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STATO LIBERALE (fine 1700, con la rivoluzione francese­inizi del 1900)

Dopo che la rivoluzione fu vinta dalla borghesia, quest’ultima prende sempre più piede .Il

problema cui deve far fronte è il pagamento di troppe tasse. Quindi vuole eliminare questa

eccessiva tassazione.

Lo stato quindi non è più interventista, ma si occupa di poche cose e quindi chiede pochi tributi

ai suoi cittadini.

Si tratta di uno stato più “leggero”, tanto che il governo è formato soltanto da 5 ministeri,

numero minimo per l’esistenza dello stato: quello dell’interno, che regola la polizia, e quello di

giustizia che regola i giudici mantengono la sovranità all’interno dello stato; quello degli esteri e

quello della difesa, che controlla l’esercito, mantengono la sovranità all’esterno; inoltre c’è

quello delle finanze, il quale è strumentale agli altri. Con la nascita dello stato liberale, si ha

inoltre per la prima volta una legittimazione popolare del potere, in quanto chi comanda deve

essere eletto dal basso e non dall’alto. Nasce quindi il parlamento, che viene eletto dai

cittadini, anche se solamente da una parte ristretta di persone. ( vedi tab. pg. 14)

Nasce anche il principio di legalità, secondo il quale anche i poteri pubblici sono soggetti alla

legge.

Si ha anche il principio di divisione dei poteri, già teorizzato con Montesquieu all’interno dello

spirito delle leggi, secondo cui il potere pubblico dovesse essere diviso tra più soggetti diversi

ed indipendenti l’uno dall’altro, che esercitano un controllo reciproco tra i vari organi. Si ha

quindi una tripartizione dei poteri: quello legislativo, quello esecutivo e giudiziario.

Lo stato liberale entra in crisi a causa:

Rivoluzione industriale, grazie a cui si ha una grossa trasformazione sociale ed il

1) popolo diventa sempre più proletario. Si assiste alla nascita di una nuova classe: il

proletario. Per questa classe si pone lo stesso problema che aveva la borghesia con lo

stato assoluto. Da un lato si rende conto di essere indispensabile per la produzione

nazionale, dall’altro però non hanno i propri rappresentanti in parlamento, tanto che

verso la fine dell’800 iniziano a creare delle proprie organizzazioni molto complesse,

come i primi partiti di massa e i sindacati. Si assiste quindi allo scontro tra la massa di

lavoratori, che chiedevano maggiori diritti, e il vecchio regime che deteneva il potere

politico.

Uguaglianza solo formale , dovuta al non intervento dello stato nel garantire i diritti

2) basilari a tutti i cittadini. In questo modo lo stato finisce per discriminare di più rispetto al

momento in cui intervenisse. Inoltre non vi era nessuna possibilità di mobilità sociale.

Mancanza del riconoscimento delle libertà collettive o associative, in quanto da un lato

3) c’era lo stato e dall’altro l’individuo. Ciò accade in quanto queste persone potevano far

valere il loro pensiero solamente se si fossero costituiti come una collettività.

Dalla crisi dello stato liberale, nascono 3 diverse forme di stato interventiste, poiché nascono in

risposta allo stato liberale, in base alla conclusione della lotta tra le nuove classi e il vecchio

regime: 5

STATO TOTALITARIO: la lotta è vinta dal vecchio regime. Un esempio è lo stato nazista

1. o fascista. Questa forma di stato gestisce in modo autoritario il conflitto sociale, tanto

che i partiti e i sindacati vengono sciolti e lo sciopero viene considerato un reato. Si ha

inoltre l’accentramento del potere nella mani del capo dell’unico partito, tanto che si

torna indietro allo stato assoluto. Si ha un interventismo assoluto, infatti organizza

anche il tempo libero delle persone a seconda delle età e nasce il ministero della

propaganda. C’è la negazione dell’uguaglianza formale, dato che ci sono leggi che

discriminano le minoranze razziali.

STATO SOCIALISTA: rappresentato da un’esperienza storica molto importante: la

2.

rivoluzione russa del 1917, attraverso cui si assiste alla nascita di dello stato socialista. Ha

una fortuna storica enorme nel 2° dopoguerra, in quanto l’Urss è una delle potenze

vincitrici della guerra, tanto che riesce ad estendersi sia territorialmente che

ideologicamente in tutto nell’Europa orientale. Questo stato deriva da un’ideologia ben

precisa: la critica marxista dello stato liberale. Marx vive durante la rivoluzione industriale e

nota che lo stato è diviso al suo interno a causa della nascita di nuove classe sociali: le

classi proletarie, molto sfruttate e senza diritti. Teme che questa situazione possa creare

forti tensioni tra le varie classi tanto da minare la tenuta complessiva dello stato. Per Marx,

questa conflittualità, nasce da un problema ben specifico: il fatto che i mezzi di produzione

appartengono solo ad alcuni soggetti, mentre altri hanno da offrire solamente la propria

forza lavoro e che vengono sfruttati e hanno pochi diritti. La soluzione di Marx quindi è che

per evitare questo conflitto occorre arrivare alla proprietà collettiva dei mezzi di produzione;

solo così si otterrebbe la scomparsa delle classi sociali. Ciò accade grazie all’economia

pianificata dallo stato. La dottrina marxista presupponeva inoltre l’estinzione dello stato, in

quanto veniva considerato un ente che detiene la forza e favorisce i ricchi a scapito delle

classi più povere. Concretamente, negli stati socialisti si parla di socialismo reale, in

quanto, dopo che i dirigenti del partito unico giungevano al potere non estinguevano lo

stato. In seguito alla caduta del muro di Berlino si ha la scissione dell’Urss.

STATO SOCIALE: Si caratterizza per: L’uguaglianza sostanziale, grazie all’art. 3,

3.

comma 2. L’uguaglianza formale, all’interno dello stato liberale, proclamava l’uguaglianza di

tutti i cittadini, ed essendo non interventista, non interveniva e lasciava al libero mercato

che ognuno giocasse le sue possibilità. In questo modo mantiene lo status quo, in quanto

le classi più poveri non possono permettersi certi servizi. Si arriva al superamento di ciò

con la sostanziale, grazie all’art. 3, con cui viene riconosciuta sia quella formale che

sostanziale, in quanto ci sono delle differenze sociali enormi, quindi esso afferma che è

compito della repubblica quello di rimuovere gli ostacoli che impediscono la realizzazione di

un’uguaglianza sostanziale. Quindi lo stato deve intervenire positivamente per garantire i

diritti sociali, oltre alle libertà negative. (schema pg. 208). In questo modo si ha una sorta

di redistribuzione del reddito.

