CARDIOLOGIA
9/3/21
ATEROSCLEROSI: patologia sistemica caratterizzata dalla formazione di placche
lipidiche all’interno dei vasi arteriosi, che riduce il flusso e quindi il passaggio di
ossigeno ai territori a valle.
Fattori di rischio: MODIFICABILI (obesità, fumo, ipertensione, dislipidemia, diabete,
inattività fisica); NON MODIFICABILI (età, sesso, etnia, familiarità).
-L’ipertensione arteriosa (> di 140-90 in ospedale; > di 135-85 al domicilio) svolge un
ruolo fondamentale nella patogenesi dell’aterosclerosi coronarica, perché altera la
struttura cardiaca (camere cardiache sinistre) aumento del post-carico (forza del
ventricolo sinistro per spingere più sangue)rimodellamento del ventricolo sx:
aumento di massa: ipertrofia per far fronte all’aumento di pressione in aorta:
aumentando le cellule aumentano le richieste metaboliche, che la coronaria può non
essere in grado di dare.
-Dislipidemia: le lipoproteine vengono assorbite a livello intestinale. Il colesterolo viene
portato al fegato. Da qui, si possono formare le LDL o le HDL attraverso il passaggio di
trigliceridi e colesterolo. Questo dipende dalla genetica e dal tipo di dieta. Maggiore è
il livello di LDL, maggiore è il rischio. Terapia: statine, ezetimibe,
PCSK9 (anticorpi che gli impediscono di degradare il recettore che internalizza il
colesterolo: quindi mantengono aperti i recettori per le LDL e permettono al fegato lo
smaltimento di più LDL).
(Lo score risk rappresenta il rischio fatale a 10 anni dalla diagnosi. Considera solo età,
sesso, pressione, colesterolo, fumo. Oggi quindi viene fatta una valutazione integrata
che considera più elementi per un trattamento mirato).
Patogenesi: LDL in concentrazioni idonee si accumulano nei vasi arteriosi. L’accumulo
è cronico e inizia molto presto, già a 3 anni. Si accumulano nelle zone di flusso
turbolento (soprattutto biforcazioni) perché in assenza di turbolenza le forze di flusso
laminari determinano la produzione di fattori ad azione protettiva, come i
vasodilatatori. In presenza di flusso turbolento si crea un danno alle cellule endoteliali
con conseguente stimolo all’infiammazione.
La placca è un sistema in continua evoluzione: il globulo bianco o macrofago si
aggancia ai recettori sulla superficie dell’endotelio espressi dopo il danno endoteliale,
viene internalizzato per recuperare le cellule schiumose (ricche di lipidi) presenti tra
endotelio e tonaca muscolare, che costituiscono la placca iniziale; nella maggior parte
delle volte, non riesce ad eliminarle, per cui muore, va in necrosi, libera altri fattori
dell’infiammazione che portano ad un ulteriore accumulo dei macrofagi. In questo
modo la placca si accresce e si compone di: core necrotico (prodotti di degradazione,
cellule squamose e linfociti T), neovascolarizzazione e cappuccio fibroso (tessuto
connettivo che separa il core dal flusso di sangue). La placca si espande
inizialmente in senso eccentrico cioè verso la tonaca muscolare; quando la sua
estensione supera il 40% della circonferenza della lamina elastica interna, inizia ad
ostruire il flusso ematico.
Quando il cappuccio si rompe e i recettori del core si espongono al flusso di sangue,
parte il processo di trombosi o aggregazione piastrinica.
Evoluzione:
Placca stabile: l’infiammazione viene spenta, il cappuccio è molto spesso e non si
rompe. Non danno segno clinico finché non creano ostruzioni importanti.
Placca instabile: se il cappuccio si rompe, si espongono fattori pro-infiammatori e pro-
aggreganti e si forma il trombo che occlude il vaso a 100% ischemia.
Dipende da fattori sistemici (alterazioni della coagulazione, insufficienza renale,
diabete) e locali (dimensioni e sede della placca, spessore del cappuccio fibroso,
necrosi del core lipidico).
DOLORE TORACICO:
-Viscerale: interessa cuore, pericardio, grossi vasi, esofago. ORIGINE CARDIACA. Tipico
per angina. Deriva dal sistema parasimpatico. Sede profonda. Localizzazione difficile
perché diffusa, con irradiazione alla schiena, al braccio sx e alla mandibola, dolore
costrittivo, oppressivo o compressivo di intensità variabile. Frequentemente
accompagnato da nausea, vomito, sudorazione fredda…
Parlando di angina:
se dura meno di 10 minuti, è oppressivo, mal localizzato, con manifestazioni vagali ed
indotto dallo sforzo con lo stesso tipo di stimolo= angina stabile: sempre lo stesso
dolore per la stessa attività. Il pz ha una riduzione del lume di almeno una coronaria
data dalla placca stabile. Angina
instabile: stesse caratteristiche ma si riduce la tolleranza del pz al dolore, perché la
placca sta iniziando a rompersi e quindi riduce in maniera rapida il passaggio di
sangue nella coronaria. Si tratta come un infarto miocardico Carvasin, dilatatore
coronarico.
