Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

con gli apportatori di risorse saranno ispirati in diverse strutture, maggiormente efficaci nel gestire un

bene pubblico.

Il fatto di essere istituzioni che non hanno finalità di profitto non significa ovviamente che se non si

confrontino con i principi di economicità, bensì puntano sull’efficienza nella gestione e sulla

responsabilità nell'utilizzo delle risorse. Il profitto può essere anzi ricercato in quanto strumentale al

raggiungimento delle finalità principale; l’importante è che esso (il profitto) non acquisti il primato

sulle finalità dell’istituzione.

La delimitazione di ambito della definizione di istituzioni culturali

Possiamo distinguere diversi ambiti di economia culturale, ad esempio attraverso uno

schema sviluppato da David Throsby, studioso australiano. A partire dalle industrie

creative core (letteratura, musica dal vivo, per formino arte, arti visive), si aprono diversi

cerchi concentrici comprendenti settori ad esse contigue e inerenti alla creatività.

Gradualmente la cultura diventa produzione in serie (un cacciavite utilizzato per un solo

gioiello è un costo fisso molto più alto che se lo si usa per 100 gioielli), specialmente

nell'ultimo cerchio (moda pret-a-porter, design).

Un mondo industriale come questo, di fatto, è più permeabile al management e agli schemi economici

rispetto agli ambiti creativi tout-court, che sono molto meno disponibili alla cultura economica.

L'obiettivo del corso è dunque formare un "codice" che permetta a manager preparati di

parlare con gli artisti, di capire gli artisti e il mondo culturale in sé.

Al fine di individuare il perimetro entro il quale definire “culturale” un'istituzione, è possibile tracciare tre

livelli definitori:

1- innanzitutto le istituzioni la cui proposta è incentrata su forme creative che trovano il proprio

fondamento nelle arti tradizionalmente intese. In questo caso il manager culturale rappresenta il

fulcro dell'attività dell'istituzione e assorbe la maggior parte Delle risorse che possiede.

2- in secondo luogo è possibile ricondurre al settore culturale quelle imprese che, pur avendo

configurato la propria attività in prodotto culturale, producono anche altri beni e servizi in quantità

considerevole e non semplicemente ancillare rispetto al primo, al punto di destinare risorse umane

finanziarie in quantità rilevante e tale da spostare il baricentro delle attività dalla generazione di

prodotti culturali alla generazione di valore economico tramite la loro distribuzione.

3- Un terzo livello di interpretazione, considera appartenenti alle istituzioni culturali anche imprese il

cui oggetto di attività non è configurabile quale prodotto culturale in senso stretto, sebbene a esso, in

talune condizioni, è possibile associare connotati culturali. Si tratta delle imprese attive nei settori

della comunicazione, del turismo, del design, della moda e dell'architettura ed esse sono in

grado di influire sulla cultura di gruppo.

Sesto capitolo

6.1 6.2 6.3

L’economicità , per le aziende senza fini di lucro, si può definire la capacità di soddisfare I

bisogni degli stakeholder (portatori di interessi) anche grazie ad un’adeguata situazione economica

_

e finanziaria e a livello di efficacia ed efficienza.

L’economicità nel campo della cultura si può definire in tre modi:

1- risultati economico-finanziari negativi

2- risultati economico finanziari positivi

3- risultati economico finanziari positivi date certe condizioni.

1) La prima è la situazione di economicità più diffusa, per organici molto numerosi, stipendi non

adeguati al principio di economicità e immobilizzazioni molto costose.

In larga parte la cultura è il comparto in cui I costi totali sono, anche strutturalmente, più alti delle

entrate.

Inoltre secondo alcuni studi, vi sono numerose barriere che ostacolano e non incentivano il

consumatore culturale medio ad avvicinarsi ulteriormente alla cultura. Esse sono:

- barriere monetarie

- barriere psicologiche: la cultura non contiene dei valori/benefici facilmente comprensibili senza

formazione ed informazione

- barriere conoscitive: difficoltà a recepire I contenuti

- barriere informative: scarsa informazione e promozione di prodotti culturali

- geografiche, culturali, sociali, economiche, ambientali in genere e civiche.

L’abbattimento delle barriere alla cultura è uno dei motivi per cui si rende necessario l’intervento

pubblico in questo ambito.

Il consumatore culturale non si reca a visitare una mostra perchè gli conviene, ma perchè gli piace, e

questa considerazione di fronte ai principi economici, non appare razionale perchè considera il genere

umano come un insieme di Homini Economici che sono esclusivamente guidati dai propri interessi

economici. In quanto irrazionali e pro-sociali, le motivazioni tipiche del consumatore culturale risultano

del tutto inconcepibili secondo le teorie economiche classiche.

