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Governance e reporting di gruppi

L'assetto istituzionale e la governance dei gruppi

Il tema degli assetti proprietari dell'impresa è diffuso nella letteratura sulla corporate governance. Il concetto di assetto proprietario riguarda quelle che sono le modalità di distribuzione dei diritti di proprietà tra i diversi soggetti che partecipano alla vita di un'impresa. Questi diritti di proprietà sono riconducibili ai portatori di capitale di rischio, ovvero agli azionisti (la loro distribuzione influenza come gli stessi vengono esercitati, ovvero i cosiddetti assetti di governance). Gli assetti di governance sono definiti come quell'insieme di modalità di esercizio dei diritti di proprietà.

L'evidenza empirica dà l'esistenza di una grande varietà di assetti proprietari e di governance, che sono stati analizzati da diverse teorie e modelli, sviluppati da studiosi di economia, di diritto, di storia economica e di finanza.

Teoria dell'agenzia

Le teorie che sono sottostanti allo sviluppo della corporate governance sono apparse in tempi molto lontani: tali teorie si sono originate sin dai tempi di A. Smith (1838), egli evidenziava una problematica connessa alla separazione tra proprietà e controllo, tipica delle strutture proprietarie delle grandi corporation statunitensi.

Vi sono state varie teorie utilizzate per spiegare questi meccanismi di corporate governance. La principale è la teoria dell'agenzia (che affronta temi che riguardano i principali soggetti dell'impresa: gli azionisti, ovvero coloro che detengono il diritto di proprietà sull'impresa, e i manager, ovvero coloro che detengono il diritto/dovere di governo dell'impresa stessa). Le problematiche nascono in quanto gli azionisti non riescono ad occuparsi direttamente della gestione e ricorrono quindi ad un soggetto (manager) affinché possa massimizzare per conto loro la loro utilità.

La teoria dell'agenzia, applicata alla corporate governance, è stata in grado di definire questo rapporto tra principal ed agent, infatti viene detto che in un'ottica di sistema perfetto di corporate governance, dovrebbe fornire i giusti incentivi perché gli stessi prendano le decisioni di investimento e finanziamento in un'ottica di massimizzazione del valore. Questa teoria ha avuto due filoni, ma alla base della teoria vi è l'esistenza di un rapporto contrattuale (il contratto tra il principal e l'agent). Se vi fosse una visione utopica gli azionisti potrebbero assumere i manager sulla base di un contratto (contrattualizzazione del rapporto) e in questi contratti stabilire come i manager debbano agire in qualsiasi circostanza e come ripartire i profitti derivanti da questa gestione (ciò nel concreto non è possibile: gli azionisti devono dunque necessariamente adoperarsi per porre in essere un sistema di monitoraggio dell'operato del management e degli incentivi del management stesso).

La teoria dell'agenzia definisce la relazione tra azionisti e manager e la definisce sulla base di un contratto, con il quale l'azionista delega ai manager determinate attività e responsabilità decisionali. La questione fondamentale evidenziata dalla teoria riguarda il fatto che gli azionisti (principali) non sono in grado di controllare in modo efficace ed efficiente l'operato dei manager (agenti). Questo problema rileva ed è presente nelle imprese a proprietà diffusa (come ad esempio le società per azioni quotate nei mercati regolamentati). Al contrario, questo rapporto azionista manager è meno sentito nelle imprese di minori dimensioni o nelle quali vi è un azionista di controllo, il quale potrebbe monitorare l'attività del management.

La teoria dell'agenzia parte però dal presupposto che se tutte le parti coinvolte nella relazione di agenzia massimizzassero la loro utilità, sarebbe probabile che la gente non andrebbe ad operare sempre nel migliore interesse del principale (per questo motivo il principale dovrà cercare di limitare quei comportamenti della gente che non massimizzano l'utilità, stabilendo un appropriato sistema di incentivi, sostenendo costi per il controllo). Nonostante ciò, l'operato del management risulterà comunque differente (per questo nelle società si attivano tutte quelle attività/sistemi di monitoraggio, es l'attività di auditing, il sistema di controllo interno, la fissazione di limiti di budget e un sistema di incentivi finalizzato ad allineare gli interessi dei manager con quello degli azionisti).

