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macroeconomia, 28/09/2020

ORIGINI DELLA MACROECONOMIA:

Le persone al governo durante la crisi del '29 non sapevano come calcolare cosa ha

causato la crisi, non avevano gli strumenti né sapevano cosa fare per alleviare il

problema.

Era sviluppata la micro (individui) ma non la macro economia, che è la comprensione

delle interazioni di queste persone, che genera effetti aggiuntivi. La macroeconomia

nasce in questi anni proprio per questo motivo. Fino ad allora si pensava che

l'economia potesse governarsi da sola: creare lavoro per chi volesse lavorare, redditi

adeguati, numero di imprese adeguato al tenore di vita del paese ecc., per creare una

situazione STABILE. Con una crisi si pensava che l'economia sarebbe stata in grado da

sola di riprendere un andamento più equilibrato. Il governo, si pensava, dovesse stare

indietro rispetto ai meccanismi di mercato, per far crescere l'economia.

Dopo la crisi del 29 si verifica un crollo del PIL notevole i cui effetti persisteranno nel

tempo ('31,'32,'33). Questo genera un aumento della disoccupazione, una riduzione

salari ecc.

Il padre della macroeconomia, John Maynard Keynes, segnala il problema di carenza

di domanda e dà delle indicazioni ai governi per uscire da una crisi.

Questo SHOCK (la crisi del ’29) genera la macroeconomia e cambia il modo di

pensare.

MACROECONOMIA:

MACRO, perché il tutto è più grande delle singole parti.

Quindi c’è una SVOLTA: Diventa legittimo intervenire e provare a correggere

l'andamento dell'economia e si disegnano strumenti (politica monetaria e fiscale) di

intervento in modo da mitigare gli effetti dell'andamento non desiderabile

dell'economia nel suo complesso. Due cose introduttive da avere in mente, sono due

prospettive:

BUSINESS CYCLE: prospettiva di breve periodo

 GROWTH: prospettiva lungo periodo

CICLO ECONOMICO (business cycle) – breve periodo:

In questo ciclo economico il PIL non è stabile nel tempo, ma tende ad avere periodi in

cui cresce e periodi in cui si riduce, chiamati 1. FASE DI RECESSIONE e 2. FASE DI

ESPANSIONE. La macroeconomia cerca di capire cosa innesca queste fasi in modo da

moderare l'andamento ciclico dell'economia.

CRESCITA (growth) – lungo periodo:

Prospettiva molto lunga, Es: 1900 fino al 2010. Si verificano dei piccoli movimenti

lungo il corso degli anni, variazioni cicliche in cui il PIL accelera o decelera. Se

prendiamo una prospettiva di generazioni possiamo vedere la crescita del PIL, ad

esempio.

CRESCITA DI LUNGO PERIODO: slide che rappresenta la crescita dei beni delle

famiglie nel corso di un lungo lasso di tempo. A seconda della prospettiva temporale ci

sono questioni diverse da affrontare.

PIL: Capitolo 13.

Il PIL è il prodotto interno lordo. Lo usiamo per misurare la dimensione di un'economia

all'interno di un paese. Serve per confrontare per esempio due paesi o confrontare nel

tempo come va l'economia di un paese. È l'unità di misura di una economia. Il modo in

cui lo misuriamo deriva da una serie di convenzioni che fanno sì che si possa misurare

questa economia in modo uniforme (misurare sempre nello stesso modo in diversi

paesi). Abbiamo delle misure standardizzate (lo abbiamo notato con i positivi e i morti

dei covid -> abbiamo creato uno strumento di analisi comune nei paesi). Essere in

grado di sapere come va un'economia per capire cosa fare in caso di problemi.

CONTABILITA' NAZIONALE (NIPA) -> branca che si occupa di rilevare le info

necessarie per misurare il PIL, serve per vedere:

- come va la performance di un paese;

- confrontarlo con gli altri paesi;

- monitorare l'andamento del ciclo economico;

[Misurare un fenomeno -> le cose che stanno dentro sono visibili, tenuto sotto

controllo; quelle che stanno fuori diventano quasi invisibili.]

