1 di 111 Etologia
Introduzione all’etologia applicata e metodologia di studio del comportamento animale
Il termine etologia deriva dal greco “Ethos”, traducibile con “costume, usanza”. Questo perché inizialmente l’etologia venne definita come lo studio delle abitudini di vita. Ad oggi, per etologia, si intende lo studio comparato del comportamento delle diverse specie nell’ambito nell’ambito della storia evolutiva di ciascuna, ricercandone il significato, le funzioni, i meccanismi e le modalità con cui si manifesta.
Con il termine “comportamento” si indica una varietà di cose: la manifestazione di movimenti, di vocalizzazione, l’assunzione delle diverse posizioni del corpo, mutamenti nell’aspetto esteriore che possono servire alla trasmissione di segnali di comunicazione; al tempo stesso vengono compresi anche aspetti passivi, come il sonno e il riposo, e non sono aspetti attivi come il movimento.
Già agli albori dell’umanità, cioè nelle prime interazioni tra uomini e animali, quando il rapporto era di tipo predatore-preda, l’uomo ha dovuto osservare e capire le reazioni degli animali che doveva cacciare per ottenere alimento e altre risorse utili alla sua sopravvivenza. Ciò gli ha consentito di ottenere fonti di sostentamento; successivamente sono subentrate forme di collaborazione tra l’uomo e alcune specie, fino ad arrivare alla domesticazione e all’allevamento di particolari specie.
Lo studio del comportamento è strettamente collegato alla storia evolutiva delle specie: il patrimonio genetico, plasmato dall’evoluzione, è fondamentale nella determinazione del comportamento adattivo che consente la sopravvivenza degli organismi più adattati e, di conseguenza, della loro specie.
Il comportamento non è però determinato solo dal patrimonio genetico; una grande influenza è data dall’esperienza tramite l’apprendimento, cioè da quanto il singolo soggetto impara dalle conseguenze delle proprie azioni.
Grazie all’etologia, in particolare quella relativa al comportamento degli animali allevati, e in particolare a quelli sottoposti a metodi di allevamento intensivo, è stato possibile evidenziare quali siano le esigenze di questi animali e se queste possano essere soddisfatte dalle caratteristiche degli ambienti di allevamento che includono anche l’interazione con l’uomo.
Lo studio del comportamento animale tende ad individuare quali sono i fattori che causano un determinato comportamento e dare una spiegazione sul suo “perché”. La descrizione delle caratteristiche di ogni comportamento deve rispettare i criteri d’indagine scientifica e dunque la descrizione deve essere analitica e non soggettiva, cioè non condizionata dalle interpretazioni e dalle interferenze dell’osservatore.
Ogni ricerca ha inizio con la descrizione e la classificazione dei fenomeni che ci si propone di studiare. I comportamenti considerati normali che vengono presi come modello di riferimento, sono i comportamenti che ogni specie animale che vive in condizioni ambientali e sociali naturali. Questi comportamenti sono detti Fixed action patterns o FAPs, schema d’azione fisso, e attraverso lo studio di questi è possibile compilare l’etogramma.
1 L’etogramma rappresenta in pratica un elenco di moduli comportamentali, che possono 1 essere dedotti attraverso un’attenta osservazione degli animali oggetto di studio. Nel momento in cui osservazioni prolungate non aggiungono nuovi moduli comportamentali a quello già noti, allora il catalogo può dirsi completo e chiamarsi etogramma.
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Criteri di rilevamento dei dati
Il criterio di rilevamento dei dati di osservazione per la compilazione dell’etogramma si basa su unità o tipi comportamentali, fame, sete, gioco, estro. Di ogni tipo comportamentale bisogna valutarne:
- Aspetto temporale. Una definizione basata sulla durata consente di ottenere due categorie: “stato” ed “evento” comportamentale. I comportamenti di stato tendono a perdurare nel tempo mentre gli eventi sono comportamenti che si verificano in un lasso di tempo molto breve, talvolta anche istantaneo. Queste differenze si ripercuotono sulla scelta dell’unità di misura da utilizzare: mentre i comportamenti di stato possono esser emigrati in “durata”, intervallo di tempo durante il quale si verifica un comportamento, gli eventi si misurano generalmente in “frequenza”, numero di volte che un comportamento si verifica nell’unità di tempo.
