Economia industriale
Argomenti introduttivi alla materia
Noi viviamo in un mondo che è in straordinaria trasformazione. Eravamo già sulla soglia di una rivoluzione tecnologica, quella che viene chiamata “Industry 4.0”, nella quale le tecnologie di produzione stanno cambiando radicalmente con l’uso dell’intelligenza artificiale, l’uso dei Big Data, la robotica che diventa pervasiva; quindi noi siamo già dentro ad una rivoluzione, nel modo di produrre e di fruire di beni e servizi, e a questo si è aggiunta una pandemia e quindi questo rende un mondo molto complicato e molto complesso da analizzare.
Noi viviamo in un mondo è caratterizzato dalla grandissima crescita di alcune imprese che raggiungono una dimensionalità grandissima (Apple, Google, Alphabet, Microsoft, Amazon...). La prima considerazione che facciamo è quindi sulla dimensionalità: abbiamo quindi queste imprese che sono grandissime in termini di fatturato e anche tutte relativamente recenti. Se ragioniamo in termini di capitalizzazione arriviamo a migliaia di miliardi come ordine di grandezza e quindi siamo ai livelli di “prodotto interno lordo” dei Paesi europei quindi queste sono imprese che poi in termini di capitalizzazione muovono il PIL di un paese.
Una grande concentrazione industriale
Alla fine del 2020 Microsoft, Apple, Alphabet, Amazon e Facebook avevano una capitalizzazione di mercato di 7500 miliardi di dollari. In termini di economia industriale, dobbiamo chiederci:
- Quali sono i mercati in cui operano queste imprese? Ci scontriamo già con un problema, perché definire un mercato in cui queste imprese operano diventa difficile - pensate ad Amazon: potremmo definirlo come una impresa che fa retailing (piattaforma di retailing), però sappiamo tutti che attraverso Amazon Prime adesso si possono vedere le partite di Champion League, film e serie TV (Prima Video) e Amazon allo stesso tempo ha, come cuore della propria attività, per esempio la gestione dei Big Data sui server e il cloud computing, che è una per esempio delle attività chiave di Amazon, e quindi è interessante capire poi la struttura di mercato.
- Com’è la struttura di mercato? Bisogna ragionare sulla struttura di mercato, ovvero sulla dimensionalità delle imprese: capire la struttura quando abbiamo attori di questo calibro è una bella sfida.
- Come funziona la concorrenza? Anche questa è una bella sfida.
Vi è dunque una sfida molto forte in termini di comprensione di come funziona la concorrenza, di cosa significa avere potere di mercato e cosa può significare avere processi di concentrazione industriale di questo tipo. Ovviamente ci sono tutta una serie di problematiche dal punto di vista concorrenziale se alcune imprese hanno troppo potere di mercato, e infatti l’Anti-trust si sta muovendo in questa direzione per controllare sempre di più queste grandi imprese; allo stesso tempo bisogna anche riconoscere che noi abbiamo un sacco di benefici dall’avere le piattaforme integrate e avere grandi imprese che operano in modo molto efficiente (come Google che riesce ad integrarci tutti i servizi di cui abbiamo bisogno).
Infatti, è grazie a queste potenze mondiali che sono possibili determinate cose. In questo periodo, ad esempio, sono sempre più importanti i Big Data, l’Intelligenza Artificiale (anche la robotica) e molte imprese, per far funzionare bene la loro impresa, hanno bisogno di tanta capacità computazionale spesso in tempo reale e quindi devono affittare i cloud che magari sono di proprietà di Amazon che fornisce questo servizio. Senza dunque queste possibilità, i loro processi sarebbero molto più lenti e meno efficienti ed efficaci.
Qual è l’organizzazione o impresa più grande al mondo?
Date le statistiche del 2015, le prime 2 organizzazioni col maggior numero di lavoratori sono 2 eserciti (USA e China), per poi avere Walmart e McDonald's.
I fattori che permettono alle imprese di avere una dimensione così grande sono:
- Scalabilità: un’impresa replicando i suoi processi e risorse, può crescere in continuità.
- Economie di scala: se non ci sono economie di scala, il che vuol dire che i costi unitari non scendono all’aumentare della produzione, è chiaro che l’impresa non potrà crescere = se ci sono diseconomie di scala, all’impresa non converrà più crescere.
