Appunti di linguistica generale di Laura Bernardelli
Il linguaggio
A. Definizione di linguaggio e sistemi di comunicazione
Il linguaggio è la facoltà di associare un contenuto mentale (un concetto o più concetti) ad un'espressione, che essa sia fisica o vocale. Il linguaggio si esprime in qualunque sistema di comunicazione, ad esempio:
- Nel sistema di comunicazione animale il linguaggio si esprime attraverso particolari versi o movimenti.
Esempi:
- La danza delle api > È stato dimostrato che le api fanno una sorta di “danza” per comunicare alle altre api dove si trova una fonte di cibo che hanno individuato. Questa danza cambia in base alla distanza del cibo, ed è quindi in grado di trasmettere diverse informazioni. È inoltre stato dimostrato che non si tratta solo di istinto, ma di un vera e propria comunicazione: infatti, quando l'ape non è in presenza di altre api, non “danza”.
- Formiche > rilasciano gocce di ormoni che le altre possono seguire per arrivare al cibo.
- Nel sistema di comunicazione umano
Il sistema di comunicazione umano si esprime attraverso:
- Linguaggio del corpo (gesti, espressioni, etc.)
- Linguaggio verbale umano
- Linguaggio della matematica, moda, pubblicità, artistico, stradale, etc.
Ogni sistema di comunicazione è un linguaggio, ma il linguaggio verbale umano è particolare. Si distingue quindi fra:
- Linguaggio > qualunque sistema di comunicazione in grado di associare contenuto mentale ad espressione
- Linguaggio verbale umano > facoltà specifica dell'uomo che gli permette di comunicare un contenuto mentale/concetto attraverso la voce.
- Lingua > sistema di comunicazione attraverso il quale si concretizza il linguaggio.
B. Caratteristiche del linguaggio verbale umano
- Discrezione
- Doppia articolazione
- Produttività
- Ricorsività
- Dipendenza dalla struttura
- Biplanarità
1) Discrezione
Dicendo che il linguaggio verbale umano è discreto, intendiamo che i suoi elementi sono percepiti dalla nostra mente come unità distinte e ben separate tra di loro, con precisi confini e limiti. Nonostante la lingua parlata sia un continuum, la nostra mente percepisce unità distinte (questo grazie a picchi di sonorità nella pronuncia) e al contrario non è capace di percepire unità intermedie.
Per esempio, dati i fonemi /t/ e /k/ di tane e cane, il parlante percepirà o uno o l'altro, non qualcosa di intermedio tra i due.
2) Doppia articolazione
Con doppia articolazione si intende la divisione mentale in unità discrete/distinte. André Martinet elabora che ogni elemento di un enunciato ha due livelli di articolazione:
- Unità di prima articolazione
Suddivisione di una parola in unità dotate di significato autonomo
Es. GATTO > gatt-o > un gatto singolare, maschio
La prima unità di articolazione comprende:- Lessemi > gatto, leggessi
- Morfemi > gatt-o, legg-ess-i (unità minime di prima articolazione)
- Unità di seconda articolazione
Suddivisione di una parola in unità che non hanno più un significato autonomo
Es. GATTO > g-a-t-t-o
La seconda unità di articolazione comprende:- Foni > [p,t,g,a,e,i,o,s]
- Fonemi / p, t, g, i, o, n, z /
La doppia articolazione si basa sui seguenti principi:
- Esistenza di livelli ben distinti
- Carattere gerarchico dei livelli
Ciascun livello costituisce con i suoi elementi gli elementi del livello superiore, creando così un rapporto gerarchico tra i vari livelli, da quello superiore a quello inferiore - Possibilità di segmentazione
L'enunciato può essere segmentato in unità appartenenti a livelli di articolazione inferiori - Segmentazione limitata
Ognuno dei livelli di articolazione possiede delle unità minime, che costituiscono il limite di segmentazione per quel livello. - Limitatezza e ricorrenza progressiva delle unità minime
Le unità minime sono sempre più limitate e ricorrenti in base a quanto basso è il livello gerarchico considerato:- Lessemi: la lista di lessemi è potenzialmente aperta e continua ad aumentare e modificarsi
- Morfemi: hanno un numero molto alto, ma comunque chiuso
- Foni: esistono all'incirca solo un centinaio di suoni nel linguaggio (ricorrono)
- Fonemi: esistono circa 40 fonemi (nella maggior parte delle lingue)
Da questo deriva che più ci si abbassa con il livello gerarchico, più le unità tenderanno ad essere limitate e ricorrenti.
