APPUNTI DI INFERMIERISTICA CLINICA IN MEDICINA
PRENDERSI CURA DELLA PERSONA
“Funzione specifica dell’infermiere è assistere l’individuo per aiutarlo a compiere tutti quegli
atti tendenti al mantenimento della salute o alla guarigione.
Atti che compirebbe da solo se disponesse della forza, della volontà, delle condizioni
necessarie”.
Farsi carico di problemi, persone e percorsi assistenziali ad alta integrazione.
LA RELAZIONE
“Non si può non comunicare; qualsiasi comportamento è comunicazione”.
Una comunicazione efficace non è mai disgiunta dall’empatia e dalla capacità di mettersi nei
panni dell’altro in una contrattazione in cui gli aspetti cognitivi si incontrano con quelli emotivi
e motivazionali. Non conta quello che viene detto ma il modo in cui viene detto.
Chi aiuta:
Deve essere in grado di comprendere il problema di salute nei termini in cui si pone per
quella particolare famiglia/paziente
Cercare di migliorare l’adattamento psicologico, fisico e sociale della persona
Comunicare in modo efficace per instaurare relazioni supportive e soddisfacenti
Si può tenere conto di molti aspetti: espressione del volto, postura, gestualità, comportamento
spaziale, silenzio e contesto.
Il rapporto interpersonale nella pratica assistenziale è uno strumento terapeutico. Il valore della
comunicazione efficace tra persona ed infermiere all’interno del contesto del prendersi cura
oltrepassa i limiti del rapporto inter-personale. La relazione come strategia di lavoro elemento
fondamentale per rispondere ai bisogni della persona.
Il miglioramento della relazione terapeutica in genere aumenta la compliance della persona
producendo non solo un risparmio del disagio emotivo che può avere come risultato un
successo terapeutico.
Una relazione di aiuto tra infermiere e persona si basa prima di tutto sulla fiducia come
convinzione che l’infermiere è capace di fornire aiuto ed assistenza in caso di necessità.
“Relazione nella quale almeno uno dei due protagonisti cerca di favorire nell’altro la crescita, lo
sviluppo, una valorizzazione maggiore delle risorse personali ed una maggiore possibilità di
espressione”
Tale aspetto costitutivo del “prendersi cura” non si improvvisa ma richiede delle competenze
specifiche:
Congruenza capacità di essere in reale costante e profondo contatto con i propri
pensieri, emozioni, vissuti ed averne anche una lucida consapevolezza
Autenticità capacità di esprimere questo stato di trasparenza interiore attraverso
comportamenti adeguati
Rispetto caloroso attitudine attraverso la quale l’infermiere riconosce che l’altro è
unico e possiede la capacità di fare delle scelte. Riconosce che l’individuo possiede in sé
qualità e risorse
Considerazione positiva condizionata capacità di accogliere e non giudicare l’altro
nella sua individualità di persona, anche se manifesta valori ed esperienze
estremamente diverse dalle proprie
Attitudine empatica entrare in sintonia con l’altro, condividere ciò che sente, le sue
emozioni ed i suoi sentimenti, una comunicazione empatica gioverebbe a creare un
clima di fiducia con l’assistito a comprendere i bisogni, a favorire l’aderenza, alla
terapia, a sviluppare un atteggiamento self care a favorire il cambiamento
Giusta distanza non è calcolare, né definire, alla terapia, a sviluppare un
atteggiamento self care a favorire il cambiamento
Non giudizio
Ascolto attivo reale presenza dell’infermiere nell’ascolto; nel senso in cui l’infermiere
cerca una comprensione intellettiva ed affettiva dell’altro, si mette semplicemente a
disposizione dell’altra persona.
