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Università degli Studi di Torino

Federica Campagna - Psicologia dello sviluppo

I modelli teorici che spiegano lo sviluppo

Un modello ci fornisce i punti chiave con cui interpretare lo sviluppo.

Riflessione sulla psicologia dello sviluppo

La psicologia è una scienza giovane rispetto ad altre. Nasce verso la fine del 1800. Nasce così tardi in quanto negli anni c’era l’illusione di conoscenza, ovvero la credenza che la mente umana fosse conoscibile in modo semplice, tramite una "conoscenza ingenua". Tutt’ora è presente una consapevolezza ingenua della mente.

È sbagliato però conoscere lo sviluppo e il comportamento in modo ingenuo, in quanto il modo nostro di conoscere (quello per l’appunto "ingenuo") è mediato dai strumenti di osservazione e rappresentazioni soggettivi; la conoscenza è infatti mediata dalla soggettività, ma soprattutto dalla nostra personale interpretazione delle situazioni (DEFINIZIONE DI PSICOLOGIA INGENUA).

La conoscenza ingenua quindi si fonda su modelli teorici soggettivi.

Dalla psicologia dell'età evolutiva alla psicologia dello sviluppo

Il cambiamento non è solo terminologico ma anche teorico. Parlare di sviluppo non significa solo parlare della crescita e dell’evoluzione.

La prima comprendeva la metafora dello sviluppo come un arco. Nella psicologia ingenua questo è molto comune: le fasi della vita e le età sono rappresentati come un arco; si nasce, si cresce, si diventa adulti, si muore. In questo modello l’adulto era un riferimento normativo, il punto di riferimento: il bambino era considerato un adulto in divenire.

Adesso lo sviluppo è inteso come un ciclo di vita. Questa prospettiva è cambiata perché l’età adulta non è più considerata un punto fermo, l’età ottimale e perfetta o l’età senile riferimento normativo, bensì come uno dei momenti di sviluppo. Anche l’età senile viene vista in maniera diversa (studi neurologici di valorizzazione dell’età senile; concetti di intelligenza fluida (1) - intelligenza cristallizzata (2) a cui appartengono sicuramente diverse capacità e potenzialità che caratterizzano le diverse fasi della vita come l’età adulta (1) e l’età senile (2). Hanno sicuramente i loro aspetti positivi entrambi i tipi di intelligenza) non solo età di declino.

Il bambino acquisisce un ruolo attivo sin dalla nascita con un percorso evolutivo non lineare. Avere un ruolo attivo vuol dire che il bambino non è una tabula rasa da scrivere, come se passivamente fosse influenzato dal contesto in cui cresce. In realtà è coinvolto in modo attivo, attraverso il quale assume un ruolo individuale e personale di sviluppo.

Psicologia dello sviluppo nella prospettiva del ciclo della vita

Baltes e Reese: lo sviluppo riguarda tutta l’esistenza. Non finisce con l’età adulta ma continua per tutto l’arco della vita (non ci si concentra solo sull’apprendimento precoce). C’è una nuova prospettiva temporale presente e futura.

Lo sviluppo avviene nel tempo, nel presente, nel passato e nel futuro.

Appunti lezione 2 - 4 ottobre

Sintesi lezione precedente

Scienza relativamente giovane rispetto alle altre. La tardività è dovuta all’illusione di poter conoscere in modo ingenuo e semplice. È importante superare la conoscenza ingenua e considerarla come una scienza vera e propria.

Oggi viene superata la metafora dell’arco come vita. Questa metafora prevedeva una fase evolutiva (infanzia), una di stabilità (età adulta) e una di involuzione (senilità). In questo modello, ormai superato, l’adulto era un punto di riferimento e di stabilità oltre che di paragone per le altre età.

Ora non si parla più di arco e l’età adulta non è più l’età fondamentale di sviluppo ottimale. Anche il bambino ha un ruolo attivo e svolge un percorso non-lineare.

Oggi si parla di psicologia dello sviluppo nella prospettiva del ciclo di vita, ipotizzando uno sviluppo che riguarda e coglie tutta la vita (ci si sviluppa in tutta la vita e l’esistenza). Considerare lo sviluppo in questo modo presuppone una consapevolezza diversa del tempo: prima l’importanza era data al passato e alle esperienze precoci (questa è ancora una credenza molto diffusa).