Global R&D spending by top 25 corporations: 2016
In questa tabella vengono presentate le imprese con le maggiori spese di ricerca e sviluppo in valore assoluto nel 2016 (in mld). Le più grandi imprese del mondo in R&S hanno, da sole, una quantità di R&S pari alla totalità della R&S fatta da tutte le imprese italiane (si è studiato infatti che la spesa complessiva in Italia di R&S è intorno ai 25 miliardi). La prima cosa da notare rispetto a questa caratteristica dei mercati è anche la “quantità di soldi che alcune imprese che operano su scala globale investono in R&S”.
Ci sono diversi elementi che accumunano le imprese con più investimenti:
- Concentrazione geografica notevole (forza degli Stati Uniti in molti settori in termini di ricerca).
- Settori tendono a ripetersi: è interessante che la prima sia Automotive (settore delle auto si sta trasformando tantissimo e la ricerca è fondamentale con la transizione verso le auto ibride, elettriche e a idrogeno), e così come Computing and Electronics, Software and Internet sono settori ad alta tecnologia; ci sono anche settori Healthcare (Pfizer diventata famosa per i vaccini).
Per vedere quanto è tech un settore noi dobbiamo misurare l’intensità di ricerca e sviluppo; questa può essere calcolato prendendo l’R&D totale e dividerlo per il fatturato.
Dimensione delle imprese in Italia (ISTAT 2017)
L’Italia è un Paese avanzato che ha un’economia complessivamente robusta ed è leader in moltissimi settori, anche in settori innovativi (come la meccanica strumentale), però se noi guardiamo l’Italia dopo aver visto queste cifre enormi rimaniamo assolutamente colpiti dal fatto che:
- Le imprese attive nell’industria e nei servizi di mercato sono 4,3 milioni e occupano circa 17,5 milioni di addetti (10,9 milioni sono dipendenti).
- La dimensione media delle imprese è di circa 4 addetti.
- Il 95% delle imprese ha meno di 10 addetti e impiega il 47% dell’occupazione totale.
- Le imprese “senza lavoratori dipendenti” sono circa 3 milioni e corrispondono al 65,4% del totale delle imprese attive.
Come sappiamo e dati questi numeri, sappiamo che l’Italia è un Paese caratterizzato da una grande presenza di piccole e medie imprese e anche piccolissime imprese; questo non vuol dire necessariamente che sia un male, ma vuol dire che l’Italia opera in settori in cui le imprese alla fine rimangono sostanzialmente piccole.
I distretti industriali in Italia
Una caratteristica dell’economia italiana, caratterizzata appunto da una spina dorsale di piccole e medie imprese, è anche quella di avere una natura distrettuale: molto spesso le imprese operano in scala mettendosi insieme sotto forma di distretti - è una caratteristica che ha una radice storica molto lontana. Per tanti anni i distretti sono stati la forza dell’economia italiana e sono questi ad aver permesso la crescita dell’economia italiana. La particolarità è che fanno parte tutti di settori tradizionali, poco standardizzabili e dove la ricerca e sviluppo non è così funzionale. È per questo motivo che in Italia si fa poca R&S: non è tanto il fatto che le imprese non lo vogliono fare, ma è perché operano in settori in cui la R&S è meno importante. Si hanno invece settori in cui la concorrenza si basa sui costi di produzione (concorrenza che arriva da altri paesi).
Le radici delle difficoltà italiane
- La struttura dimensionale dell’industria.
- La composizione settoriale dell’industria (attività manifatturiere).
- La dotazione di capitale umano e l’attività di R&S.
- L’internazionalizzazione delle imprese (è anche un problema).
- L’arretratezza delle infrastrutture (si fa fatica a migliorarle e a promuoverle).
La natura dell’impresa
Il primo punto che andremo a studiare in questo corso è la straordinaria eterogeneità nel mondo delle imprese: le imprese sono diversissime (da 0 a milioni di addettiti). Dovremo cercare di capire, dal punto di vista dell’azienda, quali decisioni strategiche prendere rispetto alle variabili rilevanti (produzione, prezzi, qualità...).
Le domande che ci poniamo saranno quindi ad esempio: quali sono i confini dell’impresa? Come vengono determinati questi confini? Quali sono i motivi economici per cui le imprese diventano molto grandi o rimangono molto piccole?
