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ECONOMIA POLITICA

La macroeconomia studia le variabili aggregate di un sistema economico.

Viviamo in un’economia di mercato, un’economia in cui le decisioni

economiche fondamentali di produzione e di consumo vengono prese

autonomamente da singoli agenti economici. Le imprese decidono se e quanto

produrre, dunque sono agenti economici. I consumatori decidono se e quanto

consumare e sono anch’essi agenti economici.

Come e perché funziona un’economia di mercato?

Nell’ultimo secolo l’economia di mercato ha avuto la meglio su un’economia di

piano.

L’economia è una disciplina scientifica moderna (1776, “Ricchezza delle Azioni”

di A. Smith).

Decisioni decentrate: non sono prese da un’autorità centrale, ma da

agenti economici in maniera libera e autonoma. Gli agenti economici si

dividono in due grandi categorie: i consumatori e le imprese.

Vincolo di bilancio -> scelte di consumo libere.

Gli agenti economici cercano di prendere le decisioni a loro più favorevoli.

= R – CT (profitto = ricavo della differenza fra ricavi e costo di produzione)

40 = 100 – 60

Il consumatore massimizza l’utilità.

Le imprese tendono a massimizzare il profitto.

Gli agenti economici sono agenti auto-interessati (self-interested).

Sono auto-interessati a perseguire il loro obiettivo, nella misura massima

possibile e sono razionali, nel senso che adottano comportamenti

massimizzanti. Questi comportamenti di massimizzazione definiscono

comportamenti razionali.

Un’economia basata su questi principi funziona?

Adam Smith (1700, Scozia) ha risposto dicendo che l’economia di mercato, cui

le scelte sono decentrate, non si traduce in un caos economico di scelte

incoerenti perché gli agenti economici sono come guidati da una mano

invisibile che coordina le loro decisioni. Questa mano invisibile è il sistema dei

prezzi di mercato. Il sistema dei prezzi è in grado di coordinare le azioni dei

singoli in modo tale che esse siano coerenti fra loro, determinando un equilibrio

economico. Mentre nelle economie pianificate le decisioni economiche vengono

prese da un organo centrale, nelle economie di mercato le decisioni sono

decentrate, quindi non vengono prese da una singola autorità. Il fatto che

un’economia di mercato funzioni è contro-intuitivo, poiché il funzionamento di

una economia pianificata è dato da una mano ben visibile.

L’economia pianificata era maggiormente considerata rispetto all’economia di

mercato soprattutto verso la fine degli anni ’30, a causa di una forte

depressione economica.

Cosa è un mercato?

Il mercato è un luogo economico in cui si incontrano agenti economici, alcuni

che operano dal lato della domanda e altri da lato dell’offerta. Il mercato è il

luogo in cui si incontrano domanda e offerta. Nel mercato avvengono le

transazioni di mercato.

SINGOLO MERCATO

La quantità complessivamente domandata di merci è influenzata dal prezzo

unitario e dal prezzo basato sulla quantità. Il prezzo di mercato influenza la

quantità domandata, così come altre variabili, ad esempio le preferenze.

Il lato domanda è funzione del prezzo.

Qd = f (p)

p = f (Qd)

Qd = quantità domandata p = prezzo unitario

Tra la variabile dipendente (Qd) e la variabile indipendente (p) esiste una

relazione inversa.

y

P alto Curva di domanda

P basso Qd1 Qd2 x

Quali sono i fattori che influenzano le decisioni liberamente e

autonomamente prese dagli agenti economici?

S = supply

S = f (p)

Se il prezzo delle merci è alto i produttori sono più incentivati alla produzione

delle stesse, se il prezzo delle merci è basso i produttori saranno meno

incentivati.

In questo caso la relazione tra offerta (S) e prezzo (p) non è inversa, ma diretta.

P alto Curva di offerta

P basso Qs

Curva di offerta

Curva di domanda

+ _

Il prezzo di equilibrio implica che le decisioni dei consumatori siano

coerenti con le decisioni dei produttori.

P = Pe -> Qd = Qs

Per avere il prezzo di equilibrio bisogna che la quantità di domanda coincida

con la quantità di offerta.

In tutti i mercati operano forze di mercato a meccanismi spontanei, per cui il

prezzo di mercato tende ad un suo equilibrio, significa che il prezzo di una

determinata merce tende ad equilibrare domanda e offerta.

ES

D1 S1

P1 D2 S2

P2 Pe Pe nel Mercato

delle merci

ED

P3 S3 D3

S

Pe Qd = Qs

D

Il raggiungimento del Pe è un processo spontaneo.

