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Appunti di criminologia

Appunti delle lezioni di criminologia del prof Adolfo Ceretti; corso frequentato al 100% basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Ceretti dell’università degli Studi di Milano Bicocca - Unimib. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Criminologia docente Prof. A. Ceretti

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come la Shoa), perchè i criminologi si occupavano di criminologia clinica.

• Le violenze collettive infrangono la progettualità di popoli.

• Quando c'è una violenza collettiva la peggiore non risposta che possa accadere è quella della

negazione e del diniego dei fatti avvenuti. Ci sono storie di popoli che non riescono a ritrovare la

propria capacità di esistere proprio perche, dopo che si sono perpetrate violenze, esse non ricevono

giustizia in alcuna forma (né sociale, né politica né giudiziaria).

• Molte volte quando le violenze collettive sembrano spontanee, in realtà sono più organizzate i

quanto sembri.

• In questa sede ci occupiamo delle violenze fisiche (non che quelle psicologiche non siano altrettanto

importanti): infliggere un danno fisico a persone o cose.

• Le violenze collettive vanno dalle 2 persone fino a intere popolazioni (sia come perpetratori, che

come vittime).

• Tilli (studioso) → ha una visione secondo cui il comportamento è il risultato di un'intesa coordinata

tra persone che pongono in essere quel comportamento (che attaccano il corpo di un'altra persona) +

ci deve essere un'intesa coordinata di almeno 2 persone che attaccano il corpo di almeno un'altra

persona / egli non va alla ricerca di leggi universali, ma cerca solo di descrivere quali sono le

caratteristiche principali di questi comportamenti.

• Quando parliamo di violenze collettive non rientrano i danni non materiali provocati da catastrofi,

incendi...

• è solo alla fine degli anni '90 che ci si comincia a concentrare molto sui problemi delle violenze

collettive → Roberta Senechal De la Roche → il suo modello di riferimento è quello della

sociologia pura di Donald Black.

• Vuole edificare una teoria generale che sia capace di spiegare e predire perchè alcuni conflitti sono

gestiti attraverso la violenza e non attraverso altre modalità.

• Per lei i gruppi di interesse devono essere deglia ggregati di almeno 5 o 6 persone.

• Lavora in quella prospettiva della violenza collettiva intesa come controllo sociale → lei spiega la

vita sociale, e poi anche le violenze collettive, attraverso una spiegazione dove si collocano le

persone e i loro comportamenti in uno spazio sociale multidimensionale → cioè noi se vogliamo

spiegare un comportamento come quello delle violenze collettive, dobbiamo cercare di capire come

ciascun soggetto coinvolto in una condotta abbia delle caratteristiche sociali.

• Esclude dal suo orizzonte di analisi tutti i fattori psicologici e soggettivi: si disinteressa totalmente di

guardare i soggetti cercando di coglierne le caratteristiche individuali e motivazionali che possano

portarli a tenere quei comportamenti; mentre si occupa dic ercare di capire come sia lo spazio sociale

multidimensionale → una dimensione verticale e una orizzontale sulla quale sono collocate

idealmente le persone per darci delle coordinate per capire le violenze collettive:

• Dimensione verticale → c'è uno status sociale (che si può misurare con moltissimi criteri: censo,

cultura, scolarità..). All'interno di ogni società abbiamo persone che si collocano in una dimensione

verticale in rapporto a uno status sociale, su posizioni diverse. L'azione sociale che intercorre tra

soggetti che appartengono a diversi livelli di status sociale. Più profonda è la differenza dello status

sociale degli autori dell'azione, e + aumenta la loro distanza misurata in termini di verticalità.

• Dimensione orizzontale dello spazio sociale → qui entrano in gioco degli altri fattori: prima di tutto

parliamo di distanza relazionale → riguarda

- il grado di intimità tra le persone,

- la misura con cui si partecipa alla vita degli altri,

- la durata e l'intensità dei contatti.

• Io posso avere, rispetto a un'altra persona tipo la tizia seduta in prima fila, una distanza come status

sociale (puoi essere collocato in un punto + alto o + basso), mentre dal punto di vista orizzontale

possiamo avere un grado di intimità (ci conosciamo appena), non partecipo alla sua vita, e durata e

intensità dei contatti (giorno dell'esame).

• Dobbiamo lasciar perdere le motivazioni individuali dei soggetti, e concentrarci su questi elementi.

• La dimensione orizzontale si misura a sua volta attraverso la distanza relazionale, la distanza

culturale (differenza di lingua, cultura, religione) e la distanza radiale (che riguarda il grado di

integrazione dei soggetti).

22 • Se ci sono persone che appartengono a etnie diverse, la distanza culturale, il comportamento che

intercorre tra i soggetti comporterà distanze relazionali più ampie di quante ne comporti l'agire tra

persone che appartengono allo stesso gruppo etnico.

• Quindi lei ci dice che ogni comportamento umano ha una struttura sociale, quindi siamo al di fuori di

qualsiasi tipo ideologico.

• Cosa si intende qui per controllo sociale (messa in atto da un gruppo piuttosto che da un altro) →

Significa rispondere a un'ingiustizia di carattere sociale, economica o politica tramite un'aggressione

unilaterale. Le sommosse, il terrorismo, la vigilanza, la sorveglianza di un quartiere, i linciaggi, i

meccanismi di self help.. dipendono per lei dalla collocazione sociale e dalla direzione del conflitto,

ovvero dalle posizioni relative che tutte le parti assumono rispetto a queste dimensioni verticale e

orizzontale.

• Le violenze collettive si scatenano quando un gruppo agisce per controllare socialmente una

situazione, tenendo conto delle variabili che ci possono essere e che si creano tra lo status sociale, la

distanza relazionale, culturale e radiale.

• Perpetratori e vittime occupano posizioni diverse.

• Le persone ricorrono a violenze collettive e vogliono controllare determinate situazioni con la

violenza (in determinati contesti) quando si creano delle necessità di un certo tipo, e tra le persone ci

sono delle posizioni di disuguaglianza, dissimilitudine culturale, distanza radiale.

• Come si distinguono le violenze di massa unilaterali → bisogna prendere il grado di responsabilità

per un'ingiustizia subita, e poi il grado di organizzazione (Supponiamo che ci sia un comportamento

altamente deviante all'interno di un quartiere da parte di una persona. Magari nera nei confronti di

una persona bianca. C'è un'ingiustizia subita, e c'è una capacità di organizzarsi intorno a questa

ingiustizia. Qui entrano in gioco i fattori che abbiamo visto fino adesso. È tanto più alta la

probabilità di ricorrere a violenze collettive (dice autrice) a seconda del grado di combinazione

delle variabili di cui stiamo parlando).

• Immaginiamo un fatto che sconvolge una comunità: distanza relazionale.

Partiamo dal grado di intimità → I gruppi tratterebbero i colpevoli sconosciuti (non intimi) → Se la

distanza relazionale comincia ad essere alta, se la persona che è ritenuta colpevole è sconosciuta, lei

sostiene che si terrebbero comportamenti molto più duri rispetto a quelli che si hanno con le persone

con cui si intrattengono contatti stretti (Ceretti non è molto d'accordo con questa cosa, perchè è

intuitivo ma non dimostrato). Però è un livello di spiegazione.

• Più c'è distanza con l'aggressore e più c'è capacità organizzativa.

• Quando la violenza collettiva succede tra soggetti vicini da un punto di vista culturale,

tenderebbe ad essere meno grave; se i soggetti sono culturalmente distanti il potenziale

distruttivo può essere altissimo.

• Esempio → → genocidio 1994 in Ruanda → ci sono 2 etnie che vivono pacificamente in un paese

da secoli. Arriva l'epoca del colonialismo (in particolare è il Belgio il paese che colonializza in

modo particolare questo paese) e iniziano a crearsi delle rivalità sul piano economico, sociale,

culturale tra le 2 etnie, perchè il paese colonizzatore (anche da un punto di vista morfologico) inizia

a propendere più per un'etnia rispetto all'altra (considerarla migliore). Così tra le 2 etnie

cominciano gravosi conflitti. Qui sembrava che non ci fosse nessuna distanza relazionale, culturale

e radiale, ma invece i conflitti si fanno gravi, fino al punto in cui uno dei 2 gruppi si arma di maceti

e il risultato sono violenze collettive da parte di un'etnia nei confronti dell'altra (lasciano 800 000

morti). Questa aggressione è unilaterale, ma avviene per controllare socialmente. Non si ricorre al

diritto internazionale, alle Nazioni Unite, ma avviene in questo modo (e il perchè è ciò che

cerchiamo di spiegare). C'è una distanza culturale → sì, sono 2 etnie diverse. Sotto questo punto di

vista, se i soggetti sono culturalmente distanti, il potenziale distruttivo può essere altissimo.

Distanza relazionale (come partecipo alla vita altrui) → questo è complicato, quindi dobbiamo fare

più passaggi. Ci sono delle distanza relazionali, ed è chiaro che in una società che vive da centinaia

di anni omogeneamente le persone hanno enormi gradi di intimità. Secondo la teoria si SDR se ci

sono vicinanze relazionali con grandi contatti le violenze dovrebbero essere meno forti, e invece qui

si scatena il finimondo (quindi diciamo che non ce lo spiega molto bene).

• Ciò non significa che questa teoria sia sempre smentita sotto questo punto di vista.

• Interdipendenza funzionale → grado di cooperazione economica tra i gruppi → i gruppi non

23 esercitano violenza su coloro che sono indispensabili per il loro benessere economico e sociale.

