Economia e organizzazione aziendale
L'impresa
Osservazioni generali
Il sistema economico italiano è costituito per la maggior parte da microimprese; questo fatto è strettamente legato a fattori culturali (dimensione delle famiglie). Non sempre i proprietari sono anche coloro che gestiscono l'impresa (non sono dei dipendenti). In Italia il numero di imprese di grandi dimensioni è molto limitato (0,1%) ma impiega un numero di addetti circa pari alle microimprese. Le grandi imprese producono più di 1/3 del fatturato complessivo (quota molto rilevante visto numero). È per lo più controllata da una persona o da una famiglia nel caso delle microimprese o delle piccole imprese; anche il 37% delle grandi imprese è controllato da una famiglia. Nelle grandi aziende la gestione è spesso affidata a dei professionisti (i manager): è il caso del 21% delle grandi aziende (quota ancora piccola). La principale fonte di finanziamento è l’autofinanziamento, ossia si usano fonti di finanziamento interne. Quindi se un'azienda funziona bene, genera un utile, il profitto, che consiste nella differenza tra ricavi e costi: questo può essere distribuito agli azionisti (soci) o può essere trattenuto per aumentare il capitale complessivo e generare maggiori ricavi, costituendo così una fonte interna di finanziamento. Le principali fonti esterne di finanziamento sono dovute alle banche e in particolare a credito bancario di breve termine o di medio-lungo termine. Il fatturato è il ricavo totale cioè la somma di tutti i ricavi in un anno. Se non si genera fatturato ma i costi rimangono gli stessi, l'impresa è costretta ad indebitarsi.
Definizione di impresa
L'impresa è l'insieme di risorse e materiali ed immateriali coordinate stabilmente nel tempo nella produzione di un bene o un servizio. Quindi è l'entità economico-finanziaria con input in ingresso, le risorse materiali o immateriali appunto, che sono correlate nel tempo per la produzione di un output (un bene o un servizio). L'obiettivo dell’impresa è massimizzare il suo valore economico. L'utile viene estratto dai proprietari e corrisponde circa al fatturato al netto dei costi. I proprietari ricevono così una remunerazione degli investimenti fatti con il proprio capitale, accettando però il rischio di un reddito non fisso. Agli input sono associati dei costi, mentre agli output sono associati di ricavi; la differenza è appunto l'utile. Si parla di capitale di rischio perché associato all'attività di impresa cioè insito il pericolo di impresa: l'utile viene reperito dai proprietari che hanno prima messo a disposizione il loro capitale personale per l'azienda. L'utile è definito per via residuale. Se l'impresa non riesce a sostenere i costi e deve essere liquidata, la cassa che si ottiene dalla vendita viene usata per remunerare i finanziatori esterni (banche, lavoratori e fornitori); solo alla fine, in via residuale, si restituisce il capitale ai soci. L'impresa può essere vista come un microsistema aperto, che opera in stretta interdipendenza dinamica con il macrosistema economico-finanziario di cui fa parte e più in generale con quello socio-politico, su scala globale e nei territori in cui è presente: subendone le continue trasformazioni, negli aspetti tecnologico-organizzativi, nei valori e nei comportamenti, nelle regole e nei meccanismi di funzionamento, ma anche contribuendo ad attivarle o a rafforzarle.
Nuove tipologie di impresa
Start-up (legge 221/2012) = sono imprese appena costituite o progetti di impresa, operanti in ambiti innovativi (ad esempio sviluppo, commercializzazione e di prodotti o servizi innovativi e ad alto valore tecnologico). Sono imprese con intensi piani di crescita che necessitano, quindi, di apporti di capitali elevati nelle fasi iniziali. Spesso si appoggiano agli incubatori di impresa (ad esempio Polihub). A volte si usa questo termine anche per indicare la fase iniziale dello sviluppo di un'azienda.