I mercati si autoregolano (come secondo la teoria di A. Smith).

Gli aggiustamenti del prezzo di mercato a livello di equilibrio esistono e sono

molto efficaci, rapidi (aggiustamento walarasiano).

Il Mercato del lavoro è il luogo economico in cui avvengono delle transazioni,

alcuni agenti economici entrano a farne parte dal lato dell’offerta (Sl) e altri,

ovvero le imprese, dal lato della domanda (Dl). Il lavoro viene remunerato,

dunque vi sarà un prezzo del lavoro (salario unitario, W).

We Dl = Sl u 0

   Es

W Dl Sl

W1 Es = eccesso di

offerta

We _ Dl

Maggiore sarà il salario unitario, minore sarà la Dl, attraverso una relazione

inversa.

La Sl va considerata come un dato demografico istituzionale.

Il We è dato dall’equazione:

Sl = Dl (piena occupazione)

u = DIS / Fl

u = tasso di disoccupazione

DIS = numero dei disoccupati

Fl = forza lavoro

Negli anni ’30 si registrò la cosiddetta Grande depressione.

Il tasso di disoccupazione era del 25%.

La teoria ricevuta (mano invisibile & teoria warasiana) era un’economia di

mercato autoregolata e improntata al perseguimento della piena occupazione,

una teoria che non era in grado di spiegare i fatti concreti del tempo.

J. M. Keynes non era un laborista e neanche un conservatore, il suo riferimento

era il partito liberale inglese. 15-20%

Keynes cerca di comprendere i meccanismi spontanei di aggiustamento e

comincia a dubitare della teoria ricevuta.

Avvia, dunque, un programma di ricerca (programma di ricerca keynesiano).

Principio della domanda effettiva

Keynes con questo principio cambia l’ottica: se non c’è domanda, le imprese

non aumentano la produzione.

Keynes spiega la possibilità che esista un equilibrio economico non di piena

occupazione.

1776 Smith

WN

1936 Keynes

TG

CHE COS’E’ IL PIL?

(1 DOMANDA: CHE COS’E’ IL PIL? SPIEGARE I TERMINI CHE

COMPONGONO LA DEFINIZIONE DI PIL)

Il PIL (Prodotto Interno Lordo) di un sistema economico è il valore monetario

delle merci finali (al netto dei beni intermedi) prodotte in un dato sistema

economico in un certo periodo di tempo al lordo degli ammortamenti.

Il PIL è un valore monetario, quindi quando lo si definisce bisogna far chiarezza

sul fatto che non sia una quantità di merci, poiché le quantità di merci vanno

moltiplicate per un prezzo unitario per ottenere il valore monetario.

Xi = p x q = valore monetario delle mele

Zi x Xi

È possibile sommare i valori monetari delle merci.

Si possono commettere degli errori di duplicazione contabile. In sede di calcolo

e di definizione del PIL, può accadere questo tipo di errore. In particolare, la

sommatoria dei valori monetari di tutte le merci può implicare degli errori di

duplicazione contabile poiché le varie imprese produttrici sono tutte collegate.

Sommare i beni intermedi (o input intermedi) può determinare un errore di

duplicazione contabile. Ciò avviene per tutte le merci o per tutte le catene di

offerta, supply chains.

Questo è il motivo per cui il PIL si definisce il valore monetario delle merci finali,

ovvero non merci finite, in quanto si presume che tutte le merci prodotte siano

finite, bensì merci al netto dei beni intermedi, cioè togliere i valori degli input di

un’impresa assemblatrice e ottenere così il valore monetario delle merci finali.

Questo metodo statistico serve per evitare delle duplicazioni contabili.

Come fa l’istituto centrale di statistica (ISTAT) a calcolare

correttamente il PIL?

Ad esempio, un’automobile è un bene finale o un bene intermedio? La natura

intermedia o finale è una caratteristica intrinseca del bene o no? Non è una

caratteristica intrinseca delle singole merci, poiché dipende da chi le acquista,

dalla destinazione.

L’ISTAT, a questo punto, segue il cosiddetto metodo del valore aggiunto (VA).

Questo è il metodo corretto per determinare il PIL senza commettere delle

duplicazioni contabili.

L’ISTAT manda un questionario all’impresa 1 e chiede ad essa il suo fatturato e

il valore monetario dei suoi acquisti intermedi.

