Appunti di economia politica
Macroeconomia
Deflazione: riduzione del costo generale dei prodotti.
Macroeconomia: studia e spiega le performance aggregate di un sistema economico (PIL, inflazione...). Presuppone una visione complessiva del sistema economico.
Microeconomia: studia le decisioni prese dai piccoli agenti economici. I due principali agenti economici sono i "consumatori" da una parte e le "aziende" dall'altra.
Politica monetaria
La Federal Reserve nel 2008 attua una politica monetaria espansiva per far fronte alla crisi nel primo governo Obama. La Banca Centrale Europea (BCE) inizia una politica espansiva solo nel 2015. Risultato: disoccupazione americana al 5% mentre disoccupazione europea 10%.
Adam Smith e l'economia di mercato
Filosofo scozzese Adam Smith: è il fondatore dell'economia politica moderna nella seconda metà del 1700 ad Edimburgo, in concomitanza con la Prima Rivoluzione Industriale in Inghilterra (e anche quindi a Edimburgo)... cambiamenti nel tessuto economico/politico molto profondi e marcati.
Emergeva una economia di mercato, come quella che abbiamo noi attualmente. Economia di mercato = economia basata su decisioni decentralizzate (non prese da un governo), ovvero prese da agenti economici che come motivazione perseguono il proprio autointeresse. Essi prendono decisioni rilevanti dal punto di vista economico: questi agenti economici, come abbiamo già visto, sono i "consumatori" e le "aziende". Ad esempio, quando decido di comprare una macchina o una spazzola, nessun governo mi obbliga a farlo. Così come le aziende che decidono di portare l'attività da una parte piuttosto che da un'altra dell'Europa, non sono obbligate da nessuno (ma si tratta di loro decisioni decentrate).
Domanda di Smith: come è possibile che una economia di mercato in cui tantissimi agenti economici prendono delle decisioni decentrate sulla base del perseguimento del proprio autointeresse, possa funzionare? Come una economia di mercato si traduce in un sistema economico in cui c'è un certo ordine, il cosiddetto equilibrio economico? E non è invece un insieme di decisioni incoerenti? Chi coordina le varie decisioni degli agenti economici e fa sì che si formi un sistema coerente?
"La ricchezza delle nazioni" (The Wealth of Nations) pubblicato nel 1776 da Adam Smith... formula una risposta alla domanda che ci eravamo posti l'altra volta. Serie di domande: un sistema basato su decisioni decentrate, dettate dal proprio autointeresse (profitto per l'impresa, soddisfazione per i consumatori), funziona? Come fa a funzionare?
Ci sono fallimenti di mercato, ovvero l'esistenza di limiti od ostacoli che inceppano il mercato? E ci sono crisi bancarie, economiche e finanziarie all'interno dell'economia di mercato? Certo che sì, ci possono essere crisi finanziarie (se le banche non concedono prestiti o mutui ad esempio) che gravano sull'economia reale.
Le economie di mercato (sistemi economici basati sul mercato) funzionano in definitiva? Non perfettamente ma funzionano. Non ci sono attualmente sistemi economici che hanno abolito il mercato... non ci sono in altre parole "economie centralmente pianificate": nei sistemi centralmente pianificati viene ribaltata la bilancia delle decisioni economiche rilevanti.
Due alternative principali
- Se siamo nell'economia di mercato, il funzionamento si basa su decisioni decentrate;
- In un'economia centralmente pianificata, le decisioni principali erano prese centralmente (ad esempio dal governo/organo centrale di pianificazione economica): l'esempio principale naturalmente è il comunismo. I consumi e gli investimenti erano pianificati da un organo centrale con idee coerenti: ad esempio a Mosca negli anni '30, non viene sviluppata la motorizzazione privata, su iniziativa governativa, ma la metropolitana ed i trasporti pubblici.
Il MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) non decide cosa debbano fare le aziende: L'azienda "Pincopallo" fa quello che vuole senza che Padoan imponga assolutamente niente di vincolante. Sono quindi assolutamente libere le scelte economiche.
Dire che un'economia di mercato funziona è controintuitivo: come può esistere un equilibrio economico in un sistema formato da decisioni non coerenti tra loro?
La risposta alla domanda precedente: Le numerosissime decisioni decentrate sono coordinate dalla mano invisibile del sistema dei prezzi.