Il mercato culturale stimola fortemente l’artigianalità del processo produttivo e dunque la sua qualità:

le istituzioni culturali stanno attuando procedure per ridurre I costi fissi indiretti e quelli variabili diretti,

per aumentare ricavi e soprattutto la produttività. Ciò può essere reso più semplice attraverso le

innumerevoli opportunità di fruizione di contenuti culturali in un ambito di globalizzazione.

2) l’economicità positiva è rara

3) l’economicità positiva date certe condizioni avviene quando tanto rapidamente diminuiscono le

uscite, tanto minore è la differenza tra il ricavo unitario, ovvero il prezzo, ed il costo unitario.

Nel 1959 Musgrave formulava la teoria del “merit good” secondo cui la cultura possiede dei meriti

positivi per cui merita di essere preservata, tramandata, tramite il finanziamento di tutti i cittadini e

anche del sostegno pubblico.

Di recente si è ormai fatto strada il convincimento che sia opportuno superare la storica

contrapposizione fra la cultura ed economia, poiché da un lato si riconosce la cultura come bene

portatore di valori assoluti (welfare, una vita ricca di cultura comporta dei miglioramenti non indifferenti

della qualità di vita), dall'altro si correlano alla cultura una serie di valenze e di effetti anche economici

in vari ambiti e settori.

Intanto, in tutti i paesi evoluti, negli ultimi anni del ventesimo secolo, si è assistito ad un avvio

irreversibile del processo di razionalizzazione del comparto culturale, compresa una più o meno

ampia dismissione da parte del settore pubblico dell'arte e della cultura. Inoltre, la cultura ora

può essere largamente diffusa e democraticamente accessibile, con un impatto potenzialmente

globale, per vie più numerose e varie rispetto a quelle del passato.

Si illustrano di seguito dieci funzioni imputabili alla cultura e alle istituzioni e agli operatori culturali:

Funzione di conservazione, di identità e celebrazione, di aggregazione e coesione sociale, di

innovazione, educative, di raccolta fondi, ricreative, sociali, terapeutiche, manageriali, di sviluppo

turistico, di sviluppo economico, il posizionamento sviluppo territoriale urbano, democratiche.

Se la cultura non venisse finanziata e dunque neppure tutelata, ci sarebbe il rischio che le

generazioni presenti e ancora di più quelle future, non avrebbero più a disposizione il patrimonio

culturale. Inoltre, se la cultura non venisse finanziata, ci sarebbe il rischio che dei patrimoni vadano

perduti e dunque cessino di esistere.

Naturalmente, non è sempre così facile distinguere quando un bene culturale sia meritevole di tutela e

non è altrettanto facile trovare le giuste mediazioni tra fruizione e conservazione, Con il rischio che ci

si ritrovi in un irrisolvibile trade-off. Esiste infatti un'argomentazione contraria alle funzioni di

conservazione, secondo cui i media porterebbero il medesimo effetto di garantire le opzioni di

esistenza e di domanda presente e futura con costi enormemente inferiori, essendo l'offerta

infinitamente replicabile e non deperibile.

1) L’istituzione culturale contribuiscono all'identità di nazione e locale, all'identità territoriale e sociale,

all'immagine e al prestigio di città e popoli. Tra le obiezioni nei confronti di questa funzione della

cultura esiste quella che vede nella globalizzazione la diffusione di identità differenti e dunque non più

riconoscibili nelle tradizionali attività culturali locali. Ancora, taluni ravvisano il rischio che la cultura

così interpretata possa essere strumentalizzata a scopi politico-ideologici.

Le istruzioni culturali contribuiscono all'aggregazione e alla coesione sociale alla creazione del

rafforzamento del cosiddetto capitale sociale cioè la qualità delle persone e delle relazioni. Esse

sviluppano senso di appartenenza e offrono opportunità di relazione socializzazione, anche grazie alla

dimensione emozionale, esperienziale e collettiva.

2) Le istituzioni culturali degli artisti, Possono sollecitare il senso critico all'interno della società, e

dunque anche dinamiche di cambiamento e innovazione, persino di critica, quando non addirittura

fratture sociali. Si tratta di una funzione quasi opposta a quelle precedenti, di identità e celebrazione

nonché di coesione e relazione sociale . Esistono istituzioni culturali a ciò appositamente dedicate,

come teatri stabili di innovazione, ma anche laboratori, spazi per la creatività, residenze artistiche, e

i contemporanei hub creativi, che stanno sorgendo in vari luoghi del mondo, e ancora gallerie d'arte e

contesti di multimedialità.

3) Senza dubbio la cultura è collegata con l'educazione; il legame è duplice, fare attività educative

per iniziare la persona alla cultura, integrarsi con il sistema scolastico per far passare contenuti

educativi vari. Tutti i tipi di istituzioni culturali sempre più stanno destinando attenzione e sforzi a tale

funzione, Con l'obiettivo di ridurre anche le barriere conoscitive e di costruire in questo modo i

consumatori di cultura del futuro.