- Altre unità di misura del comportamento sono la “latenza” e l’“intensità”. La latenza viene definita come il tempo che intercorre tra un evento specifico e l’insorgere dei primi segni del comportamento, vedi ad esempio la latenza di un animale ad uscire da una gabbia. Per “intensità” non esiste una definizione universale: essa viene infatti misurata in modo soggettivo, attribuendo differenti livelli a una determinata azione. Ad esempio possiamo definire le vocalizzazioni di un cane in funzione del loro volume: basse, medie o alte. L’importante è cercare di rendere il più oggettiva possibile l’attribuzione di questi punteggi.
In una ricerca di tipo etologico è importante definire quanti e quali soggetti osservare e con quali modalità vanno svolte le osservazioni, chiaramente in base all’obiettivo che si vuole raggiungere.
Ad esempio, per studiare dei comportamenti generali, è utile osservare tutti gli animali presenti in un gruppo; se la finalità della ricerca è quella di analizzare più nel dettaglio alcuni comportamenti specifici, è conveniente incentrare l’attenzione su un soggetto alla volta, che prenderà il nome di “animale focale”, oppure nel caso in cui il comportamento da analizzare coinvolga più di un soggetto, può essere osservata una coppia di animali focali.
Metodi di osservazione
È importante anche decidere con che tempi effettuare le osservazioni. Si può optare per osservazioni “ad libitum”, cioè basate su un’osservazione generale di tutti gli eventi. In questo caso i dati raccolti saranno però poco dettagliati e dunque questo metodo viene utilizzato per lo più nelle fasi iniziali descrittive, per specie e comportamenti poco conosciuti.
Abbiamo poi le osservazioni continue di un determinato comportamento tutte le volte che questo si verifica. Questo metodo permette di raccogliere una notevole quantità di dati completi e accurati, a patto che l’osservatore limiti il numero di animali e dei comportamenti da osservare.
L’osservazione a tempo campionato è invece molto utile quando è necessario osservare molti individui contemporaneamente. Essa può essere realizzata attraverso differenti modalità: la più semplice è la one/zero, 1/0, sampling che prevede la registrazione della presenza, 1, o dell’assenza, 0, di un determinato comportamento in un intervallo di tempo prestabilito. Questo metodo di osservazione risulta essere poco accurato ma al tempo stesso permette di osservare molti animali e molti comportamenti insieme; inoltre, data la semplicità di esecuzione e di interpretazione, questo metodo risente poco della soggettività dell’osservatore e quindi possiede un alto valore di affidabilità.
Abbiamo poi il campionamento istantaneo e quello a scansione. Essi permettono rispettivamente di registrare il comportamento di un animale focale o di un gruppo di animali in un determinato momento, definito come “punto campione” —> si tratta quindi di fotografare a 3 di 111 intervalli di tempo prefissati il comportamento di uno o più soggetti da osservare. Questo metodo permette di osservare più animali e comportamenti contemporaneamente ma all’aumentare del numero di soggetti oggetto di studio, il livello di dettaglio degli stessi diminuisce.
In generale, nel caso in cui si desiderino osservare più animali contemporaneamente, marcare individualmente i soggetti rende più facile l’osservazione stessa. Chiaramente gli animali saranno marcati solo se essi non presentano già delle caratteristiche che permettono la differenziazione. La marcatura può essere effettuata in modo permanente, marche auricolari, tatuaggi, anelli alle zampe, o non permanente, coloranti o decoloranti.
Tali operazioni vanno comunque effettuate almeno qualche giorno prima delle sessioni di osservazione, per contenere l’effetto della marcatura sul comportamento degli animali. Tale effetto può essere dovuto a fattori fisici come prurito o dolore, oppure a fattori di tipo psicologico, la presenza di elementi nuovi possono suscitare l’attenzione e l’interesse degli animali. La marcatura può quindi portare ad alterazioni del comportamento. Queste si verificano soprattutto se il peso e le dimensioni della marca sono eccessive.
