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Un primo approccio alla linguistica testuale

La linguistica testuale si occupa di testo, un concetto che si è molto evoluto nel tempo. Il concetto di testo è legato al canale. Il testo non è solo scritto, verbale, vi sono meccanismi verbali e non verbali. La linguistica testuale presuppone un lavoro attivo, vede il testo come interazione tra chi lo ha prodotto e il destinatario.

Esempi

  • “Era una bella mattina di fine novembre” = incipit del romanzo Il nome della rosa da cui è stato tratto un film.
  • “Era una notte buia e tempestosa” = incipit di un romanzo romantico.

Abbiamo due incipit opposti. Il testo si costruisce anche su legami che attraversano più linguaggi (es. discrepanza tra il primo incipit e l’immagine del film). Di fronte a un testo noi tendiamo sempre a trovare un senso.

Interpretazione del testo

Il testo può essere usato e interpretato diversamente. Es. “Metti un tigre nel motore” vs. “Put a tiger in your tank”.

Differenze

  • “Tigre” è al maschile.
  • “Motore” vs. “Tank”, cioè “serbatoio”.

I dizionari italiani

  • GRADIT: Grande dizionario della lingua italiana dell’uso, di Tullio De Mauro. È diviso in 6 volumi, permette di classificare le parole in base alla loro frequenza d’uso. Descrive la lingua dell’uso e offre la descrizione delle diverse accezioni.
  • GDLI: Grande dizionario della lingua italiana, di Battaglia. Formato da 21 volumi + 1. È un dizionario storico, contiene anche le parole della letteratura italiana.

Grammatiche della lingua italiana di riferimento

  • Grammatica italiana – Italiano comune e lingua letteraria (Serianni) – Secondo l’autore, la grammatica si divide in “grammatica della lingua letteraria” e “grammatica della lingua comune”. C’è un equilibrio tra la norma e l’uso, mentre le grammatiche precedenti consideravano solo l’uso. (Sulla norma è stata creata una “supernorma”, chiamata “italiano scolastico” = fino agli anni ’80 le insegnanti ipercorreggevano). Questa è una grammatica sia prescrittiva (livello normativo) che descrittiva (lingua dell’italiano dell’uso).
  • Grande grammatica italiana di consultazione (Renzi, Salvi, Cardinaletti) – Non è scolastica, va consultata solo al bisogno. È solo descrittiva, cioè descrive le regole attraverso cui si combinano le frasi. Ha un’impostazione diversa rispetto all’altra, una prospettiva funzionale, cioè si guarda al funzionamento della lingua. La lingua funziona per blocchi di senso e non per singole parti. È composta da 3 volumi, e nel terzo volume c’è una parte dedicata ai segnali discorsivi (non c’è mai nelle grammatiche). Es. “Ma si, dai, guarda, è stato incredibile!”... ‘Guarda’ è svuotato del suo significato. Nessun’altra grammatica è stata mai costruita così, non si ferma alla superficie.

I confini del testo

Esempio: incipit del Re Leone (testo per bambini).

  • “C’era una volta” = capiamo che è una fiaba.
  • “, e dal cuore ingenuo e coraggioso” = il leone o il cuore? Non è chiaro.
  • Il titolo del paragrafo, “Simba, figlio di Re” aiuta il bambino.
  • “... e come tale” = chi? Simba, figlio di Re, non è stato usato come titolo, ma come soggetto della frase.
  • “E allora” = sintassi sbagliata.
  • Chi sono Mufasa e Zazu? Non è spiegato, bisogna aver visto il cartone.
  • “Perchè si calmasse” = chi? Mufasa o Scar?
  • Manca il possessivo “suo” vicino a “sogno”.

Alla fine del libretto c’è un glossario che spiega le parole più difficili, ma...

  • Definisce “ingenuo” con “candore”, che è ancora più incomprensibile di “ingenuo”.
  • “Diplomazia” – non viene spiegato che vuol dire “mettere pace”.
  • “Contemporaneamente” – avverbio di tempo.

