1. Illustrare la tragedia dei beni comuni e le critiche mosse da Elinor Ostrom.
Conflittualità sociale ed esaurimento della risorsa.
In economia, per tragedia dei beni comuni, o collettivi, si intende una situazione in cui diversi individui
utilizzano un bene comune per interessi propri e nella quale i diritti di proprietà non sono chiari, sicché
non è garantito che il beneficiario della risorsa ne sosterrà anche i costi.
2. Definizione di stock e flusso illustrando, con esempi, l’importanza delle due grandezze in analisi
economica ambientale.
In analisi ambientale stock e flussi sono importanti per tenere conto di quante risorse abbiamo
consumato e quante invece sono ancora disponibili.
Qui diventa importante la distinzione tra risorse esauribili e non. Nel caso ad esempio del petrolio
sarà importante sapere in quanto petrolio consiste il mio stock iniziale e qual è il suo tempo atteso
di esauribilità. In economia ambientale è ormai risaputo di quanto il petrolio abbia uno stock
limitato ed è quindi una forte premura la ricerca di risorse alternative.
Per quanto riguarda invece le altre risorse, ad esempio l’acqua, il discorso è diverso poiché non
abbiamo un stock finito, perciò è opportuno fare diverse considerazioni. In particolare è da
considerare la loro capacità di rigenerarsi, inserendo nel calcolo dei flussi anche il tempo impiegato
dalla risorsa per rigenerarsi.
3. Enunciare il teorema di Coase e le principali critiche alla sua applicazione in una società complessa.
Afferma che indipendentemente da chi detiene i diritti di proprietà, esiste una tendenza
automatica ad avvicinarsi a una soluzione socialmente ottimale mediante la contrattazione. Se
questa analisi risulta corretta, non è più necessario che lo stato regolamenti le esternalità, dato che
il mercato è in grado di farlo e che la contrattazione costituisce un processo efficiente.
Coase ignora però le asimmetrie informative e di potere (es. comunità pescatori vs industriale x
utilizzo del lago al fine di assicurare maggior reddito al luogo interessato)
4. Illustrare le tipologie di capitali considerate nell’analisi di sostenibilità ambientale e quali siano le
relazioni tra essi.
Esistono 3 tipi fondamentali di capitale.
Quello naturale che è costituito dall’insieme dei servizi che gli ecosistemi naturali sono in grado di
fornire. L’uomo non sarebbe in grado di esistere senza la continuità di erogazione di questi, ma non
vale la stessa cosa nel caso opposto.
Capitale umano, la cui buona qualità è indispensabile per assicurare la qualità di vita al genere
umano. Secondo alcuni studiosi, in particolare Sen, occorre che per una buona qualità della vita alle
popolazioni debbano essere garantire alcune condizioni di base (definite capability). Senza queste,
l’uomo non sarà in grado di soddisfare i propri bisogni primari, non permettendo quindi alla società
di avanzare.
Secondo la Scuola di Chicago invece (Becker e Mincer) la qualità del capitale umano è dettata anche
dallo sviluppo dei processi di formazione, che sia scolastica o lavorativa.
Infine, il terzo tipo di capitale è quello fisico, costituito dai materiali durevoli necessari alla
produzione di beni materiale o immateriali. Può essere utilizzato anche come forma di
investimento.
Sono presenti inoltre due posizioni riferite alla relazione tra i capitali.
Da un lato, quella che può essere definita TECNOCENTRICA, secondo cui il capitale naturale non
abbia bisogno di un trattamento particolare dato che rappresenta esso stesso un’altra forma di
capitale, sostenendo quindi una sostituibilità perfetta tra le diverse forme di capitale.
All’estremo opposto troviamo invece la visione BIOCENTRICA, che sostiene invece che alcuni
elementi dello stock naturale non possano essere sostituiti da altro capitale fisico. Portando quindi
alla conclusione che esista un capitale naturale critico che impone la tutela di beni non costruibili
dall’uomo.
5. Illustrare le principali risoluzioni individuate nelle principali COP in relazione ai cambiamenti
climatici.
COP 1 Berlino: espressi timori sull’adeguatezza dei singoli stati ad assolvere gli obblighi previsti
dalla Convezione UNFCCC-> Mandato di Berlino x stabilire una fase di ricerca di 2 anni e negoziare
un pacchetto di azioni da cui gli stati potessero scegliere quelle da attuare
COP2 Ginevra: portatrice della posizione statunitense (T.Wirth), accettando rilievi 2° rapporto IPCC,
rigettando politiche uniformi x flessibilità, stabilendo necessità di obblighi legalmente vincolanti.
COP3 Kyoto: firmato l’omonimo Protocollo (in vigore dal 2005) x impegnare i PS e PVS con
“responsabilità comuni ma differenziate” + individuazione 2 fasi (2008-2012 ridurre 5%, 2013-2020
18%). Prevedeva inoltre politiche e misure statali x attuare i programmi + meccanismi flessibili (IET,
CDM, JI).
COP6 L’Aja: uscita USA dal Protocollo.
COP6bis Bonn: Applicazione Meccanismi flessibili e finanziamenti x PVS a ridurre emissioni.
COP7 Marrakech: cercò di creare condizioni necessarie x ratifica Protocollo delle singole nazioni.
VERTIICE JOHANNESBURG
COP9 Milano: novità legate a riduzioni emissioni attività afforestazione e rifor.
COP11 Montreal: piano di consolidamento sviluppo pulito (riduzioni CFC)
COP13 Bali: road-map x trasferimento tecnologie energia pulita da PS a emergenti.
COP14 Poznan: accordo x finanziare i paesi poveri contro eff. Mutamenti climatici
COP15 Copenaghen: impegno diminuzione temperatura di 2°C e 30mld ai PVS
COP17 Durban: creazione nuovo organo x controllare emissioni dal 2020
COP18 Doha: inizia il secondo periodo del Protocollo di Kyoto
COP20 Lima: rinnovata la necessità di immediato contribuito di ciascun paese a diminuire emissioni
COP21 Parigi: primo accordo con carattere vincolante globale contro i camb. Climatici (1. Contenere
aumento temperatura almeno 1,5° 2. Picco e riduzione emissioni 3. Trasparenza e flessibilità
4. Fondo per interventi nei PVS 5. Controlli sulle emissioni).
COP22 Marrakech: “l’azione contro il risc. Globale è un processo irreversibile”.
COP23 Bonn: dialogo di Talanoa +
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