Pedagogia generale – Identità, percorsi, funzione
La pedagogia è la scienza che studia tutto ciò che ha a che fare con l'educazione. Ha come oggetto di studio l'educazione. La pedagogia, di fatto, è sempre esistita, da quando l'uomo ha iniziato a pensare e a convivere con gli altri uomini in modo disciplinato. Risale alla cultura greca (5 sec a.C.). I primi grandi studiosi di pedagogia sono Socrate e Platone.
Oggi noi diciamo che è una scienza, ma non è sempre stato così. L'educazione, suo oggetto di studio, ha una sua dimensione etica.
Relazioni educative
Una relazione educativa può essere intersoggettiva oppure no. Può aver luogo tra un soggetto e un oggetto. Non tutte le relazioni sono educative. L'educatore è prima di tutto un individuo morale. In tempi più recenti, come anche attualmente, nel senso comune, si dice che educa la società. La società è un'entità astratta: non esiste in natura un dettato morale di una certa società. I membri componenti di un gruppo sociale stabiliscono in maniera per lo più implicita i valori morali di riferimento. Noi, fin da piccoli (totalmente inconsapevoli), assorbiamo e facciamo nostra tutta una serie di valori e comportamenti, oltre che di saperi, che impariamo a dare per scontati. In molti casi l'educazione coincide con l'istruzione. Di fatto le due dovrebbero essere in relazione stretta tra loro, ma non coincidere.
Istruzione ed educazione
L'istruzione è una declinazione della parola educazione, come l'educazione in senso stretto (che ha a che fare con la dimensione etica) e quella che elaboriamo alle prese con noi stessi: la formazione. Oggi la pedagogia come scienza si occupa di istruzione, educazione, formazione. Queste tre forme dell'educativo o del pedagogico hanno a che fare con una dimensione morale, ma nel senso comune noi siamo abituati a pensare che le agenzie educative primarie siano la famiglia e la scuola. La famiglia si occupa dell'educazione morale, la scuola dell'istruzione. Noi siamo abituati a pensare che i campi siano separati, che la famiglia abbia compiti che la scuola non ha e viceversa. In ciò che riguarda la pedagogia, queste separazioni nette di ambiti sono astratte; nella realtà non si compiono mai.
Dimensione personale e formazione
Trasversalmente a queste tre declinazioni dell'educativo, oltre alla dimensione etica, c'è anche una dimensione di relazione con sé stessi. Questo, in particolare, riguarda l'ambito della formazione. La formazione è legata a ciò che ogni soggetto elabora individualmente a proposito dei processi di educazione che ha vissuto e che sta vivendo. Riguarda il percorso di presa di coscienza e di elaborazione critica di come siamo diventati ciò che siamo e di ciò che vogliamo essere e diventare. È la nostra riflessione sull'educazione vissuta, sui nostri rapporti con la famiglia, con la scuola, con altre agenzie educative, coi nostri rapporti intersoggettivi che ci hanno formati e hanno fatto di noi ciò che oggi siamo. Tale dimensione è tipica del nostro tempo: alcuni studiosi hanno sostenuto che il XXI secolo sia quello della formazione.
Concezioni diverse di educazione
Visto che molti sono stati i significati di "educazione" nel corso dei secoli, va da sé che nel corso dei secoli ci son state concezioni molto diverse di "educazione". Anche se diversi erano gli ambiti in cui agiva, in passato c'era un'unica definizione di educazione e di educativo. L'educazione può avere diverse connotazioni. La concezione dell'educazione è soggetta a cambiamenti anche molto radicali nel corso del tempo e nello spazio, fisico e globale. Ma non solo: è strettamente legata a una certa concezione dell'uomo. Ciò che va sotto il nome di educazione è legato a una certa idea dell'uomo, cioè a un certo modo in cui si immagina che l'uomo debba essere. In questo senso, l'educazione è lo strumento col quale civiltà e popoli hanno sempre cercato di costruire e formare quell'ideale di uomo.
