FISIOLOGIA GENERALE (prof.ssa piazzesi)
Fisiologia etimologicamente significa discorso sulla natura, inizialmente era quindi lo studio di tutta
la biologia e comprendeva anche la biochimica, successivamente le varie discipline si sono
separate. Oggi si intende lo studio delle funzioni dei vari organismi viventi a livello di tutte le
funzioni. Una funzione è l’insieme di tutti i processi che permettono di raggiungere un certo
obbiettivo utile per la vita dell’organismo. Si distinguono varie branche della fisiologia, quella
generale riguarda lo studio delle funzioni in termini di meccanismi generali, comuni a tutte le
specie animali.
CONCETTI FONDAMENTALI DELLA FISIOLOGIA: relazione struttura funzione, omeostasi,
plasticità.
RELAZIONE FUNZIONE STRUTTURA: la funzione di un organo dipende
dalla sua struttura, è strettamente correlata alla morfologia delle molecole.
Un esempio a livello molecolare è il canale del K che presenta in
corrispondenza del poro una sequenza di aa che ricostruisce intorno allo
ione una rete di interazioni simile a quella che lo ione K+ forma con le
molecole di H2O. E’ questo un esempio di come la struttura di una specifica
porzione di una proteina si collega ad una funzione fondamentale, la
permeabilità ionica delle membrane cellulari. Spesso in una proteina canale
può passare un solo tipo di ione, in questo caso la probabilità che il canale
sia attraversato dal K è molto maggiore che questo sia attraversato da un
qualsiasi altro ione. La distribuzione dei dipoli è diversa nello ione sodio
rispetto al potassio in quanto ha una densità di carica maggiore avendo una
dimensione inferiore, per attraversare il canale gli ioni devono perdere la
loro solvatazione, quindi devono essere privati dalle molecole d’acqua. Assume quindi importanza
la struttura della proteina canale, i dipoli acquosi vengono sostituiti con gli amminoacidi che si
trovano all’ingresso del canale e che riproducono la struttura tridimensionale dell’alone di
solvatazione formato dalle molecole di acqua. Quando il K è privato dell’alone di solvatazione può
attraversare il canale, il sodio anche se di dimensioni più piccole non lo può attraversare perché
rimane parzialmente solvatato. La permeabilità ionica ha quindi un ruolo fondamentale, se ho un
numero limitato di proteine per il passaggio del potassio limitate il passaggio del K sarà limitato. La
permeabilità non dipende solo dal numero di canali per uno ione ma anche dallo stato del canale,
aperto o chiuso.
ESEMPIO A LIVELLO SOPRAMOLECOLARE: nel sarcomero la
struttura è strettamente collegata alla funzione di accorciamento del
muscolo, le proteine contrattile actina e miosina sono organizzate in
filamenti spessi e sottili (actina) questi due sono parzialmente
sovrapposti. Durante l’accorciamento del muscolo si ha una
interazione tra le catene di miosina ed actina che porta allo sviluppo
di una forza che promuove lo scorrimento delle fibre l’une sulle altre,
non si ha una modifica dei filamenti. Nella banda A si osserva un
certo grado di sovrapposizione tra filamenti spessi e sottili, è in
questa regione che si formano i legami tra actina e miosina, durante
la contrazione la banda A mantiene la sua lunghezza, mentre nella
zona H si riduce della stesso valore per cui la banda I viene ridotta.
Alessandro Giramondi 1
OMEOSTASI: gli organismi hanno la capacità di mantenere un ambiente interno relativamente
costante anche di fronte a drastiche variazioni dell’ambiente esterno, solo se gli organismi sono in
grado di mantenere un ambiente interno costante è possibile colonizzare ambienti diversi. Questo
non significa che gli organismi sono in una condizione di equilibrio, l’equilibrio è una condizione
dove non c’è dispendio energetico e non c’è differenza tra ambiente interno ed esterno, la
condizione dell’omeostasi è una condizione di stato stazionario e gli organismi spendono energia
per mantenere una condizione diversa dall’ambiente esterno. Nel caso di organismi unicellulari
l’omeostasi è regolata soltanto dalla membrana semipermeabile che permette di mantenere le
differenze tra citosol ed ambiente extracellulare. Negli organismi pluricellullari la situazione è più
complessa, non è sufficiente l’attività della membrana cellulare. L’ambiente interno non è formato
dal citosol in quanto le cellule sono immerse in un ambiente liquido, il fluido extracellulare la cui
composizione deve essere mantenuta costante nel tempo, ed organizzate in organi. I meccanismi
di regolazione in questo caso sono a retroazione o anticipazione (feed-forward), questi servono
nel caso del feed-back qualora ci sia una perturbazione del sistema di mettere in atto una risposta
che contrasta l’effetto della perturbazione in modo di ripristinare lo stato stazionario iniziale. Nel
caso dell’anticipazione i meccanismi di contrastazione vengono messi in atto prima che avvenga
la perturbazione. Negli organismi viventi oltre al feed back negativo esiste il feed back positivo,
ovvero si hanno una serie di eventi che invece di contrastare la perturbazione la amplificano, ad
esempio nel caso del potenziale di azione vedremo un esempio di feedback positivo.
