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Appunti di linguistica generale Laura Bernardelli

Vocali: le vocali A, I, U sono dette cardinali perché sono le più distanti e diverse tra loro, sembrano essere

presenti in tutte le lingue.

Triangolo vocalico: È il triangolo del sistema vocalico italiano, nella pronuncia delle vocali la nostra lingua

descrive movimenti circoscritti in esso.

I parametri per classificare le vocali sono:

− Altezza della lingua

− avanzamento o arretramento della lingua

− arrotondamento o meno delle labbra

(in italiano tutte le vocali posteriori sono arrotondate)

c. Consonanti

Nella produzione delle consonanti l'aria incontra sempre un ostacolo (ex. Restringimento o chiusura parziale o

totale del tratto vocalico). Possono essere continue o momentanee, e possono essere sorde o sonore.

I parametri per classificare le consonanti sono:

• sonorità

: si distingue in base alla vibrazione o meno delle corde vocali

• modo di articolazione : si distingue in base al modo in cui le consonanti vengono prodotte

- occlusive

- fricative

- affricate

- nasali

-laterali

- vibranti

- approssimanti

• luogo di articolazione: si distingue in base al luogo in cui le consonanti vengono prodotte

- bilabiali

- labiodentali

- dentali ed alveolari

- palatali

- velari

Occlusive

Una consonante è occlusiva o esplosiva quando durante l'emissione del suono l'aria viene bloccata e poi

rilasciata bruscamente [p, t, b, d, k, g]

['pane] ['tane] [ba'nane] ['dame] ['kane] ['gat:o] 12

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Fricative

Una consonante è occlusiva quando durante l'emissione gli organi articolatori si avvicinano senza chiudersi

ʃ

completamente, dando un effetto di frizione [f, v, s, z, :] ʃ

fallo >['fal:o], vero> ['vero], santo> ['santo], rosa >['roza], sciame> [' :ame]

Affricate

Una consonante è affricata quando il suono viene bloccato e poi rilasciato attraverso una fessura, sono

ʃ ʒ]

formate da un'occlusiva + fricativa [t:s, d:z, t , d

ʃ ʒ ɔ

tazza>['tat:sa], zizzania [d:zi'd:zanja], ciao>['t ao], giavellotto>['d avel: t:o]

Nasali

Una consonante è nasale quando durante la sua produzione il palato molle si abbassa e quindi l'aria fluisce

ɱ ɲ

liberamente nelle cavità nasali [m, , n, :, ŋ]

ɱ

[ ] si trova solo prima di [f, v]

[ŋ] si trova solo prima di [k, g]

ɱ ɱ ʃ ɲ

['mano], infatti [i 'fatti], invece [i 'vet e], ['non:o], gnomo [' :omo], anche ['aŋke], ingrato ['iŋgrato]

Laterali

Una consonante è laterale quando al momento dell'emissione la lingua è al centro della bocca e l'aria esce

ʎ

dalle parti [l, :] ʎ

alloro [a'l:oro], aglio ['a :o]

Vibranti

Una consonante è vibrante quando durante la sua produzione la punta della lingua o l'ugola vibrano

['rat:o]

Approssimanti

[j, w]

Le approssimanti sono semiconsonanti che precedono una vocale e con essa formano un dittongo

ascendente o discendente

-dittongo ascendente > la semiconsonante precede la vocale

ex. vecchietto [ve'k:jet:o], guida ['gwida], piano ['pjano]

-dittongo discendente > la semiconsonante segue la vocale

ex. mai ['maj], soia ['soja], causa ['kawsa] 13

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FONOLOGIA

La fonologia è la scienza che si occupa della funzione dei suoni in un determinato sistema linguistico ed ha

come unità di analisi il fonema. [≠ la fonetica si occupa dell'aspetto fisico dei suoni, ed ha come unità di misura

il fono]

La linguistica studia:

1. il valore linguistico di un fonema

2. quali sono i fonemi in un determinato sistema linguistico

3. come si combinano i fonemi in un sistema linguistico

4. come cambiano i fonemi se combinati > processi fonologici

a. valore linguistico dei suoni

I foni hanno valore linguistico quando hanno una funzione distintiva, ossia quando servono a distinguere dei

significati. Se un suono distingue il significato di una parola è definito fonema (concetto astratto studiato dalla

fonologia).