Il fatto che lo stato sociale garantisca i diritti sociali non vuol dire che non possano agire

anche i privati in questo campo. Già nel ’48 la costituzione prevedeva nell’art. 33 che i

privati potessero costituire scuole. Inoltre l’art. 38, prevedeva che lo stato garantisse

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assistenza sociale e nell’ultimo comma si dice che l’assistenza privata è libera. In seguito al

2001, esiste un principio generale del 118 ultimo comma, in cui si parla di sussidiarietà

orizzontale, in cui si afferma che anche i privati possono svolgere attività di interesse

generale, salvo il principio di sussidiarietà. Se questi ottengono cattivi risultati, deve

intervenire in sussidio lo stato, anche con sanzioni, per garantire il buon funzionamento di

queste attività. È di tipo orizzontale perché avviene tra la sfera pubblica e quella privata.

Inoltre si ha il suffragio universale, quindi non ci sono problemi di censo, ed anche il

pluripartitismo, in quanto ci sono più partiti che devono rappresentare più idee.

Questo stato inoltre prevede una costituzione rigida, infatti vige il principio di legittimità

costituzionale. È modificabile solo attraverso certe procedure particolari, al contrario dello

statuto albertino che invece era flessibile e poteva essere modificato semplicemente dalla

maggioranza di governo. In questo modo la costituzione si pone al di sopra dello stato, al

contrario dello statuto albertino. Si tratta di una necessità storico­sociale, poiché lo stato

era ormai suddiviso in classe.

ALTRA CLASSIFICAZIONE

Possono essere classificate in base all’importanza data al principio di autonomia

territoriale:

STATO UNITARIO che non dà nessuna autonomia agli enti territoriali. Tutte le decisioni

1) vengono prese dal governo centrale. Ciò non vuol dire che non ci fossero ripartizioni

territoriali.

STATO FEDERALE che dà la massima autonomia agli enti territoriali. Viene preso

2) come modello di stato federale degli Stati Uniti. (APPROFONDIMENTO PG.17) Lo stato

federale è composto dagli stati membri che hanno una competenza generale. La

federazione infatti ha solo competenza nelle materie elencate nella costituzione. Le

restanti materie rimangono competenti gli stati membri. Da questo punto di vista l’Italia

è federale. Inoltre gli stati membri esercitano la giurisdizione, cioè ogni stato membro ha

il proprio ordinamento giudiziario e codice civile. Hanno proprie forze armate, in quanto

l’ordine interno è diverso da stato a stato e vengono pagate dal medesimo. Sono

rappresentati paritariamente da una delle 2 camere del parlamento, per esempio il

senato negli stati uniti. Devono approvare le modifiche costituzionali; infatti entrano in

vigore solo se vengono ratificate dai ¾ degli stati.

STATO REGIONALE, ha caratteristiche intermedie ( ed. Italia)

3)

FORME DI GOVERNO

Si intende gli elementi essenziali della struttura e delle funzioni dello stato apparato al suo

vertice. Le varie forme sono:

Lo stato assoluto, in cui il potere veniva detenuto dal re. Questa forma si dice

­ monista, in quanto ha un unico centro di potere

Nello stato liberale invece si ha una nuova forma di governo ( schema pg. 19) I

­ poteri iniziano ad essere divisi, in quanto la borghesia, cioè il corpo elettorale, inizia

ad essere rappresentato nel parlamento, anche se il re detiene ancora un potere

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molto forte. Il parlamento ha il potere legislativo, anche se il re può nominare o

revocare il governo, quindi i ministri attuano la sua politica. Di conseguenza si nota

che il re detiene il potere esecutivo e quello giudiziario, poiché i giudici sono

sottoposti al ministro di grazia e giustizia che viene nominato a sua volta dal re. Si

tratta di una forma dualista, in cui i centri di potere sono il re e il parlamento.

In seguito si passa alla monarchia parlamentare ( schema pg. 20) , che caratterizza

­ la seconda metà dell’800. Ora il re non può più nominare o revocare i ministri.

Nasce il cosiddetto rapporto di fiducia, cioè il governo lavora finchè ha la fiducia del

parlamento. In questa forma perde potere il re e acquista più potere il parlamento,

che oltre al potere legislativo influenza quello esecutivo e anche quello giudiziario.

Si tratta di una forma monista in quanto il potere si concentra nel parlamento. Anche

la nostra forma di governo è parlamentare, solamente che al posto del re abbiamo il

presidente della repubblica (schema pg.20).

Le forme di governo parlamentari in seguito al dopoguerra presentano alcune differenze, per

esempio:

Riconoscono le autonomie territoriali, che non erano presenti nell’800.

 La democrazia diretta, in quanto è possibile effettuare referendum.

 Nasce un nuovo organo: la Corte Costituzionale.

Il funzionamento di ogni forma di governo dipende anche dal sistema politico, cioè l’insieme di

coloro che partecipano a vario titolo alla vita politica, cioè i partiti, i sindacati ecc.. Un esempio

è il confronto tra Italia e Inghilterra. Entrambe hanno una forma di governo parlamentare, ma

sono molto differenti perché hanno diversi sistemi politici. In Inghilterra si scontrano solamente

2 partiti ed infatti il governo è molto solido, tanto che la regina interviene poco. In Italia invece

la presenza di più partiti fa si che si venga a costituire un governo di coalizione, rendendolo più

debole e richiede spesso l’intervento del presidente.

Un’altra forma di governo è quella di governo presidenziale ( schema pg.21). é la

­ forma tipica degli stati uniti e nasce con la costituzione del 1787. Questa forma verrà

poi in seguito ricopiata da altri stati. La differenza è che il corpo elettorale negli stati

uniti elegge 2 organi: il parlamento ed il presidente della federazione. L’altra

differenza è che il presidente ha molti poteri: infatti incarna da solo un doppio ruolo:

è sia capo dello stato che dell’esecutivo. Manca il governo, perché il presidente non

ha un organo diverso da sé che governa. Il presidente è libero di nominare o

revocare i ministri, assegnandoli certe competenze. Non c’è quindi un rapporto di

fiducia, perché durante il 4 anni di mandano il governo non può essere sfiduciato. Ci

sono 2 centri di potere: il presidente ed il parlamento. Il problema nasce nel

momento in cui il parlamento appartiene ad una maggioranza diversa rispetto

l’appartenenza politica del presidente. Non si crea però uno stallo perché i

parlamentari sono pragmatici e votano anche diversamente dalle direttive del

partito.