IL PERCORSO DI CURA
3 approcci principali:
Interpersonale Fornire cure personalizzate (rispettare le abitudini ed i ritmi di vita,
comprendere le preferenze della persona, rispettare la cultura, i valori…)
Accedere alle informazioni (facilitare l’incontro con i professionisti sanitari, fornire
informazioni orali e scritte adeguate alla persona/famiglia ed adatte alla disabilità)
Assistenziale Garantire la continuità delle cure (aiutare la persona “mettere insieme i
pezzi del percorso di cura” anticipare specifici bisogni individuali, facilitare la
partecipazione)
Pratica interprofessionale (il team è di fondamentale importanza e deve possedere
abilità in comunicazione, rispetto e fiducia tra i comportamenti. È essenziale condividere
valori ed obbiettivi attraverso feedback costruttivi)
Strutturale Coinvolgere e aver cura della famiglia (garantire accoglienza e fornire
supporto, aver cura di chi si prende cura… il vissuto del caregiver)
Sostenere l’autonomia e l’indipendenza della persona (offrire agli individui la possibilità
di sviluppare il proprio potenziale e la propria libertà di scegliere, mantenere
l’individualità e rispettare la dignità)
L’accesso alle cure:
- Ricovero d’urgenza: passaggio dal pronto soccorso, spetta al medico del pronto
soccorso ad accettazione medica effettuare ogni valutazione rispetto all’indicazione del
ricovero, anche avvalendosi di consulenza specialistica di altre unità operative
dell’ospedale.
Persona
o Medico di famiglia
o Guardia medica
o
Le prestazioni che vengono erogate in ps non avvengono in ordine d’arrivo, bensì per
triage e si attua ciò che viene chiamata assegnazione di priorità perché alle persone
vengono dati dei codici con i colori. Il triagista è un infermiere specializzato
nell’accoglienza in pronto soccorso. In situazioni di urgenza viene sempre garantito un
intervento immediato. Il tempo dell’intervento è legato alle condizioni in cui si trova la
persona, alla sua situazione clinica data e modalità di accesso viene indicato da
questo.
- Day hospital ad accesso programmato: regime di ricovero per acuti o riabilitativo e
questo tipo di ricovero risponde a delle particolari caratteristiche:
Ciclo di ricovero programmati
È limitato a una sola parte della giornata e quindi non sulle 24 ore dal momento
del ricovero
Fornisce quelle prestazioni multi professionali
Anche le tempistiche di cui necessitano questi tipi di interventi discostano da
quelli che è un normale prestazione ambulatoriale
Nell’ambito di strutture complesse è specifico per alcune patologie e prevede quelle
malattie diagnostico terapeutico, programmate anche in modo ciclico, programmare
in diversi accessi e si possono programmare interventi semplici non in ambito
ambulatoriale e non è possibile una degenza prolungata.
- Ricovero programmato: è possibile nell’arco di 24 ore, la richiesta del ricovero arriva
a colui che è il medico di struttura che tramite una visita specialistica valuta quelle che
sono le necessita reali del ricovero ed è ovvio che le modalità di accesso possono essere
- Concordate all’interno della struttura: viene effettuato dal medico di medicina
generale e proseguito dal medico specialista.
Abbiamo 4 tipi di ACCERTAMENTI:
1. L’accertamento iniziale o globale consente di avere un quadro generale delle
condizioni di salute della persona al momento della presa in carico. Si esegue
generalmente al primo contatto con la persona.
2. L’accertamento mirato è parte integrante delle quotidiane cure infermieristiche, si
concentra su un di un aspetto specifico della persona.
3. L’accertamento d’urgenza o della fase di degenza si esegue durante una cura fisica
o psicologica di una persona per evidenziare i problemi che possono minacciare la
vita.
Accertamento di follow up o di rivalutazione: si attiva per valutare un particolare problema
dopo un periodo di degenza. si tratta di un percorso verso la guarigione, iniziato con la diagnosi
e le terapie, prosegue con i controlli periodici. Il follow up è un'attività clinica rivolta a persone
che hanno avuto un'esperienza oncologica e sono
L’ACCOGLIENZA
l’accoglienza non è un momento ma un’attitudine, una disposizione a fare qualcosa.
L’accoglienza non è un momento ma un’attitudine ed è composta da una fase preliminare per
preparare l’arrivo del paziente, una fase di presentazione dove l’infermiere si identifica, una
fase di accompagnamento dove il professionista si prende cura del malato, una fase di raccolta
dati che si focalizza sui bisogni compromessi, una fase di informazione dove il paziente viene
informato sulle regole di sicurezza, una fase di ascolto e assimilazione per il paziente e la
famiglia.
fase preliminare:
l’accoglienza si prepara ancora prima dell’arrivo della persona
fase di presentazione:
dire il proprio nome e il conoscersi (prima impressione), presentare la propria funzione
di professionista; c’è un breve scambio di quelle che sono le informazioni anche con la
famiglia.
fase accompagnamento:
il professionista si prende cura anche delle persone del malato.
fase di raccolta dati:
al fine di focalizzare l’attenzione sui bisogni compromessi. L’infermiere accompagna
fisicamente anche psicologicamente con tutta quella che è la sua empatia all’interno
della struttura di degenza.
