APPUNTI DI
INGEGNERIA PROTEICA
Prof.ssa Susanna Molinari
Appunti di: Laura Ventura
BIOTECNOLOGIE MEDICHE
A.A. 2019-2020
Anno I, Semestre I
Laura Ventura
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Laura Ventura
Libri di testo consigliati
Struttura e funzione delle proteine; strutture delle proteine, aa, legame peptidico.
Proteins: biochemistry and biotechnology; Walsh
Protein engineering: principals and practice; Cleand
Biotecnologie microbiche; Donadio, Marino
Biotecnologia molecolare
Introduzione all’ingegneria proteica
Definizione di ingegneria proteica
Principali obiettivi
Strategie utilizzate per modificare le proteine
Ingegneria delle proteine=concepimento e produzione di polipeptidi che non esistono in natura e
vengono ottenuti per essere utilizzati in vari campi.
I polipeptidi NON naturali possono derivare:
Dalla modifica di proteine già esistenti in natura
Da sequenze concepite a livello bioinformatico
Si distinguono 3 fasi storiche
1. 100 anni fa: sfruttare proteine esistenti in natura per le loro proprietà; Rosenthaler usò un
enzima naturale per catalizzare una reazione di interesse;
2. 1980: mutagenesi sito-diretta avvio alle tecniche genetiche per modifica di proteine. Per
sfruttare le proteine è necessario che esse abbiano una certa stabilità.
3. Sfruttare proteine che catalizzano reazioni NON naturali mediante una metodica di
mutagenesi sviluppata da Pim Stemmer e Frances Arnold; evoluzione diretta delle proteine
in laboratorio. Obiettivi
1. Modifica di proteine note per sfruttarle per vari scopi.
Uso domestico: lipasi e proteasi sono utilizzate per detersivi
Interesse farmaceutico: red biotechnology; ad esempio insulina, somatostatina,
eritropoietina, targeted drug delivery (ad es per alcune malattie autoimmuni)
Ricerca scientifica: GFP, Taq polimerasi, enzimi di restrizione, ligasi
Industriale: per la biocatalisi, che è la sostituzione della catalisi chimica con la catalisi
enzimatica: uso di enzimi o mo geneticamente modificati per catalizzare reazioni di
interesse industriale (white biotechnology)
Controllo dell’inquinamento (mo utilizzati come biosensori) e biorisanamento
(eliminazione dell’inquinamento) grey biotechnology
2. Studiare struttura della proteina e la correlazione struttura-funzione, verificare gli effetti
della mutagenesi sulla funzione della proteina e sulla sua capacità di interagire con altre
proteine/ligandi. Così si possono disegnare molecole che interferiscano con la funzione di
quella proteina o la potenzino.
3. Ottenimento di strutture proteiche su cui posizionare nanomateriale
Anticorpi monoclonali: principali farmaci proteici ricombinanti utilizzati
Humira (nome è Adamimumab)
Rituxan: specifico per CD20 su linfociti B
Herceptin: specifico per Her2; farmaco usato per il tumore alla mammella.
Avastin: inibitore dell’angiogenesi (del VEGF) usato per terapie anti-tumorali;
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Laura Ventura I
MODIFICAZIONE DELLE PROTEINE
Le proteine possono essere modificate chimicamente (unica opzione fino al 1892) o geneticamente
(cioè modificazione delle sequenze che codificano per proteine mediante 2 possibili approcci:
mutagenesi sito-diretta o random).
1. Modifiche chimiche delle proteine
Aggiunta o rottura di uno o più gruppi chimici con il risultato di modificare la solubilità o altre
proprietà delle proteine, viene realizzata mediante trattamento con una molecola che reagisca con i
gruppi funzionali esposti all’esterno della proteina.
Ad esempio anidride acetica CH3COOCOCH3 che reagisce con i gruppi amminici delle catene
laterali nelle lisine che vengono acetilate (-NH2COCH3).
Limiti:
Si modificano solo i gruppi esterni (superficiali) della proteina
Non c’è specificità: tutti i gruppi esposti verranno modificati, a meno che non ci sia un
gruppo fortemente reattivo (ex gruppo amminico della lys); giocando sulla concentrazione
del reagente chimico posso bersagliare solo il sito attivo (rimane comunque poco specifico).
Applicazioni:
Marcatura radioattiva di proteine: iodio131 (in vivo) o iodio125 (in vitro) si lega a un
atomo di idrogeno in istidina o tirosina.
Determinazione dello stato di ionizzazione delle catene laterali.