I confini del testo vanno individuati nella dimensione dialogica tra scrittore e lettore --> lo scrittore deve tenere presente chi è il lettore, a che fascia d’età appartiene.

La linguistica testuale

Eugenio Coseriu è considerato il pioniere della linguistica testuale, perché è il primo a rivendicare l’esistenza di un piano testuale nella linguistica. Individua problemi connessi al discorso/parlato:

  • Piano universale (Langue)
  • Evoluzione storica
  • Piano concreto, testuale.

Secondo Coseriu è possibile non rispettare le regole della grammatica nel discorso; il testo giustifica scelte divergenti dalla grammatica.

La lingua assume delle funzioni:

  • La designazione corrisponde alla funzione del parlare.
  • Al significato corrisponde la lingua.
  • Al senso corrisponde il testo.

La funzione della lingua è data dal testo concreto, non dalla grammatica.

Émile Benveniste (anni ’70) vuole superare l’opposizione tra “forma” e “senso”. Il senso è dato dall’insieme e non dalle unità minime (“Sono le unità maggiori a conferire il senso a quelle minori”).

Roland Barthes si chiede “Fin dove arriva la linguistica?”. Si apre la possibilità di descrivere la lingua sia per descrivere le strutture formali, sia per dare senso alle strutture della testualità.

Tendenze della linguistica testuale

  • “Introduzione alla linguistica del testo” (Dressler, 1970, tradotta in italiano nel 1974). Viene definita la linguistica testuale per la prima volta.
  • “Cohesion in English” (Halliday e Hasan, 1976). Tema della coesione come elemento testuale e non grammaticale. Tale testo apre la strada ai temi di “coerenza” e “coesione”.
  • Nel 1981 la SLI (Società di linguistica italiana, fondata nel 1967) propone un convegno sulla linguistica del testo. Gli atti del convegno ebbero molta diffusione, anche in ambito della didattica. (L’altra associazione di linguistica italiana è l’ASLI, che si occupa di storia della lingua italiana, mentre la SLI si occupa di linguistica teorica e applicata). La SLI si dotò di un organismo che fece da tramite tra la SLI stessa e l’ASLI --> la GISCEL, rappresenta il tramite tra teoria e pratica. Nella GISCEL (Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell'Educazione Linguistica) vi sono docenti di ogni tipo. Il gruppo GISCEL ha redatto il documento delle 10 tesi Giscel, intitolato “10 tesi per l’educazione linguistica democratica”; sono una critica alla scuola e alla società che danno spazio solo alla grammatica e alla letteratura; si insegna solo la letteratura e la produzione del testo scritto, ma la lingua è anche fatta di capacità di scrittura, di ascoltare e comunicare. (l’ASLI ha creato, invece, un’associazione detta “Asli scuola”).

Quali sono gli scopi della linguistica testuale?

  • Costruire una grammatica del testo autonoma da quella tradizionale.
  • Integrare la grammatica del testo con altre discipline, come la pragmatica, la narratologia, l’analisi della conversazione.

Orientamenti teorici della linguistica testuale

3 posizioni possibili dei linguisti (p19):

  • Continuità
  • Complementarietà: la grammatica non risolve tutti i problemi, bisogna utilizzare altre discipline. Es. “egli” è corretto secondo la grammatica, ma si usa sempre “lui”. Secondo la complementarietà si può trovare una regola per spiegare l’uso di “egli” e di “lui”.
  • Autonomia per una riorganizzazione delle conoscenze: esigenza di fondare l’analisi del testo su nuovi quadri concettuali (narratologia, semiotica, etnometodologia, scienze cognitive).