Mercato: luogo economico in cui si incontrano gli agenti economici e nell'incontro esprimono una domanda di merci e un'offerta di merci.
Due parti
- Catena di offerta: che garantisce l'arrivo dell'offerta sul mercato;
- Domanda dall'altra parte.
Ovvero:
- Offerta: azienda e distribuzione delle mele ad esempio;
- Domanda: andiamo al supermercato a prendere mele.
Ognuno persegue il proprio interesse: ma come fa a emergere un equilibrio nel mercato di una determinata merce? E come il prezzo può determinare un ordine nel mercato della merce?
Funzione di domanda e offerta
Funzione di domanda e funzione di offerta all'interno di un piano cartesiano
Q(d)= quantità di mele domandata
La quantità di mele domandata da cosa è influenzata? Gusti e preferenze dei consumatori, dal reddito consumatori,... ma soprattutto dal prezzo di quella merce, anche se non è l'unica variabile da considerare.
Q(d) = f(prezzo)
Ovvero
Q(d) = f(p)
Il prezzo in questo caso è il "prezzo unitario", ovvero definito per una certa quantità... ad esempio un kilo di mele.
Per la domanda: se il prezzo è alto, la quantità domandata è più bassa. All'aumentare del prezzo, la domanda si abbassa. Prezzo e domanda sono inversamente proporzionali.
Per l'offerta: Q(s)= f(p) Si usa la "s" come "supply". I produttori sono incentivati a produrre una quantità più consistente di quella merce, se i prezzi sono più elevati. Tra quantità offerta e prezzo c'è una proporzionalità diretta. Il punto di incontro tra le due è il punto di equilibrio.
Mercato in disequilibrio
Se l'offerta è maggiore della domanda c'è un "eccesso di offerta" e il mercato non è all'equilibrio, ma è bensì in "disequilibrio". Il prezzo tende di conseguenza a flettere (ovvero ridursi) perché il mercato presenta troppe merci di quel tipo.
Invece, se al contrario, c'è una forte domanda (richiesta) di una merce, il prezzo tende a salire.
In corrispondenza di p2 c'è ancora un eccesso di offerta ma meno alto del primo. Le forze spontanee del mercato tendono a far flettere (ridurre) il prezzo. Questo va avanti fino ad arrivare al prezzo di equilibrio: ovvero il prezzo che garantisce l'uguaglianza tra quantità offerta e quantità domandata. Il prezzo di equilibrio ripulisce il mercato poiché non vi è eccesso di domanda né di offerta. In prossimità del punto di equilibrio la quantità domandata è uguale alla quantità offerta: Ovvero: Q(d)=Q(s) al P(e). Il mercato è insomma in grado di autoregolarsi. Se un mercato è in grado di autoregolarsi il suo funzionamento è garantito dal sistema dei prezzi: essi sono meccanismi spontanei.
Sembrerebbe che l'unico intervento pubblico sensato sia la "liberalizzazione": ma non è la sola introduzione di una certa flessibilità che risolve i problemi!
Quando c'è eccesso di offerta
Il prezzo tende a ridursi fino a raggiungere il prezzo di equilibrio. Quando c'è eccesso di domanda, il prezzo tende ad aumentare fino a raggiungere il prezzo di equilibrio.
In un'economia di mercato si producono diverse merci 1,2...N (tante merci). Se merce 1) sono le mele ci sarà un mercato con prezzo di mercato p1 che renderà al prezzo di equilibrio pe1 (di conseguenza una domanda di mercato Qd1 che eguaglierà Qs2). Si determina così un vettore (insieme di numeri, in questo caso di "prezzi") dei prezzi all'equilibrio: si forma così un sistema dei prezzi, ovvero un equilibrio generale (EG) (di equilibrio generale in tutti i mercati)... si inizia a lavorare tra il 1860/1870 (un secolo dopo Smith).
N[pe1,pe2,...peN] tengono in equilibrio tutti i mercati
Dal punto di vista storico
- Sistema dei vettori dei prezzi all'equilibrio (algebra delle matrici, o algebra vettoriale è quella disciplina che la studia) ed equilibrio generale veniva chiamato "mano invisibile" da Smith
- 1870: Leon Walras
- 1954: Arrow e Debreu: dimostrazione matematica dell'esistenza di un equilibrio nel mercato.