• La storia è ricca di esempi, come → Sudafrica → fino a Mandela c'è stato un governo razzista,

basato sulla + alta discriminazione culturale e razziale del secondo dopoguerra. I neri erano

totalmente privi di qualsiasi diritto. Crolla il muro di Berlino, ci sono dei riequilibri nazionali.. fino

a che Mandela non vince le elezioni e si crea una nuova costituzione. Il problema è che tra bianchi e

neri ci sono stati per decenni violenze collettive inaudite. E i neri vogliono che queste violenze siano

condannati. Qua viene fuori la questione di ineguaglianza di status, e del perchè non scoppiano più

violenze collettive in Sudafrica. Si arriva a degli accordi: i neri sono la manodopera essenziale e

vitale per il paese, e i bianchi hanno in mano tutto il potere economico (finanza, industria, miniere,

turismo). Il rischio della guerra civile alla fine dell'apartheid è altissimo, e qui abbiamo tutti gli

elementi di cui parla SDR (distanza culturale, una distanza relazionale enorme, status sociale..).

Qui la teoria serve a spiegare tutto ciò che è successo, ma con Mandela le cose cambiano

totalmente. La minaccia di una guerra civile, se non fossero stati puniti i crimini (le torture da parte

della polizia bianca nei confronti dei neri era altissima). Allora i bianchi cosa dicono? Prima di

essere processati prendiamo tutte le nostre ricchezze e ce ne andiamo lasciandovi in povertà. Ma

dall'altro lato ai bianchi i neri servono per sviluppare le loro attività economiche. Allora il rischio

era quello di arrivare a una nuova guerra civile. Perchè non si è arrivati? Perchè qualcuno (come

Mandela) è riuscito a interrompere questa potenziale escalation di violenza. Ricomposizione sociale

per diminuire status sociale, distanza relazionale e radiale. Mandela è stato il più grande uomo

politico della seconda metà del 900 perchè è stato l'unico che ha capito la capacità che può avere di

fronte a dei conflitti (molto più intensi di quelli che vivono gli italiani con i migranti) il fatto di

diminuire le distanze.

• Esempio 2 (in cui troviamo questi elementi) → “Oltre la paura” → Milano → ottobre 2010 nel

quartiere Antonini. tassista investe cane di una signora che era senza guinzaglio, si ferma, e la

sorella della signora lo aggredisce. Poi arriva tutta la famiglia ad aggredirlo. Tassista viene spinto,

cade, batte il collo sul marciapiede e muore. Non volevano ucciderlo. Per la Moratti la risposta +

vera è quella delle tecnologie: mettiamo + telecamere.

È un quartiere molto difficile → le persone si aggregano intorno alla morte di un cane, picchiano

una persona che rimane accidentalmente uccisa. Questa è una violenza collettiva.

→ Cosa accade? Seguiamo SDR → la prima cosa che questo gruppo vuole fare rispetto alla morte

del cane è controllare socialmente il territorio. Qua è avvenuta un'ingiustizia, e io mi prendo il

controllo del territorio. C'è una risposta emotiva a una sofferenza improvvisa, ma soprattutto un

estremo e distorto tentativo di riparare un'offesa che altera un fragile equilibrio sociale e

riaffermare una forma di controllo sul proprio spazio di vita violato.

→ Se andiamo a vedere gli elementi → status sociale → abbiamo tassista che è di status sociale più

elevato rispetto a quello della famiglia.

→ Partecipazione vita degli altri: zero.

→ Distanza culturale qui è un elemento che non fa nemmeno un tempo ad entrare in gioco, ma

sicuramente parliamo di persone che lo vedevano comq persona “altra”.

→ Grado di integrazione dei soggetti pressocchè nullo.

→ La violenza collettiva entra in gioco come controllo sociale di quel territorio.

→ Qui vuoi controllare socialmente, non parliamo di vendetta. Se c'è un'ingiustizia percepita, dove

c'è un grado di responsabilità e ci sono tutti questi elementi, è verosimile che possa intervenire una

violenza collettiva.

→ C'è coesione interna nel gruppo (e qui c'era: tutte persone che si conoscono e vivono vicine, che

magari si coalizzano davanti al “nemico” anche se non vanno d'accordo).

• Questione che riguarda la misura della simpatia umana ai confini interni o esterni di un gruppo →

aspetto decisivo che ha studiato la psicologia sociale, la criminologia e la scienza alla fine degli

ultimi 20/25 anni (ricorda che di violenze collettive si inizia a parlare in modo sistematico dagli anni

'90).

• All'interno di questi confini prevarrebbe il senso di umanità: quindi sarebbe più difficile ricorrere

alla violenza per risolvere dei conflitti. In realtà non è sempre vero che al di fuori del gruppo la

violenza sarebbe inflitta con pochi rimorsi.

24 • De la Roche ha costruito una teoria generale, anticipando che non tratta di questioni legate alla

psicologia degli uomini.

• Le ricerche che negli ultimi decenni hanno riguardato altruismo, aggressività, pregiudizi di

discriminazione all'interno dei gruppi, hanno aperto delle finestre interessanti per capire come

avvengono i processi di esclusione → chi appartiene a un gruppo e viene estromesso.

• Estromissioni → sono delle operazioni attraverso le quali avviene una svalutazione, una presa di

distanza nei confronti di determinati individui, determinati gruppi.

• Nella storia si possono citare centinaia di esempi di situazioni in cui si creano delle costellazioni di

bisogni, motivi, forze situazionali, che in quelle precise situazioni eliminano il potere cogente delle

norme: il fatto di sentire che alcune norme sociali possano continuare a mantenere la loro forza di

legge rispetto a tutti i consociati.

• È importantissimo il fatto che appartenere a gruppi rilevanti e il bisogno di salvaguardare queste

appartenenze costituiscono dei fattori motivazionali decisivi nel favorire l'adesione a credenze,

immagini del mondo, linee di azione, indirizzate verso l'esclusione di altri dal proprio universo

morale. Io considero persone che sono fuori dal mio universo morale quando ritengo determinati

fattori motivazionali decisivi per far parte del mio gruppo (come delle credenze, o immagini del

mondo).

• Martensen → noi siamo questo, voi siete questo, e quindi in nome di questo voi siete fuori. E in

nome di questo noi possiamo cominciare a comportarci nei vostri confronti attraverso la violenza.

• Dobbiamo cercare di capire come un sistema può produrre la violenza e la fabbricazione di

perpetratori.

• Perpetratori non si nasce ma si diventa → i terroristi si fabbricano, i perpetratori si fabbricano.

• C'è qualcosa che sta all'inizio di questa dinamica → forme di inizializzazione specifica → Quello

che noi vogliamo fare quando poniamo in essere questi comportamenti è proprio una trasformazione

dell'identità che crea in modo deliberato dei novizi una rottura del loro universo di riferimento

abituale. Se vogliamo pensare a come creare queste dinamiche, dobbiamo iniziare a rompere nelle

persone la loro familiarità con i loro universi abituali.

• Pensa a Full metal jacket → vieni portato via dalla famiglia, non hai punti di riferimento, ti

addestrano e rinasci come un uomo nuovo, diventi un soldato.

Qui la cosa non avviene legalmente → non devi creare un esercito. Siamo di fronte a una modalità

diversa: anche per chi entra a fare il marine in un certo senso deve attraversare l'iniziazione (Palla

di lardo si suicida).

• Le forme collettive nascono con vere e proprie tecniche di fabbricazione di soggetti violenti,

attraverso la deculturazione e deumanizzazione (aspetti che attengono anche alla traumatizzazione

di persone che vogliamo escludere dai nostri mondi) → Ridurre l'identificabilità sociale di ciascuno

di noi (tipo: professore che abita a Milano – inizia a togliergli la possibilità di insegnare, di vivere a

casa sua, di pregare il suo Dio..) il risultato è che comincio a rompere universi di riferimento abituali,

e attraverso questo si cerca di produrre uomini nuovi, che si differenziano non solo da ciò che erano

prima l'iniziazione, ma anche da tutti gli altri. C'è sempre la necessità di sottomettere, di controllare

alcune persone.

• C'è un'articolazione tra la storia collettiva e quella individuale che costituisce il terreno della

fabbricazione dell'e emozioni politiche → la storia collettiva ha complementarietà con la storia

individuale, che ha complementarietà con la storia creata dal politico

[Se noi qui iniziamo a costruire delle emozioni politiche che ci dicono che tutte le persone che

vestono verde devono essere annientate perchè meritano di essere annientate → questo è scatenare

un'emozione politica che ha a che fare con me, che sono un cittadino. Io poi posso iniziare a

lavorare sulla creazione di soggetti.]

• Quindi quando ci sono particolari categorie di avvenimenti declinati dal terrorismo, antagonismo

religiosi ecc.. sono gli antecedenti che poi portano alla possibilità di creare frazioni tra i gruppo,

spaccature, e naturalmente abbiamo sempre in mezzo la fabbricazione di soggetti violenti che

agiranno per controllare quella situazione stessa.

• Esempio → un'emozione politica può essere etnocentrismo. Delegittimare un nemico. Come faccio

ad arrivare a spiegare e giustificare uccisione di massa di persone, o stupri di massa ecc ecc? Nei

Balcani, ad esempio, sapere sull'identità dell'altro è stato segnato da una precisa politica di

25 creazione dell'odio tra etnie (questa è emozione politica). Tu fabbrichi questo odio tra etnie

attraverso delle dichiarazioni delegittimanti. 1992 → di fronte alle telecamere Rascovitch (leader

partito democratico serbo, psichiatra – quindi sapeva cosa stava dicendo non solo come politico,

ma conosceva il valore di ciò che stava dicendo anche da un punto di vista psichiatrico) dice: sono

responsabile di aver preparato questa guerra, anche se non dal punto di vista militare. Non sarebbe

successo niente se non avessi creato questa tensione emotiva al popolo. Lo abbiamo guidato

dandogli un'identità. Queste sono emozioni politiche. Quello che stiamo cercando di condividere è

che le modalità normalmente si costruiscono: le violenze collettive si fabbricano.

Presidente repubblica serba sapeva che per far scattare dinamiche conflittuali il primo passo era

suddividere le persone in gruppi ed assegnare a ciascun gruppo un nome (categorizzare).

