Che materia stai cercando?

Appunti di Diritto Commerciale progredito Appunti scolastici Premium

Appunti di diritto commerciale progredito basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Ardizzone dell’università degli Studi Bocconi - Unibocconi, facoltà di economia, Corso di laurea magistrale in economia e legislazione per l'impresa. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto commerciale progredito docente Prof. L. Ardizzone

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

L’assemblea può delegare agli amministratori il compito di effettuare l’aumento in una o

più volte fino ad un lasso temporale di 5 anni. “Una o più volte” non ha a che fare con

l’aumento per tranches (anche se da un punto di vista pratico si avvicinano) ma dal punto

di vista giuridico regge il verbo “deliberare”, quindi l’Assemblea autorizza gli amministratori

ad effettuare una pluralità di delibere di aumento ma non un aumento con più momenti

esecutivi (è comunque possibile ma non è quello di cui parla la norma).

Questo significa che avremo la stessa vicenda classica di aumento ripetuta. Ogni volta

l’aumento sarà deliberato e sarà certamente offerto ai soci che sono tali al momento di

esecuzione dei singoli aumenti. Mentre nello scenario per tranches c’è un tema in

discussione, nel caso di una pluralità di aumenti ognuno fa storia a sé.

Il momento T1 non cambia sotto il profilo della natura e dell’oggetto: delibera di aumento

ma, eccezionalmente, cambia la competenza. È la stessa natura di atto anche perché,

eccezionalmente, dovrà essere presente un notaio a verbalizzare la delibera del CdA.

Gli amministratori potrebbero non dare mai esecuzione all’aumento.

La delibera dell’Assemblea straordinaria va iscritta a registro delle imprese perché danno in

mano all’amministratore la responsabilità e si espongono ad una delibera anche

immediata. Dovrà essere depositato lo Statuto che, ovviamente, non conterrà nessuna

modifica al capitale sociale ma, con finalità segnaletica, si usa mettere nell’articolo del

capitale sociale una “clausola transitoria”. Si scrive “il capitale sociale è di Xeuro.

L’assemblea straordinaria con delibera in data … ha autorizzato l’amministratore ad

effettuare un aumento di capitale in una o più tranches fino ad euroY e fino alla data Z”.

In questo modo chi è interessato ad acquistare azioni di quella società, si fa la visura e vede

che gli amministratori hanno già in mano il potere per effettuare un aumento di capitale.

La clausola transitoria è funzionale non tanto alla tutela dei terzi ma all’ingresso dei nuovi

soci: chi entra dopo l’autorizzazione si trova in una situazione in cui è già stato delegato

l’aumento e riceverà anche lui l’offerta quando e se il CdA delibererà l’aumento.

Deve essere necessariamente previsto un termine temporale (max 5 anni), un limite

quantitativo per l’aumento (che si riferisce però solo al valore nominale), se si vuole dare la

possibilità di effettuare un aumento con esclusione del diritto di opzione questo deve

essere previsto nel verbale.

Perché effettuare quindi un aumento per tranches piuttosto che delegato? Perché nel

primo caso è l’assemblea che delibera e che struttura l’accordo in base al prezzo e tutte le

altre condizioni, nel caso dell’aumento delegato il prezzo viene definito dagli

amministratori. Una ragione per preferire l’aumento per tranches è che quella delibera di

aumento in T1 può disporre di tutte le componenti senza demandare agli amministratori.

Se io sono un socio non amministratore preferirò di molto un aumento per tranches perché

concorrerò alla definizione di tutta una serie di modalità di attuazione che altrimenti

sarebbero demandate, fatti salvi gli elementi contenuti nella delibera di autorizzazione. 14

I versamenti a riserva

La suddivisione del prezzo determina quale parte vada a capitale sociale e quale parte vada a

riserva sovrapprezzo. Data un’esigenza di 1 milione, che è il punto di vista centrale per la società, a

livello di PN la distribuzione tra CS e Riserva è fondamentale dal punto di vista dei rapporti tra i

soci mentre non lo è sul piano societario.

Ma se ci fossero dei soci interessati a versare nelle casse sociale denari senza che ciò comporti un

aumento del CS, è possibile? Spesso la società ha necessità di risorse immediate, l’aumento di

capitale, per quanto possa essere sveltito comprimendo alcuni passaggi, richiede del tempo.

Inoltre, al di là del fattore tempo, c’è sempre, qualora qualcuno non sia disposto a seguire

l’aumento, una inevitabile alterazione degli assetti.

L’istituto del versamento a riserva nasce per soddisfare esigenze di immediata liquidità o volere

dei soci di mantenere le stesse quote.

 1.000.000 versamenti dai soci Debiti

100.000 CS

200.000 Riserve già esistenti

+1.000.000 nuove riserve

Es. Vecchio signore che si innamora della giovane socia al 50% che ha messo 50.000 euro iniziali.

Follemente innamorato, decide di versare denaro nelle casse sociali. Se avessero fatto un aumento

di capitale lei non sarebbe stata in grado di seguire l’aumento, il Vecchio Sig quindi versa

1.000.000 nelle casse di una società che per il 50% è della Giovane Sig.ina.

Scenario 1) Vecchio Sig. non è interessato a riavere quei soldi, fa il versamento per arricchire la

società nell’interesse della società e dell’altro socio. In questo caso è un versamento a fondo

perduto.

 Non ha interesse a riavere i soldi né ora né in futuro e versa, senza nulla pretendere, nelle

casse della società quindi è un versamento a fondo perduto.

Non passando dal capitale sociale non è necessaria nessuna assemblea, perché non ha nulla a che

fare con l’aumento di capitale e l’assetto proprietario non è cambiato. Non c’è delibera

assembleare, notaio, deposito e altri atti che comportano un certo costo economico. È solo

necessario una scrittura privata che registri l’ingresso del denaro nelle casse sociali.

La società e la Giovane Sig.ina sono entrambi beneficiati. Sul piano del diritto privato è una

donazione indiretta (art. 809) perché il trasferimento è fatto alla società e non alla Sig.ina, il

beneficio nasce dal fatto che una società da lei partecipata si arricchisce. È importante qualificarla

come donazione indiretta perché quella diretta implica l’atto pubblico con i testimoni mentre

quella indiretta non è soggetta ad obblighi di forme, è sufficiente la scrittura privata.

Il Sig. che versa fa un versamento a fondo perduto ma non una donazione diretta perché lui è

necessariamente interessato alla situazione patrimoniale della società, essendo socio, manca

l’animus donandi (lo spirito di liberalità): il socio non effettua il versamento con l’obiettivo di

arricchire la società in modo liberale ma un intento di migliorare la situazione della società, c’è 15

interesse sociale. Il Sig. voleva in effetti beneficiare Sig.ina e lo fa attraverso la sponda della

società: sul piano societario non c’è relazione tra i due rispetto a questa singola operazione

(restano soci al 50% della stessa società), sul piano del diritto civile c’è una donazione indiretta.

Se però Sig. lede la legittima (la quota dovuta ai figli e parenti) non solo rispetto ai soldi residuati ai

momento della morte ma quelli + le donazioni fatte in vita (perché si ricompone il patrimonio

anche con le donazioni fatte in vita), allora i figli di Sig. potranno andare da Sig.ina a chiedere i

soldi.

Art. 809 “Le liberalità, anche se risultano da atti diversi da quelli previsti dall’art. 769, sono

soggette alle stesse norme che regolano la revocazione delle donazioni per causa d’ingratitudine e

per sopravvenienza di figli, nonché a quelle sulla riduzione delle donazioni per integrare la quota

dovuta ai legittimari.

Questa disposizione non si applica alle liberalità previste dal secondo comma dell’art. 770 e a

quelle che a norma dell’art. 742 non sono soggette a collazione.”

Art. 803 “Le donazioni fatte da chi non aveva o ignorava di avere figli o discendenti al tempo della

donazione, possono essere revocate per la sopravvenienza o l’esistenza di un figlio o discendente

del donante. Possono inoltre essere revocate per il riconoscimento di un figlio, salvo che si provi che

al tempo della donazione il donante aveva notizia dell’esistenza del figlio.

La revocazione può essere domandata anche se il figlio del donante era già concepito al tempo

della donazione.”

Scenario 2) Se l’esigenza è quella di rispondere ad una situazione emergenziale e Sig. conferisce i

soldi dicendo “prima o poi me li darai”, allora siamo fuori da un’ottica di donazione ma siamo in

una situazione di necessità di cassa. Sig., socio, versa 1.000.000 che si aspetta di riavere.

Ci sono due soluzioni di rappresentazione

a. Il finanziamento da soci, che potrebbe anche esse infruttifero, con una data di scadenza

fissata però. Un’operazione qualificata in questo modo va a debito e non si passa per il CS.

Il socio prima o poi riavrà quei soldi

Art. 2467 (precettato in caso di Srl ma applicabile anche per Spa) “ Il rimborso dei

finanziamenti dei soci a favore della società è postergato rispetto alla soddisfazione degli altri

creditori (1) e, se avvenuto nell’anno precedente la dichiarazione di fallimento della società, deve

essere restituito.

Ai fini del precedente comma s’intendono finanziamenti dei soci a favore della società quelli, in

qualsiasi forma effettuati, che sono stati concessi in un momento in cui, anche in considerazione del

tipo di attività esercitata dalla società, risulta un eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al

patrimonio netto oppure in una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato

ragionevole un conferimento.”

Se i soldi servono perché la società è in stress il 2467 rende improbabile che la causa di

quel versamento sia di finanziamento, perché chi versa sa che sarà pagato dopo tutti

creditori.

b. Non voglio che mi venga restituito il denaro ma voglio azioni, perché non c’è più lo spirito

di liberalità di prima. In questo caso c’è un versamento in conto capitale. 16

Tizio, Caio e Sempronio sono tre soci proprietari per 1/3 e la società ha bisogno di denaro

molto velocemente per acquistare un asset. Il denaro che versa oggi Tizio a titolo di

versamento in conto capitale è un anticipo di quello che verserà al momento dell’aumento

di capitale a cui parteciperanno Caio e Sempronio.