L'esistenza di barriere, come visto in precedenza, costituisce un problema importante nel mercato

della cultura, barriere di cui sono responsabili anche le istituzioni pubbliche, poiché l'esistenza di

barriere determinano discriminazioni e visibilità sociale. E’ fondamentale che lo sviluppo culturale ed

educativo sia volto a sviluppare negli individui capacità di pensiero libero.

4) La cultura può e deve avere connotazioni divertenti e ludiche, per renderla accessibile anche ad un

pubblico di non esperti e farla risultare interessante, ma può essere anche utilizzata come proposta

ricreativa, non con l'obiettivo di promuovere la cultura stessa bensì semplicemente di far divertire

fruitori.

5) La funzione sociale della cultura si concretizza nell'utilizzarla per prevenire e dall'altro per porre

rimedio a disagi, devianze, problemi di natura sociali come ad esempio emarginazione, degrado,

carcere, disabilità, patologie. In generale, il teatro che si occupa di problemi di natura sociale si

denomina come teatro della delle diversità.

6) Fin dall'antichità, Dell'arte e della cultura sono note anche le proprietà terapeutiche degli effetti sul

nostro sistema fisico e psichico, In applicazioni molto impegnative e professionalizzante, quali la

musicoterapia, l'arte terapia e la clown terapia.

7) Le funzioni manageriali sono quelle che utilizzano tecniche teatrali e dello spettacolo, ma anche

riprese dal mondo della creatività, per la gestione delle risorse umane e per la risoluzione di

problematiche di tipo organizzativo-gestionale: team building, risoluzione di conflitti, gestione di

gruppi, leadership ecc.

8) Funzioni di tipo turistico possono essere ad esempio festival, manifestazioni culturali ecc., tenendo

però in considerazione che un numero troppo elevato di turisti potrebbero creare disagi nelle principali

città d’arte, dunque queste tipologie di funzioni non devono essere eccessivamente aggressive.

9) Funzioni di posizionamento e sviluppo territoriale ed urbano riguardano principalmente le zone

caratterizzate da un’industrializzazione precedente che pongono nelle mani della cultura il compito

di traino e rilancio con un rinnovamento di posizionamento.

Le istituzioni e le attività culturali, in tal caso, possono aiutare parecchio a definire o a ridefinire non

soltanto l’immagine, ma anche l’identità stessa del luogo, determinandone la qualità di vita e le

opportunità future di evoluzione e sviluppo.

Dalle istituzioni culturali discendono elementi importanti di know-how, di competitività, a favore di molti

settori produttivi ed economici tra cui la moda, la gioielleria, le automobili, gli elettrodomestici,

l’arredamento, il design eccetera.

10) Le funzioni democratiche sono quelle affermate da Rifkin nel suo libro ‘l’era dell’accesso’, che

attribuiva alla conoscenza e dunque alla cultura l’importantissimo compito di rendere le persone

autonome e libere, quindi capaci di democrazia. La storia dimostra come le dittature opprimono la

libertà di pensiero e quindi anche la cultura. Di conseguenza la cultura, fa si che i singoli siano

propensi alla partecipazione democratica alla ira della comunità.

(6.4)

Le motivazioni per l’intervento pubblico in campo culturale sono fondamentali ed indispensabili

per la promozione e lo sviluppo di attività che, normalmente, non possono affidare la loro sorte alla

leggi del mercato. Se non vi fossero motivazioni importanti e sostenibili, potrebbe essere lasciato alle

leggi del mercato e delle non-profit, o ancora agli individui e alla società civile. Il comparto culturale

non è privo di contraddizioni, come ad esempio il fatto che, pur trattansi di un settore ad alta intensità

di capitale umano, sia caratterizzato da disoccupazione, sotto-retribuzione, sotto-occupazione. In ogni

modo la teoria del merit good (Musgrave) e le funzioni attribuite alla cultura, costituiscono le

motivazioni per l’intervento pubblico in campo culturale.

6.6 I limiti dell’intervento pubblico nell’ambito culturale

Di seguito si indicano alcuni limiti dell’intervento pubblico in ambiti culturali:

a. dimensioni molto grandi, numeri altissimi di dipendenti

b. garantismo formale come frequente degenerazione della garanzia sostanziale: nell’affermare

che i cittadini sono tutti uguali e dunque ugualmente devono essere trattati, in realtà si provocano

innumerevoli disequità

c. circoli viziosi in funzione della burocrazia (essa non è in grado di correggersi in funzione degli

errori)

d. politicizzazione della cosa pubblica

e. confusioni, contraddizioni, sovrapposizioni tra la sfera politica e quella tecnica

f. mancanza di riferimenti per le istituzioni, gli amministratori e gli operatori del settore

g. debole cultura manageriale

h. mancanza di abitudine a rapportarsi con il mondo privato, nonché scarsa capacità di avere

rapporti con imprese e sonsor, investitori provati

Ragioni specifiche:

1. la matrice culturale è tuttora pubblica e ne hanno contraddistinto il settore come tipicamente

pubblico

2. l’aleatorietà (imprevedibilità) o la discutibilità delle motivazioni dell’intervento pubblico, nonché la

discutibilità delle modalità d’intervento

Il comportamento culturale odierno rappresenta un banco di prova ideale per l’identificazione e la

messa a punto di formule istituzionali e di funzionamento innovative.