Infine c’è la forma di governo semi presidenziale (schema pg.21), tipica francese. È

­ più complessa, in quanto si tratta di una forma mista tra la forma parlamentare e

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quella presidenziale, tanto che il presidente e il parlamento vengono eletti

direttamente dai cittadini. Esiste un governo che deve godere della fiducia del

parlamento. Il presidente invece può nominare o revocare i ministri. Questa forma si

caratterizza per il fatto che il governo deve godere sia della fiducia della

maggioranza del parlamento sia quella del presidente. Questa forma funziona

diversamente a seconda di 2 casi:

1)se la maggioranza parlamentare ed il presidente appartengono alla stessa

coalizione, si ha un accentramento del potere nelle mani del presidente che oltre ai

poteri ordinari controlla la maggioranza parlamentare. Quindi si tratta di una forma

monista.

2) se hanno un diverso orientamento politico, prevale il rapporto di fiducia tra

parlamento e governo ed il presidente non pretende di influenzare la politica del

governo.

Il fatto che ci siano maggioranze diverse oggi in Francia è più difficile in quanto,

grazie ad una riforma, le elezioni avvengono a distanza ravvicinata.

LE FONTI DEL DIRITTO

Definizione: Si tratta di ATTI o FONTI abilitati a porre norme giuridiche. Quindi si ha una

distinzione in 2 grandi categorie:

Fonti­Atto, cioè manifestazioni di volontà consapevolmente dirette a produrre norme

1) giuridiche e vengono adottati da diversi organi.

Fonti­Fatto, sono comportamenti sociali a cui l’ordinamento ricollega la produzione di

2) norme giuridiche. Esistono casi, come quello della consuetudine, in cui si produce una

norma giuridica non perché c’è un organo che vota consapevolmente, ma viene

prodotta come il risultato di un comportamento sociale ripetuto molte volte. Se c’è

questo comportamento, l’ordinamento verificando se c’è questa consuetudine, ricorrono

alla produzione di una norma giuridica. Non si ha quindi un’azione consapevole, ma un

comportamento sociale che ha certe caratteristiche.

Il centro di questa definizione è norme giuridiche.

Def.: Siamo in presenza di una norma giuridica quando c’è una regola di comportamento

che sia prescrittiva, generale e astratta, coercibile.

La norma giuridica disciplina quindi il comportamento umano. Esistono però altri tipi di norme

giuridiche, come quelle di organizzazione o definitorie, che non sono di comportamento, anche

se rappresentano una piccola parte.

Questa regola di comportamento deve essere contemporaneamente:

Prescrittiva: è importante introdurre una differenza tra le leggi fisico naturali, come quella di

 Newton, in cui lo scienziato aveva osservato un comportamento ripetuto molte volte

sempre uguale a se stesso. Quindi la legge fisico naturale descrive una cosa che accade

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sempre in un certo modo e non perché c’è la legge ma perché c’è la fisica. Dunque la

legge è ricavata in seguito all’accadimento secondo lo schema “se A allora B”, e la legge

giuridica, che invece descrive un determinato comportamento da tenere dal momento dopo

in cui è approvata. Quindi non descrive un comportamento accaduto precedentemente, ma

un comportamento che dovrà accadere in futuro. Quindi “se A allora è obbligatorio B”.

Generale ed astratta, in quanto si rivolgono ad un numero indeterminato di persone e

 comportamenti. Queste vanno distinte dalle norme concrete come il contratto, che viene

stipulato sempre da 2 parti che lo firmano, o la sentenza di un giudice, che può assolvere o

condannare il suo imputato. Il contratto inoltre non è una fonte del diritto perché è sempre

una regola concreta.

Quindi il diritto si pone un problema fondamentale: il fatto che non sempre generali ed astratte

valgono per fatti concreti. Nasce quindi il problema dell’interpretazione, definita come l’attività

intellettuale di un soggetto (l’interprete) nell’applicare ad un caso concreto la norma giuridica. È

molto importante l’attività di interpretazione per capire cosa applicare. Un esempio è l’art. 59

che afferma che il presidente della repubblica può nominare senatori a vita 5 cittadini…

Questa norma è chiara, ma ha avuto 2 interpretazioni, in quanto alcuni presidenti credevano

che 5 fosse il numero massimo, mentre altri credevano di poterne nominare 5. Entrambe

quindi sono state applicate e sono plausibili.

Esistono 3 diversi criteri interpretativi:

Letterale:”significato proprio delle parole”

1) Storico: “intenzione del legislatore” cioè studiare la discussione che c’è stata quando è

2) stata approvata questa legge.

Analogico: “disposizioni che regolano casi simili”,

3)

Coercibili, cioè fatta rispettare, se necessario, con la forza. Per esempio se su un autobus

 sale una persona anziana, solitamente la persona giovane gli lascia il posto. È una regola

di comportamento ma non è coercibile in quanto se anche non mi alzo non subisco alcuna

sanzione.

DIRITTO, in senso oggettivo, si riferisce all’insieme sistematico delle norme che compongono

l’ordinamento giuridico di un certo stato. Quindi si intende un insieme di cose che sono

continuamente mutevoli, che può dare l’impressione della caoticità, ma questo invece è

sistematico per 2 motivi:

È prestabilito chi ed in che modo può produrre norme.

1) Esistono criteri per risolvere le antinomie giuridiche, cioè leggi che possono essere in

2) contrasto tra loro. Quindi ci vogliono criteri per stabilire quale fonte prevale, e sono 3:

­cronologico: esempio se una legge del 2005 è in contrasto con una del 2014, si applica

la più recente, mentre la vecchia viene abrogata. L’abrogazione non è altro che l’effetto

giuridico per cui una norma giuridica valida elimina dall’ordinamento una precedente

norma giuridica valida. Bisogna fare attenzione al fatto che la corte costituzionale non

abroga le leggi incostituzionali ma le annulla.

L’abrogazione può avvenire in 3 diversi modi: 10

Espressa, cioè la nuova legge dice che la legge vecchia è abrogata, Quindi si ha

• un’identificazione espressa.

Tacita, quando c’è un incompatibilità tra la nuova e la vecchia ma non viene

• espressa nella nuova che la vecchia viene abrogata.

Per rinnovazione di materia, quando entra in vigore una legge che sostituisce

• completamente un vecchio codice.

­gerarchico, cioè viene applicata la fonte più forte. Un esempio è dato dal fatto che

possa essere adottata una legge che prevede che le studentesse femmine versino il

doppio delle tasse universitarie rispetto i maschi. Questa legge è in contrasto con il

principio di uguaglianza, quindi è discriminatoria. Se applicassimo il criterio

cronologico, essa sarebbe valida. Quindi per decidere quale applicare utilizzo la

gerarchia, quindi prevale l’art. 3 perché la Costituzione è gerarchicamente superiore

rispetto la legge. Quindi il criterio gerarchico prevale su quello cronologico.

