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DIRITTO COMMERCIALE

LA DISCIPLINA DELLE S.R.L.

a.a. 2013/2014

PROF. ORESTE CAGNASSO 1

LE SRL

Oggi le Srl sono il modello societario più diffuso perché hanno il vantaggio della responsabilità

limitata, nonostante un numero limitato di soci.

Dopo la riforma è aumentato il numero di Srl uni personali.

La Srl si colloca a metà tra le società di persone e le società per azioni.

La dimensione: è per le imprese di piccole-medie dimensioni, ma si possono costituire anche grandi

imprese con partecipazione concentrata.

N.B. Le Srl oltre un certo limite devono nominare un organo di controllo.

Possono essere partecipate da enti pubblici e/o privati, ma non possono emettere azioni.

La riforma societaria del 2004 è stata molto incisiva per le Srl, poiché in passato, secondo il vecchio

codice del ’42, era considerata una sorta di Spa senza azioni, mentre oggi si configura come un

modello ibrido di ispirazione tedesca.

La disciplina delle Srl è molto elastica perché lascia grande autonomia ai soci e questo permette di

crearla “su misura” a seconda delle esigenze, ma non mancano regole rigorose soprattutto in caso di

fallimento.

La disciplina delle Srl è contenuta nel VII capo del titolo V del Codice civile.

“Nella

ART. 2462 - LA RESPONSABILITÀ: società a responsabilità limitata per le

obbligazioni sociali risponde soltanto la società con il suo patrimonio.

In caso di insolvenza della società, per le obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui l'intera

partecipazione è appartenuta ad una sola persona, questa risponde illimitatamente quando i

conferimenti non siano stati effettuati secondo quanto previsto dall'articolo 2464, o fin quando non

sia stata attuata la pubblicità prescritta dall'articolo 2470.”

ART. 2463 LA COSTITUZIONE:

Una Srl può nascere da un contratto quando ci sono più soci, oppure da una atto unilaterale quando

c’è un solo socio e questo non risponde mai delle obbligazioni sociali e gode della responsabilità

limitata, ma ci sono due eccezioni:

 Deve versare interamente il capitale sottoscritto (non basta il 25% come nel caso di più soci)

come da art. 2464;

 Deve rispettare gli obblighi di pubblicità come da art. 2470.

L’atto costitutivo è, a pena di nullità, un atto pubblico e deve essere redatto in forma scritta da un

il quale ha l’obbligo di rifiutarsi in caso di atti o clausole illegittime.

notaio

La richiesta della forma scritta dipende dalla volontà del legislatore perché il notaio traduce in

linguaggio giuridico la volontà delle parti e verifica se tale volontà è conforme alla legge.

Dal 2000 non è più prevista l’omologazione del Tribunale ma è sufficiente il controllo del notaio

accorciando così i tempi e semplificando le procedure, poiché prima vi era un duplice controllo.

L’atto costitutivo può essere modificato facendo intervenire l’assemblea straordinaria e facendo

redigere l’atto dal notaio; in questo caso il notaio non redige un atto, ma un verbale. Si parla quindi

di: un atto costitutivo e ha l’obbligo di controllo di

- NOTAIO ROGANTE: cioè colui che redige 2

legittimità;

NOTAIO VERBALIZZANTE: è colui che redige un verbale di un’assemblea e prende atto di ciò

- Egli verbalizza ogni decisione presa durante l’assemblea (anche

che riferisce il presidente.

illegittima) e ha 30 giorni di tempo per verificare la legittimità della delibera e se dal controllo

ritiene che la deliberazione sia legittima, il notaio procede all’iscrizione della modifica nel registro

delle imprese , mentre se è illegittima la rifiuta con motivazione. Gli amministratori a questo punto

possono:

 Aderire alle indicazioni del notaio e riconvocare l’assemblea per redigere un nuovo verbale;

 Rinunciare alla deliberazione, e quindi alle modifiche dell’atto;

 siano d’accordo con le indicazioni del notaio. In

Ricorrere al Tribunale nel caso in cui non

questo caso interviene l’omologa e spetta quindi la decisione al Tribunale.

N.B. La modifica dell’atto costitutivo non produce effetti finché non viene iscritta nel registro delle

imprese.

NULLITÀ DELL’ATTO COSTITUTIVO:

In mancanza di atto notarile (ipotesi inimmaginabile) si attivano automaticamente le clausole di

scioglimento della società

L’atto costitutivo è regolato dall’art. 2521:

La società può essere costituita con contratto o con atto unilaterale.

L'atto costitutivo deve essere redatto per atto pubblico e deve indicare:

1) il cognome e il nome o la denominazione, la data e il luogo di nascita o lo Stato (3) di

costituzione, il domicilio o la sede, la cittadinanza di ciascun socio;

2) la denominazione, contenente l'indicazione di società a responsabilità limitata, e il comune ove

sono poste la sede della società e le eventuali sedi secondarie;

3) l'attività che costituisce l'oggetto sociale;

4) l'ammontare del capitale, non inferiore a diecimila euro, sottoscritto e di quello versato;

5) i conferimenti di ciascun socio e il valore attribuito crediti e ai beni conferiti in natura;

6) la quota di partecipazione di ciascun socio;

7) le norme relative al funzionamento della società, indicando quelle concernenti

l'amministrazione, la rappresentanza;

8) le persone cui è affidata l'amministrazione e l'eventuale soggetto incaricato di effettuare la

revisione legale dei conti; (4)

9) l'importo globale, almeno approssimativo, della spese per la costituzione poste a carico della

società.

L’ammontare del capitale può essere determinato in misura inferiore a euro diecimila, pari almeno

a un euro. In tal caso i conferimenti devono farsi in denaro e devono essere versati per intero alle

persone cui è affidata l’amministrazione.

5. La somma da dedurre dagli utili netti risultanti dal bilancio regolarmente approvato, per

formare la riserva prevista dall’articolo 2430, deve essere almeno pari a un quinto degli stessi, fino

al capitale, l’ammontare di diecimila euro. La

a che la riserva non abbia raggiunto, unitamente

riserva così formata può essere utilizzata solo per imputazione a capitale e per copertura di 3

eventuali perdite. Essa deve essere reintegrata a norma del presente comma se viene diminuita per

qualsiasi ragione.

ART. 2464 I CONFERIMENTI:

Il conferimento è quell’apporto che il socio dà alla società, in denaro o in natura, per diventare socio

e gli deve essere attribuito un valore.

L’articolo riporta:

- [1] Il valore dei conferimenti non può essere complessivamente inferiore all'ammontare globale

del capitale sociale.

- [2] Possono essere conferiti tutti gli elementi dell'attivo suscettibili di valutazione economica.

- [3] Se nell'atto costitutivo non è stabilito diversamente, il conferimento deve farsi in danaro.

- [4] Alla sottoscrizione dell'atto costitutivo deve essere versato presso una banca almeno il

venticinque per cento dei conferimenti in danaro e l'intero soprapprezzo o, nel caso di costituzione

con atto unilaterale, il loro intero ammontare. Il versamento può essere sostituito dalla stipula, per

un importo almeno corrispondente, di una polizza di assicurazione o di una fideiussione bancaria

con le caratteristiche determinate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri; in tal caso

il socio può in ogni momento sostituire la polizza o la fideiussione con il versamento del

corrispondente importo in danaro.

- [5] Per i conferimenti di beni in natura e di crediti si osservano le disposizioni degli

articoli 2254 e 2255. Le quote corrispondenti a tali conferimenti devono essere integralmente

liberate al momento della sottoscrizione.

- [6] Il conferimento può anche avvenire mediante la prestazione di una polizza di assicurazione o

di una fideiussione bancaria con cui vengono garantiti, per l'intero valore ad essi assegnato, gli

obblighi assunti dal socio aventi per oggetto la prestazione d'opera o di servizi a favore della

società. In tal caso, se l'atto costitutivo lo prevede, la polizza o la fideiussione possono essere

sostituite dal socio con il versamento a titolo di cauzione del corrispondente importo in danaro

presso la società.

- [7] Se viene meno la pluralità dei soci, i versamenti ancora dovuti devono essere effettuati nei

novanta giorni.

N.B. I conferimenti sono direttamente imputati a capitale (e quindi sono difficilmente aggredibili

dai terzi) e normalmente non vengono restituiti, mentre i versamenti (o apporto a fondo perduto)

sono imputati a Riserva di PN.

ART. 2465 - STIMA DEI CONFERIMENTI DI BENI IN NATURA E DI

CREDITI.

Nelle Spa i conferimenti sono oggetti di una relazione di stima, occorre che un soggetto (revisore

legale) appresti una relazione con cui attesta che il bene ha quel determinato valore. Il perito nelle

Srl è nominato dal socio stesso.

L’articolo riporta:

Chi conferisce beni in natura o crediti deve presentare la relazione giurata di un revisore legale o

società di revisione legali iscritti nell’albo speciale. La relazione, che deve contenere la

di una

descrizione dei beni o crediti conferiti, l'indicazione dei criteri di valutazione adottati e

l'attestazione che il loro valore è almeno pari a quello ad essi attribuito ai fini della determinazione

del capitale sociale e dell'eventuale soprapprezzo, deve essere allegata all'atto costitutivo.

La disposizione del precedente comma si applica in caso di acquisto da parte della società, per un

corrispettivo pari o superiore al decimo del capitale sociale, di beni o di crediti dei soci fondatori, 4

dei soci e degli amministratori, nei due anni dalla iscrizione della società nel registro delle

imprese. In tal caso l'acquisto, salvo diversa disposizione dell'atto costitutivo, deve essere

autorizzato con decisione dei soci a norma dell'articolo 2479. 

ART. 2466 MANCATA ESECUZIONE DEI CONFERIMENTI DIFFIDA

DEL SOCIO MOROSO.

Se il socio non esegue il conferimento nel termine prescritto, gli amministratori diffidano il socio

moroso ad eseguirlo nel termine di trenta giorni.

Decorso inutilmente questo termine gli amministratori, qualora non ritengano utile promuovere

azione per l'esecuzione dei conferimenti dovuti, possono vendere agli altri soci in proporzione alla

loro partecipazione la quota del socio moroso. Diritto di opzione.