Spin-off = sono un sottoinsieme delle start-up. I fondatori abbandonano una precedente attività svolta all'interno dell'impresa o di un'altra istituzione (ad esempio università, laboratorio di ricerca ecc.) per prestare servizio nello spin-off. È un distaccamento di un'impresa già esistente a formare una nuova entità giuridica; possono rimanere nel perimetro dell’impresa (TIM rispetto a Telecom Italia) o occuparsi di servizi totalmente diversi.
Configurazioni a complessità crescente
Le configurazioni di imprese possono arrivare ad un livello di complessità elevato: esistono infatti dei gruppi di imprese. Un gruppo di imprese, o gruppo aziendale, è l'insieme di due o più aziende giuridicamente distinte, che hanno quindi diversi soggetti giuridici, ma denominate da un unico soggetto economico e che interagiscono nelle attività. Un'impresa può avere tra i suoi proprietari anche un'altra impresa. L'azione è un titolo di proprietà dell’impresa: è quindi proprietario.
Chi è l'impresa
L'impresa ha una personalità giuridica definita, distinta da quella di chi ne detiene la proprietà e/o ha ruoli nella sua gestione e/o comunque interagisce con essa. Nel modello societario più diffuso e più rilevante nell'ambito della nostra trattazione, quello della società per azioni e più in generale della società di capitali, essa prevede che i capitali necessari per avviare e portare avanti le attività dell’impresa stessa siano conferiti da uno o più azionisti (shareholders). Specularmente essa prevede che i partecipanti non azionisti alla vita dell'impresa (stakeholders) godano di una serie di diritti, determinati dalle leggi e dalle normative, e di una serie di forme di rispetto, legate ai valori della collettività, che l'impresa stessa deve garantire.
Shareholders e stakeholders
Shareholders = proprietari: sono i soci o gli azionisti a seconda dello stato giuridico dell’impresa (si parla di azionisti se la società è quotata). Apportano il capitale proprio, o di rischio, e alla decisione di apportare capitale è sempre associato un rischio. Hanno il diritto, a fronte di tale rischio, di gestire l'impresa e/o di disegnare il top management che la gestisca. Sono i destinatari del surplus che l'impresa riesce a generare: la remunerazione dei proprietari è residuale e variabile in base all'andamento economico dell’impresa, ossia alla capacità di generare utile. La variabilità distingue la remunerazione dei proprietari da quella di tutti gli altri soggetti. Possono decidere se lasciare l’utile nell’impresa o se ritirarlo sotto forma di dividendo. Devono operare nel rispetto generale e specifico delle leggi e delle normative, e in particolare rispettare, e fare in modo che vengano rispettati dall’impresa, i diritti degli altri partecipanti alla vita dell’impresa, ovvero gli stakeholders.
Stakeholders = sono interessati alla vita economica dell’impresa ma differiscono dai proprietari per il tipo di remunerazione che è invece fissa. Sono:
- Prestatori di lavoro: sono le persone che sostengono l'attività dell'impresa. Si distinguono i prestatori di lavoro operativo e il management. I prestatori di lavoro operativo svolgono a livello operativo un'attività per l'impresa. La loro remunerazione è fissa e il salario è stabilito da contratto. Il management è costituito dalle persone che si occupano della gestione diretta dell’impresa: decidono cosa produrre, quanto produrre, a quali clienti rivolgersi, quali aree geografiche coinvolgere. Spesso il proprietario non coincide con il manager. Lo scopo dell'impresa è massimizzare l'utile (che rappresenta il guadagno variabile del proprietario, al contrario del manager che ha una remunerazione fissa). Accade spesso che una parte della remunerazione del manager sia fissa e una parte sia invece variabile proprio per questo motivo: così si possono allineare gli obiettivi della società con quelli della gestione.
- Fornitori: un'impresa B è la fornitrice di un'impresa A e consegna ad A gli input necessari alla sua attività (servizi, semilavorati, dispositivi, impianti). Anche il tipo di remunerazione dei fornitori è fissa perché è stabilita da un contratto.