Educazione e riproduzione sociale
L'educazione è sempre stata, quindi, anche uno strumento di formazione ma anche politico, nel senso più ampio e nobile del termine. Le educazioni sono quei processi che servono a costruire l'umanità. L'educazione è legata alla riproduzione sociale. Noi da quando siamo piccoli impariamo le regole essenziali per vivere nella nostra società e l'educazione è quello strumento con cui la società riproduce sé stessa. Nel contempo, l'educazione è anche lo strumento con cui i governi controllano (dimensione politica legislativa, giuridica) i processi di sviluppo di un popolo, di una civiltà, oltre a promuoverli. La funzione di educazione è di riproduzione ma anche di progresso sociale. Questi due aspetti spesso non vanno d'accordo, perché per progredire è necessario superare la riproduzione sociale.
La scuola pubblica di massa
La scuola pubblica di massa è una conquista recente in termini storici: ricordiamo che l'istruzione, per molti secoli, era qualcosa di riservato alle classi dirigenti. La riproduzione sociale aveva una funzione strettamente politica di governo. Con l'avvento dell'istruzione di massa, alla democratizzazione dell'accesso al sapere si accompagna un controllo e uno sviluppo sui processi del sapere. Tutto ciò ha complicato gli aspetti di gestione delle istituzioni educative, ma ha anche favorito tutta una serie di condizioni intellettuali, ma anche sociali, economiche, di sviluppo, che fanno sì che diamo per scontata l'istruzione per tutti.
Concezione democratica dell'educazione
Tutto ciò che ha a che fare con l'educativo ha a che fare con una certa concezione dell'uomo (nella fattispecie, una concezione democratica). Il termine educazione può avere significati compositi (dal piano del senso comune al piano della scientificità culturale). L'educazione ha a che fare con una tradizione, una storia culturale. Si tramanda di generazione in generazione tramite sistemi di valore considerati consolidati. Tale processo di trasmissione, più di una civiltà che di valori (che hanno esclusiva connotazione morale: la civiltà è tutte quelle attitudini mentali, quelle visioni del mondo ecc.), avviene attraverso l'educazione.
Il ruolo della famiglia nell'educazione
La famiglia è la prima depositaria di tale trasferimento. Non è la prima in ordine di importanza quanto in ordine temporale. Il primo incontro col resto del mondo che abbiamo è quello che la nostra famiglia ci offre. Noi siamo educati implicitamente e silenziosamente dall'ambiente in cui siamo nati. Tale aspetto è solo apparentemente una banalità: ciò che noi riceviamo, l'insegnamento implicito che riceviamo (anche dalla semplice materialità degli oggetti che ci circondano, es. come è fatta la nostra casa, la nostra stanza, quali sono gli oggetti che abbiamo a disposizione e quali invece quelli che desideriamo).
Tutti questi elementi che configurano la nostra personalità da quando siamo piccoli sono apprendimenti impliciti. Noi apprendiamo dall'ambiente fisico e materiale un modo di essere. Nel nucleo familiare c'è un apprendimento vero e proprio di regole sociali. Grazie alla nostra famiglia impariamo a stare in relazione con gli altri in un certo modo. Impariamo fin da piccoli cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa è bello e cosa è brutto, cosa è buono e cosa è cattivo. Dalla famiglia noi acquisiamo tutta una serie di veri e propri saperi, che fino a un'età abbastanza avanzata noi non mettiamo mai in discussione.
Quando siamo bambini, per noi il mondo coincide con la descrizione del mondo che la nostra famiglia ci ha dato. Poiché siamo piccoli, crediamo che per gli altri sia la stessa cosa, che la nostra rappresentazione del mondo sia uguale a quella che hanno gli altri. Per questo ci stupiamo quando verifichiamo che non sempre è così.
Il ruolo della scuola nell'educazione
Da questo punto di vista l'infanzia è un'età decisiva, perché trae insegnamenti espliciti e impliciti (valori e regole convivenza sociale – ambiente materiale) che costituiscono gli elementi educativi principali, che corrispondono ai pilastri su cui costruiamo la nostra personalità. Per una buona parte della nostra vita, noi la costruiamo senza sapere che lo stiamo facendo. Da questo punto di vista la scuola dà un contributo essenziale, perché è il luogo della socializzazione.
Mentre nella dimensione familiare impariamo a guardare il mondo in un certo modo (la famiglia ci prepara alla socializzazione), nella scuola sperimentiamo e pratichiamo la relazione con gli altri. Ecco perché la scuola, non solo per quanto riguarda la formazione dell'infanzia, ha un ruolo educativo fondamentale per uno sviluppo equilibrato della personalità soggettiva. Il primo giorno di scuola è traumatico proprio perché il bambino avverte che esiste un altro mondo che sarà obbligato per tutta la vita a frequentare. Evento, però, educativamente fondamentale (cfr. istruzione domestica, che elide una componente fondamentale, cioè il momento di socializzazione).
