io elimina la natura sessuale ed aggressiva dalle pulsioni.

NEUTRALIZZAZIONE DIVERSA DALLA SUBLIMAZIONE

• È un processo continuo, non riguarda quindi solo momenti di aumentata richiesta pulsionale

• Riguarda la de-istintualizzazione di entrambe le fonti di energia libidica e aggressiva, non riguarda quindi

solo la libido;

• Comporta una trasformazione della qualità dell’energia pulsionale stessa e non solo una deviazione di

meta verso scopi socialmente più accettabili

L’energia neutralizzata differisce dall’energia pulsionale originaria in quanto è meno perentoria nella sua richiesta

di scarica e meno istintuale nel carattere delle sue mete.

• Il concetto di neutralizzazione è ciò che ha permesso ad Hartmann di ampliare le motivazioni.

• L’Io è un organo di adattamento, di sintesi, di integrazione e di organizzazione. L’adattamento diviene

così un supplemento di motivazioni alla forza di pulsione istintuale.

• Le caratteristiche di un adeguato adattamento sono: abilità produttiva, capacità di godere la vita e sano

equilibrio mentale.

In particolare, da una matrice indifferenziata dell’Io e dell’Es, una sorgente comune che contiene gli

elementi di entrambi i sistemi, si sviluppano gli elementi dell’io che portano all’apparato della sfera

libera da conflitti, il loro sviluppo è strettamente connesso alle esperienze.

Vi è una ridefinizione dei concetti metapsicologici:

• A livello dinamico: l’Io diviene più forte nella opposizione con le pulsioni, poiché possiede motivazioni

proprie, indipendenti dall’Es e dal Super-io, derivanti dal bisogno di vivere nel mondo reale: le tendenze

adattive, gli interessi dell’io e gli imperativi morali sono forze motivanti a pieno titolo.

• A livello economico: introduce una differenza non solo quantitativa, ma anche qualitativa della libido, per

cui l’Io può scegliere tra energia libidica, energia aggressiva, energia de-istintualizzata;

• A livello topografico: introduce presupposti strutturali, impegnati dal modello strutturale, in cui l’Io non è

più una struttura unitaria formata come una parte differenziata dall’Es, ma è costituito da unità

funzionali ordinate gerarchicamente; 25

• Da un punto di vista genetico: l’io ha radici costituzionali come l’Es; molte funzioni dell’Io sono

primariamente autonome non derivando dal conflitto tra pulsioni-realtà, altre funzioni divengono

autonome secondariamente in virtù di un cambiamento di funzione.

Riformulazione del concetto di narcisismo in Freud

La definizione del narcisismo come investimento sull’Io è avvenuta prima del modello strutturale.

Mentre originariamente tale definizione indicava un investimento sulla persona stessa, dopo il modello

strutturale indica un investimento su unica struttura.

Per ovviare a questa confusione introduce il CONCETTO DI SE’. Il sé è una rappresentazione, basata

sull’esperienza: l’intera persona, comprende sia il corpo che la psiche, indica la persona come soggetto distinto

dal circostante mondo oggettuale.

Nella teoria clinica:

• Hartmann non apporta direttamente cambiamenti. L’obbiettivo rimane catturare il rimosso, rendere

conscio l’inconscio. Ma a questa meta ne aggiunge un’altra: una revisione e regolazione dei processi di

adattamento e di adeguamento.

- la psicoanalisi quindi, non agisce solo sulle pulsioni e derivati rendendoli consci, ma agisce anche

sull’attuale organizzazione di adattamento e di sintesi dell’Io.

• L’intervento clinico diviene così mirato anche alla ‘’rielaborazione delle sintesi deficitarie’’ realizzate

dall’io nel corso del suo adattamento progressivo ed evolutivo.

Iniziale differenziazione AMBIENTE

ES IO

• Parziale indipendenza dell’Io dalle esigenze dell’Es;

• Tensione indipendente verso il mondo esterno;

• Esiste uno sviluppo adattivo non conflittuale

(Mitchell, Black, 1995)

RENA’ SPITZ

Vienna 1887- Denver 1974

Noto per i suoi studi sulle funzioni dell’Io e per avere teorizzato l’importanza delle cure materne, e le

conseguenze per la sopravvivenza sia mentale sia fisica delle mancanze delle cure materne.

• Uno dei primi autori che ha contribuito alla nascita di una psicoanalisi evolutiva rivolgendo l’interesse

allo studio delle funzioni dell’io che consentono al bambino di acquisire consapevolezza del caregiver;

• Da un punto di vista metodologico è il primo ad avere tentato di introdurre un metodo sperimentale

dell’osservazione infantile per la costruzione di ipotesi psicodinamiche.

Nello studio psicoanalitico sul bambino, Spitz mette in evidenza che il 60% dei bambini presi in esame con meno

di un anno di età, malgrado ricevesse nutrimento e cure igieniche, deprivato dal contatto andava incontro al

‘’marasma’’ , ovvero ad un lasciarsi andare per inedia: non potendo vivere senza amore, senza coccole e carezze,

senza contatto, si lasciano morire.

- Il suo campione di riferimento era composto da bambini ospedalizzati o istituzionalizzati che, a

causa della loro condizione mancavano delle cure, delle attenzioni e dell’amorevole contatto con la

madre.

• Il marasma infantile è accompagnato da veri e propri blocchi della riproduzione cellulare e comporta,

pertanto, il blocco della duplicazione del DNA (Vis, 1969) coinvolgendo in particolare le cellule dei tessuti

muscolari, delle ossa e dei reni (Widdowson, Dickerson&McCance, 1960) 26

• In questo modo viene inibita la sintesi degli enzimi pancreatici (Veghely, 1950) e dell’enzima lattasi

indispensabile per l’assorbimento del latte (Cook & Lee, 1966), ottenendo come risultato la diminuzione

del peso, nonché il blocco della crescita.

Le relazioni oggettuali

La teoria delle relazioni oggettuali è un modello della mente che spiega le funzioni mentali in termini di relazione tra

oggetti interni. Si basa sull’assunto che la relazione d’oggetto, piuttosto che le pulsioni (come sostenuto da Freud),

rappresenti la motivazione fondamentale allo sviluppo psichico: l’individuo nasce con una tendenza alla relazione ed è

su di esso che si fonda la strutturazione della sua personalità e si sviluppa la psiche. L’aspetto motivazionale della

pulsione viene sostituito dal bisogno di relazione.

È l’opinione condivisa da Fairbairn, dalla Klein, da Bion e da altri autori di stampo kleiniano, ma anche da Kenderb.

Oggetto secondo Freud

• Il concetto di oggetto si è inizialmente sviluppato in relazione alla teroia pulsionale. Freud riteneva che lo

scopo della pulsione fosse la scarica di energia o il conseguimento del piacere proprio attraverso l’oggetto.

• Agli inizi della sua teorizzazione l’oggetto e la relazione con esso sono secondari rispetto alla centralità della

spinta pulsionale anche se con l’introduzione del modello strutturale le relazioni con gli oggetti, in particolare

con le figure parentali, acquisisce un enorme complessità.

