MERCATO, CONCORRENZA E REGOLAMENTAZIONE (Prof. Trabucchi)
APPUNTI:
è un’istituzione finalizzata a consentire lo scambio, ovvero il trasferimento di un bene da chi lo
Il mercato
valuta meno a chi lo valuta di più. Il vantaggio dello scambio è misurabile come differenze tra la valutazione
dell’acquirente e quella del venditore. Solo se questa è postitiva lo scambio è vantaggioso e quindi fattibile.
Questa differenza si chiama surplus ed è ripartita tra coloro che partecipano allo scambio, sulla base del
prezzo. Quando il prezzo è alto, sale il surplus del venditore e viceversa, quando il prezzo è basso sale il
surplus del consumatore.
Il benessere sociale è definito come la somma di surplus dei consumatori e surplus dei produttori.
In concorrenza perfetta gli operatori assumono di non poter influenzare il prezzo in alcun modo e quindi
considerano il suo valore come un dato da inserire nei propri processi decisionali. Quindi gli operatori sono
price taker, il prezzo è una variabile esogena. Quando non siamo in concorrenza perfetta, gli operatori
che queste hanno sul prezzo. Da ciò ne deriva il potere di
prendono decisioni tenendo conto dell’impatto
mercato.
Gli interventi dello stato sono finalizzati ad ottenere risultati in termini di efficienza e progresso tecnologico.
Gli estremi sono due: concorrenza perfetta e Monopolio.
potere di mercato è la capacità dell’impresa
Il di influenzare in modo profittevole e duraturo il prezzo,
l’output, l’innovazione e la qualità. Ovvero la possibilità di comportarsi in modo indipendente dai
concorrenti e dai consumatori. Il prezzo più basso è pari al costo marginale, mentre quello più alto è il prezzo
di monopolio.
Il potere di mercato ha gradi diversi, ovviamente il potere di mercato è più elevato per il monopolio ed è zero
nella concorrenza perfetta. Affinchè il mercato sia concorrenziale è necessario che non ci sia monopolio
naturale, esternalità, barriere all’entrata e all’uscita, costi di transazione, asimmetrie informative e beni
pubblici, altrimenti si ha fallimento di mercato.
Il potere di mercato ha origine da fattori diversi:
- Scelte adeguate delle imprese, imprese possono essere più abili e il potere di mercato può essere
pubblicità. In questo caso l’impresa non deve essere punita e
frutto di investimenti, innovazioni,
quindi non si possono imporre prezzi massimi. Un eventuale intervento del governo potrebbe
disincentivare la stessa impresa o le altre ad investire nel futuro.
le pratiche anticompetitive falsano il normale gioco della concorrenza e l’impresa
- Un atto illecito, caso l’autorità garante deve
scorretta riesce quindi ad ottenere potere di mercato. In questo
intervenire per appurare la violazione di alcune norme a tutela della concorrenza.
- Condizioni strutturali di mercato che non rispettano le condizioni della concorrenza perfetta, si parla
in questi casi di fallimenti di mercato, quando il mercato tende, a prescindere dal comportamento
degli operatori, a produrre risultati sub-ottimali
Si distingue quindi la crescita interna (derivante da meriti economici dell’impresa), dalla crescita esterna
(derivante dall’assorbimento di altre imprese).
Nel caso della concorrenza perfetta non ci sono barriere d’entrata e di uscita, ci sono molti venditori e molti
dell’output del settore e il numero di
consumatori, ogni impresa produce una porzione irrilevante
consumatori è elevatissimo quindi si neutralizza qualsiasi tentativo individuale di influenzare il prezzo. Se
invece, si concretizzasse una concentrazione degli operatori da un lato o dall’altro, allora si prospetterebbe la
possibilità per alcuni di essi di influenzare il prezzo attravero il proprio comportamento, strategico.
perfetti. Non ci sono esternalità e c’è perfetta informazione. Quando
I beni sono omogenei e quindi s\ostituti
queste condizioni cadono c’è fallimento del mercato.
Le altre forme di mercato sono:
La curva di offerta del mkt è data dalla somma orizzontale delle curve di O delle singole imprese. La curva
di domanda è la somma delle singole curve di domanda, ogni consumatore deriva la propria a seconda della
propria disponibilità a pagare, la ottiene massimizzando la propria utilità a seconda del proprio vincolo di
bilancio.