Es. Il primo versamento a c/ capitale serve per il compromesso e la caparra, poi, con

l’aumento di Caio e Sempronio, si acquista l’asset.

Mentre nel primo scenario il versamento a fondo perduto diventa una riserva pienamente

disponibile a beneficio di tutti i soci (pienamente disponibile e utilizzabile), in questo caso

Tizio ha pieno interesse al fatto che la riserva rimanga a lui riconducibile perché si aspetta,

in sede di aumento di capitale, una contropartita in azioni.

È fondamentale che sia iscritto all’attivo perché altrimenti, in un c/c vincolato, non sarebbe

a disposizione della società. Al passivo però non può essere qualificato come debito ma

rientra nella categoria delle riserve targate, cioè riserve che non sono più riconducibili a

tutta la platea dei soci ma la singolo. Quando si realizzerà l’aumento di capitale, Tizio avrà

già effettuato il suo versamento.

i. I soci hanno deciso preliminarmente che l’aumento si farà entro un lasso di tempo

determinato. Tizio potrebbe chiedere, al momento dell’effettuazione del

versamento, di iscrivere che il versamento è finalizzato ad un’operazione già

delineata nei suoi tratti fondamentali (versamento in conto futuro aumento di

capitale). Il versamento in questo caso entra in accordo negoziale già definito: in

funzione di un aumento per Xeuro che dovrà essere deliberato entro Ygiorni.

In questo caso l’effettuazione del futuro aumento di capitale è una condizione

perfezionante del versamento, quindi se questo non dovesse poi essere

perfezionato l’amministratore deve restituire i soldi al socio. In questo caso un

amministratore prudente metterebbe il denaro in una riserva vincolata.

ii. Tizio versa il denaro senza fare specifico riferimento ad una specifica operazione:

verso in conto capitale e alla prima operazione di aumento del capitale verrà tenuta

buona. Spesso l’accordo tra i soci è esterno al rapporto societario e frutto della sola

scrittura privata questo perché nel caso (i) se la società non dovesse perfezionare

l’aumento l’amministratore dovrà restituire i soldi. Per questo motivo è spesso

preferibile evitare il versamento in conto futuro aumento di capitale se il motivo del

versamento è utilizzare la liquidità. In questo caso l’amministratore è sicuro di poter

utilizzare i soldi: non c’è un evento dedotto a condizione che potrebbe determinare

la responsabilità in caso di mancata restituzione. Prima o poi un evento di capitale

sarà fatto. Il tema della disponibilità del denaro versato a riserva in funzione di un

aumento da realizzarsi ha anche delle forti implicazioni laddove l’aumento sia già

stato deliberato ma non sia ancora stata data esecuzione. Questo è l’esempio più

evidente di anticipazione del versamento: prima ancora che la delibera sia assunta.

Oggi è del tutto possibile effettuare un incremento della disponibilità della società

senza passare dal capitale sociale: o in immediato o nell’ipotesi di una donazione.

La riserva di Tizio targata dovrebbe essere iscritta a PN tra il Capitale e la Riserva legale. In caso di

perdite bisogna infatti erodere prima la riserva legale: la riserva targata è l’ultima cosa da erodere

prima del capitale sociale. 17

NB: Ripasso diritto dei legittimi

Art. Se chi muore lascia, oltre al coniuge, un solo figlio, a quest’ultimo è riservato un terzo del

542 “

patrimonio ed un altro terzo spetta al coniuge.

Quando i figli sono più di uno, ad essi è complessivamente riservata la metà del patrimonio e al

coniuge spetta un quarto del patrimonio del defunto. La divisione tra tutti i figli, legittimi e

naturali, è effettuata in parti uguali.”

Tizio deve tenere in considerazione che, in presenza di due figli, deve tenere conto che ½ del

patrimonio sia diviso in parti uguali tra figlio1 e figlio2 e ¼ al coniuge. La parte disponibile è di

conseguenza solo ¼, che può distribuire ai terzi.

In presenza di un solo figlio 1/3 è a lui destinato e 1/3 è distribuibile.

Art. 556 “Per determinare l’ammontare della quota di cui il defunto poteva disporre si forma una

massa di tutti i beni che appartenevano al defunto al tempo della morte, detraendone i debiti.

Si riuniscono quindi fittiziamente i beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione, secondo il loro

valore determinato in base alle regole dettate negli artt. 747 e 750 e sull’asse così formato si

calcola la quota ii cui il defunto poteva disporre (537 e seguenti, 737; att. 135-2).”

Il patrimonio su cui calcolare la disponibile è quello posseduto al momento della morte, più le

donazioni. Nel nostro esempio

100.000+ 250.000 = 350.000

Siccome la donazione lede la legittima (avanza meno di ¼ del patrimonio).

Esclusione del diritto d’opzione

Art. 2441. Diritto di opzione.

“Le azioni di nuova emissione e le obbligazioni convertibili in azioni devono essere offerte in opzione ai soci

in proporzione al numero delle azioni possedute. Se vi sono obbligazioni convertibili il diritto di opzione

spetta anche ai possessori di queste, in concorso con i soci, sulla base del rapporto di cambio.

L'offerta di opzione deve essere depositata presso l'ufficio del registro delle imprese. Salvo quanto previsto

dalle leggi speciali per le società con azioni quotate in mercati regolamentati, per l'esercizio del diritto di

opzione deve essere concesso un termine non inferiore a trenta giorni dalla pubblicazione dell'offerta.

Coloro che esercitano il diritto di opzione, purché ne facciano contestuale richiesta, hanno diritto di

prelazione nell'acquisto delle azioni e delle obbligazioni convertibili in azioni che siano rimaste non optate.

Se le azioni sono quotate in mercati regolamentati, i diritti di opzione non esercitati devono essere offerti nel

mercato regolamentato dagli amministratori, per conto della società, entro il mese successivo alla scadenza

del termine stabilito a norma del secondo comma, per almeno cinque sedute, salvo che i diritti di opzione

siano già stati integralmente venduti.

Il diritto di opzione non spetta per le azioni di nuova emissione che, secondo la deliberazione di aumento del

capitale, devono essere liberate mediante conferimenti in natura. Nelle società con azioni quotate in 18

mercati regolamentati lo statuto può altresì escludere il diritto di opzione nei limiti del dieci per cento del

capitale sociale preesistente, a condizione che il prezzo di emissione corrisponda al valore di mercato delle

azioni e ciò sia confermato in apposita relazione da un revisore legale o da una società di revisione legale.

Quando l'interesse della società lo esige, il diritto di opzione può essere escluso o limitato con la

deliberazione di aumento di capitale.

Le proposte di aumento di capitale sociale con esclusione o limitazione del diritto di opzione, ai sensi del

primo periodo del quarto comma o del quinto comma del presente articolo, devono essere illustrate dagli

amministratori con apposita relazione, dalla quale devono risultare le ragioni dell'esclusione o della

limitazione, ovvero, qualora l'esclusione derivi da un conferimento in natura, le ragioni di questo e in ogni

caso i criteri adottati per la determinazione del prezzo di emissione. La relazione deve essere comunicata

dagli amministratori al collegio sindacale o al consiglio di sorveglianza e al soggetto incaricato della

revisione legale dei conti almeno trenta giorni prima di quello fissato per l'assemblea. Entro quindici giorni il

collegio sindacale deve esprimere il proprio parere sulla congruità del prezzo di emissione delle azioni. Il

parere del collegio sindacale e, nell'ipotesi prevista dal quarto comma, la relazione giurata dell'esperto

designato dal Tribunale ovvero la documentazione indicata dall'articolo 2343-ter, terzo comma, devono

restare depositati nella sede della società durante i quindici giorni che precedono l'assemblea e finché

questa non abbia deliberato; i soci possono prenderne visione. La deliberazione determina il prezzo di

emissione delle azioni in base al valore del patrimonio netto, tenendo conto, per le azioni quotate in mercati

regolamentati, anche dell'andamento delle quotazioni nell'ultimo semestre.

Non si considera escluso né limitato il diritto di opzione qualora la deliberazione di aumento di capitale

preveda che le azioni di nuova emissione siano sottoscritte da banche, da enti o società finanziarie soggetti

al controllo della Commissione nazionale per le società e la borsa ovvero da altri soggetti autorizzati

all'esercizio dell'attività di collocamento di strumenti finanziari, con obbligo di offrirle agli azionisti della

società, con operazioni di qualsiasi tipo, in conformità con i primi tre commi del presente articolo. Nel

periodo di detenzione delle azioni offerte agli azionisti e comunque fino a quando non sia stato esercitato il

diritto di opzione, i medesimi soggetti non possono esercitare il diritto di voto. Le spese dell'operazione sono

a carico della società e la deliberazione di aumento del capitale deve indicarne l'ammontare.

Con deliberazione dell'assemblea presa con la maggioranza richiesta per le assemblee straordinarie può

essere escluso il diritto di opzione per le azioni di nuova emissione, se queste sono offerte in sottoscrizione ai

dipendenti della società o di società che la controllano o che sono da essa controllate.”

Il soggetto maggiormente interessato ad effettuare un aumento di capitale a pagamento è la società. Ci

sono poi anche altri interessi: al seguito c’è certamente l’interesse dei creditori (più la società è

patrimonializzata più i creditori sono felici, e lo saranno tanto di più quanto maggiore sarà la quota

destinata a capitale sociale), l’interesse dei soci di non veder diluita la propria quota ma prevale sempre

l’interesse societario ed in questa ottica l’offerta ai soci può trovare delle deroghe.

Le ipotesi che vedono la prevalenza dell’interesse sociale rispetto all’interesse dei soci di mantenere le loro

quote prevedono che l’offerta sia direttamente fatta ai terzi.

NB: Non c’è esclusione del diritto di opzione se l’offerta viene fatta ai terzi durante il “terzo giro” perché

non vi è un sacrificio dell’interesse dei soci, loro hanno avuto la possibilità di partecipare e hanno rifiutato.

Di conseguenza tutte le norme che seguono con lo scopo di non compromettere esageratamente la

posizione dei soci, non si applicano durante il terzo giro.