Con questo termine Freud indica:

- Una persona o cosa reale, distinta da un soggetto;

- L’immagine mentale di qualche altra perdona o cosa;

- Un costrutto teorico

Oggetto parziale® è l’oggetto (es. seno) che si limita alla soddisfazione di un bisogno o desiderio. Il bambino piccolo

non riconosce la madre come una persona separata ma la investe nella sua totalità. (OGETTO INTERO)

Costanza dell’oggetto® si intende la rappresentazione dell’oggetto nella sua totalità potendo investirlo sia da pulsioni

libidiche che aggressive e mantenendolo mentalmente e affettivamente presente.

Soggetto oggettuale® Freud ne descrive due tipi:

- Anaclitica, per appoggio

- Narcisistica, perché somigliava/è uguale a me

MELANIE KLEIN

• È la maggiore esponente della teoria delle relazioni oggettuali (per alcuni è un’autrice intermedia tra il

modello pulsionale e relazionale) che si basa sull’assunto che la relazione di oggetto rappresenta la

motivazione dello sviluppo psichico

Differenza tra Freud e Klein

• Centralità del ‘’mondo interno’’ in sostituzione al concetto di ‘’inconscio’’ per Freud;

• La nozione di oggetto ‘’prende il posto di quella di ‘’pulsione’’;

• Le pulsioni sono intrinsicamente legate agli oggetti;

• L’io esiste fin dalla nascita (io primitivo e precoce) ed è in grado di formare relazioni oggettuali, primitive, sia

fantasia che in realtà;

• Il Super-io è presente dalle prime fasi di vita;

• È assieme la concezione di ‘’affetti svincolati della rappresentazione’’: per la Klein ogni stimolo e ogni

emozione corrispondono ad un oggetto, reale o fantastico.

Klein: la teori

• La motivazione della vita psichica risiede nel dinamismo suscitato dalla relazione con l’oggetto; ricercato

perché amabile e quindi da conservare o odiabile e quindi da distruggere;

• L’oggetto acquisisce un dinamismo proprio: non è più solo il mezzo attraverso cui la pulsione si soddisfa;

• L’oggetto (seno) può essere sentito come buono o come cattivo, in funzione del modo in cui il bambino lo

investe;

• Il comportamento del soggetto è determinato dalla qualità dell’oggetto (buono o cattivo).

Nel lattante sono presenti articolate relazioni oggettuali; sia pure in forma fantasiosa:

‘’mi permetto di usare l’espressione ‘’relazioni oggettuali’’ già i questa fase poiché è mia ferma opinione che il

bambino abbia fin dall’inizio della vista postatale una relazione con la madre (sebbene incentrata soprattutto sul 27

seno), impegnata di tutte le componenti fondamentali di una relazione oggettuale, quali l’amore e l’odio, le fantasie,

le angosce e le difese..

Anche il padre, che svolge ben presto una sua funzione nella vita del bambino sin dai primi mesi di vita’’

La mente del neonato contiene complesse immagini dell’oggetto, il neonato possiede un’innata consapevolezza

dell’esistenza della madre. Secondo la Klein esiste una conoscenza instituita dalla primaria relazione tra madre e

bambino. L’inconscio possiede dunque, fin dall’inizio della vita i contenuti specifici: le fantasie inconsce:

rappresentanti psichici delle pulsioni, intrinsicamente collegate agli oggetti interni.

La Klein ipotizza l’esistenza di un innato vasto insieme di immagini e attività fantastiche come seni, peni, grembo,

perfezioni, veleni, eplosioni (oggetti o pezzi di oggetti.. oggetti parziali). L’inconscio possiede fin dall’inizio contenuti

specifici, cioè fantasie inconsce, e queste costituiscono i corollari mentali, i rappresentanti psichici degli istinti.

Gli istinti (pulsioni) sono intrinsicamente legati agli oggetti, e le fantasie inconsce sono performate. Unità di base della

vita mentale sono proprio le fantasie inconsce di carattere oggettuale, piuttosto che i desideri istintuali che cercano

espressione attraverso oggetti ‘’precostituiti’’. Le pulsioni non riguardano solo riduzione di tensione, ma una relazione

più piena, appassionata, con un'altra persona.

Il seno così esprime i beni materni, e non solo un mezzo di gratificazione.

La Klein descrive la vita mentale del bambino e dell’adulto come un complesso tessuto di relazioni fantastiche tra il sé

e gli altri.

Da dove viene il contenuto delle percezioni e delle fantasie oggettuali?

Il desiderio implica un’immagine o fantasia sule condizioni che potrebbero gratificare: desiderare è sempre desidera

qualcosa.

La pulsione libidica ad amare e proteggere contiene al suo interno l’immagine di un oggetto amorevole d’amore.

La pulsione aggressiva a odiare e distruggere contiene al suo interno l’immagine di un oggetto da odiare e capace di

odio.

Le pulsioni possiedono immagini innate a priori del mondo esterno, che vengono cercate per la gratificazione o

nell’amore o nell’aggressività.

Nel bambino anche di pochi mesi vi è qualche cognizione di oggetti di cui non ha ancora avuto esperienza.

Sigmund Freud- Melanie Klein

Freud® riteneva che il concetto nevrotico centrale riguardante contenuti segreti ed autoinganni, in cui il nucleo del

conflitto riguarda le vicende edipiche.

Klein® applica le ipotesi freudiane sul bambino edipico (5-6 anni) al bambino più piccolo (2-3 anni): le fantasie di

unione incestosa (fantasie edipiche) sia quelle di orribili punizioni (super-io) sarebbero presenti in precoci età ed in

forma ancora più primitiva e terrificante.

Anticipa l’edipo all’epoca dello svezzamento. La rottura del legame tra il bambino e la madre, operato dallo

svezzamento e dall’educazione alla pulizia, fa precipitare uno spostamento d’interesse verso il padre che assume

forme di fantasie genitali.

Posizione della Klein

L’esperienza del bambino piccolo inoltre è composta da 2 stati nettamente polarizzati, contrastanti nella

organizzazione e nel tono emotivo.

POSIZIONE® termine utilizzato in sostituzione a quello di stadio per evidenziare che i fenomeni descritti sotto questo

termine non rappresentano semplicemente uno ‘’stadio’’ o una ‘’fase’’ di passaggio, come per esempio la fase orale,

ma implicano una configurazione specifica del rapporto con l’oggetto, delle angosce e delle difese che persistono per

tutta la durata della vita, perciò l’individuo può oscillare tra le posizioni.

Riguarda dunque un’organizzazione dell’esperienza (della realtà e interna) ed una posizione di fronte il mondo. Il

mondo diviso nel bene e nel male è una forma fondamentale di schematizzazione dell’esperienza e di una strategia di

collocare sé stessi.