Nell'ambito della teoria dell'agenzia può nascere un potenziale conflitto di interessi fra:

  • Il principal, il quale si trova in una situazione di inferiorità rispetto al management che gestisce l'impresa e
  • L'agent che dispone di tutte le info sulla situazione dell'impresa e sugli affari aziendali.

Questo potenziale conflitto di interesse ha ispirato il legislatore italiano e andremo ad approfondire quali sono le problematiche che nascono da questa situazione di potenziale conflitto di interesse. Vi è un'asimmetria informativa tra principal e agent e questa asimmetria determina l'esigenza e l'esistenza di costi di agenzia, che rappresentano una situazione che è negativa e che si manifestano per cercare di passare da una situazione ideale a quella reale. Questi costi sono quei costi che il principal sostiene per controllare il comportamento della gente (costi di controllo), i costi che sostiene la gente per garantire al principale che egli non prenderà decisioni in contrasto al suo interesse o comunque dei costi per assicurare il principal che lo rimborserà se il suo comportamento lo danneggerà (costi di riassicurazione) e poi costi che riguardano la perdita di benessere che si crea nella relazione data un'impossibilità di riuscire a conciliare gli interessi divergenti delle parti. Questi costi di agenzia non potranno essere annullati, ma solo minimizzati.

Altro aspetto riguarda le minoranze nell'ambito della corporate governance, perché un diritto di proprietà si associa al potere di disporre del bene e qui, nell'ambito societario, sappiamo che vi sono differenze sostanziali tra azionisti di maggioranza (che, pur non essendo proprietari dell'intero gruppo, hanno un potere decisionale pieno) e gli azionisti di minoranza (che, pur essendo proprietari di parte del gruppo, hanno un potere decisionale nullo). Quindi un aspetto rilevante riguarda proprio gli azionisti che, per quanto concerne gli azionisti di minoranza, sono come i creditori disposti a finanziare l'impresa solo se percepiscono un'adeguata tutela dei propri diritti e quindi chiedono alla legge che vi sia una tutela dei propri interessi (questi diritti sono protetti dalla legge e riguarda il diritto a ricevere i dividendi sulla base di una % di capitale detenuta, o il diritto di votare, o il diritto di partecipare alle assemblee degli azionisti, o il diritto di sottoscrivere azioni di nuova emissione. È quindi opportuno che la legge preveda come tutelare tali diritti, altrimenti le minoranze non finanziano più un'impresa, nel momento in cui non dovessero più esserci tutele a loro favore).

Sempre in tema di minoranze sappiamo bene che l'azionista di controllo è colui che controlla e ha la direzione dell'impresa e quindi potrebbe anche decidere di reinvestire utili nella società, senza però far venire meno per essi una significativa remunerazione e quindi potrebbe sostituire quella che è la tradizionale distribuzione dei risultati (es tramite dividendi) con il prelevamento di alcuni benefit. In questo modo, l'azionista di maggioranza potrebbe trovare questa sua forma di remunerazione evitando di distribuire risorse agli azionisti di minoranza e quindi portando agli stessi un danno (vi è la necessità di tutelare le minoranze nell'ambito della gestione societaria).

Il governo societario (corporate governance)

Il dibattito attorno alla corporate governance è essenzialmente dovuto agli scandali finanziari che si sono succeduti e che hanno coinvolto un po' tutto il mondo e questi tremendi scandali hanno portato all'emersione di numerosi casi di corporate malpractises (quali diffusione di dati contabili falsi, operazioni in conflitto di interesse, assenza quindi di remunerazione tra performance e management). Tutti questi scandali hanno messo a prova il sistema economico finanziario e sociale dei paesi e hanno dimostrato che questi sistemi di corporate governance rivestono un ruolo fondamentale per il corretto funzionamento del sistema economico.

Il governo societario tutela un insieme di soggetti che gravitano attorno alle imprese. Il corretto funzionamento dei sistemi di corporate governance è fondamentale in quanto coinvolge interessi che si ripercuotono sul mercato dei capitali (in quanto le eventuali crisi nei sistemi di corporate governance generano incertezza e timore negli investitori) sul sistema economico (perché i fallimenti di queste grandi imprese hanno causato i fallimenti o le crisi dei propri fornitori) sul mercato del lavoro (poiché i fallimenti causano la perdita di posti di lavoro. Un aspetto sociale che impatta sul sistema e causa delle ripercussioni sulla vita dei dipendenti che perdono lavoro e pensione).

