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APPUNTI DI CRIMINOLOGIA – LEZIONI Adolfo Ceretti

• Devianza → parola centrale nella storia della criminologia, e a seconda dei diversi autori le

concezioni sono diversi (non abbiamo una risposta univoca a un concetto).

• Quando parliamo di devianza ci troviamo di fronte a degli scenari diversi:

1. Devianza come anormalità statistica → per alcuni trovare un comportamento deviante vuol dire

quel comportamento che si verifica relativamente con bassa frequenza.

• Scostamento da una determinata frequenza di un comportamento all'interno di un consorzio sociale.

• Essere devianti potrebbe risultare semplicemente dal fatto di rappresentare quantitativamente una

minoranza all'interno di un determinato gruppo.

• Questa visione nasce nell'800, con gli statistici morali (studiosi) che iniziano a fare delle ricerche

non tanto per stabilire cosa sia la devianza (l'obiettivo principale non è la spiegazione), ma la ricerca

e la scoperta di certe uniformità quantitative (quindi senza interpretare quello che accade).

• Si cercano delle regolarità → poi si vede chi si discosta da quelle regolarità → si inizia a parlare di

anomalie statistiche.

• È deviante solo quello che non è frequente.

• In base a questa teoria un genio è un deviante, perchè è fuori dalla normalità → quindi la devianza

come scostamento statistico non ha una connotazione negativa.

• Se ci discostiamo da un'analisi statistica, introduciamo un attributo di valore → in criminologia

infatti si può essere descrittivi (non attribuendo giudizi di valore) o prescrittivi (attribuendo giudizi

di valore) → una lettura di tipo statistica forse non potrà mai essere sufficiente per stabilire l'attributo

della devianza, perchè l'osservatore non può limitarsi a registrare i movimenti esterni degli individui

senza valutare se questi movimenti sono la risposta positiva o negativa a una regola.

• Rispetto a una statistica descrittiva iniziamo a entrare in relazione a una regola:

2. Devianza come violazione di norme (non necessariamente giuridiche) o aspettative → devianza

come una violazione di regole.

• Passiamo da una visione descrittiva ad una visione normativa → quindi ci basiamo su un giudizio di

valore.

• La norma giuridica contiene il precetto di una sanzione, e se guardiamo la devianza da un punto di

vista criminale, è la violazione di quella norma ad attribuire a un soggetto la qualifica di deviante.

• Tutte le norme hanno la stessa valenza? Sono sentite allo stesso modo al di là della loro validità

giuridica?

• Esempio → per molti giovani ci sono delle norme troppo rigide (tema droghe leggere). In base a

questo schema chi fuma una canna è deviante, ma per molti non lo è. Nella concezione statistica chi

fuma le canne è deviante, in quanto la maggior parte delle persone non le fuma; ed anche in questa

seconda concezione, perchè è la violazione di una norma.

• Qui subentra il concetto di anomia → (lo inventano gli studiosi per spiegare come mai all'interno di

una determinata società si creano dei comportamenti devianti) Quando una società pone delle mete

sociali senza che vengano forniti a tutti i consociati i mezzi legittimi per raggiungere quelle mete,

questa società sta creando un sistema anomico.

• Anomia non è la mancanza di norme (che sarebbe il significato letterale), ma significa norme

contraddittorie: da una parte si costruiscono dei modelli con alcuni beni che sono indicati come

delle mete ambite da raggiungere, ma dall'altra parte non sono equamente distribuiti i mezzi legittimi

per raggiungerle = la struttura sociale non distribuisce i mezzi legittimi a tutti i consociati perchè

possano raggiungere quelle mete culturali ritenute appetibili.

• Una società è tanto più anomica quanto più si crea un divario tra i mezzi legittimi e le mete proposte

dalla sua cultura.

• Poi per alcuni vigono dei principi morali che sono più forti, mentre per altri le mete sono più

importanti dei mezzi legittimi.

• Cloward e Ohlin hanno studiato l'aggregazione dei soggetti con analoghi problemi di adattamento

(tema dell'anomia come causa di devianza in relazione alle bande giovanili) → analisi sul bisogno di

1 aggregazione, e come questi comportamenti sbocchino nella violenza comune e nell'uso di sostanze

stupefacenti / modalità con cui la criminalità organizzata recluta adolescenti. Ci si aggrega, e si

commettono dei delitti, proprio per riuscire ad ottenere quei beni (quelle mete) culturalmente

accettati per cui non si hanno i mezzi legittimi.