• Ciò che contraddistingueva un gruppo non era tanto la vicinanza tra i membri, quanto avere uno

scopo in comune.

• Fabbricazione di persone violente → concetto di obbedienza all'autorità → Milgram →

deindividuare e obbedire all'autorità sono 2 concetti che si coniugano molto bene, perchè io ti

deresponsabilizzo rispetto a determinate tue convinzioni morali, politiche, legali (ti dico “da questo

momento commettere questi fatti è culturalmente accettato” - pensa a gerarchi nazisti). Uno ha detto

che era uno strumento per eseguire degli ordini dell'autorità (nell'ambito del nazismo).

Sudafrica → sono stati capaci di ricostruire i loro peggiori atti criminali pensando che fossero atti

di ordinaria amministrazione. Queste persone dicono “no ma noi stavamo solo seguendo degli

ordini dentro una routine”.

• Sicuramente le situazioni traumatiche possono essere devastanti, ma nel milione di morti in Ruanda

non ci sono solo quelli di un'etnia, ma anche dell'atra: persone che rifiutano di obbedire o aderire a

un progetto genocidiario e scelgono di morire sotto colpi di macete sparati dal loro stesso gruppo

etnico, piuttosto che obbedire. Quindi dei margini di decisione li abbiamo sempre.

• Le vittime di traumi intenzionali sono persone che soffrono → Ogni volta che troviamo questo tipo

di comportamento c'è un'elaborazione a monte di esseri umani che hanno deciso di produrre questo

impatto collettivo e di natura patologica. Sono traumi indotti deliberatamente da un essere umano,

sulla base di ideologie, credenze (pensa a quello che è avvenuto negli esempi precedenti) su un

soggetto o un gruppo di individui.

• L'obiettivo è proprio quello di produrre un mutamento dell'essere: voglio cambiare le tue funzioni.

• I contenuti psichici legati al trauma intenzionale acquistano uno status di oggetti fissato nel pensiero

delle persone traumatizzate → il trauma intenzionale lavora sul pensiero: è questo che viene

patolocizzato. Muta il modo di pensare.

• La coscienza si modifica proprio per la perdita delle strutture del pensiero → tu hai l'intrusione nel

tuo pensiero del tuo perpetratore.

• Quello che queste persone vivono non è la paura o l'angoscia, ma il terrore di essere stati modificati.

Invasi e poi modificati. Il trauma costringe, trasforma il tempo percepito come lineare, imprime una

distorsione all'asse temporale. → il tempo diventa un'eterno presente.

• Perchè l'addestratore, invadendo, creando una breccia, è iperpresente in maniera intrusiva, e anche se

sparisce rimane una riminiscenza che impedisce il lavoro della memoria (è così che si formano i

terroristi).

• Il futuro non esiste né per una persona torturata, né per una persona fabbricata, perchè il presente è

fisso.

• Il mio pensiero è intruso dal mio addestratore, dal mio torturatore.

• C'è una tendenza di queste persone a deresponsabilizzarsi.

I linciaggi

• Questo aspetto riguarda le vittime genocidiarie → quando ci sono gruppi etnici nazionali e religiosi

che sono vittime di violenze collettive, l'essere vittima può diventare un elemento ineliminabile

l'essere ebrei durante la Shoa o l'essere neri in sud africa, e

dell'identità collettiva (

diventa un elemento collettivo che identifica l'appartenenza a un gruppo

vittimizzato ).

• Quando c'è una vittima collettiva, dall'altra parte abbiamo sempre un colpevole (perpetratore)

collettivo.

26 • Quando un intero gruppo di persone viene sterminato, parlando con i sopravvissuti alla violenza

collettiva, il tipo di atteggiamento è quello di non appartenere più al mondo.

• Guerra e violenza collettiva → nella guerra il perpetratore cerca sottomissione; mentre nella violenza

collettiva lo scopo è quello di distruggere l'umano e quello che di umano c'è nelle persone.

• L'attacco è concreto (perchè ti ammazzo, ti torturo), ma anche simbolico → rispetto alla guerra le

vittime ne escono sfigurate ai propri occhi, in quanto non possono esercitare i propri diritti e fare

riferimento a qualche universo simbolico che sia in grado di rappresentarle.

• In Sudafrica usano la parola Ubuntu come per dire “intima essenza dell'uomo”, come dire “la mia

umanità è intrinsecamente collegata con la tua, se succede qualcosa a me succede anche a te” → è il

contrario di quanto accade nelle violenze collettive (dove c'è una violazione del diritto ad “avere

diritti”).

• La tortura è una patologia del pensiero, e non dell'affettività → i soggetti traumatizzati sono in preda

al terrore di essere stati modificati e che il trauma modifica il tempo percepito come lineare in un

iperpresente (perchè il perpetratore è intrusivo e modifica il pensiero).

• Francoise Sironi → parla della terapia che devono seguire le vittime → i perpetratori collocano

parole nelle loro vittime, e la terapia deve distruggere queste parole. È un discorso molto difficile,

perchè chi ha avuto un'astrazione dal corpo e soffre di queste patologie del pensiero, vive la persona

che interviene esattamente come il doppio del suo persecutore / quello che tu credi sia un intervento

per aiutare la persona a elaborare l'esperienza traumatica, questa lo vive come il doppio del

perpetratore (tu vai in continuità con il suo perpetratore). Tu che intervieni devi diventare un antidoto

all'influenza del perpetratore.

• Queste tecnica viene usata anche da Ceretti quando lavora sulle vittime dei reati violenti →

instaurazione di un tribunale interiore: prendere distanza dal proprio perpetratore quando non puoi

averlo lì presente rende necessario però che si proceda comunque a creare una sorte di tribunale

interiore/presentificazione.

rifiuto di collegare qualche cosa che è successo la fuori al

• Stato di negazione →

proprio mondo interno. Cioè qualcosa la fuori è accaduto, io non nego che non

sia accaduto, ma NEGO CHE SIA ACCADUTO A ME. INVECE è ACCADUTO A ME

Diniego → non riconosco affatto ciò che è accaduto là fuori.

• Io non ho mai visto, non mi ricordo, non c'ero, ma i segni sulle braccia? Questi

non so come me li sono fatti. Hai una ferita sul corpo: deve essere qualcosa

accaduto nella mia infanzia → Così rispondono .

Quindi qualcosa non è accaduto, non esiste, non è vero = questo è il diniego.

Le relazioni comunitarie riprendono solo quando si esce dagli spazi di negazione

• e diniego (che fa parte della terapia collettiva, perchè il trauma è individuale ma

anche collettivo).

Se un genocidio non viene riconosciuto dalla storia, o da un tribunale, è difficile

• che il soggetto possa guarire.

Noi parliamo di linciaggi avvenuti tra la fine dell'Ottocento e i primi del

• Novecento (fino 1940) nel sud degli Stati Uniti → eventi pubblici molto carichi

dal punto di vista simbolico (quindi non nascoste), che avvenivano nell'epoca in

cui venivano fabbricati i primi apparecchi fotografici e i primi mezzi di

comunicazione. tortura pubblica

David Garland → definiva i linciaggio come → non sono atti di

• esplosione spontanea / rabbia incontrollabile; ma sono RITI, cerimonie, feste

(“fare festa”).

I rituali hanno una specifica funzione didattica (di insegnamento), come il

• linciaggio inteso come tortura pubblica (pensa alla fine della vita di Gesù).

Quindi i linciaggi come tortura avvenivano:

• - con funzioni didattiche;

- pubblicamente e sotto gli occhi di tutti;

- con le autorità giudiziarie consenzienti.

27 sesso, razza, violenza e poteri.

Le questioni che portano ai linciaggi sono

• Le fotografie non venivano diffuse per denunciar i linciaggi, ma al contrario per

• risaltarli = lo spettacolo della violenza.

Tra la fine della guerra civile negli USA e il 1940 non si sa quanti siano stati

• esattamente i linciaggi; ne sono stati censiti almeno 4mila.

Linciaggio 7 Agosto 1930 a Marion (Indiana), scatto di Lawrence Beitler, i due

• corpi impiccati sono di Thomas Shipp e Abram Smith.

• Queste fotografie erano usate per stabilire (in base ai rituali) come un linciaggio doveva essere

annunciato, eseguito, ricordato e compreso.

• Prima di morire sono stati torturati.

• I corpi sono circondati da questa folla che parla, scherza, fuma; alcuni spostano lo sguardo verso

l'obiettivo suggerendo così quanto la fotografia diventi parte dell'evento.

• I linciaggi come tortura pubblica avevano un messaggio molto profondo: erano diretti agli outsiders,

ma non solo → prima ancora erano diretti dalla folla alla stessa folla.

• Molto spesso queste foto diventano delle cartoline / le persone che vi erano raffigurate mandavano la

cartolina ai parenti, scrivendo che avevano partecipato a questi rituali.

• Nel linciaggio di questa foto c'era stato un sopravvissuto: un terzo afroamericano (James Cameron)

era stato preso e linciato dalla folla, ma non compare nella foto, e nel '93 scrive un libro in cui

racconta la sua vicenda: Folla che raggiunge il municipio su cui era stata poi appesa la camicia

sanguinante del signor Detter (quello che era stato ucciso), e questa camicia era stata poi issata su un

pennone al posto di una bandiera. Tutto ciò era stato fatto dalla polizia, che quindi stava legittimando

ciò che sarebbe avvenuto: mettere la folla nella situazione di esercitare quella che qui risulterà

“vendetta pubblica”. Cameron racconta che la folla che vide arrivare era composta da migliaia di

persone (qui torniamo a Senechal De La Roche), e nella folla riconosce dei vicini e conoscenti, dei

clienti, alcuni compagni di scuola, persone che aveva visto alla fermata del pullman → questa frase

ci ricorda De la Roche, che ha definito questo rapporto “distanza relazionale” → livello con il quale

le persone partecipano alla vita altrui → se sono vicine, fanno parte dello stesso gruppo, se c'è un

rapporto anche di scambio di interdipendenza funzionale (tu lavori per me, sei utile all'economia

sociale.. è + difficile che io attacchi il tuo corpo). Poi però abbiamo visto come si fa a includere e

escludere le persone, come i confini del gruppo si possono creare estromettendo qualcuno dai confini

con quelle modalità decultura → è esattamente ciò che succede qui.