La governance è il metodo attraverso il quale le aziende sono dirette e controllate (sono quei meccanismi che influenzano le più importanti scelte aziendali e che sono alla base della sopravvivenza dell'impresa). Infatti, decisioni legate alla governance riguardano la definizione delle regole alla base del funzionamento dell'impresa (forma giuridica, statuto, patti parasociali), le modalità di partecipazione degli azionisti e degli stakeholder al governo economico dell'impresa (quindi il funzionamento dell'assemblea, la composizione, il suo funzionamento, la composizione del CDA) poi la suddivisione dei poteri e delle responsabilità al vertice delle imprese (deleghe, consiglieri esecuti, autonomia decisionali dei manager), nonché quelli che sono i controlli (come è strutturato l'assetto dei controlli interni ed esterni all'impresa), così come la progettazione di quelli che possono essere incentivi e le ricompense dati a top management e ai collaboratori. È proprio tutto quell'insieme di meccanismi e processi che governano le imprese stesse.

Essendoci alla base una situazione di conflittualità tra principal e l'agent, un corretto ed efficiente governo dà la possibilità che vi siano una compensazione tra i diversi soggetti in gioco (se viene instaurato un corretto governo societario, questo concorre a determinare la prosperità o l'insuccesso dell'azienda stessa). La finalità della governance è quella di bilanciare gli interessi dei soci di controllo, della struttura manageriale e degli stakeholder (cioè tutti coloro che vengono in contatto con l'impresa stessa). Creare poi una prospettiva di medio lungo termine che dia un valore economico (duraturo e non temporaneo), questo minimizzando i rischi a cui è esposta l'impresa. Infine, favorire la distribuzione equa del valore creato tra i diversi interlocutori sociali.

Il governo societario è caratterizzato dalla funzione di direzione (attività orientata all'assunzione delle decisioni aziendali) e dalla funzione di controllo (attività che deve verificare la correttezza di quelle decisioni). Queste due funzioni devono essere parte integrante, essenziale e fondamentale del governo societario.

Gli strumenti per delineare il governo societario sono caratterizzati dalla composizione e il funzionamento degli organi di governo e la composizione e il funzionamento degli organi di controllo (prima quelli che dirigono e poi quelli che controllano), altresì dalle funzioni di controllo (nell'impresa ci devono essere funzioni di controllo, vi saranno controlli di primo livello, quelli in linea, dell'operatore, automatizzato, poi ci sono i controlli di secondo (compliance e risk management) e terzo livello (internal audit) che fanno parte di quel sistema di controllo che serve a dare valore all'impresa). I controlli garantiscono l'efficienza dell'impresa e sono di fondamentale importanza per lo sviluppo dell'impresa stessa.

Sistemi di amministrazione e controllo

  • Sistema tradizionale, tipico della tradizione italiana, è applicabile qualora nello statuto non sia adottato un diverso sistema. È caratterizzato da un organo amministrativo (amministratore unico o consiglio di amministrazione) e un organo di controllo (collegio sindacale) e l'assemblea che rappresenta la volontà dei soci;
  • Sistema dualistico (tedesco), prevede la presenza di due organi che sono necessariamente collegiali e sono posizionati nell'ambito dello svolgimento delle funzioni amministrative (consiglio di gestione, che ha l'esclusiva responsabilità della gestione) e funzioni di controllo (consiglio di sorveglianza, che svolge funzioni di controllo analoghe a quelle del collegio sindacale nel sistema tradizionale);
  • Sistema monistico (anglosassone), caratterizzato dall'impossibilità di avere un amministratore unico ed è detto monistico perché vi è la presenza di un singolo organo amministrativo (consiglio di amministrazione), al quale è affiancato un comitato composto al suo interno da amministratori indipendenti (comitato per il controllo sulla gestione, che si fa carico di quelle che sono le funzioni tipiche del collegio sindacale).