Valutazione dell’importanza di alcuni gruppi chimici nella funzione della proteina:
modificando alcuni gruppi posso osservare le ripercussioni sull’attività della proteina;
Blocco dei gruppi sulfidrilici con NEM (N-etilmaleimide, lega in maniera irreversibile) o
MMTS (lega in maniera reversibile, quindi la proteina può essere accesa o spenta a seconda
del bisogno), le quali reagiscono con i gruppi sulfidrilici (in catena laterale della cisteina).
Bloccando questi siti, la proteina potrebbe essere attivata o disattivata.
Possibili modifiche sulle proteine
Coniugazione di anticorpi monoclonali a molecole tossiche (immunotossine) utilizzate
come farmaci.
PEGilazione: si aggiunge un polimero inerte di polietilenglicole (PEG) legato ad un gruppo
reattivo della proteina (solitamente il gruppo amminico delle lys). A cosa serve la
PEGilazione? Come tag, per modificare l’emivita e la farmacologia di una proteina
aumentandone la solubilità e la massa del farmaco (che rende più lunga la sua
degradazione).
Immobilizzazione degli enzimi
Gli enzimi spesso sono immobilizzati su supporti solidi e non in soluzione, perché il supporto con
l’enzima può essere riutilizzato. Inoltre gli enzimi immobilizzati sono più stabili.
L’immobilizzazione può avere tramite:
Attachment: mediante semplice legame fisico molto labile, oppure legame ionico oppure
covalente;
Incapsulazione: l’enzima può essere incapsulato in liposomi, microcapsule o polimerico
organici/inorganici;
Crosslinking: formazione di aggregati solidi mediante precipitazione frazionata dell’enzima
e formazione di legami crociati covalenti tra molecole di enzima precipitate.
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(CEA=crosslinked enzyme aggregate) o aggregati di più enzimi che consentono di determinare due
2 reazioni successive a partire da un substrato (combiCEA).
L’aggregazione avviene mediante ammonio solfato che NON denatura la proteina, ma la fa
precipitare.
Bioconiugazione o crosslinking
Processo che porta alla formazione di legami chimici covalenti tra 2 o più molecole. Principali
gruppi reattivi:
Ammine primarie NH2: gruppo presente in tutte le regioni N-terminali di un polipeptide, ma
anche nelle catene laterali di alcuni amminoacidi (Lys)
Carbossili COOH: gruppo presente in tutte le regioni C-terminali di un polipeptide, ma
anche nelle catene laterali di alcuni amminoacidi (Asp, Glu)
Sulfidrilici SH: in cys
Carbonili CHO (elevata reattività) che non sono già presenti, ma possono essere generati
mediante parziale ossidazione
Il crosslinking generalmente contiene 2 gruppi chimici separati da una catena detta spaziatore
(spacer).
La scelta dipende da:
Specificità chimica: incluso il fatto che i due gruppi siano identici (struttura omo-
bifunzionale) o diversi (struttura etero-bifunzionale).
Lunghezza dello spaziatore: incluso il fatto che lo spaziatore possa essere tagliato
chimicamente, rendendo il crosslinking reversibile.
Solubilità in acqua e permeabilità attraverso le membrane: questi parametri hanno un
impatto sul fatto che l’agente possa entrare nella cellula/nucleo e/o possa indurre
crosslinking tra proteine idrofobiche di membrana.
Reazione chimica spontanea o gruppi che richiedono un’attivazione (ad esempio con
esposizione a radiazione UV o luminosa).
La reazione può essere reversibile o irreversibile.
I crosslinking quindi possono essere usati per la tecnica CEA (1) (crosslinking tra gruppi
intramolecolari per la stabilizzazione di strutture terziarie o quaternarie), ma anche per
l’individuazione di nuovi partner (2) proteici di una proteina bersaglio (co-immunoprecipitazione) o
immobilizzare anticorpi (3) su un supporto per fare una cromatografia di affinità (tecnica molto
usata per la purificazione di proteine ricombinanti) che si fa utilizzando ligandi posizionati in
maniera stabile su fase solida.
Ad esempio: il gruppo iodoacetile legato al supporto reagisce con il peptide che ha un gruppo
reattivo (-SH), liberando un gruppo -HI.
Co-immunopreicipitazione: faccio precipitare la proteina, che può portare con sé una seconda
proteina (interattore) si fanno così studi di interazione. Le interazioni tra proteine sono labili e a
volte è difficile mettere in evidenza le interazioni, perciò spesso può essere utile utilizzare un
crosslinkante reversibile (perché poi le 2 proteine dovranno essere separate per successive analisi)
che mantenga insieme le due proteine interagenti.