L'esperienza scolastica è completa non solo perché il bambino affronta l'istruzione e dunque l'apprendimento del sapere, ma l'istruzione è combinata alla relazione coi pari, i suoi compagni di classe. Parimenti importante, nel momento di scolarizzazione, una relazione con gli adulti, adulti che siano diversi dai propri genitori. Effettivamente la scolarizzazione è un momento impegnativo, in cui si sviluppa velocemente la capacità di autonomia del singolo. Il bambino, da solo, deve imparare a fare i conti con le relazioni coi suoi pari, con altri adulti, con le sue capacità di apprendimento e di prestazione.
L'educazione scolastica è complementare a quella familiare. Ciascun individuo nelle società occidentali trascorre molto tempo a scuola, una gran parte della sua vita, molto consistente. Metà della giornata trascorre a scuola per un consistente numero di anni. La scuola è anche il luogo in cui, in maniera privilegiata, si apprendono delle conoscenze. Le conoscenze devono essere sempre più spendibili, utili a una certa collocazione sociale. Da questo punto di vista, il compito educativo della scuola è di adeguamento.
La scuola ci insegna a essere adeguati alla società in cui viviamo. La scuola è un luogo di assimilazione del sapere corrente e di accomodamento alle richieste sociali, come dimostreranno alcuni pedagogisti. Nella famiglia noi riceviamo educazione morale, a scuola la riceviamo implicitamente. Entrambe le agenzie formative ci preparano a vivere in autonomia nel mondo in cui viviamo.
Formazione e riflessione critica
Una terza variante del termine educazione, come abbiamo già detto, è la formazione, che si colloca su un piano trasversale rispetto alle altre due, perché la formazione della personalità individuale non può prescindere dall'educazione e dall'istruzione, ma va oltre, supera questi due elementi fondamentali, perché è lo spazio di riflessione critica, di rielaborazione critica e personale dell'educazione ricevuta. Se nel caso delle prime due il soggetto è ricevente (famiglia – soggetto, scuola – soggetto), nel caso della formazione la direzione è opposta. Il soggetto agisce e trasforma la realtà e sé stesso.
Il momento di istruzione, in realtà, non è mai un momento passivo. Occorre la nostra partecipazione individuale all'apprendimento. Occorre anche ricettività, rielaborazione delle norme sociali. Occorre comprendere la realtà del mondo prima di poterla praticare. Certamente è vero che nei primi due casi, però, siamo l'oggetto dell'educazione, mentre nel caso della formazione siamo soggetti educanti. Educhiamo noi stessi, la nostra vita, operazione impossibile in assenza delle prime due.
Compiti dell'educazione
Per molto tempo s'è detto che alla famiglia spettava il compito dell'educazione morale e comportamentale, alla scuola il compito dell'adeguamento sociale, quindi dell'immissione in società. I rapporti oggi si son molto complicati, noi vedremo come il secolo scorso e l'inizio di tale secolo siano stati momenti di gran cambiamento non solo della concezione dell'educazione, ma anche delle sue pratiche, della sua realtà. Non è più vero che le famiglie son depositarie di un sapere morale che tramandano con un certo rigore, è vero invece il fenomeno recente secondo cui le famiglie demandano tale compito alla scuola.
La scuola invece non si sta più soltanto occupando della dimensione istruttiva, ma sta diventando una vera e propria rete dal punto di vista istituzionale di rapporti educativi, non solo con la famiglia ma anche con altre istituzioni educative.
Ambivalenza dell'educazione
Dal punto di vista concettuale, ciò che noi chiamiamo correntemente educazione si pone subito come un'antinomia, cioè la contrapposizione di due poli opposti in relazione ambivalente tra loro: l'educazione è, nel contempo, ciò che ci conforma alla società e ciò che ci libera dall'omologazione sociale. Noi siamo continuamente sottoposti a una richiesta di adeguamento di noi stessi, di personalità e capacità e prestazioni di studio alle richieste di un mondo che è così com'è. Sembrerebbe che dal punto di vista educativo noi non possiamo fare altro che adeguarci alla realtà, omologarci. Dall'altra parte il processo di omologazione è cieco: se anche dal punto di vista ideale questo processo di omologazione valesse sempre per tutti, le società sarebbero statiche e una società statica dal punto di vista produttivo e di ascensori sociali, della mobilità è in pericolo, alla vigilia di una catastrofe: implosione economica, finanziaria, guerre, guerre civili.