GDP-> GROSS DOMESTIC PRODUCT: Valore di mercato, di tutti i beni e servizi

finali, prodotti in un paese in un anno (è il PIL in inglese). Analizziamo parola per

parola la definizione:

VALORE DI MERCATO: tutto quello che passa in uno scambio di mercato viene

misurato, quello che non passa non viene misurato (se pulisco casa non entra del pil,

se pago qualcuno per farlo sì perché passa per il mercato); (lavoro retribuito = pil,

volontariato = no pil ma sempre lavoro).

Distinguiamo tra beni e servizi:

1. INTERMEDI -> che le imprese si scambiano tra di loro nel processo produttivo.

(TAXI -> BENE INTERMEDIO perché a fini produttivi)

2. FINALI -> il consumatore, utilizzatore finale (AUTO MIA -> BENE FINALE, il PIL

conta i beni e i servizi finali).

PRODOTTI: PRODOTTO

Il PIL è un flusso, è tutto quello che viene nell'arco di un anno: tutto il

mercato dell'usato per esempio non c'è perché è stato prodotto in passato e cambia di

mano.

Le attività finanziare (obbligazione, azioni, proprietà di bene o debito di beni esistenti)

non entrano nel PIL. Inoltre, QUELLO CHE CONTA SONO I CONFINI NAZIONALI: i confini

dell'economia, indipendentemente dalla nazionalità di chi produce: un'azienda

francese che opera in Italia conta nel PIL italiano.

Esiste una MISURA DI :

1. FLUSSO (flow): dimensione temporale: reddito (in un mese...) -> PIL.

2.STOCK: fotografia nel tempo: risparmi e ricchezza in un determinato

 momento. macroeconomia, 29/09/2020

COME SI CALCOLA IL GDP (PIL)?

Questi tre metodi devono produrre lo stesso risultato/la stessa misura del PIL. Ognuno

porta info utile nell'analisi di andamento dell'economia:

1. valore aggiunto -> il valore della produzione che un’impresa aggiunge rispetto a

i beni intermedi che sono prodotti da altre imprese e che l'impresa acquista: (es:

acquisto la lana da un pastore, la lana è generata quindi da qualcuno altro che si è

preso cura delle pecore, io aggiungo le trasformazioni della lana fino a creare giacche

e il suo valore. Io ho generato solo il valore aggiunto alla lana che ho comprato). Il

valore aggiunto è dato dalla differenza tra il valore totale e il valore del bene

intermedio.

Le imprese si distinguono a seconda del settore produttivo. Si può quindi vedere il PIL

da cosa maggiormente è prodotto. Calcolare il valore aggiunto prodotto in un anno di

tutte le imprese che operano nel paese -> La loro somma è il PIL.

valore prodotto finale - beni intermedi acquistati = valore aggiunto

2. Spesa ->

spesa in beni finali. Chi sono gli utilizzatori finali? Colui che acquista e usa i beni

 finali. I consumatori, quindi le famiglie. CONSUMI 60% CA del PIL.

Le imprese che comprano beni di investimento cioè beni che vengono

 utilizzati per più di un periodo nel processo produttivo (capannone, linea di

montaggio...). INVESTIMENTI 20%

Spesa delle amministrazioni pubbliche (government - parlamento). G 20%

 Differenza tra import e export: (se compro una macchina prodotta all'estero per

 esempio, si sottrae dal PIL).

PIL = C + I + G + (X-IM)

3. reddito -> (income). tutte le volte che paghiamo qualcosa questa spesa diventa

reddito per qualcun'altro. Equivalenza tra spesa e reddito di chi riceve il pagamento

dal consumatore finale.

