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Colture ortive

Importanza dell'orticoltura

Definizione di ortaggio e orto

Qual è la definizione di ortaggio? E di orto? Gli ortaggi sono piante erbacee utilizzate per l'alimentazione. Si definiscono ortaggi le piante erbacee dirette, in parte o in toto, a crudo o mediante cottura, freschi o conservati. Comprendono una moltitudine di prodotti provenienti dall’orto. Secondo l’enciclopedia Treccani, l’orto è un “piccolo o medio appezzamento di terreno, spesso adiacente alla casa, recintato da muro o da siepe (hortus conclusus), nel quale si coltivano erbaggi e piante da frutto buoni da mangiare”; l'ortolano è colui che lavora, coltiva e custodisce l’orto.

Parti di pianta e relativi ortaggi

Indica per le diverse parti di pianta che si possono consumare i relativi ortaggi.

  • Bulbo: aglio, lampascione, cipolla e scalogno
  • Radice: bietola da orto, carota, ravanello e sedano rapa
  • Tubero: batata e patata
  • Stelo: asparago, cavolo rapa e cicoria
  • Infiorescenze: carciofo, cavolfiore, cavolo broccolo e cima di rapa
  • Fiore: cappero, zucchino (fiore maschile), zafferano
  • Seme fresco: fagiolo, fava e pisello
  • Foglie: basilico, bietola da coste, cavolo di Bruxelles, cavolo cappuccio, cavolo cinese, cavolo verza, finocchio, indivia, lattuga, prezzemolo, radicchio, scarola e sedano
  • Frutto: cetriolo, cocomero, fagiolino, mais, melone, peperone, pomodoro, taccole, zucca e zucchina
  • Falso frutto: fragola

Orticoltura urbana e orti urbani

Cos’è l'orticoltura urbana? Cosa sono gli orti urbani? Esistono diverse tipologie di orti: orti intensivi (convenzionali, integrati, biologici), familiari, urbani, sociali (terapeutici, per anziani), scolastici (didattici), orti botanici, orti senza suolo (sui tetti, nei cortili, sui balconi). Le funzioni degli orti si sono evolute negli anni e possono essere di tipo ecologico-ambientale, estetico-ricreativo, educativo (orti negli istituti carcerari, a scuola, ecc.), sociale o terapeutico (ortoterapia), rinverdimento (roof o back yard garden).

L’orticoltura urbana è un’esperienza che si sta diffondendo nelle piccole realtà e nelle grandi metropoli. Ha lo scopo di favorire l’aggregazione sociale, l’impiego costruttivo del tempo libero, recuperando un rapporto diretto e attivo con terra e natura e la trasmissione di conoscenze e tecniche naturali di coltivazione. Gli orti urbani sono piccoli lotti di terreno (40-65 mq) di proprietà comunale, da adibire a orti e giardinaggio ricreativo e assegnati in comodato ai cittadini richiedenti. Le coltivazioni non hanno scopo di lucro e forniscono prodotti per il consumo familiare. A Roma ve ne sono più di 100. L’unico orto sociale urbano a Bari nella zona di Japigia è l’Ortocircuito. L’orticoltura urbana è attualmente in crescita esponenziale: in Lombardia ci sono più di 2781 orti urbani, di cui quasi 1400 a Milano.

Motivazioni per la formazione degli orti urbani

Le motivazioni che hanno portato alla formazione degli orti urbani sono riconducibili a:

  • Espansione del tessuto urbano in modo poco controllato e selvaggio, che ha trasformato le periferie delle città, lasciando spazi abbandonati
  • Gestione abusiva da parte di privati di modeste estensioni di terreno pubblico creando piccole coltivazioni per l’autoconsumo
  • Cambiamento dei ritmi della vita lavorativa e familiare, che hanno cambiato gli interessi degli individui e portato all’isolamento di alcune fasce “deboli” (soprattutto anziani) viste spesso come pesi

Funzioni degli orti didattici

Che funzione hanno gli orti didattici? Gli orti didattici svolgono diverse funzioni, fra cui:

  • Avvicinare i giovani alla conoscenza e al piacere del coltivare la terra
  • Sviluppare la consapevolezza delle connessioni, dei principi di base dell’ecologia
  • Comprendere, ma soprattutto vivere, i fenomeni legati alla rete della vita e ai cicli della natura, opposti ai sistemi industriali-commerciali, che sono invece lineari
  • Sviluppare un senso di proprietà e averne cura

Produzione orticola in Italia e Puglia

Qual è il paese al mondo con la maggior superficie coltivata ad ortaggi? Qual è il più importante per l’orticoltura in Europa? Qual è la superficie coltivata a ortaggi in Italia? Quali sono gli ortaggi più importanti in Italia? E in Puglia? Per quali ortaggi la Puglia detiene il primato delle produzioni?