L’incrocio della domanda e di offerta determina il prezzo e la quantità di equilibrio.
Ogni impresa si confronta con un prezzo, perché ogni impresa è price taker, per massimizzare il profitto, si
cerca di massimizzare la funzione di profitto che è data da ricavi meno costi.
Si fa la derivata prima della funzione e la si pone uguale a 0.
Il prezzo è uguale al costo marginale, perché tutte le imprese sono price taker. Ogni impresa offre quindi ad
un prezzo pari al costo marginale.
Si può individuare il surplus del consumatore (differenza tra disponibilità a pagare e prezzo) e quello del
produttore (differenza tra prezzo e costi)
Quello del consumatore è area tra domanda e il prezzo di mercato e rappresenta per ogni quantità la
disponibilità a pagare meno il prezzo.
Quello del produttore misura il benessere che l’impresa ricava dall’aver offerto il bene.
In monopolio, si ha un solo produttore che fronteggia l’intera domanda di mkt. Il ricavo marginale del
monopolista è sempre inferiore al prezzo. Questa curva ha pendezza doppia della curva di domanda.
Per ottenere la quantità si vede nell’incrocio tra ricavi marginali e Cmg, mentre la quantità si ottiene sulla
curva di domanda.
la quantità prodotta è minore, il prezzo è più alto e si riduce il surplus totale perché c’è perdita
In monopolio
netta (triangolo bianco HEmEc).
La perdita netta non esiste solo in corrispondenza del prezzo di monopolio, ma per qualsiasi prezzo superiore
ai costi marginali. Più alto è il prezzo, più ampia sarà la perdita di benessere sociale, causata dal potere di
mercato, quindi il benessere sociale decresce all’aumentare del potere di mercato.
La perdita di benessere sociale dipende anche dall’elasticità della domanda al prezzo, via via che l’elasticità
della domanda decresce, l’abilità del monopolista a fissare i prezzi più alti si rafforza e la perdita netta si
allarga.
Nel mercato monopolistico, con applicazione di prezzo uniforme, viene offerta una quantità ((a-c)/2) minore
rispetto a quella scambiata in concorrenza perfetta (a-c).
L’offerta è totalmente anelastica, ovvero non varia al variare del prezzo. Il prezzo di equilibrio è quindi il
massimo prezzo che gli acquirenti sono disposti a pagare per acquistare la quantità offerta dal monopolista,
ovvero ((a+c)/2), prezzo che è maggiore rispetto a quello della concorrenza perfetta in cui il prezzo è uguale
al costo marginale.
Da ciò si deduce che le imprese di un’industria spingeranno al fine di ottenere più protezione e meno
pressioni competitive, mentre i consumatori e gli utilizzatori dei prodotti di quell’industria avranno interesse
ad avanzare proposte per una maggiore concorrenza.
è l’applicazione di prezzi diversi per uno stesso
La discriminazione di prezzo bene (o quasi stesso) per
caratteristiche del consumatore come: elasticità della curva di domanda (discriminazione di terzo grado),
quantità acquistata (discriminazione di secondo grado), per entrambi questi fattori (discriminazione perfetta o
di primo grado).
Per effettuare una politica di discriminazione devono essere rispettate 3 condizioni:
L’impresa in questione deve avere un sufficiente
1. livello di potere di mercato per poter scegliere la
Per un’impresa che opera in
propria struttura di prezzo. regime di concorrenza perfetta, questo
sarebbe impossibile. Se l’impresa tenta di imporre un prezzo superiore al proprio costo marginale,
entreranno nuove imprese, aumenterà l’offerta e il prezzo tornerebbe ad eguagliare il costo marginale
in condizioni di equilibrio di concorrenza perfetta.
Il mercato del prodotto deve essere segmentabile in diversi segmenti, l’impresa deve essere in grado
2. di individuare la disponibilità a pagare dei diversi consumatori per ogni unità di prodotto, in questo
modo l’impresa potrebbe far pagare il prezzo più alto ai consumatori che hanno disponibilità a
pagare più alta.
3. Non deve essere possibile alcun tipo di arbitraggio, quindi nessuna forma di mercato secondario o di
rivendita tra consumatori tra i diversi segmenti di mercato, fisicamente separati nel tempo o nello
spazio
Discrimininazione di primo grado: il monopolista in questo caso è in grado di appropriarsi di tutto il
vantaggio dello scambio e la quantità scambiata è efficiente in quanto riesce a vendere ciascuna unità del
bene ad un prezzo differente. Il surplus complessivo è massimizzato, ma va tutto al produttore.