Quando prevale l’interesse della società?

1) Art. 2441, comma 5: Interesse sociale 19

“Quando l'interesse della società lo esige, il diritto di opzione può essere escluso o limitato con la

deliberazione di aumento di capitale”

‘Esige’ è un termine piuttosto forte, l’interesse deve quindi essere fortemente caratterizzato e

sostanziato. Dovrà essere ben evidenziato nella delibera assembleare e nel verbale: il presidente

dovrà illustrare ampliamente le motivazioni ai soci al fine di circostanziare precisamente l’esigenza

sociale che limiterebbe il diritto dei soci. I soci si riuniscono quindi in Assemblea (dove votano in

veste della società e quindi nell’interesse dell’ente) e votano sacrificando il loro interesse. Non vi è

tecnicamente un conflitto di interessi? Il tema diventa ancora più delicato se consideriamo che

quando si parla di esclusione al diritto di opzione non si circostanzia la fattispecie dell’offerta ai

terzi ma sono soggette alla disciplina dell’esclusione del diritto di opzione anche gli aumenti di

capitali che escludono alcuni tra i soci a favore di altri. Tutte le volte in cui non si ha un’offerta

proporzionale alle partecipazioni dei soci vi è un’esclusione del diritto di opzione.

2) Art. 2441, comma 4: Conferimento in natura

“Il diritto di opzione non spetta per le azioni di nuova emissione che, secondo la deliberazione di

aumento del capitale, devono essere liberate mediante conferimenti in natura. Nelle società con

azioni quotate in mercati regolamentati lo statuto può altresì escludere il diritto di opzione nei limiti

del dieci per cento del capitale sociale preesistente, a condizione che il prezzo di emissione

corrisponda al valore di mercato delle azioni e ciò sia confermato in apposita relazione da un

revisore legale o da una società di revisione legale.”

Anche qua c’è l’interesse sociale di avere quello specifico bene che viene conferito in natura.

C’è però una condizione per contemperare il sacrificio dei soci, che si basa su due principi

- Informare i soci circa l’interesse sociale (perché devo sacrificarmi) e circa il prezzo (quando viene

avvantaggiato il terzo o se paga il giusto).

“Le proposte di aumento di capitale sociale con esclusione o limitazione del diritto di opzione, ai

sensi del primo periodo del quarto comma o del quinto comma del presente articolo, devono essere

illustrate dagli amministratori con apposita relazione, dalla quale devono risultare le ragioni

dell'esclusione o della limitazione, ovvero, qualora l'esclusione derivi da un conferimento in natura,

le ragioni di questo e in ogni caso i criteri adottati per la determinazione del prezzo di emissione.”

Il tema del prezzo si distacca anche dal piano dell’informazione e diventa di carattere sostanziale

o L’operazione si può fare solo nel caso in cui il prezzo risponda a certi requisiti oggettivi.

“La relazione deve essere comunicata dagli amministratori al collegio sindacale o al

consiglio di sorveglianza e al soggetto incaricato della revisione legale dei conti almeno

trenta giorni prima di quello fissato per l'assemblea. Entro quindici giorni il collegio

sindacale deve esprimere il proprio parere sulla congruità del prezzo di emissione delle

azioni. Il parere del collegio sindacale e, nell'ipotesi prevista dal quarto comma, la relazione

giurata dell'esperto designato dal Tribunale ovvero la documentazione indicata dall'articolo

2343-ter, terzo comma, devono restare depositati nella sede della società durante i quindici

giorni che precedono l'assemblea e finché questa non abbia deliberato; i soci possono

prenderne visione. La deliberazione determina il prezzo di emissione delle azioni in base al

valore del patrimonio netto, tenendo conto, per le azioni quotate in mercati regolamentati,

anche dell'andamento delle quotazioni nell'ultimo semestre.”

L’organo di controllo è chiamato a dire ai soci preventivamente se il prezzo proposto dagli

amministratori è effettivamente congruo con il PN. Se, di regola, l’aumento di capitale non

è limitato a condizioni di prezzo (salvo la condizione di effettività, per cui non posso

aumentare il CS per un ammontare superiore a quello sottoscritto in VN) sia rispetto alla 20

suddivisione tra Riserva Sovrapprezzo e VN ma anche rispetto alla sua totalità (anche con

un valore di 10 per azione posso fare un aumento al prezzo di 1 se in opzione, c.d. aumento

di capitale a sconto. In questo caso può essere danneggiato chi non sottoscrive a sconto), in

questo caso ci sono severi limiti. Quello che può essere compresso rispetto al socio è

l’interesse a non essere diluito ma certamente non può essere patrimonialmente

danneggiato: infatti se l’aumento con esclusione del diritto di opzione fosse effettuato a

sconto, si ‘regalerebbero’ le riserve al terzo entrante.

Il terzo destinatario dell’offerta non può entrare pagando meno di quanto dovuto in base

alla patrimonializzazione della società. Nessun problema sorge anche per sconti molto

generosi se l’offerta avviene in opzione ai soci.

L’unico caso in cui è possibile derogare al sesto comma fa riferimento al consenso unanime nel diritto

privato, che permette di modificare il contratto. Il sesto comma può essere modificato qualora ci sia il

consenso unanime degli aderenti al contratto sociale, ossia il consenso di tutti i soci.

È necessario però fare attenzione non solo all’unanimità dei soci ma che quella norma sia una norma

dettata esclusivamente nell’interesse dei soci stessi. Solo se una norma dettata a tutela dei soli soci questi

possono derogarvi, mai sarebbe possibile derogare ad una norma che è dettata negli interessi di tutti i terzi

(es. effettività del CS che non può essere mai violato). È la ratio profonda della norma che fa sì che non sia

un contratto in frode alla legge.

Il sesto comma pone dei problemi di carattere operativo solo in caso di aumento delegato. Se l’aumento

con esclusione del diritto di opzione è tale per cui bisogna informare l’assemblea e dare evidenza del

prezzo: come si fa a rispettare il sesto comma se c’è una scissione tra il momento della delibera

dell’aumento e dell’effettuazione?

L’Assemblea riceve le informazioni necessarie riguardanti l’aumento con esclusione del diritto di opzione,

come posso autorizzare l’aumento del CS nell’arco dei prossimi 5 anni? Non c’è ancora concretamente il

presupposto dell’aumento ma un’idea generica. È difficile definire oggi per un domani tutte le informazioni

richieste dal sesto comma.

In questo caso è quindi necessario scindere il sesto comma e soddisfarlo per massima parte al momento

della delibera assembleare e per quanto rimane necessariamente al momento della delibera da parte

dell’assemblea. Sarà necessario che i soci autorizzano l’aumento con esclusione del diritto di opzione, per

cui se la delibera di autorizzazione non lo precisa gli amministratori di certo non potranno farlo.

1) Evidenza in delibera dell’autorizzazione di aumento in esclusione del diritto di opzione

2) Stesura della relazione in cui sarà giustificata la ragione per cui si aumenta con esclusione del diritto

di opzione già individuando l’ambito quanto possibile

3) La parte del prezzo dovrà essere necessariamente soddisfatta alla vigilia della delibera dell’organo

amministrativo, perché solo quando delibererà il consiglio l’aumento si avrà evidenza del PN e si

saprà che prezzo fissare.

Il quarto comma fa riferimento alle sole società quotate: in questo caso, se l’aumento non supera il 10% del

capitale, si può aumentare il capitale con esclusione del diritto di opzione anche se il prezzo non è in linea

con il PN ma deve essere in linea con il prezzo di Borsa! Questo perché se il prezzo effettuato fosse > di

quello di mercato non avrebbe senso sottoscrivere l’aumento, essendo più conveniente comprare sul

mercato. 21

CASE STUDY: Caso VENTEO BANCA – BPVI – MPS 22

Veneto Banca – aumento in opzione per delega (probabilmente perché rende più agevole il profilo di

decisione del prezzo, inoltre, trattandosi di un’operazione delicata era necessario prima ‘tastare’ il

mercato).

L’aumento di capitale è necessario per rispettare dei vincoli patrimoniali.

Il verbale di assemblea straordinaria prevede all’ordine del giorno due parti straordinarie

1) Proposta di trasformazione di Veneto Banca in società cooperativa per azioni

2) Proposta di attribuzione al Consiglio di Amministrazione (art. 2443 cod.civ.) della facoltà di

aumentare il capitale sociali, a pagamento in denaro, in una o più volta anche in via scindibile [non

poteva essere altrimenti data l’enorme quantità di soci], entro e non oltre 5 anni [limite massimo

della legge] dalla data della deliberazione, mediante emissione di azioni ordinarie da offrire in

opzione agli aventi diritto, con facoltà di determinare il prezzo e le altre condizioni e caratteristiche.

Per questo aumento di capitale è stato prevista la formazione di un Consorzio di garanzia che sottoscrive le

azioni, in modo da non far pesare sulla società il rischio di non sottoscrizione.

In questo caso però la banca richiedeva una grande quantità di liquidità quindi il consorzio permette una

maggiore potenzialità di raggiungimento degli azionisti, assume il ruolo di consulente nell’operazione e

garantisce in ogni caso la liquidità necessaria.

1 giro: aumento in opzione

2 giro: prelazione (Veneto Banca non è quotata) – art. 2441

[potevano anche non indicare che la prelazione è prevista perché è richiesta a meno di casi particolari]

3 giro: se rimane dell’inoptato chi potrebbe sottoscrivere l’inoptato? O la società si ferma al secondo giro (e

questa è la regola di default) e se l’aumento è scindibile si accontenta di un aumento di capitale minore (se

è inscindibile gli amministratori devono rinunciare all’aumento e restituire i soldi versati). Di rado capita che

vengano autorizzati gli amministratori a rivolgersi verso l’esterno, in questo caso l’autorizzazione deve

essere esplicitata nel verbale. In questo caso la stretta necessità di ricapitalizzare ha fatto si che Vento

Banca prevedesse un sistema generalmente utilizzato per le società quotate: la garanzia di banche o

investitori istituzionali che generalmente aiutano anche nella ricerca dei soggetti. 23

In questo modo l’assemblea ha autorizzato gli amministratori a rivolgersi ai terzi per l’inoptato, già indicano

che i terzi sarebbero stati costituiti da Banca Imi in qualità di garante. I soci sono molto tutelati in questo

caso perché già sanno che, in ogni caso, ci sarà qualcuno che sottoscriverà anche in ultima battuta.