­della competenza: un esempio è dato dallo stato e dalle regioni che adottano varie

leggi sulla stessa materia che possano trovarsi in contrasto. Quindi in questo caso

sorge un problema di competenza, cioè vedere quale delle 2 fonti è competente. In

seguito verrà applicata la legge della fonte competente.

COSTITUZIONE

Si trova al vertice della gerarchia delle fonti del diritto e viene definita come un atto normativo

fondamentale che regola la collettività politica e la sua organizzazione. È al vertice in quanto

quando una legge è in contrasto con la costituzione essa viene annullata dalla corte

costituzionale. Inoltre per il fatto che per modificarla serve una procedura particolare ed

occorre una legge di revisione costituzionale, quindi non può essere modificata da una

semplice legge.

La parola costituzione può avere diversi significati a seconda dell’aggettivo a cui è a fianco.

Essa può essere documentale e vivente, in quanto è un documento approvato nel dicembre

del 1947 dall’assemblea costituente. La costituzione però è applicata in modo diverso rispetto

a questo documento in quanto è stata modificata. Quindi quella vivente è diversa da quella del

48.

Può avere anche varie interpretazioni, ad esempio l’art. 59 che è sempre rimasto invariato ma

ci sono state varie interpretazioni.

Caratteri della costituzione: essa identifica una forma di stato sociale e una forma di governo

parlamentare. La macrostruttura della costituzione delinea quindi una certa forma di stato,

sociale, ed una certa forma di governo, parlamentare. Inoltre è rigida , cioè può essere

modificata solo con maggioranze particolari. Se la costituzione è flessibile, può essere

modificata dalla maggioranza di governo, al contrario della rigida. Nel 2° dopoguerra le

costituzioni da flessibili sono diventate rigide in quanto è cambiata la consistenza della

popolazione. Nell’800 la borghesia si era insediata nei centri di poteri e comandava solo la

classe dei ricchi, non c’erano partiti contrapposti. Nel 2° dopoguerra, con il suffragio universale

e il pluripartitismo, si ha la rappresentanza di più classi sociali. È anche compromissoria ( vedi

pg. 35). I costituenti, in 1 anno e mezzo, riuscirono a mettersi d’accordo ed essere votata dal

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90% dei membri. Ci riuscirono in quanto giunsero ad un compromesso. Le varie ideologie che

hanno influenzato la costituzione sono:

­ ispirazione cattolica, rappresentata dalla DC, per quanto riguarda il principio personalistico o

l’art. 29 riguardante la famiglia, in quanto afferma che la famiglia è una società fondata sul

matrimonio, oppure riguardo l’art. 7 con cui la religione cattolica assume un ruolo importante.

­ispirazione comunista, rappresentata dal PC e il PS, per quanto riguarda il principio lavorista e

l’uguaglianza sostanziale presente nell’art. 3 comma 2.

­ispirazione liberale, rappresentata dal principio della divisione dei poteri.

Il carattere compromissorio della costituzione è un punto di forza della costituzione.

Inoltre è programmatica, cioè non si limita a regolare cose già esistenti e dire quali sono le

regole che devono seguire gli organi che già esistono, ma indica un obiettivo che deve essere

perseguito.

Infine è polemica verso il passato, infatti non era presente l’ideologia fascista, in quanto tutti i

padri costituenti erano accomunati dall’avversione al fascismo, al di là dell’ideologia di

appartenenza. Questa polemica si nota nella 12° e 13° disposizione finale e nell’art.139.

Nella 12° disposizione viene detto che è vietata la riorganizzazione del partito fascista. Tutte le

ideologie tranne quella fascista possono esprimere la propria ideologia. La 13° riguarda casa

Savoia, che non si era opposta al regime fascista. Questa prevedeva che gli ex re di casa

Savoia e i loro discendenti non potessero rientrare in Italia. Questo articolo comprende un

comma che prevedeva la confisca di tutti i beni. Mentre l’art. 139 dice che la forma

repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale. Una cosa che è

immodificabile è la forma della repubblica. Quindi non si può reintrodurre la monarchia

nemmeno con una legge di revisione costituzionale.

Parti principali (pg.36)

Fanno parte della costituzione anche le disposizioni transitorie e finali che possono essere

modificate solo attraverso una legge di revisione costituzionale. Sono elencate a parte perché

riguarda una serie di norme che regolano la transizione dal vecchio ordinamento al nuovo.

Quindi la costituzione è composta da 139 articoli + le disposizioni.

Principi fondamentali

Non tutti i principi si trovano all’interno dei primi 12 articoli della costituzione. Per esempio, l’art.

13 riguarda le libertà personali che sono inviolabili. Mortati, un giurista, è stato un costituente

ed ha tentato di sintetizzare i principi fondamentali. Egli disse che ci sono 4 principi a cui si

ispira tutta la costituzione: quello personalista, pluralista, democratico, lavorista.

Il principio personalista si evince in tutte le norme a cui viene data importanza al singolo in

quanto tale. La persona esiste prima dello stato, e ciò viene evidenziato dall’art.2 in cui viene

detto che la repubblica riconosce i diritti inviolabili dell’uomo. Il principio pluralista riguarda

quelle norme che conferiscono importanza alle formazioni intermedie. Infatti nell’art.2 viene

detto che i diritti vengono riconosciuti anche nel momento in cui il singolo si trova in formazioni

sociali. L’art. 18 dice che tutti possono associarsi liberamente. L’art. 39 riguarda i sindacati,

mentre il 49 i partiti. In questo modo si cerca di superare l’ideologia liberale, infatti uno dei

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motivi che genera la crisi nello stato liberale è il fatto di non considerare le formazioni

intermedie.

Approfondimento pg. 212

Il principio pluralista significa che la costituzione garantisce la libertà :

Di associarsi: cioè di partecipare o fondare associazioni

­ Delle associazioni: sono garantiti dei diritti anche alle associazioni

­ Nelle associazioni: quando un privato entra nell’associazione, ha protetti i suoi diritti

­

Il principio lavorista, cioè l’importanza conferita al lavoro, che viene vista l’attività più

importante dell’uomo. Questa ispirazione si trova nell’art.1, o l’art.4 in cui il lavoro è sia un

diritto ma anche un dovere. Questa attività è importante per 2 motivi: in quanto visto si come

uno strumento di realizzazione della personalità, ma anche come strumento di adempimento

del dovere di solidarietà. Un altro aspetto importante è il fatto che l’attività del lavoro dà un

contributo concreto e spirituale, ed in più con il reddito da lavoro, si contribuisce ed adempio al

dovere di solidarietà. Essi servono per le opere pubbliche. La costituzione però non è

classista, in quanto non discrimina i non lavoratori.