-Somatico: interessa pleura parietale, diaframmatica, mediastinica. Dolore di parete o
atipico per angina: fibre afferenti che arrivano dai nervi spinali, quindi derivazione
midollare. Innervano anche la cute e la gabbia toracica. Dolore superficiale, ben
localizzato, come pugnalata o perforazione, esacerbato dal variare della postura e
accentuato dalla palpazione e pressione sulla sede del dolore. NON è DOLORE
CARDIACO. Può dare manifestazioni vegetative: pallore, sudorazione tachicardia…
-Strutture indolori: parenchima polmonare, pleura viscerale, albero bronchiale.
Diagnosi nel sospetto di coronaropatia: anamnesi, ECG, esami non invasivi (prova da
sforzo, rm, pet, coro-tc) o invasivi (coronarografia con mdc).
ELETTROCARDIOGRAMMA DI SUPERFICIE:
Inizio onda P= nodo seno-atriale
Fine onda P= depolarizzazione atri
Tratto PQ= Rallentamento impulso nell’atrio ventricolare
Onda Q= fascio di his: depolarizzazione del setto
Inizio R= depolarizzazione apice ventricoli
Fine R= depolarizzazione basi dei ventricoli
S= depolarizzazione totale ventricolo
Onda T= ripolarizzazione o recupero ventricolare (quella atriale non si vede perché
avviene temporalmente insieme al QRS).
Elettrodi: periferiche: polsi e caviglie. Precordiali: 1=quarto spazio intercostale dx,
2=quarto spazio intercostale sx, 4= emiclaveare sx; 3= in diagonale fra la 2 e la 4; 5=
ascellare media; 6= ascellare posteriore. Possono essere richieste le derivazioni alte
(secondo spazio intercostale), le derivazioni a destra, le derivazioni posteriori (7,8,9).
Carta: 25mm/sec; ampiezza della traccia: 10mm/mV.
Lettura: Frequenza-ritmo-asse-intervallo-ripolarizzazione
Frequenza: contare quanti quadrati grandi ci sono tra una R e l’altra: 300, 150, 100,
75, 60, 50, 43, 38… Ritmo: ci sono le onde P? se sì, dopo
ognuna c’è un QRS regolare? QR è regolare? ritmo sinusale Asse:
quello elettrico normale va da 0 a +90 (quadrante inferiore sx) con V1 e aVF positive
Intervallo: PR da 0.12 a 0.20; QRS da 0.04 a 0.12; QT: <0.46
Ripolarizzazione: valutare segmento ST, onda T
16/3/21
SINDROMI CORONARICHE ACUTE: comprende 3 patologie correlate tra loro: infarto
miocardico STEMI e NSTEMI (morte cellulare dovuta ad ischemia), angina instabile.
INFARTO MIOCARDICO: Per valutare l’infarto si considera il valore della troponina
aumentata associato a: dolore toracico tipico, alterazioni dell’ECG, capacità di
contrazione del cuore visto all’ecocardiogramma.
In base al meccanismo:
-Infarto miocardico di tipo 1: Trombo su placca: placca aterosclerotica rompe il
cappuccio fibroso, sul quale si formano fattori pro- infiammatori che originano un
trombo che chiude il lume del vaso e ischemizza. angioplastica
-Tipo 2: squilibrio tra la richiesta di ossigeno da parte del muscolo cardiaco e la
domanda: es vasospasmo coronarico: la costrizione del vaso provoca la chiusura del
vaso trasfusione -Tipo 3: esordisce con
l’arresto cardiaco
-Tipo 4: avviene su un pz che ha già fatto angioplastica
-Tipo 5: avviene su bypass chirurgico aorto-coronarico
-Infarto silente o non riconosciuto: 1/3 degli infarti non c’è sintomatologia di
accompagnamento. Può essere evidenziato dalla presenza delle onde Q all’ECG e dalla
visione di una zona sottile e non contrattile all’ecocardio.
-Re-infarto: entro un mese dal precedente: problema nella rivascolarizzazione e
angioplastica -Ricorrente: secondo infarto oltre un mese
dal precedente: problema nella terapia farmacologica.
Marcatori miocardici: non si rilevano immediatamente al momento del dolore toracico,
perché vengono rilasciati in circolo lentamente dopo il tempo zero, poi raggiungono un
picco e riscendono. Per questo si eseguono due esami della troponina dopo 3-6h per
valutare la presenza di valori che possono rappresentare la curva troponininca.
In base al tipo di ostruzione:
1) Infarto STEMI: elevazione consistente (almeno 1 quadratino) del tratto ST in almeno
due derivazioni contigue. È dato dall’occlusione totale della coronaria, le cui cellule
vanno in miocardio ibernato: “modalità a basso consumo” cioè non contraggono e non
conducono l’impulso, ma rimangono cellule vive perché utilizzano l’energia per la
sopravvivenza. È importante intervenire subito con la rivascolarizzazione (entro 2h),
senza aspettare i valori della troponina, perché in questo modo possono essere
riattivate le cellule e perdere meno tessuto cardiaco con la necrosi. Se in breve tempo
non si riesce a dare questa soluzione, si utilizza il fibrinolitico (infusione endovena per
sciogliere il trombo), e bisogna controllarne l’efficacia entro 90min attraverso l’ecg.
