Appunti di Ortodonzia, 04/10/2016 (Prof.ssa Garattini)
Definizione di ortodonzia: branca dell’odontostomatologia che
riguarda lo stato ed il monitoraggio della crescita cranio-facciale, lo
sviluppo dei rapporti dentari, il trattamento delle anomalie dento-
scheletriche e il miglioramento dell’aspetto estetico dento-facciale.
Tipologie di trattamenti:
⁃ esclusivamente ortodontici;
⁃ ortopedici/ortodontici.
L’osso mandibolare e mascellare comandano l’armonia del distretto
cranio-facciale, quindi nell’ottica di dare al paziente un’estetica
cranio-facciale ottimale, non si può prescindere dall’azione delle ossa.
Obiettivi dei trattamenti ortodontici:
⁃ raggiungimento di una occlusione funzionale corretta, stabile nel
tempo, nel rispetto dell’integrità dei tessuti dento-parodontali (il
paziente primariamente deve essere sano, quindi non devono
esserci carie o problematiche gengivali/parodontali);
⁃ ottenimento di un’estetica dento-facciale armonica.
Le malocclusioni non sono una malattia, quindi l’ortodonzia si occupa
di alterazioni morfo-occlusali, che non sono delle patologie. Un
paziente con una malocclusione vive bene lo stesso (stessa aspettativa
di vita rispetto a pazienti senza malocclusione). La priorità va quindi
alla cura delle patologie del cavo orale.
L’estetica non è un parametro misurabile, in quanto risente moltissimo
di fattori non classificabili con metodi matematici. Rispetto al
fenomeno razziale si hanno dei riferimenti di ordine estetico che sono
diversi da razza a razza. Il modello estetico a cui bisogna tendere
varia quindi in base alla tipologia razziale. Anche all’interno di
ciascuna razza le variabili sono tante.
Lo sviluppo della massa cerebrale crea la spinta che fa crescere, in
modo armonico, la scatola cranica. Se qualcuna delle suture craniche
risultasse precocemente saldata, si verificheranno delle deformazioni
craniche.
Differenze tra odontostomatologia ed ortodonzia:
⁃ in odontostomatologia si tende generalmente al ripristino di
condizioni pre-esistenti (nel caso di una lesione cariosa si tende
a ripristinare il tessuto cariato);
⁃ in ortodonzia si tende spesso al raggiungimento di un modello
ideale.
Dagli anni ’90 in poi si sono evidenziati soprattutto i limiti
dell’ortondonzia, in seguito ad evidenze scientifiche.
In passato l’ortodonzia era la disciplina che si occupava solo dei
bambini. Attualmente vengono trattati anche gli adulti e c’è un forte e
crescente coordinamento con le altre specialità odontostomatologiche.
Già dal 1000 a.C. il disallineamento dentario, la presenza di denti
protrusi ed irregolari, costituivano un problema per alcuni soggetti.
Norman Kingsley influenzò l’odontoatria americana della seconda
metà del 1800 e utilizzò per primo le trazioni extra-orali per retrudere
i denti e fu pioniere nel trattamento delle LPS. L’obiettivo dei
trattamenti era quello di allineare i denti piuttosto estraendo elementi
dentari. I principi dell’occlusione non erano presi in considerazione.
Edward Angle può essere considerato il padre dell’ortodonzia
moderna. Sviluppò il concetto di occlusione nella dentatura naturale.
Sviluppò la classificazione che porta il suo nome e che viene ancora
oggi utilizzata. Così individuò i principali tipi di malocclusione.
L’aspetto relativo all’estetica dentaria e facciale venne risolto con il
postulato che l’estetica si raggiunge sempre quando il paziente ha una
occlusione ideale.
Tweed e Begg (1940-50), rispettivamente in USA e in Australia,
ricominciarono ad estrarre elementi dentari allo scopo di ottenere una
buona estetica ed una buona funzione. Subito dopo la seconda guerra
mondiale venne introdotta la cefalometria che permetteva di misurare
i cambiamenti dentari e scheletrici prodotti dalla crescita e dai
trattamenti. Così si affinò il concetto di trattamento ortopedico
soprattutto in Europa. L’ottenimento dei corretti rapporti scheletrici
divenne l’obiettivo delle terapie nel ventesimo secolo.
Successivamente si incominciò a guardare il sistema masticatorio
anche dal punto di vista dei tessuti molli. La potenzialità ed i limiti
della moderna ortodonzia e della chirurgia ortognatica sono
determinati dai tessuti molli facciali e non solo dai denti e dalle ossa.
Questo orientamento comporta una maggiore attenzione all’esame
clinico che ai modelli di gesso o alle radiografie.