Il principio democratico ( approfondimento pg.10)

Per essere democratico bisogna che la fonte del potere politico sia il consenso dei governanti.

Oltre a questo occorre che ci siano degli istituti che garantiscono le minoranze, come la

costituzione e la corte costituzionale.

LEGGI COSTITUZIONALI E DI REVISIONE COSTITUZIONALE

Si tratta di atti normativi che modificano o si affiancano alla costituzione, per la cui

approvazione necessità la procedura prevista nell’art.138. Quindi queste norme hanno

modificato la costituzione;

un esempio è l’art. 60 che decretava che la legislatura per la camera valesse per 5 anni e per il

senato 6. Questo è stato modificato e al posto dei 6 anni sono diventati 5. Dunque le leggi di

revisione costituzionali hanno integrato il testo della costituzione.

Procedura per l’iter di approvazione delle leggi costituzionali e di revisione costituzionale

(schema pg.39)

Occorre una doppia approvazione, quindi in totale 4 votazioni ( 2 senato + 2 camera). Tra la 1°

e la 2° approvazione tra le 2 camere devono passare almeno 3 mesi. Ciò fa si che tutte le varie

associazioni e i vari organi possano discuterne al di fuori del parlamento. Nella 2°

approvazione è richiesta una particolare maggioranza ( approfondimento pg. 115)

La maggioranza semplice è data dal 50%+1 dei votanti.

La maggioranza qualificante si verifica quando c’è una maggioranza più alta rispetto quella

semplice ed è calcolata sugli aventi diritto al voto. Es. la maggioranza assoluta è data dai 50%

+1 degli aventi diritto al voto. In base alla maggioranza, nella 2° votazione, si possono

verificare 3 diversi casi:

Se x< della maggioranza assoluta, allora l’iter si interrompe.

1) Se X ≥ dei 2/3 degli aventi diritto al voto, la maggioranza è talmente alta, da consentire

2) di dire che la legge è già perfetta tanto da entrare in vigore. 13

Se 50%+1≤x≤2/3 a.d.v. , caso frequente, è possibile la richiesta di un referendum

3) riguardo la legge costituzionale. È approvativo e può essere richiesto da:

Almeno 500mila elettori

­ Almeno 5 consigli regionali

­ Almeno 1/5 di ciascuna camera

­

Di questi referendum ne sono stati votati 2. In questo referendum non è richiesto il quorum di

partecipazione.

Le leggi costituzionali sono subordinate alla costituzione in quanto:

Per approvarle deve essere rispettato l’iter previsto dall’art. 138, infatti se una legge

1) costituzionale venisse approvata senza la maggioranza assoluta, essa verrebbe

giudicata incostituzionale dalla corte costituzionale.

Non possono modificare la forma repubblicana prevista dall’art. 139.

2) Ci sono limiti impliciti alla revisione costituzionale. Un esempio riguarda i diritti inviolabili

3) ( approfondimento pg. 44). Inviolabile significa che esso non è eliminabile nemmeno

attraverso la legge di revisione costituzionale.

REGOLAMENTI COMUNITARI

Nasce nel 1952 la Ceca, con cui si ha l’unificazione del mercato del carbone e dell’acciaio. Nel

1957 nasce la Cee che mette le basi per le future integrazioni e trattati. Passaggio decisivo nel

1992, in quanto con il Trattato di Maastricht si giunge all’Unione Europea, che è stato

modificato dal Trattato di Lisbona nel 2009. Oggi l’unione ha 28 stati aderenti.

Organi principali:

­Consiglio Europeo: è composto dal presidente, presidente della commissione della

commissione , capi di stato o di governo degli stati membri. È massimo organo sul piano

politico e non è permanente.

­Consiglio: è composto da un membro del governo di ciascun stato membro in base alla

materia trattata. È il massimo organo sul piano normativo e non è permanente.

­Commissione: è un organo permanente ed è composta da 1 membro di ciascun stato

dell’unione e viene nominato dallo stato previa approvazione del parlamento europeo. È

composto da vari commissari con diverse competenze. È importante perché dirige l’apparato

amministrativo dell’unione.

­Parlamento: è eletto a suffragio universale ed è composto da 751 membri, nominati in base

alla proporzione della popolazione degli stati aderenti. Ogni stato inoltre decide che sistema

elettorale utilizzare per le elezioni. Sta acquisendo sempre maggiori funzioni, tra cui:

1) concorre all’adozione di regolamenti comunitari

2)approva il bilancio

3) può esprimere una mozione di censura verso la commissione

Atti principali:

Direttive: Non sono fonti del diritto, ma prescrizioni rivolte agli stati membri affinchè

raggiungano certi risultati con i mezzi che ritengono più adeguati. È obbligatoria per il risultato.

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Raccomandazioni: atti politici che invitano gli stati a compiere una certa attività. Non sono

obbligatori neppure i risultati.

Regolamenti: sono atti normativi che entrano direttamente in vigore nei singoli stati membri.

Sono quindi fonti del diritto, vengono pubblicate sulla gazzetta ufficiale dell’Ue in tutte le lingue

degli stati membri, ed entrano in vigore dopo 20 giorni dalla loro pubblicazione.

Approfondimento pg. 48

Dopo Lisbona, esistono 2 diverse procedure attraverso le quali vengono attuati i regolamenti:

Procedura ordinaria: il regolamento viene adottato dal consiglio congiuntamente al

parlamento, quindi deve essere approvato dai 2 organi. Se da uno dei 2 non viene

approvato, il procedimento si stoppa. Si prevede quindi la possibilità di una conciliazione,

cioè di mettere d’accordo i 2 organi, in quanto i rappresentanti dei 2 organi cercano di

mettersi d’accordo. Oppure può essere adottato dal consiglio sentito il parlamento,

solamente in alcune materie. Quindi il consiglio chiede il parere al parlamento, ma alla fine

può adottarlo anche da solo. Esistono regolamenti che vengono adottati dalla

commissione , che però sono subordinati a quelli del consiglio. Esempio di regolamento

pg.50. Essi devono essere motivati prima dell’articolo per poi poterli interpretare.

REGOLAMENTI DELL’UE E LEGGI ITALIANE

I regolamenti possono trovarsi in contrasto con le leggi italiane e possono essere adottati solo

nelle materie di competenza dell’Ue, previste nei trattati oppure dalla sussidiarietà verticale,

regola secondo cui l’Ue può divenire competente per regolare una certa materia laddove i

singoli stati membri non ottengono risultati soddisfacenti. Verticale perché c’è uno

spostamento di competenza verso l’Ue. Questo principio vale anche all’interno dello stato

italiano. Nasce una complicazione perché se il giudice italiano ritiene competente il

regolamento dell’Ue, disapplica la legge italiana, ma se egli ritiene competente la legge

italiana, deve sollevare il problema davanti la corte di giustizia per poter disapplicare il

regolamento europeo.