• Quando parliamo di norme, valori, violazioni di norme → i margini per definire cosa è deviante non

sono immediati.

• I due modelli visti finora si intersecano nelle teorie degli etichettamenti.

• Domanda: se commetto un atto violento è la società che mi costringe o sono io che decido?

• All'interno di una struttura sociale molto conformata attorno a dei valori che si pongono come

omogenei → questi modelli presuppongono che ci sia un soggetto deviante perchè non tutti possono

conformarsi rispetto alle aspettative.

• In questo modello è preponderante il sistema → non è un modello che si concentra sull'individuo

(non si concentra sui soggetti, non spiega il comportamento individuale), ma rileva solo che in

questo contesto ci possono essere persone che (vista la contraddizione tra fini e mezzi) possono non

rispondere alle aspettative sociali.

• Quella che riguarda i singoli qui è una valutazione di scarso rilievo (ci sono delle teorie, al contrario,

che partono proprio dal percorso individuale e lasciano sullo sfondo la cultura e la coerenza del

sistema).

• Le bande cercano di costruire una cultura diversa dentro un sistema che cerca il più possibile di

rendere coerenti i valori e le aspettative nei confronti dei consociati (si pongono al di fuori di questi

valori condivisi) → si inizia a parlare di subculture (cultura piccola, peggiore, da emarginare,

perchè va contro tutti i valori dominanti) → quindi le società non sono tutte concentrate su una

visione in cui la maggior parte dei consociati accetta determinati valori, ma sono divise in gruppi →

la criminologia deve tenerne conto.

• Oggi è impensabile ragionare in termini anomici.

3. Devianza come risultato di uno stigma attribuito

• Se la società è articolata (non omogenea) ci sono dei gruppi sociali in antagonismo (ci sono diversi

gruppi con diversi valori / in Italia i gruppi sociali in antagonismo possono essere operai e

imprenditori).

• I conflitti sociali possono essere rappresentati dai partiti politici, infatti chi rappresenta politicamente

un gruppo piuttosto che un altro porterà alla luce valori diversi.

• Il problema di una società non omogenea non è tanto centrato su chi pone dei valori che devono

essere condivisi per tutti, ma sul conflitto fra i gruppi (chi ha il potere di definire chi, chi ha il potere

di definire cosa).

• Ad esempio rispetto alla vita di un tossicodipendente ci sono delle norme che sono poste da un

gruppo sociale di cui non fa parte.

• I diversi gruppi entrano in conflitto fra di loro per conquistare una posizione di potere, che è quella

poi in grado di stabilire dettati normativi, norme, regole.

• Esempio → gli stranieri: accogliamoli VS cacciamoli → è uno scontro tra gruppi sociali che

portano valori diversi.

• Su diversi temi ci sono scontri enormi, che creano una società estremamente eterogenea, e facendo

questo spostano completamente la questione della devianza → non è più una qualità del soggetto (io

violo una norma), non è più un discostarsi da una convergenza di un dato statistico, ma guarda le

teorie ell'etichettamento (quindi si sposta l'attenzione della riflessione sulla devianza dal soggetto

ai meccanismi sociali che producono la devianza).

• Se i valori non sono più universali, un soggetto non è più automaticamente un deviante tenendo un

comportamento (anche penalmente illecito).

• Qui entrano in gioco i giudizi → sono dei processi, delle dinamiche [se coltivo marijuana sul

balcone non sono più un deviante: finchè rimango nella mia dimensione non scatta

automaticamente un giudizio di devianza]

• Lemert studia le modalità attraverso le quali i gruppi dominanti (oltre a stabilire all'interno di un

conflitto quali sono i margini che definiscono un comportamento come tale) stabiliscono quali sono

2 gli imprenditori morali → quello che i gruppi dominanti pensano che debba essere un

comportamento conforme per una società equa, buona e giusta / battaglie morali che servono a

creare nell'opinione pubblica il disvalore di quel comportamento.