Crosslinking tra proteine e DNA chromatin immunoprecipitation (ChIP):
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La formaldeide reagisce con gruppi amminici presenti nelle proteine formando un gruppo
intermedio instabile, il metilolo. Esso subisce una disidratazione formando una base di Shiff che
reagisce con un acido nucleico o col gruppo amminico di un’altra proteina, formando un legame
(gruppo metilenico) crociato tra le 2 molecole (DNA-proteina o proteina-proteina).
Si usa la formaldeide come agente crosslinkante perché:
E’ piccola, quindi permeabile e solubile ed in grado di permeare facilmente le membrane
cellulari (la cromatina si trova all’interno del nucleo)
Essendo piccola, avvicina molte le 2 molecole unite avendo un’alta risoluzione: se si trova
quel legame, le molecole sono molto vicine.
Crea legami reversibili, quindi la 2 molecole possono essere separate mediante reverse
crosslinking che utilizza alte temperature per separare le molecole.
Quindi la ChIP prevede i seguenti step:
Si fa entrare la formaldeide nel nucleo
Si fa la sonicazione per frammentare il DNA
Si fa immunoprecipitazione con un anticorpo che riconosce quel fattore
Si stacca il complesso dalla colonna cromatografia e si procede con reverse crosslinking ed
eventualmente si studia la proteina mediante western blot. Altrimenti, se ci interessa studiare
il DNA, la proteina è degradata con proteasi e il DNA è analizzato mediante RT-PCR o high
throuput sequencing.
La sintesi chimica di una proteina è applicata solo a mini-proteine, che possono ad esempio essere
usate come supporto per nanomateriale o gruppi di legame specifici. Le grandi proteine NON
vengono sintetizzate chimicamente perché sarebbe molto costoso e poco efficace.
2. Modifiche genetiche delle proteine
Le tecniche genetiche possono essere applicate per:
Ottenimento di geni sintetici (o meglio cDNA), parzialmente modificati rispetto a quelli
naturali o affatto nuovi;
Produzione delle proteine ricombinanti in organismi geneticamente modificati
A. Mutagenesi sito-diretta
Metodica che consente di alterare in maniera specifica la sequenza amminoacidica di una proteina.
Riguarda un punto specifico della proteina, ma può essere fatta anche a livello di più aminoacidi
alla volta; in ogni caso si decide a priori dove modificare la proteina.
Il primo articolo in cui si parla di questa metodica è del 1978 (Hutchinson C & Smith, Mutagenesis
at a specific position in a DNA sequence, J. Biol. Chem. 253, 6551-6560 (1978)). Prima di arrivare
a questo era stato necessario poter fare sequenziamento e disporre di oligontd di sintesi.
Nel 1982 uscirono contemporaneamente 2 articoli: i primi approcci genetici di ingegneria proteica
erano mirati a stabilire le relazioni struttura-attività di una proteina.
Articolo 1: Winter, G., Fersht, A. R., Wilkinson, A. J., Zoller, M. & Smith, M., Redesigning enzyme
structure by site-directed mutagenesis: tyrosyl tRNA synthetase and ATP binding. Nature 299, 756–
758 (1982).
Articolo 2: Sigal, I. S., Harwood, B. G. & Arentzen, R. Thiol,β-lactamase: replacement of the active
site serine of RTEM β-lactamase by a cysteine residue. Proc. Natl. Acad. Sci. USA 79, 7157–7160
(1982).
Strategie di mutagenesi sito-diretta:
Rational redesign: si parte da una proteina di sequenza nota, di cui si conoscono quindi
molte informazioni;
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Semi-rational redesign: conoscenza della struttura, ma NON degli amminoacidi cruciali per
la struttura o la funzione della proteina. In questo caso si ha una maggior probabilità che la
mutagenesi sito-diretta dia esito negativo.
In ogni caso la bioinformatica è fondamentale per analizzare sequenze omologhe e prevedere gli
effetti di una mutazione.
B. Mutagenesi random: strategia laboratory directed evolution (mima l’evoluzione naturale).
Le variazioni vengono introdotte in modo casuale, quindi si seleziona il fenotipo desiderato. Questo
approccio si usa se NON si conoscono gli aa cruciali di una proteina oppure se si deve ottenere
un’ampia libreria di mutanti che poi vengono sottoposti a screening per valutare quali hanno
ottenuto un miglioramento od un’evoluzione ulteriore; è più facile che vi siano mutazioni che
peggiorano o destabilizzano la proteina. I mutanti favorevoli sono sottoposti ad altri cicli di
mutazione casuali, per mimare quello che succede in natura.