Il paese con la maggior superficie coltivata a ortaggi nel mondo è la Cina, con oltre 32 milioni di ha e una produzione di 700 milioni di t. L’Italia, con quasi 600 mila ha e una produzione di 15 milioni di t, è il paese più importante per l’orticoltura europea. Le colture ortive sono concentrate soprattutto nelle aree con temperature più miti e maggiore disponibilità d’acqua per l’irrigazione (sulle coste e in val Padana). Nel meridione è concentrato il 66% della superficie e il 56% della produzione.

Per superficie coltivata e produzione, gli ortaggi più importanti in Italia sono pomodoro da industria, patata, carciofo, melone, finocchio, cavolfiore, cavolo broccolo, cima di rapa, lattuga. Fra i produttori di carciofo, l’Italia è il maggiore al mondo, con circa 50 mila ha coltivati. La regione più importante per l’orticoltura è la Puglia (22% della produzione nazionale). L’orticoltura contribuisce per oltre il 30% al totale della coltivazione agricola regionale. La spiccata vocazione pedoclimatica, la flessibilità e la tradizione dell’orticoltura pugliese, permettono la specializzazione per un’ampia gamma di specie, con alti livelli produttivi e qualitativi. È la regione al primo posto per diverse colture, come cima di rapa, sedano, prezzemolo, pomodoro da industria, carciofo, cavolo cappuccio, rapa, finocchio, lattuga, asparago; è seconda per peperone, zucchina, cicoria, bietola da costa; è terza per melanzana, ravanello, spinacio, pomodoro da mensa. Le aree maggiormente interessate sono quella di Foggia e di Brindisi.

Per quanto riguarda l’orticoltura in serra, comunque non molto diffusa nella regione, sono più importanti Lecce e Foggia. Nel foggiano si coltivano più di 20 mila ha a pomodoro da industria (80% della superficie regionale, 30% di quella nazionale) per una produzione di 1,3 milioni di t (85% della produzione pugliese, 35% di quella nazionale). In particolare Foggia è anche leader mondiale se si considera la produzione di pomodoro a bacca allungata (oltre il 90% della produzione nazionale), essendo l’unico bacino di produzione capace di approvvigionare le industrie di trasformazione con il pomodoro lungo di Capitanata. Per le sue caratteristiche di unicità, dovute alle particolari condizioni pedoclimatiche, è stata avanzata richiesta di IGP.

Per il carciofo, sia Foggia (8500 ha), sia Brindisi (6800 ha), hanno una forte specializzazione colturale. L’areale foggiano si contraddistingue per il maggiore anticipo nell’entrata in produzione (fine settembre), mentre il brindisino per l’avvio più tardivo, quando ormai le produzioni foggiane cominciano a risentire dei freddi del tardo autunno. A Foggia si coltiva il Violetto di Provenza, mentre a Brindisi, oltre a questo, è diffuso anche il tipo Brindisino. Questo è molto apprezzato nella fase finale del ciclo, per i capolini da industria. Non va trascurata la coltivazione di carciofo nella provincia di Bari, dove nonostante sia insidiata da problemi patologici (verticillosi), la coltura mantiene ancora circa 1000 ha.

Altro primato è quello detenuto da Foggia per l’asparago. La coltivazione si è molto diffusa nell’areale a inizio anni ’80, arrivando a interessare oltre 1000 ha per una produzione di 7000 t. Le ultime stime indicano per questa coltura superfici di quasi 1500 ha in Capitanata. La zona si contraddistingue per la produzione di asparago verde, oltre a piccole quantità di asparago viola e si può considerare il più importante bacino di produzione a livello nazionale ed europeo. Per l’elevata qualità dei turioni è stata avanzata la richiesta di riconoscimento IGP come Asparago verde della Daunia.

Orticoltura biologica in Puglia

Cos’è l’orticoltura biologica? Qual è la situazione in Puglia? L’orticoltura biologica è un sistema ecologico di gestione della produzione, che promuove e sviluppa la biodiversità, i cicli biologici e l’attività biologica del suolo. Fa ricorso a un uso minimo di prodotti derivati da attività extra-aziendali e a pratiche di gestione che ripristinano, mantengono e stimolano l’armonia ecologica.