REDDITO DA CAPITALE: se ricevo interesse di attività finanziare che ho acquistato,

deriva dal fatto che ho un capitale che mi frutta interesse.

Per esempio gli affitti, perché posseggo un immobile (capitale) e l'affitto mi

 genera reddito.

I profitti delle imprese. Ciò che ricavo dal rischio di impresa: investo in più

 capitali, la remunerazione è profitto e il profitto è reddito.

Il reddito coincide con i beni e servizi acquistati.

REDDITO DA LAVORO -> tutto il guadagno percepito quando si è dipendenti.

Come definire il lavoro autonomo? imprenditori o lavoratori? Sono un insieme

eterogeneo, anche senza dipendenti (proprietario negozio), collaboratori subordinati

ecc. Una quota reddito una quota capitale (in Italia più grande che altri paesi).

Questi tre metodi generano necessariamente lo stesso risultato.

Quando confronto il PIL di due anni, il mio risultato dipende dalla quantità di beni e

servizi che ho prodotto e venduto ma anche dal loro prezzo.

PIL REALE VS. PIL NOMINALE = VALORE FATTURATO ANNUO: incorpora la quantità e i

prezzi a cui è stata venduta. IL PIL reale neutralizza la variazione di prezzi ->

calcolo prezzo per quantità ma utilizzo i prezzi di un anno base, non corrente. Per

esempio prendiamo come anno base 2015, il PIL reale del 2016 è dato dalla quantità

2016 x prezzi 2015, e così negli anni successivi. Riesco così a vedere la variazione

della quantità prodotta. Quando si discute di crescita del PIL si parla di valore REALE.

PIL NOMINALE -> valore dei beni e servizi misurati a prezzi correnti (può aumentare

sia perché aumentano le quantità prodotte sia perché aumentano i prezzi)

PIL REALE -> valore totale dei beni e servizi finali prodotti dal sistema economico in

un dato anno, calcolato come se i prezzi fossero rimasti costanti al livello di un anno

base. (può aumentare sia perché aumentano le quantità prodotte sia perché

aumentano i prezzi): prezzo totale vendita anno 2 x i prezzi dell’anno 1.

PIL PRO CAPITE -> la misura del reddito medio in popolazioni a confronto. Si usa per

neutralizzare la dinamica della popolazione (ad esempio in una popolazione crescente,

vedere se si sta arricchendo o impoverendo)

PIL REALE PRO-CAPITE -> Non calcola la distribuzione, le uguaglianze o

disuguaglianze. Sappiamo che cresce nel tempo ma non c'è nessun giudizio su quello.

Prende i dati di quell'anno in cui calcola.

ALTRI INDICATORI OLTRE AL PIL -> INDICATORI BES: BENESSERE EQUO E

SOSTENIBILI (ca 100) in diversi ambiti (salute, istruzione, benessere, ambiente... 12

raggruppamenti).

LIVELLO DEI PREZZI AGGREGATO -> Misura di tutti i prezzi dell'economia, cioè

vede i consumi medi di una popolazione: cosa si compra. È come un carrello della

spesa delle famiglie italiane. Si rilevano le abitudini di consumo per vedere i beni in

modo dettagliato e i prezzi rappresentativi.

Costo carrello (paniere): INDICE DEI PREZZI A CONSUMO: Valore

rappresentativo a livello nazionale.

IN UN DATO ANNO -> COSTO DEL PANIERE IN UN DATO ANNO DIVISO IL COSTO DEL

PANIERE NELL'ANNO BASE X 100 (COSTO NORMALIZZATO).

ANNO BASE 2015 Indice Prezzo Consumo 100, NEGLI ANNI SUCCESSI PUO' ESSERE

101, 99...

INFLAZIONE (negativa):

È il tasso di variazione dell'indice dei prezzi. Come si calcola: Indice dei prezzi -

indice dei prezzi precedente / l'indice dei prezzi anno precedente *100. Il

tasso di variazione del costo dei beni di consumo (inflazione/deflazione (non sempre

positiva) per vedere se cresce o decresce nel tempo).