1) fatturato = pi x xi

2) valore monetario degli acquisti intermedi

La differenza del fatturato e del valore monetario degli acquisti intermedi è il

valore aggiunto dell’impresa. Si chiama così perché è il nuovo valore che viene

creato all’interno dell’impresa che va ad aggiungersi al valore degli input

intermedi e che si ritrova nel valore della produzione.

100 – 60 = VAi = 40

60 + 40 = 100

Il valore aggiunto di un’impresa, per definizione, non comprende il valore dei

beni e servizi intermedi. Fatturato valori interm.

Zi Vai

VA1 + VA2 + … + VAi + … + VAn

(somma valore aggiunto delle imprese)

Sarebbe un grave errore definire il PIL come il valore monetario delle merci

finite. non

Industria è sinonimo di impresa. L’industria è l’insieme delle imprese di un

bene.

L’impresa è un ente individuale.

Il PIL è il valore monetario delle merci finali (al netto dei beni intermedi)

prodotte all’interno di un dato sistema economico, cioè all’interno dei confini

geo-politici che definiscono un certo sistema economico, indipendentemente

dalla nazionalità.

È importante sapere se il prodotto rimane nel territorio o se ne esce.

Il PIL è il valore monetario delle merci finali (al netto dei beni intermedi)

prodotte all’interno di un dato sistema economico in certo periodo di tempo.

periodo di tempo

T1 T2

1/1 31/12

PIL italiano nel 2019

Dunque il PIL è una variabile di flusso, in quanto è in relazione ad un

determinato periodo di tempo.

Le variabili di flusso si distinguono dalle variabili di stock poiché queste ultime

si definiscono in un preciso istante di tempo.

Il PIL è il valore monetario delle merci finali (al netto dei beni intermedi)

prodotte all’interno di un dato sistema economico in certo periodo di tempo al

lordo degli ammortamenti. Il minor valore di x è l’ammortamento, ovvero la

stima della perdita di valore di un bene di consumo o di un bene capitale. Gli

ammortamenti complessivi sono una variabile stimata.

Bisogna detrarre il valore degli ammortamenti per ottenere il prodotto interno

netto:

PIL (prodotto interno lordo) – A (ammortamenti) = PIN (prodotto interno netto)

L’impresa è una organizzazione che ha capacità produttiva, di trasformare gli

input intermedi in output.  Output

Input   

K

fornitori clienti

redditi di capitale redditi di

L

lavoro

L’impresa dispone dei servizi di fattori primari di produzione:

capitale

il (K)

 fattore lavoro

il (L).

L’impresa deve avere dei dipendenti, della manodopera.

Nel valore dell’output confluiscono il valore degli imput intermedi e il valore

aggiunto. Questo valore aggiunto è la fonte dei redditi dei fattori primari di

produzione. Il valore aggiunto va a chi è proprietario di K (redditi di capitale) e

a chi è proprietario di L (redditi di lavoro). Il profitto è visto come una

remunerazione del capitale.

Sono importanti i metodi distributivi del valore aggiunto, del prodotto lordo.

Nei primi anni ’30, durante la Grande depressione, il PIL si è abbassato in tutti i

Paesi avanzati, con un tasso di disoccupazione (u) pari al 20-25%. Ma cosa

determina il PIL?

L’economia era sempre stata considerata come un equilibrio generale di piena

occupazione, dunque anche il PIL andava a collocarsi sul livello di piena

occupazione, determinando il prodotto potenziale del sistema (YF), cioè il

valore monetario delle merci finali di un sistema economico che utilizza

pienamente il suo stock e la sua forza lavoro.

K L

Y YF (PIL potenziale)

output gap

Negli anni ’30 il PIL (Y effettivo) va a collocarsi a un livello decisamente

inferiore rispetto a YF. La differenza fra Y e YF è l’output gap.

PIL YF

Y 1928 1929 1930 1931 … t

Nel 1929 si registra una profonda crisi finanziaria. Il PIL comincia a diminuire.

Per convenzione, quando il PIL di un sistema economico diminuisce per due

trimestri consecutivi, l’economia si definisce tecnicamente in recessione o

contrazione.

I vari sistemi economici che sono stati influenzati dalla recessione sono rimasti

a livelli di Y molto lontani da YF.

La recessione che perdura determina la stagnazione su livelli bassi.

Con la grossa crisi finanziaria del 2008 gli economisti hanno visto l’inizio di una

recessione. Le autorità di politica economica sono intervenute con delle

politiche monetarie espansive per sostenere l’economia. A differenza degli anni

’30, oggi il sistema tende alla piena occupazione. Sono state fatte delle

politiche di natura non warasiana: intervento dell’autorità politica.