Il modello del ciclo di vita non nega l’importanza del passato, ma rivaluta il presente come momento in cui vengono ripensate le esperienze passate, rilettura degli eventi passati e attribuzione loro di un significato. Presente come momento in cui possono accadere delle cose, degli eventi e delle opportunità che modificano le traiettorie di sviluppo. Possono costituire delle opportunità e/o dei vincoli.

Se rivalutiamo il presente vuol dire che lo intendiamo come momento di possibilità, siamo aperti all’idea di cambiamento e modificazione di una traiettoria di sviluppo. Importanza anche del futuro in termini di possibilità e aspettative e a cui si guarda dal presente. Lo sviluppo non si identifica con il tempo ma avviene nel tempo.

I modelli deterministici ed unicausali

I primi modelli teorici per spiegare il comportamento e lo sviluppo erano deterministici. La spiegazione era che se la psicologia voleva affiancarsi come scienza ad altre scienze forti, doveva spiegare il comportamento come queste scienze. Facevano risalire a una o a pochissime cause il comportamento umano; relazione unilineare A→B=Causa→Effetto= modelli deterministici: spiegavano il comportamento come poteva essere spiegato un fenomeno fisico o una reazione chimica dalle scienze forti.

Queste spiegazioni deterministiche ricercavano queste cause in due ambiti: nell’ambiente o nei fattori biologici individuali.

  • Comportamentismo: ad uno stimolo ambientale segue una risposta del soggetto, è deterministico perché non si prevede variabilità e ad uno stimolo segue una determinata risposta. Watson fu il comportamentista più radicale: lo sviluppo è determinato dagli stimoli ambientali e prevede che il bambino sia tabula rasa.
  • Critiche: 1. L’apprendimento non è indipendente dal materiale che va appreso e dalle relazioni che esso ha con le conoscenze già padroneggiate dall’individuo; 2. Le prestazioni cognitive sono profondamente influenzate dal contesto e dal significato del compito; 3. Il cambiamento evolutivo influenza le capacità di apprendimento e memoria in quanto cambia le strategie che l’individuo utilizza nell’eseguire i compiti cognitivi.
  • Psicoanalisi: relazione lineare tra pulsione e comportamento che è determinato quindi da una variabile interna individuale, la pulsione, un’energia endogena, psichica che tende a scaricarsi.

Sono modelli superati dal punto di vista scientifico ma ancora in voga nella psicologia ingenua, utilizzati per spiegare la vita umana; sono modelli più semplici e quindi rassicuranti, pertanto è facile per la psicologia comune e ingenua, scivolare in spiegazioni di tipo deterministico. Conseguenze: queste spiegazioni non permettono alla persona/bambino, la possibilità di cambiare e di avere un ruolo attivo nel suo sviluppo.

Modelli probabilistici e multicausali

Soppiantano i modelli summenzionati. Si tratta di modelli che la psicologia ha preso da scienze forti. Posseggono una visione più sistemica e pongono l’attenzione all’interazione tra queste variabili lungo il tempo. Infatti, quando il numero di variabili supera una certa soglia e interagiscono nel corso del tempo, è impossibile usare una spiegazione deterministica e predire cosa avverrà se si introduce un cambiamento nel sistema. Non si può quindi usare una causalità certa, ma si può solo parlare di probabilità. Questo non vuol dire abbandonare l’approccio scientifico e oggettivo, ma semplicemente abbandonare l’approccio deterministico e vincolante.

Contributi dei modelli probabilistici:

  • Ruolo attivo della mente umana, come mente pensante in grado di elaborare le info in entrata e dare un significato al mondo, in modo soggettivo e personale. Non tutti gli stimoli producono la stessa risposta nelle persone in quanto questa risposta è sempre personale. La mente non è in balia né della progettazione biologica, né degli eventi esterni. La mente è, sì, influenzata da queste cose, ma non ne è in balia.
  • Piaget e Werner, modelli costruttivistici: la mente non è in balia in maniera passiva.
  • Modelli di Vygotskij: il soggetto è attivo e contribuisce a costruire il suo sviluppo. Contributo di Vygotskij che ha sottolineato l’importanza delle relazioni: lo sviluppo avviene attraverso l’interazione e gli strumenti sociali.
  • Cognitivismo.