Negli anni ’90 si assiste a uno stallo nel campo della linguistica testuale, nel 1966 la disciplina è considerata come “outdated”; ma negli stessi anni l’approccio testuale si prende una grossa rivincita, in quanto vede molte delle sue idee chiave inglobate nel campo di interesse della “linguistica senza aggettivi”: si deve presupporre una spiegazione testuale per una serie di fenomeni che operano a più livelli, non solo di portata sovrafrasale. (p20)

Coerenza e coesione

La coerenza si manifesta nella connessione logico-semantica tra le parti di un testo e nella conseguente possibilità per il ricevente di individuare in esso le caratteristiche dell’unitarietà e della non contraddittorietà. È molto importante l’intenzione del parlante, come si vede dall’esempio di conversazione tra Don Rodrigo e Fra Cristoforo (“I Promessi Sposi”)  “In che posso ubbidirla?” disse D. Rodrigo, piantandosi in piedi nel mezzo della sala. Il suono delle parole era tale; ma il modo con cui erano proferite voleva dire: “Bada a chi sei davanti, pesa le parole e sbrigati” (commento di Manzoni). Le parole sono chiaramente divergenti rispetto al linguaggio non verbale di D. Rodrigo.

Eco afferma che “il testo è una macchina pigra”, cioè lascia al lettore l’iniziativa interpretativa e utilizza un meccanismo economico (=non esplicita tutto per evitare ridondanze). Spesso utilizziamo elementi coesivi, come nell’esempio: “Non sprecare energia: spegni la luce” (testo coerente, i : sono l’elemento coesivo); ma nell’esempio: “Togli le scarpe dal tappeto per non sporcarti” la frase è ambigua (“ti” a cosa si riferisce? Alla persona o alle scarpe?). Siamo noi a dare senso agli enunciati quando stabiliamo legami di coreferenza. La coerenza può colmare lacune nella coesione, ma non viceversa.

Noam Chomsky

Egli sviluppa gli universali linguistici, cioè tutte le lingue hanno un’identica matrice, anche se vi sono differenze nelle lingue; c’è una grammatica universale (ma è solo un postulato). La prima osservazione del linguista è che tutti abbiamo un senso di grammaticalità, cioè ognuno ha un’idea di accettabilità di una frase, un’idea di enunciato, al di là delle regole che impariamo a scuola. L’enunciato è l’unità minima del testo formata dal verbo; ognuno di noi capisce se un enunciato è accettabile o no. A livello morfosintattico, in italiano, abbiamo degli “obblighi”, es. articolo + nome; questo è per noi un dato di fatto. Per C. l’individuo ha dei parametri interni per capire l’accettabilità della frase. Il parlante può comunque fare degli errori che hanno a che fare con l’esecuzione (es. lapsus) ≠ competenza. Per C. la grammatica non è solo “osservanza della regola”, e lo dimostrò tramite un esperimento contenuto in “Strutture della Sintassi”, utilizzando la frase seguente, ben formata dal punto di vista grammaticale, ma priva di senso: Colorless green ideas sleep furiously (Verdi idee incolori dormono furiosamente) L’idea non può essere verde perché è un concetto astratto; “Colorless” e “green” sono antitetici; “Sleep” rappresenta l’inattività, quindi non si può dormire furiosamente. La frase è illogica, ma si può comunque attribuire un senso se collochiamo la frase in un appropriato contesto, solo se assumiamo una prospettiva testuale.

Poema Chomsky

Nel ’79 Alfredo Giuliani compose un poema cimentandosi sul tema delle “idee verdi senza colore”. Nell’85 all’Università di Stanford fu promosso un torneo letterario in cui si invitava a realizzare un breve componimento che contenesse la frase. Il poema vincitore (“Thus Adam’s Eden plot”) dimostra che la frase ha un senso se contestualizzata (p32-33).

Dell Hymes: la competenza comunicativa

Nel 1966 introduce la competenza comunicativa, in opposizione alla competenza linguistica (=rendersi conto delle differenze fonetiche, delle norme morfosintattiche, avere competenza lessicale, cioè memorizzare le parole e riconoscerne i significati). Hymes supera tale concetto, come anche la distinzione tra “competenza” ed “esecuzione” di Chomsky. La competenza comunicativa consiste nel sapere quando parlare/tacere, riguardo a cosa parlare, a chi, quando, dove, in che modo. Hymes sviluppa il modello speaking:

