ORTOPEDIA/TRAUMATOLOGIA
PROTESI ARTICOLARI E DISPOSITIVI PER LA SINTESI OSSEA
Riguarda il sistema muscolo scheletrico, in particolare ci interessa il sistema
scheletrico. Dispositivi che devono permettere di sostituire o vicariare la funzione.
Protesi per sostituire articolazioni in particolare anca e ginocchio. Dispositivi per la
sintesi ossea, per la fissazione delle fratture.
OSTEOARTROSI
Meccanismo di usura le due superfici scorrono una sull’altra e per farle scorrere
dovrebbero essere lisce e dovrebbe esserci un lubrificante. Il nostro sistema è
costituito da una cuffia all’interno del quale vi è il liquido sinoviale. Superficie sferica
inserita in una superficie concava. Durante la patologia. Trauma o danneggiamento.
Sulle superficie durante il passo e la corsa si trasmette una pressione da un osso
all’altro grazie al liquido che va in pressione tra femore e bacino. In questo caso con
un trauma le due superfici si schiacciano e potrebbero frantumarsi. Se vi è una zona di
discontinuità allora le due cartilagini andranno in contatto e continuando a strofinarsi
la cartilagine si rovinerà e poi la cartilagine è a diretto contatto con l’osso. Dolore. Le
cellule della cartilagine non si dividono e non arrivano vicino ai capillari, quindi, non
arrivano componenti cellulari che la rinnovano. Sfregamento di osso contro osso.
Quando il danno si propaga al tessuto osseo il paziente potrebbe anche essere
immobilizzato. Incidenza molto alta negli anziani anche se c’è una predisposizione
genetica. Dimensione enorme del problema clinico. I costi sono molto elevati e sono
legati all’ospedalizzazione, alla terapia farmacologica, alla riabilitazione e poi alla
necessità di assistenza.
Opzioni terapeutiche. Inizialmente il medico consiglia di aumentare l’attività fisica,
perdita di peso e fisioterapia. Se la cartilagine sta ferma si danneggia perché le cellule
cioè i condrociti producono matrice extracellulare quando sentono l’azione della
compressione dovuta al passo, per questo bisogna fare una certa quantità di passi al
giorno, altrimenti la cartilagine si assottiglia. Farmaci che migliorano la lubrificazione.
Infiltrazione. Farmaco che allevia dolore o che, modifica la lubrificazione. Acido
ialuronico molecola che permette di creare una maggiore lubrificazione del liquido
sinoviale. Effetti transitori.
Infine, intervento chirurgico. Interventi di conservazione come trapianto di cartilagine,
prendendola da un’altra zona, solo per danneggiamento locale per trauma, artroscopia
o osteotomia. Intervento che non risolve la patologia e i risultati non sono mai
soddisfacenti. Poco usati.
Artroplastica. Sostituzione dell’articolazione con materiale artificiale. Altre tecniche
sono il resurfacing e l’emi artroplastica. Anca e ginocchio.
ARTICOLAZIONE DELL’ANCA
Processo degenerativo come di tutta la struttura biologica, va cambiata la parte
interna presente nel bacino e sostituita la parte del tessuto che costituisce la testa del
femore. Geometria della testa del femore e della struttura dell’osso.
La forma permette il movimento relativo tra bacino e
femore mediante la regolazione del movimento
relativo delle due, limitare i gradi di libertà del sistema
cioè la possibilità di spostarsi in una certa direzione o
una certa rotazione.
Un’asta generale ha un estremo e un corpo. Per
determinare la posizione del punto nel piano mi
servono tre coordinate. Il numero di gradi di libertà
deve essere limitato perché non vogliamo movimenti
relativi che non possano essere gestiti dal sistema
biologico. Giunto sferico, sfera con una sede
anch’essa sferica, io posso ruotare la sfera senza
muovere il centro. Sto applicando al sistema dell’asta
con 6 gradi di libertà sto togliendo 3 gradi di libertà.
Se blocchiamo un punto dell’asta determiniamo 3
reazioni vincolari. Bloccando la posizione del centro
togliamo 3 gradi di libertà, ne restano 3, che sono i 3
angoli che determinano la posizione dell’asta.
Il sistema dovrà gestire la movimentazione del femore rispetto al bacino nelle tre
direzioni. Struttura sferica che determina il centro di rotazione. Significa che la sfera si
può considerare ferma con centro fisso e l’asta ruota. I movimenti rotatori hanno
angoli limitati. Si riesce a vincolare il movimento grazie ai legamenti e ai muscoli che
tengono in posizione la sfera nell’articolazione, se si sposta si ha una lussazione.
Presenza coordinata di osso, legamento e muscolo che permette la funzionalità
richiesta dell’articolazione. L’acetabolo della descrizione anatomica, non una forma
sferica estesa quindi non permetterà una perfetta rotazione per angoli molto ampi ma
permette di raggiungere tutti i movimenti necessari dell’arto. L’articolazione potrà
funzionare se sono adeguatamente collegati i legamenti.