3) Produttività
Cambiando e combinando le unità linguistiche (lessemi, morfemi, foni e fonemi) è sempre possibile creare messaggi nuovi.
4) Ricorsività
Con ricorsività si intende la possibilità di ampliare in maniera potenzialmente infinita un enunciato continuando ad applicare la stessa regola di costruzione:
Es. Maria mangia > Maria, che ha conosciuto Marco, mangia > Maria, che ha conosciuto Marco, che viene dall'Egitto, mangia.
5) Dipendenza dalla struttura
Nelle lingue, le frasi non sono semplicemente successioni di parole, ma sistemi strutturati con relazioni gerarchiche complesse. Da queste relazioni gerarchiche tra gli elementi dipende il loro significante (espressione concreta) e il loro significato (rappresentazione mentale).
Es. Mario ha investito la ragazza con la moto. > In base alla relazione che “con la moto” ha con gli altri elementi della frase cambia il significato (Mario, che era in moto, ha investito la ragazza o La ragazza, che aveva la moto, è stata investita da Mario.)
Dalla dipendenza dalla struttura dipendono anche fenomeni come:
- L'accordo morfologico tra le parole (Es. Io e tuo fratello abbiamo viaggiato insieme)
- Ordine sintattico delle parole (Es. La moto rossa è bella o la bella moto è rossa)
- Fenomeni di dipendenza (ricorsività, frasi ambigue)
- Incassature (aggiunta di relative)
6) Biplanarità
Si parte dalla premessa che la lingua è un codice composto da segni, unità minime sulle quali si regge ogni processo di comunicazione.
Ferdinand de Saussure, padre della linguistica moderna, elabora in maniera sistematica il segno definendolo:
- Entità psichica a due facce (significante e significato) sempre compresenti
- Entità biplanare costituita dall'associazione di un contenuto (significato) ad un'espressione (significante)
Un segno è un'unità biplanare, ossia formata da due componenti, due piani, inscindibili (ossia non potrebbe esistere uno in mancanza dell'altro):
- Significante > espressione concreta di un concetto. Es. Gatto
- Significato > Contenuto astratto, rappresentazione mentale del significante. Es. concetto di gatto
La caratteristica principale del segno è l'arbitrarietà.
Esistono 4 livelli di arbitrarietà:
- Tra segno e referente
- Tra significato e significante
- Tra significati
- Tra significanti
1. Tra segno e referente
Non c'è nessun rapporto naturale o logico tra il segno /topo/ e l'animale reale a cui segno si riferisce, il rapporto tra i due è arbitrario. È un'arbitrarietà tra fatti linguistici ed extralinguistici.
2. Tra significato e significante
Il rapporto che esiste tra concetti che io ho della realtà e l'espressione fonica che uso per esprimerli è arbitrario: non c'è nessuna ragione per cui il concetto mentale di gatto venga espresso con l'espressione fonica [gatto]. Si tratta di un'arbitrarietà esclusivamente linguistica.
3. Tra significati
Mentre in italiano, ad esempio, usiamo una sola parola per esprimere il concetto di “nipote”, in inglese questo stesso concetto viene ampliato concettualizzando certe differenze tra tipologie di nipote. (Ex. Nipote femmina di nonno = granddaughter, nipote maschio di nonno = grandson, nipote femmina di zio = niece, nipote maschio di zio = nephew). Il modo in cui nelle lingue viene concettualizzata la realtà è arbitrario, non esiste alcuna ragione per cui lo stesso concetto venga denominato in più modi.
4. Tra significanti
Ogni lingua stabilisce in maniera arbitraria la discretezza e lo spazio fonico, ossia i limiti da mettere ad un certo range di suoni. Ad esempio, mentre in italiano le vocali anteriori sono [i] [e] [ɛ] [a], l'inglese, in questo stesso spazio, trova più vocali [i], [e], [ɛ], [ø], [æ], [a], [ʌ], etc.