In mancanza di offerte per l'acquisto, se l'atto costitutivo lo consente, la quota è venduta all'incanto

(asta giudiziaria con diversi offerenti)

Se la vendita non può aver luogo per mancanza di compratori, gli amministratori escludono il

socio, trattenendo le somme riscosse. Il capitale deve essere ridotto in misura corrispondente.

Il socio moroso non può partecipare alle decisioni dei soci.

Le disposizioni dei precedenti commi si applicano anche nel caso in cui per qualsiasi motivo siano

scadute o divengano inefficaci la polizza assicurativa o la garanzia bancaria prestate ai sensi

dell'articolo 2464. Resta salva in tal caso la possibilità del socio di sostituirle con il versamento del

corrispondente importo di danaro.

ART. 2467 FINANZIAMENTO DEI SOCI:

“Il rimborso dei finanziamenti dei soci a favore della società è postergato rispetto alla

soddisfazione degli altri creditori e, se avvenuto nell'anno precedente la dichiarazione di fallimento

della società, deve essere restituito.

Ai fini del precedente comma s'intendono finanziamenti dei soci a favore della società quelli, in

qualsiasi forma effettuati, che sono stati concessi in un momento in cui, anche in considerazione del

tipo di attività esercitata dalla società, risulta un eccessivo squilibrio dell'indebitamento rispetto al

patrimonio netto oppure in una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato

ragionevole un conferimento”.

Il finanziamento è un prestito che viene fatto alla società, è quindi capitale di debito (D3 passivo).

Il legislatore a questo proposito ha cercato di combattere una prassi molto diffusa che consiste

nell’apportare un conferimento/versamento basso e avere un finanziamento elevato.

L’articolo si riferisce ai finanziamenti nati in situazioni anomale:

situazione di eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al PN. Se la società è molto

-

indebitata ulteriori finanziamenti configurano una situazione atipica;

- situazione in cui sarebbe stato ragionevole un conferimento. È anomalo un finanziamento

considerato non necessario in quanto sia più ragionevole un conferimento, o comunque l’utilizzo di

Si fa riferimento al criterio della ragionevolezza (“potevano esserci delle circostanze

mezzi propri. stato meglio fare un conferimento”).

in cui sarebbe

Per tutelare i creditori da queste situazioni anomale si ricorre alla regola della postergazione per la

5

quale i soci non possono riavere i loro apporti se prima non sono soddisfatti i creditori sociali. La

postergazione opera solo in caso di fallimento e/o liquidazione.

Alla scadenza del finanziamento gli amministratori dovranno valutare la situazione finanziaria e se

mancano le risorse per il rimborso questo verrà rimborsato dopo aver pagato tutti gli altri debiti

della società.

Gli amministratori a volte si possono trovare in difficoltà perché possono essere ritenuti

responsabili qualora abbiano rimborsato il finanziamento al posto dell’aver applicato la

postergazione. Se gli amministratori ritengono che la società sia in grado di soddisfare i creditori,

ma poi in realtà non riesce a soddisfarli, allora i creditori stessi possono ritenerli responsabili.

Questa norma ha un carattere deterrente per far evitare dei finanziamenti in situazioni di squilibrio.

Se invece esistono le risorse e vi è il rimborso del socio, ma se entro un anno dalla restituzione la

società fallisce, il socio deve restituire le somme ricevute con l’azione revocatoria fallimentare

(art. 67 l.f.):

L’azione revocatoria è uno strumento utilizzabile dal curatore fallimentare allo scopo di ricostituire

il patrimonio del fallito destinato alla soddisfazione dei suoi creditori, facendovi rientrare quanto ne

era uscito nel periodo antecedente al fallimento (il cosiddetto periodo sospetto): essa consente,

infatti, di colpire gli atti del debitore insolvente che hanno inciso sul suo patrimonio in violazione

par condicio creditorum. L’azione revocatoria fallimentare è assistita da una serie

del principio della

di presunzioni a favore del fallimento. Essa deve essere esperita, a pena di decadenza entro 3 anni

dalla dichiarazione di fallimento o, se il termine è inferiore, 5 anni dal compimento dell’atto. Il

curatore deve provare:

- che ci sia stato un finanziamento

- che ci sia stato il rimborso

- che il rimborso è avvenuto entro un anno dal fallimento

Per tutti i pagamenti effettuati nei 6 mesi antecedenti al fallimento si applica una AZIONE

REVOCATORIA ORDINARIA: il curatore deve dimostrare in questo caso che il socio sapeva

dello stato di insolvenza della società

CONCORDATO PREVENTIVO E ACCORDI DI RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO:

In presenza di queste procedure, i soci o le banche, possono concedere un finanziamento alla società

All’80% di questi

per giungere al soddisfacimento dei creditori. finanziamenti il legislatore applica

la regola della prededuzione con la quale i primi ad essere pagati saranno i soci poiché hanno

immesso del capitale durante la procedura concordataria. L’obiettivo del legislatore è di incentivare

il socio a non abbandonare la società nel momento del bisogno.

Con il D.L. 78/2010 e modificato con il D.L. 83/2012 anche ai finanziamenti effettuati in

prospettiva di concordato dai soci e da coloro che diventeranno soci si applica la prededuzione

(sicuro?)

FINANZIAMENTI NEI GRUPPI SOCIETARI

La riforma societaria del 2003 ha inciso su tre gruppi di norme significative:

1. Gruppi

2. Scioglimento e liquidazione

3. Operazioni straordinarie (soprattutto nella trasformazione) 6

ART. 2497 RESPONSABILITÀ:

“Le società o gli enti che, esercitando attività di direzione e coordinamento di società, agiscono

nell'interesse imprenditoriale proprio o altrui in violazione dei principi di corretta gestione

societaria e imprenditoriale delle società medesime, sono direttamente responsabili nei confronti

dei soci di queste per il pregiudizio arrecato alla redditività ed al valore della partecipazione

sociale, nonché nei confronti dei creditori sociali per la lesione cagionata all'integrità del

patrimonio della società. Non vi è responsabilità quando il danno risulta mancante alla luce del

risultato complessivo dell'attività di direzione e coordinamento ovvero integralmente eliminato

anche a seguito di operazioni a ciò dirette.

Nel caso di fallimento, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria di

società soggetta ad altrui direzione e coordinamento, l'azione spettante ai creditori di questa è

esercitata dal curatore o dal commissario liquidatore o dal commissario straordinario”

DIREZIONE E COORDINAMENTO DI UNA SOCIETÀ DA PARTE DELLA

CONTROLLANTE (ANCHE DETTA ETERO DIREZIONE):

Questo caso si verifica quando la controllante dà delle direttive vincolanti agli amministratori della

controllata partecipando indirettamente alla gestione. È obbligatoria la pubblicità nel Registro delle

imprese e la dicitura deve comparire anche nel bilancio.

La controllante può svolgere la sua funzione in due modi diversi:

1) società meramente controllante: la controllante esercita i diritti propri di un socio nominando

all’assemblea le informazioni e occupandosi anche della direzione e

gli amministratori, chiedendo

coordinamento.

Es. Fiat e Fiat Industrial che gestiscono le partecipazioni di Ferrari hanno il potere di coordinamento

su di essa.

controllante che si astiene dall’esercitare la gestione

2) e il coordinamento della controllata:

Es. Exor è la società che ha la maggioranza di fatto in Fiat, ma non si occupa della sua gestione e

del suo coordinamento.

Nel caso in cui si eserciti la direzione e il coordinamento il legislatore interviene sulla responsabilità

e sulle modalità di esercizio stabilendo che il non corretto uso del potere di direzione e

coordinamento da vita alla responsabilità dei soci e degli amministratori della controllante.

infragruppo con l’ART.

Il legislatore interviene per quanto riguarda i finanziamenti 2497-

stabilendo che: “Ai

quinquies finanziamenti effettuati a favore della società da chi esercita attività

di direzione e coordinamento nei suoi confronti o da altri soggetti ad essa sottoposti si applica

l’articolo 2467.”

Vale pertanto anche nel caso in cui la controllata faccia una proposta di concordato preventivo o di

ristrutturazione del debito e quindi si applicano la postergazione la prededuzione.

Si applica per estensione anche alle Spa per due motivi:

1) I soci conoscono a fondo la situazione della società: il socio di una Srl, se amministratore, ha

tutte le informazioni e, se non lo è, ha comunque un potere di controllo per richiedere

informazioni senza limiti. Analogamente per una società che esercita direzione e

coordinamento vi è la possibilità di capire se il finanziamento viene fatto in una situazione

normale o anormale. 7

2) La disciplina dei finanziamenti, più che essere legata alla posizione del socio, è collegata al

regime della responsabilità limitata

ART. 2468 - LE PARTECIPAZIONI:

“[1] Le partecipazioni dei soci non possono essere rappresentate da azioni né costituire oggetto di

sollecitazione all'investimento.

- [2] Salvo quanto disposto dal terzo comma del presente articolo, i diritti sociali spettano ai soci

in misura proporzionale alla partecipazione da ciascuno posseduta. Se l'atto costitutivo non

prevede diversamente, le partecipazioni dei soci sono determinate in misura proporzionale al

conferimento. (2)

- [3] Resta salva la possibilità che l'atto costitutivo preveda l'attribuzione a singoli soci di

particolari diritti riguardanti l'amministrazione della società o la distribuzione degli utili.

- [4] Salvo diversa disposizione dell'atto costitutivo e salvo in ogni caso quanto previsto dal primo

comma dell'articolo 2473, i diritti previsti dal precedente comma possono essere modificati solo

con il consenso di tutti i soci.

- [5] Nel caso di comproprietà di una partecipazione, i diritti dei comproprietari devono essere

esercitati da un rappresentante comune nominato secondo le modalità previste dagli articoli 1105 e

1106.”

La partecipazione è l’insieme dei diritti, poteri e obblighi che fanno capo al socio. Concretamente

consiste nel diritto di voto, di opzione, di consultazione dei documenti, diritto agli utili, alla quota di

liquidazione, ma significa anche dovere ed obblighi come ad esempio il versamento per intero dei

conferimenti.

La partecipazione del socio è di norma proporzionale al conferimento, ma può esserci la possibilità

nelle Srl della dissociazione tra partecipazione e conferimento (ad esempio un socio conferisce il

20% e ottiene una partecipazione del 40%; gli altri soci otterranno una partecipazione meno che

proporzionale).