La folla comincia ad agire perdendo la responsabilità personale, riducendo il senso delle

conseguenze delle sue azioni, perchè agisce contro qualcuno che inizia a considerare una persona

che non fa + parte dell'in group → cioè l'altro è l'assassino, il colpevole, il responsabile. E quindi

28 anche la distanza relazionale può venire meno, perchè qui siamo di fronte al nemico assoluto, e le

persone erano tutte armate, e battevano alla porta d'ingresso della prigione mentre i poliziotti

guardavano la scena.

Poi a poi a un certo punto la polizia si fa largo per raggiungere l'albero in cui i 2 erano lì appesi

morti, e prima che la folla cessasse la sua furia e lo rilasciasse, Cameron si rese conto dell'immenso

numero di persone che lo circondava.

• Frase dalla sua autobiografia: “bruscamente e incredibilmente il silenzio cadde su quella folla piena

di rabbia, come se fossero inebetiti, nessuno si mosse o disse una parola. Io rimasi là, in mezzo a

migliaia di persone, e quando guardai la folla che stava intorno a me pensavo di essere in una

stanza dove un fotografo aveva appeso i negativi alle pareti perchè si potessero asciugare. Ho

vissuto una breve eternità mentre ero lì, come ipnotizzato, dopodichè la stanza piena di negativi

scomparve, e io mi ritrovai a guardare nei volti delle persone che solo un momento prima erano

state delle immagini piatte.” → è molto toccante. Hai di fronte un'aria di festa che sta accadendo, è

un rito collettivo, le persone che vediamo ritratte nella foto ad un certo punto inspiegabilmente (forse

impietosite dalla giovane età) lo rilasciano, e lui sopravvive.

• Si scatenano delle passioni come rabbia, odio, impotenza (quindi paura), immedesimazione e

identificazione nei confronti delle vittime, voglia di giustizia che in realtà è vendetta → i buoni lo

pensano, i cattivi lo fanno.

• Queste sono delle sanzioni penali sommarie → non sono degli atti irrazionali: queste

persone sanno quello che vogliono, fanno quello che vogliono e che desiderano, e operano

su un binario parallelo a quello dell'applicazione delle norme da parte del sistema legittimo

del diritto penale.

• Non metto al posto del diritto penale, del processo penale queste cose qui → ma PREFERISCO fare

queste cose qui. Perchè questi linciaggi venivano posti in essere da funzionari pubblici.. i leader

della comunità sostengono questi processi, queste forme punitive.

• Rapel (studiosa di questi temi) → sostiene che lo spettacolo del linciaggio non è qualcosa che

rispetta una tradizione, una tipologia di eventi che si rifà ad altre forme → Possono avvenire in vari

momenti della storia, e in quell'epoca succede un evento storico che è decisivo per l'inizio di queste

dinamiche: il fatto che dopo la guerra di secessione, l'abolizione della schiavitù, i neri (che prima

vivevano ad esempio nelle grandi fattorie a coltivare il cotone, ed erano affiliati nel migliore dei casi

alle famiglia di cui erano proprietari) diventano cittadini liberi. Come cittadini liberi iniziano a

spostarsi da una città all'altra, avere la possibilità di muoversi. Ci sono tante condizioni che si stanno

ricreando nella storia contemporanea, e che sono allarmanti. Cosa succede? Questi diventano come

dei migranti che vanno in giro senza lavoro, e i proprietari terrieri bianchi iniziano ad avere una

grande paura che ci siano delle alleanze tra i neri e i bianchi poveri per creare delle azioni criminali,

o altro tipo di comportamenti. I bianchi cercano di evitare (secondo i documenti storici) il

“meticciato”: che persone nere possano avere rapporti con le donne bianche, per evitare appunto che

si creino poi classi di persone che possono potenzialmente diventare pericolose. Occorre proteggere

la razza bianca, allora le persone che linciavano i neri si raccontavano → c'è una narrazione che è

un'autogiustificazione (meccanismi di neutralizzazione) → disimpegnarsi moralmente (per non

sentire sensi di colpa). Allora queste persone per giustificare il linciaggio dicevano che era

necessario per proteggere le donne bianche da aggressori selvaggi.

Qui io ti lincio perchè queste persone erano accusate di essere stati le persone che avevano ucciso e

violentato.

• Quello che hanno rappresentato i linciaggi non è un'autogiustificazione, ma è una forma di

repressione razziale → è più indirettamente di controllo sociale e di genere.

• Le immagini avevano la funzione di istruire gli afroamericani rispetto al potere dei bianchi nel

manipolare e controllare la legge, di fargli vedere che i bianchi erano più forti + non potete contare

sulla protezione delle istituzioni legali per la vostra incolumità.

• Crediamo che la criminologia sia utile perchè ci fa vedere quelle istituzioni, norme, istituti che

fondano gli Stati di diritto e le democrazie → se non ci sono queste norme a tutelarci il rischio

sarebbe quello del populismo giudiziario.

• Quando c'è il desiderio di vendetta, c'è collettivamente uno stato di un'effervescenza, e queste

29 passioni non riescono più a essere contenute, perchè si dice che le istituzioni non funzionano.

• Quindi il fatto che avvenissero pubblicamente con i leader della comunità a capo di queste folle, con

la polizia che controllava ed assisteva a proteggere questi eventi, ci fanno dire che non erano

vendetta privata, ma che erano eventi pubblici che sostituivano le pene previste dall'ordinamento per

un fatto penalmente rilevante.

• Vendetta privata e pubblica (che è quella del processo) → una vendetta privata porta a violenza fra le

parti, mentre il sistema della giustizia espropria le parti del loro conflitto, e da fuori stabilisce

l'ultima parola della vendetta (che è una vendetta non speculare, ma asimmetrica).

• Il sistema giudiziario è smisuratamente razionale rispetto a un sistema di vendette private proprio

perchè razionalizzo una volta per tutte, costruisci una ragione pubblica rispetto alla quale una

vendetta non può + essere esercitata individualmente, perchè c'è il terzo neutrale che esercita in

nome di tutti, in nome del popolo.

• Impedisci alle parti di fare un'escalation violenta tra di loro.

• Ci sono degli studiosi che dicono che il sistema giudiziario razionalizza la vendetta: la manipola

senza pericolo → Costruiamo un tariffario penale (Beccaria) → ne fa una tecnica efficace di

guarigione e prevenzione della violenza, ma rimane una forma di vendetta pubblica. Pensa alla pena

di morte: è speculare all'omicidio, ma è asimmetrico → se io vengo e ti uccido sono colpevole, se lo

fa lo Stato no. Vendetta razionalizzata dal sistema del codice, e che quindi non appare + come tale,

perchè le persone vengono espropriate dalle loro passioni: tutto il desiderio di vendetta, l'odio, il

rancore ecc.. sono razionalizzati dal sistema della giustizia penale, che raffredda gli animi (“state

calmi che il lavoro sporco lo faccio io, altrimenti se lo fate voi è guerra civile e torniamo allo stato di

natura, direbbe Hobbes → non dobbiamo permetterci che questo succeda, per questo dobbiamo

vigilare e alimentare le nostre istituzioni).

• Noi dobbiamo chiederci se a quell'epoca il diritto penale funzionava, se la giustizia penale

funzionava → se andiamo a vedere come funzionava la giustizia penale all'epoca, troveremo delle

sorprese “imbarazzanti” → nelle aree geografiche di cui stiamo parlando, anche per crimini molto

gravi, i processi si concludevano al massimo nel giro di 3/4 mesi dal momento del fatto. E se

ricorrevano all'esecuzione capitale, questa avveniva entro 1 anno dal fatto che era stato commesso.

• Tutto questo non ci fa dire che questi eventi pubblici sostituivano la giustizia, ma che era una

giustizia delle passioni, un atto vendicativo, perchè è la punizione di un presunto colpevole →

bisogna stare molto attenti a quando cominciamo a chiamare qualcuno con un nome → dare un

nome a qualcuno e cominciare a definirlo in un determinato modo all'interno della società, o anche

solo di un quartiere, è la premessa perchè quella persona diventi un capro espiatorio.

• Dominio → mostrare queste immagini e condividerle ha proprio questo significato di mostrare e

riaffermare la propria posizione di predominio, e quindi di dare a tutte le persone che abitano in un

luogo la misura della distanza relazionale che c'è tra me e te.

• Episodio → siamo a Vasto (piccola città in Abruzzo), 1 febbraio 2017 è stata consumata una forma

di vendetta: di fronte a un bar un uomo 36enne (Fabio di Lello) ha attaccato mortalmente con vari

colpi di postola il corpo di un 21enne in attesa di essere giudicato per reato di omicidio stradale

(siamo esattamente come nell'indiana del 1930, siamo in attesa di giudizio). L'auto di Italo Delisa

aveva travolto a Luglio 2016 una donna su una moto sbalzandola contro un semaforo: la moglie di

Fabio, con cui aveva da poco concepito un figlio. La stampa nazionale ha dato molto rilievo a

questo evento, che ha smosso le coscienze collettive. I toni delle cronache sono stati pacati, e c'è

stata incredulità al fatto che una persona abbia reagito attivamente a un male che aveva subìto,

revocando (nell'Italia del 2017 → quindi 250 anni dopo Beccaria) una vita.

• Nei reportage quasi tutti hanno parlato di vendetta, ma è stata una vendetta?

• Giustizia vendicatoria → gli autori ci danno definizione (o definizioni) di vendetta, e si concentrano

su forme di giustizia primitiva e selvaggia, un obbligo morale, un meccanismo, una composizione di

conflitti, sistema.