Sfide dei modelli probabilistici:

  • Considerare gli spostamenti marginali: piccoli spostamenti dal percorso normativo, deviazioni da un certo tipo di percorso. Considerare queste sgrammaticature significa non patologizzare a tutti i costi e porre attenzione a delle variabili che permettono di considerare alla fine queste deviazioni come atipicità o se possono essere corrette.
  • Rivalutare l’importanza del presente e delle opportunità che offre allo sviluppo.
  • Comprendere i fattori principali che interagiscono nello sviluppo e i processi attraverso i quali questi fattori interagiscono insieme (Es. relazione con i genitori + relazione con i coetanei e come interagiscono queste due cose).
  • Approccio centrato sull’individuo e sul sistema persona-ambiente: l’uno influenza l’altro.
  • Privilegiare piani di ricerca diversi da quelli tradizionali (in particolare quelli longitudinali del campione, estremo costo e tempo impiegato, ma ci permettono di osservare i veri e propri cambiamenti perché avvengono nella stessa persona o gruppi di persone; ci aiutano a considerare la vera variabilità).
  • Invito a privilegiare l’analisi di situazioni naturali di andare ad osservare il soggetto nel suo contesto di vita; cerchiamo perché crediamo che ambiente e soggetto siano inscindibili.
  • Prevedere anche una valutazione personale del comportamento (metodologie che prevedono un’autovalutazione); non importa l’ambiente oggettivo ma come il soggetto lo percepisce.

Utilizzare un modello probabilistico, olistico e interazionista

Individuo e ambiente formano un sistema integrato e dinamico, sono elementi che si influenzano reciprocamente e che non possono essere isolati o separati, né essere considerati in maniera deterministica e lineare (vedi slide). Non è un assunto banale perché molti modelli deterministici considerano separatamente la relazione tra l’uno e l’altro (esempio stili di attaccamento: bambini facili/difficili; stile genitoriale della madre e carattere considerati come influenze separate e non in correlazione).

Bronfenbrenner: la teoria dei sistemi ecologici

Interpretare bene la relazione tra soggetto e contesto in cui è inserito. Modello non recente ma attualizzabilissimo. Si rifà alla teoria del campo di Lewin. Lo sviluppo è una funzione della persona e dell’ambiente. Le caratteristiche di una persona in un determinato momento della sua vita sono una funzione congiunta delle caratteristiche della persona e dell’ambiente lungo il corso della vita di una persona fino a quel determinato momento. La situazione di un momento è data dall’interazione tra individuo e ambiente fino a quel momento.

Concetti chiave

  • Ecologia psicologica: insieme di quelle condizioni variabili e del contesto che sono in grado di influenzare la relazione tra persone e ambiente in un certo momento. Ci sono certe condizioni che più di altre in un determinato momento possono influire in questa interazione; ci sono tantissime condizioni in una situazione che hanno un’influenza e importanza maggiore per una determinata persona.
  • Nicchia ecologica: fa riferimento ad una regione dell’ambiente che può essere più o meno favorevole allo sviluppo in relazione alle caratteristiche dell’individuo. Piccola porzione di contesto che può favorire/ostacolare lo sviluppo non di per sé ma in relazione alle caratteristiche dell’individuo (es. la classe è una nicchia ecologica che per le sue caratteristiche totali può essere favorevole allo sviluppo di un individuo o meno, in quanto colte da bambini diversi in modi diversi a seconda delle caratteristiche personali).

Parlando di contesto ipotizza una serie concentrica di sistemi.

L’ambiente secondo la prospettiva ecologica di Bronfenbrenner

  • Microsistema: quello più piccolo e comprende l’unità minima, la diade, la relazione tra due persone. Sistema in cui l’individuo è inserito, all’interno di diverse diadi. Si considera anche il rapporto tra queste diadi. Es. famiglia; molte unità minime, diadi, che interagiscono tra di loro. Gruppi formali e informali sono esempi di microsistemi: famiglia, scuola. Si fonda su regole che si esperiscono in luoghi più o meno circoscritti e pattern organizzati di relazioni interpersonali.
  • Mesosistema: relazione tra microsistemi diversi, duo o più microsistemi. Sono sistemi di cui l’individuo fa parte e che si intrecciano.
  • Esosistema: relazione tra sistemi; almeno uno dei due sistemi è un contesto esterno al soggetto, non ne fa parte. Nonostante questo, influisce comunque col soggetto (es. lavoro dei genitori e vita familiare).
  • Macrosistema: sistema più ampio che comprende le istituzioni politiche ed economiche. Ci sono effetti molto sottili, quali ad esempio l’incidenza della pubblicità; sistema più ampio che comprende leggi e valori trasmessi da comunità più ampie.