Il fonema serve a distinguere i significati delle parole ma non ha un significato proprio.

ex. /p/ e /k/ sono fonemi dell'italiano, infatti: /p/ane è diverso da /k/ane

Fonemi diversi che comportano differenze di significato, come /p/ e /k/, si dicono in opposizione.

Le coppie di parole che cambiano per un fonema diverso nella stessa posizione, come /p/ane e /k/ane, sono

dette coppie minime.

Il significato di una parola dipende anche dalla lunghezza consonantica dei fonemi al suo interno, per questo

anche pa/l/a e pa/l:/a sono una coppia minima.

b. Riconoscere i fonemi in un sistema linguistico

La prova di commutazione serve a determinare se un fono ha funzione distintiva: consiste nello scambiare un

fono in una posizione con un altro sempre nella stessa posizione:

ex. /l/una - /d/una > /l/ e /d/ sono fonemi della lingua italiana

Facendo questa prova posso incontrare due tipologie di suoni:

1. Suoni intercambiabili > che possono occupare la stessa posizione

i suoni intercambiabili possono essere di due tipi:

a) Suoni intercambiabili distintivi > suoni intercambiabili che definiscono parole dal significato diverso

(ex. /t/ane e /k/ane) ʁ

b) Suoni intercambiabili non distintivi > varianti libere di uno stesso fonema > /r/ana e [ ]ana

2. Suoni non intercambiabili > suoni che non possono occupare la stessa posizione

I suoni non intercambiabili possono comparire solo in determinate posizioni, accompagnate da altri fonemi.

Sono detti varianti combinatorie (o varianti condizionate dal contesto) di uno stesso fonema:

ɱ

ex. [ ] si trova solo combinato ai fonemi /f/ e /v/; [ŋ] si trova solo combinato ai fonemi /k/ e /g/

ɱ

[ ] e [ŋ] sono varianti combinatorie dello stesso fonema /n/

Le varianti di un fonema sono anche dette:

− ʁ

Allofoni in variazione libera (ex. [ ])

− ɱ

Allofoni condizionati dal contesto ([ ] e [ŋ])

c. definizione cognitivista di foni, fonemi e allofoni

Conclusione:

− Foni e allofoni: sono entità concrete

− Fonemi: entità astratte, rappresentazioni mentali di un fono.

Per arrivare a questa conclusione si parte da un dato concreto: seppure ognuno di noi pronunci i suoni in

maniera leggermente diversa, riusciamo comunque a riconoscerli perché ne abbiamo interiorizzato le

caratteristiche che definiscono quei suoni tali. 14

Appunti di linguistica generale Laura Bernardelli

ex. lo stesso vale per gli oggetti, sappiamo riconoscere e distinguere un pennarello da una matita perché

sappiamo quali caratteristiche appartengono ad uno e quali all'altro.

Se il concetto generale dei suoni è astratto e mentale, allora anche quello dei fonemi lo è.

ɱ

ex. Io conosco tutte le realizzazioni fonetiche del fonema /n/, ad esempio [ ] e [ŋ], ma le riconduco tutte allo

stesso fonema astratto /n/.

QUINDI:

1. Fono

: termine neutro che indica la manifestazione fisica e concreta di un suono nel linguaggio verbale

umano

2. Allofono

: termine relazionale che indica la relazione tra il fono ed il suo fonema. IL termine allofono

ɱ

viene utilizzato per indicare tutte le realizzazioni concrete di uno stesso fonema (ex. /n/ e [ ] e [ŋ]

3. Fonema

a) Definizione funzionale

Entità con funzione distintiva in grado di definire parole con diverso significato

b) Definizione cognitivista

Entità astratta, rappresentazione mentale di un suono

c) Nome che si dà al simbolo che rappresenta una serie di foni diversi che se cambiati nella stessa

ʀ ʁ

posizione non comportano un cambiamento di significato (ex. /r/ > [ , ])

e. Come si combinano i fonemi in un sistema linguistico

Ogni lingua possiede delle restrizioni fonotattiche, ossia regole che stabiliscono come i suoi possono

combinarsi tra di loro.

In italiano ci sono molte restrizioni fonotattiche riguardo la combinazione di consonanti:

• In una combinazione di consonanti (di cui la prima non sia S) la prima consonante delle essere per

forza occlusiva o fricativa, la seconda consonante deve essere per forza sonorante.