Tutti i metodi di osservazione richiedono una scelta dei comportamenti da osservare che vengono catalogati all’interno di categorie. Le categorie possono comprendere comportamenti molto generali o molto dettagliati. Ogni categoria deve essere definita in modo chiaro, esauriente e inequivocabile. Qualunque sia il metodo di osservazione prescelto, è sempre indispensabile effettuare delle sessioni preliminari di osservazione che hanno molteplici benefici per l’osservazione stessa:
- Verificare i comportamenti che si andranno ad analizzare così da ridefinire le categorie precedentemente stilate se necessario.
- Allenare gli osservatori.
- Dare agli animali la possibilità di abituarsi alla presenza degli osservatori. Al fine di limitare l’influenza della presenza degli osservatori sul comportamento degli animali, è raccomandabile realizzare i rilievi da postazioni sopraelevate e, nel caso in cui sia necessaria l’alternanza di più operatori, effettuare i cambi a ore fisse, con intervalli regolari.
Proprio al fine di ridurre l’effetto dell’osservatore sul comportamento oggetto di studio, le osservazioni possono essere condotte in modo indiretto, cioè mediante videoregistrazione. Le osservazioni indirette presentano molteplici vantaggi: permettono l’osservazione di una grande quantità di dati che possono essere rivisti e rianalizzati; sono utili nel caso di osservazioni che devono esser effettuate in lassi di tempo molto prolungati; per osservare azioni molto rapide o complesse che possono essere riviste a rallentatore; l’osservazione in notturna di alcuni comportamenti grazie a telecamere a infrarossi e infine permettono di osservare in continuazione gli spostamenti degli animali.
Antropomorfizzazione e uso degli animali
Un errore che si compie comunemente è quello di antropomorfizzare il comportamento dell’animale, cioè cercare di interpretarlo secondo i propri canoni, ma gli animali hanno una percezione diversa rispetto a quella dell’uomo, pur appartenendo entrambi al regno animale, anche un livello di introspezione diverso.
Spesso si approfitta del fatto che gli animali non riescono a parlare la nostra stessa lingua al fine di strumentalizzarli per qualcosa che li fa soffrire, trattamento etico degli animali.
L’uso degli animali è un uso specista, es. uomini neri in USA. Per specismo si intende l’attribuzione di uno status superiore agli esseri umani rispetto alle altre specie animali.
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Essi sono utilizzati per tante funzioni:
- Compagnia.
- Servizi.
- Attività ricreative.
- Attività illegali, zoomafia, zooerastia, abusi sessuali, zoocriminalità minorile.
- Circhi e zoo.
- Farmacia.
- Alimentazione.
- Abbigliamento.
Il veterinario lavora su tutto questo, ambulatorio, ASL, macello, ma ha anche a che fare con l’impatto ambientale causato dal consumo degli animali. Per cui esso tutela non solo la salute degli animali non umani, ma anche dell’uomo stesso.
Definizione di salute e limiti del linguaggio verbale
Definizione di salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità:
- Stato di completo benessere.
- Fisico.
- Psichico.
- Sociale.
- Non è semplice assenza di malattia.
Limiti del linguaggio verbale.
Il veterinario tutela la salute degli animali, devono essere in benessere fisico e psichico. Gli animali non parlano il linguaggio umano e quindi si affidano a quello che noi facciamo. Animale è concreto e si basa su quello che facciamo e non su quello che diciamo. Conta quindi quello che noi esprimiamo con il nostro fisico, come ci poniamo nei confronti dell’animale.
È necessario creare una sorta di bolla tra il veterinario e l’animale, in quanto ogni gesto e movimento del veterinario può determinare delle conseguenze nel comportamento dell’animale. Dunque, la mente del veterinario nel momento del consulto medico deve concentrarsi solamente sul “qui e ora” e su nessun altro pensiero al di fuori del presente. Ciò che realmente conta per gli animali è il “qui e ora”, in quanto vivono solo il momento presente.
- Attenzione alla fretta, all’aggressività che deriva da preoccupazioni.
- Per l’animale esiste quello che fate e come lo fate, non quello che pensate o l’intenzione che avete.
- È importante avere degli accorgimenti durante una visita veterinaria così da sventare il pericolo dell’associazione di comportamenti errati a eventi negativi, non andare di fretta, non essere aggressivi, non provocare dolore. Se non si seguono questi accorgimenti e si hanno dei comportamenti errati, un animale potrà avere una cattiva predisposizione nei confronti della visita veterinaria.