Biologia ed ambiente: il rapporto tra maturazione ed esperienza

Se in termini di individuo riflettiamo sul suo corredo genetico, non si può negare che ognuno è costituito da caratteristiche biologiche e genetiche specifiche che definiscono delle caratteristiche fisiche. Allo stesso modo si nasce con un temperamento biologicamente dato dalla nascita. Questi fattori genetici non sono né un marchio né una tara con cui confrontarci tutta la vita, bensì delineano delle potenzialità di sviluppo ma non la loro realizzazione necessaria; non segnano in modo deterministico il nostro modo di essere e il nostro divenire.

Alcune caratteristiche possono essere possibilità, altre possono costituire dei limiti (es. altezza). Ad ogni genotipo e codice genetico, corrisponde una serie diversificata di fenotipi ma non illimitata o infinita; le caratteristiche biologiche iniziali ci danno comunque oltre che possibilità anche limiti. Serie diversificata di fenotipi in relazione alle caratteristiche ambientali in cui avviene lo sviluppo (es. ragazzino che suona bene il pianoforte e ha genitori musicisti: la sua bravura è dovuta alla genetica o al contesto? I due fattori interagiscono).

Continuità e discontinuità nello sviluppo

I concetti di stadio e fase

Lo sviluppo di per sé è continuo o discontinuo? È lineare o procede a tappe? L’immagine della scala è metafora di uno sviluppo lineare e discontinuo al tempo stesso; crescita continua ma a fasi (scalini).

Il concetto di stadio e fase sono stati usati per spiegare le continuità e la discontinuità dei comportamenti lungo l’età evolutiva e fanno riferimento a diversi periodi cronologici a cui corrispondono modi diversi di affrontare il mondo, caratteristici di un’età. Hanno goduto e godono tuttora di una certa popolarità in quanto gli stadi forniscono degli utili criteri di riferimento cui ancorare lo sviluppo di ampie popolazioni di soggetti in età evolutiva. È andato però crescendo anche l’interesse degli psicologi dello sviluppo per l’analisi delle differenze individuali, un aspetto trascurato dalle concezioni stadiali e in genere dagli approcci interessati a individuare tendenze evolutive universali.

  • Piaget: ipotizza che ci siano degli stadi che si susseguono, che gli stadi siano qualitativamente diversi sulla base della maturazione e che quindi lo sviluppo sia un processo discontinuo. Ci sono abilità specifiche che segnano il passaggio da uno stadio all’altro: non è un accumulo di conoscenze, bensì un modo di pensare qualitativamente diverso rispetto agli stadi precedenti sulla base della maturazione; sviluppo progressivo.
  • Modello freudiano: sequenza di fasi psicosessuale. Si occupa di sviluppo che avviene per fasi discontinue, per una spinta maturativa e attraverso la sequenzialità invariante delle fasi.

Per entrambi i modelli ogni stadio è un modo particolare di mettersi in relazione con il mondo circostante e si applica in modo sincrono a tutte le applicazioni del bambino (lo stadio si applica a tutte le acquisizioni del bambino). Modelli che per loro natura sono discontinui.

Per il modello di Piaget non sono ipotizzati dei decalages orizzontali ma solo verticali. Il decalages rappresenta la differenza, il passaggio, il delta, che per Piaget è verticale, segna il passaggio verticale da uno stadio ad un altro. Non sono contemplati decalages orizzontali, ovvero sfasature all’interno dello stesso stadio: non c’è variabilità tra esperienze diverse nello stesso stadio.

Critiche: 1. la teoria stadiale è apparsa come un'ampia semplificazione...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FEDERICAF97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Begotti Tatiana.
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