Rimane alta la probabilità di riformazione di un nuovo trombo, quindi bisogna
comunque prenotare l’angioplastica.
Dall’ECG si può anche rilevare la zona del cuore in necrosi:
-D1, V2, V3, V4: ischemia nella parete anteriore interessata l’interventricolare
anteriore -D2, d3, AVF:
ischemia nella parete inferiore interessata la coronaria dx
-V1: ischemia posteriore interessata la discendente posteriore (85% coronaria dx,
15% circonflessa). Qui in realtà nell’ECG appare un sottoslivellamento dell’ST e
un’onda R elevata perché queste derivazioni guardano il cuore anteriormente; se
capovolgiamo il foglio si può notare il reale sopraslivellamento, e l’onda R che
corrisponde in realtà all’ampia onda Q data dall’infarto. Può essere necessario
eseguire le derivazioni posteriori V7, V8, V9.
In alcuni casi possono comparire insieme sopra e sottoslivellamenti dell’ST, che non
stanno a significare la presenza di due infarti STEMI e NSTEMI in contemporanea, ma
sono alterazioni speculari del sopraslivellamento.
2) Infarto NSTEMI: occlusione non totale del vaso, rappresentato da sottoslivellamento
ST, onde T invertite, ecg normale… dolore toracico e curva di troponina.
(Si differenzia dall’angina per: curva di troponina=nstemi; troponina negativa= angina
instabile). Stratificare il pz in base al rischio ischemico (Grace score):
Rischio alto=pz instabili (shock, edema polmonare acuto, desaturazione, arresto sul
territorio…): trattamento immediato entro 2h come stemi
Rischio medio= pz stabile, trattamento entro 24h
Rischio basso: 72h
TERAPIE: eparina non frazionata ev prima dell’angioplastica . Ossigeno solo ai pz con
ipossiemia, morfina, doppia anti-aggregazione (aspirina+ inibitore p2y12) per circa un
anno, dopo il quale continua a vita con cardioaspirina; statine per stabilizzare la placca
ed evitare le recidive di infarto.
PATOLOGIA DELL’ENDOCARDIO: ENDOCARDITE INFETTIVA: infezione microbica
dell’endocardio parietale o delle valvole cardiache che causa la formazione di
vegetazioni composte da detriti trombotici e microrganismi, che sono spesso associate
alla distruzione dei sottostanti tessuti cardiaci.
Fattori di rischio: pregressa endocardite, protesi valvolari, malattie cardiache
congenite, valvulopatie, pacemaker o defibrillatore impiantabile…
Fisiopatologia: danno meccanico o infiammatorio dell’endotelio valvolare o
dell’endocardio adesione delle piastrine e fibrina con formazione della vegetazione
sterile microrganismi circolanti si legano e colonizzano la vegetazione in assenza
di adeguata risposta dell’ospite, i batteri replicano in situ con formazione della
vegetazione infetta distruzione e rimodellamento della valvola con modificazioni
della sua funzione (stenosi o insufficienza nell’apertura/chiusura), e rischio di emboli.
Localizzazione: maggiormente nel cuore sx (valvola mitrale e aortica) sulle valvole
native o impiantate; la valvola tricuspide (dx) viene solitamente interessata
nei pz con PICC o Porth, e nei tossicodipendenti.
Microbiologia: i principali responsabili sono i gram+ (s.aureus e streptococchi) perché
sono i principali commensali cutanei che facilmente possono passare nel torrente
circolatorio. Tra i gram-: saprofiti della flora
batterica orale (HACEK) conseguenti a interventi o manipolazioni del cavo orale
(dentista); pseudomonas.
Miceti: richiedono soggetti immunocompromessi: candida e aspergillus.
Segni e sintomi: febbre >38°, soffio cardiaco di nuova insorgenza, ematuria,
petecchie, segni neurologici e segni tipici dell’embolizzazione settica (dx= embolia
polmonare).
Diagnosi: ecocardiogramma transtoracico o trans esofageo, per la visione di eventuale
vegetazione. Per diagnosi con Criteri di Duke: criteri MINORI
(predisposizione genetica, febbre, fenomeni vascolari, immunologici, evidenza
colturale); MAGGIORI (emocolture positive per patogeno tipicamente associato ad
endocardite, evidenza ecocardiografica di interessamento dell’endocardio). Positività
con presenza di: 2 maggiori; 1 maggiore e 3 minori; tutti e 5 i minori.
Profilassi nei pz ad alto rischio che eseguono procedure ad alto rischio: una somm di
antibiotico da 30 a 60min prima dell’intervento.
Complicanze: stenosi valvolare, insufficienza valvolare, ascessi o fistole, dista
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Appunti di Malattie dell'apparato cardiovascolare
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Malattie dell'apparato cardiovascolare - Appunti
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