Le motivazioni per cui ha un senso dare ad un socio una partecipazione più che proporzionale sono:

un socio può portare dell’utilità in società che non sono dei conferimenti, ma che hanno un aspetto

-

rilevante, ad esempio un socio che apporta particolari capacità manageriali, tecniche, conoscenze

del mercato o un nome prestigioso.

- la partecipazione del socio è trasferibile agli altri soci e vengono trasferiti anche i relativi diritti se

inseriti nella partecipazione.

I diritti particolari dei soci invece non sono trasferibili perché sono legati alla persona stessa con

l’obiettivo di valorizzarla e sono di due tipi:

Quelli che riguardano l’amministrazione della società:

1. come il diritto a ricoprire la carica di

amministratore, che così non viene più nominato;

2. Quelli che riguardano le scelte gestionali: come quelli relativi alla distribuzione degli utili.

I diritti particolari possono essere modificati all’unanimità, cioè con il consenso di tutti i soci. 8

ART. 2469 - TRASFERIMENTO DELLE PARTECIPAZIONI.

“- [1] Le partecipazioni sono liberamente trasferibili per atto tra vivi e per successione a causa di

morte, salvo contraria disposizione dell'atto costitutivo.

- [2] Qualora l'atto costitutivo preveda l'intrasferibilità delle partecipazioni o ne subordini il

trasferimento al gradimento di organi sociali, di soci o di terzi senza prevederne condizioni e limiti,

o ponga condizioni o limiti che nel caso concreto impediscono il trasferimento a causa di morte, il

socio o i suoi eredi possono esercitare il diritto di recesso ai sensi dell'articolo 2473. In tali casi

l'atto costitutivo può stabilire un termine, non superiore a due anni dalla costituzione della società

sottoscrizione della partecipazione, prima del quale il recesso non può essere esercitato.”

o dalla

Il trasferimento deve essere iscritto nel registro delle imprese, e da tale momento ha anche efficacia,

ed è necessaria una scrittura privata autenticata.

Tuttavia possono esserci delle clausole limitative al trasferimento:

CLAUSOLA DI PRELAZIONE: clausola per la quale un soggetto è preferito ad altri se viene

posto in essere un determinato contratto, cioè vi è l’obbligo, prima di vendere la partecipazione a

terzi, di offrirla agli altri soci. La finalità e di favorire i soci che vogliono ampliare la propria

partecipazione, ma anche quella di non consentire che un altro soggetto entri nella società.

Vi è altresì il pericolo di elusione poiché ci può essere un accordo tra socio e acquirente terzo che

può indurre i soci a non esercitare il diritto di prelazione perché viene fissato un prezzo fittizio, più

alto del valore reale della partecipazione. Per ridurre questo rischio si utilizzano:

 PRELAZIONE IMPROPRIA: quando il prezzo viene determinato in base a certi criteri

 IPOTESI DI ESENZIONE: si può prevedere che alcune azioni non siano sottoposte a

prelazione (in caso di cessione ai figli, alla moglie di persona fisica o se si parla di gruppo,

di una società che appartiene al gruppo).

CLAUSOLA DI GRADIMENTO: esistono due categorie:

1. OGGETTIVA: individua le caratteristiche dell’acquirente e il trasferimento viene concesso o

negato sulla base di criteri di valutazione predeterminati e sulla base delle esigenze della singola

impresa, del suo oggetto sociale, dell'attività svolta oppure sulla base della sussistenza di

determinati requisiti personali, qualità, condizioni oggettive (cittadinanza, residenza, iscrizione in

albi, parentela).

Questa clausola è valida ed efficace senza che sia riconosciuto ai soci il diritto di recesso in caso di

diniego del gradimento.

Il socio che intende alienare la partecipazione deve comunicare all’organo sociale, un socio o un

terzo, affinché questi esprima il suo gradimento al trasferimento.

2. SOGGETTIVA (O DI MERO GRADIMENTO): con questa clausola è la società che deve

indicare un altro soggetto disposto al trasferimento, ma la partecipazione può essere trasferita

soltanto a soggetti graditi all’organo societario. Nelle Spa questa clausola può diventare una

clausola di intrasferibilità. 9

CLAUSOLA DI INTRASFERIBILITÀ: quando il socio non può trasferire la sua partecipazione,

ma può recedere in qualsiasi momento dalla società.

[Nelle Start-Up Innovative può esserci una clausola di intrasferibilità pura, con la quale si può

blindare la compagine sociale per due anni dalla costituzione

ART. 2470 EFFICACIA E PUBBLICITÀ:

“Il trasferimento delle partecipazioni ha effetto di fronte alla società dal momento del deposito di cui al

successivo comma.

L'atto di trasferimento, con sottoscrizione autenticata, deve essere depositato entro 30 giorni, a cura del

notaio autenticante, presso l'ufficio del registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sede

sociale.

In caso di trasferimento a causa di morte il deposito è effettuato a richiesta dell'erede o del legatario verso

presentazione della documentazione richiesta per l'annotazione nel libro dei soci dei corrispondenti

trasferimenti in materia di società per azioni.

Se la quota è alienata con successivi contratti a più persone, quella tra esse che per prima ha effettuato in

buona fede l'iscrizione nel registro delle imprese è preferita alle altre, anche se il suo titolo è di data

posteriore.

Quando l'intera partecipazione appartiene ad un solo socio o muta la persona dell'unico socio, gli

amministratori devono depositare per l'iscrizione nel registro delle imprese una dichiarazione contenente

l'indicazione del cognome e nome o della denominazione, della data e del luogo di nascita o lo Stato di

costituzione, del domicilio o della sede e cittadinanza dell'unico socio.

Quando si costituisce o ricostituisce la pluralità dei soci, gli amministratori ne devono depositare apposita

dichiarazione per l'iscrizione nel registro delle imprese.

L'unico socio o colui che cessa di essere tale può provvedere alla pubblicità prevista nei commi precedenti.

Le dichiarazioni degli amministratori previste dai commi quarto e quinto e quinto devono essere depositate

giorni dall' avvenuta variazione della compagine sociale.”

entro trenta –

ART. 2471 ESPROPRIAZIONE DELLA PARTECIPAZIONE

La partecipazione può formare oggetto di espropriazione. Il pignoramento si esegue mediante

notificazione al debitore e alla società e successiva iscrizione nel registro delle imprese.

L'ordinanza del giudice che dispone la vendita della partecipazione deve essere notificata alla

società a cura del creditore.

Se la partecipazione non è liberamente trasferibile e il creditore, il debitore e la società non si

accordano sulla vendita della quota stessa, la vendita ha luogo all'incanto; ma la vendita è priva di

effetto se, entro dieci giorni dall'aggiudicazione, la società presenta un altro acquirente che offra lo

stesso prezzo.

Le disposizioni del comma precedente si applicano anche in caso di fallimento di un socio. 10

ART. 2473- RECESSO DEL SOCIO

“- [1] L'atto costitutivo determina quando il socio può recedere dalla società e le relative modalità.

In ogni caso il diritto di recesso compete ai soci che non hanno consentito al cambiamento

dell'oggetto o del tipo di società, alla sua fusione o scissione, alla revoca dello stato di

liquidazione, al trasferimento della sede all'estero alla eliminazione di una o più cause di recesso

previste dall'atto costitutivo e al compimento di operazioni che comportano una sostanziale

modificazione dell'oggetto della società determinato nell'atto costitutivo o una rilevante

modificazione dei diritti attribuiti ai soci a norma dell'articolo 2468, quarto comma. Restano salve

le disposizioni in materia di recesso per le società soggette ad attività di direzione e

coordinamento.

- [2] Nel caso di società contratta a tempo indeterminato il diritto di recesso compete al socio in

ogni momento e può essere esercitato con un preavviso di almeno centottanta giorni; l'atto

costitutivo può prevedere un periodo di preavviso di durata maggiore purché non superiore ad un

anno.

- [3] I soci che recedono dalla società hanno diritto di ottenere il rimborso della propria

partecipazione in proporzione del patrimonio sociale. Esso a tal fine è determinato tenendo conto

del suo valore di mercato al momento della dichiarazione di recesso; in caso di disaccordo la

determinazione è compiuta tramite relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale, che

provvede anche sulle spese, su istanza della parte più diligente; si applica in tal caso il primo

comma dell'articolo 1349.

- [4] Il rimborso delle partecipazioni per cui è stato esercitato il diritto di recesso deve essere

eseguito entro centottanta giorni dalla comunicazione del medesimo fatta alla società. Esso può

avvenire anche mediante acquisto da parte degli altri soci proporzionalmente alle loro

partecipazioni oppure da parte di un terzo concordemente individuato da soci medesimi. Qualora

ciò non avvenga, il rimborso è effettuato utilizzando riserve disponibili o in, mancanza,

corrispondentemente riducendo il capitale sociale; in quest'ultimo caso si applica l'articolo 2482 e,

qualora sulla base di esso non risulti possibile il rimborso della partecipazione del socio receduto,

la società viene posta in liquidazione. (3)

- [5] Il recesso non può essere esercitato e, se già esercitato, è privo di efficacia, se la società

revoca la delibera che lo legittima ovvero se è deliberato lo scioglimento della società.”

Il recesso del socio da una società è un negozio unilaterale, mediante il quale ciascun socio può

fuoriuscire da un compagine sociale, ottenendo la liquidazione del valore della propria

partecipazione. È un atto motivato e volontario del socio che egli comunica alla società.

Esempio:

ALFA srl produce autoveicoli. È scritto nell’atto costitutivo. Se i soci di minoranza non sono

d’accordo, possono recedere.

Esempio:

Alfa srl produce autoveicoli. Alfa costituisce un’altra srl: Beta, conferisce il 100% a Beta e riceve

tutte le partecipazioni di Beta. In questo caso non c’è la modifica dell’oggetto sociale, ma la

produzione non è più interna ad Alfa perché è passata a Beta.

CAUSE DI RECESSO: Quando un socio può recedere?