• L'imprenditore morale punta il riflettore sull'osservato, e inizia una crociata morale attraverso la

quale si cerca di definire il soggetto che ne fa parte attribuendogli determinate caratteristiche →

processo di stigmatizzazione (stigma = segno).

• Quindi in una società come la nostra come si mantiene il controllo sociale? Costruendo dei capri

espiatori → prendendo quote di popolazione, attribuendogli determinate caratteristiche e definendoli

con determinate caratteristiche → questo avviene attraverso il processo di stigmatizzazione (può

avvenire attraverso i meccanismi dei sistemi processuali o anche attraverso i media).

• C'è una modalità attraverso la quale si cerca di governare, che non è quella di affrontare determinate

questioni (come l'immigrazione) nella loro reale valenza, ma governano le emozioni dei cittadini →

le teorie sull'etichettamento cercano di smantellare questa idea che sia possibile governare un

problema creando un capro espiatorio (facendo convergere sui soggetti stigmatizzati la soluzione del

problema).

• Epting out → vuol dire mettere al posto del pensiero dei comportamenti.

• I processi di stigmatizzazione sono delle tappe / Iter classico che può assumere un processo di

stigmatizzazione: X viene accusato di aver molestato una compagna di classe → denuncia → viene

arrestato → i compagni iniziano a percepirlo come un molestatore → viene condannato → questa

condanna inizia a produrre in lui l'inizio di un'identità deviante → “mi stanno attribuendo questa

identità, non è che lo sono davvero?” → sconta la pena → viene rilasciato → torna in classe e tutti

lo guardano con l'occhio del molestatore → il giorno in cui approccio con una ragazza scatterà

ancora quel tipo di giudizio nei suoi confronti.

• Si diventa devianti quando entra in gioco questo lavoro della reazione sociale che crea dei circuiti in

cui l'identità del soggetto comincia lentamente a diventare omologa rispetto a chi ha il potere di

definire le persone in un certo modo.

• Possiamo avere dei sistemi di controllo penale estremamente stigmatizzanti ed estremamente

etichettanti, oppure sistemi di controllo penale che lo sono meno → ad esempio se oggi in Italia

abbiamo un sistema penale minorile che è tra i migliori significa che si è tenuto estremamente in

conto il fatto che un sistema penale rigido capace di sorvegliare e punire (ti metto in riformatorio e

butto via la chiave), soprattutto con una persona in formazione, è un sistema penale stigmatizzante

che non fa altro che edificare giovani e precoci identità devianti → quindi entità di ragazzi che,

entrando nell'età adulta, sono già pronti a percepirsi unicamente come dei potenziali nuovi soggetti

pronti a fare uso di modalità antigiuridiche.

• Becker → “I gruppi sociali creano devianza facendo le norme la cui infrazione costituisce devianza

applicando queste norme in alcune persone etichettandole come outsiders. Da questo punto di vista

la devianza non è una qualità dell'atto commesso dalla persona, ma piuttosto una conseguenza

dell'applicazione di norme e sanzioni un delinquente da parte di altri. Il deviante è una persona alla

quale l'etichettamento è stato applicato con successo. Il comportamento deviante è un

comportamento che viene criptato come tale”.

• L'attribuzione di etichette sociali ha un peso enorme nella nostra vita.

• Allo studioso delle teorie dell'etichettamento interessa di più capire quali sono i meccanismi

attraverso i quali io vengo percepito, individuato e vissuto come un “molestatore”; secondo loro il

processo di consolidamento della devianza → non è vero che se succede A, necessariamente succede

B. Io ho sempre, come persona, la capacità di lottare per definirmi [ci sono stati suicidi in carcere,

accompagnati da lettere strazianti (vicende mani pulite) di persone colpevoli (magari meno

responsabili) che di fronte alla pressione mediatica non hanno retto]

• Dobbiamo pensare a una giustizia che sia in grado di evitare ciò (pensa ai temi della mediazione reo-

vittima).

• Una certa condotta suscita delle reazioni sociali, e la reazione sociale diventa sempre più intensa con

il ripetersi della condotta. Molto più la reazione è severa, e tanto più il soggetto sarà stigmatizzato. A

sua volta il soggetto colpito dallo stigma orienta sempre di più il suo atteggiamento, che diventa

abitudine di vita.