Posizione schizzoparanoica e depressiva (primo anno di vita)

• Posizione schizzo-paranoide

- Il meccanismo di difesa principale è la scissione

- L’oggetto (seno) viene scisso dalla pulsione libidica e aggressiva: il seno è ora aggredito, ora

desiderato. Questo meccanismo porta a vedere l’oggetto in due modi differenti: buono perché dà

gratificazione e cattivo perché da frustazione. Il bambino non riconosce che si tratta di un unico

oggetto. 28

- L’oggetto cattivo viene vissuto come persecutorio e l’io si sente vittima e se ne difende in vari modi:

> IDEALIZZAZIONE: l’oggetto viene idealizzato, cioè percepito come capace di fornire una

gratificazione illimitata;

>DINEGO: negazione dell’oggetto persecutorio attraverso una fantasia di distruzione di questo,

quando la persecuzione è troppo intensa per essere sopportata;

>IDENTIFICAZIONE PROIETTIVA: parti del sé e degli oggetti interni sono scissi e proiettati sull’oggetto

esterno, che diviene posseduto e controllato dalle parti proiettate, con le quali viene spesso

identificato.

• Posizione depressiva

- È la fase successiva, cioè quando il bambino percepisce la madre come separata dal seno e inizia a

integrare i due oggetti, quello buono e quello cattivo;

- Il bambino si rende conto che è stato lui ad aver danneggiato l’oggetto buono e questo gli crea senso

di colpa;

- Lo stato di depressione consiste nel timore di aver distrutto l’oggetto amato e di essere, per questo,

abbandonato;

- In questa fase il bambino per differenziarsi, usa la maniacalità attraverso cui umilia l’oggetto in

modo da non dipendere da esso e da non soffrire per la perdita;

- Poi attraverso la ‘’riparazione’’ inizia il reale supplemento della posizione depressiva con il ripristino

dell’oggetto, che diventa totale e buono.

Queste posizioni possono ripresentarsi anche in alcuni movimenti della vita adulta: la depressione in seguito a un

lutto; la scissione in omenti di competizione o conflitto…

A Londra, la Klein entra in polemica con A. Freud su questioni di tecnica che sono poi anche questioni di teoria.

Melanie Klein: la tecnica del gioco

Nel gioco i bambini riproducono simbolicamente fantasie, desideri, esperienze, per farlo si servono del linguaggio,

della stessa forma di espressione arcaica e filogeneticamente acquisita che ci è ben nota nei sogni. Noi possiamo

capire completamente ciò che i bambini esprimono con il gioco solo se lo affrontiamo con il metodo elaborato da

Freud per svelare i sogni. Il simbolismo entra però soltanto in parte nel gioco, se vogliamo comprendere giustamente

il gioco dei bambini in rapporto a tutto il loro comportamento nell’ora di analisi, dobbiamo tener conto non solo del

simbolismo che di solito si rivela chiaramente nei loro giochi, ma di tutti i mezzi di rappresentazione e di tutti i

meccanismi utilizzati nel lavoro onirico; e dobbiamo tenere sempre presente la necessità di prendere in esame tutta

l’interconnessione dei fenomeni. (gioco è il mondo interno)

Tecnica® se il gioco esprime le preoccupazioni, conflitti, paure e fantasie del bambino, la tecnica consiste

nell’analizzarlo come si analizzano i sogni e le libere associazioni, cioè interpretando le fantasie, i conflitti e le difese. I

disegni dei bambini e le relative associazioni sono particolarmente rivelatori.

®

Obbiettivo lo stesso dell’analisi dell’adulto, far affiorare alla coscienza i conflitti inconsci, attendendosi

scrupolosamente nell’interpretazione del materiale alle stesse regole dell’analisi dell’adulto, con particolare

attenzione alla traslazione sia positiva sia negativa.

Il gioco non è solo un modo di esplorare e padroneggiare il mondo esterno, ma è anche un modo di esplorare e

padroneggiare l’angoscia attraverso l’espressione e l’elaborazione della fantasia.

Nel gioco il bambino drammatizza le proprie fantasie, così facendo elabora e rielabora i propri conflitti.

Le divergenze con Anna Freud furono tecniche:

• Per Anna Freud: i bambini piccoli non erano analizzabili perché l’Io è debole e non ancora sviluppato per

gestire le interpretazioni profonde del conflitto pulsionale: l’approccio consigliato è più di tipo pedagogico. I

bambini, dipendenti ancora dai genitori, non possono sviluppare transfert. Si pensava inoltre che i bambini

non sentissero il bisogno di essere analizzati;

• Per Melanie Klein: i bambini erano analizzabili quasi allo stesso modo degli adulti: è il gioco ad essere

interpretato così come le libere associazioni negli adulti. Il gioco è la funzione centrale dell’economia psichica

dell’infanzia e rappresenta un’emanazione dei desideri e delle paure inconsce del bambino. Il bambino a

volte gioca da solo, spesso con il terapeuta e gli assegna dei ruoli: del bambino catti punito, del genitore

amorevole che ricompensa, ecc. il processo analitico diviene così consistente nella distribuzione continua di

configurazioni sé-altro. 29

Klein/A. Freud: contributo a un simposio sull’analisi infantile (1927)

Per Anna Freud: non si produce la nevrosi da traslazione. Nella traslazione adulta si trasferiscono sentimenti e fantasie

attinenti ai rapporti passati con i genitori, così che il conflitto edipico che era sorto e si era sviluppato in rapporto ai

genitori si manifesta nella nevrosi da traslazione.

Nel bambino non potrebbe verificarsi poiché perdura la dipendenza dai genitori ‘’la vecchia edizione non è ancora

esaurita’’. Il rapporto con i genitori è ancora in costruzione, non è ancora esaurito. Se si verifica si verifica lentamente,

ci vuole tempo. Mentre per la Klein si verifica subito.

Era convinzione che l’analisi dovesse combinarsi con aspetti educativi per rafforzare il super-io e che bisogna evitare la

traslazione negativa, il lavoro era attuabile solo nella traslazione positiva.

Per Melanie Klein: i bambini soffrono di angosce opprimenti e sentono il bisogno di essere aiutati quanto gli adulti.

Proprio a causa delle angosce che li sopraffanno e della situazione generale di dipendenza in cui si trovano, i bambini

sviluppano ben presto con l’analista una salda traslazione.

Il dipendere ancora dai genitori non preclude lo sviluppo della traslazione dal momento che non è il rapporto con i

genitori reali che viene trasferito sull’analista, ma il rapporto con una figura fantasmatica interna, l’imago parentale.

Per la Klein, già in tenera età, è attiva sia una pulsione libidica sia una aggressiva. L’aggressività e con essa l’angoscia

hanno un fortissimo peso motivazionale:

‘’è un’idea terrificante per non dire incredibile per la nostra mentalità, quella di un bambino dai sei mesi ai dodici mesi,

che tenti di distruggere la madre con tutti i mezzi che le sue tendenze sadiche gli mettono a disposizione, con i denti, le

unghie, gli escrementi e con tutto il corpo trasformato fantasticamente in ogni sorta di armi letali’’

Questa aggressività è costituzionale, di base; non è per tutte le persone uguale ma ha un peso importante la

questione dell’aggressività nello sviluppo.

Quando c’è un eccesso di aggressività innata, il rischio forte è quello della psicosi.