Esistono 2 tipologie di cause di recesso. 11

sono stabilite nell’atto costitutivo

1. dai soci e riguardano

CAUSE CONVENZIONALI:

l’autonomia dei soci. (Ad es. possono stabilire che un socio possa recedere al

raggiungimento di una certa età)

 Recesso per giusta causa:

Alcuni esempi possono essere la trascuratezza o l’incapacità degli amministratori, la

condotta immorale dei soci, la mancata esclusione di un socio al verificarsi dei

presupposti previsti nell’atto costitutivo oppure l’uscita dalla compagine sociale di

determinati soci con perdita in misura notevole dei conferimenti.

Se, come è prevedibile, non è lo stesso atto costitutivo a precisare quali fatti

costituiscano giusta causa di recesso, la valutazione della situazione concreta non potrà

che essere affidata al giudice.

 Diritto particolare del socio:

Ad esempio quando un socio cambia la residenza può recedere

dal legislatore con la formula “In

2. sono inderogabili e stabilite ogni

CAUSE LEGALI:

caso…”

Danno al socio il diritto di recesso e tale diritto non è eliminabile dall’atto costitutivo.

 Modificazioni dell’atto costitutivo:

L’atto costitutivo è la regola che i soci danno alla società, quindi una modifica non voluta

dal socio è una legittima causa di recesso.

La modifica può essere approvata all’unanimità o in base alla maggioranza (sulla base delle

partecipazioni al capitale sociale). se non è d’accordo con

Per le modificazioni più rilevanti, il socio di minoranza può recedere

la maggioranza. Si configurano diverse ipotesi:

Cambiamento dell’oggetto della società (poiché incide sul rischio di impresa il socio può

1) recedere);

2) Deliberazioni che hanno per oggetto una operazione straordinaria;

3) Revoca dello stato di liquidazione, cioè il ritorno in fase attiva della società;

Trasferimento della sede sociale all’estero;

4)

5) Eliminazione o modifica di una o più cause di recesso convenzionali;

dell’assemblea che

6) Il legislatore ha previsto determinate scelte gestionali di competenza

possono essere causa di recesso come le operazioni che determinano una sostanziale

modificazione dell’oggetto che la società ha determinato nell’atto costitutivo.

Es. una società decide di non produrre più automobili, ma aeroplani.

Es. Alfa ha una partecipazione totalitaria in Beta. Alfa produce autoveicoli e trasferisce

la produzione a Beta, la quale produce anch’essa autoveicoli. Nel caso Alfa conferisse

un ramo rilevante dell’azienda è possibile il recesso.

7) Quando avviene una scelta gestionale talmente rilevante da incidere sui diritto particolari

dei soci. Ad es. vi è un diritto particolare che consiste nella nomina di 1 o più

amministratori ed è prevista la nomina di un amministratore terzo.

8) Presenza di una clausola compromissoria:

È una clausola che permette la devoluzione a soggetti, gli arbitri (giudici privati), delle

possibili e/o eventuali controversie derivanti dal contratto. Gli arbitri sono nominati da

un soggetto esterno (CCIAA, Tribunale, presidente dell’ODC, ecc).

Esempio: Trasformazione di una Srl in Spa, Mario Rossi si astiene/non si presenta/vota

contro, ha il diritto di recesso. 12

 Società a tempo indeterminato:

è possibile il recesso del socio in ogni momento, ma con preavviso di almeno 180 giorni,

di portare questo preavviso fino a un anno in base all’atto costitutivo.

con la possibilità

E’ considerata anche a tempo indeterminato, una società a tempo determinato (ad es. con

durata di 50 anni) con durata maggiore alla vita dei soci.

 Società appartenente a gruppi societari: Rimando. I soci hanno diritto di recesso quando la

società entra o esce dal gruppo.

EFFETTI DELLA DICHIARAZIONE:

- Scioglie il rapporto sociale;

- Diritto alla liquidazione della partecipazione in proporzione al patrimonio sociale. Il

rimborso deve avvenire entro 180 giorni dalla comunicazione.

si tiene conto del valore di mercato del

Determinazione della quota di partecipazione:

patrimonio della società nel momento i cui perviene la dichiarazione di recesso.

MODALITÀ DI PAGAMENTO DELLA SOMMA:

1) La società deve verificare se ci sono dei soci interessati ad acquistare la quota di

partecipazione;

Se nessun socio è interessato la società può offrire l’acquisto ad un terzo

2) individuato dai soci stessi e, se si verifica l’acquisto non sorge nessun problema,

non si verifica l’acquisto

se punto successivo

Se non si verifica l’acquisto, la società deve rimborsare il capitale con le proprie

3) riserve disponibili, ma se non vi sono riserve si deve ridurre il capitale sociale. Se

il capitale sociale si riduce al di sotto del limite legale si deve sciogliere la

società ed entra in liquidazione.

Esiste anche la possibilità di è una forma di garanzia.

revocare il recesso,

ART. 2473-BIS - ESCLUSIONE DEL SOCIO.

“L'atto costitutivo può prevedere specifiche ipotesi di esclusione per giusta causa del socio. In tal

caso si applicano le disposizioni del precedente articolo, esclusa la possibilità del rimborso della

partecipazione mediante riduzione del capitale sociale.”

La scelta della società di escludere il socio è uno strumento sanzionatorio. È un istituto facoltativo

in quanto non esistono cause di esclusione obbligatoria. La norma non stabilisce chi esclude e le

tutele dell’escluso. Si applica la disciplina del recesso per la determinazione della partecipazione.

L’esclusione del socio è prevista nell’ambito delle società di persone con 2 modelli:

Se la società è formata da 2 soci, l’esclusione richiede una procedura giudiziaria;

1)

2) Se è formata da più soci bisogna votare a maggioranza, con la possibilità del socio

di fare ricorso (quest’ultimo promuove un’azione giudiziaria).

escluso 13

Sezione III

Dell'amministrazione della società e dei controlli

LA GOVERNANCE DELLA SRL ART. 2475 E SEGG.

Le linee cardine della governance delle Srl sono diverse da quella della Spa: è un modello

differenziato che si avvicina alla società di persone.

Nelle Spa vi è una rigida distribuzione delle competenze tra organo gestorio (con competenze

amministrative) e assemblea (con competenze di nomina e controllo). dall’atto costitutivo, non

Nelle Srl la distribuzione è la stessa, ma è meno rigida poiché è delegabile

solo tra i due organi ma anche ai singoli soci. Vi è un meccanismo che consente ai singoli

amministratori o ai soci che rappresentano 1/3 del capitale sociale, di sottrarre una singola decisione

agli amministratori per attribuirla ai soci. Pertanto c’è un potere più forte dei singoli soci nella

gestione della società. Solo per le Srl che raggiungono determinate dimensioni è ammesso un

organo di controllo (anche se non è molto chiaro chi possa essere collegio sindacale, sindaco

unico, società di revisione o revisore contabile)

ART. 2475:

“[1] Salvo diversa disposizione dell'atto costitutivo, l'amministrazione della società è affidata a

uno o più soci nominati con decisione dei soci presa ai sensi dell'articolo 2479.

- [2] All'atto di nomina degli amministratori si applicano il quarto e quinto comma dell'articolo

2383.

- [3] Quando l'amministrazione è affidata a più persone, queste costituiscono il consiglio di

amministrazione. L'atto costitutivo può tuttavia prevedere, salvo quanto disposto nell'ultimo comma

del presente articolo, che l'amministrazione sia ad esse affidata disgiuntamente oppure

congiuntamente; in tali casi si applicano, rispettivamente, gli articoli 2257 e 2258.

- [4] Qualora sia costituito un consiglio di amministrazione, l'atto costitutivo può prevedere che le

decisioni siano adottate mediante consultazione scritta o sulla base del consenso espresso per

iscritto. In tal caso dai documenti sottoscritti dagli amministratori devono risultare con chiarezza

l'argomento oggetto della decisione ed il consenso alla stessa.

- [5] La redazione del progetto di bilancio e dei progetti di fusione o scissione, nonché le decisioni

di aumento del capitale ai sensi dell'articolo 2481 sono in ogni caso di competenza dell'organo

amministrativo.

L’amministratore, se non è disposto diversamente, è un socio, oppure colui che ricopre tale carica

particolare. Tuttavia l’amministratore può essere anche un socio terzo. In presenza di

con un diritto

un unico amministratore si parla di Srl/Spa uni personale.

DA CHI POSSONO ESSERE NOMINATI GLI AMMINISTRATORI?

SPA Assemblea

SRL assemblea dei soci

per diritto particolare del socio

per nomina da un socio che gode di un diritto particolare

 mix dei precedenti 14

L’articolo di riferimento è disciplinato nel Capo V delle Spa, ma si applica anche alle Srl.

ART. 2381 PRESIDENTE, COMITATO ESECUTIVO E ORGANI

DELEGATI

- [1] Salvo diversa previsione dello statuto, il presidente convoca il consiglio di amministrazione,

ne fissa l'ordine del giorno, ne coordina i lavori e provvede affinché adeguate informazioni sulle

materie iscritte all'ordine del giorno vengano fornite a tutti i consiglieri.

- [2] Se lo statuto o l'assemblea lo consentono, il consiglio di amministrazione può delegare

proprie attribuzioni ad un comitato esecutivo composto da alcuni dei suoi componenti, o ad uno o

più dei suoi componenti.

- [3] Il consiglio di amministrazione determina il contenuto, i limiti e le eventuali modalità di

esercizio della delega; può sempre impartire direttive agli organi delegati e avocare a sé

operazioni rientranti nella delega. Sulla base delle informazioni ricevute valuta l'adeguatezza

dell'assetto organizzativo, amministrativo e contabile della società; quando elaborati, esamina i

piani strategici, industriali e finanziari della società; valuta, sulla base della relazione degli organi

delegati, il generale andamento della gestione.

- [4] Non possono essere delegate le attribuzioni indicate negli articoli 2420-

ter, 2423, 2443, 2446,2447, 2501-ter e 2506-bis.

- [5] Gli organi delegati curano che l'assetto organizzativo, amministrativo e contabile sia

adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa e riferiscono al consiglio di amministrazione e

al collegio sindacale, con la periodicità fissata dallo statuto e in ogni caso almeno ogni sei mesi,

sul generale andamento della gestione e sulla sua prevedibile evoluzione nonché sulle operazioni di

maggior rilievo, per le loro dimensioni o caratteristiche, effettuate dalla società e dalle sue

controllate.(2)

- [6] Gli amministratori sono tenuti ad agire in modo informato; ciascun amministratore può

chiedere agli organi delegati che in consiglio siano fornite informazioni relative alla gestione della

società.