Cenni di epidemiologia.
I dati derivanti dalle ricerche epidemiologiche del passato sono
difficilmente interpretabili a causa della non omogeneità dei parametri
malocclusivi adottati. Dal 1970 sono comparsi studi più strutturati e
negli anni ’90 è stato condotto uno studio estremamente significativo:
National Health and Nutrition Estimates Survey III. 14.000 soggetti
americani statisticamente rappresentativi di circa 150 milioni di
persone divisi per razza/etnia e fasce di età.
Parametri malocclusali considerati in questo studio:
⁃ affollamento/disallineamento incisivi inferiori;
⁃ diastema intercisivo superiore maggiore di 2 mm;
⁃ cross-bite posteriori;
⁃ open/deep bite;
⁃ etc…
Risultati:
⁃ 30% nessun tratto malocclusivo;
⁃ 50-55% malocclusioni in classe I;
⁃ 15% malocclusioni in classe II;
⁃ 1% malocclusioni in classe III.
Quindi il 70% della popolazione presenta malocclusioni. Gli
Americani sono soprattutto di razza caucasica e negroide, tra gli
Asiatici aumentano i casi di malocclusioni in classe III.
Classe II —> prevalente in razza caucasica.
Classe III —> prevalente in razza asiatica.
Variabilità in razza negroide (profili protrusi).
Chi necessita di trattamento e per quali motivi?
⁃ problemi psicologici (ricerca dell’estetica);
⁃ impedimento alle funzioni orali (masticazione, deglutizione,
fonazione);
⁃ prevenzione dei traumi, delle carie e delle malattie parodontali.
L’eziopatogenesi delle malocclusioni:
⁃ fattori ereditari (patrimonio genetico del soggetto);
⁃ fattori congeniti (qualcosa che succede durante la vita intra-
uterina);
⁃ fattori acquisiti.
Qualsiasi fattore ambientale, acquisito o congenito, agisce su un
fattore geneticamente determinato.
Fattori ereditari: l’ereditarietà è poligenica ad espressività variabile. In
linea generale è di fondamentale importanza per pianificare la terapia
e valutare la prognosi, valutare l’ereditarietà di una disgnazia. La
quota genetica di una malocclusione è difficilmente trattabile. Quando
si valuta un bambino con una malocclusione è importante visitare
anche i genitori.
Le malformazioni a trasmissione ereditaria possono interessare:
⁃ sistema neuromuscolare;
⁃ dentatura;
⁃ tessuti ossei e cartilaginei;
⁃ tessuti molli.
A carico del sistema neuromuscolare abbiamo condizioni di macro o
microglossia.
A carico della dentatura la condizione più predominante è l’agenesia.
Si ereditano anche dimensioni, forme dei denti e posizione degli
abbozzi, nonché i tempi della permuta. La diagnosi di agenesia è solo
tramite panoramica.
La valutazione della familiarità di un difetto ci permette di stimare,
durante la crescita di un soggetto, l’evoluzione probabile di una
disgnazia. Le disgnazie possono manifestarsi più evidentemente con
la crescita.
Fattori acquisiti o ambientali: tutti quei fattori che intervengono
durante la gravidanza e la vita intrauterina.
Fattori congeniti (durante la gravidanza):
⁃ farmaci;
⁃ sostanze varie;
⁃ traumi;
⁃ patologie infiammatorie/infettive.
La fetopatia alcolica presenta come prima drammatica manifestazione
il ritardo mentale e ha manifestazioni anche a livello orale (alterazioni
dello smalto, malocclusioni, etc…).
Solo nel 30% dei casi la LPS è di tipo ereditario, mentre nel 70% il
problema è congenito (problematica in gravidanza). I bambini con
LPS nella maggior parte dei casi non hanno altre problematiche. La
microsomia emifacciale è la seconda malformazione congenita più
frequente dopo le LPS.
Fattori acquisiti dopo la nascita:
⁃ parafunzioni (succhiamento protratto, respirazione orale,
deglutizione atipica);
⁃ traumi: prenatali, da parto, post-natali. Conseguenza più
rilevante: crescita asimmetrica e/o di sviluppo;
⁃ patologie.
Traumi dentari:
⁃ post-natali pre-eruzione dei decidui;
⁃ post-natali in dentatura decidua;
⁃ post-natali in dentatura permanente.
Fattori ereditari, fattori congeniti e fattori ambientali (o acquisiti).
Causa + Tempo + Tessuto = Malattia.
L’ospite, con la sua genetica, può condizionare lo sviluppo di una
patologia.
La prognosi di qualsiasi caso di malocclusione è in funzione di:
⁃ ereditarietà del difetto;
⁃ tipo di difetto;
⁃ tempi di intervento.