FEED-BACK NEGATIVO:
ci deve essere una variabile
regolata (temperatura,
pressione, ecc..) questa
variabile per poter essere
controllata deve avere un valore
di riferimento conosciuto dal
sistema. Il sistema deve essere
in grado di valutare se la
variabile regolata ha il valore di riferimento, quindi ci devono essere dei recettori in grado di
misurare il valore della variabile regolata, registrano i valori ed inviano l’informazione ad un
sistema di controllo il quale verifica se il valore della variabile regolata corrisponde al valore di
riferimento (set point). Quindi si ha un comparatore che confronta i volari acquisiti dai recettori e
quello del set point. Qualora i valori non corrispondano si ha un errore che permette al sistema di
capire che c’è una perturbazione, per cui il sistema amplifica il segnale di errore ed il sistema di
controllo agisce sul sistema riportando i valori al set point. Questo circuito a feed back permette di
regolare continuamente la variabile regolata e di mantenerla costante, tutte le volte che si ha una
perturbazione il sistema reagisce in modo da mantenere il valore dell’omeostasi.
Alessandro Giramondi 2
CONTROLLO DELLA PRESSIONE ARTERIOSA:
valore della pressione media nell’uomo è di circa
100mm di mercurio. Le variazioni della PA sono
registrate dai barocettori aortici e carotidei che
inviano afferenze al centro cardiovascolare bulbare
(sistema di controllo) dove avviene il confronto con
il punto di riferimento e viene generato il segnale di
errore che agisce sugli effettori autonomi che
regolano cuore e vasi sanguigni. La resistenza
periferica rappresenta la resistenza al flusso,
maggiore è la resistenza periferica maggiore è la
resistenza al flusso. Il miocardio ventricolare
controlla la pressione arteriosa attraverso la forza
con cui avviene la contrazione, più i ventricoli si
contraggono più il sangue acquisirà velocità, anche
la frequenza di contrazione è fondamentale, questi
due parametri permettono di ottenere la gittata
cardiaca ovvero la quantità di sangue immesso
nell’aorta, se aumenta la gittata aumenta la
pressione arteriosa. Esistono dei recettori capaci di misurare il valore della pressione arteriosa,
questi sono strutture sensibili alla variazione della pressione quando le pareti dell’aorta vengono
distorte dalla pressione sanguigna queste attivano i recettori. Il barocettore è un recettore
meccanico delle pareti carotidee dell’aorta, questi recettori inviano le informazioni al centro di
controllo composto da cellule nervose che si trovano nel bulbo all’interno del cervello. Qui è
presente il set point, quindi la potenza del potenziale di azione che deve provenire dai recettori per
avere una pressione arteriosa di circa 100mm di HG, se questo non è rispettato agisce tramite
una funzione di forza che consiste in una variazione dell’attività del sistema nervoso autonomo. Il
sistema nervoso simpatico determina una azione sulla muscolatura liscia, del miocardio e quindi
della frequenza cardiaca, il sistema parasimpatico determina una riduzione della frequenza
cardiaca e quindi della gittata.
PLASTICITA’: sembra in contraddizione al concetto di omeostasi, è la capacità degli organismi di
modificare le proprie funzioni quando le condizioni ambientali variano (acclimatizzazione
all’altitudine, plasticità sinaptica, competenza immunitaria, ecc..). queste modifiche delle funzioni
biologiche avvengono a livello del fenotipo, non ci sono variazioni genomiche e quindi non
possono essere trasmesse alle generazioni successive, non ha il concetto di adattamento
“genetico” che si identifica con la selezione naturale. Il concetto di plasticità deve essere distinto
dal concetto di adattamento: infatti con adattamento si identifica il processo mediante cui la
selezione naturale, nell’ambito di una popolazione, in un particolare ambiente, modifica la
frequenza di geni codificanti caratteri che massimizzano la sopravvivenza e la riproduzione degli
individui, mentre con plasticità si evidenzia la possibilità dello spostamento del punto di riferimento
in un sistema controllato.