• A prima vista il nostro caso non rientra né in una forma primitiva e selvaggia, né un obbligo morale.

• Da un punto di vista antropologico, a prima vista, facciamo fatica a ritrovarci in quella parola

“vendetta”, che è invece stata pronunciata da molti giornalisti.

30 • I criminologi hanno lavorato molto negli ultimi decenni per descrivere il tema della vendetta → in

Italia c'è stato un criminologo sardo: Antonio Pigliaru (1970) → ha studiato in Sardegna l'esistenza

di un diritto completamente diverso da quello statuale. Per lui in Sardegna si costruisce un diverso

ordinamento che porta a una diversa valutazione del gesto criminale.

Egli va a ricostruire il codice della vendetta barbaricida, e all'art. 1 scrive che in questo codice

l'offesa deve essere vendicata, perchè è una questione d'onore: non è uomo d'onore chi si sottrae al

dovere della vendetta. Quindi c'è un sistema normativo originario rispetto al quale la vendetta

barbaricida è un sistema di vita organizzata con un suo ordinamento, che scorre di fianco a quello

statale.

• Quindi la vendetta è una giusta reazione, perchè me lo dice l'art. 1 del codice barbaricida scritto da

Pigliaru.

• C'è una posizione di dovere: DEVE esercitare la ritorsione per mantenere una forma di ordine

collettivo.

• In quelle zone addirittura si costruisce la vendetta individuale rispetto all'offesa subita → non è che

posso uccidere qualcuno così, ma solo se l'offesa che ricevo è di un certo tipo.

• Si può agire in senso vendicatorio come dovere in determinati contesti, solo se l'atto lede l'altrui

onorabilità e dignità. Quindi si è conseguita la certezza circa l'esistenza della responsabilità a titolo

di dolo della gente → qui è diverso dai linciaggi (questo avveniva sul semplice sospetto) / qua devo

essere sicuro che la cosa debba essere fatta dolosamente, e deve aver leso ma mia dignità: a quel

punto devo vendicarmi.

• La vicenda di Vasto è lontana da un contesto antropologico, sociologico e sociale che contiene al suo

interno un codice di vendetta.

• Nel nostro caso abbiamo l'attacco al corpo di una persona che non lo fa dolosamente (l'incidente

stradale). La comunità in cui vive Fabio non conosce un sistema di vita organizzato intorno a dei

valori alti. Non siamo in un contesto culturale dove c'è un codice diverso da quello statuale.

Quest'uomo era un uomo di principi, che lavorata dalle 22 alle 8 nel panettiere del padre. Giocava a

calcio dilettante, ed era allenatore di una squadra giovanile. Vita quotidiana molto abitudinaria. Si è

innamorato di Roberta, lei inizia a lavorare nel panificio del suocero per stargli vicino. Si bastavano.

• Se escludiamo che sia stata la vendetta, come dicono i giornalisti, cosa può essere stato a muovere la

mano di Fabio?

• Moglie muore 1 Luglio, e 16 Luglio viene organizzata una fiaccolata per evitare che sulla vicenda

cada il silenzio. Al corteo partecipano moltissime persone, con striscione “giustizia per Roberta” →

ci ricorda esposizione in pubblica piazza. Prima di tutto si raduna una folla, e giustizia per Roberta

significa uno sguardo sul suo assassino. Organizzare degli eventi pubblici in funzione di un delitto

che ha ferito una collettività inaugura sempre un percorso ben preciso da chi lo organizza: costruire

un binario parallelo rispetto alle norme del sistema penale. Ogni volta che io organizzo qualche cosa

(anche se i motivi possono essere i migliori) è per imbalsamare le passioni: abbiamo bisogno di

tornare a contatto con certe passioni. Se c'è una comunità ferita da una morte, non è un delitto

costruire un momento di passione collettiva, ma la cosa su cui dobbiamo sempre farci delle domande

è perchè scrivere “giustizia per”, e l'altro livello è la creazione di un binario su cui far scivolare delle

condotte che possono assumere diversi livelli di gravità. Qui si inaugura qualcosa che poi può andare

per conto suo.

• Non dobbiamo criminalizzare ogni momento di passione collettiva nei confronti di quello che

accade, ma bisogna stare attenti al significato che possono assumere certi comportamenti.

• Qui è diverso rispetto alle folle dei linciaggi, però ci sono migliaia di persone che vanno in giro a

chiedere una giustizia.

• È assimilabile questa folla con quella dei linciaggi? Vediamo le differenze:

• Non ci sono dei leader della comunità che scatenano delle passioni dicendo “andiamo a prenderlo in

prigione”, però nei 7 mesi che sono trascorsi dall'omicidio stradale fino all'esecuzione, la folla ha

giocato un ruolo attivo. Non dobbiamo mai criminalizzare certi aspetti a priori, ma mantenere alto il

livello di attenzione sul significato che può avere ogni comportamento collettivo in risposta a

qualcosa che di pubblico accade.

• Contro Calabresi (commissario di polizia che morì perchè i giornali chiedevano giustizia per

anarchico) iniziò una campagna sui giornali, che ritroviamo a Vasto nei confronti dell'assassinio

31 stradale. Ciò si chiama “character assassination” → concetto che vediamo sempre di + in

criminologia, per cercare di comprendere quei fenomeni in cui un soggetto, che è accusato di essere

stato l'autore, promotore, responsabile ma non si sa bene se lo è, di un delitto, ma che non è ancora

stato processato, viene pubblicamente accusato attraverso delle procedure che lentamente lo

inquadrano e perseguitano come il responsabile di quanto è accaduto. Molte volte queste persone

diventano delle vittime sacrificali.

• C'è qualcuno che si arma sulla base del fatto che la persona sia stata descritta in un certo modo

all'interno della stampa: è la gogna pubblica. Le persone si suicidano, se non vengono uccise.

• Nota come si ripete la storia, sotto aspetti e modalità diversi. Qui è una folla che lavora un po' +

dietro le quinte rispetto a quella dello Stato dell'Indiana. Raggiunge il suo apice quando su Youtube

appare il video dell'incidente ripreso dalle telecamere di sicurezza. Questa è la prova acquisita

pubblicamente che sta a testimoniare → non c'è bisogno di altro. “guarda questo è il filmato, quindi

lui è colpevole e quindi cosa aspettiamo a fare la giustizia? Dobbiamo applicarla subito senza

mediazione della legge e delle istituzioni penali”.

• L'uomo della società tecnologica è l'uomo dell'immediatezza (atteggiamento classico della

macchina).

• I media (web, Facebook) possono avere una funzione oracolare → uccidi mediaticamente una

persona screditando la sua reputazione, tramite false accuse e manipolazione delle informazioni.

• La morte è l'esito della giustizia lenta (hanno scritto) / poi anche sui social → “visto che lo Stato fa

come gli pare e non da certezza delle pene.. lui è giustificato” / gente che scrive che capisce e

condivide → queste sono le spie che possono far moltiplicare questi momenti. Giustizia da solo.

L'immediatezza del web (tutto subito), e i tempi della giustizia. È chiaro che se vogliamo fare delle

critiche alla giustizia sfondiamo una porta aperta, ma puoi legittimare un colpo di pistola di uno che

si fa giustizia da sé???

• Tra l'altro il giudice di questo processo dice che non c'è nessuna lentezza, ci sono tutti i tempi rapidi

per arrivare a una sentenza in 8 mesi. Quindi non c'era nessun motivo concreto per poter parlare di

non celerità della giustizia; e invece l'opinione pubblica condiziona moltissimo, orienta i

comportamenti delle persone.

• Nessuno si può convincere che la mano di Fabio sia stata armata dal coro che ha accompagnato,

attraverso la rete, tutto il percorso; ma quell'aria di festa che abbiamo visto (“anche nella pena c'è

aria di festa”) la ritroviamo nei social network quando si arriva a parlare di Roberta.

• Questa è la forza che in un clima di effervescenza collettiva ha incalzato quest'uomo. Aveva una vita

esemplare, eppure è stato incalzato. Lui poteva decidere se commettere o non commettere il fatto.

COSMOLOGIE VIOLENTE

• Riflessioni che partono dal tema dell'attacco al corpo.

• Film “La sottile linea rossa” sulla guerra di Corea (pag. 379) → scena delle persone ferite dopo la

battaglia → da dove viene il male? Da dove viene la violenza?

• Athes → ha studiato una teoria sul comportamento violento, perchè essendo stato vittima di

violenze da parte del padre, sapeva di cosa si trattava quando si parlava di violenza, attacco al corpo.

• Natali ha fatto la tesi su di lui, poi ha lavorato con Ceretti a Cosmologie violente.

• Carcere Opera Milano → hanno selezionato detenuti maschi, che hanno intervistato secondo il

metodo di Athes, e sono state tutte registrate e trascritte con autori di omicidi o violenze sessuali o

entrambi. Tutte persone giudicate, condannate, periziate e giudicate capaci di intendere e volere.

Indubbiamente responsabili di omicidi.

• Tecnica che hanno usato: è importante far affiorare il livello della verità personale → quella

narrazione che se fatta in un certo modo ha anche una valenza terapeutica. Autonarrazione,

ricostruzione per mettere in un ordine del discorso dei frammenti di sé che spesso sono molto

confusi, incapaci di restituire all'autore di un delitto la capacità di dirsi coerentemente “io sono colui

che ha compiuto l'omicidio”. Potersi raccontare con coerenza, o perlomeno con una capacità non

attraversata da troppe ombre, il racconto del male che si è fatto.

• Ceretti usa queste tecniche per aiutare a ricostruire il senso del racconto.

• Quello che è significativo è far affiorare la verità personale e relazionale attraverso il racconto →

raccontarsi. Se vogliamo capire qual è la nostra vita (può falere per raccontare qualsiasi storia di vita

32 qualunque), come le rappresentazioni interiori delle nostre dinamiche (ad esempio amorose) possano

essere immesse in un flusso narrativo coerente.