INDICE DEI PREZZI ALLA PRODUZIONE: si vede cosa acquistano le imprese.

DEFLATTORE DEL PIL: Il deflatore del PIL è uno strumento che consente di

"depurare" la crescita del PIL dall'aumento dei prezzi (ovvero dall'inflazione). Poiché il

PIL è dato dal prodotto dei prezzi per le quantità, è utile capire se la variazione da un

anno all'altro del PIL è data dalla variazione della quantità prodotta o dalla variazione

dei prezzi. Il deflatore risulta dal rapporto tra il PIL nominale (quantità per prezzi

correnti) e il PIL reale (quantità correnti per prezzi costanti): PILNOMINALE

PILREALE macroeconomia, 05/10/20

cap. 14 -> disoccupazione e inflazione

Disoccupazione e inflazione sono i problemi fondamentali della macroeconomia, che

cerca di capire cosa li genera per tenere sotto controllo o ridurre l'andamento ciclico.

INFLAZIONE:

P= cost of market basket in a given year x 100

cost of market basket in base year

Il livello dei prezzi non è particolarmente importante, è solo un'unità di conto.

Potere d'acquisto: esempio -> se ho un reddito di 1000, quanti panieri di consumo

posso comprarci? Il valore reale del reddito è dato dal rapporto tra quanto guadagno e

il costo del paniere.

Reddito reale = quanti panieri posso comprare con il mio reddito. La

variazione del livello dei prezzi cambia il potere di acquisto.

I contratti che si riferiscono a periodi di tempi futuri (prestiti) sono denominati in

TERMINI NOMINALI:

non è uguale se pago a rate, perché ci aggiungo l'interesse. Questa piccola differenza

è la remunerazione del fatto che ci siamo fatti finanziare. Questi numeri dipendono da

cosa ci aspettiamo sul livello di prezzi del futuro (scenderanno? cresceranno?

[INFLAZIONE]). Nel momento in cui firmo un contratto cerco di tutelarne il valore reale,

se mi aspetto che i prezzi crescano, metterò un valore NOMINALE più alto.

l'INFLAZIONE è quindi la previsione sulla futura variazione dei prezzi:

- SE L’INFLAZIONE È PIU’ ALTA DI QUELLO CHE CI SI ASPETTAVA c'è chi ci

guadagna e chi ci perde: I SALARI REALI SCENDONO , quindi io lavoratore ci

perdo, se i salari non sono indicizzati all'inflazione.

- Se il VALORE REALE DEI CREDITI SCENDE il datore/debitore ci guadagna, il

risparmiatore e il sistema finanziario che concede mutui e prestiti invece ci

perde. (DEFLAZIONE).

VICEVERSA SE L'INFLAZIONE è INFERIORE

L'inflazione genera incertezza e questa incertezza accorcia la durata dei contratti e fa

concedere meno prestiti, dunque meno investimenti possono essere finanziati. Allo

scendere dell'inflazione si alza la disoccupazione, per farla tornare a livelli bassi

bisogna ridurre l'economia.

La relazione tra inflazione e disoccupazione si chiama CURVA DI PHILLIPS. È una

relazione empirica trovata alla fine degli anni '50, mediata dalla dinamica dei salari.

Essa afferma che un aumento della disoccupazione risulta correlato a un relativo

decremento del saggio dei prezzi cioè della domanda aggregata.

A un tasso di disoccupazione maggiore corrisponde un tasso di inflazione

minore. Si cerca di tenere l'inflazione a livelli contenuti. Negli anni recenti questa

curva è molto debole. Cambiando radicalmente la disoccupazione l'inflazione rimane

uguale, perché ci sono stati molti cambiamenti. Nel periodo in cui la disoccupazione è

elevata, anche se la abbassassimo non ci si aspetta che faccia crescere l'inflazione,

perché non è una causa-effetto diretta ma mediata dalla dinamica dei salari.