Su queste domande, si andrà a parlare di:
- Integrazione verticale: Netflix che inizia a prodursi i film perché poi la competizione arriva sui contenuti o Amazon che compra la Champions League... sono tutti fenomeni di integrazione verticale che determinano anche poi la dimensione dell’impresa.
- Make it or buy it: Netflix nel momento in cui compete sul mercato dei film andrà a ragionare su “conviene comprare i film o farseli?”. Dovrà dunque predisporre un piano di make or buy dove per “make it” si intende una situazione di integrazione verticale dove le imprese diventano grandi e preferiscono una organizzazione basata sulla gerarchia interna piuttosto che sul mercato. Questo è un fenomeno di allargamento dell’impresa che è molto diffuso e molto vario; viene utilizzato anche dalla Ferrero tramite l’acquisto di imprese che producono le nocciole per avere il controllo fin dalla produzione stessa.
- Diversificazione: tutte imprese molto grandi e molto diversificate. Questo è un tema molto interessante che guida la dimensionalità d’impresa, oltre quello dell’economia di scala.
I settori industriali
I settori industriali sono molto diversi fra di loro (es. Autostrade, Cellulari, Ristorazione, Big Data); ci troviamo di fronte, anche qua, ad una eterogeneità incredibile. Le variabili di settore influenzano in modo determinante la dimensione e le strategie d’impresa. Con il corso di economia industriale andremo a cercare di capire la concorrenza in questi diversi settori; per farlo si andranno a studiare le varie modalità di concorrenza che possono esserci all’interno di un mercato, la composizione di diversi aspetti e abilità che caratterizzano il settore (es: discriminazione di prezzo). La struttura dei costi è spesso determinata a livello settoriale ed è un fattore competitivo chiave:
- Costi fissi come barriere all’entrata.
- Costi fissi come variabile strategica di deterrenza.
L’economia industriale
L’economia industriale cerca di capire le strategie delle imprese e l’impatto sul benessere dei consumatori. C’è sempre una doppia anima nell’economia industriale:
- Punto di vista delle imprese: si studia la concorrenza delle imprese, le strategie e cerca di capire quali sono le strategie delle imprese che consentono di massimizzare i profitti.
- Punto di vista sociale: quando queste strategie determinano a livello sociale delle condizioni positive -> ci sono alcuni equilibri concorrenziali che hanno un impatto positivo sul benessere dei consumatori, altri invece che hanno un impatto negativo. È in questo senso, sull’analisi dei consumatori, che spesso si fondano gli interventi di politica industriale e di organizzazione della concorrenza.
Molti settori sono oggetto di interventi di politica industriale (es: big data, benzinai, taxi, autostrade, assicurazioni, elettricità) con fondamentali conseguenze per i consumatori e per le imprese.
Le domande dell’economia industriale
È importante nell’economia industriale distinguere sempre 2 tipi di domande:
- Domande descrittive: ci poniamo domande sui nessi causali ad alcuni comportamenti conseguono certi risultati, certe conseguenze, certe evidenze empiriche che cercheremo di spiegare.
- Le imprese sono in grado di esercitare potere di mercato?
- Perché? Cosa succede?
- Quali sono le conseguenze sul nostro benessere? Quali implicazioni hanno?
- Domande normative (attiene più a come deve essere il mondo): è la parte più complicata, perché implica il fatto che noi dobbiamo sviluppare dei criteri di giudizio su come funzionano i mercati, dire quello che ci va bene o quello che non ci va bene, quello che funziona o quello che non funziona = sono criteri di giudizio per forza arbitrari (importante: definirli in modo chiaro sapendo quali sono i criteri sui quali si esprimono dei giudizi e sui quali noi possiamo pensare di intervenire nei mercati).
- Cosa dovrebbe fare l’impresa per avere potere di mercato?
- Cosa dovrebbe (e potrebbe) fare lo Stato per proteggere i consumatori?
Lo studio dell’economia industriale
L’economia industriale:
- È la branca dell’economia che studia la concorrenza imperfetta (il 99% delle cose che osserviamo nella realtà si basa sulla concorrenza imperfetta -> riferimento agli studi fatti in microeconomia).
- Studia il “comportamento strategico” delle imprese in diversi contesti.
- Studia le implicazioni di benessere in termini di consumatori.
- L’obiettivo principale è sviluppare un modo di pensare, un quadro mentale applicabile, che si compone di diversi tasselli, in diverse situazioni (quindi non è andare a studiare settore per settore).