• Il lavoro è proprio permettere alle persone di raccontarsi. Ceretti con quella che sta seguendo che ha

ammazzato tot persone è partito da un punto semplice, facendole una domanda banale: “cominci a

parlare di 2 o 3 episodi che reputa singolari o che l'hanno toccata in un'età tra 4/8 anni”.

• Molti film hanno la capacità di riagganciarsi perfettamente alle nostre teorie.

• La costruzione dell'azione violenta per Ceretti è la stessa che persegue e guida molte altre azioni,

anche non violente. Alcune persone pensano che chi uccide è una persona diversa da noi (tipo

Lombroso); ma quello che Ceretti cerca di sostenere è il contrario: ci sono delle modalità attraverso

le quali alcune persone scelgono la violenza come metro di risoluzione del conflitto. Lo scelgono in

base a determinati procedimenti che non sono diversi come processi da quelli con cui noi compiamo

delle altre azioni che reputiamo normali ella vita quotidiana (tipo scegliere il menù tra un branzino e

una pasta). Ci sono dei modelli di ragionamento e di scelta che presiedono in percorsi che in realtà

non differenziano poi il comportamento perchè violento.

• Noi siamo presieduti da alcuni comportamenti, che hanno determinate strutture, e possono anche

essere violenti.

• Lo scarto tra chi commette atti violenti e chi non li commette c'è, ma non è in un natura “altra”, non

è come diceva Sutherland o Lombroso. Questo riconoscimento di ambiguità tra “noi” e “loro”, cioè

non siamo totalmente separati: c'è un'ambiguità tra mondi simili ma non uguali. E questo discorso

contribuisce a non esaurire il problema della criminalità violenta con la questione della malattia

mentale.

• Qui siamo fuori dalla visione per cui si cerca di spiegare il comportamento violento in relazione a

delle psicopatologie / si può anche avere un disturbo, ma la capacità di intendere e volere è diversa

da ciò.

• Cosmologie violente perchè è un cosmo, e non un mondo. Usano “cosmo” e non “mondo”. Perchè

mondo è una parola che etimologicamente lascia a che vedere con molte parti visibili: rimanda a un

concetto di visibilità, non c'è nulla che può essere nascosto in un mondo. Mentre il cosmo ha delle

zone d'ombra che non sono raggiungibili. Possiamo capire il senso di ciò che hanno commesso solo

in parte. Una parte inscritta in una dimensione che non è catturabile da un lavoro psicoanalitico. È

proprio costitutiva del nostro modo di essere gettati nel mondo. Dipende dal tipo di relazioni.

(capitolo 8 pag 343-356). Gli sfondi prospettici. Ci sono delle relazioni e noi ci siamo gettati in

mezzo, in parte ci costituiscono, ma non ci determinano.

• Attività in cui l'attore è in gran parte consapevole: noi siamo dei cosmi, quindi non totalmente capaci

di dirci perchè facciamo certe cose. C'è il livello dell'inconscio, da cui però possiamo cogliere infiniti

aspetti di cui crediamo di non essere padroni, e invece può dirci con esattezza che cosa è importante

per noi e cosa stiamo decidendo per noi.

• Le deliberazioni riflessive (cioè quello che noi decidiamo riflessivamente di fare, e per questo

parliamo di interazionismo simbolico – la trovi sul libro) alle quali partecipiamo sono in gran parte

consapevoli, perchè sono intenzionali, derivano in gran parte da operazioni alle quali partecipano i

giudizi, le opinioni, le lodi, gli ammonimenti di altri significativi che vengono internalizzati da noi,

che suggeriscono, ordinano, o meglio orientano come tradurre tutto ciò in atti (che possono anche

essere atti violenti).

• Altri significativi → sono le persone che per noi contano, che noi eleggiamo come interlocutori

significativi in una data fase della nostra esistenza. A differenza, ad esempio, che dalla psicoanalisi in

cui gli altri significativi sono i genitori, per noi il panorama è molto più fluido: nel corso della vita

possono cambiare varie e varie volte, e quindi cambiano anche le nostre narrazioni interiori (che

sono sempre coerenti agli altri significativi che in quel momento sono presenti / comunità fantasma).

• Uomo è un cosmo, deliberiamo riflessivamente e sono attività di cui l'attore è in gran parte

consapevole, e sono decisioni di tipo diverso, e non sono tutta farina del nostro sacco, ma sono l'esito

di conversazioni con altri significativi che orientano il nostro modo di pensare.

• Pulp fiction → dialogo tra Vincent e Jules (2 serial killer della criminalità organizzata) [è la scena di

quando gli sparano addosso ma nessun proiettile li colpisce] → questo dialogo è una questione di

morale, di etica (cosa è bene e cosa è male rispetto ai propri valori individuali).

• Ceretti ci porta su un terreno in cui quando parliamo di violenza non parliamo di comportamenti del

33 tutto alieni dall'essere umano.

• Vincent e Jules sono 2 cosmi → non realizzano allo stesso modo, non hanno la stessa struttura

morale.

• “Identità e violenza” → libro in cui si parla della miniaturizzazione dell'essere umano = operazione

che molti sociologi o scienziati fanno, di riduzione di un uomo a un microcosmo → uomo come

mero specchio del mondo sociale in cui vive (a grandi linee Sutherland esprime un'idea come questa:

siamo l'esito delle associazioni differenziali, delle quali facciamo parte). Ceretti è alieno da posizioni

come queste: ogni uomo è un cosmo da se stesso creato, i due hanno posizioni diverse tra loro.

• Amartya Sen (colui che parla di miniaturizzazione) → la sua idea viene rinforzata da un autore

di solito pensiamo all ambiente sociale (il

giapponese, il quale afferma che noi

microcosmo in cui abitiamo: condominio, famiglia quartiere) come qualcosa che

si trova la fuori e viene con noi, ed afferma che “noi non siamo delle

decalcomanie di quello che ci sta attorno”. Abbiamo già detto che il nostro

ambiente è qualcosa che ci può orientare, ma per gli interazionisti simbolici è

decisivo l'interscambio che c'è tra noi e l'ambiente. Tutto il processo della

nostra vita costituisce questa rielaborazione continua delle relazioni

che abbiamo con noi stessi e gli altri, e questo è necessario anche per

capire il comportamento violento. Se ora mi alzo e ti tiro un pugno sul

naso inaspettatamente e immotivatamente, il soggetto terzo potrebbe

pensare che sono pazza.

Il loro “sè” è composto da varie sfaccettature (infatti Jules poi farà un

• cambiamento drammatico di sé) → noi non siamo gli stessi di tutta una vita,

quindi è estremamente articolato il modo di entrare in relazione con il mondo

sociale, perchè ci entriamo sempre attraverso una conversazione interiore.

Gli uomini non sono dei soggetti passivi alla mercè degli stimoli esterni (come

• per quelli che studiano il comportamento umano come quello dei topi); ma non

siamo nemmeno dei calcolatori razionali.

Siamo riflessivi (capitolo 8) → abbiamo la capacità di essere oggetto e

• soggetto allo stesso tempo di noi stessi (osservare e osservarci). Instaurare un

dialogo con noi stessi e confrontarci su più punti di noi stessi.

“la conversazione interiore”)

Archer (autore → su come nasce l'agire sociale.

• Il processo secondo cui mi innamoro o sono violento non è diverso: tutto

• dipende da questo dialogo interiore, e tutto dipende da come noi, come cosmi,

costruiamo questo dialogo interiore (come e cosa ci raccontiamo quando

decidiamo di comportarci in quei modi).

Athens dice che quando noi elaboriamo degli atti violenti (ma anche non

• violenti) non facciamo altri che indicare a noi stessi (self indication) e valutiamo

in maniera anche a volte velocissima. Valutiamo sempre in maniera fallibile (ciò

che penso oggi potrebbe non essere ciò che penso domani) credenze, valori,

idee, anche a seconda del contesto.

Il dialogo interiore non ha una natura psicologica, ma relazionale → sono

• relazioni che si danno tra mente e mondo (non la mia personalità) quelle che (a

modo di vedere di Ceretti) sono più decisive per darci un'impronta rispetto a ciò

che stiamo per intraprendere. Come filtriamo quel valore / idea che viene da

fuori (per cui l'ambiente è molto importante).

Esempio → 1984 Ceretti nella calca rovescia la birra addosso a uno enorme con

• la camicia bianca. Questo poteva essere l inizio della sua fine, ha dovuto

interpretare quella situazione, ma mentre lo faceva, anche quel signore ha

interpretato la situazione (ma da un punto di vista di cosmologia violenta / era

una persona poco raccomandabile) Ceretti si è salvato perchè è corso via. Ma il

dialogo era stato lunare: Ceretti si offrì di pagargli la tintoria, ma era in contatto

con una cosmologia violenta quindi niente da fare.

Interpretare la situazione = iniziare a compiere delle operazioni mettendo il mio

34 dialogo interiore in relazione con il mio interlocutore → percepisco l'altro.

Quando entro in relazione con qualunque situazione (ad es una persona mi

• taglia la strada a un semaforo) io discorro con me stesso non riferendomi solo

all'immediatezza di un contesto (non sto parlando solo di questa situazione), ma

questa conversazione interiore rimanda a qualcosa di molto più radicato →

VUOL DIRE CHE LA MIA CONVERSAIZONE INTERIORE è MODELLATA DA

CRENDEZE, IDEE, VALORI, POSTURE, ATTEGGIAMENTI ECC che si radicano e che

danno a me stesso un' immagine che io ho di me (in relazione al mondo) ed è

tutto questo (vedi pulp fiction) che mi permette di distillare dei ragionamenti e

delle massime morali (che sono utili x intraprendere delle azioni).