Ogni terapia deve basarsi su questi due parametri:
⁃ efficacia: quanto funziona;
⁃ efficienza: rispetto del parametro costo-beneficio.
Appunti di Ortodonzia, 11/10/2016 (Prof.ssa Garattini)
Diagnosi in ortognatodonzia.
Per arrivare ad una diagnosi ci si avvale di presidi diagnostici clinici e
strumentali e di procedure cliniche.
C’è una raccolta anamnestica, un esame obiettivo, esami strumentali
radiologici, calchi in gesso e
Prima visita ortodontica:
⁃ raccolta anamnestica;
⁃ esame clinico statico e dinamico;
⁃ richiesta di esami radiologici.
La raccolta anamnestica è di fondamentale importanza sia per la
diagnosi che per il programma terapeutico che per la prognosi di una
malocclusione e per motivazioni medico-legali.
Anamnesi fisiologica:
⁃ patologie materne in gravidanza (problemi congeniti);
⁃ modalità del parto (traumi da parto che causano assimetrie
facciali);
⁃ modalità di allattamento;
⁃ fonesi e maturazione psico-fisica (problemi scolastici e di
comportamento);
⁃ tempi di eruzione dentaria (a quanti mesi il primo dente da
latte);
⁃ menarca.
Anamnesi patologica remota e prossima:
⁃ anamnesi medica tradizionale: valutazione di tutte le patologie
pregresse e attuali, eventuale farmacoterapia in corso,
valutazione della funzionalità respiratoria (tonsille, adenoidi),
valutazione della diatesi allergica, valutazione delle indagini
radiologiche già eseguite (quali, quando e perché);
⁃ anamnesi odontostomatologica: pregressi traumatismi dento-
facciali, esperienza di carie e patologie gengivali, estrazioni
pregresse, fluoroprofilassi (posologie e durata), abitudini di
igiene orale, precedenti trattamenti odontoiatrici (tipologia,
durata e tempistica);
⁃ anamnesi ortodontica: abitudini viziate (respirazione orale,
succhiamento protratto, onicofagia, spinta linguale durante
deglutizione), parafunzioni (digrignamento, serramento),
precedenti trattamenti ortodontici (tipologia, durata).
Anamnesi famigliare (ortodontica):
⁃ malocclusioni ricorrenti (progenismo);
⁃ alterazioni numeriche e morfologiche degli elementi dentari
(agenesia dentaria);
⁃ trattamenti ortodontici o chirurgici.
Un altro dato estremamente importante è capire perché il paziente
richiede un trattamento ortodontico. Generalmente il paziente viene
per una malocclusione (denti storti), per un consulto (su parere di
altro collega), per motivazioni estetiche, per un parere su indicazione
del pediatra, dell’odontoiatria, etc…
La raccolta anamnestica, anche se fatta compilare dal paziente o dai
genitori, deve essere controllata dall’odontoiatra e firmata da un
maggiorenne. Generalmente viene proposto un form anamnestico da
comparsi prima della prima visita. Il form anamnestico è uno
strumento di primo contatto con il paziente.
Esame clinico:
⁃ esame del viso: ispezione, auscultazione (ATM) e palpazione;
⁃ esame clinico dento-parodontale: valutazione delle carie, difetti
di formazione dello smalto, amelogenesi/dentinogenesi
imperfetta;
⁃ esame delle funzionalità (mandibolare, fonesi, deglutizione).
Valutazione dei tessuti molli:
⁃ lesioni gengivali e parodontali;
⁃ lesioni mucose;
⁃ valutazione dei frenuli.
Valutazione clinica della malocclusione:
⁃ presenza di dual-bite;
⁃ classi dentarie;
⁃ overjet ed overbite;
⁃ diastemi;
⁃ affollamenti;
⁃ rotazioni, inclinazioni, estrusioni, intrusioni.
Discrepanza tra CO e CR (occlusione centrica e relazione centrica).
CO è la massima intercuspidazione che il paziente raggiunge all’atto
della deglutizione. Normalmente CO corrisponde a CR, ma se,
durante il processo di chiusura, il paziente contatta prematuramente su
uno o più denti, l’atto della deglutizione non può avvenire e quindi il
paziente può protrudere la mandibola fino a trovare la massima
intercuspidazione.
In tutti i pazienti bisogna ricercare la doppia chiusura: con la mano
destra si guida la mandibola rilassata a cercare il primo contatto. Ci si
aspetta che al primo contatto corrisponda la massima
intercuspidazione (CO e CR coincidono), ma non sempre è così.
Esame clinico statico: classe dentaria secondo Angle (molare e
canina) —> definiscono il rapporto tra molari e canini superiori nei
confronti dei denti dell’arcata antagonista.