L’aggressività del bambino è la proiezione all’esterno dell’innata pulsione di morte.

Il problema è quando quest’aggressività è in eccesso e non è gestibile.

Identificazione proiettiva

Identificazione proiettiva: ciò che viene proiettato non sono solo impulsi separati, ma una parte del Sé.

Venendo proiettato un segmento del sé, viene mantenuto un legame con la parte espulsa attraverso l’identificazione

inconscia.

Il contenuto inconscio proiettato non è scomparso, ma la persona lotta per mantenere il controllo e un legame su quel

contenuto.

Una parte dell’esperienza, e non un semplice impulso, non è collocata all’interno dei confini del Sé ma viene vissuta

negli altri, di cui diviene oggetto di grande attenzione, preoccupazione e tentativi di controllo da parte del Sé.

SCUOLA INGLESE DELLE RELAZIONI OGGETTUALI

In generale, un aspetto che accomuna i teorici delle relazioni oggettuali è la trasformazione della meta-psicologia

psicoanalitica da un’ipotesi teorica basata su pulsioni in un’ipotesi che fa delle relazioni con altri, reali o immaginari, il

fulcro concettuale e interpretativo di tutta la teoria.

Unità di studio della psicoanalisi non è più l’individuo, ma la matrice relazionale costituita dall’individuo che

interagisce con altri significativi.

È il campo interazionale che modella la personalità ed i paradigmi che caratterizzano il funzionamento

psicopatologico: i fattori che influiscono sulla personalità operano all’interno di una matrice interattiva e sono inclusi

in una spinta motivazionale prevalente vero l’instaurazione ed il mantenimento di relazioni con gli altri.

Alcuni concetti fondamentali degli psicologi delle relazioni oggettuali

• Ambiente, ambiente facilitante

• Sé, io

• Madre

• Onnipotenza

• Bambino

• Relazione

• Holding 30

• Handling

• Object presenting

• Dipendenza assoluta e relativa

• Fantasia, fantasticare, pensiero magico

• Oggetto transizionale e fenomeni transizionali

• Regressione

• Preoccupazione materna primaria

• Adattamento

• Indipendenza

• Falso sé

• Mente-corpo

Klein: le pulsioni sono inestricabilmente legate agli oggetti. La vita mentale è costituita da relazioni tra il sé ed un

altro, reale o immaginario, interno o esterno. Gli oggetti hanno caratteristiche universali, con un’origine a priori, il cui

contenuto è pressoché lo stesso per tutti.

Winnicott: non compie direttamente il passaggio al modello strutturale delle relazioni. L’attenzione è rivolta allo

sviluppo di un Sé integrato: il manifestarsi di bisogni relazionali perentori ed il ruolo del rifornimento materno. La

struttura del sé e l’eventuale psicopatologia dipendono dalle sorti di questi bisogni di relazione. Le vicissitudini

pulsionali sono importanti solo nel contesto di questi processi più fondamentali.

In Winnicott:

• Sono in primo piano l’attenzione al Sé ed ai suoi bisogni, l’importanza delle cure materne e delle funzioni

dell’oggetto che rendono possibile al bambino vivere in un mondo di oggetti reali.

• Tra la fine degli anni ’30 ed i primi anni ’40 Winnicott assistette all’interno della British Psychoanalytical

Society alle note controversie tra il gruppo di analisti seguaci di Melanie Klein e coloro che seguivano il lavoro

di Anna Freud sul trattamento dei bambini.

• Winnicott: i primi scritti, infatti, fanno chiaramente riferimento ai concetti kleniani, ma il suo lavoro

successivo se ne discosta progressivamente.

• Le principali divergenze tra Winnicott e Melanie Klein ruotano intorno al profondo disaccordo sull’esistenza

di una pulsione di morte innata e sul ruolo svolto nello sviluppo del bambino dalla madre ‘’reale’’.

‘’Sé’’ (Self) ed ‘’Io’’ (Ego)

• Winnicott parla di un Sé ‘’centrale’’ già presente alla nascita che, grazie alle cure materne, può svilupparsi

verso un Sé individuale e interno, in grado di discriminare tra un ME e un non-ME.

• Il Sé è costituito da diversi aspetti della personalità e riguarda l’esperienza soggettiva di essere: presente in

nuce nell’unità madre/bambino conduce alla consapevolezza di se stessi.

Winnicott (1971)

• ‘’ per me il Sé, che non è l’Io, è la persona che sono io, che è solo me e che ha una totalità basata

sull’operare del processo maturativo; nello stesso tempo, il Sé ha delle parti ed è in effetti costituito di

queste parti, che si agglutinano dall’interno verso l’esterno nel corso del processo maturativo, aiutato

come può essere, soprattutto all’inizio, dall’ambiente umano che contiene e maneggia il bambino e lo

facilita in un modo vivo. Il Sé si trova naturalmente collocato nel corpo […]’’

• Per Winnicott:

> esiste fin dalla nascita un Io, anche se non ancora sviluppato

> l’Io ha la funzione di organizzare l’elaborazione mentale delle esperienze, inizialmente fondate su

sensazioni e percezioni di origine corporea, permettendo l’emergere della realtà psichica personale.

• L’Io è una funzione organizzante che permette l’emergere dell’esperienza soggettiva.

• Per svolgere tali funzioni l’Io, estremamente debole nei primissimi stadi di sviluppo, ha bisogno di una

dipendenza quasi assoluta dall’Io supportivo della madre.

• È attraverso l’Io che le componenti innate si aggregano al Sé nascente: ‘’per esempio, le dita delle mani o dei

piedi del bambino, o il suono del suo pianto, che secondo Winnicott non sono necessariamente sentiti

all’inizio come parte di sé stesso. 31

- Via via che si realizza questa aggregazione, gli eventi sensoriali e motori diventano esperienza personale e

utilizzabile.

Donald Woods Winnicott

Nei primi giorni di vita non si può parlare di un bambino e di una madre, separatamente, ma piuttosto di un’unità

bambino-madre: ‘’non esiste una cosa che si chiama un lattante, intendendo con ciò che se ci mettessimo a descrivere

un lattante ci accorgeremmo che stiamo descrivendo un lattante con qualcuno. Il bambino piccolo non può esistere da

solo, ma è fondamentalmente parte di una relazione’’

Il ruolo della madre è di favorire l’innata tendenza alla crescita essendo presente, evitando però di interferire ‘’non è

l’ambiente che fa il bambino: al massimo gli permette di realizzare il suo potenziale’’. Permette al bambino di iniziare

la vita ‘’esistendo e non reagendo’’.