Con perfetta discriminazione di prezzo, il monopolio produce lo stesso risultato allocativo della concorrenza
perfetta, ma la ripartizione del surplus è opposta. Nel caso della concorrenza sono i consumatori ad
appropriarsi interamente del surplus, mentre nel caso del monopolio con discriminazione di prezzo è il
monopolista ad estrarre l’intero surplus.
Discriminazione di 3° grado: il monopolista è in grado di differenziare il prezzo in funzione della tipologia
di acquirente, ossia di tenere conto delle curve di domanda, ma non è in grado di discriminae in funzione
della quantità domandanta, può quindi applicare solo tariffe lineari. La combinazione di prezzi che realizza il
massimo benessere sociale, sotto il vincolo che il monopolista riesca a coprire i costi complessivi con i suoi
ricavi, è l’applicazione dei prezzi alla Ramsey.
Nel caso il monopolista possa invece applicare prezzi non lineari, ossia prezzi diversi per unità successive
dello stesso bene consumate da uno stesso individuo (si applicano premi o sconti in relazione a quantità
acquistate), è in grado di operare una discriminazione di 2° grado, che si avvicina a first best. Il
monopolista deve però essere in grado di individuare il destinatario ultimo di ogni singola unità prodotta,
deve quindi essere esclusa la rivendita del bene o servizio tra i singoli consumatori. La forma più semplice di
prezzo non lineare è la tariffa in due parti.
E(q)= E + pq al consumatore viene richiesto, oltre alla corresponsione di un prezzo per ogni unità
consumata, un canone fisso E (anche visto come prezzo iniziale per ottenere diritto all’acquisto del prodotto).
L’esborso medio è E/q+p ed è decrescente.
Efficienze in concorrenza perfetta
L’allocazione: è la lista che specifica la quantità assegnata alla domanda e per ogni impresa la quantità che è
chiamata a produrre. L’allocazione è realizzabile quando la somma delle quantità assegnate agli individui
non eccede la dotazione iniziale aggregata del bene più la quantità prodotta dalle imprese. Si chiama
allocazione ottima o di Pareto quella che non ha alternative giudicate buone da tutti gli individui e
strettamente preferite da almeno uno.
Si ottiene equilibrio competitivo quando la quantità prodotta da ciascuna impresa massimizza il suo profitto
dati i prezzi, la quantità consumata da ciascun individuo massimizza la sua utilità essendo dati: prezzi,
dotazione iniziale di MP e quota di profitti, e la quantità consumata in aggregato di ciascun bene è uguale
alla somma della dotazione iniziale aggregata e quelle quantità prodotte da tutte le imprese.
In un equilibrio di prezzi con trasferimenti, ciascun consumatore fronteggia un vincolo di bilancio pari ad
quota della ricchezza aggregata dell’economia. Questa quota può differire dal valore della sua dotazione
una
di MP e profitti a causa di trasferimenti come tassi o sussidi che hanno finalità redistributive.
Efficienza allocativa: assumendo data la tecnologia, si ha efficienza allocativa quando si realizza
l’uguaglianza tra costo marginale, ricavo marginale e prezzo.
Per il primo teorema del benessere: l’allocazione si considera ottimale quando non è possibile redistribuire le
l’utilità di un operatore senza ridurre quella di almeno un altro
risorse in maniera tale da incrementare
operatore del mercato. Quando i prezzi sono al di sopra del costo marginale, si produce un surplus del
consumatore. Quindi non c’è
produttore più alto, ma non abbastanza per compensare la perdita di surplus del
efficienza allocativa perché le due parti non hanno massimizzato il proprio benessere.
Se si hanno prezzi troppo bassi, i produttori registrano una perdita mentre incrementa il surplus del
consumatore, questo incremento non compensa però la perdita del produttore.