Classe molare secondo Angle:
⁃ I classe (dentale), classe di norma: il vertice cuspidale della
cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore superiore
alloggia nel solco vestibolare principale del primo molare
inferiore;
⁃ II classe (dentale): il primo molare inferiore occlude con il
superiore in posizione più distale rispetto alla prima classe. Ci
sono due sottodivisioni: 1) Malocclusione di II classe I divisione
(posizione degli incisivi superiori più avanzata rispetto agli
inferiori) 2) Malocclusione di II classe II divisione,
squisitamente ereditaria (incisivi centrali superiori molto
inclinati lingualmente, incisivi laterali superiori molto inclinati
in avanti, morso profondo);
⁃ III classe (dentale): il primo molare inferiore occlude con il
superiore in posizione più mesiale rispetto alla prima classe. Il I
molare superiore è visibilmente arretrato (oltre i 2,5 mm)
rispetto al I molare inferiore.
Classe canina secondo Angle:
⁃ I classe (dentale), classe di norma: il vertice cuspidale del
canino superiore alloggia nello spazio tra canino e primo
premolare inferiore;
⁃ II classe (dentale): occlusione distale;
⁃ III classe (dentale): occlusione mesiale.
Appunti di Ortodonzia, 18/10/2016 (Prof.ssa Garattini)
Overbite: distanza, sul piano frontale, tra margine incisivo superiore e
margine incisivo inferiore.
Overjet: distanza, sul piano sagittale, tra margine incisivo superiore e
margine incisivo inferiore.
Gli studi americani danno per overbite corretto, una sovrapposizione
sul piano frontale di 3 mm (maggiore non è quindi corretto). Secondo
invece la scuola europea-scandinava la norma è fino a 5-6 mm.
L’open-bite è quando non c’è sovrapposizione degli incisivi superiori
sugli incisivi inferiori. Il deep bite è invece l’eccesso di
sovrapposizione (supera i 6 mm).
L’overjet è la sovrapposizione sul piano sagittale e la distanza
dovrebbe attestarsi tra gli 0 e i 2 mm.
Un overjet aumentato è maggiore di 2 mm. Un overjet diminuito è
inferiore agli 0 mm (inversione dentaria anteriore).
Linee interincisive: la linea interincisiva superiore dovrebbe, nella
norma, coincidere perfettamente con la linea interincisiva inferiore.
Versioni dentarie o inclinazioni.
Rotazioni dentarie.
Inversioni dentarie.
Diastemi: la dentature decidua, fisiologicamente, si presenta
diastemata (spazi tra i denti decidui). La dentatura permanente non
dovrebbe, nella norma, presentare spazi tra i denti.
Disallineamento dentario.
Affollamento dentario: quando si parla di affollamento si dovrebbe
più precisamente parlare di disallineamento.
Esame clinico dinamico.
• Discrepanza CO/CR.
• Esame della funzionalità mandibolare.
• Esame della deglutizione.
• Esame della fonazione.
• Esame della respirazione.
Normalmente l’occlusione centrica e la relazione centrica coincidono;
una discrepanza tra le due determina una discrepanza nell’occlusione
(nei bambini si raggiunge una percentuale di discrepanza fra le due
fino al 60%).
Esame della funzionalità mandibolare (viene fatto solo se c’è una
motivazione, ovvero un’alterazione dalla norma):
⁃ ispezione: si va a vedere la simmetria del viso. Si valuta la linea
interpupillare (deve essere parallela al pavimento), la linea
mediana del viso (si rileva sia in posizione statica, che in
posizione dinamica), la rima labiale (sia in statica che in
dinamica), la simmetria del tragitto di apertura e chiusura della
bocca, la misurazione del grado di apertura della bocca (si
misura utilizzando un calibro), misurazione del movimento di
protrusione;
⁃ auscultazione: si può auscultare l’articolazione temporo
mandibolare con il fonendoscopio;
⁃ palpazione: si può palpare bimanualmente in modo simmetrico
l’articolazione temporo mandibolare e la muscolatura, valutando
se il paziente manifesta dolore. Palpazione dei muscoli
masticatori: la maggior parte dei dolori facciali riconducibili
all’ATM sono di derivazione muscolare. La muscolatura che si
va a valutare non è solo quella facciale: si va a palpare il
trapezio e si valuta se è dolente. Anche il muscolo
sternocleidomastoideo, il muscolo occipitale, il muscolo
frontale, il muscolo massetere e il muscolo buccinatore vengono
palpati per valutarne lo stato.
⁃ percussione.
Esame della respirazione.
Funzioni respiratorie del naso: si valuta se il pazient
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