LE COMPETENZE DEGLI AMMINISTRATORI E DELL’ASSEMBLEA

Nelle Spa vige la norma rigorosa che attribuisce la competenza gestoria all’organo amministrativo.

L’unica eccezione riguarda alcuni atti gestori particolarmente rilevanti che non possono essere posti

in essere senza l’approvazione dell’assemblea. Questa norma nelle Srl è ampiamente derogabile

perché può essere previsto nell’atto costitutivo che l’assemblea abbia delle competenze gestorie.

L’ART. stabilisce che alcune competenze siano inderogabilmente di

2475 ULTIMO COMMA

proprietà degli amministratori:

“- [5] La redazione del progetto di bilancio e dei progetti di fusione o scissione, nonché le decisioni

di aumento del capitale ai sensi dell'articolo 2481 sono in ogni caso di competenza dell'organo

amministrativo.”

I MODELLI DI AMMINISTRAZIONE:

Nel caso dell’amministratore unico è tutto accentrato, ma quando il potere è in mano a più soggetti

si possono avere il metodo collegiale o il metodo disgiunto. 15

1) METODO COLLEGIALE (COLLEGIALITÀ PIENA)

Presuppone che ci sia una convocazione delle persone partecipanti al collegio, con un ordine

del giorno, in un certo luogo e in un dato momento. È caratterizzato dalla raccolta del

rispettando l’unità uno strumento che consente l’informazione,

consenso spazio-temporale,

la discussione, l’espressione della propria opinione e la raccolta delle informazioni.

N.B. Oggi la collegialità non richiede più la presenza fisica della persona grazie alla

tecnologia (videoconferenza, email o strumento che consentono l’applicazione del metodo

collegiale).

Adottano ad esempio il metodo collegiale le Camere del Parlamento, il Consiglio dei

Ministri, il Consiglio di Dipartimento dell’Università, il Cda nelle Spa, ecc…

Nei casi di redazione del bilancio, processo di fusione o scissione e di decisione di aumento

di capitale, si applica sempre la collegialità piena.

2) METODO DISGIUNTO:

Ogni amministratore può prendere decisioni indipendenti, senza informare gli altri

amministratori. Vi è però il che può bloccare una decisione di un

diritto di veto

amministratore qualora un altro non sia d’accordo. (è il caso delle società di persone).

A metà tra i metodi precedenti esistono due modalità differenti tra loro:

“consultazione

METODO REFEREDARIO (COLLEGIALITÀ ATTENUATA) -

scritta e consenso per iscritto”: ognuno può esprimere il proprio consenso in tempi e modi

se prevista dall’atto costitutivo.

diversi e richiede la forma scritta. È applicabile solo Tutti gli

viene meno l’unità spazio temporale

aventi diritto devono essere consultati ( attenuata:

perché ogni membro può rispondere in luoghi e tempi diversi.)

Esempio: presidente manda email, fax, lettera in cui comunica agli amministratori le

decisioni da prendere e invita i membri a comunicare per iscritto la propria volontà.

NELLE SPA È PREVISTO SOLO IL METODO COLLEGIALE PIENO.

L’iter e l’applicazione dall’atto costitutivo

della collegialità attenuata devono essere previsti

salvo diversa previsione dell’atto costitutivo.

e vale la regola del consenso a maggioranza può essere all’unanimità o a

METODO DELL’AMMINISTRAZIONE CONGIUNTA:

maggioranza. Se il consenso non richiede l’unità spazio-temporale, non occorre la forma

scritta, infatti può essere dato anche oralmente.

In caso di amministrazione congiunta a maggioranza non occorre il consenso di tutti i soci,

basta la maggioranza anche all’insaputa della minoranza.

Nelle Srl se non viene previsto nulla di diverso nell’atto costitutivo vale la

N.B.

collegialità piena, altrimenti se prevista si può applicare la collegialità attenuata

É previsto che si possa scegliere tra

(chiedere a tutti ma non nello stesso tempo e luogo)

amministrazione disgiunta, congiunta all’unanimità o a maggioranza, ma il metodo

congiunto e quello disgiunto non possono essere applicati quando si tratta della redazione

del bilancio, di fusione, scissione o aumenti di capitale.

ART. 2476: RESPONSABILITÀ DEGLI AMMINISTRATORI E

CONTROLLO DEI SOCI

“- [1] Gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti

dall’inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo per 16

l’amministrazione della società. Tuttavia la responsabilità non si estende a quelli che dimostrino di

essendo a cognizione che l’atto si stava per compiere abbiano fatto

essere esenti da colpa e,

constatare del proprio dissenso.

[2]I soci che non partecipano all’amministrazione hanno diritto di avere dagli amministratore

-

notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare, anche tramite professionisti di loro

fiducia, i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione.

[3] L’azione di responsabilità contro gli amministratori è promossa da ciascun socio, il quale può

-

altresì chiedere, in caso di gravi irregolarità nella gestione della società, che sia adottato un

provvedimento cautelare di revoca degli amministratori medesimi. In tal caso il giudice può

subordinare il provvedimento alla prestazione di apposita cauzione.

-[4] In caso di accoglimento della domanda la società, salvo il suo diritto di regresso nei confronti

degli amministratori, rimborsa agli attori le spese di giudizio e quelle da essi sostenute per

l'accertamento dei fatti.

Salvo diversa disposizione dell'atto costitutivo, l'azione di responsabilità contro gli amministratori

può essere oggetto di rinuncia o transazione da parte della società, purché vi consenta una

maggioranza dei soci rappresentante almeno i due terzi del capitale sociale e purché non si

oppongano tanti soci che rappresentano almeno il decimo del capitale sociale.

- [5] Le disposizioni dei precedenti commi non pregiudicano il diritto al risarcimento dei danni

spettante al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti dolosi o colposi

degli amministratori.

- [6] Sono altresì solidalmente responsabili con gli amministratori, ai sensi dei precedenti commi, i

soci che hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i

soci o i terzi.

L'approvazione del bilancio da parte dei soci non implica liberazione degli amministratori e dei

sindaci per le responsabilità incorse nella gestione sociale.

Questa disciplina vale per le Spa, nelle quali la responsabilità civile è intesa come responsabilità per

l’aver violato un dovere previsto dall’atto costitutivo e aver

danni, i cui presupposti sono

arrecato un danno al patrimonio della società.

In particolare la responsabilità è intesa nei confronti di 3 soggetti:

1- verso la società: [primo comma art. 2393]

Se un amministratore arreca un danno al patrimonio della società, egli ne risponde per

responsabilità contrattuale perché deriva dalla violazione di specifici doveri (a differenza della

responsabilità extra-contrattuale che deriva dal generico dovere di non arrecare danni al prossimo) e

i soldi del risarcimento del danno andranno a reintegrare il patrimonio sociale chi si è depauperato.

Esiste poi la possibilità che l’azione di responsabilità sia promossa da una minoranza di soci,

qualora la maggioranza non sia d’accordo. Possono promuovere l’azione di responsabilità i soci che

rappresentano il 20% del capitale sociale e il collegio sindacale.

2- verso i creditori sociali: [art. 2394]

Si genera quando si sia prodotto un danno al patrimonio della società tale per cui essa non sia più in

grado di rimborsare il creditore, che potrà esperire tale azione (in caso di fallimento quest’azione è

promossa dal curatore). Pertanto da parte degli amministratori vi è sempre una violazione di doveri,

17

il danno al patrimonio della società tale da pregiudicare i creditori, cioè si è in caso di responsabilità

extra-contrattuale perché non vi è nessuna relazione contrattuale tra amministratore e creditore.

3- verso il singolo socio o il terzo: [sesto comma art. 2395]

Gli amministratori devono arrecare un danno direttamente al patrimonio del socio o del terzo.

Esempio: gli amministratori danno informazione scorrette ad un socio o un terzo che porta questi

ultimi a vendere le azioni ad un prezzo non congruo, oppure vengono fornite informazioni scorrette

sulla salute della società.

Il risarcimento del danno andrà direttamente al socio; anche in questo caso si parla di responsabilità

extra-contrattuale.

Nell’ambito delle Spa è raro che i soci o i creditori promuovano un’azione di responsabilità verso

gli amministratori perché la funzione dell’azione è più che altro di deterrenza per gli amministratori.

N.B. Nelle Spa gli azionisti non sono MAI responsabili per danni non si faranno azioni di

responsabilità per mala gestio agli azionisti perché la gestione della società è sempre e solo degli

amministratori e l’assemblea non ha mai compiti gestori

Nelle Srl si fa riferimento all’art. 2476. Da questa norma si desume che l’azione di responsabilità è

veda violato un dovere dell’amministratore tale da arrecare danno al

promuovibile dalla società che

patrimonio. Si tratta anche in questo caso di una responsabilità solidale e l’azione può essere

promossa da ciascun socio, indipendentemente dalla quota di partecipazione.

Art. 2476 2° comma: i soci non amministratori hanno diritto ad avere notizie sullo svolgimento

degli affari sociali (potere di informazione) e di consultare, anche tramite professionisti, i

documenti degli amministratori (potere di consultazione). Non ci sono limiti a questi poteri, se non

la buona fede.

In caso di fallimento il curatore può esercitare i diritti che sarebbero spettati al fallito o alla società

fallita, quindi può promuovere l’azione di responsabilità per conto di questi.

IL CONTROLLO DEGLI AMMINISTRATORI NELLE SRL

Bisogna tener presente alcune regole fondamentali, valide per le Spa, ma che trovano applicazione

nell’ambito delle Srl. è l’art. 2381 cc.

Un articolo che ha modificato profondamente la disciplina delle Spa

Questa norma si occupa del CdA e, in particolare, di 3 personaggi che normalmente fanno parte di

esso:

1- il Presidente del CdA;

(l’A.D., il Comitato Esecutivo, costituito da amministratori) ai quali

2- Gli organi delegati il CdA

delega competenze in misura più o meno ampia. A questi organi viene delegata la vera e propria

gestione; deleganti (diversi dal Cda e dagli AD), chiamati anche “Amministratori non

3- Gli Amministratori

delegati”. 18

IL PRESIDENTE DEL CDA

Oggi il legislatore disciplina con chiarezza i suoi compiti, tra cui: convoca il consiglio di

amministrazione, fissa l’Odg del Cda, coordina i lavori, dirige la seduta consigliare affrontando i

vari punti dell’odg dando la parola a chi la richiede, fornisce adeguate info sulle materie dell’odg.

e

E’ anche il rappresentante legale della società.