Banca Imi, in quel momento, non sapeva quanto stava garantendo perché potenzialmente avrebbe potuto

coprire tutto l’aumento come non essere necessaria.

Questa tecnica si ha di regola nelle quotate o in ipotesi particolari (in fatti il terzo giro si ha quando la

società è in difficoltà).

Al consiglio è data la possibilità di determinare una forchetta di prezzo per le azioni emesse: il prezzo esatto

sarà determinato al momento della delibera, tenendo conto che bisogna raggiungere il tetto del miliardo.

L’assemblea quindi delibera 24

Il fondo Atlante si sostituisce a Banca Imi nella sottoscrizione dell’inoptato a condizione che rimanga

almeno il 50% dell’aumento come inoptato, cosa che poi è stata abbondantemente (è stato sottoscritto in

opzione poco più del 2% del cs). C’è stato un effetto di forte diluizione dell’azionariato precedente.

Banca Popolare di Vicenza

Se l’aumento è in esclusione del diritto di opzione ha più senso che vengano già parzialmente sentiti quei

soggetti che sottoscriveranno in prima battuta l’aumento di capitale (investitori istituzionali).

Il problema delle assemblee con tanti soci è mantenere i quorum, oltre al fatto che nelle popolari c’è il voto

capitario (1 testa=1 voto a prescindere dall’ammontare del capitale investito.

In assemblea è stata date lettura di una lettera mandata dalla BCE che, sostanzialmente, comunica la

situazione grave. 25

Questa lettera costituisce la motivazione a norma del quinto comma del 2441: l’aumento di capitale con

esclusione del diritto di opzione è giustificato quando c’è un interesse societario per una circonstanziata

situazione creatosi. Questa lettera rende lampante la presenza di un interesse giuridico.

È anche possibile immaginare che, essendo questo aumento venuto dopo quello di Veneto Banca e avendo

visto come hanno reagito i soci in quel caso, sia stato scelto l’aumento con esclusione del diritto di opzione

per avere qualche chance in più che vada in porto.

Compare in verbale perché è uno degli elementi caratterizzanti dell’aumento. 26

Conferimenti in natura

Si tratta di una modalità di strutturazione dell’aumento di capitale che si caratterizza per il fatto che a titolo

di conferimento non viene versato denaro ma vengono trasferiti beni immobili, mobili o crediti (anche un

contratto di finanziamento).

Con il conferimento di un credito si ha un negozio di cessione del credito con una transazione della

posizione creditoria. C’è un interessante problema che è quello della compensazione di crediti vantati dal

socio nei confronti della sua società.

Trattandosi di una modalità espressamente prevista dal quarto comma del 2441, è un aumento di capitale

con esclusione del diritto di opzione: è necessario applicare i presidi del 2441, comma 6.

Cos’è conferibile?

Come si articola il procedimento del conferimento in natura? (in aggiunta rispetto al sesto comma del 2441)

Rispetto ai conferimenti in natura si struttura un doppio piano di attenzione: il primo è legato all’esclusione

del diritto di opzione [ tutela dei soci, caratteristica di tutti i conferimenti con esclusione del diritto di

opzione], il secondo legato al valore del bene o del diritto conferito [ garanzia di effettività del capitale

sociale a tutela dei terzi, norma alla quale i soci non possono derogare. Vi sono delle norme specificamente

riferite al conferimento del capitale in natura inderogabili].

Art. 2343 + Art. 2343 ter/quater 27

Elenco dei beni e dei diritti conferibili

- Beni immobili, sia come piena proprietà ma anche i diritti reali di godimento. I diritti reali di

godimenti possono essere a termine (es. usufrutto) e quindi il loro valore prima o poi andrà a

scomparire senza più poter stare all’attivo. Al momento del conferimento non è possibile valutare

la perpetuità del diritto ma il valore del diritto al momento del conferimento: il valore

dell’usufrutto conferito deve essere un valore riscontrabile di mercato (molti beni hanno un

termine entro il quale non varranno più niente).

Cosa accade invece per i diritti personali? Ad esempio il comodato o un contratto di locazione ad un

canone particolarmente conveniente (la differenza tra il canone di mkt e quello pagato è un valore).

- Partecipazioni (art. 2343 ter) sia quotate (in tal caso si parla di conferimento di strumenti finanziari)

ma vale anche per le partecipazioni in società non quotate (ad esempio quote di Srl).

- Beni immateriali, perché la solidità del capitale sociale non comporta la materialità del bene (es. la

formula di Google è sicuramente un bene conferibile).

- Non le prestazioni di opere e di servizi se non nelle Srl

- Crediti. Il credito verrà valutato da un perito in base alla solidità del creditore e in base alle

condizioni contrattuali (ad es. tasso di interesse). Al momento del conferimento verrà fatto un

aumento di capitale con esclusione del diritto di opzione a favore del socio creditore. Il debitore

ceduto non può opporsi ma deve essere semplicemente informato. Sarà diverso nel caso della

cessione di un contratto dove anche la controparte ha interesse a non essere ceduto.

Il socio potrebbe già aver conferito denaro come versamento in conto capitale (c’è già una riserva

targata a nome del socio) o come finanziamento. Il socio si trova quindi ad avere dei diritti su una

riserva oppure dei crediti verso la società. Se il socio è creditore può desiderare di compensare la

sua posizione trasformando il credito in conferimento. In questo caso è necessaria la perizia (con

tutte le verifiche per essere sicuri dell’effettivo valore del credito) e sono necessari tutti i presidi

per l’esclusione del diritto di opzione (anche se poi i soci sottoscrivono la loro quota come in

opzione)?

Il credito nei confronti della società deve essere considerato al pari di un credito verso un soggetto

terzo oppure deve essere trattato singolarmente? Posso, tramite una novazione, convertire il

credito in un versamento in conto capitale?

Alcuni sostengono che non è ammissibile riqualificarlo come anticipazione di versamento perché

bisogna applicare i presidi tipici del conferimento in natura perché, da un lato non vi è un vero e

proprio apporto esterno (non arriva qualche cosa di nuovo), e c’è un problema di par condicio

creditorum (perché un creditore viene soddisfatto rinunciando al finanziamento mentre qualcuno

deve rimborsare). Il trattamento non è uguale per tutti i soci e quindi è un aumento con esclusione

del diritto in opzione.

Avendo preso piede il fenomeno di versamento in conto capitale ad aumento del patrimonio netto,

oggi è piuttosto serena la teoria secondo la quale il conferimento di questo diritto non è

conferimento di credito ma solo anticipazione di versamento. Non è necessario periziare quel bene

perché già trova riscontro in bilancio. Il fatto che non entri nulla dall’esterno è ora visto come un

elemento positivo: vengono ridotti e debiti della società (esattamente come se arrivasse denaro

fresco dall’esterno), in più il valore del bene è già registrato in bilancio ed è già valorizzato.

La seconda osservazione poggia sull’ipotesi di essere in salute, il debito iscritto al valore nominale

potrebbe avere un credito che vale meno per il mercato.

È un contratto di finanziamento, cioè un rapporto obbligatorio cui si va a sommare un altro

rapporto obbligatorio: è un caso di obbligo della società nei confronti del socio (vecchio obbligo del

contratto di finanziamento) e di un nuovo obbligo del socio a titolo di versamento a sottoscrizione.

È una compensazione (art. 1241) di diritto privato, quando due soggetti hanno vicendevolmente 28

rapporti di debito e credito, che può operare sia ex lege che volontariamente (quando, ad esempio,

il credito non è ancora liquido ed esigibile perché a scadenza futura).

L’aumento quindi risulta come un normale aumento in denaro in opzione che viene attuato

mediante compensazione del socio. Per cautela comunemente si trova nei verbali assembleari e

nella delibera si fa riferimento alla possibilità che i soci hanno di versare mediante compensazione;

non perché serva per dare validità all’operazione ma con funzione di esimente per gli

amministratori che accettano la compensazione.

Art. 2343 - Stima dei conferimenti di beni in natura e di crediti.

“Chi conferisce beni in natura o crediti deve presentare la relazione giurata di un esperto designato dal

tribunale nel cui circondario ha sede la società, contenente la descrizione dei beni o dei crediti conferiti,

l'attestazione che il loro valore è almeno pari a quello ad essi attribuito ai fini della determinazione del

capitale sociale e dell'eventuale soprapprezzo e i criteri di valutazione seguiti. La relazione deve essere

allegata all'atto costitutivo.

L'esperto risponde dei danni causati alla società, ai soci e ai terzi. Si applicano le disposizioni dell'articolo 64

del codice di procedura civile.

Gli amministratori devono, nel termine di centottanta giorni dalla iscrizione della società, controllare le

valutazioni contenute nella relazione indicata nel primo comma e, se sussistano fondati motivi, devono

procedere alla revisione della stima. Fino a quando le valutazioni non sono state controllate, le azioni

corrispondenti ai conferimenti sono inalienabili e devono restare depositate presso la società.

Se risulta che il valore dei beni o dei crediti conferiti era inferiore di oltre un quinto a quello per cui avvenne

il conferimento, la società deve proporzionalmente ridurre il capitale sociale, annullando le azioni che

risultano scoperte. Tuttavia il socio conferente può versare la differenza in danaro o recedere dalla società;

il socio recedente ha diritto alla restituzione del conferimento, qualora sia possibile in tutto o in parte in

natura. L'atto costitutivo può prevedere, salvo in ogni caso quanto disposto dal quinto comma dell'articolo

2346, che per effetto dell'annullamento delle azioni disposto nel presente comma si determini una loro

diversa ripartizione tra i soci.”

