La circolazione dei beni e il patrimonio nel diritto romano
La parte relativa alle res riguarda ciò di cui si occupa la gran parte del diritto privato moderno, del fenomeno della circolazione dei beni, in particolare del denaro. Che sia una acquisizione inter vivos, che sia una successione da un soggetto ad un altro e che il bene venga trasferito e quindi circoli attraverso atti tra vivi o atti mortis causa, quello che interessa all’ordinamento antico e a quello moderno, è regolare la circolazione dei beni, del patrimonio.
Tutela del patrimonio
Perché ogni ordinamento, guardando alla circolazione del patrimonio, deve tutelare l’integrità della ricchezza patrimoniale. Il patrimonio è il punto di riferimento per la qualificazione del soggetto come soggetto fiscale. Inoltre, il patrimonio tutela l’integrità e la sussistenza delle famiglie. È un istituto che si pone al centro degli altri istituti dell’ordinamento privatistico.
Di patrimonio si parla quando si parla di obbligazioni. Uno deve qualcosa ad un altro, c’è un depauperamento patrimoniale da una parte e un arricchimento dall’altra parte. C’è sempre qualcuno che acquisisce ricchezza e qualcuno che la perde. Il diritto romano non poteva quindi non accentrare il suo interesse sulla vicenda del patrimonio.
Terminologia del patrimonio
I termini con cui veniva qualificato il patrimonio, posto che il termine patrimonium è un termine già più tardo, il termine con cui si identificava il patrimonio nell’età arcaica era "postopatimonium".
In età pre-urbana, Roma diventa città Stato con gli Etruschi, con i Tarquini. Gli etruschi sono di origine sostanzialmente greca e trasferiscono il loro ordinamento istituzionale a Roma. Prima degli Etruschi, il sistema ordinamentale della città di Roma, che stava già nascendo, era gentilizio. I gentes erano come dei clan; si appartiene a una gens perché tutte le famiglie hanno un’origine comune, hanno dei rapporti economico-sociali consolidati, provengono dalla stessa area geografica.
Ordinamento gentilizio e familiare
Il colle Palatino era occupato da una serie di famiglie che, arrivando a Roma tutte insieme, si aggregavano in clan. L’ordinamento gentilizio non è Roma, così come la intendiamo oggi. Esisteva un unico ordinamento, quello familiare: che era un regno. A capo un rex (il pater familias) e sotto tutti. Un regno assoluto, perché il pater familias poteva fare qualunque cosa.
L’unico suo limite era nei confronti degli altri pater familias che si riunivano nel consiglio gentilicium (quello che in origine era il Senato). Il Consiglio Gentilizio poteva bloccare l’attività del pater nei casi emblematici, come nel caso della vendita dei figli. Per il resto il pater familias aveva ius vitae ac necis.
Abbiamo un unico ordinamento familiare con questi collegamenti all’interno della gentium. Familia è un termine arcaico di origine greca che potrebbe essere arrivato a Roma per via dei suoi traffici commerciali con la Magna Grecia. Identifica non solo i rapporti personali ma anche il patrimonio del pater familias. Padre di famiglia voleva dire soggetto posto a capo di un patrimonio.
Ricchezza e beni nell'età arcaica
I beni, nell’età arcaica strettamente agricola e pastorale, sono la ricchezza: il fondo e il pecudes, ovvero gli animali che servono per il trasporto e per la coltivazione. Pecudes diventerà pecunia in età storica, riferendosi al denaro, mentre in età arcaica era la ricchezza.
Altro termine utilizzato per identificare il patrimonio era dominus dominium. Domus ha la stessa radice di dominium. Si può capire perché, ad esempio, in materia ereditaria nei diritti romani, quando si parla di patrimonio, quando si parla di eredità, non si usava il termine hereditas ma si usava il termine familia-pecuniate (familiae et pecunia).
Il termine patrimonium ha la stessa radice del termine pater. Patrimonium è il dominium del pater. Quando Gaio parla delle hereditas e della formula con cui si fa testamento, usa il termine familia peculato.
Sistematica delle res
Nella sistematica di Gaio, si parte dalla distinzione delle res e distingue tra le varie res. I giuristi romani usano il termine res per identificare le cose, noi usiamo il termine cosa, per bene intendiamo qualcosa che sia economicamente valutabile e che porti beneficio al proprietario, una concettualizzazione economico-sociale, non strettamente giuridica, perché la sensibilità è cambiata da un punto di vista giuridico.
Bene è un concetto dogmaticamente moderno, mentre res è tecnicamente originale. Non che i romani non si siano occupati anche delle fattispecie di res e di beni, ma non hanno mai usato il termine beni.
Gaio dice che la prima cosa da stabilire è quali sono le res in patrimonio e quali sono quelle extra patrimonium. La prima classificazione di Gaio deve far capire al suo interlocutore la distinzione tra ciò che riguarda e ciò che non riguarda il patrimonio. Dice che la summa divisio (massima divisione) – Gaio applica al suo manuale la sistematica, e quindi procede per genus e species – dobbiamo stabilire la distinzione tra res umane e res divine.
Res divine
Tra le res divine ci sono: le res sacre, le res religiose e le res sante. Res che hanno a che fare col diritto divino, col diritto sacrale (ius sacrum). Sono extra patrimonium, non sono suscettibili di disponibilità da parte del privato. Tra esse rientra il sepolcro, le mura della città e tutta una serie di beni che oggi noi classifichiamo come beni pubblici, beni del patrimonio pubblico, ecc.
Res umane
Nell’ambito delle res umane invece si distingue tra res pubbliche, che sono extra patrimonium privato. Non rientrano nella disponibilità del privato, perché sono di proprietà dello Stato, come l’acquedotto pubblico.
Le res private invece vi rientrano.
- Res corporales: Res che possono essere in qualche maniera misurate, toccate. Ad esempio, il fondo.
- Res incorporales: Non hanno nessuno di questi elementi. Ad esempio, l'usufrutto.
Questa classificazione specifica un altro aspetto. Gaio sta parlando delle res, ma ha già aperto l’argomento obbligazioni e successioni, di cui parlerà in seguito.
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