L’Italia è il primo paese europeo per la produzione biologica. Destina il 9% della SAU alle coltivazioni biologiche. Le aziende bio sono distribuite prevalentemente nelle regioni del Sud: Sicilia, Calabria e Puglia. Le coltivazioni orticole biologiche in Puglia occupano una superficie di oltre 6500 ha (24% degli ortaggi biologici nazionali), con 500 aziende interessate, che, nel 90% dei casi, sono di piccole dimensioni (< 20 ha). Il comparto biologico pugliese produce per lo più pomodoro, ortaggi invernali come brassicacee (in particolare cavolo broccolo), finocchio, asparago, indivia e scarola, carota e sedano. Le aree orticole più vocate al sistema biologico sono il Nord foggiano, il Basso Tavoliere fino a Margherita di Savoia e alcuni comuni della penisola salentina. Gli ortaggi biologici pugliesi sono destinati all’esportazione per il 70% (Svizzera, Germania, Austria); il restante 30% va per lo più al mercato nazionale extraregionale. Una piccolissima percentuale (0,5%) è usata per realizzare conserve in aziende locali.

Consumo di ortaggi in Italia

Quanti ortaggi consuma in un anno un italiano? In Italia, il consumo pro-capite è passato da 90 a 60 Kg all’anno (160 g al giorno) dal 2000 al 2010. In Italia è maggiore l’importazione o l’esportazione di ortaggi? Nel 2010, le esportazioni di ortofrutta hanno superato l’import di oltre 1 milione di t, per 1,4 milioni di Euro. Per i soli ortaggi, invece, sono state maggiori le importazioni per 189 mila t, ma in termini economici, c’è stato un saldo positivo di 300 milioni di euro.

Qual è il consumo raccomandato di frutta e verdura ogni giorno? L’OMS raccomanda un consumo di più di 400 g al giorno di frutta e verdura, esclusi i tuberi. In Europa le raccomandazioni variano da nazione a nazione. In generale le indicazioni sono in linea con quelle dell’OMS, anche se alcuni paesi raccomandano un consumo maggiore (es. Danimarca con più di 600 g al giorno).

Negli ultimi anni, i consumatori italiani hanno cambiato le proprie abitudini di consumo. Dal 2000 al 2010 la media annuale di ortaggi acquistati per nucleo familiare è diminuita del 35%: il consumo pro capite è passato da 90 Kg all’anno (247 g al giorno) a 60 Kg (160 g al giorno). In Nord Europa il consumo di frutta e verdura è inferiore rispetto al Sud. Ad esempio la fornitura media in Finlandia è di 195 g a persona al giorno, in Grecia è di 756 g.

Biodiversità in orticoltura

Definizione di biodiversità e agrobiodiversità

Cos’è la biodiversità? Cos’è l’agrobiodiversità? Per biodiversità si intende un complesso di comunità di piante, animali e microorganismi, in continua evoluzione, che interagiscono con il loro ambiente. La biodiversità è l’intera variabilità delle forme di vita o varietà degli organismi. Ad oggi sono state classificate 1 milione e 600 mila specie di esseri viventi sulla Terra e si stima che ve ne siano più di 5 milioni ancora da scoprire. È dimostrato che gli ecosistemi con maggior numero di specie si conservano meglio; la biodiversità è quindi necessaria per il mantenimento dell’equilibrio degli ecosistemi. L’Italia è il paese europeo con la maggiore ricchezza biologica, in quanto ospita oltre un terzo della fauna e circa metà della flora d’Europa. La flora italiana consta di oltre 6700 piante superiori. Il motivo di un così ampio patrimonio è da ricercare nell’elevata eterogeneità ambientale del territorio e nella sua storia, nel corso della quale si sono succedute diverse dominazioni con la presenza di diversi popoli, spesso depositari di lontane civiltà agricole.

Perdita di biodiversità

Un problema grave è la perdita di biodiversità, ossia il saldo negativo fra il numero di specie che si formano e il numero di quelle che scompaiono in un certo tempo (45 specie all’anno). Le cause di ciò sono:

  • Deforestazione; è la causa principale, in quanto il 70% delle specie viventi è ospitato da foreste tropicali
  • Modificazione e distruzione di habitat; causate da crescita di popolazione, inquinamento, cambiamenti climatici, introduzione di organismi in nuovi ambienti
  • Agricoltura moderna; il 95% del cibo proviene da sole 30 specie, con una progressiva riduzione della diversità genetica nelle colture
  • Zootecnia moderna; l’uso sempre maggiore di razze selezionate ha portato, in un secolo, all’estinzione di metà delle specie di animali da allevamento

Agrobiodiversità

L’agrobiodiversità è una parte della biodiversità e rappresenta la diversità dei sistemi agricoli coltivati, in relazione a: geni e combinazioni di geni entro ogni specie; specie; combinazioni di elementi biotici e abiotici che definiscono i diversi agroecosistemi. Dall’inizio del secolo è scomparso il 75% delle varietà di piante agricole; un altro gruppo di 40 mila specie selvatiche (fra cui molte ad alto potenziale agricolo) potrebbe scomparire entro il 2050.

