Paleontologia
FOSSILE: QUALUNQUE TRACCIA O RESTO DI ATTIVITA’ DI ORGANISMI VISSUTI NEL PASSATO CHE
SUBISCONO UN PROCESSO DI FOSILIZZAZIONE FINO AD ARRIVARE AI GIORNI NOSTRI.
FOSILIZZAZIONE: processo raro (10%), influenzato da vari fattori:
- Composizione dell’organismo > % materia organica e inorganica
- Struttura dell’organismo > spessore di gusci o scheletri
- Ambiente di deposizione > terrestre o marino
- Ritmo di seppellimento > ritmo alto favorisce la sedimentazione dei resti con alta probabilità di
conservazione
- Chimismo delle acque > acqua troppo aggressiva può sciogliere i resti
- Processi genetici delle rocce > diagenesi e metamorfismo possono portare alla distruzione o
deformazione del resto.
CONSERVAZIONE DEL FOSSILE:
- Conservazione eccezionale: ambra, catrame
- Conservazione nei sedimenti
Possono fossilizzare specie animali, sia i resti che le tracce lasciate; specie vegetali come sottili pellicole
carboniose.
CONCETTI ECOLOGICI:
Suddivisione dell’ambiente marino:
1. piattaforma continentale: terra emersa con pendenza molto bassa e che degrada ad una
profondità di 200m
2. Scarpata continentale: forte pendenza
3. Piana abissale: arriva a profondità pari a 7000 metri
4. Fosse profonde: pendenze elevatissime e profondità elevate
Ambiente planctonico: tridimensionale della colonna d’acqua, si divide in:
1- le acque sopra la piattaforma continentale costituiscono l’ambiente neritico, delimitato da
linea di costa e scarpata. Può variare da 0 a 200m di profondità.
2- Poi si trova l’ambiente oceanico che ha delle suddivisioni, in zone sempre più profonde:
- una parte più superficiale e detta epipelagica, fino ai 200m,
- tra 200m e 1000m è detto mesopelagico,
- tra 1000m e i 4000m batipelagico e 4000m
- 5000m è abissopelagico
- Infine, sotto i 5000m adopelagico.
Ambienti bentonici: ambienti che hanno relazione col fondo del mare. Riguardano le zone di fondo.
Si caratterizza a seconda degli organismi che ci vivono sopra, è suddiviso a sua volta in:
- ambiente sopralitorale, prevalentemente scoperta e solo poche volte bagnata dagli
spruzzi, ci vivono organismi particolari;
- zona litorale, una zona che viene periodicamente coperta o scoperta durante l’alta e la
bassa marea;
- sublitorale, in corrispondenza della piattaforma che corrisponde al limite massimo a cui
può penetrare la radiazione luminosa, è estremamente variabile da zona a zona poiché la
penetrazione della luce nella massa dipende da molti fattori (circa 200m ZONA FOTICA);
- ambiente batiale, non c’è più possibilità di fotosintesi cambiano gli organismi;
- piana abissale con forte riduzione di biomasse e biodiversità.;
- nella zona adale in corrispondenza delle fosse profonde, si trova ancora meno biodiversità
e maggiore presenza di necrofagi.
Mobilità degli organismi marini:
- Plancton, vivono in modo passivo facendosi trasportare dal moto della corrente. Costituito
da fitoplancton e zooplancton, generalmente organismi di piccole dimensioni. Lo
zooplancton si distingue a sua volta in oloplancton (ovvero sono plancton per tutta la vita) e
meroplancton (planctonici solo negli stadi larvali).
- Necton, si muovono nella massa d’acqua volontariamente in funzione della ricerca di cibo o
di riproduzione. Ad esempio: pesci, calamari, seppie.
- Benthos, vivono a contatto col substrato. Possono essere:
epifaunali, vagili (vivono a contatto con lo strato bentonico ma si muovono sopra
esso), sessili o sedentari (si possono muovere ma si stanziano in un posto per tutta
la vita);
infaunali, che possono distinguersi in fossatori, intanati in substrati morbidi, e
perforatori, incavati in substrati duri.
- Nectobentonici, organismi che vivono sul fondo ma possono nuotare anche nella massa d’
acqua (sogliola)
- Epiplanctonici, vivono trasportati da onde e correnti, attaccati ad altri oggetti perché
altrimenti non sarebbero in grado di farsi trasportare. (ad esempio: i crinoidei fossili)
TROFISMO: aspetti e problemi relativi alla nutrizione degli organismi e le loro interazioni alimentari
RETE TROFICA:
luce solare e nutrienti -> produttori primari consumatori (eterotrofi) -> decompositori
(autotrofi) ->
Organismi fotosintetici 1- Erbivori Batteri e funghi
2- Carnivori
primari/secondari
Gruppo trofici degli organismi marini
1. Produttori primari -> fitoplancton e alghe
2. Consumatori primari -> erbivori (molti invertebrati)
3. Consumatori primari/secondari -> depositivori o detritivori.
Organismi infaunali che si alimentano di materia organica in decomposizione e dei batteri che la
provocano.