Il movimento è dovuto alla contrazione dei muscoli scheletrici, forze applicate in
diverse direzioni. Grande trocantere e piccolo dove si inseriscono i muscoli e quindi le
forze scambiate col sistema. Il movimento relativo permette la movimentazione
dell’astro inferiore. Accoppiamento sferico dovuto all’adattamento del tessuto alla
situazione più favorevole. Una superfice che scorre sull’altra senza urti e con
lubrificante cioè liquido sinoviale.
Forze che si scambiano femore e bacino. Appoggio bipodalico,
distribuzione simmetrica di
forze, dipendono dalla forza
peso del tronco posizionabile nel
baricentro del corpo sull’asse dio
simmetria.
Peso corporeo meno arti
inferiori, 2 forze dello stesso
modulo che non danno luogo a
momenti sulle articolazioni.
Equilibrio in direzione verticale.
Spostandoci sul femore la forza
da luogo a momenti.
Durante l’appoggio
monopodalico, cioè durante il
passo, tutte le forze devono
scaricarsi sull’arto in
appoggio.
Avremo un aumento delle
forze sull’arto legato alla
resistenza dell’articolazione.
Le forze che si scaricano
passano tutte dalla testa del
femore. La nostra forza peso
è sbilanciata rispetto alla
resistenza offerta dalla testa
del femore. L’articolazione
non può trasmettere momenti
perché sferica, può trasmettere solo reazioni, vettori che passano per il centro della
sfera. Unica forza che passa per il centro della sfera.
Per far scaricare la forza peso in quella direzione, applichiamo un’altra forza R che tira
il corpo nell’altra direzione, forza data dal muscolo che sposta la forza C all’interno
della sfera. Se applico una forza R applico un momento aggiuntivo. Il momento della
forza R deve essere uguale ad M quindi la forza R deve essere molto maggiore della
forza C, se riesco l’articolazione scambia una forza con la linea d’azione nel centro
della sfera. Posso calcolare la forza se conosco la geometria del paziente. F raggiunge
da 5 a 10 volte il peso corporeo.
ASSI DELL’ARTO INFERIORE Il femore è a contatto con la
tibia, collegati dal ginocchio
considerato come una
cerniera. Non può
sopportare momenti. La
retta d’azione deve passare
per il centro della cerniera.
La testa del femore deve
essere in posizione verticale
rispetto al ginocchio. Asse
meccanico e asse anatomico
hanno un angolo d circa 7
gradi.
Radiografia presa in appoggio monopodalico. Spostando il corpo verso la testa del
femore diminuisce il braccio degli abduttori e quindi la forza resistente dei muscoli.
Forza sfasata rispetto alla direzione assiale e necessità di resistere al momento
flettente.
L’osso per resistere sviluppa trabecole che sono in grado di dividersi queste
sollecitazioni e più queste sono dirette nella direzione dello sforzo più l’osso resisterà.
Le trabecole sono disposte come necessario, longitudinalmente allo sforzo. L’osso ha
nella parte corticale una matrice molto compatta mentre all’interno matrice spugnosa
e midollo osseo.
Metal back fissato nell’osso del bacino, cotile calotta sferica che ospita la testina del
femore come acetabolo. Rimuovo il tessuto che va dall’osso del bacino all’osso del
femore attraverso un’operazione invasiva che deve permettere tempi brevi e per
pazienti anziani. Materiali. Metallici metal back e lo stelo perché sono a diretto
contatto con l’osso, cotile polimerico o metallico o ceramico. Il materiale deve
resistere agli sforzi funzione della protesi come dell’articolazione è mantenere in
posizione e permettere il movimento. Interazione con materiali artificiali.
Problema della resistenza meccanica di una struttura allungata caricata come una
mensola inclinata e dobbiamo caratterizzare le azioni interne e vedere come si
propagano nella struttura. La zona più soggetta agli sforzi è quella dello stelo e del
collo del femore. Sulla superficie della testina e del cotile forze di attrito gestite
mediante apposite superfici. Lo stelo andrà dimensionato per non superare lo sforzo di
snervamento. La sollecitazione sarà periodica. Il numero di cicli è alto.
Requisiti per funzionalità. Lista.
Stelo fissato nella zona midollare del femore, resezione precisa fatta in modo tale che
la posizione sia quella che vogliamo per far combaciare perfettamente le parti. Il foro
deve essere ben posizionato.