  • Situation: è il setting, la scena, l’ambientazione di un evento (es. chi parla sta in piedi o è seduto, etc..).
  • Participants: distinguiamo tra mittente (chi pensa il messaggio) ed emittente (chi realizza il msg), e destinatario (la persona a cui il msg è destinato) e ricevente (chi fisicamente recepisce il msg).
  • Ends: la finalità, la quale deve essere nota all’interlocutore.
  • Act Sequences: atti comunicativi, che comprendono: la forma del messaggio (affermazione ≠ domanda) e il contenuto del msg (più o meno esplicito).
  • Key: serve per interpretare il contenuto sottinteso, non letterale (es. ironia).
  • Instrumentalities: canale, forma di parlata.
  • Norms: norme di interpretazione e norme di interazione (es. giustificare il rifiuto a un invito, “no, purtroppo…”).
  • Genres: vari tipi di testo/discorso.

Atti indiretti e pragmatica

Secondo la pragmatica il linguaggio è un elemento che produce azione. C’è un livello locutorio (forma del msg), illocutorio (intenzionalità nel produrre il msg), perlocutorio (come il msg è recepito dall’interlocutore). Parliamo di felicità dell’atto comunicativo quando il contenuto del msg è correttamente interpretato. Parliamo di direttezza se l’atto comunicativo esplicita tutto e di indirettezza se l’atto comunicativo non esplicita tutto (es. “questa stanza ha un odore di fumo” = chi ha fumato?).

Linguaggio e società: Politeness/Strategie della cortesia (Brown & Levinson)

“Comunicazione di contatto” per comunicare una vicinanza (“Come va?” → “Bene”). Secondo Brown & Levinson ognuno di noi ha un’identità sociale, abbiamo due facce:

  • Per ricevere approvazione sociale (positiva);
  • Per difendere la propria identità (negativa)

Queste strategie sono universali (accettare la società preservando i propri spazi). Il linguaggio della cortesia è l’insieme delle strategie, norme e convenzioni verbali adottate da una comunità per contenere la conflittualità e favorire l’armonia nell’interazione comunicativa. In quanto tale, l’espressione linguistica della cortesia è un fenomeno socio-pragmatico nel quale intervengono parametri come la distanza sociale tra gli interlocutori, i rapporti di potere e/o di solidarietà, il grado di familiarità, partecipazione affettiva e coinvolgimento. Da questi dipendono scelte linguistiche che variano in relazione al contesto, allo stile, al registro, al canale e al mezzo di comunicazione.

Lo studio di Scollon & Scollon ha a che fare con le strategie di cortesia, e mostra come esse siano presenti in ogni cultura, ma varino notevolmente. Questo studio analizza l’incontro tra gli Americani e gli Amerindi; i primi pensano che i secondi siano stupidi, mentre gli Amerindi pensano che gli Americani siano violenti e aggressivi. Questi pregiudizi sono dati dalla presenza di diverse strategie di cortesia, come i diversi turni di parola; per gli Athapaska è importante la presenza di pause molto lunghe tra domanda e risposta, mentre per gli Americani il silenzio è imbarazzante. Avviene quindi un fraintendimento, la comunicazione non è felice.

La comprensione del testo

Riconosciamo la coerenza tramite elementi linguistici, paratestuali e con schemi cognitivi sulla nostra esperienza del mondo. La nostra difficoltà è integrare il detto al non detto. Riconosciamo la coerenza anche grazie al genere del testo.

Un testo è un elemento verbale o non verbale che presuppone un contenuto che va interpretato. Per farlo, usiamo:

  • Conoscenze linguistiche e conoscenze di base (=del mondo);
  • Conoscenza schematica (grazie a cui l’individuo mantiene in memoria le sue conoscenze);
  • Script: conoscenza di situazioni, detti anche “copioni”. Sono configurazioni dinamiche di conoscenze enciclopediche, associate a un dato evento e a una data situazione. (es. Signor Veneranda).
  • Frames (schemi/cornici): sono conoscenze fisse;
  • F. Naturali: legati alla nostra esperienza del mondo;
  • F. testuali: legati alle conoscenze di specifici generi testuali, che governano le aspettative.

Processi inferenziali: informazioni attivate.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara-4 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Papa Elena.
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