• Mentre le combinazioni di consonanti che possono esistere all'inizio di parola possono trovarsi anche

all'interno di parola, non può sempre accadere viceversa (ex. Interno – rnatatorio*)

• Perché una parola inizi con una combinazione di tre consonanti la prima deve essere S, la seconda

deve essere occlusiva o fricativa e la terza deve essere sonorante.

f. Il concetto di tratto

I tratti sono le caratteristiche ed i caratteri distintivi di un fonema.

Ad esempio: [+occlusiva], [+ dentale alveolare], [+sorda] sono i tratti del fonema /t/

(Un tratto può essere ridondante, ad esempio:

u = [+posteriore] [+alta] [+arrotondata] > dire che u è arrotondata è ridondante perché in italiano non esistono

vocali posteriori non arrotondate.)

Le funzioni dei tratti

1. definire classi naturali di suoni

i tratti definiscono classi naturali di suoni = serie di suoni che condividono le stesse caratteristiche, ex.

ex. [p,t,k] = classe naturale delle occlusive sorde.

[b, d, g] = classe naturale delle occlusive sonore

[m, b, p] = classe naturale delle bilabiali

I fenomeni fonologici non avvengono a livello di determinati suoni, ma a livello di classi naturali di suoni.

2. funzione composizionale

I tratti definiscono le caratteristiche che, se presenti simultaneamente, determinano uno specifico evento

articolatorio

ex. [b] = [+occlusiva], [+bilabiale] [+sorda] = simultaneamente le labbra bloccano il passaggio dell'aria e le

corde vocali rimangono rilassate per ottenere il suono [b]

g. il carattere binario dei tratti

I tratti possono rappresentare sia le caratteristiche che sono presenti [+], sia quelle assenti [-].

(ex. [t] = [+occlusiva] [-sonora])

h. Tratti distintivi di Jakobson

Jakobson sostiene che: 15

Appunti di linguistica generale Laura Bernardelli

• Ogni elemento linguistico si distingue dagli altri per una serie di scelte binarie di tipo [+] o [-]

• Ogni fonema è caratterizzato da una serie di tratti distintivi che lo distinguono in opposizione a tutti gli

altri fonemi

• Il numero di tratti che distinguono tutte le lingue del mondo è limitato – tra i 1 e i 14 tratti -,

considerando tratti di natura articolatoria (ex. Bilabiale, alveolare, laterale, etc.) ed acustica

(sonora e sorda). [I tratti considerati da Chomsky e Halle sono solo di natura articolatoria]

i. Processi fonologici (come cambiano i fonemi se combinati)

I processi fonologici sono le modificazioni alle quali posso essere soggetti i segmenti vocalici o consonantici

nella catena sintagmatica (ossia pronunciati uno dopo l'altro e non in isolamento).

I fenomeni fonologici possono:

− cambiare i tratti di un fonema

− aggiungere o eliminare segmenti

− cambiare l'ordine dei segmenti

I processi fonologici sono:

• Assimilazione

• Dissimilazione

• Cancellazione di vocali

• Elisione

• Troncamento

• Metatesi

• Inserzione

1. ASSIMILAZIONE

Si parla di assimilazione quando un segmento cambia per influenza di uno che gli è vicino, o più

precisamente, quando un segmento assume uno o più tratti di un segmento che gli è vicino.

L'assimilazione può essere relativa a:

− tratto di sonorità (ex. /s/ diventa /z/ prima di una sonorante)

− punto di articolazione

− modo di articolazione

L'assimilazione può essere:

• Totale > quando un fonema assume tutti i tratti del fonema vicino e diventa uguale ad esso (ex. In-

razionale > irrazionale)

• ɱ

Parziale > quando un fonema assume solo alcuni tratti del fonema vicino (i/n/-felice > i/ /felice)

• Perseverativa > quando il fonema che si modifica segue quello che causa la modificazione (ex. Dog/z/

> il fonema /s/ diventa /z/ a causa di /g/)

• Anticipatoria > quando il fonema che si modifica precede quello che causa la modificazione (ex.

/z/draio > il fonema /s/ diventa /z/ a causa di /d/)

• A distanza > quando un fonema influenza un altro fonema a cui non è contiguo (ex. [niri] – plurale di

nero in dialetto umbro -, la /i/ finale di ner/i/ influenza la vocale /e/, che per assimilazione diventa alta e

si trasforma in /i/)

2. DISSIMILAZIONE

Quando un segmento cambia perché ha vicino a sé un altro fonema uguale (ex. Danaro > denaro)

3. CANCELLAZIONE DI VOCALI

Quando nella formazione di parole composte o derivate cade la vocale finale della prima parola (ex. Letto +

ino > lettino, branda+ina > brandina).