Ingegneria proteica:
Analitica: studio della relazione struttura-funzione (genetica inversa: dal genotipo ottenuto
per mutagenesi al fenotipo) ed ottenimento di determinati elementi di struttura a partire da
una sequenza studiata a tavolino (approccio detto “inverse protein folding”: si fanno
supposizioni su quale possa essere la struttura associata a quella sequenza);
Sintetica: riguarda lo sfruttamento di organismi per la produzione di queste proteine.
Aspetti di interesse dell’ingegneria proteica
Catalisi
Riconoscimento molecolare
Interazioni proteina-proteina: riguarda soprattutto il “Molecular drug design”. Si possono
costruire piccole molecole che possono interrompere questa interazione.
Ripiegamento
Stabilità
Enzimi
Sono di grande interesse industriale
Vantaggi: biodegradabilità, alta chemo e stereospecificità, bassa tossicità, alta efficienza.
Problemi: perdita di attività a causa di solventi organici e alte T, inibizione da substrato o prodotto,
elevati costi di produzione dell’enzima.
L’ingegnere proteico può modificare alcune proprietà enzimatiche:
Attività catalitica: aumento Vmax, diminuzione Km, modificazione del pH ottimale,
eliminazione di un sito inibitorio;
Specificità di substrato e stereospecificità: alterazione della specificità di reazione e
modificazione della specificità di legame al ligando
Termostabilità: aumento di termostabilità o della stabilità in solventi organici
2.A. Mutagenesi sito-diretta
Cosa serve?
Sequenza di cDNA della proteina da mutagenizzare (quindi la sequenza deve essere nota)
che deve essere clonata in un vettore plasmidico
Servono oligonucleotidi (oligodt) che portino la mutazione nella sequenza
Metodo per selezionare il mutante
Tipi di mutazione: puntiforme, inserzione, delezione.
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Primo approccio: PCR-based site directed mutagenesis of linear DNA
La sequenza che deve essere mutagenizzata (cDNA) viene inserita in un vettore plasmidico. Si
prendono 2 oligontd con direzioni opposte complementari tra loro e alla sequenza del cDNA in
corrispondenza alla zona in cui si vuole introdurre la
mutazione, ad eccezione del punto esatto in cui deve
essere posizionata la mutazione (generalmente al centro
della mutazione).
Si fanno 2 reazioni di PCR: ho due provette con la
sequenza da mutagenizzare. In entrambe si avranno 2
primer, uno contiene la mutazione.
Le sequenze amplificate per PCR nelle 2 diverse
provette sono parzialmente sovrapponibili.
Le sequenze con la mutazione ottenute per PCR
vengono separate e purificate rispetto allo stampo
naturale senza mutazione (che è più grande, quindi si fa
ad esempio per elettroforesi).
I prodotti ottenuti per PCR nelle 2 provette vengono
riunite (poiché sono in parte sovrapponibili), in modo
tale da ottenere la molecola di DNA completa come
l’originale, ma con la mutazione.
Poi il gene mutato è clonato in un vettore che viene utilizzato per l’espressione della proteina.
Secondo approccio: quick change site-directed mutagenesis of circular DNA
La sequenza di cDNA da mutagenizzare deve essere clonata all’interno di un plasmide e possiamo
avere una sequenza che vogliamo modificare. Le modifiche sono varie, come sostituzione di uno o
più nucleotidi. Sono necessari un plasmide a doppio filamento e 2 oligonucleotidi di sintesi
complementari alla regione da mutagenizzare.
Il plasmide e i 2 oligo sono incubati e sottoposti a reazione di PCR (in termociclatore, 25-40 cicli):
Denaturazione
Annealing: i primer si complementano con le sequenze che devono essere mutagenizzate
Estensione: terminata la PCR si hanno 2 tipi di plasmidi, uno costituito dai filamenti
parentali e uno con filamenti di nuova sintesi con le mutazioni in entrambi i filamenti.
Il prodotto della reazione viene trasformato in cellule batteriche mediante trasformazione: i plasmidi
sono messi a contatto con cellule batteriche rese competenti ad accogliere DNA esogeno.
Selezione
Il quick cloning è veloce nella selezione dei mutanti: sfrutta un metodo di selezione prima della
trasformazione prima di trasformare i batteri si selezionano solo le molecole plasmidiche con la
sequenza mutata.
Come? + +
Si utilizzano batteri DAM (quindi il cDNA è clonato in un plasmide di un batterio Dam ) nel
genoma hanno un gene codificante per l’enzima Desossi-Adenosina-Metilasi. Questi batteri
metilano l’adenina e sfruttano questa attività per proteggere il loro genoma da attività enzimatiche
indesiderate. Il DNA di nuova sintesi che contiene la mutazione, ottenuto completamente i
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