Fase di informazione:
relativa agli atti del personale curante e alle regole di sicurezza.
fase di ASCOLTO:
si tratta di lasciare alla persona ed alla famiglia il tempo per formulare domande e
esprimere in merito alle molte informazioni ricevute
fase di assimilazione:
durante la quale la persona potrà, installare “prendere possesso del suo domicilio
temporaneo” ed integrare le informazioni ricevute.
IDENTIFICARE LA PERSONA
La corretta identificazione della persona ricoverata rappresenta un problema anche a causa di
alcune caratteristiche tipiche dell’attività ospedaliera come il rapido turnover dei ricoverati per
la riduzione della degenza. L’avvicendamento degli operatori sanitari, la multidisciplinarietà
degli interventi, i diversi ambiti di trattamento dell’assistito, la necessità di trasferimento o
trasporto utenti…
Per evitare errori legati alla non corretta identificazione della persona nei vari aspetti del
percorso assistenziale come la terapia farmacologia, la trasfusione, gli esami diagnostici, il
corretto sito chirurgico e il trasferimento da un reparto all’altro. Alcune condizioni possono
aumentare le situazioni a rischio età anagrafica (neonati o anziani), demenza o stato
confusionale, possibili omonime, persona incosciente, sottoposta a sedazione o anestesia,
persona sconosciuta o senza documenti, straniero con difficoltà di linguaggio.
Il riconoscimento deve essere attivo ed avviene attraverso la richiesta verbale alla persona
delle generalità (cognome, nome, data di nascita). I dati ottenuti devono essere confrontati
attraverso l’esibizione di un documento di identità in corso di validità e tessera sanitaria. In
presenza di braccialetto identificativo l’operatore confronta le risposte ottenute con in dati in
esso contenuti.
Identificazione tassativa quando:
Somministrazione di farmaci
Somministrazione di sangue ed emocomponenti
Prelievi o altri campioni biologici per esami chimici
Identificazione fondamentale quando:
Esecuzione di procedure diagnostico-terapeutiche
Interventi chirurgici e procedure invasive
Somministrazione di vaccini
Se la persona per la propria condizione clinica i per età non è in grado di rispondere è
necessario coinvolgere famigliari o altre persone che siano in grado di identificare con certezza
la persona e che dovranno comunque fornire i documenti.
CONSENSO INFORMATO
La persona ha il diritto di accettare (o rifiutare) un determinato trattamento sanitario solo dopo
che le siano state spiegate bene le modalità concrete del trattamento, i rischi e le
complicazioni a cui può andare incontro e gli eventuali trattamenti alternativi.
Il consenso deve essere personale, esplicito, informato, cioè consapevole e documentato, per
esempio con annotazione in scheda sanitaria o in cartella clinica.
Non ha alcuna validità il consenso dell’atto medico espresso dei familiari, in quanto tali, di un
paziente capace di intendere e volere.
Il consenso deve essere scritto nei casi in cui l’esame clinico o la terapia possono comportare
gravi conseguenze per la salute e l’incolumità della persona. Se il consenso è rifiutato, il
medico ha l’obbligo di non eseguire o di interrompere l’esame clinico o la terapia in questione.
Obbligatorietà scritta per legge:
Quando si dona o riceve sangue
Se si partecipa alla sperimentazione di un farmaco negli accertamenti sierologici di
un’infezione da HIV
Nel trapianto di reni tra viventi
Nell’interruzione volontaria della gravidanza
Nella rettificazione in materia di attribuzione di sesso
Nella procreazione medicalmente assistita
Sebbene attualmente non vi è alcuna norma che obblighi al consenso informato scritto, al di
fuori dei casi appena riportati, nella prassi giurisprudenziale la sua mancanza nella cartella
clinica costituisce un elemento assi sfavorevole per il medico. In pratica, il consenso scritto è
necessario.