Questo processo non avviene quando:

− L'ultima vocale della prima parola è accentata (ex. virtù+oso > virtuoso, caffè+ina> caffeina)

− Quando eliminare l'ultima vocale provocherebbe 2 consonanti contigue (ex. bevi+bile > bevibile,

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condiziona+mento> condizionamento)

4. ELISIONE

Quando nell'incontro di due parole contigue, di cui la prima terminante in vocale atona e la seconda

cominciante in vocale (atona o tonica), l'ultima vocale della prima parola cade.

(ex. Lo albero > l'albero, lo amico > l'amico)

5. TRONCAMENTO

Quando nell'incontro di due parole contigue di cui la prima terminante in vocale sonorante e la seconda

cominciante in consonante, la vocale finale della prima parola cade (ex. Dottore rossi > dottor rossi, Mare

Ligure > Mar Ligure)

6. METATESI

Quando due fonemi in una parola vengono invertiti (ex. Aeroplano > areoplano)

7. INSERZIONE

Quando ad una parola viene aggiunto un fonema/segmento (ex. Psicologia > Pisicologia)

l. Regole fonologiche

Le regole fonologiche sono uno strumento che serve a descrivere formalmente come i suoni cambiano in

determinati contesti, ossia come avvengono i fenomeni fonologici e riguardano classi naturali di suoni.

Le regole fonologiche hanno tre formati tipici:

1. A > B/__C

A diventa B nel contesto prima di C

questa regola descrive l'assimilazione anticipatoria.

ɱ

ex. i/n/-felice > i/ /felice, si può scrivere:

ɱ

/n/ > [ ]/__ {/f/, /v/

/n/ > [+labiodentale]/__consonante [+labiodentale]

ɱ

/n/ diventa / / nel contesto prima di /f/ e /v/

2. A > B/C__

A diventa B nel contesto dopo C

Descrive l'assimilazione perseverativa

ex. [s] > [z] / Consonante [+sonora]__

[s] > [+sonora] / Consonante [+sonora]__

3. A >B/C__C

A diventa B nel contesto tra C e C

ex. e[z]ilio

[s] > [z] / vocale__vocale

[s] > [+sonora] / vocale__vocale

m. La sillaba

definizione fonetica: la sillaba è un'unità prosodica costituita da uno o più foni agglomerati intorno ad un picco

di sonorità (che in italiano è costituito generalmente dalla vocale)

definizione fonologica: unità prosodica di organizzazione di suoni

La sillaba minima è costituita da un nucleo sillabico, che in italiano corrisponde generalmente ad una vocale.

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Appunti di linguistica generale Laura Bernardelli

La sillaba può anche avere un ATTACCO/INCIPIT ed una CODA. Nucleo e coda formano la RIMA della

sillaba.

L'attacco di una sillaba può essere di tre tipi:

CV > ex. pa-ne (incipit più naturale e più diffuso) Sillabe aperte (=terminanti

in vocale)

1. CCV > ex. tre-no

2. CCCV > ex. stra-no

La coda in sillabe di tipo CVC > ex.can-to Sillaba chiusa (=terminante in consonante)

n. restrizioni fonotattiche

Le restrizioni fonotattiche regolano la combinazione dei suoni nell'attacco, nel nucleo e nella coda:

1. In italiano la posizione di coda può essere occupata da:

- Sonoranti se scempia (senza doppie) > ex. can-to

- Qualunque consonante se geminata (con doppie) > ex. Sas-so

2. In attacco ci posso essere tre consonanti solo se la prima è S, la seconda una occlusiva o fricativa e la

terza una sonorante

3. In incipit possono esserci due consonanti solo se la prima è occlusiva o fricativa e la seconda una

sonorante ɱ

4. Se in incipit c'è una sola consonante può essere qualunque tranne [ ] e [ŋ]

o. La disposizione dei suoni attorno al nucleo

L'organizzazione di suoni attorno al nucleo segue leggi preferenziali: l'intensità cresce da attacco a nucleo e

decresce da nucleo a coda.

Da questa legge di natura fisica deriva che: la disposizione delle consonanti nella sillaba segue una scala di

sonorità universale.