LEGGE COMUNITARIA ( approfondimento pg.45)

È una legge italiana adottata per adeguare il nostro ordinamento agli obblighi giuridici che

discendono dall’appartenenza dell’Ue.

LEGGE ORDINARIA (ART.70­74)

­legge costituzionale: es l.cost.n…del…

­legge del parlamento: es. l.n...del…

­legge regionale: es.l.reg..n..del…

­legge provinciale: es. l.prov…n…del…

Procedimento:

sequenza predeterminata di atti volta al raggiungimento di un risultato finale unitario tale per

cui non può svolgersi se non si è conclusa la precedente. 15

È importante nel diritto pubblico, in quanto questo procedimento garantisce la miglior decisione

possibile nei confronti dei cittadini, in quanto se il procedimento fosse come quello seguito da

un privato, i risultati potrebbero ricadere in modo negativo sulle persone.

È suddiviso in 4 fasi:

INIZIATIVA: Cinque soggetti possono presentare un progetto alle camere e deve

1) essere articolato e può essere presentato: da uno o più ministri in base alla materia

trattata ed approvato dal consiglio dei ministri e autorizzato dal presidente della

repubblica, oppure da ciascuno dei parlamentari, o da ciascun consiglio regionale,

oppure dal CNEL ( consiglio nazionale dell’economia e del lavoro), infine da 50.000

elettori attraverso una raccolta di firme. Questa iniziativa popolare va distinta dalla

petizione, prevista dall’art.50, in cui basta la richiesta di un solo cittadino ed inoltre non

è un disegno di legge. Inoltre si possono chiedere oltre provvedimenti legislativi anche

comuni necessità.

Dopo che uno di questi soggetti esercita l’iniziativa, il ddl viene presentato ad una delle 2

camere, ed il presidente di quella camera stampa il ddl e viene distribuito ai parlamentari ed in

seguito decide quale procedimento seguire, tra cui: (fase istruttoria)

PROCEDIMENTO ORDINARIO: il ddl viene assegnato ad una commissione referente. Le

commissioni all’interno del parlamento sono composto in proporzione alla consistenza dei

gruppi in assemblea e possono essere:permanenti, costituite una volta per tutta la legislatura e

si occupano di una certa materia, oppure speciali nel momento in cui sono costituite di volta in

volta per un certo compito, oppure è referente perché ha il compito di riferire all’assemblea

dopo aver svolto l’istruttoria.

Nell’istruttoria, la commissione referente svolge attività importanti:

Discute il ddl, il perché adottare una certa legge

1) Sente il parere di esperti (audizioni)

2) Predispone il testo base del ddl

3) Redige una relazione/i di accompagnamento

4)

Finita l’istruttoria, il ddl passa in assemblea, nella fase decisionale, e compie questi 3 atti:

Discute il progetto di legge vengono presentati gli emendamenti, cioè proposte di

­ modifica di parti del progetto di legge che vengono presentati da parlamentari.

Vota il ddl articolo per articolo

­ Vota il ddl nel suo complesso

­

Entrambe avvengono a maggioranza semplice (50%+1 dei presenti)

La prima camera approva la legge che passa alla seconda camera che:

Può emendare il disegno di legge, ed in questo caso il testo modificato torna indietro alla

 prima camera.

Può respingere il ddl, e quindi il procedimento si ferma.

 Può approvare il ddl, ed in questo caso si passa all’integrativa dell’efficacia.

 16

La seconda camera può scegliere che procedimento utilizzare.

PROCEDIMENTO SPECIALE: Il ddl viene assegnato ad una commissione parlamentare

deliberante, cioè che fa sia la fase istruttoria che deliberante, quindi non c’è il passaggio dalla

commissione all’assemblea. La commissione deliberante è anche quella referente, a seconda

delle mansioni che deve svolgere. Questo procedimento semplifica lì approvazione della legge,

in quanto la commissione è formata solamente da 30 persone. Lo svantaggio però è che si ha

minor trasparenza, in quanto tutto avviene all’interno della commissione. Esiste la distinzione

tra questi 2 procedimenti in quanto quello speciale si può adottare solo in alcune materie e si

passa a questo procedimento se lo richiedono 3 soggetti indicati dalla costituzione: il governo,

almeno 1/5 della commissione deliberante, almeno 1/10 dell’assemblea.

Infine c’è la fase integrativa dell’efficacia , in cui il presidente della repubblica entro un mese

può:

­promulgarla: la promulgazione è una dichiarazione solenne della legge che avviene secondo

una formula sacramentale. Il presidente quindi interviene per dichiarare che sta entrando in

vigore una legge che vale per tutto lo stato e che non proviene solamente dalla maggioranza

parlamentale. È sacramentale in quanto fissa ed immutabile, quindi tutte le leggi hanno la

stessa formula sacramentale (pg.56). Quindi questa formula fissa il testo originale, cioè quello

che prevale in ogni caso e che viene pubblicato nella gazzetta ufficiale.

­rinviarla: è il caso meno frequente. La legge viene fermata ed il presidente la rinvia alle

camere, indicando il motivo del rinvio. Può rinviarla per motivi di merito, cioè quando la legge

non è opportuna, cioè ha dei problemi nel raggiungere gli obiettivi che si è preposto il governo,

o la consideri illegittima, quando il presidente crede sia difforme alla legge. Il presidente della

repubblica rinvia poche volte per motivi di merito in quanto non è un organo governante e

anche per motivi di legalità perché già esiste un organo competente che è la corte

costituzionale. Quindi il presidente rinvia solamente se la legge è palesemente

incostituzionale. Nella prassi (pg.152 e 154­158) ci sono stati un totale di 60 rinvii: alcuni non

hanno mai rinviato come Saragat, mentre Cossiga ha rinviato 22 volte e Napolitano una.

Se si ha il rinvio della legge, le camere possono:

Far cadere la legge e il processo si stoppa

1) La emendano o la riapprovano identica, ed il questo caso si ha la promulgazione,

2) anche se il vizio rilevato del presidente non viene corretto.

Il rinvio viene chiamato anche veto sospensivo, in quanto il presidente può sospenderla la

prima volta ma la secondala deve approvarla.

