Appunti di pianificazione finanziaria
Principi
Vincoli di equilibrio finanziario-patrimoniale: garantire un prelievo minimo erogabile ai proprietari, secondo le esigenze e aspettative di consumo. Non sempre si può pensare di risanare un'azienda ipotizzando che il titolare smetta di prelevare la propria remunerazione per un lungo periodo di tempo.
Difesa di un valore minimo di liquidazione del patrimonio consolidato: in caso di dissesto aziendale o alla cessazione/trasferimento dell'attività d'impresa.
Focus sul ritorno economico e di cassa delle attività operative: le attività operative sono quelle che permettono la maggior creazione di valore, ma è importante creare valore senza sovra-investire. È importante riconoscere quando il business non è più sostenibile e in tal caso disinvestire.
Separare chiaramente l'investimento nell'azienda dal patrimonio della famiglia.
Gestire con semplicità i debiti e gli strumenti finanziari (non pasticciare con strumenti difficili e/o costosi).
Non mettere a rischio la ricchezza famigliare.
Avviare immediatamente azioni al fine di equilibrare una situazione problematica dal punto di vista finanziario (ristrutturazione del passivo o/e cessione di attività).
Strumenti diversi per obiettivi diversi
- Continuità nello svolgimento delle attività:
- Pianificazione economico-finanziaria a breve termine
- Controllo di gestione
- Migliorare le relazioni impresa-banca
- Programmazione della tesoreria a breve termine
- Ottimizzazione degli investimenti della liquidità
- Utilizzo linee di credit
- Attività a carattere non ricorrente:
- Valutazione di investimenti, business plan e relativo piano di copertura finanziaria
- Piani di riassetto o risanamento finanziario
Analisi di bilancio: la riclassificazione
Bilancio: documento che riassume la situazione contabile di un'azienda relativamente a un dato periodo, deriva dalle operazioni di chiusura dei conti (contabilità generale) ed è rappresentato da due tabelle: Conto economico e Stato Patrimoniale.
Le informazioni possono essere riclassificate (presentare le informazioni in un modo differente): generalmente la riclassificazione più nota è quella dettata dal Codice civile, ma noi ne useremo una differente.
Per riclassificare un bilancio si utilizzano le informazioni presenti negli schemi di bilancio civilistici (CE, SP e nota integrativa). Le stesse informazioni vengono però integrate raggruppando le voci economiche e patrimoniali in categorie omogenee, presentando un bilancio in una forma finalizzata ad uno specifico modello di analisi economico-finanziaria. Per ottenere un maggiore grado di dettaglio è possibile suddividere alcune voci.
Perché si riclassifica un bilancio?
Per effettuare analisi storiche sulla gestione:
- Confronti temporali (l’impresa ieri e oggi)
- Confronti settoriali (l’impresa e i suoi pari)
- Lettura selettiva e critica dei punti di forza e debolezza della gestione aziendale
Per effettuare analisi prospettiche della gestione:
- Stima della capacità di reddito “normale” dell’azienda
- Parametri per la previsione dei redditi futuri
- Tassi di sviluppo
- Incidenza dei costi
- Incidenza del magazzino
Come riclassificare
Il criterio nella riclassificazione delle voci di SP e CE è quello funzionale o della pertinenza gestionale (ogni valore deve essere attribuito all’area della gestione aziendale alla quale è collegato). Un altro criterio applicabile nella riclassificazione dello SP è quello della durata/liquidità/esigibilità.
Aree della gestione aziendale
1) Gestione operativa
Core business dell’azienda. Comprende le voci economiche e patrimoniali collegate ai cicli di acquisto → trasformazione → vendita di prodotti e servizi (e di tutte le attività di supporto).
- CE = costi e ricavi operativi
- SP = attività e passività operative
Caso particolare: il TFR può essere considerato come debito verso dipendenti (inerente alla gestione operativa, in quanto deriva da un differimento di una quota della retribuzione) o come debito finanziario di medio-lungo termine (in quanto si rivaluta nel tempo).
2) Gestione finanziaria
Raccoglie le voci che riguardano la raccolta dei fondi da finanziatori e investimenti di tesoreria (finanziamenti). Procura la liquidità necessaria per finanziare la gestione operativa e mantiene riserve prontamente spendibili.