La valutazione da parte dell’esperto caratterizza sia il procedimento ordinario che quelli speciali. Quello che

conta è che, secondo il procedimento ordinario, la nomina dell’esperto è fatto dal tribunale. La perizia è

demandata ad un terzo addirittura nominato dal tribunale, in questo modo c’è una doppia tutela di

garanzia di terzietà. Attraverso questo meccanismo si ha una precisa valutazione del bene conferito.

NB: per l’effettività del CS non posso iscrivere a CS più di quanto periziato, per i principi di corretta

redazione del bilancio non posso iscrivere a PN più di quanto periziato (ma le Riserve non sono comprese

nel principio di effettività del capitale sociale).

NB: la scelta tra i metodi è nella disponibilità delle parti. Come i soci decidono i sistemi di amministrazione e

controllo (scelta strutturale che va in statuto a connotare la società), possono disporre nello stesso modo

delle modalità di valutazione del conferimento in natura (non vanno in Statuto, salvo specifiche ragioni,

quindi di volta in volta vengono scelti dalla società). Il paragone è dovuto al fatto che anche nei sistemi di

amm e controllo il legislatore dà più possibilità lasciando la scelta al gradimento delle parti.

[Sentito informalmente anche il soggetto conferente magari] 29

La procedura ordinaria coinvolge il soggetto terzo. L’aumento poi si delibera, con perizia allegata al verbale,

si effettua il conferimento a valle del momento di efficacia della delibera (iscrizione del verbale). Il soggetto

conferente a quel punto va a trasferire alla società il bene in natura, la forma dell’atto di trasferimento è

legata alla natura di quel bene.

Le azioni non sono subito a disponibilità del nuovo socio perché a quel punto gli amministratori hanno 180

giorni per verificare che la perizia fatta dall’esperto abbia determinato un valore in linea con il valore di

mercato del bene. Se il bene vale meno di 1/5 di quanto periziato allora si va da soggetto conferente (che

non ha ancora la disponibilità delle azioni ma solo la titolarità per 180 gironi) e si propongono tre strade

alternative per risolvere il problema

1) Ridurre il capitale sociale proporzionalmente

2) Versare la differenza in denaro

3) Recedere

NB: Effettuata l’iscrizione del verbale che ha deliberato l’aumento si dà esecuzione quindi prima della

valutazione degli amministratori (i 180 giorni sopra), l’aumento si perfeziona e quindi il bene entra nel

patrimonio della società e il capitale è aumentato ma le azioni non sono ancora nella disponibilità del socio.

Si crea una diversa situazione tra la conferitaria (che può iniziare a godere del bene) e il conferente (che

deve aspettare la valutazione degli amministratori per 180giorni senza disponibilità).

Il bene conferito entra nel patrimonio della società: può goderne e disporne (anche venderlo).

Nell’intersezione tra negozio tra due parti e l’interesse dei terzi all’effettività del CS si creano delle

interferenze da risolvere secondo i principi generali: gli amministratori, pur a fronte del potere/dovere di

effettuare la verifica, dovranno fare riferimento al momento in cui la perizia è stata redatta. Se la società

riceve un bene, aumenta il CS e inizia a goderne allora deve assumersi anche il rischio della fluttuazione del

valore del bene nei 180giorni a disposizione per la valutazione. Il principio di effettività del CS vale al

momento dell’aumento, non importa se il valore si riduce, in tal caso avrò una perdita che, se previsto,

eroderà il capitale. Al momento del conferimento devo pormi il problema del valore del bene conferito ma

deve essere coperto in quel momento, non importa cosa accade dopo.

Tutte le opzioni che si presentano davanti al socio sono per lui sfavorevoli, il codice prevede esplicitamente

che il bene può essere restituito solo se non è già stato impiegato nell’attività d’impresa.

In un’ottica di rischio di contenzioso queste previsioni normative sono significative per il conferente.

Tutelano però gli amministratori che, se agiscono correttamente, si assumono la responsabilità di

effettuare la verifica e sono al contempo partiti dalla valutazione di un soggetto scelto dal tribunale [sono

quindi molto coperti in caso di contenzioso].

Rispetto ai procedimenti alternativi cambia ampiamente lo scenario: sono processi relativamente recenti

(modifica alla seconda Direttiva societaria). Ci sono tre metodi alternativi di valutazione del bene

1) Art. 2343 – ter, comma 2 lettera B

“b) al valore risultante da una valutazione riferita ad una data precedente di non oltre sei mesi il

conferimento e conforme ai principi e criteri generalmente riconosciuti per la valutazione dei beni

oggetto del conferimento, a condizione che essa provenga da un esperto indipendente da chi

effettua il conferimento, dalla società e dai soci che esercitano individualmente o congiuntamente il

controllo sul soggetto conferente o sulla società medesima, dotato di adeguata e comprovata

professionalità.

Chi conferisce beni o crediti ai sensi del primo e secondo comma presenta la documentazione dalla

quale risulta il valore attribuito ai conferimenti e la sussistenza, per i conferimenti di cui al secondo

comma, delle condizioni ivi indicate. La documentazione è allegata all'atto costitutivo. 30

L'esperto di cui al secondo comma, lettera b), risponde dei danni causati alla società, ai soci e ai

terzi.

Ai fini dell'applicazione del secondo comma, lettera a), per la definizione di "fair value" si fa

riferimento ai principi contabili internazionali adottati dall'Unione europea”

L’esperto deve essere indipendente (sia rispetto al conferente, alla società e ai soci di riferimento) e

dotato di professionalità. L’unica differenza è che in questo caso l’esperto è nominato dalle parti e

non dal tribunale. Il requisito di indipendenza è sicuramente più discutibile rispetto a quello di

professionalità: una banca d’affari che ha fornito una consulenza anni prima è indipendente?

Dipende dal costo rispetto al fatturato della società?

2) Art. 2343 – ter, comma 2 lettera A

“ a) al fair value iscritto nel bilancio dell'esercizio precedente quello nel quale è effettuato il

conferimento a condizione che il bilancio sia sottoposto a revisione legale e la relazione del revisore

non esprima rilievi in ordine alla valutazione dei beni oggetto del conferimento;”

I soggetti conferenti non possono essere persone fisiche in questo caso (necessariamente persone

giuridiche) che, inoltre, redigono il bilancio secondo i principi contabili internazionali e che sia

sottoposto a revisione legale. La somiglianza tra la lettera a) e la lettera b) è la responsabilità:

quella che viene data all’esperto nella lettera b) si trasla sul revisore nella lettera a). Il revisore

infatti è un soggetto necessariamente professionale e necessariamente indipendente.

In questo caso il rischio è che il revisore del conferente potrebbe non essere indipendente dalla

società conferitaria. Quando però il revisore entra in gioco siamo mesi prima del conferimento, al

momento della redazione del bilancio della conferente, quindi quando viene chiamato il revisore.

Sono comunque presidi di intensità minore rispetto al sistema di valutazione tradizionale.

3) Art. 2343 – ter, comma 2

“Nel caso di conferimento di valori mobiliari ovvero di strumenti del mercato monetario non è

richiesta la relazione di cui all'articolo 2343, primo comma, se il valore ad essi attribuito ai fini della

determinazione del capitale sociale e dell'eventuale sovrapprezzo è pari o inferiore al prezzo medio

ponderato al quale sono stati negoziati su uno o più mercati regolamentati nei sei mesi precedenti il

conferimento.”

Nel caso di conferimento di valori mobiliari o, ad esempio, azioni quotate, posso, d’intesa con la

conferitaria adottare il metodo del primo comma del 2343 ter. Devono essere strumenti quotati in

mercati regolamentati.

Ma se il mercato prezza in modo straordinariamente generoso quelle azioni, non viene intaccato il

principio di effettività del capitale sociale? Non c’è rischio di non copertura del CS perché anche se

adottassi gli altri metodi l’esperto andrebbe a valutare il valore di mercato non quello contabile,

quindi il prezzo che la società pagherebbe per quel bene se avesse ricevuto il conferimento in

denaro. È sempre una valutazione economica, non una valutazione contabile. 31

Se il mercato crolla non è intaccato il principio di effettività perché questo è un concetto puntuale.

Se quello è il prezzo di mercato degli strumenti finanziari, quel bene può entrare sotto forma di

conferimento in natura a quel valore.

L’incertezza è relativa a soli 30 giorni contro i 180 che caratterizzano il metodo tradizionale.

Art. 2442 – Aumento gratuito

Art. 2442 - Passaggio di riserve a capitale

“L'assemblea può aumentare il capitale, imputando a capitale le riserve e gli altri fondi iscritti in bilancio in

quanto disponibili.

In questo caso le azioni di nuova emissione devono avere le stesse caratteristiche di quelle in circolazione, e

devono essere assegnate gratuitamente agli azionisti in proporzione di quelle da essi già possedute.

L'aumento di capitale può attuarsi anche mediante aumento del valore nominale delle azioni in

circolazione.”

Prima era considerato utile passare le riserve a capitale sociale perché era considerato un elemento

segnaletico della garanzia fornita ai creditori. È evidente come oggi è solo una questione estetica

l’ammontare di capitale sociale, e che la valutazione dell’azienda per la solvenza va ben oltre.

La fattispecie più comune invece è quella di una società che decide di effettuare un’attività particolare per

cui vi sono dei requisiti particolari di capitale. Senza la necessità di fare un aumento di capitale a

pagamento può portare a CS delle risorse che già si trovano nella società per rispettare il requisito minimo.

Pur non trattandosi di una richiesta ai soci o ai terzi di nuove risorse, si va a toccarle lo statuto (in

particolare l’art riferito al capitale sociale) quindi è necessaria l’approvazione dell’assemblea straordinaria.

Per il socio infatti non è indifferente questa scelta perché invece di acquisire risorse della società (tramite

dividendi) le blocca a CS, assolutamente non distribuibile.

Comma 2 – Se la società ha deciso di non esprimere il valore nominale la delibera assembleare non dirà

nulla rispetto alle singole azioni. Il capitale sociale sarà solo aumentato, infatti se la singola azione non ha

un VN espresso ma ricavabile per divisione, perché adottando il secondo comma ottengo lo stesso effetto.