4. Consumatori primari/secondari -> sospensivori e filtratori
Sospensivori: prelevano il particellato alimentare dall’acqua circostante catturandolo direttamente.
Filtratori: filtrano acqua attraverso la cavità brachiale tramite il sifone inalante o l’apertura.
5. Consumatori secondari/terziari -> carnivori
6. Necrofagi -> si nutrono di resti di animali morti
7. Parassiti -> vivono in rapporto simbiotico di parassitismo, nutrendosi del sangue o dei tessuti
dell’organismo ospite senza determinarne la morte.
FATTORI LIMITANTI:
Energia:
Ambienti ad alta energia: possono sopravvivere organismi epifaunali sessili, con un saldo ancoraggio; o
vagili che nuotino attivamente o che si intanino rapidamente. Per adattamento presenteranno gusci molto
spessi o forme resistenti all’idrodinamismo. Generalmente: consumatori primari, carnivori, erbivori e
filtratori.
Ambienti a bassa energia: Prosperano filtratori o sospensivori, ma si fanno largo detritivori e depositivori
poiché in ambienti a bassa energia è possibile la caduta di particelle sul fondo marino. Generalmente il
substrato è fangoso con organismi infaunali.
Luce solare: I più alti tassi di fotosintesi a 10-20 m sotto la superficie poiché alcuni organismi non tollerano
l’irradiazione diretta della luce. Già a 60m arrivano pochissime lunghezze d’onda, e questo influenza la
fotosintesi. È comunque un fattore dipendente dalle latitudini. La luce è la sorgente fondamentale di
energia per tutti i produttori primari. L’intensità della luce diminuisce in modo esponenziale con la
profondità.
Nutrienti: elementi indispensabili per la vita di vegetali e la formazione dei pigmenti fotosintetici. Azoto,
fosforo, ferro e silice, calcio e magnesio. La concentrazione di nutrienti e l’intensità luminosa sono i
principali fattori di controllo dei produttori primari, quindi del tasso di produzione.
È il fattore limitante principale nelle acque superficiali dove la luce è sempre disponibile.
Fenomeni di upwelling: correnti ascensionali, date dai venti alisei e dall’effetto Coriolis, che portano i
nutrienti dal fondo marino verso la superficie e si instaurano nelle aree di divergenza oceanica e lungo le
coste. Sono zone ricche di nutrienti, ma presentano minore variabilità tassonomica a causa
dell’imprevedibilità delle risorse trofiche e i cambiamenti di temperatura.
In mari ad alta produttività, il plancton determina un intorbidimento delle acque che determina a sua volta
una minore irradiazione della luce.
Bassi livelli di nutrienti danno un ambiente oligotrofico (molte specie e pochi individui), mentre alti livelli di
nutrienti danno un ambiente eutrofico (poche specie e molti individui).
Ossigeno: Deriva sia dall’atmosfera che dal processo di fotosintesi. Contenuto di ossigeno disciolto nelle
acque marine varia tra 8,5 e 0 ml/l, ma più comunemente è compreso tra 6 e 1 ml/l. La concentrazione
dell’ossigeno disciolto dipende dalla produzione primaria, dal consumo per respirazione ed ossidazione e
dall’apporto ad opera di correnti.
L’ossigeno diventa un importante fattore limitante quando la sua concentrazione scende sotto i 2 ml/L. Gli
organismi rispondono diversamente a bassi livelli di ossigeno con adattamenti morfologici, adattamenti
fisiologici e adattamenti comportamentali. Ovviamente bassi livelli di ossigeno comportano una forte
diminuzione della biodiversità. Se l’acqua è ben ossigenata lo sarà anche il substrato. A grandi profondità gli
organismi infaunali non scavano in profondità e questo è un atteggiamento importante che si trova nelle
tracce dei fossili. ( meno tracce meno ossigeno)
Mentre nelle acque superficiali non ci sono problemi di carenza di ossigeno, alle grandi profondità i livelli di
ossigeno sono molto bassi e comportano fondali anossici. Alcuni organismi si adattano anche alle zone
anossiche, morfologicamente aumentano il rapporto superficie/volume per gli scambi gassosi.