PROCESSI ATTIVI NEL BAMBINO FUNZIONI DELL’AMBIENTE

Integrazione: permette un senso di continuità e unità Holding: le risposte materne ai gesti, alle espressioni

delle diverse esperienze spontanee del bambino, consentono al bambino di

attribuire gradualmente un senso al proprio gesto,

divengono uno strumento di organizzazione mentale e

corporea

Personalizzazione: la capacità del Sé di fondarsi su Handling: risposta materna ai bisogni corporei del

psiche e soma, è alla base di un senso di continuità fra il bambino permette un insediamento della psiche nel

sentimento della persona nel proprio corpo e la soma

spontaneità con cui il Sé evolve nel gesto creativo

Acquisizione Principio di realtà Object presenting: presentazione del mondo al bambino

PSICOLOGIA DEL SE’ O PSICOLOGIA PSICOANALITICA DEL SE’

Concetti base della psicologia del Sé: il concetto di Sé

• Per la psicologia del Sé, il Sé è il nucleo centrale per la strutturazione della personalità, istanza specifica a se

stante e non specificazione della altre istanze di personalità;

- Nella teoria strutturale il sé esiste come esperienza dell’investimento dell’Io, come derivazione delle

rappresentazioni mentali interne dell’Io

- Il sé è rappresentazione e non ‘’struttura’’ della psiche

IO E SE’ PER FREUD

Freud usava il termine tedesco dos Ich per indicare il sé nel significato del linguaggio quotidiano (la mente della

persona capace di concepire le proprie operazioni o introspettivamente o inferenzialmente), sia in termini astratti (le

sottostanti strutture e funzioni dell’esperienza e dell’azione del sé).

Freud usava dos Ich, di solito tradotto con Io, ma spesso intendeva il Sé, soprattutto prima del modello strutturale. In

tale concezione il sé (o l’io) era contrapposto all’oggetto).

Dopo l’ipotesi strutturale, il sé implicava uno stabile senso di sé basato su una sottostante coerente organizzazione dei

processi mentali tra le istanze psichiche (Es, Io e Super-Io).

Dopo Freud, come vedremo, due grosse correnti rispetto al concetto di ‘’sé’’:

• Il sé come strettamente correlato all’esperienza soggettiva. L’aspetto di struttura psichica viene attribuito alle

istanze psichiche Es, Io, Super-Io. (freudiani classici e psicologi dell’Io);

• Il Sé come struttura psichica autonoma e fondante. Nell’ambito della psicologia del Sé, il Sé è centro

indipendente di iniziativa, il polo di percezione delle esperienze dell’individuo. Dal Sé dipendono la coesione

nello spazio e la continuità nel tempo dell’individuo. Il Sé è fondamentale per lo strutturarsi della personalità.

HEINS KOHUT (Vienna 1913-Chicago 1981)

LA PSICOLOGIA DEL SE’ 32

Fornisce un apporto innovativo alla teoria della motivazione, basandosi su clinica pazienti gravi.

Dallo studio della tecnica con pazienti gravi, nel 1977 in La Guarigione del Sé constata che le sue osservazioni, nate dal

lavoro con i pazienti narcisistici, non potevano essere contenute nella struttura del modello pulsionale e definisce il

proprio approccio come Psicologia del Sé.

È centrale l’interesse per il Sé, elemento base dell’apparato psichico, che viene definito da Kohut, come un ‘’centro di

®

iniziative e un contenitore di impressioni’’ (1977), divenendo un agente attivo e un locus di relazioni… acquista così

un ruolo funzionale.

Il Sé è una struttura superordinata con una propria linea di sviluppo che incorpora i desideri (istintuali) e le difese.

Il Sé in Kohut è:

• Struttura specifica dell’apparato mentale

• Centro dell’universo psicologico della persona

-La sua nascita inizia nel momento in cui l’ambiente riconosce al bambino di possedere un sé rudimentale (e

non quando acquisisce la capacità introspettiva

Secondo Kohut il bambino nasce in un ambiente umano empatico, disponibile; le relazioni con gli altri sono essenziali

per la sopravvivenza psicologica. Il sé comincia ad emergere al punto in cui convergono le potenzialità innate del

bambino e le aspettative dei genitori nei suoi confronti.

Ma il nascente sé è debole ed amorfo, ha bisogno di continuità di tempo per potere evolvere. Gli altri devono fornire

un senso di coesione, costanza ed elasticità.

Questi altri dal punto di vista del bambino non sono ancora differenziati da sé: sono oggetti-sé, obbiettivamente

separati dal bambino, ma non ancora vissuti come tali (cioè separati, altri) dal bambino.

Oggetto-Sé

• Oggetti (persone) o ruolo svolto da tali persone (genitori) in relazione ai bisogni fondamentali dell’individuo

-Bisogni: specularità, idealizzazione, gemellarità

• Il ruolo degli oggetti-sé è fondamentale per la crescita

• Il bambino non considera i suoi oggetti-sé come oggetti separati ma come oggetti che possono gratificare i

bisogni del sé

• Il bambino partecipa, nella sua fusione con tali oggetti, all’esperienza dell’adulto, così la psiche rudimentale

del bambino partecipa all’organizzazione psichica altamente sviluppata dell’oggetto-sé

• Anche l’adulto ha bisogno degli oggetti-sé o delle funzioni che tali oggetti svolgono (es: consolazione,

conforto…)

• Primo compito del genitore è fornire empatia

• Il genitore deve poter essere empatico

• Il sé nascente del bambino si aspetta di trovare un ambiente sintonizzato sui suoi bisogni

• La capacità empatica della madre

Con ‘’funzioni dell’oggetto-sé’’ si indica le funzioni della relazione con i caregiver che evocano e mantengono nel

bambino l’esperienza della soggettività. Tali funzioni sono la funzione di idealizzazione e la funzione di

rispecchiamento. Esse hanno origine dai bisogni narcisistici di base, con i suoi primi oggetti-sé, del bambino:

1) Dapprima ha bisogno di esibire le sue capacità in via di sviluppo e di essere ammirato per questo: il sano

senso di onnipotenza e di grandiosità del bambino;

2) Più tardi ha bisogno di formare un’immagine idealizzata di almeno uno dei genitori e di sperimentare un

senso di fusione con un oggetto-sé idealizzato.

Questi bisogni portano all’emergere di due configurazioni relazionali:

• A) immagini di sé grandioso ed esibizionistico vengano legate ad oggetti sé ‘’riflettenti’’ (‘’sono perfetto e tu

mi ammiri’’)

• B) immagini del sé attenuate si fondono con oggetti sé idealizzati (‘’Sono perfetto e sono parte di te’’)

Configurazioni relazionali® fa riferimento il termine configurazione ad un modello, che fa riferimento ad un modo di

un bambino a rappresentarsi con i genitori. 33

Nello sviluppo normale, gradualmente nel tempo, i genitori hanno inevitabili fallimenti nel rispecchiare o nel

permettere l’idealizzazione del bambino.

Questo comporta una graduale trasformazione delle immagini del sé e dell’oggetto dalle più globali ed arcaiche alle

più complesse e duttili.

La graduale interiorizzazione delle relazioni con l’oggetto-sé si chiama internalizzazione trasmutante.

Il nucleo di un Sé sano e coeso è dunque costituito da 2 poli:

1) Una tendenza alla grandiosità, esibizionistica, espressa come sana ambizione o sicurezza di sé, determinata

dall’oggetto sé riflettente, solimante la madre;

2) Il rapporto idealizzante sé/oggetto-sé, che deriva solitamente dalla relazione con il padre in particolare per i

maschi, si può esprimere attraverso i valori ed ideali sani e saldi.