La riforma del 2003 ha dato la possibilità alle società di capitali (in questo caso la SPA) di scegliere tra diversi sistemi di amministrazione e controllo, al fine di garantire una maggiore flessibilità organizzativa. Mentre nel sistema ordinario gestori e controllori sono tutti nominati dall'assemblea, negli altri due sistemi il compito assembleare si riduce (nel dualistico, l'assemblea nomina solo i controllori, cioè i componenti del consiglio di sorveglianza, ai quali poi spetta la nomina dei gestori; nel monistico l'assemblea nomina i componenti del consiglio di gestione, che svolgono funzione di gestione, il quale a sua volta nomina i controllori). In tutti e tre i sistemi la revisione legale dei conti è affidata ad un revisore esterno (prima della riforma il controllo contabile spettava al collegio sindacale, oggi l'art. 2409-bis cc. dispone solo che lo statuto delle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio e non sono tenute alla redazione del bilancio consolidato può ripristinare la competenza della revisione legale dei conti in capo al collegio sindacale).

Modello di governo tradizionale

Questo modello si basa sulla separazione tra un organo di gestione (amministratore unico o consiglio di amministrazione) e un organo di controllo (collegio sindacale), ai quali si affianca l'operato dell'assemblea che nomina e approva il bilancio d'esercizio. Nelle SPA il ruolo rilevante è svolto dagli amministratori, in quanto essi occupano una posizione centrale all'interno delle organizzazioni delle suddette società (gli amministratori che formano il consiglio di amministrazione governano la società).

La loro nomina compete all'assemblea ordinaria, alla quale compete anche di determinare il numero degli amministratori qualora lo statuto indichi solo un numero massimo e minimo. Gli amministratori non necessariamente sono soci, sono nominati per un periodo non superiore a 3 esercizi (per fare in modo che l'assemblea possa in maniera periodica decidere se rinominarli o meno e quindi se l'organo amministrativo sia compromesso vada necessariamente ad essere ricostituito). Scadono, decorso il triennio, alla data dell'assemblea convocata per l'approvazione del bilancio relativo all'ultimo esercizio (rendono il conto della loro attività e il consiglio di amministrazione deve passare sotto la decisione dell'assemblea dei soci, se verrà quindi o meno rinnovato). Gli amministratori possono essere rieletti per un numero indefinito di volte. Ma vi sono delle cause di ineleggibilità e di decadenza (non può essere nominato amministratore l'interdetto, l'inabilitato, il fallito o chi è stato condannato ad una pena che comporta l'interdizione anche temporanea dai pubblici uffici o l'incapacità di esercitare uffici direttivi). Sono previsti per le società che appartengono al mercato dei capitali (quotate), oltre ai requisiti suddetti, anche requisiti speciali di onorabilità, professionalità e indipendenza.

Nel sistema ordinario il potere di gestione e gli altri poteri amministrativi possono essere concentrati in capo ad un amministratore unico, ma nelle società di una certa dimensione questi poteri vengono dati ad un organo collegiale, in modo tale che vi sia una migliore combinazione di interessi e una maggiore ponderazione nelle decisioni. Quindi, nell'ambito di un consiglio di amministrazione c'è una composizione eterogenea di soggetti con professionalità e capacità diverse e quindi ci essere una ponderazione. I consiglieri di amministrazione DEVONO agire in modo informato e motivare le decisioni. Il consiglio di amministrazione ha al suo interno che viene scelto dall'assemblea o dal consiglio stesso. Altro argomento è il potere di rappresentanza: cioè il potere che ha di agire in nome della società e quindi esprime la volontà nei confronti dei terzi della società stessa. La rappresentanza si riferisce a quell'attività amministrativa prevista dalla legge, ma non coincide con il potere di gestione (questo attiene ad una fase interna dell'impresa e si riferisce all'assunzione delle decisioni all'interno dell'impresa; mentre il potere di rappresentanza si riferisce ad una fase esterna, poiché manifesta le decisioni all'esterno nei confronti dei terzi). L'assemblea attribuisce al consiglio di amministrazione la gestione dell'impresa.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher leonardodallapaola di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di governance e reporting di gruppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Florio Cristina.
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