- Finanziatori: tra questi primeggiano le banche e gli istituti di credito che apportano capitali di debito: questo significa che le banche non diventano proprietarie dell’azienda. Inoltre, gli interessi sono accordati preventivamente e così anche la remunerazione dei finanziatori è fissa. Il tasso del prestito può essere fisso o variabile ma è sempre stabilito da un contratto firmato da entrambe le parti (*).
- Comunità e Stato: la comunità fornisce stimoli all'impresa. Le esternalità, ossia gli effetti dovuti all'ambito e alla comunità in cui opera l'impresa, possono essere negative o positive. Nelle imprese oggi si parla spesso di responsabilità d’impresa in quanto l'impresa stessa è fortemente correlata al tessuto sociale in cui opera. Le imprese inoltre devono pagare delle imposte allo stato in quanto facenti parte di una comunità e quindi devono contribuire all'amministrazione. Di solito le imposte sono variabili in base all'utile. Anche lo stato può fornire aiuti alle imprese sotto forma di incentivi.
*Tra le fonti di finanziamento esistono anche i prestiti obbligazionari, che vengono soprattutto usati da società per azioni. Azione = quota di proprietà dell’impresa, comprandola si diventa proprietari. Obbligazione = titolo di finanziamento barra di credito. Acquistando un’obbligazione non si diventa proprietari. Essa, infatti, ha un valore nominale: comprarla significa comprare il titolo di credito e approvare l'interesse che sarà poi dovuto all'acquirente. Acquistare un’obbligazione significa quindi finanziare l'impresa: la remunerazione è fissa.
Che cosa fa l’impresa
Le imprese si distinguono sulla base dell'obiettivo, della dimensione, o della forma giuridica. In base all'obiettivo parliamo di:
- Profit oriented: sono aziende di produzione, il cui obiettivo è massimizzare il valore economico, ossia generare utile e remunerare l'investimento e i proprietari che hanno investito.
- No profit: sono aziende di erogazione o di consumo il cui obiettivo è quello di soddisfare i bisogni umani. Gli eventuali utili sono reinvestiti oppure sono usati per creare delle riserve, ma in ogni caso non vengono distribuiti. Esempio: società cooperative (aziende mutualistiche): l’obiettivo è quello di fornire beni e servizi direttamente ai soci in modo più vantaggioso rispetto alle condizioni di mercato. Gli eventuali utili sono distribuiti tra i soci o possono anche essere usati per calmierare i prezzi. Le decisioni prese dall’assemblea dei soci dipendono dal numero di teste e non dal capitale investito da ciascun socio.
Spesso la distinzione tra no profit e profit non è netta: di recente sono nate molte aziende ibride. Gli obiettivi di queste ultime non sono solo di generare profitto ma anche di soddisfare bisogni umani e sociali. Esempio: ci concentreremo sulle imprese profit oriented: tutti gli eventuali altri obiettivi (ad esempio il rispetto ambientale, l'attenzione alla qualità del lavoro, le pratiche sociali) sono dei vincoli. L'obiettivo è quello di generare valore economico (*).
*Valore economico = differenza tra flussi di cassa positivi e negativi che l'impresa è in grado di generare per gli azionisti negli anni a venire.
Dimensione delle imprese
In base alla dimensione parliamo di:
- Microimprese: 0-9 addetti
- Piccole-imprese: 10-49 addetti
- Medie-imprese: 50-249 addetti
- Grandi-imprese: >250 addetti
Output delle imprese
Le imprese profit e non profit possono produrre output differenti. In base all’output parliamo di:
- Produrre beni
- Produrre servizi: tra questi rientrano anche i servizi di pubblica utilità. Sono servizi che comportano un'attività economica svolta a soddisfare le necessità della comunità, quali:
- Salute/sanità (ospedali)
- Acqua/luce/gas
- Trasporto pubblico ecc.