La natura della personalità di ciascuno è determinata sia dal contenuto di questi due poli, sia della relazione reciproca

tra i due.

SVILUPPO PATOLOGICO NARCISISTICA

Le deviazioni dei genitori dalle loro funzioni di oggetti-ottimali fanno si che il bambino li sperimenti come ‘’aggressori

non empatici dell’integrità del suo sé’’: la mancanza cronica di empatia porta alla psicopatologia.

Per Kohut, spesso è la patologia caratteriale dei genitori e le caratteristiche patogene dell’atmosfera in cui il bambino

cresce, la causa dei disturbi del figlio.

Eventi traumatici specifici servono da punti di cristallizzazione per disturbi più generali nelle relazioni con i genitori.

TEORIA CLINICA

È coerente con le premesse relazionali del suo modello: l’analista non è un osservatore neutrale che interpreta i

desideri e le difese, ma la partecipazione dell’analista diviene essenziale: la capacità empatica è elemento fondante

della situazione psicologica.

Definisce l’empatia ‘’consiste nell’identificarla con la capacità di pensare e sentire se stessi nella vita interiore de

un’altra persona’’ (Kohut, 1984). Essa è ‘’la capacità quotidiana di provare ciò che un’altra persona prova, anche se di

solito, giustamente, in maniera attenuata’’.

Nell’analisi il paziente stabilisce un transfert oggetto-sé di tipo speculare o idealizzante. Questo offre una sorta di

seconda possibilità di sviluppo: l’interiorizzazione trasmutante della relazione transferale può diventare il nucleo di una

struttura compensatoria del sé.

FATTORI DI CAMBIAMENTO

Queste microinternalizzazioni delle funzioni dell’analista come ‘’oggetto-sé’’ divengono un importante fattore di

cambiamento. Pur minimizzando spesso il ruolo dell’interpretazione, Kohut evidenzia l’importanza che vengano

chiarite le origini dei difetti strutturali del Sé del paziente e le proprietà patogene del carattere dei genitori. Tali

interventi divergono però dalla teoria classica per 2 motivi:

a) Le ricostruzioni si riferiscono a configurazioni relazionali, e non alle pulsioni sottostanti oggetto delle

interpretazioni classiche;

b) Non è sempre necessario rendere espliciti tutti gli aspetti delle esperienze patogene: talune possono essere

eccessivamente caricate da angoscia per essere efficacemente utilizzate dal paziente. Così, alcune carenze

iniziali, che non possono essere corrette con la ricostruzione, sono passibili di un adeguato miglioramento per

mezzo di esperienze soddisfacenti con l’oggetto-sé del transfert.

JOHN BOWLBY (1907-1990)

È un autore importante perché permette di fare una buona ricerca anche empirica.

Teoria dell’attaccamento: modello teorico di derivazione psicoanalitica che prende le mosse dall’incontro tra la fase

storica della psicoanalisi di spostamento dalla prospettiva pulsionale a quella relazionale, integrata con gli apporti

provenienti dalla biologia neo-evoluzionistica, etologica e psicologia cognitiva.

Gli istinti sono, per Bowlby, pre-adatti all’ambiente umano, affinati con la selezione naturale. 34

Bowlby rivoluzionò il modo di percepire il legame che si stabilisce fra la madre ed il bambino ponendo l’accento sulle

effettive modalità interattive della famiglia. La motivazione adattiva centrale per Bowlby è il legame del bambino con

la madre chiamato attaccamento.

L’attaccamento del bambino piccolo alla madre viene considerato un comportamento istintivo biologicamente

determinato.

Un aspetto indubbiamente innovativo della teoria dell’attaccamento è l’attenzione rivolta al ruolo degli avvenimenti

reali nello sviluppo psichico, contrapposta alla tradizionale enfasi sul mondo fantasmatico del bambino.

Il legame del bambino alla madre:

Bowlby contribuì ad uno studio sui bisogni dei bambini senza famiglia per l’Organizzazione mondiale della sanità che si

concluse con la pubblicazione di Maternal care and Mental health nel 1951. Aspetto centrale fu l’enfasi sull’influenza

negativa nello sviluppo del bambino di cure non adeguate.

Sebbene numerosi autori iniziavano a denunciare i rischi in cure inadeguate (vedi anche Spitz), da un punto di vista

teorico in psicoanalisi erano ancora presenti due posizioni prevalenti:

- Freudiana: la fame costituisce una pulsione primaria e la ‘’dipendenza’’ una pulsione secondaria;

- Kleiniana: l’accento è sempre posto sul cibo e sull’oralità e sulla natura infantile della dipendenza.

Per questo motivo Bowlby si rivolge ad altre discipline affini.

Dalla teoria etologica e dalla biologia evoluzionistica:

- Comportamento sociale può poggiare su basi istintive: Bowlby trasse numerosi spunti dal fenomeno

dell’imprinting studiato da Konrad Lorenz (1935) e dall’ipotesi proposta che il processo di

formazione del legame sociale sia direttamente legato alla dotazione genetica della specie, e non

quindi appreso come aveva fino ad allora sostenuto la psicoanalisi nel corso dell’esperienza di

alimentazione. Gli studi di Lorenz mostravano come si sviluppi negli animali un legame con la figura

materna senza l’intermediazione del cibo.

• L’imprinting: gli anatroccoli poche ore dopo la schiusa delle uova seguono fedelmente la loro madre. Lorenz

dimostrò come questa tendenza a seguire la madre sia un comportamento appreso in un breve spazio di ore

dopo la nascita e come esso non sia specifico: gli anatroccoli possono considerare come loro madre una

scatola di cartone, un animale o anche un uomo se vengono esposti all’oggetto o alla persona nel periodo

critico che va dalla nascita a poco meno di 24 ore dopo. Lorenz dimostrò che era sufficiente attendere la

schiusa delle uova covate da un’incubatrice perché i piccoli lo seguissero quando egli si muoveva adottandolo

come madre. Questa forma di legame filiale che condiziona da adulto la vita dell’animale viene definita come

impronta, un processo considerato come un particolare tipo di apprendimento che si verifica solo in un

periodo critico e che non è reversibile.

Osservazione sperimentale delle relazioni:

L’ipotesi che l’attaccamento del bambino alla madre sia ISTINTIVO (non acquisito) e PRIMARIO (non prodotto

dall’attività materna di gratificazione dei bisogni) si è basata su un’ampia rassegna di studi empirici di separazione e

perdita sia degli animali sia degli esseri umani, per dimostrare come la perdita precoce abbia come risultato un lutto

che indica la primarietà del legame del bambino con la madre:

1) Osservazioni sugli animali: il bisogno di calore Fu influenzato dalle ricerche di Harlow sugli effetti della

deprivazione materna nelle scimmie rhesus. (ricerca protezione ed accudimento indipendente dagli effetti

rinforzati del cibo). Con l’imprinting, mostra come il legame sia indipendente dalla funzione di nutrimento del

caregiver.