GLI AMMINISTRATORI DELEGATI

Ad essi sono attribuite competenze più o meno ampie a discrezione del Cda.

N.B. è necessaria una clausola statutaria che consenta la delega e che definisca il numero di AD, il

numero di persone che formano il Comitato Esecutivo, ecc.

Il legislatore considera normale la nomina e l’attribuzione agli organi delegati, di tutte le decisioni

che non riguardano il Cda (delega piena).

Essi hanno un ruolo di estrema importanza perché normalmente sono i veri gestori della società (in

presenza di una delega ampia o piena).

Hanno l’obbligo di dare info al consiglio sulla loro attività.

oltre alla gestione delegata definiti dall’Art.

Gli AD hanno 3 compiti fondamentali, 2381 comma 5,

ossia curano che l'assetto organizzativo, amministrativo e contabile (elaborano le procedure

organizzative e piani industriali) sia adeguato alla natura della società e alle sue dimensioni.

cos’è l’assetto organizzativo? É

Che una serie di procedure che devono essere applicate per lo

svolgimento della società imposte a priori dal legislatore. Sono delle procedure standard che

rappresentano un importantissimo compito degli organi delegati.

Essi non sono tenuti al risarcimento dei danni dovuti alle cattive scelte della società; ad esempio

non sono responsabili per l’acquisto di un capannone ad un prezzo spropositato oppure se ha fatto

un cattivo affare, ma se non è stato firmato ancora nessun contratto il Cda può annullare l’atto e

revocare la delega all’AD.

Il Cda:

Viene riunito ad una scadenza prefissata. Ha il compito di valutare che gli assetti siano adeguati e

siano stati veramente realizzati.

GLI AMMINISTRATORI DELEGANTI (MA NON DELEGATI)

Rappresentano delle componenti del Cda che hanno sicuramente un ruolo importante perché

partecipano alle decisioni che non sono oggetto di delega e hanno un ruolo sostanzialmente di

controllo sulle decisioni degli organi delegati.

Possono chiedere info ai delegati e possono riceverne in consiglio, in modo che siano conosciute da

tutti i consiglieri (è una barriera tra gli amministratori non delegati e il consiglio della società).

COMPITI DEL COLLEGIO SINDACALE NELLE SPA:

Esso è nato come uno strumento a favore dei soci, soprattutto dinanzi ad un grande numero di soci

che non gestivano la società, il quale doveva avere la competenza per fornire ai soci le valutazioni

sull’operato degli amministratori. Dopo varie vicende è entrato in crisi; esistono numerosi scritti che

lamentano la poca efficienza per la non completa indipendenza del collegio sindacale. La vera

critica è che non esistevano dei requisiti di indipendenza, infatti di norma succedeva che esso era

formato dalle stesse persone che svolgevano l’attività di consulenza all’interno della società stessa.

è un’altra critica […]

Gli scarsi poteri sanzionatori 19

3 profili del controllo:

1. Ambito e parametri del controllo, per paragonare certe realtà a certi parametri. Bisogna capire

che cosa si controlla e quali sono i parametri di riferimento.

quali strumenti di indagine abbia l’organo di controllo: bisogna conoscere la realtà

2. Verificare

oggetto di controllo;

3. Strumenti sanzionatori dell’organo di controllo, cioè che cosa può fare l’organo in presenza di

una valutazione negativa.

Il Collegio sindacale controlla essenzialmente la gestione della società, è una controllo SULLA

gestione della società (non di controllo DI gestione), sul comportamento del presidente (anche lui

pone in essere un’attività organizzativa), sulla gestione degli organi delegati, l’attività organizzativa

posta in essere dal presidente. Il controllo vale anche per le decisioni poste in essere dall’assemblea

e sulla stessa sua attività. Vale anche per il controllo contabile (si parla di revisione legale dei conti

dal 2010): può svolgere anche questo compito? Normalmente no, è una scelta della Riforma

Societaria. Tuttavia questo compito può essere attribuito al Cda in presenza dei seguenti

presupposti:

- Occorre una clausola dello statuto che attribuisca il compito, ma essa non può essere

introdotta in una serie di casi: 1. Nelle società che redigono il bilancio consolidato, cioè la

capogruppo, occorre una società di revisione; 2. Le società che adottano il sistema dualistico

o monistico (comitato per il controllo interno); 3. Le società di interesse pubblico di

particolare rilievo, come le quotate.

ART. 2403: DOVERI DEL COLLEGIO SINDACALE

Il collegio sindacale effettua il controllo sulla gestione avendo come parametri di riferimento 2

strumenti molti diversi: un primo parametro è dato dalla statuto e dalla legge, un secondo parametro

è il rispetto dei principi di corretta amministrazione (che non si ricavano da regole giuridiche ma da

regole che si studiano nelle discipline aziendalistiche). Il collegio non deve necessariamente

se la scelta è opportuna o meno in merito all’atto, ma deve valutare se quell’atto è

valutare Deve valutare se l’assetto

conforme alle regole giuridiche e ai principi di corretta gestione.

organizzativo creato sia adeguato e se i singoli atti lo rispettano. E’ un controllo che verifica se

quella scelta è stata fatta secondo un procedimento adeguato.

RIFORMA DEL GOVERNO MONTI E FINALITA’ DI SEMPLIFICAZIONE:

E’ stato previsto il Sindaco Unico al posto del Collegio sindacale per le Spa, quando esse fossero di

minori dimensioni, ritenendo un costo eccessivo la presenza di più sindaci. Il legislatore ha

individuato le società di minori dimensioni secondo dei parametri che sono stati soppressi per

numerosi dubbi (compenso più elevato, maggiori compiti per una persona sola, individuazioni di

società minori). La soppressione del Sindaco Unico ha avuto una conseguenza negativa perché è

stato previsto anche per tutte le Srl, la norma era talmente ambigua che non si capiva se per

quest’ultime fosse obbligatorio.

Nell’ambito delle Srl, il Collegio sindacale era previsto solo in certi casi per le società di una certa

dimensione, pertanto era un organo facoltativo per quelle più piccole, mentre era obbligatorio per le

maggiori. La riforma ha introdotto un meccanismo che ribaltava la disciplina delle Spa. Il collegio

20

sindacale nelle Srl deve interloquire con una pluralità di amministratori che esprimono la loro

decisione con la collegialità attenuata (il collegio sindacale è obbligato a partecipare alle riunioni

del Cda), ancora peggio nei casi di amministrazione congiunta o disgiunta.

ART. 2477: SINDACO E REVISIONE LEGALE DEI CONTI

“-[1]L'atto costitutivo può prevedere, determinandone le competenze e i poteri, ivi compresa la

revisione legale dei conti, la nomina di un organo di controllo o di un revisore. Se lo statuto non

dispone diversamente, l'organo di controllo è costituito da un solo membro effettivo.

-[2]La nomina dell'organo di controllo o del revisore è obbligatoria se il capitale sociale non è

inferiore a quello minimo stabilito per le società per azioni.

-[3]La nomina dell'organo di controllo o del revisore è altresì obbligatoria se la società:

a) è tenuta alla redazione del bilancio consolidato;

b) controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti;

c) per due esercizi consecutivi ha superato due dei limiti indicati dal primo comma dell'articolo

2435 -bis.

-[4]L'obbligo di nomina dell'organo di controllo o del revisore di cui alla lettera c) del terzo

comma cessa se, per due esercizi consecutivi, i predetti limiti non vengono superati.

-[5]Nel caso di nomina di un organo di controllo, anche monocratico, si applicano le disposizioni

sul collegio sindacale previste per le società per azioni.

-[6]L'assemblea che approva il bilancio in cui vengono superati i limiti indicati al secondo e terzo

comma deve provvedere, entro trenta giorni, alla nomina dell'organo di controllo o del revisore.

-[7]Se l'assemblea non provvede, alla nomina provvede il tribunale su richiesta di qualsiasi

soggetto interessato.”

Il legislatore da la facoltà ai soci di nominare un organo di controllo o un revisore. Il primo è una

struttura, una parte della società, il secondo invece è un soggetto esterno alla società.

L’organo di controllo è un “organo” che, salvo diversa previsione dello statuto, è monopersonale.

Serve un intervento dell’atto costitutivo per dare il compito a più persone.

La scelta pertanto è tra organo di controllo, (sindaco unico o collegio sindacale) revisore o società

di revisione.

L’atto costitutivo può prevedere competenze e poteri a questi 4 organi e ai relativi compiti.

Il compito principale è controllare certi atti di gestione.

3° COMMA: casi in cui la nomina del soggetto di controllo è obbligatoria per le società di grandi

dimensioni.

La nomina dell’organo di controllo o del revisore è obbligatoria:

1. Se la società è tenuta alla redazione del bilancio consolidato, quindi se è la capogruppo;

2. Se la società controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti (per esempio una Spa

che controlla un’altra Spa)

per due esercizi consecutivi non ha superato almeno due dei tre limiti dell’art. 2435-bis

3. Se

(bilancio in forma abbreviata), cioè che la società abbia un capitale almeno pari a 120 mila euro, un

totale dell’attivo di SP di 4,4 milioni, il totale dei ricavi delle vendite di 8,8 milioni e un numero di

dipendenti occupati in media durante l’esercizio di 50 unità. 21

5° COMMA: nel caso di nomina del sindaco unico o del collegio sindacale (organi di controllo) si

applicano le disposizioni del collegio sindacale previste per le Spa.

Un primo problema è quello di riportare tutta la disciplina del collegio sindacale al sindaco unico,

ma la conseguenza più grave è che applicando la norma delle Spa, al collegio sindacale non è dato il

revisione dei conti, salvo che l’atto costitutivo lo

compito della preveda.

Vi sono casi in cui grandi Spa hanno un sindaco unico, oppure una grande Srl con un revisore o

società di revisione.