- Debiti strutturali → raccolta di capitali di debito per il fabbisogno stabile/prevedibile legato agli investimenti attuali
- A medio-lungo termine (es. mutui)
- A breve termine (es. anticipi salvo buon fine a fronte di fatture da incassare)
- Tesoreria → gestione di fabbisogni (o eccedenze) temporanei o imprevisti di liquidità
- Fabbisogni coperti con scoperti di c/c non garantiti
- Eccedenze investite in c/c attivi o in altri investimenti di tesoreria (pronti c/termine, fondi comuni monetari, titoli di Stato)
- Riserve strategiche → parcheggio prolungato di attività liquide per investimenti futuri
- Titoli di Stato
- Grossi investimenti di tesoreria tenuti per periodi non brevi
3) Gestione accessoria
Investimenti estranei al business caratteristico e relativi costi e ricavi, quindi che non riguardano l’attività operativa. Queste attività possono essere motivate da varie finalità:
- Organizzazione in gruppo delle attività di impresa per vantaggi di tipo fiscale o di controllo (partecipazioni)
- Investimenti cassaforte (surplus assets)
- Che però sono esposti a rischio a differenza delle riserve strategiche di liquidità
- Commistione tra patrimonio familiare e aziendale
- Per comodità o per sfruttare vantaggi fiscali
4) Gestione straordinaria
Dal 2016 non vi è più la distinzione nel bilancio civilistico. Riguarda effetti economici di eventi eccezionali e imprevedibili, che vengono distinte dalla normale attività.
5) Gestione fiscale
Calcolo e versamento (a debita scadenza) delle imposte sui redditi e contributi previdenziali, debiti e crediti verso l’erario originati dallo sfasamento temporale tra maturazione e versamento effettivo delle imposte. Questa categoria riprende voci molto importanti nei bilanci poiché assorbe la maggior parte delle energie dedicate alla gestione amministrativa e finanziaria. Spesso la gestione fiscale assorbe la maggior parte delle energie dedicate alla gestione amministrativa e finanziaria. Criticità: in Italia la gestione fiscale è molto complessa a causa di diversi regimi di imposte sui redditi, presenza dell’imposta Irap, gestione complessa dell’IVA.
Esercizio
Imputare le seguenti voci alla corretta gestione:
- Costo del personale Operativo
- Premi di assicurazione incendio per officina Operativo
- Interessi passivi su mutui Finanziario
- Debiti per TFR da liquidare Operativa
- Ammortamento su macchinari Operativa
- Il costo di acquisto della palazzina degli uffici dell’azienda Operativa
- Il costo di acquisto del terreno agricolo acquistato in vista di una probabile concessione della licenza di edificare a fini abitativi Se azienda immobiliare: Operativa. Altrimenti Accessoria.
- L’ammortamento dello yacht del nipote del proprietario Accessoria
- Il costo d’acquisto del parco camion per il trasporto delle merci prodotte Operativa (è attività di supporto)
- La partecipazione nella società che gestisce la boutique dove lavora la moglie del proprietario Accessoria
- Spese bancarie Operativa
- Il costo dei bonifici effettuati Operativa
- Le spese di incasso sulla rata del mutuo Operativa
- Il costo mensile del c/c
- Utile/perdita su cambi Finanziaria
- Le voci relative all’impianto fotovoltaico installato dall’azienda edile sul tetto della sede
- Il costo di acquisto e installazione dell’impianto fotovoltaico Finanziaria
- L’ammortamento dell’impianto fotovoltaico Accessoria
- I ricavi dal GSE (conto energia) Accessoria
- Il debito residuo del mutuo acceso per finanziare l’acquisto dell’impianto Finanziaria
- Il costo degli interessi sul mutuo acceso per l’acquisto dello yacht del nipote del proprietario Finanziaria
Riclassificazione del CE
Lo schema obbligatorio previsto dal Codice civile è in forma scalare a valore e costo della produzione, noi lo usiamo in forma scalare ma a ricavi e costo del venduto. Le differenze:
- Nello schema civilistico il valore della produzione include oltre ai ricavi:
- La variazione delle rimanenze di prodotti, semilavorati e finiti
- Gli incrementi di immobilizzazioni per lavori interni
- Quindi
- Se l’impresa è caratterizzata da cicli produttivi di durata superiore all’anno (ad esempio impresa edile)
- È meglio utilizzare lo schema a valore e costo della produzione
Esempio produttore di birra (1): schema valore costi della produzione. Mettiamo a confronto 2 anni, vediamo che il valore della produzione da un anno all’altro cresce, ma i ricavi di vendita sono uguali. Quindi ha prodotto di più, ma ha venduto uguale. Ma è una cosa positiva? No, nasconde un fenomeno negativo, legato ai costi: essi incidono maggiormente nel secondo anno. Questo aumento potrebbe nascondere un’inefficienza: all’aumentare della produzione, aumentano i costi. Il margine operativo lordo è rimasto lo stesso, ma percentualmente è diminuito. Ciò significa che diminuiscono i margini percentuali dell’impresa.