Presente dell’animale e benessere
Capire qual è il presente dell’animale evita:
- L’antropomorfizzazione, ovvero pensare che un animale, per esempio selvatico, sia in grado di comprendere il comportamento umano. Un animale selvatico a un determinato stimolo reagisce in un certo modo. Non si può pretendere che l’animale selvatico a un determinato comportamento dell’uomo reagisca nel modo previsto da quest’ultimo. Quindi per es. se una persona si abbassa per dare del cibo a un cinghiale, quest’ultimo invece di accettare il cibo 5 di 111 carica l’uomo con le sue zanne, in quanto non comprende che il gesto dell’uomo è per dare del cibo, ma lo vede come un gesto di sfida e reagisce di conseguenza.
Capire qual è il presente dell’animale permette di:
- Dare una propria interpretazione al vissuto dell’animale.
- Ragionare sul perché esso mette in atto alcuni comportamenti, ad esempio capire che dietro l’ansia da separazione c’è il senso di abbandono, patologia da curare – un cane sociale non può essere lasciato da solo, quindi se si comporta in un certo modo non lo fa perché è dispettoso.
- Percepire se un ambiente è idoneo o no e perché lo è o non lo è. Ad esempio animali in allevamento intensivo sono sottoposti a continuo stress e possono cominciare a manifestare stereotipie di vario tipo. La stereotipia è un comportamento ripetitivo che l’animale mette in atto in seguito a continue condizioni di stress. Per es. un animale che si mette a masticare la sbarra di ferro che lo circonda. Per esempio le scrofe vivono in gabbie in cui non possono nemmeno girarsi, mangiano davanti e defecano dietro e non possono avere un comportamento normale. Per tutta la vita stanno in questa posizione. Lo stesso vale per i polli in allevamento intensivo dove non vi è spazio disponibile per poter manifestare i propri moduli comportamentali in maniera adeguata il che può portare stress e a stereotipie e anche talvolta a comportamenti aggressivi.
Il veterinario deve assicurarsi il benessere dell’animale in tutti gli aspetti: benessere fisico e psichico. Per assicurare il benessere degli animali, è necessario che vengano garantite le cinque libertà di Brambell.
- Libertà dalla sete, dalla fame e dalla cattiva nutrizione.
- Libertà di avere un ambiente fisico adeguato.
- Libertà dal dolore, dalle ferite, dalle malattie.
- Libertà di manifestare caratteri comportamentali specie-specifiche normali.
- Libertà dalla paura e dal disagio.
Figure storiche dell’etologia
Fra le figure che ricordiamo in ambito della storia dell’etologia, sono:
Cartesio, René Descartes, precursore della sperimentazione animale, dirottò la ricerca verso la segmentazione di un organismo in piccole parti, per andare a verificare quello che succede al suo interno. Questa considerazione nacque da una passeggiata, durante la quale si trovò improvvisamente la strada sbarrata da una statua. Ciò inizialmente lo spaventò, ma successivamente si rese conto che la statua era stata mossa da una serie di pressioni che la facevano muovere. Resosi conto che anche un essere inanimato poteva sembrare vero, si convinse del fatto che gli animali erano delle macchine. Iniziò così ad operare la vivisezione.
Seppur ci fossero dei contestatori, il desiderio di sapere sopraggiunse. Furono necessarie tanti altri autori queste false credenze, che comunque vengono ancora oggi considerate. Con Cartesio l’organismo animale considerato una vera e propria macchina e dunque la vivisezione è l’unico modo per capire a pieno il funzionamento.
Egli considerava gli animali privi di ragione e di coscienza, che dunque non erano in grado di provare dolore. Egli sosteneva infatti che anche quando sembravano manifestare sofferenza, in realtà reagivano meccanicamente a una stimolazione materiale come quando toccando una molla dell’orologio, le lancette si muovono. Ne deduciamo che è ancora vivo e ben radicato il pensiero di Cartesio, secondo il quale gli animali sono come delle macchine e dunque viene del tutto negata la condizione di sofferenza che questi sono in grado di provare.
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Charles George Le Roy
Ricordiamo Le Roy in quanto fu il primo a parlare in maniera
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