In passato queste imprese avevano spesso una proprietà statale (o della PA locale); oggi sono in buona parte privatizzate e solo alcune sono ancora controllate o partecipate dallo stato o dalla PA locale. Si è quindi assistito a un graduale processo di privatizzazione delle imprese (interviene un privato nell’impresa) e di liberalizzazione dei settori (investitori o imprese private che possono operare in un settore). Lo stato passa ad avere un ruolo di regolatore. Il mercato è, infatti, regolato e controllato a tutela dei cittadini e dei consumatori.
Come si costituisce l’impresa
L'impresa può essere costituita come ditta individuale (un singolo imprenditore) o come una società (impresa collettiva con almeno due persone). Tra le imprese collettive vi sono le società mutualistiche e le società lucrative, che a loro volta comprendono società di persone e società di capitali.
Impresa individuale: è la forma giuridica più semplice, meno onerosa e che non necessita di particolari formalità. È caratterizzata da una legislazione semplice. È il titolare-imprenditore che rischia il proprio capitale, sia quello investito che quello personale. Il titolare è sia soggetto economico (coinvolto nell’attività e nella gestione dell’impresa; esercita potere decisionale in modo esclusivo) che giuridico (è detentore di diritti e degli obblighi che derivano dalle attività dell’impresa; si accolla in modo solidale e illimitato tutti i diritti che soggetti terzi (stakeholders) vantano nei confronti dell’impresa). Si può avvalere del contributo dei familiari: si parla in questo caso di impresa familiare.
Società collettiva: comprende almeno due persone che si accordano per costruire un'entità comune. Quando ci sono più soci si parla di capitale sociale, che è la somma delle risorse monetarie e non monetarie che vengono apportate dai soci al momento della costituzione dell'impresa. I beni non monetari vengono valorizzati in termini monetari. I soci sono proprietari in base alla quota delle risorse che hanno messo a disposizione. Capitale sociale = somma complessiva di conferimenti monetari e del valore monetario di tutti gli altri beni. Valore aggiunto/residuo netto/utile = valore di sintesi ottenuto in via residuale dalla differenza tra ricavi e costi. Gli utili dell'impresa vengono poi ripartiti sulla base della quota di capitale sociale: ad ogni socio spetta quindi una quota di utile distribuito (dividendi) proporzionale alla sua quota di proprietà. Sono i soci stessi a decidere se distribuire l'utile o trattenerlo nell’impresa come forma di autofinanziamento: la scelta è strettamente legata alla gestione e agli obiettivi strategici dell'impresa. Se lo scopo, ad esempio, è quello di crescere molto in futuro, gli utili distribuiti ai soci sono molto limitati perché verranno invece trattenuti come capitale. Anche gli eventuali aumenti di capitale devono essere approvati dai soci e sono quindi i soci a stabilire se essere loro personalmente ad apporre il capitale o se fare entrare nuovi proprietari nell’impresa (questo determina però una diminuzione delle quote dei soci “annacquate”).
Quando si crea una società bisogna stipulare un contratto, che è costituito da due componenti:
- L’atto costitutivo: è un documento pubblico stipulato di fronte a un notaio. Viene poi depositato al registro delle imprese presso la Camera di Commercio locale. In questo documento si riportano nome della società, dati dei soci, sede sociale della società, oggetto sociale, quote dei singoli soci.
- Statuto: è l'insieme delle regole che governano il funzionamento di una società.
L’impresa collettiva si distingue poi in:
- Società mutualistica
- Società lucrativa
Nella società mutualistica l'attività economica comune ha lo scopo di fornire beni o servizi o occasioni di lavoro ai soggetti coinvolti membri, a condizioni più vantaggiose di quelle ottenibili dal mercato. Comprende:
- Società cooperative
- Società consortili
La società lucrativa a sua volta comprende:
- Società di persone: ogni socio è responsabile con i propri beni di tutti gli impegni della società;
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