Risorse genetiche vegetali

Cosa comprendono le risorse genetiche vegetali? Poiché l’utilizzazione della biodiversità agricola produce un flusso di beni e servizi, aventi o meno valore di mercato, è entrato nell’uso comune il concetto di risorsa genetica. Questo evidenzia come la biodiversità sia una materia prima per la produzione di beni. Le risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura sono, quindi, una parte dell’agrobiodiversità e sono definite dal Trattato Internazionale sulle Risorse Genetiche Vegetali per l’Alimentazione e l’Agricoltura, come “qualsiasi materiale genetico di origine vegetale, che abbia un valore effettivo o potenziale per l’alimentazione e l’agricoltura”. In esse sono comprese tutte le forme coltivate, i progenitori selvatici di esse, le specie affini e le specie spontanee non coltivate ma usate dall’uomo per scopi particolari (piante officinali, tintorie, ecc.).

Varietà locale vs. varietà migliorata

Che differenza c’è tra una varietà locale ed una varietà migliorata? Nelle risorse genetiche vegetali si possono distinguere: specie spontanee, parenti spontanei delle forme domesticate, ecotipi, varietà locali e varietà migliorate. Le specie spontanee sono quelle che non hanno subito il processo di domesticazione (es. molte piante medicinali, forestali e foraggere), di utilità diretta o indiretta, attuale o potenziale.

I parenti spontanei delle forme domesticate, sono specie vicine a quelle coltivate, che comprendono sia i diretti progenitori da cui è partita la domesticazione delle forme coltivate, che altre specie vicine che possono utilizzarsi in programmi di miglioramento genetico tramite incrocio. Gli ecotipi sono popolazioni spontanee adattate a un determinato ambiente (solitamente geograficamente limitato) indipendentemente dall’intervento umano (che invece è determinante nella varietà locale).

Una varietà locale è una popolazione variabile, comunque ben identificabile e che usualmente ha un nome locale. Non è stata oggetto di programmi organizzati di miglioramento genetico ed è caratterizzata da un adattamento specifico alle condizioni ambientali e di coltivazione di una determinata area ed è strettamente associata ad usi, conoscenze, abitudini, dialetti e ricorrenze della popolazione umana che l’ha sviluppata e ne continua la coltivazione. Sono soggette, come le popolazioni naturali, all’azione combinata di mutazioni, ricombinazioni, migrazione e deriva genetica, selezione. Sono popolazioni in equilibrio con l’ambiente e i patogeni, geneticamente dinamiche, ma anche soggette a diversi gradi di selezione attuata dagli agricoltori. Sono generalmente evolute in condizioni di bassi input agronomici e la diversità genetica che le caratterizza è estremamente utile per una risposta più pronta e adeguata sia ad interventi ambientali estremi che a cambiamenti nei criteri selettivi; per questo possono essere efficacemente impiegate in sistemi agricoli biologici. La permanenza in coltura delle varietà locali significa che queste hanno una certa adattabilità ambientale e rispondono alle esigenze dell’agricoltore/utilizzatore. Quindi si può dire che esse abbiano un vantaggio selettivo rispetto ad altre già da tempo abbandonate e probabilmente definitivamente perse.

Da quanto detto la varietà locale ha un forte legame col contesto socio-economico in cui si è evoluta; tuttavia esistono molti casi, in Italia, in cui varietà storicamente presenti in un determinato areale sono state successivamente introdotte in altri luoghi per ragioni diverse (es. spostamento del detentore della risorsa da una zona all’altra); queste risorse possono essere o no ancora presenti nell’areale di origine; in quest’ultimo caso, con la risorsa presente solo nel luogo di introduzione ex novo, non c’è alcun legame fra la stessa e l’areale; tuttavia la risorsa può aver trovato forti elementi di contestualizzazione, potendo in tal caso essere considerata una varietà locale.

Le varietà migliorate derivano da specifici programmi di miglioramento condotti da costitutori di varietà. Sono popolazioni omogenee, spesso costituite da un solo genotipo (linee pure, ibridi semplici, cloni).

Resilienza e resistenza

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Scienze agrarie e veterinarie AGR/02 Agronomia e coltivazioni erbacee

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MarcoP87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Colture ortive e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Santamaria Pietro.
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