Il consenso deve essere rilasciato esclusivamente dal diretto interessato, salvo alcune
eccezioni:
Minorenne (consenso dato da chi esercita patria potestà)
Persona incapace di intendere e di volere (consenso dato dal tutore legalmente
nominato)
Nel caso che il consenso sia negato dai genitori o dal tutore, e nei casi di particolare gravità
clinica, il medico deve sottoporre la questione all’autorità giudiziaria. Il medico può agire, senza
il consenso del paziente, per stato di necessità, per salvaguardare la salute e la vita del
paziente.
Eccezioni:
Situazioni nelle quali la persona ha espresso esplicitamente la volontà di non essere
informata. Tale volontà va esplicitata va esplicitata per iscritto.
Le condizioni della persona siano talmente gravi e pericolose per la sua vita da
richiedere un immediato intervento di necessità e urgenza indispensabile. In questi casi
si parla di consenso presunto.
In casi in cui si può parlare di consenso implicito, per esempio per quelle cure di
routine, o per quei farmaci prescritti per una malattia nota. Si suppone, infatti, che in
questo caso sia consolidata l’informazione ed il consenso relativo.
In caso di rischi che riguardano conseguenze atipiche, eccezionali ed imprevedibili di un
intervento chirurgico che possono causare ansie e timore
Se però la persona richiede direttamente questo
R.S.O.
Quando è consolidato il rapporto di fiducia tra un operatore e assistito il consenso può essere
solo verbale ma deve essere espresso direttamente dal sanitario.
È legittimo revocare un consenso già prestato ed interrompere una crea in corso. Sempre che
questo non sia materialmente impossibile o non metta a serio rischio la vita della persona.
CONSENSO ALLE CURE INFERMIERISTICHE
Nella maggior parte delle procedure come consenso implicito come lo abbiamo definito prima.
Riguardare leggi in codice deontologico:
• Articolo 20
• Articolo 24
• Articolo 25
“il ruolo dell’advocacy consiste nell’informare e supportare la persona in qualunque situazione
assistenziale condivisa”Kohke (1990)
L’infermiere quindi è chiamato, per il mandato deontologico che sottopone con la propria scelta
professionale, a tutelare l’assistito, perché possa esprimere la propria scelta nel pieno dei
propri diritti.
Gli strumenti di protezione giuridica sono gli istituiti volti a tutelare la persona in situazioni
quali l’espressione del consenso informato, l’infermiere, per poter erogare un’assistenza
adeguata al proprio al proprio assistito, deve necessariamente conoscere questi strumenti e le
circostanze che ne rendono necessaria l’attivazione.
Art. 4, 15, 17, 20, 23 del codice deontologico
DIMISSIONE
La dimissione di un assistito (dall’ospedale al territorio, a domicilio o in altre strutture, ma
anche del passaggio da reparto all’altro) è un momento critico nel percorso di qualsiasi
persona, perché si modificano i regimi di cura, cambiano i contesti e gli operatori sanitari,
l’intensità e la tipologia di interventi. È un momento critico sia per l’assistito sia per chi lo
accoglie.
Aspetti di criticità clinica problematiche di tipo cronico che stanno provocando un’esplosione
di bisogni di assistenza sanitaria e sociale (es. grandi anziani, persone affette da polipatologie,
demenza, instabilità psicofisica, ad elevato rischio di complicanze quali cadute, fratture, lesioni
da pressione…)
Aspetti di criticità sociale profonde trasformazioni nella struttura familiare che influenzano la
capacità di una preziosa funzione di presa in carico di un proprio caro al rientro dall’ospedale in
presenza di elevati bisogni di continuità assistenziale (es. solitudine, isolamento, stato di
abbandono, problemi economici, mancanza di sostengo per acquisto di presidi…)
Dimissione difficile dimissione che nel rispetto della continuità terapeutica e assistenziale
necessita di risorse umane, organizzative che vanno oltre la possibilità della persona e della
sua famiglia e implica il coinvolgimento di vari professionisti e servizi quali medici di famiglia,
servizi infermieristici, servizi assistenziali e sociali, lungodegenze extra
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