Un equilibrio competitivo porta ad una allocazione Pareto Efficiente. Secondo il 2° teorema del benessere,
modificando opportunamente le dotazioni iniziali con particolari strumenti di redistribuzione, imposte o
un’economia concorrenziale consente di raggiungere qualsivoglia stato sociale Pareto Efficiente
sussidi,
sulla frontiera massima dell’utilità
Efficienza Produttiva: I produttori riescono a ottenere la combinazione di fattori produttivi che minimizza il
costo di produzione e quindi i beni sono prodotti al minor costo possibile. In concorrenza perfetta nessun
produttore è in grado di sostenere dei costi maggiori dei concorrenti, in quanto, essendo il prezzo dato, non
sarebbe in grado di recuperare questi costi e verrebbe escluso dal mercato. La situazione di equilibrio
prevede che il costo di produzione sia uguale per tutti, e il più efficiente possibile.
Se noi ipotizziamo che il monopolista sostenga costi maggiori rispetto a quelli di concorrenza, vi è
un’ulteriore perdita di benessere sociale (aggiuntiva a quella di inefficienza allocativa del solito triangolino)
legata all’inefficienza produttiva.
Qualora non ci fosse concorrenza perfetta, è possibile che il management sia meno incentivato a minimizzare
i costi di produzione (slack manageriale). Il monopolista potrebbe decidere di essere meno efficiente perché i
manager potrebbero avere meno incentivo a compiere tutti gli sforzi per assicurare l’efficienza. Questo
all’entrata,
perché se ci sono ad esempio sufficienti barriere il produttore non rischia di perdere clienti o
comunque il prezzo di vendita sarebbe maggiore del costo marginale e sarebbe dunque in grado di coprire le
L’impresa in mancanza di concorrenza, può decidere di utilizzare una quantità
inefficienze. eccessiva di
fattori produttivi o utilizzare combinazioni di questi non efficienti.
Se noi ipotizziamo un’impresa che presenta una separazione tra proprietà (azionisti) e gestione (manager):
gli azionisti sono interessati ai profitti, ma i manager si preoccupano della loro utilità individuale,
rappresentata dalla retribuzione, dalle prospettive di carriera. Sarà di loro interesse anche il profitto, ma si
concentrano anche su altre cose. Quindi quando prendono decisioni riguardanti le tecnologie aziendali,
possono non avere il giusto incentivo ad adottare quelle più efficienti.
In generale l’introduzione di concorrenza in un mercato monopolizzato rende le imprese più efficienti,
mentre l’effetto sarebbe opposto qualora l’aumento di concorrenza avvenisse in un mercato in cui le imprese
già competono. Quindi i settori in cui le imprese detengono un monopolio, sono caratterizzati da una più
bassa efficienza produttiva.
Nel modello principale-agente di Schimidt il proprietario (principale) deve utilizzare degli incentivi in modo
al manager parte dei maggiori profitti conseguibili grazie all’efficienza raggiunta
tale che venga riconosciuta
dall’impresa. I maggiori profitti derivano sia da riduzione nei costi sia dalla riduzione della probabilità che
l’impresa fallisca in caso di shock negativi. Inserendo la concorrenza in questo ambiente, gli shock negativi
possono portare con maggiore probabilità ad un fallimento e quindi il manager è maggiormente incentivato.
Allo stesso tempo però una concorrenza elevata potrebbe non rendere conveniente per il proprietario
incentivare elevati sforzi per il raggiungimento dell’efficienza
Secondo la teoria del meccanismo darwiniano, l’efficienza in un mercato e la produttività dipendono in
buona misura dal ridimensionamento degli impianti produttivi inefficienti e della crescita degli stabilimenti
produttivi più efficienti legati alla concorrenza. Da ciò deriva quindi che un accrescimento del potere di
mercato riduce il livello e la crescita della produttività.
Inoltre, il poter avere una posizione monopolistica (che significa ottenere delle rendite) può indurre il
produttore a sostenere costi aggiuntivi finalizzati appunto a garantire la rendita connessa alla posizione di
monopolista (attività di rent seeking), come ad esempio attività di lobbying. Queste attività in parte
comportando una perdita secca di benessere sociale e in parte un trasferimento allo Stato.
L’ammontare delle spese in rent-seeking possono eguagliare il totale dei profitti attessi di monopolio e il
risultato è che tutte le rendite vengono sacrificate nel tentativo di accedere alla posizione di monopolista.
Non è però vero che tutte le attività di rent seeking non siano a favore del consumatore finale, se si considera
tale anche la pubblicità.
La relazione tra numero di imprese e benessere sociale però non è per forza positiva, perché se da una parte
un numero maggiore di imprese porta ad una maggiore concorrenza e ad un prezzo più basso (il benessere
sociale aumenta), dall’altra vi è una duplic
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