I suoni in cui l'aria è meno ostacolata sono i più sonori (vocali), i suoni in cui l'aria è più ostacolata sono i meno

sonori (consonanti, di cui le meno sonore sono le occlusive, in cui l'aria viene ostacolata di più).

ex. PRAPR > è una sillaba ben formata in cui la sonorità cresce andando verso il nucleo, formato dalla vocale,

e decresce andando verso la coda. 18

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p. La sillabificazione

La sillabificazione fonologica non corrisponde alla divisione in sillabe grafica ex. Paste > pas-te e non pa-ste

1. Sillabificazione normale

ex. canto > can-to (cvc-cv)

colto > col-to (cvc-cv)

cane> ca-ne (cv-cv)

2. Sillabificazione con doppie o inerentemente lunghe

Con doppie o inerentemente lunghe si ripete la leggera geminante in entrambe le sillabe

ʎ ʎ ʎ

ex. aglio > [ a :o ] > a - o

gallo > [gal:o] > gal-lo

3. Sillabificazioni con più possibilità

ex. apri > ap-ri o a-pri? Ca-ro o car-o?

Per capire quale delle due sia corretta di utilizzano due metodi:

1. Si controlla quale dei due segmenti può essere utilizzato anche ad inizio e fine di parola

ex. apri > ap-ri > ap non può essere usato a fine di parola

a-pri > pri può essere usato sia ad inizio, sia a fine di parola

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2. Si segue il principio di massimo inizio

Se una consonante mediana può essere sia incipit che cosa, si tende a preferire l'incipit > ex. Caro > ca-ro

q. Il caso di S preconsonantica

/s/ si comporta in maniera particolare:

− può precedere due consonanti ad inizio di parola

− può essere la prima di due consonanti di cui la seconda non sia sonorante

− se si trova all'interno di un nesso consonantico non subisce il raddoppiamento fonosintattico (=

fenomeno tipico dell'italiano standard e del toscano per cui una consonante ad inizio di parola

raddoppia dopo un monosillabo ex. La /b:/ella e la /b:/estia

− ha sempre bisogno di una vocale a cui appoggiarsi > ex. Sonno, lo struzzo

r. Esempi di trascrizione fonetica 20

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s. Fenomeni soprasegmentali

Sono fenomeni che non si collocano sul piano lineare dei segmenti, ma si sovrappongono ad essi:

1. ACCENTO

Viene percepito come forza/prominenza data ad una sillaba. All'interno di ogni parola c'è una sillaba

accentata/tonica, le altre sono atone.

La posizione dell'accento può essere:

− libera > ha funzione distintiva (ex. In italiano, inglese, russo, spagnolo)

− fissa > non ha funzione distintiva (ex. Francese, ungherese, polacco)

In base alla sillaba accentata le parole vengono chiamate in modi diversi:

− tronche (ossitone) > parole accentate sull'ultima sillaba [tri'bu]

− piane (parossitone) > parole accentate sulla penultima sillaba [ ex. calen'darjo]

− sdrucciole (proparossitone) > parole accentate sulla terzultima sillaba [ex. 'lampada]

− bisdrucciole > parole accentate sulla quartultima sillaba [ex. 'datemelo]

− trisdrucciole > parole accentante sulla quintultima sillaba [ex. 'ok:upatene]

L'accento corrisponde a tre caratteristiche diverse:

− intensità > una sillaba accentata è più forte di una non accentata

− lunghezza > una vocale accentata è più lunga di una vocale non accentata

− altezza tonale > nell'articolazione di una sillaba accentata c'è una maggiore frequenza nella vibrazione

delle corde vocali

I principali correlati fisici dell'accento dinamico sono altezza ed intensità, mentre dell'accento musicale è

l'altezza tonale.

2. TONO

frequenza delle vibrazioni delle corde vocali, ha funzione distintiva.

3. INTONAZIONE

Riguarda la melodia della frase e non cambia il significato della parola, ma la sua funzione comunicativa

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MORFOLOGIA

La morfologia è lo studio delle parole, delle varie forme che possono assumere e dei cambiamenti che

possono subire (ex. Dalla parola cane abbiamo cani, canino, canile, etc.).