Cosa fanno questi ultimi in assenza di un sindaco unico o di un collegio sindacale? [VEDI

REVISIONE]

N.B. nessuno controlla la gestione se non i soci! Essi possono chiedere la revoca degli

amministratori, agire contro di essi, hanno poteri sanzionatori simili al collegio sindacale. I soci

hanno la facoltà di porre in essere atti volti a contrastare la cattiva gestione.

Nel caso di soci delle Srl che chiedono la revoca al tribunale degli amministratori per gravi

irregolarità, esso può revocarlo e nominarne uno nuovo.

Di recente, il D.L. 5/2012 ha delineato alcuni aspetti riguardanti il Sindaco Unico, lasciando, però,

punti poco chiari nell’applicazione della norma, soprattutto se si considerano le Srl.

Infatti, la norma, con riferimento alle Srl, non specifica se il sindaco unico debba essere un revisore

legale lasciando così dubbi nel momento della nomina; questo si tende, comunque, a desumere

poiché alle Srl si applica la disciplina delle Spa (nuovo art. 2477, co 5 c.c.) nelle quali si fa

espressamente riferimento ad un revisore in caso di sindaco unico. Altri punti di domanda, inoltre,

sorgono se pensiamo ai sindaci supplenti: questi, in caso di sindaco unico, debbono essere

nominati? La norma non specifica.

Infine, se una Srl ha il proprio collegio sindacale in scadenza nell’anno 2012, bisognerà analizzare il

contratto sociale per la nomina del Sindaco Unico: costitutivo per

- se il contratto prevede un organo collegiale, sarà necessario modificare l’atto

poter nominare il sindaco unico;

se il contratto sul tema nulla prevede o rimanda all’articolo 2477 c.c. sembra ammissibile la

-

nomina dell’organo di controllo in forma monocratica senza apportare modifiche statutarie.

luce di ciò, sul tema “Sindaco Unico” sono ancora molti i punti da chiarire!

Alla 22

DELEGA NELLE SPA DEL CDA

Comitato esecutivo: nei primi dell’800-inizi del 900 la prassi era quella di creare un consiglio con

gestionali. L’evoluzione della prassi con la riforma del

funzioni esecutive per conseguire le scelte

1942 ha portato ad una trasformazione del comitato esecutivo e dell’AD in organi gestori della

società, che diventano quindi organi delegati. La riforma consentiva una delega amplissima, con la

quale il Cda può attribuire scelte estremamente rilevanti.

1° problema: il Cda può avvalersi autonomamente di creare organi delegati e di attribuire loro delle

competenze? Quindi decidere se delegare?

Il legislatore prevede che sia una facoltà utilizzabile in presenza di un presupposto:

l’autorizzazione alla delega contenuta nell’atto costitutivo oppure che deriva da una decisione

dell’assemblea (Art. 2381, 2° comma).

Come possono essere configurati gli organi delegati?

1- Organo uni personale (AD);

2- oppure organo pluripersonale (comitato esecutivo, composto da più AD)

(possono esistere entrambi)

Qual è il possibile ambito della delega?

L’oggetto è costituito da una parte delle competenze gestorie del Cda

lrt. 2381 4° comma, elenco di attribuzioni del consiglio non delegabili. La più importante

attribuzione non delegabile è la redazione del progetto di bilancio, che rimane di competenza del

Cda, e del progetto di fusione o di scissione.

Tutto il resto della gestione può essere oggetto di delega da parte del Cda; anche lo statuto può

prevedere i compiti delegabili e non delegabili.

La delega è un atto facoltativo che spetta al Cda e presuppone l’autorizzazione dello statuto. Il Cda

può delegare in base ai limiti della legge e dello statuto. Sebbene spesso negli atti costitutivi si dia

al CdA la possibilità di delegare tutte le competenze, salvo quelle non delegabili per legge,

analogamente potrebbero esserci dei paletti, tali da bloccare la possibilità di delega per certi poteri.

Il Cda resta comunque possessore di una COMPETENZA CONCORRENTE E

SOVRAORDINATA, che gli permette innanzitutto di sostituirsi al delegato, se ad esempio

quest’ultimo non compie certi atti che avrebbe dovuto e, in secondo luogo, di dare direttive ai

delegati, revocarne gli atti e sostituire uno o più delegati con altri.

I due organi con competenza concorrente non sono sullo stesso piano (delegante e delegato), dal

punto di vista giuridico il Cda rimane sempre in posizione di supremazia rispetto al delegato.

Quando il Cda ha deciso a chi conferire la delega e le competenze attribuite si ha

“l’amministrazione delegata”.

Es. consiglio formato da 10 componenti decide di avvalersi della delega nominando un AD

attribuendogli determinate competenze.

Competenze del consiglio: quelle non delegabili, quelle non delegate (che in futuro possono essere

oggetto di delega), il consiglio conserva l’intera gestione non delegata e non si spoglia delle proprie

competenze. 23

ORGANI DELEGATI:

I delegati hanno il compito di porre in essere una gestione delegata ossia pongono tutti gli atti che

rientrano nel perimetro della gestione delegata, diventandone effettivamente gestori. In secondo

luogo i delegati hanno una serie di compiti:

Gli organi delegati curano che l’assetto amministrativo, organizzativo e

1. (art. 2381 5° comma).

contabile siano adeguati alla tipologia della società;

2. Devono elaborare i piani strategici, industriali e finanziari della società.

3. Riferiscono al Cda e al collegio sindacale con la periodicità fissata dallo statuto e, in ogni caso,

almeno ogni sei mesi, sul generale andamento della gestione, sulla sua prevedibile evoluzione

nonché sulle operazioni di maggior rilievo. Si tratta quindi di un compito informativo sulla gestione

e sull’andamento della società, e anche delle controllate.

delegata

[Se la delega non è piena, quindi circoscritta, i delegati si occupano dell’intera gestione o della parte

di gestione loro delegata? La delega del legislatore è una delega totale.]

CDA:

Gestisce la società con riferimento alle competenze non delegabili e non delegate.

Esistono due profili:

1- Rapporto tra singoli consiglieri e delegati: i primi hanno il diritto di chiedere informazioni ai

delegati (ultimo comma art. 2381). I singoli amministratori possono chiedere informazioni SOLO ai

delegati e non ai responsabili delle strutture della società.

Gli AD possono presentare le informazioni in consiglio sulla gestione della società, e non

individualmente per far sì che queste informazioni siano fruibili da tutti i consiglieri.

Rapporti tra il consiglio e i delegati: il consiglio deve controllare l’operato dei delegati

2-

utilizzando una serie di strumenti per sanzionare il loro operato qualora non sia conforme. Il potere

più forte è la REVOCA. Il consiglio può inoltre intervenire sulla gestione delegata in due modi: a

priori, dando direttive ai delegati in quanto è un organo di supremazia, oppure sostituendosi al

delegato, agendo al posto suo. Può intervenire a posteriori dopo che il delegato ha compiuto un

atto.

Es. comitato esecutivo decide di acquistare un terreno e la deliberazione non è ancora stata eseguita,

il Cda può revocare quell’atto.

Qual è la responsabilità in presenza di delega? deleganti e delegati hanno la stessa

responsabilità?

Le prime applicazioni della disciplina hanno competenze penali.

Situazione ante riforma:

I deleganti dovevano vigilare sul normale andamento della gestione delegata, quindi avevano il

compito di chiedere ai delegati tutti i documenti e le informazioni necessarie per attuare il controllo,

ma era difficile capire fino a dove si spingesse questo dovere di vigilanza e la responsabilità dei

deleganti per omessa vigilanza aveva confini difficilmente identificabili.

ESEMPIO: piena. Nell’ambito della gestione delegata

Cda formato da 5 componenti, 1 AD, delega sono stati

compiuti dei fatti censurabili, quindi degli atti che rappresentano una violazione dei doveri degli

amministratori e che hanno creato un danno al patrimonio della società (questi fatti possono avere

una rilevanza penale). 24

per questi atti posti in essere dall’AD, risponde soltanto l’AD;

-

- i deleganti sono responsabili? 3 soluzioni astratte:

1. I deleganti sono sempre responsabili come i delegati (responsabilità solidale), ma in questo caso

non avrebbe senso parlare di delega.

2. Non si può nemmeno immaginare che i delegati non siano responsabili del loro operato.

3. La soluzione possibile è una responsabilità dei deleganti che deve essere presente e circoscritta.

I deleganti devono informarsi sulla gestione delegata chiedendo informazioni agli

amministratori, non soltanto sui singoli atti, ma è sufficiente sapere il generale andamento

della gestione.

ESEMPIO:

L’AD acquista un ramo d’azienda senza effettuare nessuna valutazione sul prezzo, sulla possibilità

di affrontare una spesa elevata, ecc, gli amministratori non possono non sapere di questa

compravendita e se non intervengono saranno responsabili in solido dei danni creati.

Situazione post riforma:

Il legislatore impone ai delegati di fornire un flusso constante di informazioni ai deleganti.

Art.2381: gli amministratori rispondono nei limiti delle informazioni ricevute. Se vengono date

delle informazioni che fanno scattare l’allarme e hanno posto in essere atti pregiudizievoli è dovere

degli amministratori intervenire.

Gli amministratori devono agire in modo informato, leggendo in modo critico e consapevole le

informazioni ricevute e verificando che queste non siano lacunose o contraddittorie, ma esaustive.

Se ci sono dei dubbi su questi caratteri devono richiedere ulteriori chiarimenti.

Se i deleganti, chieste le informazioni necessarie, ritengono che i delegati abbiano compiuto atti di

mala gestio, devono intervenire con i loro poteri, quali la revoca della delega e del delegato con la

sostituzione temporanea, la nomina di un nuovo delegato e la revoca dell’atto pregiudizievole non

ancora intercorso con i terzi.

APPLICAZIONE NELLE SRL:

Il legislatore non interviene in questo ambito. Potrebbe sorgere il dubbio per cui il Cda non

potrebbe avvalersi della delega (ipotesi assurda).

La delega è compatibile quando c’è un consiglio di amministrazione, a prescindere dal tipo di

collegialità.

In amministrazione disgiunta la delega non è ovviamente compatibile.

Il legislatore parla di responsabilità solidale degli amministratori verso la società; la delega quindi è

uno strumento che circoscrive in certe condizioni la responsabilità, oppure è inutile in quanto la

responsabilità è solidale? Secondo i prof. la disciplina delle Spa si applica nelle Srl.