C. Le funzioni del linguaggio – R. Jakobson
Jakobson riprende lo schema comunicativo ideato da due ingegneri statunitensi che volevano schematizzare la comunicazione che avviene durante una telefonata. Questo schema è ormai superato, in quanto rappresenta lo schema di comunicazione più elementare di codifica e decodifica. In realtà, la comunicazione non è un semplice atto di decodifica, ma anche un atto di interpretazione. Infatti, la comunicazione non si basa solo su frasi letterali, ma anche su espressioni retoriche e frasi idiomatiche non interpretabili letteralmente.
Es. “Puoi passarli l'olio?” è una domanda retorica, se il destinatario della domanda si limitasse a decodificare questa domanda risponderebbe semplicemente “Sì, posso”. In realtà, l'emittente con questa domanda intende un ordine, ossia “passami l'olio”.
- Emittente > colui che codifica il messaggio
- Destinatario > colui che riceve il messaggio
- Codice > emittente e destinatario, per comprendersi devono condividere lo stesso codice
- Canale > mezzo tramite il quale emittente e destinatario si scambiano il messaggio, può essere fonico-acustico (parola, suoni) o visivo (gesti, scrittura)
- Contesto > insieme di circostanze in cui avviene la comunicazione
Jakobson identifica 6 funzioni della comunicazione che corrispondono a ciascuno degli elementi dello schema. Il messaggio condiviso da due individui può avere più funzioni tra queste alla volta, ma solo una di queste è la funzione principale.
1. Funzione emotiva (emittente)
Un messaggio ha funzione emotiva quando è prevalentemente incentrato sull'emittente ed ha la funzione di descrivere uno stato d'animo, stato psicologico, desiderio, o volontà. Questa funzione si trova spesso nei testi poetici, nei diari, etc. Viene segnalata tramite:
- Prima persona del verbo
- Frasi esclamative
- Pronomi personali e possessivi
Es. “Uffa, che noia!”, “Oh, come sono felice!”, “Ho voglia di gelato”
2. Funzione conativa (destinatario)
Si focalizza sul destinatario e mira ad ottenere una reazione da parte di esso. La funzione conativa di un messaggio può essere diretta o nascosta da espressioni indirette. Si trova negli ordini (anche quelli sotto forma di domande), nei manuali d'istruzione, nelle leggi, nei messaggi pubblicitari, etc. Si esprime con:
- Imperativo, infinito o vocativo
- 2a persona sing o plur
- Atti linguistici indiretti (messaggi in cui l'ordine è mascherato da qualcos'altro, ad esempio da un “non sarebbe male se...)
Es. “Non sarebbe male se comprassimo questa bella Lamborghini”, “Friggi l'uovo e non bruciarlo” “Non è che mi passeresti l'olio?” “Compra chanteclair, pulito impeccabile dopo un solo lavaggio!”
3. Funzione referenziale (contesto)
Serve a dare funzioni sulla realtà extralinguistica, che essa sia reale (Es. Fuori c'è il sole), mentale (Es. La felicità non esiste) o immaginaria (Es. Le renne di Babbo Natale volano). Si trova nei documentari, nel meteo, etc. Viene espressa con la terza persona plurale.
4. Funzione fatica (canale)
Serve a verificare che il canale (fisico o psicologico) sia libero, aperto o funzioni ed a mantenere, stabilire o interrompere una conversazione.
Es. al telefono “Oh, ma ci sei? Pronto?” alla fine di un lungo discorso “Siete tutti d'accordo?”, “Vero?”, “Giusto?” Si ritrova spesso in tutti i convenevoli “Oh, ma guarda chi si vede, come stai? Tutto bene?”
5. Funzione metalinguistica (codice)
Consiste nel poter utilizzare la lingua per poter parlare della lingua, ed è una funzione propria solo del linguaggio verbale umano (nella linguistica moderna si distingue tra L – lingua che parla del mondo – ed L2 – lingua che parla della lingua –) Si può trovare in dizionari, manuali di linguistica, grammatiche, etc.
Es. “La lingua italiana conta 10 preposizioni: in, di, a...”