L'aggiustamento dell'eccesso di offerta è veloce o lento? Se la velocità tende a +infinito (cioè siamo così robusti da determinare una convergenza del prezzo di mercato al prezzo di equilibrio in tempi brevissimi) abbiamo sempre a che fare con un prezzo all'equilibrio (walrasiani). Però non è detto che tutti i mercati siano all'equilibrio e gli aggiustamenti siano walrasiani (cioè avvengano a velocità infinita).
Se gli aggiustamenti avvengono a velocità infinita il mercato è sempre in equilibrio: economisti walrasiani sono particolarmente fiduciosi nelle forze del mercato ovvero tendono a ritenere che gli aggiustamenti sul mercato siamo molto veloci/ tendono a ritenere che i mercati siano in una situazione di equilibrio generale (o vi gravitino intorno), ivi compreso l'importantissimo "mercato del lavoro" (c'è sempre piena occupazione).
Gli economisti non walrasiani sono un po' più critici, per cui alcuni mercati possono rimanere fuori dall'equilibrio, in disequilibrio anche per periodi di tempo importanti.
Due aspetti importanti
- Tendenza
- Velocità di aggiustamento
Disoccupazione frizionale
Disoccupazione frizionale: disoccupazione che è sempre presente all'interno di un'economia e che deriva dalle transizioni temporanee dei lavoratori da un impiego ad un altro.
- Con domanda di lavoro (DL) si esprime la domanda che le imprese fanno;
- L'offerta di lavoro (SL) è espressa dagli agenti economici che entrano in gioco, ovvero i lavoratori. Ci sarà dunque un mercato del lavoro, rappresentabile sul piano cartesiano in cui domanda e offerta di lavoro si incontreranno in un punto di equilibrio.
Prezzo unitario o saggio salariale (prezzo per unità di tempo) si scrive con "w" (Wages). In un mercato così in equilibrio, non ci sarà molta disoccupazione, o almeno non si registrerà una sua elevata permanenza. Ci sarà comunque la disoccupazione frizionale, perché domanda e offerta non si incontrano istantaneamente.
Idea walrasiana: portare al limite la velocità dell'aggiustamento (facendola tendere all'infinito). Nel mercato walrasiano del lavoro, se la disoccupazione non è uguale a zero, è poco di più superiore.
EG walrasiano: in tutti i mercati, compreso quello del lavoro, il vettore dei prezzi di equilibrio registra un equilibrio generale di piena occupazione (EEG di piena occupazione). Per il walrasiano, la disoccupazione è sempre uguale a zero, o nel caso in cui si presenti una disoccupazione elevata (con un eccesso di offerta di lavoro, ovvero più persone che si offrono), essa viene corretta in brevissimo tempo.
In un mondo walrasiano, la causa principale della disoccupazione è dovuta all'esistenza di fattori che limitano o impediscono al prezzo di muoversi rapidamente in modo da annullare il disequilibrio. Se qualcosa impedisce al salario (non c'è flessibilità salariale) di raggiungere il proprio prezzo di equilibrio, si crea disequilibrio: questo è dovuto alla rigidità salariale ed è creato da alcuni fattori presenti nel mercato. I walrasiani intendono cercare i fattori che portano a questa rigidità.
Situazione reale
- Anni '20 a Londra... viene impartita in qualsiasi università la teoria economica standard: se si lascia fare al mercato (laissez-faire), il mercato trova il proprio equilibrio autonomamente (visione di Smith-Walras). Il compito della politica è unicamente quello di eliminare la rigidità sul mercato del lavoro, garantendo la libertà di fluttuare e correggersi al mercato.
- 1929: con la crisi finanziaria a Wall Street, inizia la grande Depressione degli Anni '30
Cosa sono i fatti stilizzati? Sono i fatti compattati per mettere in evidenza le questioni centrali. Negli Anni '20 non vi era una particolare disoccupazione: si insegnava una teoria smithiana/walrasiana, che era comunemente accettata dai maggiori economisti.
Crisi del '29: è una crisi bancaria finanziaria che colpisce anche gli altri paesi sviluppati. Vi è un 25-30% di disoccupati (numero molto alto).