Produttore di birra (2): passo alla forma ricavi e costi del venduto. Ho sempre gli stessi ricavi di vendita, per quanto riguarda il costo della produzione venduta notiamo che è rimasto uguale. Ciò significa che non è diminuita l’efficienza nella produzione (a parità di fatturato, pari costi del prodotto venduto). L’aumento della produzione si è tradotto in un aumento delle rimanenze finali di magazzino (e questo non è una cosa positiva, perché io non produco per lasciare in magazzino, non produce margine), ma la merce immobilizzata in magazzino significa che avrò il margine solamente quando il prodotto viene venduto.
In valore assoluto il risultato operativo tra 1 e 2 non cambia, cambia solamente in termini relativi (è maggiore nello schema a ricavi e costo del venduto). Nel caso di cicli di produzione più lunghi di un anno (es. edile) è meglio utilizzare lo schema a valore e costi della produzione (le rimanenze in questo caso non rappresentano merce non venduta, ma lavoro effettuato che fatturerò. Quindi non ho il margine anno per anno ma solamente alla fine, quindi configura una visione un po’ distorta).
La gestione operativa nel CE riclassificato
Nello schema di conto economico i costi della gestione operativa sono raggruppati per natura (costo del personale, costo materie prime, etc.). Altri criteri di raggruppamento possono essere:
- Per variabilità rispetto ai ricavi (costi fissi, costi variabili)
- Per destinazione (costi industriali, costi commerciali, costi amministrativi e generali)
- Per area geografica, prodotto, centro di profitto (area di risultato)
È possibile utilizzare una combinazione di criteri. Lo schema diventa più articolato.
Dal risultato operativo al patrimonio netto
Le differenze tra i due schemi riguardano solamente il risultato operativo, mentre per il resto sono uguali.
Particolarità dello SP riclassificato
- Crediti verso soci e proprietari sono prudenzialmente considerati parti negative del capitale netto in quanto difficilmente incassabili in caso di fallimento dell’impresa
- Debiti verso soci e proprietari sono assimilati al capitale proprio in quanto subordinati nel rimborso in caso di fallimento
- Partecipazioni in società controllate e collegate sono immobilizzazioni finanziarie, le trattiamo come attività accessorie in quanto non consentono un’analisi trasparente del loro reddito/valore. L’analisi dovrebbe usare i bilanci delle partecipate o il bilancio consolidato della società capogruppo se disponibile
- Crediti/debiti verso società controllate e collegate
- Di natura commerciale → vanno inseriti nella gestione operativa
- Di natura finanziaria → vanno inseriti nella gestione finanziaria, oppure portati a rettifica del capitale proprio. Possono essere a volte assimilati alle partecipazioni e quindi inseriti nella gestione accessoria. La loro natura ed il loro trattamento dal punto di vista dell’analisi vanno valutati caso per caso
Le passività dello stato patrimoniale riclassificato
Indicatori:
1) Margine di struttura di primo livello: se positivo indica solidità patrimoniale perché il capitale netto è più che adeguato a coprire gli investimenti di natura immobilizzata.
Margine 1^ livello = Cap.proprio – (Immob. operative nette + Attività gest. accessoria)
Se è negativo non devo preoccuparmi perché c’è quello di 2^ livello!!!
2) Margine di struttura di secondo livello: Fornisce informazioni analoghe al margine di struttura di primo livello ma considera tutte le fonti di finanziamento durevoli (capitale proprio e debiti consolidati). Se positivo indica una situazione patrimoniale equilibrata.
Margine 2^ livello = (Capitale proprio + Passività operative consolidate (TFR) + Debiti strutturali) - (Immob. operative nette + Attività gestione accessoria)
CCON - Capitale Circolante Operativo Netto:
Capitale circolante operativo netto = attività operative (=impieghi) - passività operative (=fonti)
Rappresenta l’ammontare di risorse finanziarie assorbite dai crediti commerciali e dal magazzino, al netto della parte finanziata dai fornitori e dai dipendenti in attesa di essere pagati.
Se CCON > 0: è il caso più diffuso in cui le attività operative correnti sono maggiori alle passività correnti, quindi crediti → clienti + magazzino > debiti fornitori e dipendenti. L’impresa investe risorse per sostenere il normale ciclo acquisto → trasformazione → vendita che non sono finanziate con passività operative correnti ma devono essere ripianate.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Management - Appunti
-
Appunti di Pianificazione territoriale
-
Appunti Pianificazione e controllo
-
Appunti completi finanza aziendale