Io ogni volta che mi succede qualcosa (anche quando dico "stronzo " a uno) sto

• facendo esattamente questa operazione: cioè ho un'immagine di me che si è

prodotta x aver distillato ragionamenti morali (ragionamenti che arrivano da

contesto fatto di persone che può anche non essere omogeneo, ed è per questo

che ognuno di noi è un cosmo).

QUINDI SI DISTILLANO RAGIONAMENTI E MASSIME MORALI PER INTRAPRENDERE

• LE AZIONI.

American History X (neonazista) → scena in cui dialoga al alta voce con se

• stesso prima di attaccare quello che ha cercato di rubargli la macchina. Questo

gesto è la risposta a situazioni passate (la morte del padre, odio etnico).

Commette un delitto mentre dice qualcosa che per lui è significativo, per

• mantenere una coerenza con il mondo interiore.

Ceretti è lontano dall'idea delle persone che mettono le azioni al posto del

• pensiero (come molti psicoanalisti sostengono) / gli è capitato di incontrare X

che ha ucciso la fidanzata tagliandole il fegato e mangiandone un pezzo → X è

stato giudicato semi infermo e semi incapace di intendere e volere, ma quando

è stato interrogato dopo l'omicidio ha raccontato tutto in modo perfettamente

lucido. Un mese dopo Ceretti lo ha periziato, e ha ritrovato le stesse identiche

parole che aveva usato davanti al giudice. Passa l'estate, e lo ha ritrovato a

recitare sempre lo stesso copione. Secondo Ceretti si era preparato da anni una

rappresentazione, che poi ha messo in scena.

Conversazione con noi stessi → Pulp fiction scena di Vincent che riporta a

• casa Mia e in bagno si fa il discorso allo specchio.

Le persone conversano con lor stesse e trasformano le sensazioni quotidiane

• corporee in emozioni → noi con il dialogo interiore trasformiamo qualcosa che

sta fuori in emozioni, a cui diamo un nome (“sono arrabbiatissimo”). Questo lo

comunichiamo a noi stessi, e non agli altri.

Le persone che agiscono normalmente in modo violento (come Vincent e Jules)

• sono capaci di articolare ragionamenti morali anche molto sofisticati.

Quando si entra a parlare della violenza conta sempre quel dialogo con noi

• stessi, che è sovrainteso a quello che Anthes chiama “la comunità fantasma”, e

che Ceretti/Natali definiscono “parlamenti interiori” → per noi qualunque

frase assume un significato perchè dentro di noi continuiamo a dialogare con

degli altri significativi (interlocutori privilegiati).

L'attributo FANTASMA → è dovuto al fatto che questa comunità di opinioni

• esiste solo e sempre nella forma delle rappresentazioni mentali che il soggetto

se ne fa; ma al tempo stesso questa comunità è lontana dall'essere fantasma

delle nostre vite reali, in quanto il soliloquio esiste realmente nei mondi sociali e

nelle azioni che gli individui decidono di intraprendere.

Pag 335 → c'è un caso di violenza e omicidio, dove la comunità fantasma

• (parlamento interiore) emerge chiaramente.

La nostra riflessività interiore media selettivamente anche i contesti culturali → i

• contesti culturali sono mediati da noi, li filtriamo: siamo noi che diamo un nome

35 al contesto che ci contiene.

Tutte le esperienze, i vissuti, i ricordi si riversano nelle nostre definizioni della

• situazione, e sono usati per immettere il presente nella propria vita narrativa.

Vincent allo specchio → tutto quello che è la cosmologia di Vincent confluisce

• nel presente, e in questa scena lui si contiene. Ma così come una persona si

contiene, con gli stessi meccanismi attacca il corpo di un altro.

Non è un paese per vecchi → psicopatico privo di empatia (capacità di sentire

• l'altro), ma con grande capacità di manipolare l'altro → pag. 68 si parla di

psicopatia e ricordati lui come esempio.

persone con dei disordini affettivi, che implicano una ridotta capacità di

sviluppare empatia, e come conseguenza un deficit nell'abilità a sviluppare

ragionamenti morali. Infatti nel video 2 lui non fa un ragionamento morale, a

differenza di Vince. Ma la cosa interessante per noi è che a queste persone a cui

viene attribuita la capacitò di commettere crimini brutali senza avere sensi di

colpa, emerge come l'esecuzione di un crimine richiede sempre un'abilità

nell'anticipare le mosse delle proprie vittime, e quindi interpretare i gesti delle

vittime, interpretare le situazioni. Quello che abbiamo visto nella situazione 2 è

come, anche una persona psicopatica, riesca a interpretare una situazione.

Sono persone molto distaccate, che on riescono a identificarsi emotivamente,

ma al di là del fatto che una persona sia disturbata o meno, entrano in gioco i

dialoghi con se stessi → e questa è la cosa su cui Ceretti punta di più.

Tutto è giocato sul dialogo interiore → quindi bisogna capire come ciascuno di

• noi sviluppi i dialoghi interiori → il parlamento interiore orienta, e per essere

orientati in termini violenti, quando devo interpretare una situazione devo avere

una cosmologia violenta (il mio parlamento interiore mi orienta in modo

violento).

Come si sviluppa una cosmologia violenta → questo modello non è eziologico

• (come Sutherland), ma processuale → vuol dire che io non ragiono in termini “se

A, B / se ci sono le associazioni differenziali c'è la criminalità altrimenti no”; ma

cerco di comprendere come nel corso della vita (quindi è COMPRENDERE e non

SPIEGARE) ciascuno (perchè ciascuno di noi è un cosmo) alcune esperienze

sono così significative da creare le premesse di sviluppo di alcune fasi, e

soprattutto di alcuni elementi decisivi della nostra conversazione interiore che

non determinano automaticamente quello che viene dopo, ma orientano

prepotentemente quello che può accadere.

Azione violenta → non parliamo di un soggetto che commette un omicidio per

• legittima difesa, ma di persone che sono simbolicamente strutturate sulla

violenza → persone che attaccano il corpo di altre persone in determinati

contesti, coerentemente con il loro parlamento interiore. Questo non avviene

necessariamente sempre (perchè posso interpretare la situazione in un modo o

in un altro), ma per certe persone può avvenire in modo accettato. Ma

l'immagine che ho di me stesso è violenta, dove l'attacco al corpo è accettato

come mezzo legittimo per risolvere i conflitti. È coerente con la mia società

fantasma.

Questo processo, che si divide in varie tappe, non è una cosa che avviene

• immediatamente (cioè senza nessuna mediazione e automaticamente), ma è un

processo lungo e difficoltoso, che porta solo eventualmente una persona ad

arrivare ad avere una cosmologia violenta salda. Perchè questi percorsi si

possono arrestare, se ne può uscire.

Concetto di violentizzazione → processo che porta una persona a edificare un

• parlamento interiore coerente con la violenza. È un neologismo che unisce 2

parole: socializzazione e violenza → per cui “mi socializzo alla violenza”. Ed è

qualcosa che orienta, e non determina, ed è un lento processo arrestabile (non

inarrestabile). Può fermarsi dal fuori o dal dentro, ma se arriva fino in fondo,

36 siamo di fronte a persone che sono pronte in qualunque momento della loro

vita, della loro giornata, a poter attaccare il corpo degli altri.

• In ogni cosmologia c'è sempre una parte oscura, una parte opaca, che sono proprio quegli aspetti +

primitivi e indicibili. Sono delle esperienze corporee che molto spesso è difficile riuscire a portare a

coscienza.

• Non tutto di noi è dicibile, noi arriviamo a fare delle esperienze, abbiamo già delle ferite e molte

volte non riusciamo neanche ad accedere, ma è decisivo il fatto che nel corso della nostra vita

intervengano o meno determinate esperienze. Perchè quando intervengono se c'è già del magma in

movimento, lì la costruzione di una cosmologia violenta è sicuramente qualcosa che si può aprire.

Pag. 258 c'è una figura che riassume il processo di violentizazione → ci sono le 4

• stanze della violentizzazione: brutalizzazione, belligeranza, prestazione violenta

e virulenza.

The departed → scena iniziale del dialogo tra il boss e il ragazzo: il boss gli

• apre una visione del mondo → inizia la puntualizzazione di quella che sarà una

cosmologia innanzitutto attraendolo nel suo mondo.

un esito mai scontato.

Uno dei titoli di uno dei paragrafi è: Non è mai scontato

• che una persona si comporti così come si comporti, ma quando noi abbiamo

delle comunità fantasma dobbiamo capire come le persone sostengono di poter

usare la violenza per risolvere i conflitti. Da dove proviene un parlamento

interiore che riserva al suo interno un posto privilegiato per una risposta

violenta al mondo.

Troveremo in tantissime teorie l'idea che i delinquenti sono persone che hanno

• interiorizzato in modo insufficiente o difettoso le norme prevalenti nel gruppo

dominante non violento → per Ceretti è esattamente il contrario → non è una

questione di carenza di interiorizzazione di modelli positivi, ma è

l'internalizzazione di modelli simbolici e normativi violenti.

Noi siamo sempre in attesa di un significato → tutti noi lo siamo, e le persone

• che hanno delle funzioni pedagogiche sono quelle che danno significati al

mondo (per questo i maestri elementari sono decisivi).

• Quello che avviene è che noi possiamo vivere dei processi, quando siamo in attesa di significati, di

carattere completamente diverso. Non sono processi che determinano, ma che rientrano, ma quando

cominciamo a entrare in quelle 4 stanza della violentizzazione la nostra vita può iniziare a prendere

una piega diversa da quella che accadrebbe se entrassimo in altre stanze.

Ogni stanza ha un'entrata e un'uscita, perchè in questa visione antideterminista

• può sempre accadere qualcosa che mi porti lontano dall'edificazione di quel

processo che se non si interrompe arriva fino alla fase della virulenza → e

quando arrivo lì sono una persona che necessariamente terrà dei

comportamenti violenti in modo “sistematico”.