Fissare il materiale artificiale all’osso senza colla/cemento, semplice incastro
meccanico fra lo stelo femorale e il canale creato nel femore. Per fissare una superficie
sull’altra creando una superficie porosa della protesi che interagisce con la parte
spugnosa dell’osso, le cellule si infiltrano e depongono matrice creando dunque il
collegamento, fissaggio senza altri materiali. Incastro meccanico che deve scaricale
forze e l’aderenza permette di distribuire la forza in modo uniforme, se le forze si
scaricano in modo non uniforme si hanno zone a sforzo maggiore. Se il tessuto
dell’osso si demineralizza la protesi perde la stabilità meccanica. Per sfruttare le
proprietà dei materiali e le forme geometriche per evitare di usare il cemento.
Strategie con rivestimenti di idrossiapatite detto l’osso artificiale dove le cellule
possono infiltrarsi, superfici porose o rugose. Serve aderenza tra le due superfici per
ridurre lo sforzo di entrambe. Non devono andare incontro a corrosione anche con
acqua sali e temperatura di 37 gradi che la favoriscono.
Se non si riesce a bloccare la testa del femore nell’osso allora bisogna usare PROTESI
CEMENTATE. Collante inserire lo stelo, aspettare che indurisca e procedere con
l’intervento. Resine acriliche simili al polimetilmetacrilato. Possono essere fatte
polimerizzare al momento. Tempo di mescolamento e di indurimento devono esser
brevi ma devono anche permettere al chirurgo di riposizionare il sistema. Il ritiro
volumetrico deve essere il minimo. Riscaldamento dovuto alla polimerizzazione c’è
però non deve danneggiare le cellule a contatto. Protesi cementate per casi più
complicati.
La testa del femore è fatta essenzialmente in metallo o materiali polimerici o
ceramica. Combinare una superficie metallica e una polimerica per diminuire l’attrito e
usura. Lo stesso materiale su entrambe causano più attrito. Solitamente polimero per
cotile e metallo per testina. Polietilene con alta densità per cotile. Scopo di ridurre
usura e attrito. Resistenza all’usura calcolabile. Tabella con coefficienti di attrito. Mi
permette di calcolare la forza che devo applicare in direzione tangenziale.
Lo sforzo a rottura del metallo è più alto di quello dell’osso. Necessità di controllare
che il peso delle strutture è sfavorevole mentre l’osso è leggero. Il modulo di Young
indica lo sforzo tangenziale. Il materiale artificiale resisterà ma risponderà in modo
diverso perché ha diversi valori di elasticità e sforzo tangenziale.
Fallimento dell’impianto:
Modificazione geometrica e cinematica
Dislocamento o lussazione dell’articolazione
Produzione di detriti per: usura a 3 corpi, attivazione cellulare e sfaldamento
dell’osso
Formazione di microparticelle che possono dar luogo ad una attivazione cellulare
macrofagi e cellule per fagocitare che producono fattori di crescita cellulare che
attivano la risposta cellulare delle cellule dell’osso, situazione di infiammazione.
Usura a tre corpi. Processo patologico che porta anche alla necessità di sostituire la
protesi. Stelo e meta back devono essere ben solidali all’osso. Cotile in UHMWPE.
Soluzione consolidata e dispositivo semplice ma necessità di far sì che sia molto
funzionale resistente nel tempo.
Grafico di benefici e costi di diverse operazioni in particolari la sostituzione totale
dell’articolazione dell’anca. Rapporto tra il costo e la qualità della vita. QALY
trasformati in dollari, hanno quantificato la qualità della vita migliorata. Artroplastica
totale, costo basso e aumento della qualità della vita importante.
PROTESI DEL GINOCCHIO
Nel movimento si ha una rotazione e uno scorrimento e si vede nel diagramma dove si
va da A a B con una rotazione e poi uno scorrimento ino a C. Superfici soggette non
solo a rotazione o scorrimento è dato grazie ai muscoli flessori ed estensori, muscoli
attivi. Le due superfici devono essere molto lisce per dare poco attrito.
La rotazione avviene mediante un quadrilatero articolato, costituito da 3 aste con le
cerniere. Due legamenti fanno da collegamento tra tibia e femore. Legamenti sono
strutture particolarmente resistenti di fibre di collagene. Il legamento AD crociato
posteriore quello anteriore determinano come l’osso si può muovere. È importante la
manualità del chirurgo che deve applicare la protesi nella giusta posizione. Prima
indagini radiografiche. La tecnologia che ci sta dietro continua ad aumentare. Il perno
permette all’inserto polimerico di muoversi leggermente, pochi gradi sono necessari
per non farlo caricare troppo in alcune operazioni.
Intervento. Resezione dell’osso e posizionamento della protesi nella posizione
adeguata perché la distanza tra le due estremità è fondamentale soprattutto per i
legamenti.
Materiali. Geometria derivata dalla forma naturale dell’epifisi del femore.
Complicanze. Delaminazione per usura nel polietilene, frattura dell’osso in prossimità
della protesi e infezioni. Si instaurano colonie di batteri e il materiale non &
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