- Sviluppo di ipotesi, modelli economici e verifica empirica.
- Approccio economico: modelli per comprendere diversi aspetti della realtà.
Videolezione: Imprese e settori in prospettiva storica
L’impresa in una prospettiva storica
Ci sono diversi motori del cambiamento all’interno dei settori industriali e tre sono i motori principali del cambiamento della natura dell’impresa (e.g. tipologia, organizzazione):
- Con l’evoluzione della tecnologia (integrazione/disintegrazione): abbiamo una dinamica delle tecnologie e dei prodotti che variano nel tempo e nella loro natura.
- Con la trasformazione dei mercati (ruolo fondamentale: infrastrutture): abbiamo una forte trasformazione dei mercati che è guidata dall’esistenza delle infrastrutture (ferrovie, internet).
- Con la trasformazione delle istituzioni (il sistema finanziario cambia nel tempo, il ruolo del sistema di governo cambia nel tempo).
Tutti questi cambiamenti determinano la necessità di cambiamento anche all’interno delle imprese e spesso esse stesse sono un motore di cambiamento tecnologico, dei mercati e di cambiamento delle istituzioni.
Possiamo individuare differenti epoche:
- Fino al 1890 rivoluzione industriale o “anni dei miracoli” (Hudson Bay Company).
- Dal 1890 al 1940 età dell’acciaio ed elettricità (General Motors).
- Dal 1940 al 1980/90 Fordismo (Toyota).
- Dal 1990 in poi globalizzazione e new economy.
In queste epoche abbiamo diversi modi di regolazione:
- Fino al 1890 il distretto “Marshalliano”.
- Dal 1890 al 1940 la nascita della grande impresa innovativa.
- Dal 1940 al 1980/90 la sfida giapponese.
- Dal 1990 in poi l’impresa e organizzazione nella new economy.
“Gli anni dei miracoli” (1750-1830)
Il primo periodo è quindi quello legato alla rivoluzione industriale. Durante la rivoluzione industriale e il nascente capitalismo, noi osserviamo la nascita di un sacco di prodotti che vengono appunto “prodotti” su larga scala:
- Prodotti legati alla metallurgia: grandi forni per la produzione del ferro e dell’acciaio (Henry Cort).
- Prodotti legati al settore tessile: meccanizzazione della filatura e tessitura (Arkwright, Hargreaves, Crompton), che è stato il settore trainante della rivoluzione industriale in Inghilterra.
- La diffusione di macchine e strumenti di precisione (orologi!).
- Vetro, ceramica, carta.
- Illuminazione (prima a gas) -> cambiamento nelle infrastrutture di illuminazione: prima c’è il gas e poi inizia a svilupparsi l’elettricità.
- Aerostatica (Montgolfier, 1783), con le mongolfiere.
Durante la rivoluzione industriale, non si osserva immediatamente un aumento del PIL pro-capite, la crescita economica è arrivata dopo. C’è un dibattito molto serio tra gli storici circa se si può affermare (o meno) che ci sia stata una rivoluzione industriale senza impatto sugli indicatori economici. Guardando infatti il seguente grafico che rappresenta il PIL pro-capite dell’Inghilterra nel periodo 1260-1914, possiamo notare come la crescita vi è stata successivamente il periodo degli “anni dei miracoli”.
Periodo dell’acciaio e dell’elettricità (1890-1940)
Questo è un altro periodo di grandissima trasformazione che non è caratterizzato da cose solo positive. Il periodo dell’Acciaio e dell’Elettricità è infatti anche un periodo di grandissima turbolenza sociale ed economica: abbiamo avuto 2 guerre mondiali, abbiamo avuto la Grande Crisi del ‘29 che segue un periodo di grande sviluppo che viene chiamato “Roaring Twenties”, ovvero quello degli anni 20 del secolo scorso. I prodotti che caratterizzano questa fase sono: le automobili, gli aerei, i nuovi prodotti in plastica, lo sviluppo della radio, della televisione, del cinema… La nascita di questi prodotti coincide con l’emergere della potenza americana. Negli Stati Uniti nascono infatti le grandi imprese (lo sviluppo di grandi imprese e della finanza), formando altresì grandi monopoli e concentrazione industriali, da cui l’intervento poi, a seguito dello Sherman Act,
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