Bowbly rilegge così alcuni concetti cardine della teoria psicoanalitica:

- Angoscia di separazione e collera come segnale di aumento del rischio di perdita della figura di

riferimento, con fine di sopravvivenza.

- Lutto: con le fasi individuate con Robertson sulla reazione alla separazione dalle figure di riferimento

dimostra anche come i bambini piccoli siano in grado di vivere il lutto per la separazione.

- Processi difensivi: come esclusione della consapevolezza di certi tipi di informazione (esclusione

difensiva), vedi ad esempio la reazione di distacco di un bambino al ritorno della madre dopo una

separazione (intorpidimento emotivo difensivo)

L’ambiente reale assume un ruolo centrale: 35

il modo con cui chi si occupa di una bambina reagisce alle sue reazioni alla perdita, sia piccola sia grande (la collera, lo

struggimento e la richiesta di attenzione) può influenzare lo sviluppo del bambino.

Che cos’è il sistema dell’attaccamento?

È un sistema motivazionale di controllo che ha l’obbiettivo di promuovere la protezione e il senso di sicurezza

nell’infanzia attraverso la relazione del bambino con le figure di riferimento.

I comportamenti di attaccamento sono gli aspetti osservazionali del sistema (piangere, chiamare, aggrapparsi, cercare,

ecc) e riflettono l’attivazione del sistema del comportamento di attaccamento che è solo inferibile e non direttamente

osservabile (Stevenson-Hinde, 1994).

Il sistema si attiva nei momenti di paura, stress e novità, ed ha come esito il raggiungere e mantenere la prossimità ed

il contatto con le figure di attaccamento.

Attaccamento: motivazionale, sistema interno dell’individuo, non è sempre attivo, e si attiva per protezione

dell’individuo; comportamenti di attaccamento, che sono gli aspetti osservazionali di questo sistema; e legame.

Il sistema di attaccamento è importante quanto i sistemi che regolano l’assunzione del cibo e l’attività riproduttiva.

È una guida che orienta il bambino:

a) Nel costante controllo della disponibilità del caregiver;

b) Nella modalità di ricerca di tali figure in caso di pericolo.

Il comportamento di attaccamento è definito come ‘’quella forma di comportamento che si manifesta in una persona

che consegue e mantiene una prossimità nei confronti di un’altra persona, chiaramente identificata, ritenuta in

grado di affrontare il mondo in modo adeguato’’ (Bowlby, 1988).

Lo scopo dei sistemi comportamentali che controllano l’attaccamento è quello di garantire la sopravvivenza e la

procreazione.

Tale sistema autocorrettivo rispetto allo scopo, rappresentato dal mantenimento della vicinanza nei confronti della

figura di adattamento, fornisce un carattere motivazionale.

Nel bambino l’ontogenesi di tali sistemi è lenta e complessa e il loro ritmo di sviluppo varia grandemente da un

individuo all’altro, per questo non è possibile definire facilmente il loro progresso durante il primo anno di vita.

Viene distinta una iniziale fase, tra le 8-12 settimane, considerata di orientamento e di invio di segnali del neonato nei

confronti delle figure di riferimento (piano, sorriso, succhiare etc.) fino ad una fase in cui c’è un chiaro riconoscimento

delle figure di attaccamento, per giungere a comportamenti di attaccamento veri e propri in cui viene ricercata e

mantenuta una vicinanza della figura di attaccamento in modo sempre più attivo.

Intorno al primo anno di vita si può quasi sempre riscontrare un comportamento di attaccamento abbastanza tipico.

Infatti, a quest’età, l’integrazione dei sistemi comportamentali viene facilmente attivata da situazioni quali

l’allontanamento della madre o da esperienze di paura, mentre stimoli che vi pongono termine sono la voce, la vista, o

il contatto tattile della madre. (Bowlby, 1969).

MODELLI OPERATIVI INTERNI

Cosa sono i Modelli Operativi Interni (MOI) o rappresentazioni delle relazioni di attaccamento?

Le precoci relazioni genitori-bambino costituiscono dei prototipi delle successive relazioni affettive. I MOI sono

costrutti cognitivo/affettivi che si sviluppano nel corso delle interazioni tra il bambino ed i caregiver. Inizialmente i

pattern di attaccamento riflettono le aspettative su quale sarà il probabile comportamento del genitore nelle diverse

situazioni. Col tempo, il bambino astrae dà queste aspettative una serie di postulati su come funzionano le relazioni

intime e su come si manifestano le situazioni quotidiane e di stress. Questi costrutti cognitivo/affettivi sono definiti

‘’operativi’’ poiché sono alla base delle azioni in molte situazioni e, principalmente, perché sono aperti a revisioni in

funzione di significative esperienze di attaccamento. I modelli sono dei costrutti piuttosto stabili che operano al di

fuori della consapevolezza, guidano il comportamento nelle relazioni con i genitori, e influenzano aspettative,

strategie, ed il comportamento nelle relazioni successive. In questo senso possono essere considerati dei prototipi.

Bowlby (1969) si collega inizialmente al concetto di rappresentazione come ‘’modello operativo interno’’ proposto nel

1943 da Craik, psicologo cognitivista inglese, che considerava funzione di tali modelli quella di pianificare, prendere

decisioni e interpretare.

Craick aveva definito i MOI una sorta di ‘’mondo imitativo’’, e cioè una struttura mentale che conserva la

configurazione temporale e causale dei fenomeni del mondo reale sui quali l’individuo può operare per considerare

possibili azioni alternative nel mondo. 36

Egli sosteneva che gli organismi capaci di costruire un ‘’modello su piccola scala della realtà esterna e delle possibili

azioni in esse attuabili’’ (1943) fossero maggiormente in grado di modificare il proprio comportamento in base alle

mutazioni del contesto ambientale avendo a disposizione un repertorio comportamentale più ampio.

Una maggiore ampiezza del repertorio comportamentale è, infatti, in grado di garantire un maggiore successo

evolutivo, giacché permette di valutare i possibili esiti di comportamenti differenti nei confronti di determinate

perturbazioni ambientali. Le funzioni dei modelli operativi, dunque, sono quelle di pianificare, prendere decisioni e

interpretare.

Bowlby propone che i modelli operativi individuali del Sé e delle figure di accudimento emergano dalla ripetuta

esperienza di modelli di interazione diadici e siano quindi sempre complementari.

Le rappresentazioni mentali di Sé in rapporto con gli altri tendono ad essere relativamente stabili nel tempo,

permettendo in tal modo di fare previsioni sull’evoluzione futura, e ad autopreservarsi, poiché ogni persona tende a

ricreare esperienze congruenti con la propria storia relazionale.