Si ha stagnazione quando il PIL non cresce.

Flusso circolare del reddito (FCR)

(2 DOMANDA: CHE COS’E’ IL FCR?)

L’FCR non è ancora un vero modello economico, esso è uno schema

concettuale, tuttavia è utile per comprendere come sia riuscito Keynes a uscire

dagli schemi mentali warasiani. L’FCR è uno schema concettuale che presenta

le relazioni macroeconimiche chiave per comprendere le forze che determinano

il prodotto lordo del sistema in un’ottica keynesiana.

imprese famiglie

PIL = Y RL = Y = C +

S

PL = VA = redditi di K + redditi di L 

S

 C

Supponiamo che il nostro sistema economico sia un’economia chiusa, ovvero

priva di rapporti con l’estero e che l’economia chiusa in questione non abbia

uno Stato.

Le imprese decidono quanto produrre e si determina il prodotto lordo del

sistema. Il prodotto lordo non è altro che il valore aggiunto, che è uguale ai

redditi di capitale sommati ai redditi di lavoro. L’insieme delle famiglie che

vivono nel nostro sistema economico riceve i redditi (reddito lordo).

Le famiglie prendono la decisione di utilizzare una parte del reddito (Y) per

acquistare beni di consumo (C), dopodiché alcune famiglie hanno margini di

risparmio (S).

PL = Y Y S

  C

I consumi delle famiglie sono ordini per le imprese, ovvero domande effettive

supportate da metodi di pagamento. Quindi la spesa per consumi delle famiglie

è una componente della cosiddetta domanda aggregata effettiva, ovvero la

domanda pagante, che rappresenta uno sbocco di mercato per la produzione

delle imprese.

Flusso circolare del reddito

imprese Y= C + S

PL = Y DA = C + I

Le imprese decidono se e quanto produrre in base alla domanda, agli ordini.

Questo Y è anche uguale ai redditi complessivi delle famiglie. Le famiglie

decidono di consumare parte del reddito e di destinare parte del reddito al

risparmio (C).

Questa è una prima componente della domanda aggregata effettiva (DA).

Vi è una seconda componente della domanda aggregata effettiva, ovvero la

spesa per investimento delle imprese (I).

La domanda aggregata deve servire per la produzione. Quello che rientra nel

sistema sotto forma di investimenti deve essere quantitativamente uguale al

risparmio delle famiglie, deve essere controbilanciato. Il risparmio delle

famiglie deve essere uguale al valore monetario delle decisioni di investimento

delle imprese. Tutte le merci prodotte devono trovare una corrispondente

domanda.

Lo schema del FCR serve per evidenziare due aspetti:

1. la formazione della domanda aggregata complessiva del sistema

economico

2. l’uguaglianza tra risparmio e investimenti (condizione di equilibrio

macroeconomico del sistema). Se e solo se il risparmio delle famiglie è

uguale all’investimento delle imprese, allora la domanda aggregata

complessiva è uguale a Y.

S = I DA = Y

Si mette a fuoco il centro del principio keynesiano: qualcosa può andare storto

dal lato della domanda aggregata effettiva del sistema economico.

Supponiamo una crisi finanziaria per cui si perde la fiducia nel sistema bancario

di mantenere equilibrio nel sistema economico. (credit

Le imprese chiedono credito, ma le banche non concedono più prestiti

crunch).

Y = 100 Y = 100

SI 

S > I DA = C + I

40 30 90 60 + 30 (non più 40)

Risparmio e investimenti sono decisioni decentrate dei singoli individui

differenti.

Le famiglie possono decidere di risparmiare 40 e le imprese possono decidere

in maniera incoerente rispetto alle famiglie. In questo caso i risparmi sono

maggiori degli investimenti. S > I DA < Y

40 30 90 100

Registrandosi un aumento del pessimismo delle imprese, a parità di ogni altra

variabile ci saranno meno investimenti. Se ci sono difficoltà finanziarie, crisi

finanziare o pessimismo economico, gli investimenti risultano inferiori al

risparmio, per cui la domanda aggregata è inferiore al reddito.

Le imprese non prendono le loro decisioni di produzione per accumulare scorte

vanamente. Il livello del PL scenderà (da 100 a 90 in questo caso).

YF = 100 u 0 (il tasso di disoccup

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pietroboldrini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Venturini Luciano.
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