Il compito dell'educazione è strutturare le capacità del singolo si autonomizzarsi dai processi di omologazione. L'educazione è lo spazio in cui noi coltiviamo una riflessività critica e culturalmente consapevole della realtà. Ecco perché la sua nozione è ambivalente: l'educazione ci conforma e ci trasforma, perché noi ci conformiamo ma, se siamo capaci, ci trasformiamo. Non esiste un altro spazio oltre all'educazione in cui possiamo fare questo passaggio, controbilanciare il primo processo. Tutte le critiche all'educazione, alla scuola, al conformismo che possiamo individuare quotidianamente, fanno riferimento solo a uno dei due aspetti che riguardano l'educazione, che è imprescindibile e necessario.
Educazione e potere
- Se le agenzie educative non ci insegnassero a stare al mondo, con gli altri in modo civile, non ci sarebbe civiltà e il mondo sarebbe un'anarchia.
- L'educazione ha in entrambi i casi un ruolo fondamentale. Esiste sempre una dimensione morale che riguarda l'educazione, sia quando riceviamo che quando diamo contenuti educativi o di trasformazione alla nostra vita.
Quest'ambivalenza fa intravedere un'altra grande questione che riguarda l'educazione: tutti i processi educativi sono legati al potere. Educazione e potere hanno un rapporto molto stretto. La parola potere si può declinare in molti modi: c'è un potere di governo, legislativo, di indirizzo, di tradizione culturale (niente è più inscalfibile di una certa tradizione culturale. La tradizione culturale che ci ha costituiti è ben difficile da individuare: la si individua nel confronto con tradizioni culturali diverse, altrimenti pur sapendo di esser figli di una certa tradizione, non sappiamo di che cosa è fatta o lo sappiamo per sentito dire. Non diamo poi molto peso a ciò. Per questa invisibilità dei valori trasmessici e che abbiamo fatto nostri, questa tradizione culturale è inscalfibile, non la si può fare oggetto. Non sappiamo in che cosa consiste. Anche le tradizioni culturali son depositarie di un potere invisibile ma fortemente educativo. Il potere politico, cioè i processi di governo che regolano gli stati nazione. I sistemi di governo son sempre molto generici, ampi, e tuttavia son sistemi di potere che stabiliscono un indirizzo.
La scuola libera (accesso), obbligatoria fino a una certa età è una possibilità. In molti paesi funziona diversamente. La parificazione tra istituti pubblici e privati è sempre una possibilità, come anche le classi miste, qualcosa a cui noi siamo abituati e che diamo per scontato. Ma non sono una realtà in tutto il mondo e neanche in tutta Europa. Il processo di governo del sistema di istruzione ha stabilito tramite normative (e quindi il sistema giuridico) che in Italia vige il principio dell'integrazione educativa. In altri paesi più economicamente prestigiose esistono scuole speciali. I processi di governo son processi di potere che stabiliscono in via generale e in via normata, cioè tramite la giurisprudenza e le leggi, quale forma di educazione debba essere destinata a un certo popolo.
C'è poi un potere legato al sapere. Sapere o non sapere, conoscere o non conoscere significa avere o non avere potere. Chi sa comprende, e se comprende può agire. Generalmente (questo è un dato che riguarda tutta la storia dell'umanità), chi sa e comprende sa come agire. Questo è il motivo per cui l'accesso all'istruzione, per secoli, è stato limitato ad alcune classi sociali. Dal punto di vista del governo dei popoli, l'accesso al sapere di massa implica un aumento del lavoro del governo. Un'élite conosce, un'élite decide. Le masse vanno tenute nell'ignoranza perché è comodo dal punto di vista dei processi del governo: un popolo che non capisce è più facile da governare. Certamente l'educazione è legata alla dimensione del potere e così come ci sono varie declinazioni possibili del significato dell'educazione.
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