La percentuale di disoccupati si calcola: u = (disoccupati / forza lavoro)*100
Com'è possibile conciliare le predizioni (ciò che noi ci possiamo attendere in un sistema economico sulla base delle teorie economiche che conosciamo) smithiane-walrasiane (la teoria economica predominante al tempo) con i fatti stilizzati che ci si trova davanti (con una crisi economica devastante)? Si può spiegare che il mercato del lavoro sia divenuto così rigido che non può permettere ai prezzi un aggiustamento per portarli in equilibrio.
John Maynard Keynes propone invece una teoria diversa; scrive la sua opera principale nel 1936: "La Teoria Generale del Reddito e della Occupazione", ben 7 anni dopo l'inizio della Grande Depressione. Crea una teoria basata sulla razionalità: e se la colpa della Grande Depressione non fosse dovuta ai sindacati o a tutte le autorità che entrano in gioco e modificano forzatamente il mercato?
Se i lavoratori perseguono il proprio interesse nel mercato libero aiutandolo ad essere in equilibrio, perché devono unirsi in sindacati per tutelarsi, ma, d'altro canto, creare rigidità al mercato e non permettere la sua fluttuazione. Keynes è uno smithiano-liberale che crede ancora alla "mano libera" che regola il mercato: però comincia a dubitare che gli aggiustamenti spontanei del mercato siano così rapidi, così come sostengono i walrasiani. Insomma è smithiano, ma non walrasiano.
Riesce a spiegare perché un'economia di mercato lasciata a se stessa, può collocarsi in una situazione economica chiamata "equilibrio non di piena occupazione". Emergerà la possibilità che il tasso di disoccupazione sia maggiore di zero e raggiunga anche un livello molto molto elevato.
Nel linguaggio odierno: gli equilibri di un'economia di mercato possono essere multipli; un'economia lasciata a se stessa può essere in equilibrio, con un tasso di disoccupazione uguale a zero, o in equilibrio con un tasso di disoccupazione molto elevato.
Nelle situazioni di elevata disoccupazione abbiamo bisogno di politiche pubbliche attutive di sostegno della domanda aggregata (in altre parole, i governi non devono stare a guardare, ma aumentare la domanda di beni e servizi).
Perché un'economia può andare incontro alla creazione di una disoccupazione stabile?
Keynes, economista britannico di Cambridge, il quale scrive "Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta", cambia versione rispetto a Walras.
PIL: indicatore di performance macroeconomica.
Domanda aggregata (Wiki)= rappresenta la domanda di beni e servizi formulata da un sistema economico nel suo complesso, in un certo periodo temporale; come tale essa rappresenta la potenzialità di sfruttamento della capacità produttiva globale di un certo sistema economico.
Keynes (pag. 544) Domanda aggregata: quali che siano i fattori che determinano un successo sul lungo periodo, nel breve periodo bisogna guardare il fattore decisivo che è la domanda aggregata. Le imprese producono solo se c'è richiesta di merci: se per una qualunque ragione, la domanda aggregata di merci è inferiore a quella che le imprese avevano prodotto (se si registra una carenza di domanda effettiva), queste ultime devono tagliare e ridurre la produzione (perché non tutto quello che hanno prodotto verrà piazzato). Aumenterà conseguentemente la disoccupazione e diminuirà il PIL.
PIL: variabile di flusso (non variabile di stock come la ricchezza di una famiglia o di un paese)/ indicatore di performance macroeconomica. In inglese GDP (Gross Domestic Product).
Il prodotto interno lordo di un sistema economico è il valore monetario delle merci finali (merci al netto dei beni intermedi) prodotte da un certo sistema economico in un certo periodo di tempo al lordo degli ammortamenti.
- Valore monetario: simbolo di sommatoria: quantità di veicoli X prezzo dei veicoli. + quantità di aeroplani X prezzo degli aeroplani = Valore aggregato
- Sistema economico: intendiamo l'insieme delle imprese che producono merci all'interno di determinati confini geografici (localizzati all'interno dei confini) (non interessa la nazionalità delle imprese).
Domanda dell'esame
Definire e illustrare la nozione di prodotto interno lordo di un sistema economico. Fa parte della Contabilità nazionale legata all'ISTAT (branca della statistica nazionale).
PIL: nozione di flusso (perché è definita in un periodo di tempo). Per...
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