• Una teoria come questa è deresponsabilizzante → attribuire la responsabilità di determinate cose a

3 qualcos'altro senza risolvere il problema.

• Nelle nostre società continuiamo a mantenere la creazione di capri espiatori: cerchiamo di

nascondere la concretezza della problematicità spostando i problemi su altri soggetti.

• Devianti non si nasce, ma lo si diventa → la devianza non è una qualità del soggetto, ma l'esito di un

percorso che produce dei passaggi che edificano il soggetto come deviante).

Scienze criminali

• Scienze che si occupano della questione criminale.

• Prima area di distinzione rispetto alla criminologia → psicologia giudiziaria → ultimi decenni si

sono sviluppati analiticamente da parte di molti psicologi e criminologi di impronta psicologica studi

che hanno per oggetto la persona del REO come protagonista dei procedimenti giudiziari = si studia

l'ambito delle interrelazioni psicologiche delle persone che partecipano al processo (imputato,

testimoni, periti, avvocati, magistrati, pubblica accusa).

• Studi di politica penale o di politica criminale → non rientrano nella criminologia, ma hanno con

essa una stretta connessione (“oltre la paura” ne è un esempio = è un libro anche di politica penale)

→ vuole studiare e elaborare strumenti e mezzi per combattere la criminalità. Esempio → Ceretti ha

fatto parte della commissione che ha elaborato l'ordinamento penale minorile → segue particolari

linee di politica penale e criminale al fine di combattere la criminalità: meno carcere e più misure

penali di comunità (sono convinti che per un adolescente in conflitto con la legge sia più di impatto

ed educativo un coinvolgimento in un fare attivo fuori dal carcere con programmi disciplinari,

rispetto a una privazione della libertà). In Italia abbiamo 20mila minori che hanno delle posizioni

aperte, e solo 500 in carcere → vuol dire che la devianza minorile è gestita soprattutto fuori dal

carcere con delle modalità alternative e non detentive. L'idea è che sconti la sua pena in una

comunità e con un programma che preveda delle prescrizioni.

• Quindi nell'ambito della politica criminale penale si lavora per identificare scelte fondamentali nelle

strategie anti criminose → un criminologo può essere chiamato da un politico per costruire delle

linee di politica (che poi potranno essere legislative, ma anche solo strumentali).

• Molti confondono la criminologia con la criminalistica → riguarda quelle molteplici tecnologie che

sono usate per l'investigazione criminale (ad esempio gli ematologi forensi studiano le macchie del

sangue, che non hanno solo un'impronta che deriva dal DNA, ma a seconda della conformazione

delle macchie si può risalire al tipo di arma con cui è stato commesso il delitto / balistica

giudiziaria (pensa al caso Kennedy),

• Comparazione calligrafica, analisi di materiali biologici, ricerca di residui di polvere da sparo,

indagini tossicologiche → tutto ciò fa parte della criminalistica.

• Sono persone con competenze diverse da un giurista psicologo → hanno competenze della polizia

scientifica che devono risolvere dei problemi di ordine investigativo utili per qualificare il reato /

identificare reo o vittima.

• Differenza fra delitto, crimine e reato → hanno sfumature semantiche molto diverse.

• Dire che una persona è un criminale, un delinquente o un reo ci dice qualcosa di diverso → la parola

meno stigmatizzante tra queste è reo → ha una connotazione codicistica che provoca molti meno

problemi anche nel linguaggio comune / si riferisce sempre a una persona la cui responsabilità è stata

accertata (reo = condannato), così si può indicare un'autore di reato senza cadere nella trappola che

lo stigmatizza.

• Inghilterra, “Crime” viene usate per identificare quelli che per noi sono delitti dolosi; quindi

criminale è una persona che ha commesso dei reati particolarmente efferati → è stigmatizzante.

• Delinquente → parola che assume dei valori e delle valenze negative, e la si usa molto, ad esempio,

per caricare delle situazioni.

• Campo di applicazione della criminologia → è eterocomposto → si occupa di fatti (= variazioni nei

4 luoghi e nel tempo di quei fatti) cr

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Scienze giuridiche IUS/01 Diritto privato

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ambra_23 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Ceretti Adolfo.
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