Alessandro Giramondi 3
MEMBRANA CELLULARE
in fisiologia il significato della membrana è quello di essere una barriera selettiva che permetta
una netta divisione tra ambiente cellulare ed extra cellulare ma che permette scambi continui di
sostanze nutrienti, gas, energia ed informazioni.
La membrana non è soltanto una zona passiva
di confine e di transito di ioni, nutrienti e
metaboliti, ma è anche una zona attiva di
riconoscimento di molecole, cioè ha la capacità
di riconoscere molecole ed in seguito sviluppare
una risposta che può rimanere localizzata a
livello del citosol o dare origine ad una serie di
risposte per la comunicazione tra le varie cellule
adiacenti e tra sistemi integrati. All’interno del
citosol i principali elettroliti Na, Cl, K sono
distribuiti in concentrazioni diverse nelle varie
specie animali, tuttavia la concentrazione di K è
sempre quella maggiore rispetto agli altri ioni e
questo è comune per tutti gli organismi. Gli anioni cloruro hanno una concentrazione relativamente
bassa in tutte le cellule, la funzione è chiaramente quella di bilanciare le cariche positive. Se si
osserva il liquido extracellulare la situazione si ribalta, la concetrazione del sodio è maggiore del potassio
queste caratteristiche sono comuni a tutti gli esseri viventi. La bassa concnetrazione di cloruro è importante
all’interno del citosol poiché gli
separazione dei liquidi extra ed intra cellulari,
funzioni:
regolazione degli scambi con l’esterno, comunicazione tra
cellula e ambiente tramite i recettori di membrana,
stabilizzazione strutturale dei tessuti tramite interazione
con proteine citoscheletriche e formazione di giunzioni
adiacenti.
Mosaico fluido: il modello è stato imposto nel 1972 peer
che la membrana fosse costituita da
la perima volta, l’idea
molecole lipidiche nacque alla fine dell’800 quando
overton osservo che molecole apolari erano capaci di
attraversare la membrana mentre quelle polari no.
Successivamente si osservò che i fosfolipidi sono capaci
se distribuiti su una superfice acquosa un monostrato,
disponendosi con la porzione apolare all’interno e quella
polare verso l’esterno formando il doppio strato. Questa
teoria fù confermata nel 1925 da gorter e frendel con un esperimento.
L’idea era che se i lipidi formano un doppio strato nella membrana vuol dire che se io misuro la
superfice della membrana cellulare e vuol dire che io misuro la superfice occupata dal doppio
strato, se puoi estraggo i lipidi del doppio strato e li distribuisco su un'unica superfice devo
ottenere una superfice doppia. Gorter e grendel utilizzarono globuli rossi in quanto l’estrazione dei
fosfolipidi permetteva l’estrazione dei soli lipidi membrana in quanto la restante componente è
l’emoglobina. Dopo l’estrazione dei lipidi misurarono la superfice del monostrato tramite la bilancia
di langmuir, costituita da una barriera mobile che scorre lungo la bacinella ed una barriera fissa. i
lipidi estratti dai globuli rossi venivano distribuiti sulla bacinella contenente acqua disponendosi
con le teste polari verso l’acqua e le code verso l’esterno, la barriera mobile veniva fatta scorrere
contro quella fissa in modo che tra i fosfolipidi non ci fosse più spazio e quindi andassero a
contatto l’uno con l’altro, si formava così un monostrato continuo. Ci si rendeva conto che si era
giunti alla formazione del monostrato poiché fino a che i lipidi trovavano spazio tra una molecola e
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l’altra nel trasduttore di forza collegato alla barriera fissa non veniva rilevata alcuna forza mentre
quando questa veniva misurata indicava la formazione del monostrato.
Gorter e grendel eritrociti di uomo e di cane e ne misurarono il volume e la densità cellulare,
ricavando così il numero delle cellule prelevate in ogni campione, successivamente misurarono la
superfice di un globulo rosso e quindi riuscirono a misurare la superfice totale delle cellule
prelevate nel cane e nell’uomo. A questo punto estrassero fosfolipidi dalle membrane dei globuli
rossi e li disposero nella bilancia di langmuir, formarono il monostrato ed ottennero una superfice
del monostrato fosfolipidico doppio rispetto al valore della superfice totale dei globuli rossi nei
campioni estratti sia nel caso del cane che dell’uomo.