OMZ: Oxygen Minimum Zone. L’ossigeno cala nella zona fotica e in profondità fino all’OMZ e poi ricresce
lentamente. Questo pattern dipende da:
- Minor consumo dovuto alla minor presenza di organismi e minore quantità di particellato.
- Interazione tra produzione primaria, il bilancio tra respirazione/ossidazione che determina
il consumo, e il ripristino a opera delle correnti.
Temperatura: È un fattore estremamente importante per gli organismi eterotermi, e determina la
sopravvivenza e il successo riproduttivo delle specie. La temperatura varia con la profondità e la latitudine
esercitando un forte controllo sulla distribuzione degli organismi.
- Organismi euritermi: tollerano ampie escursioni termiche, hanno ampia distribuzione
latitudinale
- Organismi stenotermi: sopportano variazioni più limitate, diffusi entro fasce latitudinali ben
delimitate
È importante anche la stabilità del regime termico.
La temperatura influenza la crescita degli organismi, la morfologia e la taglia. Le conchiglie dei molluschi dei
mari tropicali soprassaturi di CaCo3 sono più grandi delle conchiglie che si trovano alle medie e alte
latitudini. Gli organismi che vivono a queste latitudini però di accrescono più lentamente e possono
raggiungere taglie più grandi in più tempo.
- Termoclino: è lo strato di transizione tra lo strato rimescolato di superficie e lo strato di
acqua profonda in corpi idrici profondi come oceani, mari e laghi. Le definizioni di questi
strati sono basate sulla temperatura. Lo strato di rimescolamento (mixed layer) è vicino alla
superficie, dove la temperatura è costante e approssimativamente pari a quella dell'acqua
di superficie. Nello strato di termoclino, la temperatura diminuisce rapidamente dal valore
assunto nello strato di mescolamento a quello corrispondente alla temperatura dell'acqua
profonda, che è stabile nel corso dell'anno perché troppo profonda per poter essere
influenzata dalla radiazione solare. Il termoclino rappresenta quindi la zona di transizione
tra lo strato superficiale e quello profondo.
Basse latitudini: strato di rimescolamento da 200 m a 1000m, sotto i 1000 m la
temperatura cala drasticamente.
Medie latitudini: esistono due termoclini: uno permanente e uno dato dalla
stagionalità (superficiale).
Alte latitudini: non esiste termoclino poiché le acque sono generalmente congelate
anche superficialmente.
Salinità: È la misura dei Sali disciolti in acqua (circa 35%). La salinità può variare per evaporazione ed
apporti fluviali, infatti cambia a seconda delle zone climatiche. A livello biologico l’azione della salinità
consiste nella pressione osmotica esercitata sulle membrane cellulari, per cui gli organismi tollerano in
modo differente i diversi livelli di salinità.
- Organismi eurialini: Tollerano bene ampie variazioni di salinità
- Organismi stenoalini: Tollerano minime escursioni di salinità.
La diversità tassonomica è alta nei mari eurialini e decresce nei mari ipo e iperialini. Gli ambienti con ampie
variazioni stagionali, come lagune sono caratterizzati da oligotipia ovvero un numero limitato di specie ma
grandi popolazioni.
Substrato: Stretta correlazione tra tipo di substrato e organismi bentonici.
- Substrato duro: costituito da rocce o resti scheletrici.
Paleoecologia: Si possono trovare associazioni di organismi epifaunali (vagili e sessili) e
perforatori. Da un punto di vista trofico sono presenti solo organismi: sospensivori,
filtratori ed erbivori (zona fotica)
- Substrato incoerente o mobile: costituito da elementi che si spostano gli uni rispetto agli
altri, quindi da sedimenti di granulometrie comprese tra ciottoli e argilla colloidale.
epifaunali ed infaunali con distribuzione influenzata da grana e mobilità del sedimento.
In sabbie molto fini ed argille, la stabilità è determinata dal livello di coesione tra le
particelle, prevalgono gli infaunali. <- Dipende comunque dal tasso di sedimentazione, se è
basso aumenta la stabilità!
In sabbie medie e grossolane, che determinano ambienti più stabili, aumenta l’epifauna.
Sedimento è ricco di acqua e ossigeno e poca materia organica, quindi ci saranno meno
depositivori e detritivori, che si trovano invece dove c’è più fango (trattiene molta materia
organica). Inoltre, sono generalmente ambienti ad alta energia che non lasciano deposito,
ma piuttosto aiutano sospensivori e filtratori.
È importante valutare, non solo il substrato, ma anche le interazioni tra gli organismi!