È un modo per adottare la tecnica dell’aumento non mediante l’emissione di nuove azioni.

Nell’aumento gratuito non c’è mai il diritto di opzione! È un aumento di capitale che va direttamente ai

soci! Il socio sa che il suo peso nella società rimarrà inalterato quindi non ha bisogno del diritto di opzione e

non c’è il deposito dell’offerta.

Gli amministratori in questo caso non sono obbligati ad aspettare tutti i periodi richiesti tradizionalmente

ma devono procedere immediatamente alla delibera e all’esecuzione dell’aumento, emettendo le nuove

azioni oppure aumentando il capitale sociale senza emetterne di nuove.

Siccome per i rapporti esterni è comunque necessario l’art. 2444, la carta intestata potrà essere cambiata

solo dopo l’iscrizione della delibera assembleare (efficacia).

L’esecuzione della delibera è talmente certa che il nuovo statuto con il capitale sociale aumentato potrebbe

essere direttamente incluso nella delibera di aumento del capitale sociale. 32

Riprendendo l’esempio della società di Tizio, innamorato di Sig.ina, ho una società così strutturata

Se Tizio volesse aumentare il capitale a 10.000.000 (1.000.000 + 9.000.000 riserve), interamente a favore di

Sig.ina?

Di fronte all’unanimità dei soci si può fare, però costituisce di nuovo una donazione indiretta. Ci sono però

degli altri interessi di terzi che devono essere tutelati? È la classica domanda del diritto societario, quando

si va ad attingere al diritto generale dei contratti. Con l’unanimità viene modificato il contratto di natura

associativa (che è lo statuto) ma solo se la deroga al diritto societario non va a danneggiare interessi di

terzi. L’unico problema di questa operazione è quello fiscale perché Tizio non paga l’imposta di donazione

sul patrimonio di fatto donato a Sig.ina. In questo caso non c’è un interesse dei terzi tutelato dal diritto

societario perché se tizio può liberamente donare le azioni, altrettanto vale per l’attribuzione tramite

aumento gratuito del capitale sociale.

Da un punto di vista civilistico del diritto societario è un’operazione accettabile con l’unanimità perché non

sono lesi i diritti dei terzi. In questo caso, anzi, i terzi sono maggiormente tutelati perché in questo caso la

distribuzione di 10.000.000 è bloccata, mentre prima i 9.000.000 di riserve erano liberamente distribuibili.

È una donazione indiretta evidente ed implica il problema grosso di contestazione del mancato versamento

dell’imposta di donazione.

Se ci fosse un terzo socio? In presenza di clausole limitative della circolazione delle quote (gradimento…)

certamente sarà necessaria l’unanimità. Se invece la circolazione fosse totalmente libera, non vi sarebbero

problemi per i terzi non coinvolti.

Il legislatore ha cristallizzato nell’art. 2346 il diritto a raggiungere degli accordi in fase di conferimenti in

modo tale che si alterino le proporzione tra versamento e sottoscrizione.

Art. 2346 comma 4 – “A ciascun socio è assegnato un numero di azioni proporzionale alla parte del capitale

sociale sottoscritta e per un valore non superiore a quello del suo conferimento. Lo statuto può prevedere

una diversa assegnazione delle azioni.”

In questo caso sono soldi che entrano, nel nostro caso ho un aumento gratuito ma il principio è lo stesso. Al

diritto societario interessa solo che il capitale sia coperto, ma come i soci gestiscono i rapporti interni non è

un problema di diritto societario (si generano problemi civilistici e fiscali). 33

“L’ 'assemblea può aumentare il capitale, imputando a capitale le riserve e gli altri fondi iscritti in bilancio in

quanto disponibili.”

Da una prima lettura sembra che la distribuzione sia limitata alle riserve disponibili.

È possibile andare oltre?

 Riserve statutarie – potrebbero avere destinazione generica come specifica. Il dibattito ha concluso

che sono imputabili a capitale purché ne sia svincolata la disponibilità. Se sono indisponibili su

previsione statutaria, la stessa assemblea che delibera l’aumento gratuito potrebbe svincolare le

riserve.

Per precauzione sarebbe meglio fare prima una delibera di svincolo e poi un aumento.

 Riserva sovrapprezzo – è distribuibile liberamente una volta che la riserva legale ha raggiunto 1/5

del Capitale sociale. Quindi, quando la riserva legale ha raggiunto il suo valore corretto posso

imputarle la riserva sovrapprezzo a CS.

 Riserva legale – è certamente la riserva più indisponibile tra tutte. È imputabile a capitale?

Tradizionalmente si dice no, perché è palesemente contraria a quanto dettato dalla norma. Una

parte della dottrina però si sta mostrando più possibilista facendo un discorso pratico: cosa

cambia? Non si sta parlando di distribuzione all’esterno, i soldi rimangono nella società

ulteriormente vincolati. C’è un doppio vantaggio per i creditori: la riserva legale è maggiormente

vincolata ed la quota di utile successivo dovrà essere posto a riserva legale, che dovrà alla fine

raggiungere un valore ancora superiore perché il 1/5 sarà calcolato su un CS più elevato. È

un’opinione ancora minoritaria.

Ma qual è la relazione tra aumento gratuito del capitale sociale e versamenti in conto capitale? Se ho una

riserva come versamento in conto capitale di un socio, non devo certamente includerlo nell’aumento

gratuito. La riserva è targata e fa riferimento ad un aumento di capitale a pagamento.

Non c’è relazione tra amento gratuito e versamenti in conto capitale.

Solo se Luigi decidesse di innovare la sua riserva targata facendola diventare una riserva a fondo perduto.

Luigi in questo caso rimette il suo diritto sulla riserva.

Aumento misto

È l’aumento che si realizza in due momenti che si connotano per il fatto di essere contestuali, uno gratuito

e l’altro a pagamento. Nella realtà sono abbastanza frequenti sui mercati finanziari (emittenti quotati)

perché l’abbinare un aumento gratuito con uno a pagamento è percepito come un gesto di disponibilità da

parte dell’emittente, incentivandolo anche sottoscrivere l’aumento a pagamento.

Effettuando un aumento gratuito prima di un aumento a pagamento il risparmiatore è incentivato perché

ottiene delle azioni in più, potrebbe quindi più facilmente sottoscrivere anche quello a pagamento (è una

fidelizzazione).

Esempio: Esame di stato dottore commercialista – Unbs prima sessione 2016 34

Le problematica dell’aumento misto è la concatenazione tra i due aumenti: gratuito e a pagamento. Se

posso deliberare entrambi gli amenti contestualmente come mi regolo rispetto alla precedenza dell’uno o

dell’altro. Posso deliberarli ed eseguirli contestualmente? Se possono essere deliberati insieme, il

medesimo verbale sarà valutato dal notaio e iscritto a registro nello stesso momento. Il verbale iscritto è

composta da entrambe le delibere, che diventeranno efficaci nel medesimo momento (iscrizione).

Resta il fatto che sono due negozi, con effetti e meccanismo diversi: in un caso è (quasi) un negozio

unilaterale [perché la società dà al socio le azioni di nuova emissione].

C’è un problema di tempistica, se non altro perché la caratteristica dell’aumento gratuito è quella di

assegnare azioni ai soci al momento dell’esecuzione. Visto che l’esecuzione è quasi automatica nel caso

gratuito, l’esecuzione avviene quasi immediatamente dopo l’iscrizione. Con minima approssimazione i

beneficiari dell’aumento gratuito sono i soci che erano in assemblea (perché l’esecuzione avviene appena

dopo l’iscrizione, a meno che qualche socio non abbia venduto nel periodo intercorrente).

Immaginare di frapporre l’aumento a pagamento tra la delibera e l’aumento gratuito pone dei problemi.

Ho tre opzioni

1) Effetto l’aumento gratuito e dopo quello a pagamento

Le opzioni dell’aumento a pagamento sono calcolate sulla quota di capitale posseduta al momento

dell’esecuzione.

2) Effetto l’aumento a pagamento e rimando a dopo quello gratuito

3) Eseguo entrambi parallelamente

L’ipotesi 3 è strutturalmente irrealizzabile perché i due meccanismi hanno durate estremamente

differenti. L’aumento gratuito non ha una dislocazione temporale come quello a pagamento.

L’opzione 3 non è praticabile, quindi devo scegliere tra 1 e 2.

È indifferente (si può lasciare all’autonomia contrattuale) la scelta tra 1 e 2? No, se effettuassi prima

l’aumento a pagamento e poi quello gratuito il socio che non dovesse sottoscriverlo sarebbe doppiamente

diluito. Le azioni assegnate a titolo gratuito andranno ad essere distribuita in proporzione alle

partecipazioni a valle dell’aumento a pagamento: non cambia niente se tutti esercitano l’opzione ma se

qualcuno non dovesse farlo, non solo subirà la diluizione tipica della mancata sottoscrizione dell’aumento a

pagamento, ma riceverà meno azioni al momento dell’aumento gratuito di quante non ne avrebbe ricevute

35

Perché l’ipotesi in cui l’aumento gratuito si realizzasse dopo avremmo un problema?

PRO CONTRO

C’è un incentivo a sottoscrivere l’aumento a Può realizzarsi una fattispecie di abuso della

pagamento, perché, se non dovessi sottoscriverlo, maggioranza per doppiamente diluire i soci di

sarei doppiamente diluito. È una spinta al successo minoranza.

degli aumento a pagamento non indifferente.

Ma l’incentivo dei PRO, tiene sul piano giuridico? L’aumento gratuito avviene attraverso l’allocazione a

capitale di quegli utili non distribuiti e accantonati a riserva. È ricchezza era già nella disponibilità dei soci:

vendere 100 azioni o 110 azioni dopo l’aumento gratuito (stand alone) il valore economico dei due

pacchetti non cambia. Quando vado a monetizzare le mie azioni non conta l’ammontare del CS ma mi serve

solo per capire la quota di proprietà della società. Se Tizio ha il 10% con 100 azioni prima, e sempre il 10%

con 110 azioni non cambia niente: è la quota che conta.