6. Funzione poetica (messaggio)
La funzione poetica è tipica dei messaggi in cui la forma e l'aspetto formale sono particolarmente importanti, ad esempio nella poesia. Infatti, è proprio la forma della poesia a distinguerla dalla prosa. La funzione poetica è tipica di:
- Poesie
- Filastrocche
- Scioglilingua
La linguistica
La linguistica è una scienza debole (ossia che non ha un oggetto osservabile in laboratorio) che segue il metodo scientifico.
a. Motivi per cui la linguistica è considerata una scienza:
- Utilizza i metodi delle altre scienze
- Si parte da ipotesi generali cercando di verificarle
- Le ipotesi formulate sono chiare e controllabili
- Ha un carattere descrittivo e non normativo
- Non spiega come utilizzare la lingua, ma ne descrive le caratteristiche
- Ha lo scopo di sviluppare la consapevolezza del linguaggio
- La linguistica ha lo scopo di farci prendere consapevolezza del linguaggio che gestiamo in maniera così naturale.
- Studia cosa sono, come sono e come sono fatte le lingue
b. Le ipotesi fondamentali della linguistica/dei linguisti:
- Il linguaggio verbale umano è governato da regole in ogni suo aspetto
- Le lingue costituiscono un fenomeno unitario
- Ossia, tutte le lingue hanno regole in comune (dette “universali”), questo perché siamo tutti umani ed apparteniamo alla stessa specie, da questo deriva che la nostra mente può governare solo lingue che hanno determinate caratteristiche.
- Le lingue sono sistemi
- Per sistema si intende un insieme di elementi fortemente correlati, a tal punto che la funzione e l'identità di un elemento dipendono dagli altri elementi. In questo senso la lingua è un insieme di insiemi.
c. Gli insiemi del sistema lingua:
- Sistema fonologico
- Sistema sintattico
- Sistema semantico
- Sistema morfologico
d. Tre distinzioni fondamentali per l’analisi linguistica
1. Astratto e concreto
Langue e Parole
Ferdinand de Saussure analizza la distinzione tra Langue (sistema astratto) e Parole (realizzazione concreta).
Langue > La langue corrisponde al sistema lingua, è astratta ed appartiene alla collettività, è un fatto sociale (non perché mette in comunicazione gli individui ma nel senso che è un'idea nella mente collettiva).
Parole > Atto individuale e concreto di fonazione reso possibile dalla langue, che è il sistema di riferimento senza il quale la parole non potrebbe esistere. Mentre l'individuo può utilizzare la parole in modi diversi, non può modificare la langue perché essa non è posseduta da nessuno.
Competenza ed esecuzione
Chomsky riprende la definizione di langue e parole di Saussure e li rivoluziona. Chomsky sostiene che la lingua non è superiore all'uomo, ma un prodotto della sua mente. Da questo consegue che studiando la lingua possiamo anche studiare i processi cognitivi dell'uomo. Chomsky individua quindi, al posto della langue la competenza ed al posto della parole l'esecuzione.
Competenza > Il concetto di competenza non corrisponde a quello di langue, infatti con competenza si intende un insieme di competenze che un parlante ideale di una lingua possiede (saper parlare, saper comprendere, saper esprimere ed imparare concetti). La competenza è un fatto mentale ed astratto. Mentre la langue è un concetto sociale trascendente dall'individuo, la competenza è un concetto individuale e ha sede nella mente dell'individuo.
Esecuzione > Il concetto di esecuzione corrisponde al concetto di parole di Saussure, è l'atto concreto di realizzazione della competenza.
Chomsky delinea una serie di competenze che il parlante ha nella propria lingua:
1. Competenza fonologica
Il parlante di una lingua sa:
- Quali sono e quali non sono i fonemi della sua lingua (Es. Il parlante italiano sa che il suono non è della sua lingua)
- Sa riconoscere le combinazioni di fonemi possibili nella sua lingua (Es. In italiano “aertsd” non è una combinazione possibile mentre “terragone” sì)
Questa competenza permette di:
- Identificare e manipolare le componenti fonologiche della lingua (fonemi, sillabe, etc)
- Riconoscere e produrre rime
- Riconoscere il ritmo della lingua
- Riconoscere dove cade l'accento
2. Competenza morfologica
Il parlante di una lingua:
- Sa riconoscere le parole appartenenti alla sua lingua e possiede un lessico mentale
- Sa distinguere nella propria lingua:
- Parole non esistenti ma possibili, parole grammaticali ma che non esistono nella lingua del parlante (vengono chiamate anche lacune accidentali) > Es. Terragone
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