Le competenze morfologiche di un parlante comprendono:

− sapere se una parola è ben formata o meno

− sapere se una parola è possibile o non possibile

− sapere a quale categoria lessicale appartiene una parola

− sapere come una parola si può combinare con prefissi, suffissi ed altre parole

LA NOZIONE DI PAROLA

È una nozione difficile da definire formalmente, in quanto i parlanti di una lingua sanno istintivamente cos'è o

non è una parola (anche se ciò che conta come parola in una lingua può non essere uguale in altre ex. In

russo, per “ha dato”, due parole, si usa solo “дал”)

Tre possibili definizioni sono:

1. La parola è ciò che è compreso tra due spazi bianchi

> funziona solo per le lingue dotate di scrittura

> non spiega casi come “per lo più/meno”

2. Un'unità della lingua che può occorrere da sola

> esclude parole come “e, di, con, ma, se” che non normalmente non possono apparire da sole

3. Unità al cui interno non si può inserire altro materiale linguistico

La tre definizioni non sono complete.

PAROLE VARIABILI E INVARIABILI

− Parole variabili

: assumono forme diverse in relazione al contesto in cui si trovano (nomi, verbi,

aggettivi, etc.)

− Parole invariabili: rimangono sempre uguali indipendentemente dal contesto (ex. Avverbi, preposizioni,

congiunzioni)

Le parole di una lingua possono essere raggruppate in classi/categorie lessicali.

L'inventario delle parti del discorso non è uguale in tutte le lingue (alcune non hanno articoli, preposizioni, etc.)

ma tutte le lingue possiedono soggetto e verbo.

La categoria lessicale di una parola può essere riconosciuta in base alla sua posizione nel discorso (ex. In

italiano l'articolo può precedere un nome, ma non un verbo, etc.)

La capacità delle parole di cambiare è molto importante perché permette di creare moltissime combinazioni

con poco materiale linguistico.

Le parole possono subire 3 tipi di variazioni:

1. Flessione

La flessione ha la funzione di dare informazioni diverse su una parola, ad esempio genere, caso, tempo,

numero, persona, modo, diatesi (attiva o passiva) 22

Appunti di linguistica generale Laura Bernardelli

2. Derivazione

La derivazione modifica il significato e talvolta la classe della parola (ex. Utile > utilità, utilmente, utilitarista,

etc.).

La derivazione è una regola di formazione di parola (RFP) che ha la funzione di creare parole nuove a partire

da una forma esistenete alla quale viene aggiunto un affisso.

• Prefissazione > aggiunta di un affisso ad inizio parola (ex. Utile > inutile)

• Infissazione > aggiunta di un affisso all'interno di parola (di cui non esistono esempi in italiano)

• Suffissazione > aggiunta di un affisso a fine parola (ex. Dolce > dolcemente)

3. Composizione

Quando si ha l'unione di due parole/forme libere (=parole già ben formate)

ex. fondoschiena, capostazione, etc.

MORFEMI

Un morfema è la più piccola unità linguistica ad avere significato, che si individua attraverso la comparazione

di parole derivate. Bisogna inoltre assicurarsi che queste parti esistano con lo stesso significato anche in altre

parole:

ex. felic-e, in-felic-e, felic-ità, in-felic-emente

ex. degn-o, in-degn-o, in-degn-ità

da questi due esempi si capisce che in è una particella di valore avversativo che ha lo stesso significato in

entrambe le parole.

Esempi di scomposizione in morfemi

invernale > invern-al-e

disattivato > dis-attivat-o

corteggiatore > corteggiat-or-e

incollato > incoll-at-o

callosità > callos-ità

impopolare > im-popol-ar-e

strumentalizzato > strument-al-izzat-o

TIPI DI MORFEMI IN BASE ALLA LORO FUNZIONE

1. Lessicali

sono i morfemi che racchiudono il significato della parola (ex. libr-, corr-, gatt-)

(in inglese la maggior parte di morfemi lessicali corrisponde già a parole compiute

2. Grammaticali

possono essere:

• Flessivi > morfemi che cambiano genere, numero, persona, diatesi, caso, etc. (ex. -a, -e, -i,

etc.)

• Derivazionali > morfemi che formano parole nuove derivate da una parola esistente (ex. -ente,

-ante, -abile, etc.)

TIPI DI MORFEMI IN BASE ALLA LORO AUTONOMIA

1. Morfemi liberi

SI parla di morfemi liberi quando alla loro forma base sono già parole compiute (ex. Città, virtù, caffè, ma,

oggi)

2. Morfemi legati

Sono tutti i morfemi lessicali, flessivi e derivazionali che per diventare parole ben compiute necessitano

l'aggiunta di elementi

Le lingue europee moderne hanno una morfologia di tipo concatenativo, ossia , i morfemi nella parola si

susseguono uno dopo l'altro (ex. Grand-ezz-a > morfema lessicale+morfema grammatica+morfema

grammaticale) 23

Appunti di linguistica generale Laura Bernardelli

Esistono lingue che hanno una morfologia non concatenativa, cui i morfemi invece di seguirsi si incastrano

(ex. In arabo “T L B” rappresenta una radice con il significato di domanda, infatti “TaLiB” significa “colui che

domanda”)

MORFI, MORFEMI ED ALLOMORFI

Il termine morfema indica un'unità astratta realizzata concretamente da un morfo, mentre un morfo contiene

materiale fonetico, il morfema è costituito dal significato.