In seguito la promulgazione, la legge viene pubblicata nella gazzetta ufficiale, che viene curata

dal ministro di giustizia, ed è il luogo in cui si apprendono io testi delle nostre fonti. La legge

17

entra in vigore 15 giorni dopo la pubblicazione, salvo che la legge non preveda un termine

diverso. (vacatio legis)

Collocazione della legge ordinaria nella gerarchia delle fonti: In aiuto viene l’art. 117 comma 1

che dice che le leggi devono rispettare la costituzione, l’ordinamento comunitario, cioè l’unione

europea, gli obblighi internazionali, cioè il rispetto di tutti gli obblighi con le altre nazioni al di

fuori dell’Ue, cioè i trattati internazionali, che hanno una particolare procedura affinchè entrino

in vigore nel nostro ordinamento. Questi sono stipulati tramite i rappresentanti degli stati

contraenti. Dopo la stipula, essi devono essere recepiti dall’Italia. Vengono ratificati dal

presidente della repubblica, e può avvenire solo quando c’è un’autorizzazione alla ratifica da

parte del parlamento.

Dal 2001 con la riforma del titolo V, lo stato ha competenza di legiferare nelle materie previste

nell’art. 117 ed il resto spetta alle regioni. La legge quindi si situa a livello successivo rispetto le

leggi di revisione costituzionale. Oggi quindi la legge non è più al vertice delle fonti, al contrario

dell’800.

Esistono altri atti con forza di legge: il decreto legge e il decreto legislativo. L’art 70 e 77 infatti

dicono che essi hanno la stessa forza della legge ordinaria. Quindi solo la costituzione può

creare nuovi atti con forza di legge. Grazie a questi 2 articoli, la costituzione può derogare la

funzione legislativa, che spetta di norma al parlamento, ma che in casi particolari può essere

conferita al governo che può adottare atti con forza di legge.

DECRETO LEGGE previsto dall’art.77 (d.l.)

Il nome decreto è comune nel diritto pubblico, e identifica la forma e il contenuto che è l’atto,

che ha la stessa forza della legge. Qeusto può essere adottato solo nelle materie previste

dall’art. 117 comma 2.

L’iter di adozione (schema pg. 63): Deve essere approvato dal consiglio dei ministri. Il

presupposto perché si attivi il consiglio dei ministri, è che ci sia un caso di urgenza per il quale

bisogna provvedere nell’immediato. Se il consiglio dei ministri l’approva, viene emanato dal

presidente della repubblica. Viene pubblicato sulla gazzetta ufficiale e l’entrata in vigore è

immediata. Il d.l lo stesso giorno dell’approvazione infatti deve essere presentato in parlamento

per la conversione in legge e può accadere che: le camere lo converto in legge ordinaria entro

60 giorni, oppure che neghino la conversione o non si pronuncino entro 60 giorni. In questi

ultimi 2 casi il d.l decade ex tunc (dall’inizio), quindi anche tutti gli atti che sono compiuti

durante precedentemente a ciò sono da considerare invalidi. Il problema in questo caso nasce

dal fato che in questo frangente il governo esercita un potere che normalmente non ha. Allora

tutto si regge sul fatto che il governo sia intervenuto veramente in caso di necessità ed

urgenza. ( approfondimento pg.66) 18

Se il governo adotta un atto nel momento in cui non c’è urgenza, il parlamento non converte il

decreto legge in legge. È una risposta ingenua in quanto in parlamento risiedono in

maggioranza parlamentari che appoggiano il governo, e quindi il parlamento convertirebbe in

ogni caso il d.l. Quindi è richiesto un altro controllore, per stabilire se il governo ha agito in

caso di urgenza. Questo organo è la corte costituzionale. Resta però un problema di ordine

pratico. Perché dopo 60 giorni dall’adozione il d.l non esiste più, solamente che non è detto

che in 2 mesi la corte riesca a giudicarlo. Quindi la corte ha stabilito che il vizio si trasmette

anche alla legge di conversione, la quale viene giudicata al posto del d.l annullandola.

DECRETO LEGISLATIVO (d.lgs) regolato da art.76

Il decreto è la forma e si chiama legislativo perché il contenuto è la forza di legge. Il

procedimento inizia con l’adozione della legge delega dal parlamento, con il quale delega il

parlamento a svolgere la funzione legislativa. La legge delega, per essere conforme all’art.76,

deve contenere per forza: un oggetto definito, cioè la materia sulla quale il governo può

esercitare la funzione legislativa, ed inoltre i principi che deve seguire ed inoltre deve

contenere il limite di tempo. Questo contenuto è definito minimo, in quanto queste 3 cose

devono essere sempre presenti. Il parlamento però può introdurre ulteriori vincoli, come per

esempio l’obbligo di sentire esperti. Il parlamento quindi delega un suo potere per un tempo

limitato, dunque egli resta sempre titolare del potere legislativo, quindi decide entro che termini

delegare. Essendo una delega in senso proprio si può dedurre che: può avvenire solo nelle

materie statali, può essere revocata dal parlamento attraverso l’abrogazione della legge

delega, si esaurisce con il suo esercizio. L’iter di approvazione (pg.70). Il decreto legislativo

entra in vigore 15 giorno dopo la sua pubblicazione, salvo che non contenga un termine

diverso. Se il d.lgs. non rispetta le indicazioni insite nella legge delega, si giunge al contrasto

tra 2 fonti pari ordinate: la legge delega e il d.lgs. Secondo il criterio cronologico prevarrebbe la

più recente, cioè il d.lgs, quindi anche se contrasta con la legge delega prevale sempre, e

dunque si giungerebbe a dire che il governo ha illimitati poteri. Ma il d.lgsl, violando la legge

delega, viola anche indirettamente il meccanismo previsto dall’art.76, quindi si trova in

contrasto con la costituzione. Quindi deve giudicare la corte costituzionale a riguardo.

Funzione della delegazione legislativa: questa funzione è l’ approvazione di testi normativi di

una certa complessità. In questi casi il parlamento delega il governo. Un esempio è il testo

unico. Accade che ci siano tante norme di diverso valore mai abrogate su una stessa materia.

Per mettere ordine, è necessario scrivere questi testi in cui il governo la coordina, abroga ciò

che non va più bene, e redige un testo unico riguardo la materia.

REFERENDUM ABROGATIVO art. 75 19

Con questo referendum si può avere l’abrogazione di una legge ordinaria già in vigore. È stato

il referendum più votato ed è lo strumento di democrazia diretta più importante.

Nell’art 1, 2° comma, si parla di sovranità popolare. Ha avuto un’interpretazione recente molto

parziale, cioè il fatto che questa vada esercitata entro i limiti stabiliti dalla costituzione. Con

partecipazione si intendono le forme e i modi con cui i cittadini prendono parte ai processi

decisionali pubblici. Si ha una distinzione tra queste forme e modi tra:

­strumenti di democrazia diretta, quando il cittadino decide direttamente qualcosa (es.

referendum)

­strumenti di democrazia rappresentativa, tutte le volte che si elegge qualcuno che ci

rappresenta dei processi decisionali pubblici. Questi strumenti sono presenti in tutte le

costituzioni, più o meno bilanciati tra loro. È possibile però che i rappresentanti non ci

rappresentino più, quindi è necessaria l’esistenza di qualche elemento di democrazia diretta.