Esempio → quartiere a densità mafiosa e a 6 anni vengo preso e portato da dei

• 14enni che cominciano la fase della brutalizzazione, ma i miei genitori

traslocano e vengo portato fuori. Quindi il finale è sempre aperto, ma ci sono

esperienze decisive in cui il male fa la sua comparsa e lascia nei soggetti delle

tracce durevoli e palpabili di sé, lasciando delle prove di quel passaggio.

L'esperienza del male, della violenza è molto significativa, e tutto nasce sempre

all'interno di relazioni → le relazioni possono essere buone o cattive, e quando

parliamo di queste relazioni parliamo di una relazione in cui una persona inizia

ad avere un'incurvatura di un certo tipo.

Brutalizzazione → significa una persona che subisca un trattamento crudele da

• parte di altri, e che questo impatto sia drammatico e durevole nel proseguo

della sua vita. Relazione con una persona adulta che in tenera età da vita a un

processo di brutalizzazione con un'altra persona. I percorsi di brutalizzazione

sono caratterizzati da 3 sottofasi, che possiamo separare concettualmente:

37 • 1) sottomissione violenta → dobbiamo avere una figura autoritaria che appartiene a uno dei gruppi

primari del soggetto (tipo insegnante) che fanno ricorso alla violenza per costringere qualcuno a

sottomettersi al loro dominio. Qui è decisivo essere sottomessi al dominio.

2) orificazione personale → è un momento che può esserci o non esserci, ma

• quando è vissuto è traumatizzante. C'è un atteggiamento traumatizzante da

parte di chi brutalizza: chi entra nella trama simbolica della vita di chi sta

sottomettendo, è uno dei modi di sottomettere la persona in modo violento è

anche quello di orificarla: renderla impotente attaccando, ad esempio, davanti a

lei il corpo di un'altra persona (“se non fai come dico continua a picchiare tua

madre”). Tutto questo provoca un senso di smarrimento nelle persone che

vengono sottoposte a questo processo. Ma perchè si sviluppa questa

brutalizzazione? Quasi sempre abbiamo un addestratore violento che tende a

motivare e indurre l'agire violento iniziando a dare degli insegnamenti morali.

Qui il film è molto interessante sotto questo punto di vista.

• 3) addestramento violento → nel corso del quale autorità e potere cominciano a conformarsi. C'è

qualcuno che ha il potere di fornire dei principi didattici, e continui tentativi di influenza che fanno

slittare il self → la comunità fantasma inizia ad essere abitata soprattutto dagli addestratori violenti,

che iniziano a preparare la costruzione di una cosmologia violenta.

Quando si vanno a fare i colloqui con le persone in carcere (quelle violente incallite / perchè una

persona può non arrivare fino alla virulenza, quindi la violenza può essere qualcosa che lo attraversa

ogni tanto; ma quando arrivi fino in fondo alle 4 stanze tutti hanno ricordo di qualcuno che ha

insegnato loro -di un ammaestratore- il convincimento che ci sono delle persone che devono essere

gravemente aggredite e dominate). Qui intervengono degli strumenti che sono la coercizione e la

ritorsione per mettere le persone uno in uno stato sovraordinato, e uno in uno stato subordinato.

L'origine della violentizzazione avviene prevalentemente in contesti che

• possono essere ad esempio familiari (nonno che addestra violentemente il

nipote).

In “The departed” Frank dice “io non voglio essere un prodotto del mio

• ambiente, voglio che il mio ambiente sia un mio prodotto” → quindi c'è idea che

abbiamo una concezione diversa di quella che i criminali sono il prodotto di un

ambiente. Queste persone sono persone che esercitano il dominio.

Poi vediamo il ragazzino che inizia la costruzione di un parlamento interiore: ci

• sono 3 contesti decisivi: chiesa, scuola e Frank → Frank diventa preponderante

all'interno di quel parlamento interiore, e diventa un addestratore.

• Le fasi che abbiamo visto (4) sono tutte quelle fasi che caratterizzano quel momento traumatico dove

avviene il cambiamento drammatico di sé.

Drammatico → tutto ciò che può essere rappresentato sul teatro della nostra

• vita. Chi parla scommette ogni volta sulla possibilità che ognuno cambi, perchè

noi continuiamo a cambiare (a volte accorgendocene). È falso che una persona

strutturata criminalmente rimanga per sempre così, come non è vero che

cambia totalmente: possono esserci degli slittamenti che derivano dall'aiutare le

persone a ridefinire i propri interlocutori principali all'interno del proprio

parlamento interiore (secondo il prof). Finchè il mio interlocutore è Frank, io non

potrò essere altro che un delinquente (infatti Colin arriva alla virulenza,

all'ultima stanza del percorso). Il lavoro che fa il prof è proprio quello di cercare

di trovare degli interlocutori diversi rispetto ai quali hanno fatto riferimento fino

a quel momento.

• Libro “anima e corpo” sulla fabbrica dei pugili: lo hanno usato nelle cosmologie perchè le persone

vengono fabbricate (e non significa che tutti i pezzi escono uguali: abbiamo un filtro e la capacità di

distanziarci / però la mafia produce mafiosi; la polizia -cambia il vettore perchè sono i buoni- ma

anche loro sono addestrati allo stesso modo, alla violenza). Cambiano le etichette, ma alcuni

meccanismi rimangono identici. Una delle scommesse su cui sta lavorando il prof è quella di sperare

38 di costruire una società in cui il diritto viene esercitato meno con la forza e più con altri strumenti, e

lavorare con delinquenti sull'autoriflessione.

I coach dei pugili insegnano alle persone a combattere, e qui l'insegnamento si

• estende oltre il combattimento: c'è una sottomissione violenta coercitiva, ed

anche attraverso la ritorsione.

L'addestramento può avvenire non solo durante l'adolescenza, ma in qualsiasi

• momento (si può sempre cambiare).

Quando la sottomissione del dominio all'autorità dell'altro ci pare l'unica

• soluzione, cediamo. Arrivi a un punto che sottomettendoti provi sollievo (le

teorie dello stress sono interessanti) / noi abbiamo una quota ridotta di energie

fisiche per resistere (pensa alla sindrome di Stoccolma).

La questione della brutalizzazione è che tu hai dentro il caos quando succede:

• sei in una situazione caotica e sei pronto a entrare nella seconda stanza

(belligeranza) → è lungo questo percorso che Ceretti vede nascere le

cosmologie violente.

Questi insegnamenti iniziano ad avere una risonanza interiore: divento riflessivo

• proprio perchè comincio ad ascoltare il precetto che è stato a lungo intimato

rispetto al quale sono stato sottomesso violentemente, e rispetto al quale ho

ricevuto degli insegnamenti: in certe situazioni a volte si può usar la violenza.

Quindi cominciare ad accedere alla violenza → c'è una frase di un'intervista

• della fase della belligeranza: chi inizia a realizzare che potrà avere successo

attaccando il corpo di qualcun altro. Non è una cosa facile: devi avere dentro di

“dopo averle prese più volte non volevo

te le convinzioni di questa persona →

più essere un perdente, avevo imparato che dovevo fare seriamente del male

prima che venisse fatto a me. Fai agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te, ma

fallo prima”. “avevo bisogno di un'arma, non

Questo è il nucleo del discorso.

importa quanto fosse grosso un tizio. Non c'è posto per i deboli per questo

mondo, e per questo sarei diventato forte” (l'intervista è nel libro).

• Cominciamo a pensare che ogni volta che prendiamo qualsiasi decisione c'è in gioco tutto il nostro

parlamento interiore, e un parlamento interiore può essere anche molto in conflitto (non si riesce a

trovare un governo). E le persone possono essere molto spiazzanti, proprio perchè richiamano queste

situazioni. Tu lì non hai delle persone che non hanno delle immagini violente stabili di se stesse, e

questo lo devi capire perchè è diverso parlare con uno piuttosto che con un altro. Quando io arrivo in

una situazione devo costruire delle linee d'azione → quando tiri un pugno tracci una linea d'azione.

Qualsiasi cosa facciamo dobbiamo tracciare delle linee d'azione, e lo facciamo attivamente e

riflessivamente (nel linguaggio del prof), nel senso che tracciare una linea d'azione significa parlarmi

e dirmi “che cosa faccio adesso io di questa persona e in base a cosa lo faccio”? Se sono stato

cresciuto dai gesuiti il mio parlamento interiore è diverso se sono stato cresciuto da un altro ordine di

preti, ma è molto diverso se sono stato cresciuto da un padre comunista, o una madre fascsita. In

ogni caso attivamente e riflessivamente stabilisco delle linee d'azione. E gli scienziati sociali devono

cercare concetti sensibilizzanti (il parlamento interiore lo è) → sono dei concetti che ci servono per

creare senso, per orientare il nostro modo di guardare alle cose. Ogni volta che succede qualcosa hai

infinite possibilità di tracciare linee d'azione. Come ha lavorato il prof? Cominci a fare dei lavori e

poi ti rendi conto che ci sono tutta una serie di situazioni in cui il processo interpretativo si compone,

per esempio, di 2 fasi:

- definizione

- giudizio.

• Se parli adeguatamente con questo linguaggio alle persone violente e gli chiedi come si sono

comportati il giorno che hanno ucciso qualcuno, c'è una prima fase in cui si assume il ruolo

dell'altro, assumi l'atteggiamento della vittima, e indichi a te stesso il significato e i gesti che sta per

porre in essere (io sono qui e ho rovesciato la birra addosso a uno: assumo l'atteggiamento dell'altro,

e lui assume il mio, indicando il significato dei gesti che sta per porre in essere -gonfia i muscoli,

comincia ad essere minaccioso..). Nella seconda fase il tuo interlocutore è se stessi, con la mia

comunità fantasma e decido come agire. L'empatia semmai è nella prima parte: se sono empatico

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ambra_23

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2019-2020

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ambra_23 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Ceretti Adolfo.

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