Talvolta i morfemi si possono vedere sono scomponendo in maniera più astratta la parola. Mentre i morfi sono

le unità concrete in cui si divide una parola, i morfemi sono la componente astratta, il significato di ogni unità

.

Nonostante la parola gatto sia divisa in due unità contiene tre morfemi.

È contiene sempre tre morfemi, nonostante sia un'unica parola.

ALLOMORFO

Uno stesso morfema può essere rappresentato da morfi che cambiano a seconda del contesto, detti allomorfi.

Spesso l'allomorfia deriva da regole fonologiche:

ex. il morfema di negazione “in” assume forme diverse a seconda del contesto sintagmatico diventando ir-

rimediabile, im-maturo, il-logico > il morfema in viene reso con 4 allomorfi diversi.

PROCESSI MORFOLOGICI

I processi morfologici sono le modificazioni che le parole assumono quando sono soggette a fenomeni come

flessione, derivazione e composizione. Questi fenomeni non funzionano allo stesso modo nelle varie lingue e

talvolta possono variare anche in un'unica lingua.

I processi morfologici sono:

1. Aggiunta

fenomeno che comporta l'aggiunta di materiale morfologico (si verifica in flessione, composizione e

derivazione)

2. Alternanza

Si parla di alternanza quando una vocale della radice cambia per differenziare due morfemi. Questo fenomeno

non esiste nell'italiano

ex. sing, sang, sung 24

Appunti di linguistica generale Laura Bernardelli

3. Suppletivismo

Si parla di suppletivismo quando in uno stesso paradigma flessivo si trovano morfemi diversi

ex. go > went

sono > fui

4. Morfi zero

Si parla di morfi zero quando il cambiamento di una parola da una forma all'altra non è visibile

ex. nomi non numerabili

numero > la città, le città

genere > la cantante, il cantante

5. Modulazione

È un fenomeno che fa riferimento ai fenomeni soprasegmentali come l'accento, che dà informazioni

grammaticali

ex. da, dà

6. Raddoppiamento

Si parla di raddoppiamento quando la stessa parola viene ripetuta per intensificarne il significato o creare

parole nuove

ex. piano piano, mishmash

I fenomeni morfologici cambiano sia la forma che il significato e quindi constano di una:

− parte formale > parte che riguarda la forma, concreta, scritta

− parte semantica > parte che riguarda il significato

REGOLE MORFOLOGICHE

con regole morfologiche si intende una serie

di annotazioni che descrivono formalmente i fenomeni morfologici

1. Suffissazione

I suffissi:

− rientrano nell'ambito della derivazione e della flessione

− in genere cambiano la categoria grammaticale (tranne i suffissi valutativi come superlativi, diminutivi,

etc.)

− sono sempre dopo la parola

ex. felice > felicità

[FELICE]a ----> [[felice]a + ità]n

(a=aggettivo), (n=nome) 25

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2. Prefissazione

i prefissi:

− si aggiungono a nomi, aggettivi e verbi

− non cambiano la categoria grammaticale

− sono posizionati prima della parola

ex. [felice]a ----> [in+[felice]a]a

ex. [maturo]a ---> [in+[maturo]a]a

I COMPOSTI

I composti seguono regole ben precise nella loro composizione, infatti non tutte le combinazioni di parole

creano composti ben formati (ex. Amaro + dispari = amarodispari*)

I composti seguono queste combinazioni:

− N+N > cassapanca (n)

− N+A > pellerossa (n)

− N+V > manomettere (v)

− A+A > altopiano (n)

− V+N > lavapiatti (n)

− V+V > saliscendi (v)

− AVV+N > doposci (n)

− AVV+A > sempreverde (n)

− AVV+AVV > malvolentieri (avv)

i composti possono essere:

− Endocentrici > composti in cui uno degli elementi, detto testa, è dominante e conferisce al composto

diverse proprietà

− Esocentrici > composti che non hanno una testa

− Composti di categorizzazione > composti che hanno due teste

Come stabilire la testa di un composto

Per stabilire la testa di un composto bisogna fare un test sintattico (= che fa riferimento alle categorie lessicali)

ed un test semantico (= che fa riferimento ai significati)

ex. camposanto

− test semantico > è un campo, non un santo. La testa deve essere campo.