Nella nostra costituzione ci sono 3 strumenti di democrazia diretta: la petizione, l’iniziativa

legislativa popolare,il referendum.

Un referendum è una votazione popolare su una questione determinata da risolvere con un si

o con un no. Può essere:

­approvativo, che riguarda l’approvazione delle leggi costituzionali.

­abrogativo, e serve per abrogare una legge ordinaria.

­altri tipi (pg.75)

L’art.75 dice l’oggetto del referendum abrogativo, ovvero le leggi e gli atti aventi forza di legge

dello stato ( leggi, d.l,d.lgs). Può essere chiesto da almeno 500mila elettori o almeno 5 consigli

regionali. Inoltre nel 2° comma dell’art.75, si dice che ci sono materie su cui non può avvenire il

referendum, per esempio le leggi tributarie. È previsto il quorum di partecipazione, e affinchè

esso sia valido occorre che voltino almeno il 50%+1 dei cittadini aventi diritto di voto. Se il

quorum non viene raggiunto, esso non ha alcun valore giuridico. La legge alla fine è abrogata

se si è espressa nel senso della abrogazione la maggioranza dei voti validamente espressi.

Con il sì si vota a favore dell’abrogazione, mentre con il no per mantenerla. Il voto può anche

essere nullo oppure scheda bianca. Per calcolare se la legge è abrogata, si tolgono le schede

nulle o bianche e restano soltanto i si o no. Si ha 4 diversi modi per votare: non votare, votare

ma con scheda bianca o nulla, votare si o votare no.

La legge attuativa dell’art.75 è stata adottata solo nel 1970.

Richiesta di referendum su iniziativa popolare ( pg.76­77)

Vengono raccolte almeno 500mila firme entro 3 mesi . In seguito la richiesta di referendum

subisce un primo controllo di legittimità da parte della cassazione, cioè se ha i requisiti stabiliti

dalla legge e si ha il controllo delle firme. Se passa questo 1° controllo, ne subisce un 2° da

20

parte della corte costituzionale, che verifica la legittimità della richiesta. Se la richiesta pass

anche il 2° controllo, il presidente indica la data in cui si volge il referendum, scegliendo una

domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno. Se vincono i no, non si può proporre l’abrogazione della

stessa legge per i 5 anni successivi.

Approfondimento pg.83: il parlamento può abrogare la legge prima del referendum, ma egli

abrogava la vecchia legge e contemporaneamente adottava una disciplina sostanzialmente

identica. La corte costituzionale nel ’78, con una sentenza ha detto che se il parlamento adotta

una legge identica alla precedente, il referendum viene trasferito dalla vecchia alla nuova

legge.

Il referendum è fonte del diritto in quanto con questo è possibile modificare l’ordinamento

giuridico. Ha la stessa forza della legge ordinaria. Con i referendum manipolativi, i promotori

hanno iniziato a sottoporre a referendum singole parti della legge, con lo scopo di abrogare

quelle parti in modo tale che la legge rimanesse in vigore con un significato diverso rispetto a

quello iniziale.

LE FONTI REGIONALI

Statuti regionali: sono previsti dall’art.123 e si tratta di atti normativi che delineano

nell’essenziale la forma di governo, l’organizzazione ed il funzionamento delle regioni. Si

differenzia dagli altri per il suo contenuto e determina gli organi fondamentali della regione.

Con la riforma del titolo V, nel 2001, le regioni hanno ottenuto maggior autonomia, tanto che

ognuna può scegliere la propria forma di governo. Tutti gli statuti sono subordinati alla

costituzione ma sovraordinati alle leggi regionali.

Esistono 2 tipi di statuto:

­statuto speciale per 5 regioni (Sicilia, Sardegna, TrentinoAA, Valle d’Aosta, Friuli VG), per

motivi storici e linguistici. Vengono adottati con le leggi costituzionali dallo stato in quanto il

titolo V contiene delle regole generali che riguardano tutti gli enti territoriali, quindi per derogare

validamente la costituzione queste regole è necessaria una legge costituzionale.

­statuto ordinario, per le restanti 15 regioni, e viene approvato da ciascuna regione attraverso

una legge regionale aggravata prevista dall’art.123 ( procedura pg.85). 21

Gli statuti regionali ordinari si collocano in base al criterio di competenza, cioè è competente in

quelle materie previste dall’art.123.

Leggi regionali

Sono atti normativi espressione dell’autonomia legislativa delle regioni ( e delle province

autonome di Trento e Bolzano).

Con la riforma del titolo V del 2001:

­oggi le leggi regionali hanno competenza generale, mentre in precedenza avevano

competenza solamente in alcune materie.

­esistono leggi regionali che non sono subordinate alle leggi del parlamento, mentre prima

erano tutte subordinate.

­esiste lo stesso procedimento di controllo costituzionale.

Iter di approvazione delle leggi regionali pg.90

Limiti delle leggi regionali:

Sono subordinati alla costituzione, all’ordinamento comunitario e agli obblighi

• internazionali.

Sono limitate territorialmente, in quanto efficaci solo sul territorio regionale.

• Devono rispettare lo statuto, se no si trovano in contrasto con l’art.123, e quindi con la

• costituzione.

Ripartizione di competenza tra stato e regioni (pg.88)

Una regione può avere maggior autonomia facendone richiesta allo stato grazie all’adozione

da parte del parlamento di una legge a maggioranza assoluta. Alla regione può essere

concesso ciò che è previsto in 3 materie tra quelle elencate dal 2° comma dell’art.117. Inoltre

possono essere concesse condizioni particolari di autonomia concernenti le materie elencate

nel 3° comma.

I REGOLAMENTI, come fonti secondarie

Def: sono atti normativi secondari adottati da enti territoriali.

Per regolamenti si intendono: quelli dell’Ue, quelli parlamentari, quelli interni di enti, organi o

apparati minori ed hanno scarsa importanza generale e vengono esercitati solo su i soggetti

interessati, ed infine quelli secondari, che possono essere adottati da: stato, regioni, province o

comuni. ( vedi tab. pg.95)

Regolamenti statali: esecutivi

Governativi delegificatori

1) Ministeriali

2)


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Corso di laurea: Corso di laurea in economia e marketing internazionale
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MatteoPoletti95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Pinardi Roberto.

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