Effettuando l’aumento gratuito dopo vado a distribuire più riserve a chi si è arricchito dopo e vado ad

assegnarne molto meno a chi era socio e aveva delle legittime aspettative su quelle riserva (tant’è che,

vendendo la sua partecipazione prima dell’aumento, la distribuzione tra capitale e riserve era indifferente).

Se inserisco un aumento a pagamento che può ‘sballare’ le percentuali, le riserve che spettavano a Tizio di

diritto vengono a lui tolte solo per una questione aritmetica di calcolo della quota spettante per l’aumento

a pagamento. Se quell’aumento a pagamento, poi, non fosse in opzione ma in esclusione del diritto di

opzione allora consentirei l’ingresso di un soggetto terzo, fotografo il patrimonio dopo l’aumento a

pagamento e poi faccio l’aumento gratuito: le riserve vanno a coprire le azioni che assegno in parte ad un

soggetto terzo.

Non si può attuare prima l’aumento a pagamento e poi quello gratuito, dovendo invece necessariamente

essere effettuato prima quello gratuito e poi quello a pagamento. Solo in questo modo la ricchezza data

dalle riserve portate a capitale viene assegnata a chi ne era titolare prima dell’aumento a pagamento, che

altera le proporzioni incidendo anche su quella ricchezza.

È lesivo dell’interesse del socio. 36

Art. 2445 – Riduzione reale del Capitale sociale

Il capitale sociale può essere ridotto in due circostanze

1) Effettiva volontà di ridurre il CS con un’uscita di risorse dalla società verso i soci.

La società opera in condizioni ottimali e può permettersi di ridurre il PN, che potrebbe essere

proprio in eccedenza. Vi è assoluta volontarietà della riduzione del capitale.

2) Perché il capitale è già stato eroso per perdite, quindi non si ha di fatto una decisione di ridurre

La società è in condizioni critiche e ha già visto erodersi tutte le risorse, vedendo entrare le perdite

anche nella ‘zona più protetta’ del capitale sociale. Non è un’operazione nella disponibilità dei soci.

La volontarietà impatta fortemente sulla delibera assembleare: qualora si tratti di prendere atto di una

situazione che si è già prodotta per effetto di un’istanza economica ci sono degli obblighi di legge da

rispettare.

Laddove la società sia nelle condizioni per ridurre volontariamente il capitale si genera una situazione di

contrasto tra interesse dei soci e della società: è un contrasto che il legislatore tratta nell’art.2445. Il

contrasto si genera perché la società si impoverisce a vantaggio dei soci (operazione inversa all’aumento di

capitale sociale).

Art. 2445 – Riduzione del capitale sociale “La riduzione del capitale sociale può aver luogo sia mediante

liberazione dei soci dall'obbligo dei versamenti ancora dovuti, sia mediante rimborso del capitale ai soci, nei

limiti ammessi dagli articoli 2327 e 2413.

L'avviso di convocazione dell'assemblea deve indicare le ragioni e le modalità della riduzione. Nel caso di

società cui si applichi l'articolo 2357, terzo comma, la riduzione deve comunque effettuarsi con modalità tali

che le azioni proprie eventualmente possedute dopo la riduzione non eccedano la quinta parte del capitale

sociale.

La deliberazione può essere eseguita soltanto dopo novanta giorni dal giorno dell'iscrizione nel registro delle

imprese, purché entro questo termine nessun creditore sociale anteriore all'iscrizione abbia fatto

opposizione.

Il tribunale, quando ritenga infondato il pericolo di pregiudizio per i creditori oppure la società abbia

prestato idonea garanzia, dispone che l'operazione abbia luogo nonostante l'opposizione.”

1.000.000 Capitale sociale approvazione assemblea stroaridinaria

200.000 Riserva

5.000.000 Riserva statutaria approvazione assemblea straordinaria perché modifico lo statuto

300.000 Riserva sovrapprezzo approvazione assemblea ordinaria perché la riserva legale è già

>1/5 del capitale sociale

100.000 Utili a nuovo approvazione assemblea ordinaria

Art. 2327 Ammontare minimo del capitale– “La società per azioni deve costituirsi con un capitale non

inferiore a cinquantamila euro. “

Articolo 2413 Riduzione del capitale – “Salvo i casi previsti dal terzo, quarto e quinto comma dell'articolo

2412, la società che ha emesso obbligazioni non può ridurre volontariamente il capitale sociale o distribuire

37

riserve se rispetto all'ammontare delle obbligazioni ancora in circolazione il limite di cui al primo comma

dell'articolo medesimo non risulta più rispettato.

Se la riduzione del capitale sociale è obbligatoria, o le riserve diminuiscono in conseguenza di perdite, non

possono distribuirsi utili sinché l'ammontare del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve

disponibili non eguagli la metà dell'ammontare delle obbligazioni in circolazione.”

Esiste anche il problema dell’annullamento delle azioni proprie se si procedesse all’annullamento solo a

carico di alcuni soci.

“L'avviso di convocazione dell'assemblea deve indicare le ragioni e le modalità della riduzione.”

In generale l’ordine del giorno non dà una motivazione dell’operazione ma viene discussa in assemblea.

Questo perché si percepisce un grado maggiore di rischiosità rispetto alla situazione generale e quindi si

tende ad aumentare l’informativa pre-assembleare. Non si chiede una relazione ma è necessario dare

un’evidenza della motivazione.

Si avvicina a quello che fino al 2004 era un requisito: prima si poteva ridurre il CS solamente qualora vi fosse

una situazione di esuberanza del CS rispetto all’attività d’impresa. Una delibera era infatti invalida se la

società aveva esigenza di quelle risorse che i soci toglievano dal patrimonio, il filtro veniva quindi inserito

anticipatamente: i soci possono far valere il loro interesse alla riduzione solo qualora non vi sia un

preponderante interesse sociale al mantenimento di quel livello di capitale.

L’esigenza sussiste tuttora, ed è resa evidente dal 3 comma “La deliberazione può essere eseguita soltanto

dopo novanta giorni dal giorno dell'iscrizione nel registro delle imprese, purché entro questo termine nessun

creditore sociale anteriore all'iscrizione abbia fatto opposizione.” Non è più richiesto che in delibera venga

evidenziata l’esuberanza ma non è possibile ridurre il CS se i creditori si oppongono (potrebbero farlo

perché hanno un capitale ridotto su cui rivalersi ai fini della soddisfazione del loro credito).

È necessario garantire la sostenibilità del debito. Occorre verificare che, in un arco di tempo ragionevole,

l’effetto distributivo non comprometta i diritti dei debitori.

Nel caso delle riserve si traduce nella responsabilità degli amministratori che distribuiscono le riserve. Nel

caso di riduzione del capitale invece viene lasciato spazio per l’opposizione dei creditori, sollevando la

responsabilità se i termini sono rispettati.

Gli interessi che sono in gioco sono

- Interesse della società (quello più frustrato)

- Interesse dei soci

- Interesse dei creditori (tutelato tramite il terzo comma, il quarto comma spiega come debba

atteggiarsi il tribunale di fronte alla pretesa dei creditori)

Alcune riserve sono solo bilanciamenti di voci all’attivo. Distribuito il bene o la cassa all’attivo si ha una

riduzione corrispondete al patrimonio netto. Ma se la cassa non ci fosse?

Cassa 500.000 1.000.000 Capitale sociale

Attività fisse 200.000 Riserva

5.000.000 Riserva statutaria SVINCOLATA

300.000 Riserva sovrapprezzo

100.000 Utili a nuovo

La società decide di distribuire riserve per 900.000 ma non c’è sufficiente cassa. L’amministratore deve

trovare i presupposti per dare comunque esecuzione alla delibera, quindi può

1) Vendere delle attività ed integrare la cassa già esistente

2) Indebitare la società per avere liquidità sufficiente per il dividendo

3) Non dare esecuzione alla delibera qualora la vendita dei beni sarebbe dannosa per la società (es.

grande minusvalenze su un bene sottovalutato al momento) o se l’indebitamente creerebbe 38

problemi di sostenibilità del debito. L’amministratore che dà esecuzione alla delibera deve riportare

in gioco l’interesse sociale e verificare che, inteso prevalentemente come interesse dei creditori e

quindi della società ad essere solvibile, non contrasti con l’esecuzione della delibera di

distribuzione. A prescindere da quale posta del PN venga ridotta.

Va a toccare il tema della discrezionalità degli amministratori nella tutela della solvibilità a fronte di una

delibera dei soci per interesse proprio. È pacifico che gli amministratori possano anche indebitare la società

per creare la cassa, ma dovranno verificare che ciò sia comunque rispettoso della sostenibilità del debito.

L’operazione speculare all’aumento gratuito è una riqualificazione del CS come riserva.

Con la riservizzazione il PN rimane quantitativamente immutato ma ho meno CS e più riserve (come

nell’aumento gratuito ho meno riserve e più capitale). Il procedimento si fa applicando la procedura del

2445? Si, perché svincolando delle risorse non solo vado a dover fare un passaggio in assemblea

straordinaria perché cambio lo statuto (riduco il CS) ma devo anche attendere il lasso di tempo per

l’opposizione dei creditori perché potrei distribuire le riserve. È la stessa operazione solo spezzata in due

momenti: è meglio ritenere che si applichi la norma, riconoscendo l’opposizione dei creditori, anche in

questo caso perché ho una potenziale distribuzione (con rischio di lesione di interessi dei creditori e di

negozio in frode alla legge).

Artt. 2446 e 2447 – Riduzione del capitale per perdite

Perdita = risultato economico che si realizza nell’esercizio economico dell’impresa. Può anche essere frutto

di una svalutazione di attività in bilancio, che impone il pareggio con la riduzione a PN.

Le perdite vanno ad intaccare

- Riserve disponibili

- Riserve legali

- Riserva targata

- Capitale sociale

Quando si parla di erosione del capitale per perdite, le perdite devono aver già spazzato via tutte le riserve.