− Test sintattico > campo = m, s, nome; santo= m, s, agg > il composto è un nome non un aggettivo.

Campo deve essere la testa

ex. capotreno

− test semantico > è un capo, non una stazione

− test sintattico > capo = m, s, n; treno= m, s, n ?

La testa trasferisce sul composto le sue caratteristiche, ossia i TRATTI DI SOTTOCATEGORIZZAZIONE

infatti: 26

Appunti di linguistica generale Laura Bernardelli

capo > [+maschile] [+singolare] [+animato]; treno > [+maschile] [+ singolare] [+inanimato] = capostazione >

[+maschile] [+singolare] [+animato]

capostazione è animato come capo, che è la testa.

I tratti di sottocategorizzazione servono per descrivere le componenti del significato di una parola ed è grazie a

questi tratti che il parlante di una lingua non dicono frasi come “il sasso piange”, perché sanno che piangere è

un tratto tipico di soggetti animati.

Possiamo parlare anche di categorie e sottocategorie:

− categorie > funzioni delle parole ex. Verbo, nome, aggettivo, avverbio

− sottocategorie > tratti ex. Animato, inanimato, femminile, maschile, singolare, plurale, etc.

In alcune lingue è più facile trovare la testa del composto perché è sempre o a destra o a sinistra del

composto. In inglese è sempre a dx (ex rattlesnake, overdose, etc)

In italiano la testa non ha una posizione fissa.

TIPOLOGIA MORFOLOGICA DELLE LINGUE

Le lingue possono essere classificate secondo:

− Criteri extralinguistici > (numero di parlanti, numero di paesi in cui la lingua viene parlata, etc.)

− Criteri linguistici > (genealogia della lingua, ex analisi diacronica della lingua dell'800)

− Tipologia morfologica > sottopone le lingue ad un'analisi sincronica

Esistono tre categorie morfologiche:

1. Tipo isolante

Alcune lingue isolanti sono: vietnamita, hawaiano, cinese mandarino, thailandese.

Tipologia di lingua con la morfologia più semplice in cui ogni parola è composta da un solo morfema:

− le parole non sono scomponibili

− ci sono tante parole quanti morfemi (rapporto 1:1)

− le parole sono invariabili (genere e numero)

− non hanno processi di flessione o sono molto limitati

− una stessa parola può avere più funzioni sintattiche

− le funzioni grammaticali non sono sgnalate da marche morfologiche (ex. Suffissi, prefissi, etc) ma

dall'ordine delle parole, da particelle con valore di morfemi, etc.

2. Tipo agglutinante

Alcune lingue agglutinanti sono: ungherese, finlandese, arabo, giapponese, esperanto.

Nelle lingue agglutinanti:

− le parole possono essere formate da molti morfi

− i morfi sono disposti in sequenza uno dopo l'altro e sono ben riconoscibili

− ogni morfema ha una sola funzione

ex. in turco i sostantivi cambiano in numero (sng, plur) e caso (6 casi). È possibile segmentare ogni parola in

radice + numero + caso ex. Adam + lar+ i = sostantivo + accusativo + plurale

esperanto = lingua artificiale ideata da un medico basata sulle lingue romanze e grmaniche. Ha poche regole

grammaticali: la'rticolo determinativo è solo la, tutti i sostantivi hanno la desinenza e, l'accusativo si forma

aggiungendo n, ha solo sei forme verbali (infinito, presente, passato, futuro, condizionale, imperativo)

3. Tipo flessivo-fusivo

Alcune lingue flessivo-fusive sono: latino, italiano, spagnolo, francese.

Sono quelle morfologicamente più complesse.

− le parole possono essere molto complesse (anche se più brevi di quelle nelle lingue agglutinanti) e

sono generalmente formate da una radice lessicale + suffisso flessivo

− i confini tra un morfema e l'altro sono difficili da identificare

− le parole costituite da morfi liberi (=invariabili) sono pochissime

− uno stesso morfo può rappresentare più morfemi (=morfi cumulativi)

SINTASSI 27


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Lingue e e letterature moderne
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher roastedsushi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Bonucci Paola.

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