DISOCCUPAZIONE:

WAG -> working age population = MERCATO DEL LAVORO: tutte le persone dai 15

anni in su.

OCCUPATI -> numero di persone in WAG correntemente che lavorano nell'economia,

sia part-time che full. Basta un'ora di lavoro per essere considerato occupato.

Uno è DISOCCUPATO -> se non lavora ma è immediatamente disponibile a lavorare e

che stia cercando lavoro.

Tutti i paesi contano i disoccupati allo stesso modo per poter confrontare le statistiche.

FORZA LAVORO -> Somma di occupati e disoccupati

INATTIVI -> coloro che non sono nella forza-lavoro (studenti)

IL TASSO DI OCCUPAZIONE/ATTIVITA’/PARTECIPAZIONE -> rapporto tra il numero

di persone della forza lavoro e la popolazione in età lavorativa. Tasso perché si calcola

in percentuale.

TASSO DI DISOCCUPAZIONE -> rapporto tra il numero di disoccupati e il numero di

persone nella forza-lavoro (occupati)

TASSO DI OCCUPAZIONE -> il numero di persone occupate sulla popolazione in età

lavorativa. Quante sono le persone che contribuiscono alla creazione del PIL. È una

misura di quanta parte della popolazione potrebbe lavorare, effettivamente ha un

lavoro.

LAVORATORI SCORAGGIATI -> a tutti gli effetti disoccupati ma hanno smesso di

cercare lavoro. La probabilità di trovare lavoro vera o percepita è bassa e quindi non

compiono più da un po'. Questo accade nei periodi di crisi prolungata. Dal punto di

FORZE DI LAVORO

vista delle statistiche sono inattivi. Fanno parte anche delle

POTENZIALI.

LAVORATORI AGGIUNTIVI -> persone all'interno nel nucleo famigliare che non

lavorano ma che ritornano a lavorare quando la persona che sosteneva la famiglia

perde il lavoro. Persone che erano inattive e che in altre circostanze non avrebbero

cercato lavoro.

SOTTOCCUPATO -> numero di persone che lavora part-time perché non riesce a

trovare un lavoro full-time. PART-TIME involontario.

CAUSE DISOCCUPAZIONE:

La disoccupazione totale (ACTUAL U) è divisa in due grandi parti:

- CICLICA (CYCLICAL U) -> chiamata "keynesiana", dipende dal ciclo economico

-> La disoccupazione ciclica è la parte di disoccupazione che fa parte del ciclo

economico. La disoccupazione ciclica è quel fattore che all’interno della

disoccupazione generale è associata ai fattori ciclici dell’economia. Quando il

ciclo è al massimo dell’espansione, la disoccupazione ciclica sarà minore.

Quando invece la produzione economica tende a scendere, secondo il livello del

Pil, il ciclo economico viaggia al ribasso e la disoccupazione ciclica aumenta.

- NATURALE (NATURAL U) .

Per distinguere la disoccupazione naturale da quella ciclica, la cosa più semplice è

guardare i grafici -> quella effettiva è la linea blu [se va su il ciclo economico va male];

la linea rossa (media di tot. anni 5/6) è la media dei valori effettivamente osservati

(l'unico valore che si osserva è quello della disoccupazione totale, senza distinzioni).

Misuriamo poi la disoccupazione naturale come valore medio della disoccupazione che

effettivamente misuriamo. La disoccupazione ciclica è la differenza tra linea

rossa e blu anno per anno.

DISOCCUPAZIONE NATURALE è il valore medio nel lungo periodo dei disoccupati

totali.

La disoccupazione naturale ha due componenti:

1. frizionale -> ineliminabile. Tempo che ci mette una persona ha cambiare

lavoro.

2.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Angelica_manc di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Pacelli Lia.
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