Il rinnovamento per gli istituti e le attività culturali viene effettuato sia dal punto di vista giuridico-

amministrativo (finalità istituzionali, forma giuridica, organi istituzionali), sia da quello organizzativo-

gestionale (cultura, conoscenze e tecniche manageriali).

Il rinnovamento di questo settore non può semplicemente essere portato a termine con una serie di

privatizzazioni, poiché, senza un rinnovamento gestionale nelle istituzioni e amministrazioni

pubbliche, queste potrebbero addirittura rivelarsi dannose. Questo avverrebbe non solo perchè l’attore

pubblico gioca comunque funzioni imprescindibili nel comparto pubblico e culturale, ma anche perché

la pubblica amministrazione si troverebbe ad avere a che fare con partner privarti presumibilmente più

efficienti ed efficaci, e dunque orientare a potenziare soprattutto i propri vantaggi.

Public Management (PM) e new public management (NPM) si sostanziano nell’adattamento al

settore pubblico di forme giuridico-istituzionali e logiche, metodi e strumenti organizzativo-gestionali

elaborati e progressivamente affinati per il settore privato.

1) Interventi tipici sono: riorganizzazioni, razionalizzazioni, snellimenti, semplificazioni, creazione di

reti tra istituzioni, applicazioni di marketing, meccanismi di mercato, acquisizione di know-how.

2) Un secondo passaggio di riforme è stato rappresentato dall'istituzione, pur all'interno delle

pubbliche amministrazioni, di ripartizioni organizzative dotate non di autonomia giuridica ma di

autonomia organizzativa, gestionale, finanziaria, e di autonomia giuridica, tramite la forma

dell'azienda speciale che può essere unicamente a capitale pubblico.

Queste innovazioni sono state rese possibili dalla legge 142 ma, nel decennio 1990-2000 si sono

andate adottando anche forme giuridiche fino a quel momento non previste per le pubbliche

amministrazioni: l'associazione e la fondazione.

Quest'ultima è caratterizzata da avere patrimonio aperto e non chiuso, il che consente l'ingresso di

nuovi soci con ulteriori apporti di patrimonio anche in tempi successivi, l'essere anche operating,

ovvero avere una propria struttura organizzativa tramite cui svolgere delle attività, oltre a essere un

Fund/grant rising, cioè avere la possibilità di raccogliere fondi e risorse.

Complessivamente, il ricorso a forme giuridiche autonome e privatistiche avviene allo scopo di

perseguire, nel comparto culturale, efficacia ed efficienza, sia per condizioni operative sia senza

scopo di lucro, sia che le condizioni possono eventualmente consentire l'ottenimento di utili di

gestione.

Molte delle forme giuridiche analizzate possono servire per formalizzare accordi di

collaborazione fra enti, configurare operazioni di fusione tra istituzioni culturali, creare

istituzioni ombrello, come se fossero delle holding del settore culturale.

È doveroso sottolineare come l'adozione in campo culturale di formule privatistiche, non assicura

automaticamente il raggiungimento di livelli migliori di efficienza ed efficacia.

Attraverso i passaggi appena evidenziati, ci evidenzia un elemento che può essere definito di welfare

mix, o secondo principio della sussidiarietà orizzontale, che consiste nel trasferimento o la

condivisione di competenze fra pubblico e privato.

Il principio della sussidiarietà stabilisce che le società di ordine superiore devono aiutare,

sostenere e promuovere lo sviluppo di quelle minori.

Si parla di sussidiarietà verticale quando i bisogni dei cittadini sono soddisfatti dall'azione

degli enti amministrativi pubblici, e di sussidiarietà orizzontale quando tali bisogni sono

soddisfatti dai cittadini stessi, magari in forma associata e\o volontaristica.


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

14

PESO

172.54 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e management per arte, cultura e comunicazione
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher matteo.romano95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Management delle istituzioni artistiche e culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bocconi - Unibocconi o del prof Cirrincione Armando.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in economia e management per arte, cultura e comunicazione

Fondamenti di organizzazione
Appunto
Marketing nei settori creativi
Appunto
Esercizi punto di pareggio, Scala ed esperienza
Esercitazione
Seminari di organizzazione
Appunto