È necessario seguire un iter di computo delle perdite, non è quindi nella disponibilità dei soci decidere

come imputare le perdite. Avendo il capitale sociale una funzione di tutela dei terzi, ed essendo vincolato

dal principio di effettività, deve essere l’ultima posta del patrimonio netto ad essere toccata.

Fintanto che il ragionamento avviene in termine di erosione delle perdite siamo “fuori” dalla disciplina di

riduzione del capitale sociale, dalla modifica dello statuto e dai formalismi che ne derivano.

La copertura delle perdite mediante le riserve non è pressoché disciplinata nel codice e non è soggetta ad

obblighi di forma solenne.

Art. 2446 1

“Quando risulta che il capitale è diminuito di oltre un terzo in conseguenza di perdite, gli amministratori o il

consiglio di gestione, e nel caso di loro inerzia il collegio sindacale ovvero il consiglio di sorveglianza, devono

senza indugio convocare l'assemblea per gli opportuni provvedimenti. All'assemblea deve essere sottoposta

una relazione sulla situazione patrimoniale della società, con le osservazioni del collegio sindacale o del

comitato per il controllo sulla gestione. La relazione e le osservazioni devono restare depositate in copia

1 Se la perdita è superiore ad un terzo e mi sono già giocato le perdite ma mi trovo comunque sopra al limite legale i

soci possono decidere di portare a nuovo la perdita e di aspettare la fine dell’esercizio successivo. Ha tanto più senso

portare a nuovo le perdite e aspettare a toccare il capitale sociale quando l’andamento dell’attività operativa è buono

(ecco perché è importante che i soci siano informati). In questo caso gli utili, che nel frattempo saranno conseguiti

(futuri, perché quelli già conseguiti sono già conteggiati nel calcolo della perdita), andranno ad assorbire la perdita. 39

nella sede della società durante gli otto giorni che precedono l'assemblea, perché i soci possano prenderne

2

visione. Nell'assemblea gli amministratori devono dare conto dei fatti di rilievo avvenuti dopo la redazione

della relazione.

Se entro l'esercizio successivo la perdita non risulta diminuita a meno di un terzo, l'assemblea ordinaria o il

consiglio di sorveglianza che approva il bilancio di tale esercizio deve ridurre il capitale in proporzione delle

perdite accertate. In mancanza gli amministratori e i sindaci o il consiglio di sorveglianza devono chiedere al

tribunale che venga disposta la riduzione del capitale in ragione delle perdite risultanti dal bilancio. Il

tribunale provvede, sentito il pubblico ministero, con decreto soggetto a reclamo, che deve essere iscritto

nel registro delle imprese a cura degli amministratori. Nel caso in cui le azioni emesse dalla società siano

senza valore nominale, lo statuto, una sua modificazione ovvero una deliberazione adottata con le

maggioranze previste per l'assemblea straordinaria possono prevedere che la riduzione del capitale di cui al

precedente comma sia deliberata dal consiglio di amministrazione.

Nel caso in cui le azioni emesse dalla società siano senza valore nominale, lo statuto, una sua modificazione

ovvero una deliberazione adottata con le maggioranze previste per l'assemblea straordinaria possono

prevedere che la riduzione del capitale di cui al precedente comma sia deliberata dal consiglio di

amministrazione. Si applica in tal caso l'articolo 2456.”

Art. 2446, comma 2 – Se la perdita è in misura tale da far sì che il capitale sociale rimanga comunque

superiore al limite legale. Con la riduzione del capitale minimo per la Srl (1 euro), questa disposizione

rimane effettivamente attiva solo per le società per azioni.

Art. 2447 – Se la perdita erode il capitale al punto da farlo scendere al di sotto del limite legale.

Si parla di riduzione nominale del capitale sociale perché né solo la presa d’atto di qualcosa che

economicamente si è già verificato. Quello che i soci sono obbligati a fare è il prendere atto che quei valori

sono già stati erosi. Di conseguenza, il potere decisionale dei soci è compresso rispetto alla riduzione reale:

rispetto all’obbligo di ridurre non ci sono altre vie. In questo caso la libertà di voto è compressa in forza di

un interesse superiore: l’effettività del capitale sociale, cioè il necessario aggiornamento del capitale sociale

verso l’esterno.

Es. una società è in perdita per 5 milioni, con un CS di 1 milione e Riserve per 9 milioni. Se la società

continua a procedere operando con un CS di 1 milione a registro delle imprese, statuto e carta intestata,

non rischia la responsabilità nei confronti dei creditori perché le riserve coprono ampiamente le perdite. Se

invece fosse intaccato il CS la società dovrebbe dare evidenza delle perdite registrate. Il punto focale non è

solo il risultato di riduzione del capitale sociale ma che, tramite il procedimento di riduzione sono

soddisfatti i requisiti di opponibilità ai terzi: c’è evidenza delle perdite registrate e di come si sono registrate

quelle perdite (perché gli amministratori devono allegare una relazione al verbale, che deve essere iscritto

e disponibile a tutti).

C’è intersezione tra il passaggio in assemblea, perché vado a toccare lo statuto, e la valenza segnaletica

dell’operazione nei confronti di potenziali contraenti.

Definizione di perdita rilevante – come si conteggia la perdita rispetto all’esistenza di utili di periodo? Il

problema non si pone al momento di approvazione del bilancio ma, più che altro, in uno scenario come

segue. La società, avendo individuato il fallimento di un creditore, svaluta il credito e registra, nell’esercizio,

2 È importante sapere perché ho registrato la perdita: se è dovuta alla mia attività operativa che non risulta più essere

competitiva mi trovo in una situazione grave, se invece è una perdita spot dovuta allo stralcio di un credito è molto

meno grave. Siccome i soci hanno un certo margine (art. 2446 comma 2), devono essere ben informati sui fatti. 40

una perdita tale da intaccare il capitale sociale, però dal 1/1/16 ad oggi sono stati realizzati degli utili di

periodo molto elevati: è vero che c’è una perdita per il credito stralciato, ma l’attività operativa va bene e

l’esercizio sta registrando utili. È necessario ridurre il capitale sociale se sto registrando utili notevoli e se

vado bene? La perdita deve quindi essere conteggiata al netto o al lordo degli utili di periodo che

potrebbero appianare la perdita? Gli utili sono conteggiati se di periodo, altrimenti devo sfruttare lo spazio

di attesa a disposizione della norma.

Se la perdita è superiore ad un terzo e mi sono già giocato le perdite ma mi trovo comunque sopra al limite

legale i soci possono decidere di portare a nuovo la perdita e di aspettare la fine dell’esercizio successivo.

Se il socio ha una buona ragione di ritenere che la società registrerà utili in futuro, allora ha senso la

possibilità prevista dalla norma di aspettare a ridurre se sono sopra il limite legale.

Qualora, invece, la perdita portasse il CS al di sotto del minimo legale (anche sotto zero), i soci perdono la

possibilità di scegliere se aspettare e scatta automaticamente una causa di scioglimento della società (art.

2484 – riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale quale causa di scioglimento). I soci devono

prendere atto della situazione ed evitare la liquidazione solamente in due modi

1) Aumentando il capitale sociale

2) Trasformare la società in un tipo sociale che non richiede lo stesso capitale minimo (es: Spa in Srl

oppure verso una società di persone che non richiede alcun capitale minimo, che chiaramente non

è una fattispecie reale perché i soci non si assumerebbero la responsabilità illimitata).

Se invece avessi dei beni iscritti all’attivo che hanno un valore economico molto superiore? Se bastasse

attualizzare anche solo uno dei cespiti immobiliari che ho in portafogli per appianare lo stralcio del credito?

Questa possibilità è bloccata dall’impossibilità di rivalutare i beni (a meno che non si rediga il bilancio

secondo IAS/IFRS).

“Senza indugio” – Cosa comporta? Se sto chiudendo l’esercizio e ho buoni utili di periodo, se potessi

aspettare un po’ avrei la situazione risolta. Dicendo la cassazione che 4 mesi dalla chiusura dell’esercizio è

un termine non adeguato, bisogna aspettare di meno (pronuncia negativa su una sentenza del tribunale di

Udine). Altre sentenze dicevano “nel più breve termine possibile” o con “ragionevole urgenza”.

Rimangono due criteri utilizzabili: quello oggettivo (per quanto non autorevolmente sostenuto, ma molto 3

logico) prevede che “senza indugio” comporta il rispetto del termine di 30 giorni disciplinato dall’art.2631

[norma di penale commerciale riferita all’ipotesi di omissione di convocazione dell’assemblea quando

dovuta]. L’altra interpretazione, prevede che gli amministratori debbano valutare la situazione (molto

autorevolmente sostenuta): se hanno evidenza che la situazione è grave l’atto dev’essere compiuto subito,

altrimenti possono prendere tempo (con una norma penale di mezzo però…).

La norma (art.2446) parla di convocazione, non di tenuta dell’assemblea: non vuol dire che l’assemblea

deve tenersi immediatamente e vanno aggiunti i termini necessari per la tenuta dell’assemblea dal

momento della convocazione (15 giorni se Spa, salvo diversamente previsto nello statuto). Se poi i soci non

si presentano in Assemblea e non c’è il quorum costitutivo, l’amministratore non è responsabile [non è uno

scenario astratto perché in questi scenari è comune la necessità di prendere tempo per reperire

finanziamenti e garanzie].

3 Art. 2631 – “Gli amministratori e i sindaci che omettono di convocare l'assemblea dei soci nei casi previsti dalla legge

o dallo statuto, nei termini ivi previsti, sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.032 euro a 6.197

euro. Ove la legge o lo statuto non prevedano espressamente un termine, entro il quale effettuare la convocazione,

questa si considera omessa allorché siano trascorsi trenta giorni dal momento in cui amministratori e sindaci sono

venuti a conoscenza del presupposto che obbliga alla convocazione dell'assemblea dei soci.” 41


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

63

PESO

1.85 MB

PUBBLICATO

7 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia e legislazione per l'impresa
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chelafi306 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale progredito e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bocconi - Unibocconi o del prof Ardizzone Luigi.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea magistrale in economia e legislazione per l'impresa

Appunti diritto dei mercati e degli intermediari
Appunto