Profondità: Tutti i parametri variano in relazione alla profondità. La luce diminuisce con la profondità,( a
seconda di latitudine, stagione, produttività) e subisce un’estinzione selettiva, che porta alla permanenza
dei soli raggi blu ad alte profondità.
TAFONOMIA:
studia i processi che vanno dalla morte dell’organismo fino al suo ritrovamento come fossile.
Quindi processi che avvengono dalla biosfera alla litosfera.
1- Morte
2- Processi biostratinomici
3- Seppellimento
4- Processi di fossilizzazione
Ad esempio: un vertebrato morto finito in acqua, subisce un trasporto dalle correnti e rimane in superficie
galleggiando grazie ai gas di decomposizione, con la perdita di gas, affonda e cade sul substrato. Viene
sepolto rapidamente da vari sedimenti, e inizia il processo di fossilizzazione: avviene la diagenesi e
compattazione per cui lo scheletro viene schiacciato tra i sedimenti e poi, viene traslocato a causa dei
movimenti tettonici e se avviene l’erosione, il fossile è riportato alla luce.
La fossilizzazione comprende la storia dei resti dal loro seppellimento al ritrovamento come fossili. È un
processo molto raro. Fattori che favoriscono la fossilizzazione sono:
a. Rapido seppellimento , per evitare che i fattori esterni distruggano l’organismo. La
fossilizzazione ha probabilità più alte di successo se l’organismo si trova in ambiente acqueo
poiché i processi di sedimentazione superano quelli distruttivi. LA conservazione degli
organismi continentali è più limitata.
b. Presenza di parti dure sia organiche che inorganiche, perché esse fossilizzano meglio
rispetto a quelle molli
c. Relazione tra le parti dure e molli, ad esempio, lo scheletro tenuto insieme da tessuto
cartilagineo (molle) subisce disarticolazione ed è più difficile che avvenga la conservazione
completa dello scheletro. Vengono spesso trovate le parti singole.
Le sostanze che costituiscono i viventi sono:
A. Materia organica: carboidrati, lipidi e proteine. Può comporre sia le parti molli: come
muscoli, organi interni, tessuti molli; sia le parti dure, costituite da polisaccaridi, ad esempio
la chitina, oppure da scleroproteine: collagene, cheratina, cellulosa, lignina, sporopollenina
(estremamente resistente)
B. Materia inorganica: costituita da sostanze minerali: il più abbondante carbonato di calcio in
Calcite e Aragonite; la silice molto meno frequente; fosfato di calcio, importante per ossa e
denti, gusci di brachiopodi, carapace dei trilobiti.
Una maggior percentuale di materia inorganica favorisce la fossilizzazione.
MORTE: L’inizio della storia come fossili. Solo in pochi casi si può risalire alle cause della morte:
Ad esempio:
La predazione , sui gusci delle conchiglie possono essere presenti buchi conici che suggeriscono un
evento di predazione. È necessario conoscere delle tecniche di predazione comuni (Conus).
Possono essere presenti uno o più buchi.
Morte di parto, se si trovano vicini fossili di adulto con embrioni e “piccolo” in espulsione.
Morte per soffocamento, scheletri di predatori che hanno scheletri delle prede incastrati
all’interno.
Intrappolati nel bitume, vertebrati prede con molti predatori intorno intrappolati anche essi (può
determinare fenomeno di conservazione eccezionale).
Moria di massa, forti concentrazioni di fossili su superfici di strato. Spesso collegati a
eutrofizzazione delle acque.
Eutrofizzazione delle acque: aumentano i nutrienti in mare, aumentano le fioriture legali, le alghe
muoiono e si depositano sul fondo, la decomposizione delle alghe morte sottrae O2 alle acque di
fondo, gli animali muoiono senza ossigeno.
Non sempre una forte concentrazione di fossili su una superfice è indice di moria di massa, a volte
sono semplicemente stati accumulati dalle correnti.
PROCESSI BIOSTRATINOMICI: eventi che agisce sui resti dopo la morte dell’organismo fino al suo
seppellimento.
Predazione e necrofagia, possono avere effetti sulla distruzione dei resti. Inoltre, confezionano i
resti delle loro prede sotto forma di borre o escrementi che possono essere fossilizzati.
Necrolisi, decomposizione delle parti non mineralizzate di un organismo, inizia subito dopo la sua
morte de è regolata da diversi fattori: Ossigeno, Acqua, Temperatura, pH (es. torbiere, pH acido
rallenta la decomposizione). La necrolisi comprende:
Decomposizione della materia organica: rappresentata dalla putrefazione delle
sostanze proteiche, i grassi e i carboidrati. Scompone composti complessi in composti
semplici che possono essere sintetizzate da altri organismi viventi. È prodotta d
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