MARY AINSWORTH

• La II fase della teoria dell’attaccamento:

• Le differenze individuali nelle risposte alla Strange Situation nella prima infanzia

• Studi osservativi in Uganda: riguarda 26 madri e 28 bambini (in prevalenza tra i 2 e i 14 mesi) osservati per 9

mesi. Individua i segnali che indicano lo sviluppo di attaccamento ad una persona specifica (il bambino

differenzia il sorriso e il pianto; segue la madre, si nasconde nel suo grembo e si aggrappa a lei; la saluta al

ritorno, la utilizza come base sicura e come rifugio sicuro). Distingue attaccamento sicuro/insicuro (con

consolabilità, pianto, base sicura). Studia le correlazioni con 8 variabili osservative (sensibilità, calore, ecc.)

• Studi osservati in Baltimora: replica le precedenti osservazioni ridefinendo alcune variabili materne tra cui: la

conoscenza di sé stessa, la non rigidità dei processi difensivi e la capacità di tenere in considerazione i

pensieri e le intenzioni del bambino oltre ai propri (cfr. operazionalizzazione Sensibilità)

• Creazione di uno strumento osservativo sperimentale del comportamento di attaccamento: la Strange

Situation (situazione insolita).

CARATTERISTICHE PECULIARI DELLA RELAZIONE DI ATTACCAMENTO:

• RICERCA DI VICINANZA: poiché il comportamento di attaccamento è definito come ‘’quella forma di

comportamento che si manifesta in una persona che consegue e mantiene una prossimità nei confronti di

un’altra persona. Chiaramente identificata, ritenuta in grado di affrontare il mondo in modo adeguato’’.

• CONCETTO DI BASE SICURA: il bisogno che hanno i bambini di sviluppare una dipendenza sicura dai propri

genitori prima di affrontare situazioni non familiari. Quando la sicurezza familiare è carente l’individuo è

ostacolato dalla mancanza di ciò che possiamo chiamare una base sicura da cui muoversi. La base sicura crea

un trampolino per la curiosità e l’esplorazione, se il caregiver diviene però inaffidabile o vengono raggiunti i

limiti di lontananza dell’esplorazione, il bisogno di legame comincia a farsi sentire sul piano affettivo.

Evidenzia come lo sviluppo di un attaccamento stabile non preclude il formarsi dell’indipendenza, ma anzi la

sostiene.

• PROTESTA PER LA SEPARAZIONE: per potente disposizione innata a ricercare (quando si percepisce

vulnerabile e sperimenta un qualunque malessere) la vicinanza protettiva di un altro individuo ben

conosciuto.

Strange Situation: permette di valutare la qualità del legame

Due ipotesi sono centrali:

a) Lo stile di attaccamento infantile dipende dalla qualità delle cure materne: vedi Ainsworth che ha messo in

luce lo stretto rapporto fra la sensibilità materna e l’interazione preverbale m-b da una parte e lo stile di

attaccamento infantile dall’altra.

b) Lo stile dei primi rapporti di attaccamento influenza l’organizzazione precoce della personalità:

- Il concetto che il bambino avrà di sé e degli altri. Così il bambino che mostra ad un anno un

attaccamento sicuro con la madre è poi in grado di giocare manifestando un comportamento 37

esplorativo verso ciò che lo circonda senza ansia e senza alcuno sconforto, al contrario dei bambini

ansiosi.

- La formazione dei MOI: essi non sono solo sistemi comportamentali, ma strutture di memoria che

rappresentano una versione personale dell’esperienza vissuta.

STRANGE SITUATION

Tipo B: Sicuro

o

I bambini usano la figura di attaccamento come base sicura da cui esplorare il mondo. Alla riunione non mostrano

evitamento o resistenza. Le madri sono più sensibili e collaborative, si rendono conto dei desideri dei figli e li

aspettano. A 22 mesi hanno una buona capacità di cooperazione con la madre e con gli altri adulti. A due anni

mostrano maggiore tenacia, bravura e creatività nel problem solving. A tre anni hanno maggiore facilità di

socializzazione. A cinque maggiore facilità di adattarsi a situazioni nuove. A sei anni al SAT immaginano risposte

costruttive alla separazione. Buon livello di autostima e generalmente meno aggressivi.

Diade madre-bambino sicura:

• Strategie collaborative di comunicazione aperta e diretta dei reciproci sentimenti e desideri; il bambino

ricerca in modo attivo il contatto con la madre, può allontanarsi ma ritorna, è coinvolto in gioco di

dare/avere, può mostrare giochi alla madre e coinvolgersi in interazioni a distanza, in sua assenza la ricerca

andando verso la porta o sedia, quando in tensione ricerca il contatto, che si conclude quando si calma, poi

può tornare al gioco;

• Nel comportamento il bambino mostra un equilibrio tra l’esplorazione dell’ambiente e la ricerca di vicinanza e

intimità col genitore.

Tipo A: Ansioso-evitante

o

Non mostrano alcuna emozione nella separazione, sono orientati esclusivamente ai giochi, e ignorano le madri al loro

ritorno. Nella S.S. mostrano i prodromi di un comportamento di difesa con attivazione esplorazione e repressione di

rabbia o ansietà. Quando la madre si avvicina la evitano ed hanno un comportamento migliore con gli estranei,

privilegiano l’esplorazione. Dati neurofisiologici indicano segnali di disagio. A casa, spesso mostrano ansietà e rabbia e

sono turbati dalle piccole separazioni. Le madri rifiutano il comportamento di attaccamento, hanno avversione per il

contatto fisico e spesso sono psicologicamente non disponibili. A scuola tendono ad essere isolati, chiusi o ostili, ed a

vittimizzare i coetanei.

Tipo C: Ansioso-resistente

o

I bambini mostrano un notevole disagio per la separazione dalla figura di attaccamento, piangendo rabbiosamente o

lasciandosi andare ad attacchi di collera. Al momento della riunione non riescono a farsi consolare e mostrano un

comportamento di resistenza oppure comportamenti molto passivi. I bambini mostrano molta paura dell’estraneo,

sono sempre in allarme. A casa il comportamento delle madri nei confronti dei bambini è incostante e imprevedibile,

ma non apertamente rifiutante. A scuola tendono ad essere vittimizzati.

Tipo D: Ansioso-disorganizzato

o

Quando non si identifica nessuno dei tre tipi di attaccamento descritti. I bambini mostrano una gamma diversificata di

comportamenti confusi, come il restare ‘’paralizzati’’ o fare movimenti stereotipati quando vengono riuniti ai loro

genitori. Crollo strategie comportamentali.

I bambini non mostrano alcun pattern comportamentale definito né alla separazione né alla riunione con la figura di

attaccamento. Le loro risposte al momento della riunione possono essere contraddittorie, come ad esempio ricerca

intensa di vicinanza associata a comportamenti mercai di evitamento. Oppure, al ritorno dalla figura di attaccamento,

mostrano spavento, stereotipie o comportamenti bizzarri. La tipologia D è più comune tra i bambini abusati o figli di

madri con disturbi di natura depressiva (42% di madri con disturbi bi-polari).

DISTRIBUZIONE CAMPIONE A BASSO RISCHIO:

B= 55-65%

A= 20-30%

C= 5-15%

D= 15-25%

PSICOANALISI E INFANT RESEARCH 38


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Filosofia e scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Federica.Cecchetelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Mazzeschi Claudia.

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