ART. 2476: responsabilità degli amministratori dei singoli soci/terzi per danni al singolo

socio/terzo, per esempio dando informazioni non corrette.

- Responsabilità v/creditori: il danno arrecato al patrimonio della società deve essere grave da

pregiudicare il rimborso che spetta ai creditori.

6° comma: responsabilità degli amministratori verso il socio/terzo. 25

-Responsabilità verso la società

[VEDI PRIMA]

In sede fallimentare il curatore può esercitare l’azione verso la società e quella verso i creditori

sociali.

2006, riforma fallimentare, legge 146: le azioni di responsabilità verso gli amministratori spettano

ai curatori nel momento del fallimento. –

I SOCI GESTORI NELLE SRL ART. 2479

Peculiarità delle Srl, nelle Spa le scelte gestionali sono riservate esclusivamente agli amministratori.

per disposizione dell’atto

Nelle Srl, a partire dalla riforma del 2003, i soci che per legge o

costitutivo, oppure qualora durante la vita della società uno o più amministratori, o tanti soci che

rappresentino 1/3 del capitole sociale, (3 ipotesi formalizzate) richiedano questa decisione,

d’azienda).

possono essere chiamati a decidere delle attività di gestione. (Es. cessione di un ramo

Esistono dei limiti costituiti dalle competenze specifiche degli amministratori (vedi art. 2475 per la

redazione del progetto di bilancio e l’approvazione di operazioni straordinarie), ma la fase esecutiva

spetta comunque all’amministratore; lo stesso dicasi per la fase precedente alla decisione le fasi

a monte e a valle vengono decise dagli amministratori. Ai soci spetta l’atto di gestione.

“Sono

ART. 2476 7° comma: altresì solidalmente responsabili con gli amministratori, ai sensi dei

precedenti commi, i soci che hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti

dannosi per la società, i soci o i terzi.” (responsabilità per danni, diverso dalle società di pax in cui

l’amministratore è responsabile delle obbligazioni della società).

IN CASO DI FALLIMENTO: le azioni di responsabilità sono esercitate dal curatore, il quale è

chiamato a verificare se ci siano ipotesi di responsabilità anche in capo ai soci gestori. Qualora le

riscontri può promuovere un’azione di responsabilità verso di loro.

L’art. 2476 sanziona anche la semplice decisione!

La norma prevede alcuni limiti a tutela del socio gestore:

-intenzionalmente hanno autorizzato o deciso: intenzionalmente è riferito alla consapevolezza del

socio che quello specifico atto potrebbe avere delle conseguenze dannose, il socio sa che

autorizzando o decidendo quell’atto mette la società in condizione di subire un danno e

intenzionalmente va avanti. 1° requisito: consapevolezza del socio di creare un danno per la società.

di fatto non è sanzionato dall’art. 2476 perché la norma si applica solo a chi

-un socio gestore solo

compie scelte gestionali e ne ha l’investitura (rif. alle 3 ipotesi sopra). Può verificarsi l’ipotesi

dell’induzione al non adempimento, con la quale un soggetto induce un altro soggetto a non

adempiere alle sue obbligazioni.

-i soci gestori rispondono solidalmente con gli amministratori degli atti dannosi: gli amministratori

nell’interesse della

in ogni caso rispondono per qualsiasi atto di gestione che venga compiuto

l’amministratore agisce nell’interesse della società,

società, quindi anche ma il suo obbligo di

si rende conto che l’atto deciso è nocivo per la

esecuzione è condizionato e non assoluto. Infatti se 26

società non deve portarlo a termine, perché qualora lo faccia, incorre in responsabilità per aver

violato i principi di corretta amministrazione (se un amministratore si trovasse in una condizione

simile conviene che dia le dimissioni).

DOMANDA:

Se gli amministratori ricevono info sbagliate o incomplete e decidono un atto in base a queste, che

poi si rileva dannoso, sono responsabili solidalmente? Dipende.

In questo caso l’organo delegante risponde nel limite delle informazioni che riceve e può chiedere

se non sono complete. Risponde nel caso in cui compia l’atto

un chiarimento delle informazioni,

senza aver chiesto ulteriori informazioni oppure se non vi è interesse.

ART. 2409 - LA DENUNCIA AL TRIBUNALE

La norma è dettata per le Spa.

Se c’è il fondato sospetto che da irregolarità di gestione possa nascere un danno per la società o per

le sue controllate, allora i soci che rappresentino 1/10 del capitale sociale (1/20 se quotata) possono

presentare denuncia al tribunale. Diventa un dovere per il collegio sindacale qualora esso riscontri

gravi irregolarità di gestione degli amministratori.

Per le società quotate la denuncia può essere presentata anche dal PM.

Che cosa capita quando viene presentata la denuncia?

FASE 1: Il tribunale apre una fase istruttoria nella quale raccoglie informazioni, convoca gli

amministratori e i sindaci, ecc.

Può capitare che l’assemblea revochi gli amministratori precedenti e nomina altri soggetti che

abbiano requisiti di professionalità e competenza per eliminare le irregolarità riscontrate. Essi poi

rendono conto al tribunale del loro operato. In questo caso il tribunale può non effettuare una

ispezione nella società.

Se le irregolarità sono tali da non poter essere risolte nel modo precedente allora:

1. Il tribunale convoca l’assemblea, obbligando i soci a revocare gli amministratori;

oppure

2. Il tribunale nomina un amministratore giudiziario, revocando gli amministratori precedenti il

convoca e presiede l’assemblea dei soci, e quest’ultima può

quale, al termine del suo mandato,

alla nomina di nuovi amministratori, oppure l’AG può mettere in liquidazione la società

provvedere

o può aprire una procedura concorsuale.

Come si applica nelle Srl?

Per le Srl non c’è una norma analoga oppure un rinvio. Basta che ci sia una fondato sospetto per

applicare la norma (tutela preventiva), è proprio impossibile applicare una norma analoga per le

Srl? chiedere al giudice di revocare in via cautelare l’amministratore

Ogni singolo socio può (Revoca

provvisoria) Questo può avvenire solo nelle Srl superando il problema del 2409.

Qualora ci sia un collegio sindacale nelle Srl, esso può fare denuncia ai sensi del 2409?

Per la Cassazione non è possibile, perché si sostiene che la disciplina del collegio sindacale nelle Srl

sia specifica e non si può estendere. 27

Per il tribunale di Milano, occorre invece attribuire tutti i poteri che sono riconosciuti anche nelle

Spa, perché se il collegio sindacale nelle Spa può agire prima e a posteriori non ha senso che nelle

Srl essi debbano aspettare che si verifichi un danno per poter agire.

IL BILANCIO

Per la Srl, al 90% valgono le stesse disposizioni per le Spa con delle eccezioni.

Per l’imprenditore commerciale non piccolo i libri sociali obbligatori sono disciplinati dall’art.

2214. (libro giornale e libro degli inventari + scritture obbligatorie). A questo si aggiungono per le

Srl i libri sociali obbligatori previsti dall’art. 2478, e sono: libro delle decisioni del Cda (non in caso

di amministratore unico), libro delle decisioni del Collegio sindacale, libro delle decisioni dei soci,

(è stato soppresso il libro soci nel 2008, ma continua ad esserci per le Spa).

Nella Srl il bilancio è disciplinato dall’art. 2478-bis. Per le Spa è l’art. 2423.

Il bilancio è formato da SP, CE e NI. 

1. Principi generali: i principi di chiarezza, veridicità e correttezza art. 2423 2° comma.

(vedi).

Chiarezza: principio per cui il bilancio deve essere intellegibile, deve essere chiaro e

comprensibile, deve rispettare la struttura del codice senza compensi di partite (es. se un

soggetto è sia creditore che debitore della società non si può esporre la situazione netta)

Veridicità: siccome il bilancio è composto di stime (ammortamento, ecc), deve essere

redatto facendo si che le valutazioni e le stime in esso contenute siano le più verosimili

possibile.

Correttezza: il bilancio non deve ingannare o fuorviare i lettori, non deve dare false

informazioni.

Questi principi sono norme obbiettivo, perché il bilancio deve tendere alla realizzazione di

questi 3 principi. Sono quindi norme di comportamento universali per chiunque rediga il

bilancio. Il bilancio che non rispetta questi 3 principi è un bilancio impugnabile.

Nell’art. 2423 ci sono due esplicite disposizioni che dimostrano come i due principi siano in

una posizione sovraordinata, al 3° comma è spiegata la funzione integrativa dei principi

generali, la quale permette di dare tutte le informazioni complementari necessarie.

Per il bilancio in forma abbreviata regolato dall’art. 2435-bis (attivo non superiore ai

4.400.000, ricavi non superiori a 8.800.000, numero di dipendenti non superiori a 50); se per

due anni consecutivi non si superano due dei precedenti limiti si può redigere il bilancio in

forma abbreviata. Le informazioni fornite possono non essere sufficienti, quindi o si

integrano le informazioni richieste oppure si redige il bilancio in forma ordinaria.

ART. 2423 4° comma: funzione derogatoria. “Se, solo in casi eccezionali, l’applicazione

delle norme sul bilancio è incompatibile con i principi generali, allora quella norma deve

essere disapplicata. Di questa deroga deve essere data notizia in NI, mostrandone i motivi e

impatti sulla situazione patrimoniale, finanziaria e sul risultato d’esercizio; se da questa

gli

deroga la società ottiene maggiori utili, questi non possono essere distribuiti, ma

accantonati a riserva. Questa riserva non può essere distribuita o ridotta se i maggiori

importi sono realizzati con la vendita di un bene o con il processo di ammortamento.”

Es. terreno agricolo che diventa edificabile. Caso eccezionale che legittima la deroga ai

criteri di redazione. Si cambia il valore per la rivalutazione e si iscrive la riserva.

FUNZIONI: 28


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DESCRIZIONE APPUNTO

Gli argomenti trattati nel file riguardano:
- disciplina civilistica delle Srl
- direzione e coordinamento delle società
- trasferimento di partecipazioni
- recesso
- amministrazione e controllo delle società
- il bilancio
- scioglimento e liquidazione delle società di capitali
- disciplina dei gruppi societari
- operazioni straordinarie
-


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in professioni contabili
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simonia12 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Cagnasso Oreste.

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