Sempre nello stesso periodo fù misurato lo spessore del doppio
strato fosfolipidico, la membrana cellulare può essere assimilata
ad un circuito elettrico, il fatto che sia composta da fosfolipidi e
quindi molecole anfipatiche fa assomigliare la membrana ad un
condensatore. Il doppio strato fosfolipidico si comporta quindi
come un elemento capace di separare le cariche nelle due
armature del condensatore ovvero nei due strati di teste polari, le
cariche non possono passare da una armatura all’altra per la
presenza di un dielettriche dato dalle codi apolari. La capacità
della membrana viene misurata in farad facendo passare della
corrente nella membrana, in generale la capacità di un
condensatore è direttamente proporzionale al rapporto tra la
superfice delle armature e la distanza tra di esse. Minore è la
distanza tra le armature e maggiore è la superfice delle armature maggiore è la capacità secondo
un costante dielettrica, nel caso della membrana si può scrivere: Cm = εlipidi *S/d Cm/S= εlipidi
In questa formula ho lo spessore della mebrana, dato che la costante diaelettrica è costante per
tutte le cellule εlipidi =5*10-13 e il rapparto tra Cm/S = 10-6 F/cm2 è anch’esso costante posso
ricavare lo spessore di membrana: d = εlipidi *S/Cm = (5*10-13 F/cm)/(10-6 F/cm2)= 5*10-7cm
= 50 Å
Nel 1935 Davson e Danielli proposero il cosiddetto modello a sandwich della membrana, in cui
le teste polari dei due foglietti esterni sono rivestite di proteine. Successivamente ipotizzarono
anche la presenza di pori proteici nella tela fosfolipidica per giustificare il passaggio di ioni
attraverso le membrane. Nel 1960 Robertson propose il modello della membrana unitaria in
base alle osservazioni al microscopio elettronico in cui tutte le membrane apparivano costituite
da due foglietti elettrondensi esterni separati da una porzione chiara centrale. L’evidenza
sperimentale che le fosfolipasi sono in grado di demolire le membrane portò ad una revisione del
modello di Davson-Danielli in quanto nel loro modello le proteine costituivano uno strato che
sovrastava i lipidi. Nel 1972 Singer e Nicolson proposero il modello a mosaico fluido: la
membrana si presenta come un mosaico di proteine inserite in maniera discontinua in un doppio
strato lipidico fluido. Negli anni successivi la struttura di alcune proteine di membrana è stata
definita a livello atomico.
Alessandro Giramondi 5
Freeze etching della membrana: la membrana veniva
congelata i due mono strati separati e su di questi veniva
diffuso del carbonio, a questo punto la membrana veniva
osservata al microscopio elettronico a scansione. Quello
che si osserva è che la membrana presenta numerose
protuberanze che secondo il modello di singer e nicolson
dovevano essere proteine. Utilizzando enzimi proteolitici
e ripetendo il processo queste protuberanze dovevano
diminuire e questo fu quello che si osservò osservando a tempi diversi il monostrato dopo averlo
trattato con enzimi proteolitici. Nella membrana
troviamo oltre a fosfolipidi, vari lipidi di membrana
proteine e glicoproteine.
LIPIDI DI MEMBRANA
Fosfolipidi, detti anche glicero fosfolipidi costituiti
da glicerolo, un alcol trivalente che è esterificato
da due catene di acidi grassi e da un gruppo
fosfato a sua volta legato ad una sostanza di natura alcolica che può essere o puramente un alcol
o un amminoacido come la serina che presenta il gruppo ossidrilico o una base azotata come la
colina o etanolamina. Gli acidi grassi possono essere lineari e quindi saturi o insaturi con doppi
legami nella catena carboniosa , questo fa si che nella struttura della membrana abbiamo le code
lipidiche che potendo essere insature e quindi piegate mantengono una distanza maggiore tra le
catene adiacenti. Gli sfingolipidi abbiamo un aminoalcol a lunga catena che è la sfingosina e che
presenta una lunga catena carboniosa legata ad un acido grasso ed alla fosfatidilcolina oppure ad
un acido grasso e residui saccaridici (cerebrosidi e glicosfingolipidi). Il colesterolo prende contato
con le te
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